L’essenza del quaccherismo

Nelle lettere di San Paolo troviamo riaffermato che il possedere lo Spirito o l’esser posseduto da questo rende un uomo cristiano. “Se uno non ha lo Spirito di Cristo egli non è dei suoi” e “tutti quelli che son condotti dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio”  ( Lettera ai Romani, VIII 9 e 14).

Similmente nella prima delle lettere attribuite a Giovanni sta scritto : “E’ da questo spirito che conosciamo che Egli dimora in noi, dallo Spirito che Egli ci ha dato” (I Giov III, 24). Paolo , Parlando a tutti i cristiani , afferma “A ciascuno è data la manifestazione dello Spirito, per l’utilità comune” (I Cor XII, 7). E nelle riunioni dei fedeli , ciascuno dei cristiani può ricevere e comunicare agli altri la sua “rivelazione”. (I Cor XiV, 26-30).

Dobbiamo concludere da queste brevi citazioni che, al tempo apostolico, tutti i cristiani uomini e donne, erano riempiti dello Spirito Santo. La Chiesa era una accolta di Ispirati, fra i quali è impossibile introdurre la distinzione fra maestri e discepoli, fra chierici e laici.

Se, procedendo ancora, ci chiediamo che cosa fosse “lo Spirito” e come si producesse l’ispirazione , osserviamo subito chye per un periodo di tempo vi furono considerevoli manifestazioni esteriori, pari a quelle del giorno di Pentecoste: il vento, il fuoco, i terremoti, il “parlare con lingue” (checché ciò sia stato in effetto), come anche una profonda agitazione prodotta dalla emozione, che poteva essere giudicata ebrezza (Atti II, 1-4; IV, 31; X, 46; XIX 6; Efes V, 18). Tali segni della presenza dello Spirito , percepiti così così dalla vista e dall’udito, non durano a lungo; evidentemente la loro utilità era solo momentanea. Quando Paolo ci mostra in qual modo possa riconoscersi la “realtà” permanente della presenza dello Spirito , egli va ben a fondo. “Il frutto dello Spirito” egli dice – è una nuova vita morale che ha per manifestazione “l’amore, l’allegrezza, la pace, la pazienza , la mansuetudine, la bontà, la fedeltà, la dolcezza, il controllo di se stesso” (Gal V, 22). E’ la stessa vita morale così perfettamente vissuta da Gesù Cristo. Ora , è per opera dello Spirito che noi siamo trasformati nella stessa immagine di lui (II Cor IV, 18). Di tutti i “segni dello Spirito” il più grande , quello che meno di ogni altro può trarre in inganno , è l’Amore, non inteso come emozione passeggera, ma inteso come quella carità dimostrata a tutti dal Maestro: ai poveri, ai fanciulli, ai suoi stessi carnefici; tale carità l’umana natura può solo raramente imporsela e non può mai contraffare. “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo” (I Giov III, 14. Vedere I Giov IV, 12 e I Cor XIII). L’ispirazione è , soprattutto, l’essere elevati alla potenza di amare gli altri di un amore spontaneo, libero e disinteressato,

E’ lo Spirito inoltre che ci ispira quella sapienza, che intensifica la comprensione degli uomini, sublimandola a quel nuovo livello di conoscenza, di capacità, di potere, a cui Pietro appare sia stato elevato dalla esperienza della Pentecoste, come ne fa testimonianza il suo coraggioso, discorso che leggiamo nel capo II degli Atti (cft. 1.17)

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