Lo sviluppo dell’ecclesiasticismo

Lo sviluppo dell’ecclesiasticismo

La nascita e lo sviluppo della Chiesa “cattolica” dal secondo al sesto secolo, non tardò ad oscurare il fiammante ideale che aveva animato i primi cristiani. Tale sviluppo ha precipuamente originato dalla necessità apparente di salvaguardare la Chiesa da un doppio pericolo. Innanzi tutto l’intensa esperienza religiosa dei primi apostoli e dei loro convertiti era venuta meno nelle generazioni successive, e la fresca polla dell’ispirazione individuale aveva cominciato ad inaridirsi. Omuncoli pretendenti alla infallibilità e preoccupati talora del loro proprio interesse, gettarono il discredito sulla credenza della ispirazione individuale, e la necessità di mantenere l’ordine nella Chiesa e della edificazione nei suoi servizi addussero severe restrizioni nella primitiva “libertà di profetare”. Vediamo costruirsi allora un regolare sacerdozio con determinate forme di culto, e con speciali sacramenti che possono essere solo amministrati da persone all’uopo ordinate( Le difficoltà causate dagli “apostoli” e dia “profeti”, che si dicevano ispirati senza esserlo di fatto, sono ingenuamente riferite nella Didaché e Dottrina dei docici apostoli, la quale sembra essere un manuale di disciplina ecclesiastica in uso presso qualche chiesa agli inizi del II secolo “Accogliete l’apostolo come accogliereste Il Signore; non si trattenga però più di un giorno o, in caso di necessità, oltre il giorno appresso. S’egli resta tre giorni è un falso profeta; se chiede denaro è un falso profeta… Nessun profeta mandato dallo Spirito a presiedere una tavola deve partecipare alla refezione altrimenti egli è un falso profeta (Didaché XV, 4-9)).

“Il profeta che parlava mosso da ispirazione, dovette cedere il passo al vescovo facente uso dell’autorità”.

Il secondo pericolo, al quale la Chiesa dovette ovviare, fu quello della “eresia”. Il pensiero greco, anche abbracciando il cristianesimo, aveva conservato la sua passione per le sconfinate speculazioni intellettuali, e particolarmente nell’Asia Minore, molti cristiani dediti a speculazioni filosofiche, si posero in mente di risolvere il mistero della natura di Cristo. Basandosi sul pensiero di Paolo che faceva di Cristo un essere divino e celestiale, essi ne deducevano che solo in apparenza Egli era stato un uomo. Le loro dottrine venivano sotto il nome di Gnosticismo. Gli Gnostici avevano una eccessiva stima di se stessi, in quanto si ritenevano iniziati a cose ignorate dai più. In mano ad essi il Cristianesimo diventò un sistema speculativo invece che una pratica di vita.

In qual modo la Chiesa si comportò di fronte a questo e ad altri simili pericoli? Il vero rimedio contro l’”eresia” consiste nell’intensificare la vita cristiana, la quale, come per istinto adotta le dottrine che possono recare nutrimento, respingendo le altre. Poiché , però, il fuoco della vita si era venuto raffreddando nella Chiesa, le mancò la fede e il coraggio di affidarsi a questa come alla sua più valida difesa (Dio “la più valida difesa”, perché non intendo sminuire il valore delle verità intellettuali nel campo religioso. La Chiesa abbisogna di una forte teologia come di un’ossatura ; ma lo scheletro non ha vita se non come sostegno degli organi vitali del corpo). I suoi vescovi impiegarono le loro migliori energie , cercando di combattere gli “eretici” con le loro stesse armi , e costruendo un sistema di dottrine che la Chiesa dichiarò vere, ciò che implicava , per riflesso, la falsità delle altre. Allo scopo di fissare la vera dottrina e di scacciare dall’ovile tutti quelli che non l’avessero professata, i vescovi mutarono il Cristianesimo, facendone di una religione una teologia e sostituendo la rigida muraglia del domma alla libera espressione dello Spirito.

Vediamo così che lo sviluppo dell’”ecclesiasticismo” era in proporzione al regresso della vita spirituale. Per mantenere l’ordine e l’unità esteriore la Chiesa preferiva la via più comoda dell’organizzazione e delle definizioni, piuttosto che seguir quella più ardua della ricerca di una vita più rigogliosa e di confidare in essa. Esaltava l’autorità del suo clero, che solo ebbe da allora la potestà di amministrare i riti per i quali si si entrava nella Chiesa, e di scomunicare coloro che professavano opinioni diverse da quelle accettate come ortodosse dalla collettività. Cristiano fu pertanto chi pratica certi riti e crede o professa alcune teorie , e non più colui che, “guidato dallo Spirito”, manifesta nella sua vita lo spirito e l’esempio del suo Signore. La caratteristica della rivelazione individuale e dell’ispirazione , così possente nella primitiva cristianità venne ad essere considerata come dannosa e, perfino, come ereticvale.

La Chiesa preferiva l’ordine alla libertà, ed una via apparentemente sicura, al cammino più arduo tracciato dal Maestro.

 

 

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