La Riforma e i suoi difetti

La Riforma e i suoi difetti

 

La Riforma ebbe origine col recupero, da parte di Lutero e di altri, della convinzione delle relazioni personali e dirette con Dio, a mezzo di Cristo, e conseguentemente, col rigetto dell’autorità ecclesiastica e delle degenerazioni con le quali si era ormai identificata. Malgrado però le sue origini, la Riforma non può considerarsi come una pura vittoria per la “Religione dello Spirito”, perché i suoi capi ritennero necessario sostituire un’altra autorità esterna a quella ripudiata. Ma a fianco della Riforma di cui parlano i manuali di storia, si produsse allora un altro movimento, tenuto in dispregio ed assai disconosciuto, che si riannoda invece assai più strettamente ai movimenti dei quali abbiamo sopra fatto cenno. Esso è noto comunemente sotto il nome di Anabattismo e può esser considerato come l’ala estrema della Riforma. Il dott. Rufus Jones, istituendo un paragone fra i duci dell’Anabattismo e quelli della Riforma. Così si esprime:

“Anch’essi avevano ritrovato il cristianesimo della Bibbia, e la nuova rivelazione agiva in essi con lo stesso effetto del vino nuovo. Coloro che ebbero tale rivelazione ma che seppero contenersi, ed avendo il dono della scienza di governo intuirono ciò che conveniva fare o ciò da cui , per il momento, conveniva astenersi, divennero i capi della Riforma protestante e la storia ci attesta la loro fama. Quelli invece che , avuta la detta rivelazione, si risolsero a conformare il mondo alla rivelazione stessa, senza sminuirla di un punto e senza accedere a compromesso alcuno , furono i capi degli Anabattisti. Essi tutto sacrificarono per la causa in cui ebbero fede, affermarono principii che sono stati per noi come stelle polari, subirono la morte nelle più atroci maniere e caddero nell’oblio quasi completo”.

Presi tra due fuochi, tra Roma da un lato e gli Anabattisti dall’altro, i successori dei primi Riformatori scelsero, ancora una volta, il cammino di una sicurezza apparente ed al posto dell’autorità di una chiesa infallibile posero un’autorità esteriore, quella della Bibbia, supposta infallibile anch’essa. Che tale non fosse la primitiva intenzione di Lutero e dei suoi collaboratori diretti è cosa evidente. Secondo essi, se lo Spirito animava qualcuno, lo rendeva indubbiamente capace di giudicare e criticare la stessa Scrittura. (“L’istituzione del domma dell’infallibilità della Scrittura segna l’avvento del periodo chiamato a ragione la scolastica protestante, che s’iniziò l’indomani stesso della morte dei Riformatori”.

Lentamente però il Protestantesimo abbandonò la sua vera base , quella della esperienza cristiana personale, e divenne la religione di un Libro, come il Cattolicesimo rimase la religione di una Chiesa. Ciò significava in effetto che era ben più difficile che per lo innanzi avvertire del cuore degli uomini la diretta e immediata presenza di Dio. La Chiesa poteva forse, a mezzo dei suoi sacerdoti , manifestare a volte nei sacramenti e nel confessionale una parola di vita da parte di Dio, ed assicurare le anime depresse che Cristo è sempre vivo fra gli uomini ; ma come mai un tal messaggio avrebbe realmente potuto venir da coloro che credevano che tutte le parole di vita di Dio erano nelle pagine di un libro, e che Egli non ha più parlato direttamente agli uomini dopo che a quel volume fu apposta la parola fine?

Il domma della infallibilità della Bibbia, come fu predicato dai puritani del secolo decimosettimo, segnò il fallimento della Riforma. Il movimento , sorto per ristabilire il vero cristianesimo, come libera religione dello Spirito, finì in una nuova schivitù alla lettera delle Scritture, attraverso le quali soltanto sarebbe sarebbe stato possibile ritrovar Dio r il Cristo. Ancora una volta la Chiesa aveva tutto rischiato per la sua sicurezza; ed ancora una volta fu lì invece per incontrarvi la morte.

Eravi pure un altro motivo al malcontento delle moltitudini. Dominando il Calvinismo, il Pdre dell’amore predicato dal Cristo, era stato sostituito da un Dio di terrore, il quale, per suo imperscrutabile decreto, avrebbe condannato la maggior parte dei suoi figli alle pene eterne. Cristo era morto esclusivamente per i predestinati: per gli altri non v’era speranza di alcuna salvezza. Il defunto vescovo Westcott scriveva al riguardo: “La dottrina della predestinazione era allora comunemente predicata con tal forza da scuotere le basi stesse della moral”. Era, infatti , una dottrina disperante per i più e di una sicurezza ingannatrice per pochi, assolutamente incompatibile – come pressoché tutti i cristiani moderni riconoscono – con la fede di un Dio di Amore.

 

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