Quaccherismo e ortodossia

QUACCHERSISMO E ORTODOSSIA

Si presenta qui la migliore opportunità di far cenno dei rapporti fra la fede dei Quaccheri e le dottrine dellea Chiesa , che sono generalmente ritenute ortodosse. Da quando si è venuto dicendo , appar manifesto  che gli Amici non hanno pensato mai di revocare in dubbio l’ispirazione e l’autorità della Bibbia, la divinità del Cristo, la sua Incarnazione o la realtà della sua Espiazione come mezzo per riconciliare l’uomo con Dio. Noi chiamavamo la Bibbia “la parola di Dio” , perché per essi la “Parola” era il Logos o lo Spirito Divino che parla direttamente all’anima dell’uomo e che ha ispirato le Scritture, e si rifiutarono di considerare la Bibbia stessa come autorità definitiva , perché erano convinti che non si possono comprendere le Scritture o farne buon uso, se l’anima umana non sia limitata dallo stesso Spirito. Alla formula “le tre persone della Trinità” si opponevano , perché non trovavamo cenno di questa né di queste Persone nel Nuovo Testamento. Questo domma ortodosso appariva loro come una “ideologia”, un frutto di speculazione intellettuale, che non trovava testimonianza nella loro coscienza e alla quale , pertanto, non potevano aderire.

Quando , come avveniva spesso, erano imputati di “eresia”,  facevano una esposizione di ciò che essi credevano costituire la loro ortodossia fondamentale.  (un esempio di tali esposizioni è dato dalla lettera di Giorgio Fox al Governatore delle isole Barbados – 1671- e dalla lunga dichiarazione pubblicata dall’Assemblea Annuale di Londra del 1693, circa la controversia di Keith). Ciò che distingueva precipuamente la loro posizione teologica da quella della maggior parte delle altre confessioni cristiane del loro tempo, era la ferma insistenza con la quale affermavamo che non è l’ortodossia ma la condotta di vita che fa di un uomo un cristiano. Essi avrebbero certamente sottoscritto queste parole di Guglielmo Penn:

“Non è un’opinione , o una teoria, o nozioni di ciò che è la verità, e non è l’assentimento ad articoli o a proposizioni o la loro accettazione , per quanto perfettamente espressa, che fanno di un uomo un vero credente o un vero cristiano. Ma la conformità del pensiero e della pratica con la voilontà di Dio in tutta la santità della condotta in accordo coi precetti del principio divino della luce  e della vita dell’anima, quella che indica che uno è veramente figlio di Dio”.

In altri termini , il cristianesimo era per gli Amici  essenzialmente un’esperienza della Luce di Cristo nell’anima ed una norma di vita basata su tale esperienza. Questo era il fondamento ; la rettitudine delle credenze, per quanto avesse la sua importanza , era una cosa secondaria . Essi , per certo , non ritenevano che non vi fosse una comune norma nel campo del le verità di fede, come nel campo del retto operare. Ciò che crediamo che ssi intendessero , se ci è possibile esprimerlo a modo nostro, è che invano si cerca di difendere la fortezza della fede cristiana coi reticolati dei  credo umani. Confidavano invece nella esperienza cristiana come efficace difesa contro l’errore. Credevano che coloro i quali effettivamente seguono la luce del Cristo, accettano come per istinto le concezioni c he mantengono la sua vita nell’anima e respingono quelle che non sono adatte all’uomo, e che se ogni energia venisse posta in azione per mantenersi leali al Cristo, la rettitudine delle credenze si otterrebbe per riflesso automatico.

 

 

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