Cristiani in forte crescita nel paese di Mao

La Cina potrebbe diventare, tra una ventina d’anni, il Paese con la più grande popolazione cristiana del mondo

26 dicembre 2016 in  cristianesimo , Asia , Bibbia

 

(Claire Bernole) La Cina è nota per la severità del regime nei confronti delle religioni. Tuttavia è proprio in questo contesto che ha avuto luogo un risveglio generale ed è stato il cristianesimo a beneficiarne maggiormente nell’ultimo quarto di secolo, in particolare i protestanti. Sebbene la crescita tenda ad assestarsi, permane una forte dinamica. Fenggang Yang, sociologo e professore all’università Purdue (Stati Uniti), anticipa uno scenario secondo il quale la Cina potrebbe diventare, nel 2035, il primo paese cristiano al mondo con 247 milioni di protestanti.

Associazione patriottica
Per il momento le statistiche sono scarse e poco affidabili. Per dare un’idea, la rete Aide aux Églises dans le monde (AEM, Aiuto alle Chiese nel mondo) parla di 130 milioni di cristiani, citando un dato fornito nel 2007 dal direttore dell’amministrazione nazionale cinese degli Affari religiosi.
Significa che il governo ha ammorbidito la sua politica nei confronti delle comunità religiose? Sarebbe un’esagerazione. Tanto più che la Cina è vasta e molto popolata ed esiste una gran varietà di situazioni. In particolare a causa dell’atteggiamento dei dirigenti locali e dei trascorsi storici. Tuttavia, a livello globale, si può affermare che lo Stato alleggerisce un po’ il giogo.
“Abbiamo superato la fase del maoismo trionfante in cui eravamo perseguitati”, afferma Régis Anouil. Il che fa dire al caporedattore dell’agenzia di stampa Églises d’Asie che “la libertà di culto è alquanto reale, ma viene esercitata in un contesto regolamentato”. Un’affermazione che chiarisce bene l’ambiguità delle testimonianze raccolte in una chiesa cristiana di Shanghai.
Liu Yi, ad esempio, dichiara di non sentirsi oppressa dal governo e di vivere liberamente la sua fede. Tuttavia questa donna di 45 anni spera che un giorno il governo autorizzerà i cristiani a costruire liberamente i loro edifici e anche a organizzare chiese domestiche.

Cristiani in Cina (video Segni dei Tempi RSI La1)

In pratica esiste una linea rossa, conosciuta da tutti, da non oltrepassare. “La società può organizzarsi come vuole, ma tutto deve avere un collegamento con il Partito. Lo stesso vale per le imprese, anche per quelle straniere”, spiega Régis Anouil. In linea di principio, a ogni religione riconosciuta dallo Stato (buddismo, taoismo, cattolicesimo, protestantesimo, islam) corrisponde un’associazione patriottica che serve da cinghia di trasmissione tra il Partito e le Chiese. Il problema vero inizia a porsi se l’una o l’altra Chiesa rivendica la propria indipendenza o cerca apertamente di fare proselitismo.
“I cristiani hanno la pretesa di agire sulla società attraverso il Vangelo. Ma il potere non tollera che ci sia una voce indipendente dal suo controllo. Le Chiese possono esistere, ma devono essere controllate e controllabili dal Partito”, sintetizza Régis Anouil.
Questo è causa di un certo numero di divisioni in seno alla comunità cattolica. “La struttura gerarchica della Chiesa fa sì che la questione del rapporto con il potere si ponga più rapidamente che con i protestanti”, aggiunge.

Esiste una linea rossa che non si deve superare

Croci distrutte
Manifestare una qualsivoglia volontà d’indipendenza rispetto al potere può costare molto caro. Le punizioni possibili sono numerose e orribili. I metodi di tortura hanno lo scopo di distruggere il corpo, ma anche la volontà e la mente della persona”, indica Tom Waper, responsabile di progetto presso l’AEM.
L’ONG Porte aperte, che sostiene i cristiani perseguitati nel mondo, riporta informazioni ugualmente poco confortanti: croci distrutte su edifici non ufficiali e diritti umani in costante regressione.
Se per alcuni il giogo si alleggerisce, pesa comunque ancora molto per altri. A ciò si aggiungono per alcuni la discriminazione ordinaria, sociale e professionale e una sorveglianza statale rafforzatasi negli ultimi anni, “anche nel corso di funzioni religiose in Chiese ufficiali e tra la popolazione cinese in generale”, sottolinea Tom Waper.

Chiese cristiane in Cina

 

Messaggi in codice
Altra immagine della sua ambivalenza, la Cina è il paese che stampa il maggior numero di Bibbie al mondo. Ne esporta molte, è vero, ma ne vende anche sul territorio. Tuttavia è impossibile acquistarne una in una libreria convenzionale. Come per trovare una Chiesa o un gruppo di studenti cristiani, bisogna avere contatti, far parte di una rete o captare i messaggi in codice, come: “Giuseppe dà appuntamento a Maria questa sera alla tal ora e in tal luogo”.
In un contesto del genere l’evangelizzazione e la formazione dei pastori costituiscono due sfide importanti che mettono in pericolo i cristiani che le raccolgono. Le Chiese ufficiali hanno i loro seminari, le altre “seguono piuttosto il modello del Nuovo Testamento, in cui uomini e donne ispirati assumono la leadership e si consacrano al servizio della comunità”, illustra Tom Waper.
Nonostante i rischi, la domanda di formazione è elevata, in particolare nelle attività tra i giovani.
“Parlare del Vangelo a un minore di diciotto anni è ufficialmente illegale. Ma questo non vuol dire che le Chiese ignorino la giovane generazione. “Persino le three-self-churches, le comunità della Chiesa protestante ufficiale (Movimento patriottico delle tre autonomie), dirette e controllate dal Partito comunista, svolgono attività clandestine rivolte ai giovani”, assicura Tom Waper. (da Réforme; trad. it. G. M. Schmitt)

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