Ricevo da Enrico Peyretti

Non so se avete sentito (o forse anche visto in tv; io no), i titoli dei giornali di destra sull’uccisione di Anis Amri: titoli e immagini feroci, disumane, gaudenti per la morte dello stragista, senza dolore per ciò che ha fatto e che si è tirato addosso, senza ombra di pietà umana per tutti, anche per i colpevoli. Grida di guerra, giudizi gelidi da padroni della ragione-forza, elevata a diritto di condanna totale. Se non c’è dolore umano per l’omicida non c’è dolore vero neppure per le sue vittime, ma solo la conta dei colpi. Questa agghiacciante reazione qualifica i giornali italiani di destra. Ciò mi conferma l’opinione, espressa nel recente nostro dibattito, ripresa da Bobbio come da Mencio, che la “destra” (chiamala come vuoi, ben al di là della posizione dei banchi in Parlamento) è pre-civile, arretrata nell’evoluzione morale. La differenza è antropologica, tra forme diverse di umanità: chi soffre e chi non soffre per la povertà umana, la diseguaglianza, anche la colpa degli altri. Una tale destra non è il conservatorismo – che può essere giusta custodia di qualche livello raggiunto (come proprio la Costituzione), o anche di qualche interesse non di rapina – ma è la metafisica della potenza e del privilegio: “chi può faccia, chi non può taccia”. “O si domina o si è dominati” (mie sintesi di quella mentalità). La vita come guerra. Il privilegio come riconoscimento del vantaggio di forza (in qualunque modo acquisito), legittimato. Il diritto come forza e non come dignità inviolabile. Non che la “sinistra” sia un umanesimo ideale, ce ne manca! Essa è pure infetta dallo stesso male, ma tende ad uscirne, è almeno l’orientamento zoppicante a giustizia e dignità come fondamento del diritto. L’umanità è grande, immagine di colui che chiamiamo Dio, ed è pure miserabile. Miseria e grandezza. Ma un lato va scelto. La Scrittura parla, in termini troppo grandi, di figli delle tenebre e figli della luce. Nessuno nasce nel male. All’inferno non ci crediamo più, perché crediamo meglio in Dio. In paradiso andremo tutti, e ci troveremo anche Anis Amri, e faremo pace. Ma nella nostra storia ambigua, nessuno può essere catalogato definitivamente. Ognuno è colpevole di tutto (Dostoevskij in Karamazov), ma i due poli ci sono, esistono, agiscono. Si deve scegliere la direzione. Quei giornali di destra esprimono oggi una polarizzazione (che chiamiamo destra-sinistra nella politica quotidiana) che ha scelto il peggio, il subumano. Intervistata, la madre del poliziotto che ha ucciso il criminale per difesa personale, ha avuto una parola di pietà per il criminale. Una madre, unica voce umana nel frastuono feroce. Dio ci perdoni.

Enrico

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