Apprendimento intenzionale, un cammino verso l’educazione umanizzatrice

25.12.2016 COPEHU

Quest’articolo è disponibile anche in: Spagnolo

Apprendimento intenzionale, un cammino verso l’educazione umanizzatrice

Il 28 ottobre del 2016 ad Asunción, Paraguay, si è tenuto il V Simposio Internazionale del Centro Mondiale di Studi Umanisti, “La rivoluzione umana necessaria”. L’educatrice peruviana, Jaqueline Mera (*), ha esposto il contesto teorico e metodologico, e il modo di applicazione della Corrente Pedagogica Umanista Universalista, COPEHU, nelle scuole pubbliche di Lima.

Buonasera a tutti i presenti. A nome di coloro che lavorano per applicare la Corrente Pedagogica Umanista Universalista; saluto questo Simposio e ringrazio per l’invito e l’opportunità di condividere con voi la nostra proposta.

Parlare della rivoluzione umana necessaria, di questi tempi, vuol dire restituire all’essere umano il suo ruolo primario in quanto a valore e preoccupazione centrale, è guardarlo a partire dalla sua essenza, profondità, intenzionalità, ovvero dalla sua possibilità di trasformarsi e di umanizzare la terra. Vuol dire ribellarsi dinanzi ai determinismi e alla violenza. Vuol dire posare lo sguardo su qualcuno e ascoltare quella voce interiore che chiede di esprimersi e che non ammette l’impossibile. Vuol dire superare la paura del fallimento ed accrescere la fede interiore, nella quale l’impossibile è solo ciò che tarda un po’ di più ed è, come diceva Silo, il tentativo che vale la pena di vivere. In questi atti di rivoluzione, la COPEHU propone di costruire un nuovo paradigma educativo in direzione umanizzatrice.

La COPEHU è un movimento pedagogico che trae ispirazione e fondamento, principalmente, dalla teoria e dalla pratica del pensiero dell’Umanesimo Universalista di Silo (Mario Rodríguez Cobos), messaggero di una nuova concezione dell’essere umano e della coscienza, così come dal suo Messaggio spirituale. Raccoglie, inoltre, i contributi progressivi di Vygotsky, Freyre, e Maturana da un lato, e delle neuroscienze, della fenomenologia, dell’esistenzialismo ed altri ancora, dall’altro.

Questo movimento internazionale lavora per la costruzione di un nuovo paradigma educativo e, in quanto tale, parte da una visione del mondo, dell’essere umano, della sua coscienza e funzione sociale, fondata sul concetto dell’ Apprendimento Intenzionale[1], “nel quale si percepisce la coscienza umana in quanto attiva, aperta al mondo per trasformarlo, in permanente ricerca intenzionale, sempre con interesse. Allo stesso modo, pensiamo che ogni essere umano venga al mondo con una missione, irripetibile e non applicabile in altri contesti, in direzione umanizzatrice. Pertanto, è compito dell’educazione, in quanto parte della società che lo accoglie, aiutarlo nel compimento della sua missione”.

Dal nostro punto di vista “l’Educazione Umanizzatrice è intesa come concetto abilitante delle nuove generazioni nel compimento di una visione plurale e attiva della realtà; la sua visione tiene in conto il mondo non come una presunta realtà obiettiva, ma come il mezzo attraverso il quale l’essere umano applica la propria azione, trasformandolo e umanizzandolo. Un’educazione che considera di gran rilevanza l’esperienza spirituale, il contatto con i propri registri del pensare coerente, lo sviluppo emotivo che rende possibile il contatto con il sé e con l’altro, mediante la rappresentazione e le forme diverse di espressione (fisica, verbale, emotiva, artistica, ecc.). Allo stesso modo, si impegna nella cultura della Nonviolenza, ponendo come manifesto la convinzione che nell’attuale momento storico, la violenza non è più ammissibile come modo di convivenza, risoluzione di conflitti o raggiungimento di obiettivi.”[2]

La COPEHU propone una metodologia esperienziale; ciò vuol dire che tutto l’apprendimento deve relazionarsi al vissuto ed all’atto di ritornare su ciò che si è appreso -sul vissuto- rimanendo coscienti del fenomeno. Al fin di ciò, si abilitano ambiti e si generano condizioni, sia fisiche che mentali.

Questi due punti non sono di minore importanza nella produzione del fenomeno dell’apprendimento, ovvero dell’esperienza, per questo è di grande importanza il doverli realizzare.

Dal punto di vista fisico, lavoriamo soprattutto in spazi luminosi, privi di stimoli e arredamento, e in laboratori di vario tipo .

Dal punto di vista dell’intangibile (mentale), ci proponiamo di costruire un ambito in cui si applicano trasversalmente le 5 chiavi dell’apprendimento. Quali sono queste chiavi? Parafrasando Aguilar e Bize[3], si tratta di chiavi, in quanto ci permettono di aprire porte, entrare in certi “luoghi” della psiche, passare da uno spazio mentale all’altro, usando queste “chiavi” come mezzi affinché “il nuovo” arrivi ad occupare uno spazio nella persona e giunga a “costituirsi” nel suo interiore, ad interiorizzarsi. La prima chiave è “Apprendimento e attenzione”, in cui si pone grande enfasi sul consolidamento di un’attenzione rilassata. La seconda è “Apprendimento e buon umore”, in cui vediamo l’atto educativo come uno spazio ludico in cui l’errore non ha un peso negativo. La terza chiave è “Apprendimento e affettività”, dove l’emozione predominante impressa nella memoria, facilita o meno l’apprendimento, e per questo si aspira a creare una connessione emotiva nelle relazioni; La quarta chiave, “Apprendimento e ambiente”, riferita all’atmosfera che si crea, è la complicità con la quale ci relazioniamo. Abbiamo infine la quinta chiave, “Apprendimento e dialogo generazionale”, un ambito educativo che funge da luogo di incontro di generazioni (bambini, giovani e adulti) in cui sia possibile ristabilire il dialogo molte volte interrotto, in cui l’intenzione è di valorizzare e complementare, non di degradare.

In queste condizioni mentali, gioca un ruolo protagonista:

L’Esperienza interiore

Quando entriamo nell’ambito dell’apprendimento, ci proponiamo di “restare dove siamo” intenzionalmente, per questo lavoriamo a partire dall’incastro, dall’interesse, dall’intenzionalità -si sceglie dove si vuole restare. Ciò che ci interessa è che interiormente si è disposti ad esplorare sé stessi e gli altri, per stare sulla frequenza di una modalità più profonda. Iniziamo gli incontri entrando in contatto con la nostra interiorità, ci appoggiamo agli strumenti che ci propone il Messaggio di Silo, in quanto possiede le caratteristiche di libera ispirazione e di universalismo. Grazie ciò, si crea un ambito interiore in cui ognuno -credente o meno che sia- può completare l’esperienza con i propri credi e contenuti, arrivando a vivere esperienze di dolce allegria, pace, compassione, maggiore attenzione e coscienza di sé, senso trascendentale e profondo della vita, ecc. Queste esperienze si vanno a registrare nell’intracorpo o cenestesia, creando un nuovo modo di essere e di relazionarci con gli altri e, a sua volta, di interpretare il mondo.

Il ruolo dell’educatore

È necessario chiarire che l’educatore compie la funzione di mediatore, accompagnatore o guida, conferendo il ruolo protagonista ai bambini e ai giovani; a sua volta, l’educatore, essendo qualificato per l’esperienza proposta, si converte in referente (esempio di coerenza per gli altri), facilitando anche in questo modo l’apprendimento intenzionale.

Una volta assicurate tali condizioni fisiche e mentali, si propone il lavoro per sessioni e in gruppi di gradi diversi secondo le tappe dell’apprendimento.

Sessione di Psicofisica

Si lavora con dispositivi ludici che facilitano l’impressione nella memoria dell’attenzione rilassata, gli esercizi di respirazione come modo di rilassamento, l’apertura emotiva, ecc. In altri termini, la mobilitazione e armonizzazione dei centri di risposta della psiche umana: vegetativo, mobile, emotivo e intellettivo.

Sessione di Esperienza interna

Avvicinamento al contatto con il sé e con l’altro nella profondità della coscienza, grazie a strumenti come la richiesta, l’esperienza di pace (sfera), la guida interiore, il ringraziamento.

Sessione di Autoapprendimento

Spazio in cui si dispiega l’intenzionalità ad un livello maggiore, si risveglia l’interesse, il gusto per l’indagine e l’apprendimento, dove l’errore non comporta un peso negativo, attraverso supporti e risorse diversi: video, internet, libri, supporti audiovisivi, ecc. A causa della presenza di gruppi diversi, tanto per età quanto per caratteristiche, l’auto-regolarsi ed il completarsi a vicenda giocano un ruolo importante, aspetti che vengono abilitati nelle sessioni precedenti. In questa sessione, destinata allo spazio dell’apprendimento e dell’approfondimento delle diverse materie curricolari, i bambini e/o i giovani decidono cosa apprendere davanti a una gamma di proposte.

Modi di applicazione nella scuola pubblica

Integrale: viene applicata tutta la proposta di COPEHU, nei tempi, modi e condizioni.

Tutoraggio: si lavora sotto forma di corso su temi dello sviluppo umano, ponendo enfasi su determinati temi e sessioni a seconda della necessità d’insieme e dei tempi. Le condizioni fisiche e mentali vengono mantenute, cambiano solo i tempi e le modalità.

Trasversale: gli educatori qualificati incorporano gli strumenti nelle loro lezioni tradizionali, per esperienza e necessità, cedendo il passo all’innovazione e avendo come riferimento la necessità d’insieme. Possono, ad esempio, mettere gli alunni dinanzi ad una richiesta all’inizio della lezione, per verificare se sono giù di morale; eseguire un esercizio di rilassamento se c’è pressione o stress, un gioco per entrare in connessione emotiva e con l’attenzione rilassata, se c’è molta distrazione e rumore. E, ovviamente, applicano in modo permanente le 5 chiavi dell’apprendimento.

Per ognuna di queste tre forme di applicazione si realizza:

Un Programma di formazione per i docenti

Si lavora con la teoria e la pratica dell’Apprendimento Intenzionale, sotto forma di sessioni esperienziali. Così come ai bambini e ai giovani, si dà agli educatori spazio per lavorare con i centri di risposta attraverso il gioco, il contatto con l’esperienza interiore, lo studio e l’intercambio teorico e pratico. Al fine di ciò, l’esperienza è la chiave per approfondire, comprendere ed applicare la proposta.

Questo punto va compreso bene; un dato cognitivo si può “dare e ricevere” (ad esempio: 2+2? Quattro! Bene!).

Ma l’esperienza di tutto ciò che è stato menzionato in precedenza, è parte di un processo di approfondimento e richiede una posizione distinta da parte dell’educatore, così come l’essere disposti ad entrare in un diverso ambito mentale.

All’interno di questo processo di applicazione c’è:

La comunità dell’Apprendimento Intenzionale

Una delle chiavi della nostra pedagogia è la costruzione di ambiti. La comunità compie la funzione di crearevincoli tra genitori,  docenti,  personale amministrativo, ecc. in uno spazio di convergenza tra educatori, destinato ad approfondire la proposta (esperienze interiori) in forma collettiva, dove si promuove la riflessione permanente con l’obiettivo di accompagnare il processo vissuto dalle nuove generazioni, rendendo possibile e mobilitando l’azione al di là degli influssi immediati. Si tratta di un ambito centrale per sostenere la proposta, dato che senza di esso non si può comparare l’azione e decidere intenzionalmente cosa si deve costruire in quanto comunità educatrice, in quanto società .

Alla luce di quanto esposto, noi che portiamo avanti queste esperienze trasformatrici e rivoluzionarie, ci ispiriamo all’essere umano del futuro. Ci sentiamo chiamati e mobilitati a compiere il nostro proposito maggiore: contribuire alla rivoluzione umana necessaria. Contribuire alla costruzione della grande Nazione Umana Universale che sta nascendo.

Molte grazie.

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