Carità e filantropia

“CARITA’” E FILANTROPIA

Fin dal costituirsi della Società, gli Amici ebbero vigile cura per provvedere alle necessità dei loro poveri. Nel 1660 , narra Fox, “diversi giudici e capitani” vennero per sciogliere una grande aAsemblea Generale che si teneva a Skipton ; ma quando i detti funzionari dettoro uno sguardo ai libri di Amministrazione degli Amici e videro quanta cura essi ponessero perché i membri poveri della Società non cadessero a carico della pubblica beneficenza , “confessarono che noi avevamo fatto quello che essi avrebbero altrimenti dovuto fare e se ne andarono pacificamente ed amichevolmente”.

Fox narra che, dopo tale Assemblea venivano a volte “fino a duecento poveri” che non erano della Societrà, egli Amici li mandavano dai fornai perché questi dessero un pane a ciascuno di tali poveri quanti ne fossero. perché erano convinti di dover fare del bene a tutti”. Pare che non molti fra gli Amici si siano resi conto allora delle conseguenze dannose di una “carità” fatta senza discernimento.

Alcuni di essi non tardarono a proporsi, con sempre crescente intensità, di rimuovere le cause della miseria e della sofferenza: la “carità” si trasformò in filantropia. La caratteristica della filantropia è di mirare più lontano di quel che faccia la consueta “carità” quale viene comunemente intesa, e di occuparsi non solo delle miserie dei singoli ma di cercare l’elevazione su una più larga scala delle condizioni umane .

L’alleanza della filantropia col Quaccherismo non è puramente accidentale, ma è una duretta conseguenza della “Luce” o della “Semente “ di Dio in tutti gli uomini. Era ciò, come abbiamo visto che sospinse Penn ed Archdale a trattar con giustizia gli Indiani ed aver confidenza in essi:la colonia della Pensilvania, fondata sulla libertà, sulla Giustizia e sulla Fede fu uno dei grandi esperimenti filantropici . Era  ciò che mosse John Bellers , un giovane contemporaneo di Penn, a formulare ed a presentare al Parlamento progetti d’istituzione di stabilimenti industriali per dare utile lavoro ai disoccupati, e a proporre altre misure di grandissima importanza sociale.(Carlo Marx ne parla nel suo “Capitale” come di un vero fenomeno nella storia dell’Economia politica).

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