Filantropia e Riforma Sociale

Filantropia e Riforma Sociale

La filantropia può essere definita l’attuazione del sentimento di carità disciplinato dalla riflessione, in una società fortemente individualista, vale a dire in un comunità in cui l’ideale della libertà personale fa forte appello al comune degli uomini ed in cui il popolo, per la riparazione delle ingiustizia, confida più nelle iniziative di individui o di libere associazioni, che nell’autorità centralizzata dello Stato o della Chiesa. Malgrado però la sua eccellenza, la filantropia ha un campo naturalmente ristretto. Gli sforzi degli individui , isolati o in cooperazione con qualche altro , sono troppo spesso impotenti; il loro campo di azione è troppo ristretto, i mezzi finanziari di cui bisognano sono insufficienti e manca ad essi quell’elemento di obbligatorietà che spesso è necessario e che non può venire che dallo Stato. Il successo desiderato non può essere garantito che con modificazioni apportate alle leggi e con miglioramenti amministrativi dell’orga,  come Giovanni Woolman , non avrebbero potuto trionfare servendosi della sola persuasione: era necessario che il sistema schiavista fosse dichiarato illegale.

Il caso della riforma penitenziaria , al quale abbiamo accennato, illustra pienamente il passaggio dalla filantropia alle riforme sociali, e dimostra altresì che l’una e le altre sono indispensabili e si completano a vicenda. Fino all’epoca di Giovanni Howard, lo Stato non si assumeva , si può dire, responsabilità alcuna nell’andamento delle prigioni e si limitava a consegnare , per un determinato tempo di espiazione, il colpevole ad un carceriere, che cercava di trarre il maggior profitto sia dal prigioniero che dai suoi amici. I mostruosi abusi che ne derivarono atrtassero l’attenzione di filantropi , quali Giovanni Howard ed Elisabetta Fry, i quali però s’avvidero che tali abusi avrebbero potuto essere eliminati solo se gli Stati fossero indotti a riconoscere che, verso coloro che si rendono colpevoli di reati, hanno altri doveri che non quello della semplice repressione. Se la funzione dello Stato si limita a questo il delinquente uscirà di prigione più pericoloso per la società  di quanto vi fu rinchiuso. Ogni di più appar manifesto che lo Stato non deve solo tenerlo in buone condizioni igieniche , e curare che sia trattato con umanità – cose queste che è in potere di fare – , ma deve altresì cercare, se è possibile di rigenerarlo , ed a far questo il macchinismo statale è alquanto impotente. Il mutare una volontà da cattiva a buona, il far di un nemico della società un buon cittadino, non può essere che opera personale, a compiere la quale è inadatta qualsiasi organizzazione sistematica per quanto perfetta.

Essa dunque può essere compita esclusivamente da persone che hanno a cuore la sorte dei carcerati.

Così in alcune delle comunità più progredite , particolarmente in alcuni Stati d’America, il Governo si serve volentieri dell’opera filantropica di uomini e donne dedicatisi a questa missione come “probation officers” (letteralmente : ufficiali di prova) , visitatori delle carceri, ecc

Abbiamo chiarito questo punto per mostrare come le riforme , consolidate con l’azione politica , richieggono lo sforzo di filantropi perché raggiungano il loro scopo. In molti casi è assai vantaggioso che gli esperimenti di riforme vengano compiuti da privati prima che lo Stato se ne immischi. Guglielmo Tuke avrebbe avuto sbarrato il cammino nel suo tentativo di riforma nella cura dei pazzi se tutti i ricoveri di questi poveretti fossero stati alla dipendenza dello Stato, perché quasi tutti ritenevano allora come indiscusso che gli alienati dovevano essere tenuti in rigida captività, e nessuna amministrazione statale avrebbe mai consentito a far la perigliosa prova di fare a meno della coercizione o di allentarla. Così pure se tutti i riformatori per i giovani delinquenti fossero stati diretti dallo Stato, in quell’epoca in cui le manette e i secondini armati erano ritenuti necessari per mantenere l’ordine e la disciplina , è ben probabile che non sarebbero stati resi possibili i risultati ottenuti in questo campo da iniziative private. Solo con il libero uso dell’influenza personale può farsi appello alla Luce che potenzialmente brilla in tutte le anime anche le più degradate, e solo per tal influenza queste anime possono essere risollevate ed orientate sul retto cammino.

 

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