Perché la politica del bonus è doppiamente iniqua

04.03.2017 Giovanni Succhielli

Perché la politica del bonus è doppiamente iniqua
(Foto di controcorrenteblogdotcom.wordpress.com)

Ottanta euro  a chi ne guadagna meno di 24mila all’anno. Per i redditi che vanno dai 24 ai 26 mila, invece, il bonus diminuisce progressivamente sino a scomparire. La misura, annunciata da Renzi a marzo 2014 ed entrata in vigore a fine maggio, era chiaramente elettorale in vista delle Europee. E fu la prima pietra su cui il governo di allora fondò la politica dei bonus, poi estesa a insegnanti, neo-diciottenni, forze dell’ordine etc.

Tre anni dopo sappiamo con certezza che in quel modo sono stati dilapidati svariati miliardi senza riuscire a risollevare l’economia nazionale. C’è chi li ha messi sotto il cuscino, chi ci ha pagato semplicemente le bollette, ma i consumi non sono aumentati. La politicizzazione di quella misura ebbe un’altra conseguenza: i soldi sono stati accreditati al cittadino ogni mese, mentre la dichiarazione dei redditi – che permette di sapere se si rientra nelle fasce destinatarie del bonus – si ottiene una volta l’anno. Ciò significa che solo in seguito molti hanno scoperto che i soldi corrisposti sino a quel momento non erano loro dovuti perché avevano guadagnato più delle previsioni. Anche solo di un euro. E hanno dovuto, dunque, restituire i 960 € totali dopo averli già spesi. Ma non a rate, come erano stati loro dati: no, in un’unica soluzione. D’altro canto, c’è chi – compilando la dichiarazione dei redditi – ha scoperto di avere diritto al bonus nonostante in un primo momento non lo credesse: a questi i soldi sono stati invece versati. Su 11.9 mln destinatari del bonus, quest’anno lo hanno restituito integralmente quasi 1 milione, mentre altri 760 mila in parte. Ma 500 mila lo hanno ricevuto per intero e un altro milione parzialmente.

C’è, però, un secondo problema. Finora abbiamo parlato degli 80 € come di un bonus. Non è corretto, in quanto sono in realtà una detrazione fiscale. Su cosa? Sull’IRPEF. Una tassa che chi guadagna meno di 680 euro al mese non deve allo Stato. Così, c’è chi ha scoperto con la dichiarazione dei redditi di aver pagato tale imposta nonostante non lo dovesse fare. E su tale imposta – appunto non dovuta – ha ricevuto uno “sconto” (gli 80 euro). Quindi, deve restituire il bonus impropriamente ricevuto in un’unica soluzione, nonostante si trovi in una condizione di estrema povertà, per poi vedersi restituita dall’Agenzia delle Entrate – chissà quando – l’IRPEF pagata ingiustamente. La politica de bonus, dunque, si è rivelata doppiamente iniqua: non solo non ha riguardato la fascia più povera della popolazione, ma ora le chiede anche di restituire dei soldi che non possiede.

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