Teatro Brancaccio, per la democrazia e l’uguaglianza

20.06.2017 Redazione Italia

Teatro Brancaccio, per la democrazia e l’uguaglianza
(Foto di Tiziana Baldini)

Domenica 18 giugno, bellissima giornata al Teatro Brancaccio.

Quelle dove ti chiedi perché se c’è tanta gente che dice cose sacrosante, la vita di noi tutti non è migliore, più garantita, sana, meno faticosa…?

Poi capisci perché nulla è facile quando sale sul palco una che si mette a schiamazzare con l’ovvio intento di buttare benzina sul fuocherello acceso dal senatore Gotor, che anziché spiegarci perché non ha votato contro la mini-finanziaria per i voucher è uscito dall’aula del Senato, ed è una cosa che le persone in sala non capiscono…

Questa scena è quella che ha monopolizzato i media, facendo felici quelli che contestavano non si sa cosa prendendo in ostaggio per qualche minuto palco e diretta streaming e Gotor che va per la sua strada senza concedere la minima spiegazione. Ma infine è applaudito anche lui, per le parole orientate al superamento delle individualità e alla necessità di ascoltarsi.

Così è stato e se molti commentatori politici hanno avuto il pretesto per timbrare l’iniziativa come la solita rissa a sinistra, per i presenti e per chi ha voglia di capire, è successo qualcosa di magico che raramente proprio a sinistra accade: massima attenzione, toni smussati, voglia di condividere. Dal basso. Territori è una delle parole non in cartellone che hanno echeggiato più e più volte e da li si riparte con una carovana promessa da Anna Falcone e Tomaso Montanari con il tifo dell’assemblea attentissima dalle 9.30 alle 15.30 e i rappresentanti di movimenti, associazioni e partiti a sinistra del PD presenti e intervenuti.

La rapida successione degli interventi ha rivelato il grande valore nelle riflessioni e nelle esperienze nei tanti che senza aspettare pensano, dicono e soprattutto fanno per affrontare, anche da soli, temi fondamentali che farebbero il nostro un paese migliore: democrazia e rappresentanza, uguaglianza e diritti, ambiente e strategie per lo sviluppo.

La verità rivelata è che in Italia 12 milioni di persone non hanno accesso al sistema sanitario nazionale perché impossibilitate a pagare il ticket, dice Anna Falcone, mentre le ricchezze del paese sono sempre più in mano a pochi, come risulta dallo scenario ISTAT. Siamo un paese che scivola verso il basso e senza un’idea di futuro, dice Pippo Civati.

Vengono citate a più riprese proposte di programma che possono fare la differenza e dare la discontinuità con il passato, non solo recente: ius soli e accoglienza, reddito di cittadinanza e garanzia del lavoro, diritto allo studio e ricerca, freno ai processi di privatizzazione dei servizi primari e strategie per uno sviluppo ecologico, solo per citarne alcune di cui si è parlato.

Serve un forte segnale di discontinuità verso il passato, un progetto unitario di sinistra e il coinvolgimento di coloro che si sporcano la mani sul territorio, nelle associazioni, movimenti, gruppi di volontariato, perché sono il patrimonio che dal basso potrà dare forza a questo percorso.

Sì, proprio una bella giornata.

Tiziana Baldini – Claudio Migliavacca

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