Siamo pronti a mettere al bando le armi nucleari

22.06.2017 Redazione Italia

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Siamo pronti a mettere al bando le armi nucleari
(Foto di ICAN)

Mentre al palazzo delle Nazioni Unite ricominciano i negoziati per vietare le armi nucleari tramite un trattato legalmente vincolante, Reaching Critical Will ci porta la sua preziosa analisi sull’argomento.

Il momento del secondo round per le trattative sulla messa al bando del nucleare è arrivato! Le delegazioni dei governi, della società civile e delle organizzazioni internazionali si stanno riunendo a New York presso la sede delle Nazioni Unite per iniziare a deliberare sulla bozza del trattato proposta dal Presidente e scrivere una delle più ambiziose pagine di diritto internazionale, mai tentate prima d’ora. Anche persone provenienti da tutto il mondo si stanno mobilitando per radunarsi fuori dal palazzo delle Nazioni Unite a NY, oltre che davanti alle sedi delle loro città, a sostegno di questi incontri che dureranno due giorni. La Marcia delle donne contro l’atomica avrà luogo in Australia, Canada, Camerun, Danimarca, Germania, Italia, Giappone, Nuova Zelanda, Filippine, Regno Unito e Stati Uniti! Il mondo ci osserva: è tempo di bandire l’atomica.

Nella sala conferenze, questa settimana e la prossima (la scorsa, ndr), i rappresentanti di stati e altri delegati riesamineranno la bozza del trattato rilasciata il 22 maggio dall’ambasciatore Elayne Whyte Gómez, presidente della conferenza. Il testo è una buona base per i negoziati, che nelle prossime settimane si spera saranno costruttivi e ambiziosi.

Secondo la prospettiva di Reaching Critical Will, il testo potrebbe essere migliorato con l’aggiunta di divieti fondamentali sulla pianificazione e sui preparativi per l’utilizzo delle armi nucleari, e sul loro transito. Tali divieti coprirebbero alcune delle attività di vitale importanza necessarie per sostenere le pratiche nucleari “deterrenti”. A ottobre, il governo statunitense ha precisato molto chiaramente che proibire questa attività intaccherebbe la capacità di spostare le proprie armi nel mondo o di prepararsi ad utilizzarle. Il divieto di “assistenza” nel trattato è fondamentale, ma proibire esplicitamente queste due cose può essere uno dei pochi modi in cui gli stati senza armamenti nucleari possono incidere più efficacemente sulle pratiche operative relative all’esercizio globale di “estesa dissuasione nucleare”.

Un divieto esplicito sul finanziamento contribuirebbe anche a fornire orientamento e chiarezza sull’attuazione del trattato, che potrebbe includere divieti nazionali in materia di sostegno finanziario o materiale alle imprese pubbliche e private coinvolte in una qualsiasi delle attività proibite. Ciò potrebbe disincentivare le imprese private ad accettare qualunque lavoro relativo alle armi nucleari. A questo proposito, il trattato potrebbe aumentare i costi politici ed economici per il mantenimento delle armi nucleari. Ciò contribuirebbe anche a rimuovere l’influenza degli interessi privati da qualsiasi processo decisionale relativo alla produzione delle armi e al disarmo. Potrebbe inoltre aumentarne la stigmatizzazione sociale, anche attraverso programmi di cessione pubblica.

Negli articoli 2 – 5 della bozza si affrontano i vari modi in cui gli stati nucleari potrebbero collaborare con gli stati partecipi per eliminare le loro armi nucleari o perseguire altre “misure efficaci” per il disarmo nucleare e a tale proposito la questione che viene posta è quali potrebbero essere le tipologie di salvaguardie, di verifica e di accordi dichiarativi che sarebbero necessari È importante che questi articoli siano presi tutti in considerazione. Nel complesso sarà necessario stabilire chiaramente che il trattato è aperto a tutti gli stati in maniera paritaria e che sarà obbligatorio distruggere le scorte volte alla costruzione di armamenti, in quanto lo scopo del trattato è quello di eliminare le armi nucleari.

Saranno inoltre necessarie delle modifiche per rafforzare le disposizioni in materia di assistenza alle vittime, risanamento ambientale, e cooperazione e assistenza internazionale, anche se il testo così come formulato è comunque un buon punto di partenza per questo lavoro. Anche le questioni relative all’incontro con gli stati partecipanti, al sostegno istituzionale, al ritiro, e al rapporto con altri fattori del divieto del trattato dovranno essere risolte entro le prossime tre settimane, sebbene molti punti in comune siano già stati espressi a marzo e si riflettano nella bozza.

Per migliorare l’inquadramento generale del trattato, nel preambolo bisognerebbe intervenire sul linguaggio relativo al genere, riconoscendo una gamma più ampia di ripercussioni che non riguardino solo le radiazioni ionizzanti sulla salute materna, ma ammettendo l’impatto sproporzionato delle armi nucleari sulle comunità indigene di tutto il mondo. Si dovrebbe anche aggiungere o modificare il linguaggio sui diritti umani, sull’ambiente, sullo sviluppo socio-economico, e sull’immoralità delle armi nucleari, al fine di contribuire a rafforzare la stigmatizzazione di tali armi di distruzione di massa.

Abbiamo analizzato a fondo queste questioni nel nostro resoconto sulla bozza di testo del trattato, e nelle prossime settimane lavoreremo con la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN) e insieme ad altri partners per contribuire alla promozione di un trattato il più forte possibile.

Abbiamo la possibilità di cambiare il mondo con questo strumento. La messa al bando non eliminerà magicamente le armi, ma costituirà una crepa nell’armatura nucleare di coloro che rivendicano un certo “beneficio di sicurezza” da queste armi indiscriminate, immorali e genocide. Gli armamenti nucleari non danno sicurezza. La maggior parte del mondo non le ha e non ne ha bisogno. È il momento di codificare tutto ciò nel diritto internazionale e di costruire le basi per l’eliminazione totale.

Il mondo ci osserva. È tempo di bandire l’atomica.

 

Traduzione Trommons.org di Francesca Conte

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