Turchia: “Difendi i diritti LGBT? Ti butteremo da un palazzo”

Francamente non ci appassiona la lite fra l’europeista olandese e il trasformista sig. Conte e il tifo dell’antieuropeista Orban per l’Italia… parliamo di diritti umani invece.

Nazli Ikra Öztay è una studentessa di scienze politiche dell’Università di Ankara. Nei giorni scorsi, la ragazza è stata vittima di un crudele attacco intimidatorio che l’ha profondamente scossa e turbata. La sua “colpa”? L’aver organizzato e promosso una conferenza dedicata allo studio e al dibattito sui diritti della comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersex, asessuali) all’interno dell’ateneo da lei stessa frequentato. Un’iniziativa indubbiamente lodevole, che però non è piaciuta affatto a chi di diritti per le minoranze sessuali non vuole proprio sentir parlare.

Minacce terrificanti

Cancella quel messaggio e non provare mai più a trasformare il nostro gruppo Whatsapp in un covo in cui sbandierare la tua depravazione. Noi non accetteremo mai una cosa simile, se ci riprovi ti butteremo giù da un palazzo”: è questo il testo del messaggio che Nazli e una sua amica hanno ricevuto poco dopo aver pubblicizzato l’evento a tema LGBTQIA in alcune chat riservate agli studenti dell’ateneo di Ankara.

A preoccupare le due giovani sono stati in particolar modo gli spaventosi riferimenti alla possibile esecuzione sommaria. Come ha sottolineato la stessa Nazli, quel genere di uccisioni è purtroppo un marchio di fabbrica dei militanti del gruppo terroristico Stato Islamico (ISIS), che prende particolarmente di mira le persone omosessuali. A seguito di alcune ricerche personali, le due ragazze hanno peraltro scoperto che l’autore delle minacce in passato aveva fatto parte di un noto gruppo jihadista siriano.

“Ideali pedofili”

Che la Turchia non fosse esattamente un paese aperto e accogliente nei confronti della comunità LGBTQIA non è purtroppo un mistero per Nazli e i suoi compagni: le minoranze sessuali turche devono anche fare i conti con gli insulti e le prevaricazioni del presidente Recep Tayyip Erdoğan e di numerose altre personalità di spicco.

Tra di esse spicca sicuramente la figura di Kerem Kinik, presidente della Türk Kızılayı (Mezzaluna rossa turca), che attraverso il suo profilo Twitter ha attaccato molto pesantemente la comunità LGBTQIA. “Ci impegneremo a proteggere la natalità e la salute mentale dei nostri bambini – ha scritto Kinik sul suo profilo ufficiale – Combatteremo contro ciò che minaccia la sana creazione, contro chi vorrebbe trasformare l’anormalità in normalità utilizzando il suo potere di comunicazione per inculcare nelle menti delle giovani generazioni i suoi infausti ideali pedofili spacciandoli per modernità”.

Le proteste e le prese di distanza dei vertici della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa Internazionale non hanno peraltro avuto alcun effetto su Kinik, che nei giorni successivi ha difeso a spada tratta la “bontà e coerenza” delle sue convinzioni. L’obiettivo, a suo parere, sarebbe quello di salvare le giovani generazioni dai pericoli della corruzione morale. Poco importa se per raggiungere tale scopo qualche persona si sentirà autorizzata a utilizzare metodi innegabilmente violenti e intimidatori come quelli usati per terrorizzare Nazli: quel che conta è che in Turchia l’omosessualità venga definitivamente distrutta e debellata.

Nicole Zaramella

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