Parte tera sulle letture estive sui quaccheri

Negli anni successivi, tuttavia, le critiche alla schiavitù si diffusero all’interno del mondo quacchero, fino a quando l’instancabile John Woolman, praticamente da solo, nello storico raduno annuale di Filadelfia del 1758 riuscì a convincere gli altri Amici non solo a liberare i propri schiavi, ma anche a compensarli per il lavoro che avevano svolto. Woolman portò i quaccheri su posizioni abolizioniste appellandosi non solo all’etica dell’amore cristiano, ma anche ai principi della giustizia naturale: «La libertà è un uguale diritto di tutti gli uomini. […] Gli schiavi non hanno stipulato nessun accordo che li obblighi a servirci, né hanno mai rinunciato alla loro libertà. […] Sono queste le anime per le quali Cristo è morto, e davanti all’Onnipotente risponderemo per la nostra condotta verso di loro».21

Le minacce di espulsione convinsero anche i più recalcitranti, e intorno al 1780 praticamente tutti i quaccheri americani avevano liberato e compensato i propri schiavi. «Il grande impatto di John Woolman – commenta Rothbard – rappresenta l’eterna testimonianza dell’effetto delle idee e della coscienza morale sulle azioni degli uomini. […] L’esempio dell’abolizione volontaria della schiavitù da parte dei quaccheri tenne alta la fiaccola della libertà per tutti gli americani. […] In questo modo i quaccheri, cheavevano sempre avuto una tradizione individualista, si allinearono con il pensiero razionalista e libertario che si stava diffondendo in Inghilterra e in America».22

Così il quaccherismo è stato il primo, fra le confessioni cristiane, a purgarsi di questa macchia. Anche in Inghilterra, negli anni che seguirono, i quaccheri furono tra i più energici sostenitori di William Wilberforce e di Thomas Clarkson nella lunga agitazione che si concluse con l’abolizione della Tratta degli Schiavi nel 1807, e con la legge del 1833 che poneva fine alla schiavitù in tutti possedimenti britannici.23

L’anima quacchera dell’America

Furono le colonie quacchere, non quelle puritane, a costituire il modello per gli Stati Uniti d’America. Non è una coincidenza che la Dichiarazione d’Indipendenza venne


21 Ibid.

22 Ibid.,p. 177-179.

23 Cfr. E. GRUBB, L’essenza del Quaccherismo, Torino, Fratelli Bocca, 1926, p. 172.

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proclamata nella Pennsylvania quacchera, e che il Bill of Rights, approvato insieme alla Costituzione americana, era modellato sulla Costituzione quacchera del Rhode Island. La stessa Campana della Libertà, il simbolo di indipendenza e libertà più comunemente associato alla Rivoluzione americana, si chiamava originariamente la Grande Campana Quacchera, essendo stata acquistata dall’assemblea della Pennsylvania molto tempo prima della guerra d’Indipendenza.

La cultura americana deve alla mentalità dei quaccheri molto più di quanto si pensi, a partire dal rifiuto delle distinzioni di rango e dai modi informali. Ancora oggi suscitano stupore nel mondo la schiettezza degli americani, che si riflette nella mancanza di affettazione e di cerimoniali nelle interazioni quotidiane. I quaccheri sostituirono con una semplice stretta di mano gli inchini e le riverenze. Salutavano tutti con l’appellativo di “amico”, rifiutandosi di dire “padrone”, “signore”, “madama”, “vostra grazia”, “eccellenza” o simili. Anche la semplicità quacchera nel vestire, nel comportarsi, nel parlare è stato fatto proprio dagli americani. I quaccheri usavano il plain speaking, un modo di parlare diretto, semplice e di poche parole, senza pomposa retorica o termini ricercati, che è rimasto in larga misura fino ad oggi.24

Per salvaguardare la libertà e incoraggiare la responsabilità individuale, scrive David Yount, i quaccheri favorirono un governo minimo sostenuto da una minima tassazione. Nel 1692, per esempio, respinsero la proposta di una tassa di un penny su una libbra, equivalente a quattro millesimi del valore del bene, perché la consideravano una “tassa gravosa” e un onere che privava i cittadini delle loro “libertà e proprietà”: «In termini moderni i primi quaccheri americani potrebbero essere raffigurati come libertari perché favorivano la responsabilità personale sulla regolamentazione del governo. […] I quaccheri della Pennsylvania, già prima della Rivoluzione americana, avevano garantito ai cittadini il diritto a essere giudicati da una giuria di pari, la rapidità del processo, e la tassazione solo con il consenso dei governati. Per assicurare che la tassazione fosse


24 Cfr. YOUNT, How the Quakers Invented America, cit., pp. 2, 12.

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equa, tutte le leggi fiscali decadevano automaticamente dopo un anno, e potevano essere rinnovate solo se erano ancora giustificate».25

L’epopea imprenditoriale dei quaccheri

Nel diciottesimo e diciannovesimo secolo i quaccheri furono protagonisti di una delle più notevoli epopee imprenditoriali della storia, compiendo in molti campi delle realizzazioni impressionanti, tenuto conto del loro numero limitato. In Inghilterra la persecuzione statale li distolse dagli impieghi statali, dalle professioni e dalle attività regolamentate dalla Legge sulle Corporazioni, che di fatto rese impossibile ai quaccheri intraprendere attività commerciali o artigianali nelle città in cui questi statuti erano in vigore. Inoltre, i quaccheri andavano gradatamente abbandonando le occupazioni agricole perché non intendevano pagare le decime. Sembra allora quasi incredibile che una setta così perseguitata, costretta a guadagnarsi da vivere in condizioni così difficili,

sia riuscita a raggiungere livelli di assoluta eccellenza nel mondo del commercio e dell’industria.26

Essendo loro precluse le carriere nello stato, nelle professioni e nelle corporazioni di mestiere, i quaccheri raggiunsero la prosperità nel mondo degli affari, particolarmente nel settore bancario e in quello manifatturiero, prediligendo lo sviluppo tecnologico e l’applicazione di principi scientifici nella produzione dei beni.27 L’etica dei quaccheri andrà progressivamente adattandosi alla Rivoluzione industriale, e ben presto si troverà a proprio agio completo entro il quadro dello sviluppo capitalistico.28 Malgrado il


25 Ibid., p. 14.

26 Cfr. D.B. WINDSOR, The Quaker Enterprise. Friends in Business, London, Frederick Muller Limited, 1980, p. 16.

27 I quaccheri hanno avuto anche un ruolo rilevante nel campo scientifico. Il numero degli Amici ai quali è stato permesso di accedere alla più prestigiosa istituzione scientifica britannica, la Royal Society, è proporzionalmente molto più alto del loro numero. Tra questi ci furono John Dalton, la cui teoria atomica, formulata nel 1808, sta a fondamento della chimica moderna; Thomas Young, che dimostrò la teoria ondulatoria della luce; il medico Joseph Lister, pioniere della chirurgia antisettica. Molti quaccheri furono astronomi di valore, tra cui Arthur Eddington, il padre dell’astrofisica moderna che per primo verificò sperimentalmente la teoria della relatività di Einstein; Jocelyn Bell-Burnell, che svolse un ruolo importante nella scoperta dei pulsars. In America si possono ricordare il botanico John Bartram e il pioniere delle ferrovie Philip E. Thomas. Cfr. P. FURTADO, Quakers, London, Shire Library, 2013, p. 56-57.

28 Cfr. VOLA, I quaccheri. Eversione e nonviolenza, cit., p. 39.

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carattere oltremondano della loro coscienza e delle loro pratiche spirituali, scrive Mike King, i quaccheri erano «istintivamente capitalisti».29

Fin dalla fine del ’600 acquisirono posti preminenti nell’industria mineraria e nelle fonderie di piombo ed argento;30 i capitoli più importanti dei primordi della storia dell’industria siderurgica, ha osservato l’eminente storico inglese T.S. Ashton, potrebbero essere scritti senza quasi uscire al di là dei confini della Società degli Amici,31 i quali diedero inoltre un contributo decisivo alla Rivoluzione industriale costruendo una fitta rete di canali e di strade a pedaggio di elevata qualità. Il quacchero John Hustler finanziò e progettò i canali di Leeds, Liverpool e Bradford, sui quali queste città costruirono la propria fortuna industriale, mentre nel 1825 la famiglia quacchera Pease costruì la prima ferrovia del mondo da Stockton a Darlington.

Un’altra industria dominata dai quaccheri fu quella della confetteria, in particolare del cacao e della cioccolata, dove i nomi dei Fry, dei Rowntree e dei Cadbury divennero celebri. Ma fu forse nell’attività bancaria che gli Amici raggiunsero i livelli più prodigiosi, con la fondazione, nel corso del ’700, delle banche Barclay, Hoare, Gurney. Imparentandosi tra loro, queste famiglie di banchieri crearono una vasta catena di credito in tutto il mondo commerciale quacchero, promuovendo gli scambi commerciali tra l’Inghilterra e l’America e gli investimenti fondiari nelle colonie. Fino alla Rivoluzione americana, il commercio e il credito tra le due sponde dell’Atlantico erano in massima parte in mano ai quaccheri. La loro confraternita era una rete commerciale che attraversava l’oceano, la più unita che si fosse mai vista. Gli Amici inglesi erano sempre i primi ad avere qualsiasi notizia riguardante gli affari in America.32


29 M. KING, Quakernomics. An Ethical Capitalism, London, Anthem Press, 2014, p. 6.

30 Dal 1692, per due secoli, la Quaker Lead Company tenne il primo posto in questo campo. Nel 1704, quando sir Isaac Newton fu nominato capo della Zecca e incaricato di riportare all’antico valore le monete d’argento, fu proprio dalla Quaker Lead Company che egli prese i lingotti d’argento, di qualità tanto pura che le monete che ne furono coniate divennero note con la denominazione di “scellini quaccheri”.

31 Cfr. T.S. ASHTON, Iron and Steel in the Industrial Revolution, Manchester, Manchester University Press, 1924, p. 213.

32 Cfr. J. WALVIN, The Quakers. Money & Morals, London, John Murray, 1997, p. 81 ss.

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Quakernomics

L’etica del lavoro, l’onestà, l’affidabilità e la correttezza negli affari fu all’origine della prosperità dei quaccheri. Quella che è stata definita Quakernomics (“economia quacchera”) non era un sistema teorico, ma una pratica commerciale legata ad una certa concezione dei doveri morali di un uomo d’affari. Una buona descrizione si trova nel classico di Richard H. Tawney, La religione e la genesi del capitalismo: «La società degli Amici, in un’epoca in cui la separazione fra religione ed etica sociale era quasi completa, rispose alla dottrina, da tutti riconosciuta, che permetteva di ottenere il massimo del guadagno offerto dal mercato, con l’insistenza sull’obbligo di esser coscienziosi e tolleranti anche nelle transazioni economiche e sul dovere sociale di sostenere insieme l’onere del dignitoso mantenimento dei fratelli in miseria».33

Il capitalismo quacchero si caratterizzava dunque per questi aspetti: frugalità e sobrietà di vita, elevati risparmi e investimenti, onestà nelle transazioni, preoccupazione per il benessere dei propri dipendenti, destinazione di una parte dei guadagni alle attività caritatevoli.34 Tutto questo, secondo Mike King, non aveva nulla a che fare con il socialismo, ma casomai con un “capitalismo etico”: nella Quakeromics il surplus esistente, o capitale, era raccolto privatamente dai quaccheri, era privatamente investito in fabbriche o banche possedute privatamente, e i profitti risultanti erano conservati privatamente. Non c’era nulla di socialista. Era il capitalismo classico.35

D’altro canto, come osserva Angiolo Maros Dall’Oro, i quaccheri erano in genere contrari al “puro statalismo economico”, perché vi temevano una riduzione della libertà


33 R.H. TAWNEY, La religione e la genesi del capitalismo, Feltrinelli, Milano, 1967, p. 224.

34 Questa etica del lavoro si trova già negli scritti dei fondatori. Ecco i consigli che George Fox diede agli Amici in una lettera del 1661: «Tenetevi lontani dai debiti: e non dobbiate nulla a nessuno se non amore. Non cercate di superare il vostro stato, per non trovarvi in difficoltà, in imbarazzo o in qualche trappola, ma tenetevi semplici e umili in tutte le vostre azioni. […] Comportatevi con giustizia, con rettitudine, con veridicità, con santità, e comportatevi ugualmente con tutti in tutto… e per questo mantenete la vostra parola, e le date fissate». Anche William Penn scriveva che «Salomone loda la Diligenza al massimo, in primo luogo essa apre la via alla Ricchezza: la mano diligente fa Ricchi. […] Se vedi un uomo diligente egli starà davanti ai Re. In terzo luogo conserva il patrimonio. […] Non è bene vivere sul capitale, devi essere diligente per preservare quello che hai, sia esso acquisito o ereditato, altrimenti si consumerà». Cit. in SYKES, Storia dei quaccheri, cit., pp. 174 e 176.

35 Cfr. KING, Quakernomics, cit., p. 7

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