Autore: Thomas R. Kelly

THOMAS R. KELLY

(1893-1941)

Alcune pagine di A Testament of devotion(1941, e poi 1969), di Th.Kelly, che negli ultimi suoi anni, professore a Haverfod College, ebbe importanti experienze spirituali.

C’è una maniera di ordinare a più livelli la vita spirituale . A un primo livello possiamo pensare, discutere, vedere, calcolare, soddisfare a tutte le domande che riguardano le cose eterne. Ma in profondità dentro di noi, dietro alle scene, a un livello più profondo, possiamo anche pregare, adorare, cantare e essere presenti nel culto, e manifestare una docile ricettività al respiro divino.

Il mondo secolare di oggi valuta e coltiva solo il primo livello, sicuro del fatto che è che si realizzano i veri interessi del genere umano, e disprezza o tollera con un sorriso divertito che si coltivi il secondo livello, considerandolo un’impresa di lusso, un vestigio di superstizione, un’occupazione per temperamenti speciali. Ma in una cultura profondamente religiosa gli uomini sanno che il secondo livello di preghiera e di divina presenza è la cosa più importante del mondo. E’ a questo livello profondo che vengono determinati i veri interessi della vita. La mente secolare è una mente mutilata e frammentaria, costruita solo su una parte della natura umana, che rifiuta una parte, la più gloriosa, della natura, dei poteri e delle risorse umane [35-36].

Non c’è una nuova tecnica per entrare in questa fase in cui l’anima nei suoi livelli più profondi si sente continuamente a casa in Lui. I processi della preghiera interiore non diventano più complessi, ma più semplici. Nelle prime settimane cominciamo con parole semplici, sussurrate. Cerca di formularle spontaneamente: «Solamente tuo. Solamente tuo». Oppure ricorri a un frammento dei Salmi: «Così la mia anima ti desidera ardentemente, o Dio». Ripetile nell’interiorità, continuamente. Poiché all’inizio è necessaria la collaborazione consapevole del livello superficiale, prima che la preghiera sprofondi nel secondo livello come abituale orientamento verso Dio. Cambia le frasi, come ti senti guidato a fare, di ora in ora, dalla mattina al pomeriggio. Se ti distrai, concentrati e ricomincia [43-44].

Ci sono momenti in cui la preghiera si effonde in quantità e originalità tali da non poter avere in noi la sua origine. Fluisce attraverso noi come una potente marea. Le nostre parole sono fuse con una parola più vasta, una parola che un tempo fu fatta carne. Noi preghiamo, eppure non siamo noi che preghiamo, ma un Essere superiore che prega in noi. Qualcosa della nostra puntiforme identità è indebolito, mai perso. Tutto quello che possiamo dire è che la preghiera ha luogo e che a me è concesso di essere nel suo raggio d’azione. Nel santo silenzio noi ci inchiniamo all’Eternità, e sappiamo che la divina Attenzione teneramente abbraccia noi e tutte le cose nel suo amore persuasivo. Qui tutta l’iniziativa umana si trasforma in acquiescenza, e Egli lavora e prega e cerca se stesso attraverso noi, in una vita intensa e stimolante. Qui l’autonomia della vita interiore diventa completa e con gioia la preghiera parla attraverso di noi, cercatori della vita che attraverso noi fluisce nel mondo degli uomini. Qualche volta questa preghiera è specifica e siamo indotti a pregare per qualche particolare persona o per situazioni particolari con un’energia tranquilla o turbolenta che, considerata da un punto di vista soggettivo, sembra del tutto irresistibile. Qualche volta la preghiera e questa vita che fluisce attraverso noi raggiunge tutte le anime con una visione simile e le sorregge con tenera cura. Qualche volta fluisce fuori del mondo del cieco conflitto, e diventiamo Salvatori cosmici, alla ricerca di tutti quelli che si sono persi [45-46].

Indirizzare la vita attraverso la Luce interiore non si esaurisce come troppo spesso si pensa in speciali scelte di obiettivi particolari. Comincia prima di tutto con una grande revisione del nostro atteggiamento globale verso il mondo. Adorando nella luce noi diventiamo nuove creature, determinando risposte completamente nuove e straordinarie al nostro intero ambiente esteriore di vita. Queste risposte non sono frutto del ragionamento. In larga misura esse sono reazioni spontanee di un’avvertita incompatibilità tra i giudizi di valore «del mondo» e il Supremo Valore che noi adoriamo nel Centro profondo. Nella luce interiore si trovano sia un’istruzione globale sia insegnamenti specifici. L’illuminazione dinamica che viene dal livello più profondo si propaga nelle valutazioni del livello superficiale, ed ecco, «le cose di un tempo sono passate, ammira, sono diventate nuove».

Paradossalmente, questa istruzione globale procede in due opposte direzioni ad un tempo. Siamo liberati dalle ambizioni e dai legami terreni, contemptus mundi. E siamo sollecitati a un divino ma doloroso impegno nel mondo,amor mundi. Egli strappa il mondo dai nostri cuori, allentando le catene che ci opprimono. E getta il mondo nei nostri cuori, dove noi insieme a Lui lo portiamo in un infinito e tenero amore.

La seconda parte del paradosso si accetta oggi più facilmente della prima. Perché noi abbiamo paura che significhi un ritiro dal mondo, una fuga dal mondo. Temiamo una vita che si compiace in estasi di sensualità spirituale mentre le grida di un mondo bisognoso rimangono inascoltate. E qualche pagina di storia sembra rafforzare le nostre paure.

Ma c’è un sano e valido contemptus mundi che la Luce interiore realizza entro l’anima completamente fedele. Come diventano insignificanti e banali le posizioni di prominenza, le importanti situazioni di riconoscimento sociale che una volta pensavamo di ottenere! Le nostre vecchie ambizioni e i nostri sogni eroici: quanti anni abbiamo sciupato a nutrire il nostro insaziabile orgoglio personale, quando solamente la Sua volontà importa realmente! A quali deboli persone abbiamo affidato il nostro benessere, la nostra proprietà e sicurezza ora e nel passato, quando Egli è «la roccia del nostro cuore, e la nostra eterna eredità!» [47-48]

Ci sono molti quaccheri che seguono Dio per la prima metà della via. Molti di noi sono diventati religiosi in un modo altrettanto convenzionale e leggero di quello della gente di chiesa di tre secoli fa, contro la cui leggerezza, mediocrità e mancanza di ardore si scagliarono George Fox e i suoi seguaci con tutta la passione di una gloriosa e nuova scoperta e con tutte le energie di vite impegnate. In qualcuno, dice William James, la religione esiste come una noiosa abitudine, in altri come una febbre acuta. La religione come noiosa abitudine non è quella per cui Cristo ha vissuto ed è morto [53].

Alcuni uomini giungono ad una santa obbedienza attraverso le porte di una profonda esperienza mistica. E’ un’esperienza irresistibile cadere nelle mani del Dio vivente, essere invasi dalla sua presenza nella profondità del nostro essere, per essere, senza alcun avvertimento, completamente sradicati dalle nostre sicurezze e assicurazioni terrestri, ed essere travolti da una tempesta di incredibile potenza che lascia assolutamente senza difesa il vecchio sé orgoglioso, fino a quando non si grida: «Tutti i tuoi flutti e le tue onde sono passati sopra di me» (Sal. 42, 8). Allora l’anima è trascinata in un Centro Amoroso di ineffabile dolcezza, dove una calma ed inesprimibile pace ed una gioia estatica scendono su di noi. E allora si capisce perché Pascal nel mezzo del suo momento più grande ha scritto, la singola parola «fuoco» [56].

Non fraintendetemi. Il nostro interesse ora è per una vita di completa obbedienza a Dio, non per le meravigliose rivelazioni della Sua gloria che la Sua grazia concede solo ad alcuni. Eppure le sorprendenti esperienze dei mistici lasciano un residuo permanente, una volontà sottomessa a Dio e da lui posseduta.

Gli stati di coscienza sono fluttuanti. La visione sbiadisce. Ma l’obbedienza santa, attenta e disposta ad ascoltare, rimane, come il centro e il nocciolo di una vita inebriata da Dio, come il costante modello di una sobria vita quotidiana. E qualcuno è condotto allo stato di completa obbedienza per questa via quasi passiva, dove Dio solo sembra essere attore e noi sembriamo essere interamente agiti. E la nostra volontà viene completamente dissolta e resa arrendevole, essendo noi stabilmente fissati in Lui, e Ma in contrasto con questa via passiva alla completa obbedienza molte persone devono seguire quella che Jean-Nicholas Grou chiama la via attiva, dove dobbiamo combattere e come Giacobbe della Bibbia, lottare con l’angelo fino all’alba: la via attiva dove la volontà dovrà essere soggiogata alla volontà divina a poco a poco, pezzo a pezzo e progressivamente.

Ma il primo passo verso l’obbedienza del secondo tipo è quando si contempla con stupore lo spettacolo fiammeggiante di queste vite, come questa, come capita a tutti, dinanzi le biografie dei santi, i diari di Fox e dei primi Amici, dinanzi a esempi di vita, o di fronte ad un insistente versetto dei Salmi: «Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra» (Sal. 73, 25); o, ancora, la meditazione sulla straordinaria vita e morte di Gesú, un lampo di illuminazione o, nel linguaggio di Fox, tramite una grande manifestazione. Ma lo spettacolo di una vita assolutamente santa, qualunque sia l’occasione in cui si è data la possibilità di assistervi, è, ne sono convinto, la pervasiva, pressante invitante e persuasiva opera dell’Eterno [58-59].

Il secondo passo verso la santa obbedienza è questo: comincia dove sei. Obbedisci ora. Usa l’obbedienza di cui sei capace, per quanto piccola essa sia, anche se piccola come un granello di senape.

Comincia dove sei. Vivi questo momento presente, questa ora presente proprio dove sei seduto ora, in completa, assoluta sottomissione e apertura a Lui. Ascolta all’esterno queste parole, ma dentro, sotto la superficie, nei livelli più profondi della tua vita dove sei solo con Dio, l’Eterno Amoroso Uno, eleva una preghiera silenziosa: «Apri la mia vita. Guida i miei pensieri dove io non oso lasciarli andare. Ma tu osa. Sia fatta la tua volontà». Cammina nelle strade e chiacchiera con i tuoi amici. Ma ogni momento non superficiale deve essere di preghiera, offrendoti in continua obbedienza.

Il terzo passo o consiglio nella santa obbedienza, è questo: se tu scivoli e inciampi e dimentichi Dio per un’ora, e riaffermi il tuo vecchio io orgoglioso, e ti affidi alle astuzie della tua intelligenza, non passare molto tempo in rimproveri angoscianti e auto-accuse ma comincia di nuovo, proprio dove sei.

Una quarta considerazione nella santa obbedienza è tuttavia questa: non stringere i denti e i pugni per dire: «Lo voglio! Lo voglio!» Abbandonati, sciogli la stretta. Sottomettiti a Dio. Impara a vivere al passivo, una espressione dura per gli americani, e lascia che la tua vita sia voluta in te. Perché «Io voglio» non significa obbedienza [60].

Sono persuaso che l’esperienza quacchera della Presenza Divina tiene seriamente conto sia del tempo sia di ciò che è fuori del tempo, mentre il significato e il valore finale sono comunque collocati nell’Eterno, che è la stessa radice creativa del tempo. Perché «Ho visto anche che c’era un oceano di oscurità e morte, ma un infinito oceano di luce e amore scorreva sull’oceano di oscurità» [Fox].

La possibilità di questa esperienza della Presenza Divina, come fatto presente, che continuamente si realizza con i suoi effetti trasformanti e trasfiguranti sulla vita: questo è il messaggio centrale degli Amici. Una volta scoperto questo glorioso segreto, questa nuova dimensione del vivere, non viviamo semplicemente nel tempo, ma anche nell’Eterno. Il mondo del tempo non è più la sola realtà di cui siamo consapevoli. Una seconda Realtà ci avvolge, ci incalza, ci fa fremere, ci agita, ci dà energia, ci penetra e ci abbraccia entro di sé nell’amore, insieme a tutte le cose, . Noi viviamo le nostre vite a due livelli simultaneamente, il livello del tempo e quello dell’Eternità [91-92].

Dio sta nel momento presente. Nell’«Ora» noi sentiamo a casa, finalmente. Il vento agitato del tempo è calmato, i desideri nostalgici del pellegrino sulla terra nato in cielo, giungono a una sosta. Perché il nastro unidimensionale del tempo ha perduto la sua presa. E’ letteralmente sparito. Noi viviamo nel tempo, entro il nastro unidimensionale. Ma scopriamo che ogni momento presente è la continuazione di un Eterno Ora, e nell’Eterno Ora riceve una nuova valutazione. Non abbiamo semplicemente riscoperto il tempo; abbiamo trovato in questa santa immediatezza dell’Ora la radice e la fonte stessa del tempo.

Perché è l’Eterno che è la madre del nostro santo Ora, non solo, è il nostro Ora, e il tempo, come dice Platone è semplicemente una sua immagine mobile [96].

Il pervasivo Amore dell’Eterno Ora deve penetrarci in questo momento presente [100].

Di fronte a questa sofferenza cosmica e a questa responsabilità cosmica noi dobbiamo assumere la speciale responsabilità che nasce da una preoccupazione concreta. Per un Amico questa concreta preoccupazione individualizza la tenerezza cosmica. Porta a un centro definito ed finalizzato a qualche concreto obiettivo tutta quell’esperienza di amore e responsabilità che potrebbe svanire, nella sua genericità, in una vaga aspirazione verso un Paradiso dorato [108].

E’ un rendere specifica anche la mia responsabilità, in un mondo troppo vasto e in una vita troppo breve per affrontare tutte le responsabilità. Il mio amore cosmico, o il Divino Amante dentro di me, non può realizzare interamente il suo scopo, che è la salvezza universale, entro i limiti di settanta anni. Ma l’Amorosa Presenza non ci appesantisce egualmente con tutte le cose, ma con discrezione impone a ciascuno di noi pochi obiettivi centrali, come responsabilità scelte per empatia. Per ciascuno di noi queste imprese rappresentano la parte che noi condividiamo dei gioiosi fardelli dell’amore.

Perciò la condizione di avere una preoccupazione concreta [concern] ha un aspetto di primo piano e uno di secondo piano. Il primo è rappresentato dallo speciale obiettivo, l’unico illuminato, verso cui noi proviamo un desiderio e un’attenzione particolari. Questo è la preoccupazione concreta di cui parliamo o che presentiamo nell’incontro mensile. Ma esiste un secondo livello, o strato, di preoccupazione universale per tutta la moltitudine di buone cose che bisogna fare. Verso di esse proviamo un sentimento di partecipazione, ma siamo esonerati dal servizio attivo nella maggior parte di esse. Così non siamo sopraffatti dall’angoscia di fronte a bisogni disperatamente reali che non sono nostra diretta responsabilità. Non possiamo morire su ogni croce, né siamo tenuti a farlo [108-109].

Vorrei insistere su come una vita si semplifica quando è dominata dalla fedeltà a pochi impegni. Troppi di noi hanno troppi impegni. I nostri interessi di intellettuali che ci attraggono verso mille cose, e ci distraggono, e prima di accorgercene ci troviamo aggiogati e trascinati, senza fiato, da un programma troppo pesante, fatto di buoni comitati e buone iniziative. Sono persuaso che questa vita febbrile di uomini di chiesa non è salutare. Le iniziative ci si appiccicano addosso perché non riusciamo a dire di no ad un amico. Accettare di lavorare in un comitato gravoso dovrebbe realmente dipendere da una risposta ad un imperativo dentro di noi, e non semplicemente da un calcolo razionale dei fattori coinvolti. La vita orientata verso una preoccupazione concreta è ordinata e organizzata da dentro. E noi impariamo a dire no e sì ascoltando la guida della responsabilità interiore. La semplicità degli Amici ha bisogno di esprimersi non semplicemente nell’abbigliamento e nell’architettura e nel peso delle pietre tombali ma anche nella struttura di un programma di vita relativamente semplificato e coordinato per quanto riguarda le responsabilità sociali. Sono persuaso che le preoccupazioni concrete introducono quella semplificazione, e insieme ad essa quella intensificazione di cui abbiamo bisogno in opposizione alle affrettate, superficiali tendenze della nostra età.

Abbiamo cercato di scoprire i motivi della responsabilità sociale e della sensibilità sociale degli Amici. Non si tratta semplicemente della obbedienza ai comandi della Bibbia. Non è niente di terreno.

L’impegno sociale degli Amici è fondato su un’esperienza: un’esperienza dell’ amore di Dio e dell’impulso a portare la salvezza legata ai freschi stimoli di quella Vita. L’impegno sociale è la dinamica Vita di Dio all’opera nel mondo, resa speciale ed empatica ed unica, particolarizzata in ogni individuo o gruppo sensibile e tenero sotto la guida dell’amore. Un impegno iniziato da Dio è spesso sorprendente, sempre santo, perché la Vita di Dio penetra nel mondo. E questo avviene nella pace, nella potenza e in una fede e gioia straordinaria, perché l’Eterno opera nel mezzo del tempo con una serenità senza fretta, portando trionfalmente tutte le cose a sé [110-111].