Archivi categoria: Culto del Sabato

Benedizione per le migliaia di visitatori del sito

Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto (gen 32.26)

Raccolti nel dolore preghiamo per le famiglie delle vittime di Monaco di Baviera, perché il Signore dia loro la forza di superare questo momento tragico.ì

Cessare di uccidere.

Abolire le armi.

Opporsi al male facendo il bene.

Per fermare la violenza l’unica risorsa adeguata e’ la nonviolenza. I quaccheri!

Signore, non riesco a pregare, non so che cosa dirti, ho la testa piena di pensieri e problemi. Se mi fai venire in mente belle parole te le dico. Altriimenti ti prego così come lo fa una pianta. Un uccello. Un anarchico ribelle. Col silenzio! Altro che riti.

Diffondiamo la benedizione anche sui siti. che questo mese riscontrano un notevole successo di lettura: non abbiamo altro modo di ringraziare anche gli sconosciuti del web. Il duro lavoro di digitalizzazione sul socialismo religioso ha già un riscontro. Il resto lo affidiamo a Gesù. Ripreso anche la gestione del sito ANPI e le visite non sono mancate. E si tratta di locali.

Salmo 36

Bet
3 Confida nel Signore e fa’ il bene;
abita la terra e vivi con fede.
4 Cerca la gioia del Signore,
esaudirà i desideri del tuo cuore.

Ghimel
5 Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua opera;
6 farà brillare come luce la tua giustizia,
come il meriggio il tuo diritto.

Sabato alla Ragaz con la politica estera: SOS Amazzonia per Greenpeace International

https://ecumenici.wordpress.com/2016/07/23/sos-amazzonia-per-greenpeace/

Commenti disabilitati su Benedizione per le migliaia di visitatori del sito

Archiviato in Culto del Sabato

Un cattolico ricorda il quacchero Bori

Un cammino vivo

So già che, se capisco qualcosa, molto altro non capisco. So già che, se ricordo molto, e qualcosa comprendo, di una persona dal cammino singolare e profondo, molto altro non comprendo.

Pier Cesare Bori, filosofo morale e acuto ricercatore dello spirito, è morto a Bologna il 4 novembre, a 75 anni, di mesotelioma, tumore prodotto dall’amianto che aveva respirato a Casale Monferrato, da giovane: non vi abitava più dall’età di 21 anni.

Dal 1958 egli è l’amico che ho sentito più prossimo come cammino e ricerca, fin dalla giovinezza, quando, a Roma, ventenni, lavoravamo insieme nella Fuci. Abbiamo continuato a parlarci, io ad imparare. Questo è il mio unico titolo per parlare di lui. Alla nostra età si parte alla spicciolata, ma non ci si perde. Forse l’affetto fa velo all’intelligenza? Semmai può guidarla – io spero – a conoscere e comprendere.

Copio, a questo proposito, alcune sue righe da una lunga intervista, del 2001, su amore e sapienza, eros e sofia, che si trova in internet al suo nome e in www.ristretti.it/interviste/incontri/bori.htm.

«Il terzo passo [del suo insegnamento] è il Simposio, di Platone, in cui si parla dell’eros, del desiderio, dell’amore come una potente forza, un’oscura forza, che tuttavia non va distrutta ma va educata perché “eros – dice Platone – è desiderio di sapienza, di sofia”. Non c’è apposizione fra l’amore e la sapienza, ma non bisogna pensare che istinto e conoscenza sono l’opposto: sono diversi, sono profondamente diversi, ma l’istinto, educato, tende alla conoscenza. È un discorso molto complesso, però è un’intuizione di enorme importanza, perché è un’intuizione che afferma l’esistenza in ciascuno di una potenza capace di conoscere.

Questa potenza viene già enunciata nella Caverna ma viene spiegata, secondo la mia lettura, nel Simposio come eros, quindi c’è un primato, in un certo senso, con l’immagine dell’uomo nell’antropologia che io presento, del desiderio, dell’emozione, più che dell’intelligenza pura.

Uno può avere molta intelligenza ma non capire niente, se non ha potenti affetti che sorreggono questa intelligenza, quindi gli affetti sono pericolosi, potremmo dire che dinamizzano riecheggiando la parola dinamis, la parola potenza. Ma sono anche un potente propulsore che ci spinge verso la conoscenza».

Nel testo intero c’è molto di tutto il suo pensiero e metodo.

 

 

Camminare

In molte comunicazioni dei giorni successivi alla sua morte, la parola a riguardo di Bori che mi viene più frequente è “cammino”. Ha molto camminato, traversando regioni della cultura, della storia, della vita spirituale dell’umanità senza confini, ha camminato anche soffrendo, ma libero, serio, onesto, rigoroso, colto, e anche semplice, sorridendo di sé, senza nulla sdegnare (salvo le ipocrisie) delle regioni spirituali che percorreva, dovunque raccogliendo e scambiando beni.

Vedo nella sua vita un valore proponibile a chiunque ha cuore e mente in movimento e ricerca. La sua esperienza è significativa e indicativa nella travagliata transizione spirituale, morale, intellettuale del nostro tempo, e dei cristiani. Ha avuto il senso della realtà e delle sue misure non disgiunto dal senso della grandezza delle verità, che ispirano e orientano i passi concreti del pensare e del vivere, degli affetti, del servizio.

Ho abbozzato, nei primi tentativi di raccogliere il suo lascito, questa interpretazione: Pier Cesare ha superato “religiosamente” la religione. Bonhoeffer vedeva la necessità di un “cristianesimo non religioso”. Credo che Pier abbia vissuto ed espresso questa via.

 

 

Studiare e insegnare

Altri ricostruirà con precisione il suo cammino di studioso, ricercatore accurato sul piano storico e filologico, e mostrerà l’ampiezza dei suoi interessi religiosi, morali, per la pace nonviolenta. Bastino qui pochi cenni: la chiesa delle origini e la patristica, la storia dell’interpretazione biblica, il consenso etico tra le culture, la pluralità delle vie, i diritti umani, l’opposizione alla pena di morte e alla guerra, la spiritualità americana, cinese, giapponese (viaggiò e insegnò in questi continenti), la Bibbia, il movimento dei quaccheri (al quale appartenne senza rinnegare il cattolicesimo; diceva che quella dei quaccheri era «l’unica forma decente», o la più decente, di cristianesimo), il dialogo con l’islam, la pratica buddhista, Pico della Mirandola, Freud, Tolstoj, Gandhi, Simone Weil, Schweitzer… Guardando la sua bibliografia si vedrà quante finestre ha aperto a chi era in contatto con lui.

Insegnava filosofia morale nell’Università di Bologna (diceva: «Faccio scuola elementare universitaria», e qualcuno credeva che questo fosse poco) soltanto (!) leggendo, analizzando e commentando i grandi testi da tutte le sapienze umane, di ogni tempo e luogo, il più possibile nelle lingue originali, che imparava. E faceva scuola in carcere, con lo stesso metodo dell’università (vedi Lampada a se stessi), soprattutto con i carcerati immigrati, i quali spesso scoprivano grazie a lui la dignità della cultura e della spiritualità dei propri popoli, e lo ricambiavano di amicizia e fiducia totale.

 

Morire da vivi

Nella sua ultima mail collettiva a un gruppo di amici, scriveva il 24 ottobre:

«Eccomi! Mi commuove sentire la sollecitudine di tanti cari, vecchi amici, per la mia salute. Devo affrontare una recidiva del mesotelioma, provando con una seconda chemioterapia, il cui esito non è affatto certo. Questa chemio – oppure la malattia in sé – comporta vari malesseri e disagi fra cui un grande gonfiore del ventre. Quando ho saputo della recidiva, da cui non si guarisce, anche se si può provare a curare, ho scritto un testo autobiografico, che ho chiamato CV, curriculum vitae, con ironia. Se qualcuno di voi non ce l’ha e lo vuole, gli mando un pdf. Uscirà presto da Il Mulino, e ci sarà anche un dvd, con molte mie foto. In tutto c’è molto “io” e “mio”, ma affidati e come dissolti in una quantità di rapporti e di amicizie.

Non mi mancano le risorse spirituali per affrontare queste difficoltà: la semplice preghiera di invocazione, la meditazione che ti aiuta a sorridere delle cose che passano. Ma ci sono e ci saranno momenti di angoscia e o di paura o di dolore fisico in cui è difficile attingere a quelle risorse, mentre vorrei vivere al meglio anche quei momenti. Forse qualcuno di voi ha dei suggerimenti da darmi… Comunque, forza a noi tutti! Un saluto caro a tutti, Pier Cesare».

Il 14 settembre passai a casa sua: Pier coi suoi compagni di lavoro e allievi in cerchio – c’ero anch’io sulla porta – consegnava, in qualche modo, l’eredità della sua vita, illustrando il suo CV in bozze. Non lo perdiamo, noi suoi amici. I morti cari li abbiamo così vicini che non si vedono.

Mi scrive l’amico e medico che era con lui l’ultimo giorno:

«Pier ha avuto momenti di sofferenza molto lenita e di bella vigilanza. Ad un certo momento, eravamo tutti piuttosto sereni, abbiamo trovato all’hospice una Bibbia e mi ha detto di leggere la prima lettera di Giovanni. Dopo che sono arrivato a leggere 2,9-11, mi ha detto di fermarmi. “Di’ qualcosa”, ha aggiunto. Giro l’invito a tutti noi».

Copio questi versetti. Ognuno può vedere la parte che li precede e li segue:

«Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v’è in lui occasione di inciampo. Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi» (1Gv 2,9-11).

Pier amava un altro versetto del vangelo di Giovanni, caro ai quaccheri: «Era la luce vera, che illumina ogni uomo che viene nel mondo» (1,9).

È stato un sapiente morire, quello di Pier Cesare: per nulla facile, ma consapevole, sereno, calmo, preparato, persino sorridente. Ce lo ha dimostrato in questi ultimi tempi.

 

Un grato saluto

Il funerale di Pier Cesare Bori, il 7 novembre, è stato poco funebre, e piuttosto un grato saluto corale, tenendo noi in cuore, con mite letizia, con rappacificata tristezza, la memoria di ciò che ci ha dato. Per sua volontà non ci sono stati discorsi, né alcun segno religioso, «per non escludere nessuno», e così abbiamo vissuto un incontro profondamente religioso, se questa parola, anziché confessionale, rituale, sacrale, vuol dire intimo, spirituale, se significa la ricerca di quel bene che chiama e unisce gli spiriti nella pluralità delle vie. Eravamo tanti all’Archiginnasio. La Bologna della cultura e dell’umanità ha dato un saluto amichevole e un riconoscimento autorevole a Pier, in semplicità e amicizia.

Aveva chiesto dieci minuti di silenzio (secondo il culto usuale dei quaccheri, senza nominarli), che sono stati di intensa comunione fra i presenti, aperta a quel mondo di relazioni larghe, nel tempo e nello spazio, che Pier Cesare ha vissuto. L’amicizia è stata la preghiera che ha unito tutti, chi prega e chi non prega, chi prega in un modo e chi in un altro. Amicizia e com-passione sono quelle luci che ci conducono oltre le povertà, le miserie, gli smarrimenti – e anche le atrocità – del quotidiano: alcuni danno all’amicizia e alla com-passione il nome di Dio, altri le accolgono come il maggior bene della vita.

Come nel necrologio, così oggi i familiari hanno denunciato in due parole che è stato l’amianto respirato da giovane a togliere il respiro a Pier Cesare, dopo tanto tempo. Tra i desideri di Pier Cesare per il suo commiato c’è anche che i suoi amici cattolici, se vogliono, possono ricordarlo in un’eucaristia, in una preghiera.

Come Pier ha desiderato, siamo rimasti a lungo nel cortile conversando con i tanti amici e conoscenti che lui morendo ha radunato. Per me, quella di Pier è stata la morte di un sapiente, nel senso più sobrio e serio della parola. È un insegnamento per tutti, specialmente per chi di noi è più avanti nella scuola della vita e sempre cerca di imparare dai veri sapienti. Gli ho posato un bacio sulla fronte, per dirgli grazie.

Qualcuno ha notato che il 7 novembre, è il giorno della morte, nel 1910, del “suo” Tolstoj. Qualcuno ha ricordato mentalmente il “Saluto al morto” di Aldo Capitini, come le preghiere di tutte le religioni e di tutte le spiritualità umane quando uno di noi «esce dal tempo», valica quel colle, là dove non vediamo e non sappiamo, ma un poco attendiamo e speriamo − perché ci sono delle promesse – una luce che dia compimento e pace a questo nostro cammino.

Da questo suo morire nella cerchia amicale, come Socrate, ma nella trafittura della carne, come Gesù, che Pier ha detto di aver contemplato nella malattia, dalla croce accanto alla sua, ho riflettuto che morire (se non tronca un cammino ancor giovane) diventa ad un certo punto necessario per sigillare e completare il cammino di una vita. Carlo Maria Martini ha detto che diventa necessario per affidarsi pienamente. Solo con questo ultimo e totale dono di sé, nella fiducia piena verso la realtà nota e ignota, pur nel buio, nel freddo, e nella perdita (del resto, quando nascemmo fu per noi la stessa esperienza), noi ci possiamo davvero consegnare, possiamo restituire noi stessi al mistero della vita, che tanto ci ha donato e anche richiesto.

Non occorrono dottrine e ortodossie, meno che mai gerarchie e mediazioni sacerdotali, per aiutarci reciprocamente a vivere quel momento che tutti ci accomuna e affratella. Che sia il morire donandoci, con fatica e dolore, con resistenza e paura, ma in fondo con l’atto di amore più intero che sia possibile a noi, che sia quello il luogo dell’incontro universale, dell’uguaglianza giusta, e della pace? «Pier è nella pace», diceva il messaggino dell’annuncio.

Qualcuno disse che la filosofia è preparazione alla morte. Sarà. Ma soprattutto la vita di ricerca – la sola degna d’essere vissuta, per Socrate – è talmente tesa alla pienezza del bene e dell’amore (cioè il bene per tutti), che riempie di vita anche la morte. Così mi suggeriscono e incoraggiano sempre di nuovo le vite migliori di cui ho avuto notizia, tra le quali è la vita e il cammino di Pier Cesare Bori, amico caro.

Commenti disabilitati su Un cattolico ricorda il quacchero Bori

Archiviato in Culto del Sabato

Libertà di adozioni gay e per le famiglie arcobaleno

 

Alessandro ha chiuso il meeting ultimo sulle donne sulla Bibbia e apre oggi

 

Il tema delle adozioni a coppie omosessuali è un tema complesso che ha infiammato il dibattito dei mesi passati e che ha visto lo stralcio dalla legge sulle unioni civili della stepchild adoption. A mio avviso quella legge avrebbe dovuto essere più coraggiosa come per esempio è stato fatto ormai da diversi anni in Spagna, con la semplice equiparazione di diritti e doveri fra coppie di sesso opposto o dello stesso sesso. La scelta di fondare la nostra società sulla famiglia è una scelta di tipo culturale e non “naturale” in quanto in quasi nessun’altra specie animale esiste un forma di aggregazione paragonabile a quella umana. Animali maschi e femmine si uniscono solo per l’accoppiamento e poi ognuno va per la sua strada (al contrario ci sono molti comportamenti omosessuali).

Per quanto mi riguarda, condivido la scelta-famiglia, fatta dai nostri antenati e appunto dato che si tratta di una scelta, oggi penso che possiamo “scegliere” di creare delle famiglie in modo diverso dalla tradizione. Dunque ribadisco il valore fondante dell’aggregazione famigliare di tipo monogamo, ma nell’evoluzione sociale e culturale della nostra specie, ritengo che la famiglia possa essere formata anche da due uomini o due donne. Qualcuno potrebbe dire perché non da tre o quattro allora? No so rispondere, ma al momento ritengo difficile gestire le dinamiche di una siffatta realtà dato che è già complesso andare d’accordo con un’altra persona figuriamoci con due o tre. Se però fra qualche decennio qualcuno troverà una forma diversa e egualmente gratificante dello stare insieme, perché non cambiare? Per il buddisimo tutto è impermanente comprese anche le nostre scelte sociali…

Venendo allo specifico della possibilità di avere figli per le coppie omosessuali, prima di tutto aprirei il più possibile alle adozioni vista e considerata l’enorme quantità di orfani esistenti al mondo. Sicuramente per questi bambini si offrirebbe una nuova e migliore opportunità di esistenza e per i genitori adottivi la possibilità della loro accoglienza. Va senza dubbio prevista l’adozione da parte di uno dei genitori del figlio/a dell’altro/a per esempio avuto da precedenti relazioni o inseminazione artificiale (cosa assai diffusa e alquanto celata dal dibattito in Italia). Per quanto riguarda la cosiddetta pratica dell’utero in affitto (che brutto nome, fra l’altro) non ci vedo nulla di male se si tratta di un’offerta gratuita da parte delle donne, della loro capacità generativa. Non si capisce perché offrire il proprio sangue o un rene va bene, mentre offrire il proprio utero no. Diverso e ovviamente vede la mia contrarietà è il caso in cui questa pratica sia oggetto di mercificazione, ma questo vale anche per tutti gli altri organi e per le tratte che purtroppo esistono da sempre nel mondo e che vanno combattute come per tutte le altre illegalità.

Alessandro13419099_1353744304653689_6851402576477892446_n

1 Commento

Archiviato in Culto del Sabato

shabbat shalom coi 74.000 visitatori del sito

Dio ci diede la sua parola da cui va riconosciuta la sua volontà. La Bibbia dev’essere letta e ponderata, ogni giorno nuovamente.

D. Bonhoeffer

Per noi quaccheri che riconosciamo lo Spirito Santo l’autorità assoluta, Dio continua a parlare anche oggi e non solo migliaia di anni fa nella Bibbia. Ascoltiamo la voce del fratello e della sorella in cui si incarna la guida divina. Dio è vivente e non è muto e parla per mezzo di noi.
Amen
Preghiamo per ciascuno di noi che legge affinché le benedizioni dal Cielo ci accompagniano nel nostro quotidiano. Abbiamo come unica guida lo Spirito che ci resta fedeli nonostante i nostri limiti umani

Salmi 34

Espressioni di lode per la liberazione
1S 21:10-15 (Sl 33:18-22; 84:11-12; 91) 1P 3:9-12; Pr 14:26-27
1 Di Davide, quando si finse pazzo davanti ad Abimelec e, scacciato da lui, se ne andò.
Io benedirò il SIGNORE in ogni tempo;
la sua lode sarà sempre nella mia bocca.
2 Io mi glorierò nel SIGNORE;
gli umili l’udranno e si rallegreranno.
3 Celebrate con me il SIGNORE,
esaltiamo il suo nome tutti insieme.
4 Ho cercato il SIGNORE, ed egli m’ha risposto;
m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore.
5 Quelli che lo guardano sono illuminati,
nei loro volti non c’è delusione.
6 Quest’afflitto ha gridato, e il SIGNORE l’ha esaudito;
l’ha salvato da tutte le sue disgrazie

Preghiamo con gli atti dei martiri di Lione ricordano quelli di oggi di Siria

Siria: i cristiani formavano poco meno del 15% della popolazione (circa 1,2 milioni di persone) sotto il censimento del 1960, ma non si è tenuto nessun censimento più recente. Stime correnti li stabilizzano al 10% circa della popolazione (2.100.000), grazie alla natalità inferiore e ai più alti livelli di emigrazione rispetto ai compatrioti musulmani.: Preghiamo con le parole dei martiri di Lione per la loro distretta e persecuzione religiosa. Se taciamo non diamo possibilità allo Spirito di agire.

(…) .24 “Dopo alcuni giorni gli empi torturarono di nuovo il martire, pensando che, se avessero applicatoi medesimi strumenti di supplizio sulle sue carni ora che avevano visto enfie e ustionate, avrebbero avuto ragione di lui,m visto che non poteva sopportare neppure d’essere sfiorato con la mano; o altrimenti , se fosse perito sotto le torture, il fatto avrebbe atterrito gli altri. Quanto a lui, non gli accadde invece proprio niente del genere; anzi, contro ogni umana aspettativa, il misero corpo si sollevò e raddrizzòsotto i successivi tormenti e riacquistò il primitivo aspetto e l’uso delle membra, cosicché quella seconda tortura gli fu, per grazia di Cristo, non già un supplizio ma rimedio. (…)

Lessico cristiano
Airo ossia innalzare (gesto del giurare) o togliere (i peccati)

Sollevare da terra, innalzare b) sollevare (per) portare c) portare via, togliere.
Nell’accezione fondamentale di sollevare (a) il verbo è usato solo nel linguaggio religioso nel N.T. per indicare il gesto del giuramento. (Apoc 10,5), il gesto dell’orante che alza gli occhi al cielo Io11,41 e la preghiera nella sua espressione più semplice ed essenziale Act 4,24
Il significato di (assumere e ) portare (b). L’espressione fa da contrapposto all’altra “portare il giogo della Torà, dei comandamenti ecc. e designa l’obbedienza alla volontà di Dio annunziata da Gesù. In Mc 8,34 sono rappresentati metaforicamente lo spirito di abnegazione e la disposizione al martirio che devono animare i seguaci di Gesù. Metaforica è anche l’espressione di Mt 4,6 a indicare la protezione da parte degli angeli custodi.
Col significato di portare via, togliere © il verbo è usato nel N.T. nelle seguenti espressioni di chiara intonazione religiosa. Riferito alla morte in Act 8,33. Ancora alla morte, difficilmente alla separazione dei discepoli dal mondo: Io 15,15,all’esclusione della salvezza  Mt 21,43, dalla scienza Lc 11,52, alla consumazione del giudizio Act8,33, alla croce di Cristo che ha cancellato il nostro debito Col 2,14, all’espiazione del peccato; 1 Io 3,5. Si è discusso per molto tempo se nell’espressione giovannea di Io 1,29 il verbo vada inteso  nell’accezione di “portare” (v. 2) oppure in quella di “togliere” (v. 3). In entrambi i casi si tratta sempre dell’espiazione dei peccati altrui; soltanto è diverso il mezzo “portare il peccato” significa espiarlo sopportandone vicariamente la pena; “togliere il peccato” significa invece, annullarlo con uno strumento efficace di espiazione. Se in Io 1,29 il senso originario indica il “servo di Jahvé” la frase alludeva certo alla sopportazione vicaria della pena del peccato . (Confronta Is 53,12 Egli ha preso su di sé i peccati dei molti Is 16,11; Ma l’evangelista ha inteso sottolineare la cancellazione del peccato ad opera  della morte espiatrice di Gesù. La sua frase va perciò così tradotta: ecco l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (attraverso la forza espiatrice del suo sangue, cfr 1Io 1,7)

La Storia non è mai a senso unico: Sabato alla Ragaz col Malawi

In Malawi le persone albine vivono un calvario quotidiano
Le Monde, Francia

Non solo scherzi, battute e maltrattamenti, la loro differenza significa spesso la morte. In Malawi le persone colpite da albinismo – un’anomalia genetica ereditaria caratterizzata da una depigmentazione della pelle legata all’assenza di melanina – vivono nella paura, esposte a violenze di ogni genere. Nel paese africano sono tra settemila e diecimila le persone coinvolte.

In un rapporto del 7 giugno, Amnesty international denuncia “un’ondata senza precedenti di attacchi brutali”, alimentata da pratiche rituali e dalla passività delle autorità di questo stato dell’Africa australe chiuso ira il Mozambico, lo Zambia e la Tanzania. Tuttavia, le autorità di Lilongwe, hanno giudicato “scorrette” le accuse di lassismo nei confronti delle violenze.

Dal novembre 2014 almeno 18 persone sarebbero state uccise e cinque altre rapite, secondo l’organizzazione di difesa dei diritti umani, che precisa che aprile 2016 è stato il mese più cruento con quattro omicidi. Neanche i bambini piccoli sono risparmiati.

Crudeli superstizioni

Cacciati come animali, gli albini sono preda di bande criminali che commerciano le loro membra, in particolare le loro ossa. Queste, vendute ai guaritori tradizionali, servono a preparare pozioni magiche che dovrebbero portare ricchezza, felicità e fortuna.

Finora questo orrendo traffico era concentrato in Tanzania, ma ha finito per estendersi al Malawi, dove i crimini sono raramente oggetto di un’inchiesta e dove le sanzioni sono più lievi, sottolinea The Economist. Nella maggior parte dei casi gli omicidi non sono compiuti dai guaritori, ma dalla popolazione locale alla quale viene promessa una generosa somma di denaro (fino a 75mila dollari per un intero corpo). Talvolta sono implicate le stesse famiglie, allettate dal profitto e perché non danno molto valore a dei bambini affetti da albinismo, spiega un esperto citato dalla rivista inglese.

Per le ong la fine di questa violenza potrà arrivare solo attraverso una maggiore sensibilizzazione, perché molto spesso le persone con albinismo sono considerate come una maledizione e dunque non umane.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Commenti disabilitati su shabbat shalom coi 74.000 visitatori del sito

Archiviato in Culto del Sabato, Sabato alla Ragaz

Shabbat Shalom coi quaccheri italiani

Oggi alle ore 15 meeting zoom informale: prenotati con un SMS al 392 1943729 per conoscere il numero del meeting che possiamo comunicare solo alle ore 14.45

Siamo arrivati al 33esimo sabato/ Salmo insieme: abbiamo motivo di ringraziare il Signore per questa testimonianza che oggi si irrobustisce col lavoro digitale sul socialismo religioso.
Una manciata di persone di fronte ad un oceano … abbiamo bisogno della sua presenza.

Salmi 33

Di Davide, quando si finse pazzo in presenza di Abimelech e, da lui scacciato, se ne andò.

Alef
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

Bet
Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

Ghimel
Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

Dalet
Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.

He
Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.

Zain
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.

Het
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.

Tet
Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Iod
Temete il Signore, suoi santi,
nulla manca a coloro che lo temono.

Caf
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

(…)
Martirio di Giustino, Caritone, Carito, Evelpisto, Ierace, Peone, Liberiano e della loro comunità

1. Al tempo degli iniqui decreti dell’idolatria i santi su menzionati furono tratti in arresto e fatti comparire davanti al prefetto di Roma, Rustico.
(…)
5 1. Il prefetto fa a Giustino: “Se saria fustigato e decapitato, credi che salirai in cielo? 2. Rispose Giustino: “Confido di ottenerlo con la mia perseveranza, se non cesso di perseverare. So che questo è riservato a quanti hanno vissuto rettamente, ma soltanto alla conflagrazione del mondo”. 3. Il prefetto Rustico domandò “Comunque lo pensi, salirai al cielo?”. Rispose Giustino: “Non lo penso: ne sono assolutamente convinto” 4. Il prefetto Rustico disse: ” Se non obbedite sarete giustiziati” 5. Ribatté Giustino: E’ nei nostri voti d’essere salvati, una volta giustiziati”, Il prefetto Rustico sentenziò : “Quando non hanno voluto sacrificare agli dei siano fustigati e condotti all’esecuzione secondo la procedura di legge”.
6. I santi martiri rendendo gloria a Dio vennero al solito luogo delle esecuzioni e portarono a compimento la loro testimoni9anza con la professione di fede nel nostro Salvatore, al quale è gloria e potenza insieme con il adre e lo Spirito Santo ora e nei secoli dei secoli. Amen

Sabato alla Ragaz: politica estera

Jakob Künzler e gli armeni

Testimone del genocidio, nato a Hundwil nell’Appenzello, infermiere e medico a Urfa, nel sud dell’Anatolia, salvò con la moglie Elisabeth migliaia di orfani armeni

(Paolo Tognina) Nella primavera del 1915, mentre in Europa infuriava la Prima guerra mondiale, in Turchia si consumò un’immane tragedia che costò la vita a oltre un milione di persone. La popolazione armena che per secoli aveva vissuto sotto il dominio ottomano fu vittima di un crimine su vasta scala, organizzato in modo sistematico. “Il mio popolo giace sul banco del macellaio”, balbettò la massima autorità religiosa armena in mezzo a un fiume di lacrime mentre uomini, donne e bambini venivano uccisi senza pietà o trascinati a morire in mezzo al deserto.

Da Basilea a Urfa
Jakob Künzler, originario dell’Appenzello, aveva seguito a Basilea, nell’Istituto evangelico per diaconi, una formazione in campo infermieristico. Quando, sul finire dell’Ottocento, ci furono i primi pogrom contro gli armeni, venne mandato, insieme al medico basilese Hermann Christ, a lavorare nel piccolo ospedale di Urfa, fondato nel sud della Turchia dal missionario evangelico tedesco Johannes Lepsius.
A Urfa, Künzler curò persone di ogni religione e gruppo etnico, imparò l’armeno, il turco, l’arabo, il curdo e l’inglese. Con la sua instancabile prontezza nell’aiutare e la sua indole affabile, si guadagnò la fiducia di molte persone di tutti gli strati sociali e di tutte le comunità religiose.

In mezzo alla tragedia
Poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, il medico svizzero dell’ospedale di Urfa rientrò in patria per un congedo. Künzler rimase solo, con la moglie, Elisabeth, a continuare il lavoro. Tenne aperto l’ospedale, curò i feriti di guerra e visitò i malati durante l’epidemia di tifo.
Quando ebbe inizio lo sterminio, Elisabeth Künzler – che aveva buone relazioni con molte donne musulmane – riuscì col loro aiuto a portare al sicuro ad Aleppo donne e bambini armeni. Per due anni la collaboratrice danese di Künzler, Karen Jeppe, tenne nascosti sette uomini armeni. E il domestico musulmano dei Künzler, Alì, provvide a portare cibo a diverse persone nascoste.
Impegnato ogni giorno a portare pane e indumenti ai deportati, a ricucire le loro ferite e a occuparsi di malati in preda a delirio febbrile, Künzler annotò nel suo diario ciò che vedeva e sentiva. Oggi è considerato a livello internazionale uno dei più importanti testimoni del genocidio armeno. Raccolse innumerevoli testimonianze, al punto che non poté esserci più alcun dubbio: non stava avvenendo un massacro come altri, le uccisioni erano decise dalle autorità centrali ottomane che coordinavano le operazioni mandando gli ordini attraverso la rete telegrafica. In quel modo, fu “cancellato in modo pianificato e deliberato un intero popolo”.

L’esodo degli orfani
La resistenza dei dignitari locali fu inutile. Il cadì di Urfa fu trasferito per motivi disciplinari essendosi rifiutato di eseguire gli ordini di deportazione. Inutilmente i musulmani conservatori dissero che ciò che veniva fatto agli armeni era in contraddizione con il Corano. Anche Jakob e Elisabeth Künzler non poterono fermare le uccisioni, ma solo prestare aiuto, lenire le sofferenze, nascondere e proteggere un certo numero di persone.
Terminata la Prima guerra mondiale, quando la persecuzione degli armeni rimasti riprese con rinnovato vigore, i Künzler riuscirono con un’azione temeraria a portare in salvo, oltre il confine, verso il Libano, circa ottomila orfani. Costretti a chiudere e abbandonare l’ospedale di Urfa, continuarono la loro missione di aiuto agli armeni nell’orfanotrofio di Ghazir, in Libano, sostenuto da organizzazioni svizzere e americane.
Il diario di Jakob Künzler, “Im Lande des Blutes und der Tränen”, pubblicato la prima volta nel 1921, è stato riedito a Zurigo (Chronos Verlag) da Hans-Lukas Kieser, nel 1999 e ristampato più volte

Jakob20KC3BCnzler20small

 

Commenti disabilitati su Shabbat Shalom coi quaccheri italiani

Archiviato in Culto del Sabato, Sabato alla Ragaz

Il Sabato coi martiri antichi… shabbat shalom

Martirio di Policarpo

(…)
1.1 Abbiamo voluto narrarvi per iscritto, fratelli, la vicenda di quanti hanno testimoniato la fede e del beato Policarpo, che con la sua testimonianza , quasi ne apponesse il sigillo, pose fine alla persecuzione. In effetti, pressochè tutti i fatti precedenti ad esso ebbero luogo perché il Signore dell’alto potesse mostrarci quale deve essere la vera testimonianza secondo l’insegnamento del Vangelo. 1,2 Policarpo, differì, al modo del Signore, la propria consegna alle autorità, perché anche noialtri divenissimo suoi imitatori, guardando non solo a noi stessi, ma pure al nostro prossimo. E’ infatti segno di amore vero e saldo il desiderare non solo la propria salvezza, ma anche quella di tutti i fratelli.
2.1 Beate dunque e nobili tutte le testimonianze che sono state rese secondo il volere di Dio. Bisogna infatti che noi si sia assai prudenti e si rimetta a lui la completa giurisdizione su tutto. 2.2 In effetti, chi non sarebbe ammirato dinanzi al coraggio e alla resistenza loro e alla loro devozione verso il Signore? Con le carni consumate dai flagelli, tanto da farsene visibili le interne strutture sino alle vene profonde e alle arterie, essi hanno sopportato la tortura al unto da muovere i presenti alla pietà e al pianto; e a tale estremo coraggio sono giunti, che nessuno di loro ha emesso voce nè gemito, mostrando a noi tutti che in quell’ora, nella quale veniamo tormentati, erano assenti dalla propria carne i valorosissimi testimoni di Cristo, o meglio, che il Signore era presente per parlare con essi.
(…)
Amen

Preghiamo per la ricerca cristiana in corso non solo verso il lessico neotestamentario, affinchè possiamo capire il frutto dello spirito nei secoli con le Scritture ma anche la testimonianza dei socialisti religiosi che si sono impegnati nel dare una dimensione non individualista alla Fede nel Messia del Regno. Nuovi traguardi ci sono dinnanzi e riprendiamo al Sabato la politica estera come esempio ereditato da Ragaz e la sua comunità emancipata dai riti.

Salmi 32

1 Esultate, giusti, nel Signore;
ai retti si addice la lode.
2 Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.
3 Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.
4 Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
5 Egli ama il diritto e la giustizia,
della sua grazia è piena la terra.
6 Dalla parola del Signore furono fatti i cieli,
dal soffio della sua bocca ogni loro schiera.
7 Come in un otre raccoglie le acque del mare,
chiude in riserve gli abissi.
(…)

Lessico cristiano:Airesis ossia dottrina o scuola o anche la comunità degli Esseni o eresia

Airesis ossia dottrina o scuola o anche la comunità degli Esseni o eresia

  1. AIRESIS NELLA GRECITA’ CLASSICA E NELL’ELLENISMO

Airesis deverbale di airein nella grecità classica può significare a) presa per es. di una città b) scelta (dal medio aireomai): in generale la possibilità di scegliere anche per una carica; inclinazione c) decisione impresa, proposito diretto a un fine, quasi come proairesis. Quest’ultima accezione si è mantenuta nell’ellenismo, dal quale è passata nella letteratura cristiana.

Da questo significato fondamentale deriva l’accezione “oggettiva” di airesis, prevalete nell’ellenismo ossia di a) dottrina b)scuola. La airesis del filosofo, che nell’antichità comporta sempre anche l’adozione di una particolare norma di vita, ha come oggetto determinati dogmata, ai quali gli altri concedono la loro proskilisis. Essa si presenta come dottrina di una scuola.  Cfr il titolo di un’opera di Antipatro di Tarso (secc II a.C.) e lo scritto di Crisippo (Diog. L. VII 191) e inoltre le designazioni delle scuole filosofiche come aireseis in Polyb V 93,8 (peripatetici). Gli elementi essenziali e costitutivi di questa società sono: la formazione della airesis, nel seno di una comunità più vasta che la comprende e quindi la sua delimitazione da altre scuole; l’autorità assoluta, pacificamente riconosciuta, di un maestro; una dottrina in parte dogmatica accettata e in parte soggetta a libera discussione; il carattere privato di tutto ciò.

  1. AIRESIS E MIN NEI LXX E NEL GIUDAISMO

Nei LXX la parola airesis è usata piuttosto raramente e sempre nell’accezione generica di scelta (per libera scelta, volontariamente) come traduzione dell’ebraico n daba. Più importante è il significato della parola nel giudaismo ellenistico e rabbinico. Non fa meraviglia che Filone usi airesis per indicare tanto una scuola filosofica greca (p. es. Plant 151) quanto i Terapeuti, presentati come una sublime comunità filosofica (p. es. Vit. Cont. 29). Analogamente Giuseppe designa come Airesis la comunità degli Esseni (Bell. II 118) e in genere ogni setta religiosa ebraica, da lui concepita alla stregua delle scuole filosofiche greche: Esseni, sadducei e Farisei. Anche se sulla scelta di Giuseppe può aver influito la tendenza ad equiparare concetti diversi, essa era tuttavia giustificata dalla effettiva analogia strutturale fra le “scuole” palestinesi-giudaiche e quelle greche.

Il termine equivalente nel giudaismo rabbinico è min, che significa tanto airesis quanto airetixos (min per lo più indica la setta). In Giuseppe è anzitutto una designazione generica delle varie correnti correnti e fazioni giudaiche, ma poiché alcuni minim si allontanavano dalla tradiuzione rabbinica e ortodossa, ben presto la parola fu usata in malam partem per indicare come “eretici” determinati partiti e sette avversate dai rabbini. E’ questo il significato della parola negli scritti rabbinici databilidalla fine del sec II d. C., per es. nella Boirkat hamminim che probabilmente fu inserito nella preghiera delle Shemoné Esre verso la fine del sec I. Alla fine del sec. II la parola subisce un’ulteriore trasformazione semantica e passa a designare non più gli appartenenti alle sette giudaiche, bensì gli infedeli, soprattutto gli etnico-cristiani e gli gnostici. Altro termine di significato analogo usato dai rabbini è mahaloqet , che però indica quasi sempre le beghe e i dissensi personali e quindi corrisponde meglio al greco scisma, mentre l’esatto equivalente di airesis è min.

  1. AIRESIS NEL N.T.

In relazione a questo addentellato ellenistico e giudaico va analizzato e compreso il valore semantico di airesis negli scritti neotestamentari.

  1. L’uso di airesis negli Atti corrisponde esattamente a quello di Giuseppe e dei più antichi resti rabbinici. Anche il cristianesimo è definito dagli avversati come una airesis.
  2. L’addentellato greco-giudaico non può tuttavia spiegare l’origine del peculiare concetto cristiano di eresia. Quest’ultimo infatti non ha subito una evoluzione parallela a quella del corrispondente rabbinico min, ossia non è stato prima la designazione generica e neutra di qualunque “scuola” e poi, sensu malo, denominazione delle scuole non ortodosse. Il cristianesimo ha guardato sempre con sospetto e avversione l’airesis e quando ha cominciato ad usare la parola in senso tecnico, ricollegandola più o meno consapevolmente con le scuole filosofiche greche e col giudaismo , è stato per indicare con essa le sette e fazioni religiose esterne al cristianesimo e alla Chiesa. Il concetto cristiano di airesis non sorge dall’affermarsi di una nuova ortodossia, ma deriva da una nuova realtà di fatto, ossia dall’esistenza e dalla natura della ecclesia cristiana. Ecclesia e airesis sono due realtà che si escludono a vicenda. Questo risulta evidentemente già in Gal 5,20, dove le airesis – intese come in tutto il N.T. – non ancora in senso tecnico vengono annoverate sullo stesso piano delle di eris, zelos, tumoi, ectrai,… L’incompossilità della Chiesa e dell’airesis è affermata ancor più risolutamente in 1 Cor 11,18. In questo passo Paolo, accennando all’assemblea cultuale in cui la comunità si presenta come ecclesia, ritorna sugli scismata di cui ha parlato in 1 Cor 1,10 ss ossia delle beghe tra i fedeli causate dai personalismi. Paolo crede in parte alle notizie che gli sono stati riferite circa i dissensi nella chiesa: è necessario, infatti, che vi siano addirittura (xai) aireseis ev umin, perché si possano riconoscere i cristiani di provata fede. Non importa se qui Paolo si ispiri o meno a un detto apocrifo di Gesù; la sua è comunque una postulazione dogmatica dell’aidresis come necessario fenomeno escatologico. L’airesi è perciò nettamente distinta dallo scisma e molto più grave di questo, in quanto essa intacca il fondamento stesso della Chiesa ossia la dottrina (2Pet 2,1) e in modo radicale da dare inevitabilmente origine ad una comunità diversa e separata dall’ecclesia . La Chiesa, in quanto società pubblica e giuridicamente costituita di tutti i credenti , non può ammettere l’airesis, ossia una scuola o una setta a carattere privato e necessariamente parziale senza degradare ad airesis anche se stessa, perdendo così la sua essenziale prerogativa unitaria e “cattolica”. Allo stesso modo – per citare un caso di ovvia analogia – lo stato o il popolo che ammettono l’incontrollata esistenza di una fazione dissolvono se stessi.

 

  1. AIRESIS NELLA CHIESA ANTICA

Anche nell’epoca successiva l’airesis continuò ad essere concepita come un sinistro fenomeno escatologico costituzionalmente opposto alla ecclesia. Questo risulta chiaramente da Ign. Eph 6,2; Tr. 6,1; Ist Dial 51,2 dove il concetto e la parola hanno ormai assunto un significato tecnico. Ma, il fatto più significativo in questo periodo – nel quale è anche la conferma dell’incompatibilità fra la ecclesia e l’airesis – è l’uso costante di airesis per designare le varie e contrastanti sette cristiane, uso fondato sulla chiara consapevolezza della sostanziale affinità fra i movimenti radicali  e le aireseis nel senso tradizionale della parola, ossia le scuole filosofiche greche e le sette giudaiche (Iust. Ap I 26,8; Dial 80, 4) “Eretica” è considerata dalla chiesa soprattutto la “scuola” gnostica. E’ significativo d’altra parte che all’accusa elevata da Celso contro la molteplicità di sette nel cristianesimo  Origene (Cels III 12) non sappia opporre altro argomento nella medicina, nella filosofia greca, nell’esegesi scritturale giudaica e nel cristianesimo. Ciò dimostra, infatti, che origine non si rendeva conto della sostanziale incompatibilità fra ecclesia e qualunque airesis.

Aireticos o eretico

Dopo quanto si è detto, il significato della parola non richiede molte delucidazioni. Come sostantivo aireticos s trova già nella grecità classica e precisamente nell’accezione di colui che sa scegliere giustamente (Ps. Plat. Def 412 a). Manca invece in Giuseppe. Nel greco dei cristiani la parola è usata fin dalle origini nel senso tecnico di seguace di un’eresia.  Nel N.T. si legge Ti, 3,9. Per l’uso della parola negli antichi scritti ecclesiastici  cfr Didasc. 33,31; 118,33 Iren III 3,4 (Policarpo).

Sabato alla Ragaz: Coraggiosa la decisione parlamentare tedesca di ricordare…

IL GENOCIDIO DIMENTICATO 29 maggio 15

L’Impero ottomano ha eliminato gli armeni, ma anche altre popolazioni cristiane, tra cui gli assiro-caldei

Lo scorso 24 aprile numerose commemorazioni hanno ricordato il genocidio armeno avvenuto 101 anni fa. La Turchia, che non ha ancora riconosciuto questi fatti storici, non ha riconosciuto nemmeno il genocidio di un’altra comunità cristiana per mano dell’Impero ottomano e nella stessa epoca. Oltre 250.000 assiro-caldei sono morti tra il 1915 e il 1918. Joseph Yacoub, professore di scienze politiche all’Università cattolica di Lione (nella foto), fa luce su questo dramma ancora misconosciuto.

Professor Yacoub, quest’anno si ricordano i 100 anni del genocidio armeno. Ma il genocidio assiro-caldeo, accaduto nello stesso periodo, è molto meno conosciuto. Perché?
Tra il 1915 e il 1918 sono morti tra i 250.000 e i 350.000 assiro-caldei, ossia più della metà della comunità. Coloro che non sono stati uccisi sono morti di fame, di malattia, di sfinimento sulle strade. Questi massacri hanno avuto luogo su un’area molto estesa: in Anatolia orientale, nell’Hakkari, nel nord dell’Iran e nella provincia di Mosul. Tra il 1915 e il 1925 il genocidio assiro-caldeo era un problema internazionale; dopo il 1925 una cappa di piombo è calata su questa tragedia. Grazie alla diaspora, la questione è tornata alla ribalta a partire dal 1980. La Francia ha avuto un ruolo importante in questo. Domenica 26 aprile 5.000 assiro-caldei hanno partecipato al “ravivage de la flamme du Soldat inconnu”, su iniziativa del deputato e sindaco di Sarcelles, François Pupponi. La questione ritrova oggi il proprio posto sulla scena internazionale. Un altro barlume di speranza viene da papa Francesco. Nel suo discorso sul genocidio armeno, lo scorso 12 aprile, il pontefice ha riconosciuto anche il genocidio siriaco, assiro e caldeo.

Questo genocidio era pianificato?
Diversi documenti provano che si trattava di una strategia elaborata dal potere ottomano dei Giovani Turchi. Nel 1920 Joseph Naayem pubblicò Les Assyro-chaldéens et les Arméniens massacrés par les Turcs (“Gli assiro-caldei e gli armeni massacrati dai turchi”), in cui si trovano testimonianze schiaccianti contro l’Impero ottomano. Gli assiro-caldei non erano vittime collaterali del genocidio armeno. Erano presi di mira nella loro umanità, poiché non erano né turchi né musulmani. Molti poemi, molti lamenti, sono stati scritti da testimoni oculari dei massacri. Tutti questi poemi concordano nel dire che la decisione fu presa a Istanbul. Ad essi si aggiungono le testimonianze di missionari domenicani: il frate Hyacinthe Simon affermava che quella politica era stata pianificata ai più alti livelli dello Stato.

Perché eliminare quella popolazione?
Le cause risalgono al 19. secolo. Dal Congresso di Berlino, nel 1878, l’Impero ottomano perdette consecutivamente dei territori in Europa. Dopo le guerre balcaniche del 1912-1913, avendo perduto tutto in occidente ripiegò sulla parte orientale del suo territorio: l’Anatolia e i paesi arabi. Proclamando la jihad, i Giovani Turchi speravano che il mondo musulmano si ribellasse e si unisse a loro. Ma i musulmani non reagirono. Gli arabi si sollevarono per sottrarsi alla giurisdizione dell’Impero ottomano. I Giovani Turchi scatenarono allora un’ondata di soprusi contro le popolazioni armena e assiro-caldea, che consideravano un ostacolo alla “turchizzazione” del paese. Nel 1915 oltre il 20% della popolazione turca apparteneva a minoranze etniche (armeni, greci pontici, assiro-caldei, siriaci). Cento anni dopo essi non superano lo 0,001% della popolazione. Coloro che non furono eliminati intrapresero la strada dell’esilio.

Il genocidio fisico fu accompagnato da un genocidio culturale?
Il senso dato al termine genocidio non considera soltanto lo sradicamento fisico. L’inventore del concetto di genocidio, Raphael Lemkin, vi incluse le dimensioni architettonica, ambientale e culturale di un gruppo. Da parte loro, gli antropologi hanno coniato il termine etnocidio. Si tratta di eliminare le tracce di una comunità. Ho accertato la distruzione di circa 400 tra chiese, monasteri e luoghi di culto delle Chiese assira-nestoriana, cattolica caldea, siriaca ortodossa e siriaca cattolica. La provincia di Hakkari (nel sud-est della Turchia) contava da sola oltre 200 lughi di culto. Oggi sono tutti in rovine.

Ci furono all’epoca reazioni da parte della comunità internazionale?
All’inizio ci furono reazioni nella stampa: a partire dal marzo 1915, il New York Times pubblicò numerosi articoli dei suoi corrispondenti, attirando l’attenzione su quei massacri. Lo stesso in Gran Bretagna, ma anche in Francia, su quotidiani come Le Gaulois, Le Petit Parisien, le Parisien, la Presse e Le Figaro. I leader politici francesi erano informati di questi massacri. Nel 1919 alcune delegazioni assiro-caldee intervennero alla Conferenza di pace di Parigi. L’Oeuvre d’Orient, la Chiesa cattolica di Francia, la Chiesa anglicana e il Vaticano avevano fornito un aiuto umanitario alla comunità.

Pensa che sia importante creare una nuova loi mémorielle (“legge sulla memoria”), come quella alla quale lavorano i deputati François Pupponi e Jean-Pierre Blazy?
Il Parlamento armeno ha riconosciuto il genocidio assiro-caldeo all’unanimità. La Francia si appresta a farlo. Presentando il progetto di legge sul genocidio assiro-caldeo il deputato sindaco di Gonesse, Jean-Pierre Blazy, ha evocato tutte le leggi sulla memoria (in particolare sulla Shoah e sul genocidio armeno) adottate dal Parlamento francese. La comunità assiro-caldea spera che l’iniziativa prolunghi le leggi sulla memoria esistenti con una legge sul genocidio assiro-caldeo. È importante ricordarci di quelle vittime cadute, a lungo dimenticate. Trovo che la dichiarazione del presidente tedesco Joachim Gauck, lo scorso 23 aprile in una chiesa protestante di Berlino, sia stata notevole. Ha riconosciuto i genocidi armeno, assiro-armeno e greco pontico e anche la parte di responsabilità della Germania, in quanto i due Imperi erano alleati durante la prima guerra mondiale. È un testo positivo e promettente, che mette la Turchia con le spalle al muro.

Oggi gli assiro-caldei, come le altre Chiese cristiane d’Oriente, sono confrontati con la minaccia jihadista. Il cristianesimo rischia di scomparire dalla regione dopo quasi duemila anni di storia?
Spero di no. Minacce pesano oggi nella provincia di Mosul in Iraq e nella provincia del Khabur in Siria. Ironia della sorte, quelli del Khabur sono i figli dei deportati dei massacri dell’Iraq del 1933, essi stessi superstiti del genocidio del 1915 sotto l’Impero ottomano. Ma possiamo arrivare a dire che ci sarà un’estinzione? Io non credo. Il genocidio del 1915 è stato un momento tragico per la comunità. Eppure essa non è scomparsa. Oggi ci sono assiro-caldei che vivono in diaspora che ricostruiranno i loro villaggi e restaureranno chiese. L’attaccamento a quelle terre della Mesopotamia è immenso. Ne sono la prova gli assiro-caldei che erano fuggiti per stabilirsi nei villaggi del Caucaso, nell’Armenia e nella Georgia attuali. A Verin Dvin (Armenia) le persecuzioni e il regime comunista produssero una rottura totale con il paese. L’ateismo provocò la chiusura di tutti i luoghi di culto. Malgrado ciò, oggi parlano tutti l’aramaico e hanno riaperto le loro chiese. Il sindaco del villaggio è assiro-caldeo. La metà delle strade porta nomi assiri. Malgrado le difficoltà la comunità resta legata alla propria terra e alla propria identità. (intervista di Matthieu Stricot; in “Le Monde des religions”; trad. it. G. M.

Commenti disabilitati su Il Sabato coi martiri antichi… shabbat shalom

Archiviato in Culto del Sabato, Sabato alla Ragaz, Uncategorized

Meeting quacchero ore 16 sabato a Olgiate Olona nel Parco Gonzaga

1 Commento

Archiviato in Culto del Sabato

Culto del sabato: shabbat shalom

Come l’amore di Dio entrò nel mondo e si piegò al fraintendimento e all’ambiguità di tutto ciò che è mondano, così l’amore cristiano non esiste se non nell’ambito mondano, nell’infinita pienezza del concreto agire mondano e soggiogato a ogni forma di falsa interpretazione e di condanna.
D. Bonhoeffer
Ti preghiamo oggi
Per il presidio anti NATO di sabato prossimo a 3 km di distanza dal nostro meeting quacchero di sabato prossimo e per le persone che incontriamo che sono di altre fedi o non hanno alcun credo: consentici di camminare insieme a loro praticando Giustizia e Pace. Tu solo sei la Verità.

Salmi 31

1 Di Davide. Maskil.
Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa,
e perdonato il peccato.
2 Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male
e nel cui spirito non è inganno.
https://quaccheri.wordpress.com/2016/05/21/preghiamo-per-il-presidio-antinato-a-3-km-di-distanza-dal-meeting-quacchero-sabato-prossimo-quaccheri-cristiani-ecumenici-per-fare-il-bene/

Rut e Boaz

Vedova e straniera con una anziana donna al fianco avete osato riprendere il cammino verso la terra del Messia: portatrice di valori perdenti: amicizia senza calcolo, un’appartenenza che va oltre il sangiue, la razza e i vincoli. Solo la bellezza è riuscita a sprigionare una passione che perfora i muri umani.

Lui ti ha fatto sposa anche se eri di un popolo nemico. Sei entrata nella Storia della Salvezza e nella geneaologia di Gesù. Apripista di una grazia che percorre strade poco frequentate. Sulle vie della Galilea.

Rut con la sua intraprendenza ha lasciato la sua terra per mettersi sotto la orotezione del Dio di Sara e di Abramo. Non ha permesso alla povera suocera di tornare da sola a casa: si è fatta compagna di strada in terra sconosciuta. Per questo il Dio di Sara e di Abramo l’ha benedetta e preso sotto la sua custodia. Iù FORTE DEL REGIUDIZIO E’ L’AMORE.

Il suo cuore è legato a legato a quello del suo amato. Egli è per lei più dolce del miele della sua terra. C’è ancora una stagione per l’amore . Nell’amore inebriato dal rofuno del grano e del vino maturo. Il deserto delle lacrime è lenito, il muro abbattuto.

Commenti disabilitati su Culto del sabato: shabbat shalom

Archiviato in bonhoeffer, Culto del Sabato, Donne, Sabato alla Ragaz

Preghiamo per il presidio AntiNATO a 3 km di distanza dal Meeting quacchero sabato prossimo

Contro le basi NATO, a Solbiate Olona il 28 maggio – A 3 km dal meeting quacchero di Olgiate Olona

20.05.2016 Redazione Italia
Contro le basi NATO, a Solbiate Olona il 28 maggio

Base NATO di Solbiate Olona (Varese): le guerre partono anche da qui. Chiudiamo le basi NATO.

 

LA BASE DI SOLBIATE OLONA: CHE FUNZIONE HA ?

La struttura di Solbiate Olona ospita dal 2001 il quartier generale dei corpi NATO di dispiegamento rapido NRDC-ITA. È uno dei nove Comandi NATO di reazione rapida, e conta su 400 militari.

L’Italia fornisce il 70% del personale, il rimanente è costituito da militari provenienti da altre nazioni. Il Comando è preparato per interventi in aree di crisi in base a quanto stabilito dal Consiglio Nord Atlantico ed è già stato impegnato in Afghanistan nel 2003 nella missione Isaf sotto comando USA.

Il Comando sta per diventare quartier generale interforze, con la partecipazione di personale anche della Marina e dell’Aeronautica.

Si può affermare quindi senza tema di smentita che la struttura di Solbiate ha assunto una notevole importanza in ambito NATO e certamente può rientrare tra gli obiettivi di attentati militari o terroristici.

Attualmente in Italia si spendono in armamenti oltre 80 milioni di euro al giorno che devono diventare 100 nei prossimi due anni. Le spese nella “Difesa” (che tale non è più) aumentano a scapito di pensioni, sanità, istruzione, trasporti, lavoro, bonifiche e messa in sicurezza del territorio. Lo stato sociale è smantellato a favore dello stato armato. Per non dire dell’inquinamento, provocato soprattutto dalle esercitazioni, e del rischio di contaminazione radioattiva.

Con il presidio del 28 Maggio davanti alla caserma NATO di Solbiate Olona intendiamo ribadire l’importanza della mobilitazione sul territorio come momento insostituibile di coinvolgimento delle persone e di sensibilizzazione rispetto a temi fondamentali come il disarmo e lo status di Paese neutrale, per difendere la nostra sicurezza, i nostri soldi, la nostra salute.

Rilanciamo la mobilitazione popolare su poche essenziali parole d’ordine:

– uscire dalla NATO

– chiudere le basi, fuori la NATO dall’Italia

– smantellare gli armamenti, primi fra tutti quelli atomici

 

SABATO 28 MAGGIO 2016 DALLE ORE 15

PRESIDIO ALLA BASE NATO DI SOLBIATE OLONA

 

Comitato promotore del Forum contro la guerra

per adesioni Mail: forum.no.guerra@gmail.com blog:http://forumnoguerra.blogspot.it/

 

 

CHE COS’ E’ LA NATO OGGI

Il Trattato Nord Atlantico risale al 1949; è un accordo politico di cui la NATO è l’emanazione militare. La NATO si presentava come una organizzazione internazionale per la pace e la giustizia tra le nazioni e l’art. 5 del Trattato afferma che il ricorso alla violenza militare deve avere solo scopo difensivo.

Nel 1999, dopo l’attacco NATO alla Serbia, con il nuovo Concetto Strategico viene superato il vincolo della difesa dei confini e i nuovi pericoli vengono individuati nella instabilità politica ed economica e “negli atti di terrorismo, di sabotaggio e di crimine organizzato o anche nella interruzione del flusso di risorse vitali e nei movimenti incontrollati di un gran numero di persone” (art.24).

50 anni dopo la sua nascita ecco che la NATO si ritiene legittimata ad intervenire ovunque nel mondo contro il terrorismo ma anche a tutela dei propri interessi negli approvvigionamenti di acqua, gas, petrolio, oppure per gestire i migranti, definiti “conseguenza dei conflitti armati”. Quella stessa NATO che con le sue guerre provoca profughi e migranti ora si attribuisce il compito di fermare i migranti, soprattutto quelli provenienti dalla Libia, uno dei Paesi sovrani distrutti dall’intervento NATO.

La mutazione genetica della NATO completa il suo corso nel 2006 nel vertice di Riga ove si afferma che compito della NATO è anche la gestione delle crisi (“crisis management”) ovunque nel mondo.

Non si parla più di confini, non si parla più di difesa: la NATO diventa il “poliziotto occidentale del mondo” e strumento della politica estera degli USA.

La guerra diventa legittima anche se “preventiva” e si diffondono i primi ossimori: “guerra umanitaria”, “operazioni di peacekeeping” per nascondere quelle che sono guerre di conquista, di predazione delle risorse, per la diffusione del caos e della reazione terroristica.

Inoltre nel TTIP «Partenariato transatlantico su commercio e investimenti», negoziato segretamente tra USA e UE si prospetta una «Nato economica» che integri quella politica e militare.

CHE COSA SONO LE BASI

Era già accaduto con la Guerra del Golfo del 1991, ma ancor più dopo la trasformazione delle finalità della NATO, le basi sono state utilizzate per operazioni che vanno ben al di là della legittima difesa contro un attacco armato. Così è stato in Serbia e in Kosovo nel 1999, in Afghanistan e in Iraq nel 2003, in Libia nel 2011 ed oggi in Siria e in Ucraina attraverso operazioni sotto copertura. Nel contempo si rafforzano i rapporti con Israele, principale causa di destabilizzazione del Medio Oriente.

In Italia sono insediate circa 120 basi tra USA e NATO.

La presenza delle basi pone anche il problema del nucleare perché alcune basi fungono anche da depositi nucleari (90 testate tra Ghedi e Aviano). L’Italia che non è Paese nucleare, è però deposito nucleare per conto terzi. Il nuovo concetto strategico della NATO ha ribadito la necessità dell’armamento e della deterrenza nucleare, in palese violazione del Trattato di non proliferazione che impone negoziati finalizzati al disarmo nucleare globale. L’Italia viola costantemente l’art.2 del Trattato di non proliferazione quando riceve armi nucleari statunitensi.

1 Commento

Archiviato in Culto del Sabato, Pace

Rut, la straniera che entra nella genealogia di Gesù

Ci avviamo domani alla conclusione del primo gruppo di Donne con Rut, che è citata nella geneaologia di Gesù. Avremo modo di continuare a parlare delle donne della rivelazione.

Rut e Noemi
Il tema del dolore e dell’amicizia è affrontato nel libro di Rut. Non si perde la fiducia in Dio nelle situazioni difficili.
Noemi è impotente, piegata dalla sofferenza, non chiama in causa Dio per avere spiegazioni. Una storia laica. Lei ricorda le grandi promesse di Dio fatte ai patriarchi e ai loro discendenti . Ma lei ha avuto solo amarezza. Lo testimonia alle donne che la vedono tornare dopo anni “non chiamatemi più Noemi, dolcezza, chiamatemi piuttosto Mara, poiché Dio ha reso amara la mia vita”-
Noemi non è sola: c’è Rut che entrerà nella genealogia di Gesù. Condivide la sorte, la miseria e il dolore.
Rut non aiuta soltanto ma si lascia aiutare, permettendo alla suocera di riscoprire alcune sue qualità organizzative, sollecitando quelle risorse organizzative, sollecitando quelle risorse presenti allo stato latente che, forse, erano da lei sottovalutate. Noemi con accanto Rut, riprende a fare progetti, si riapre al futuro, alla vita e alla fede.
Si sostengono a vicenda. Noemi sostiene una straniera in terra di Israele. Se Noemi si riapre al divino, allorquando le sorti della sua esistenza cambieranno e una nuova lode risuonerà dalla sua bocca poiché Dio si è rivelato. Ha incontrato una amica e non è rimasta sola. Nessuna scorciatoia e forse è Dio a stupirsi: “Ti conoscevo per sentito dire, ma ora i mie occhi vedono”!

Commenti disabilitati su Rut, la straniera che entra nella genealogia di Gesù

Archiviato in Culto del Sabato, Donne, Personaggi