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Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : L’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore

Se uno dovesse chiedermi perché preferisco e amo il medico della giungla premio Nobel la risposta è in  questo passo….

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : L’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore

Chi sono i membri dell’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore? Vi appartengono in ogni parte del mondo coloro che hanno imparato per esperienza che cosa siano il dolore fisico e lo strazio del corpo ; essi sono uniti da un legame segreto. Tutti egualmente conoscono gli orrori della sofferenza ai quali l’uomo può essere sottoposto, e tutti egualmente conoscono il desiderio di essere liberi dal dolore. Colui che è stato sottratto al dolore non deve pensare di essere libero di nuovo, di poter vivere come prima, completamente dimentico del passato. Ora è “un uomo a cui sono stati aperti gli occhi” per ciò che riguarda il dolore e lo strazio, e devono aiutare, fin dove può, l’umanità a superare questi nemici e a recare agli altri quella liberazione di cui egli stesso ha goduto. L’uomo che, con l’aito di un medico, è guarito da una grave malattia deve cercare di procurare un aiuto come quello che egli stesso ha ricevuto a coloro che egli stesso ha ricevuto a coloro che altrimenti non ne potrebbero avere alcuno. Colui che è stato salvato con un’operazione dalla morte o dal dolore torturante, deve prodiugarsi nel rendere possibile al soave anestetico e al bisturi soccorritore di compiere la loro opera, là dove la morte e il dolore torturante dominano incontrastati. La madre che deve all’assistenza medica se il suo bambino appartiene a lei, e non alla fredda terra, deve dare il suo aiuto affinché alla povera madre che non ha mai visto un medico venga risparmiato ciò che è stato risparmiato a lei stessa. Quando l’agonia di un uomo che avrebbe potutoessere terribile venne fortunatamente alleviata dall’abilità di un medico, coloro che stavano intorno al suo letto di morte devono aoperarsi affinché la stessa assistenza sia assicurata a tutti.

Questa è l’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore. (Foresta vergine)

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Web, robot e la riduzione dei posti di lavoro

 

Web, robot e la riduzione dei posti di lavoro
(Foto di Niccolò Caranti)

 

 

Riccardo Staglianò è l’autore di un ottimo saggio molto scorrevole e illuminante: “Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro” (Einaudi, 2016, 256 pagine, euro 18).

 

Nel 1995, al momento della nascita della New Economy, il mercato mondiale dei robot industriali si aggirava intorno alle 70 mila unità, mentre nel 2014 è arrivato a superare le 220 mila unità, con un aumento del 27 per cento rispetto al 2013. Staglianò riporta numerosi esempi di attività manuali e intellettuali delegate a sistemi automatizzati: segretarie digitali, professori virtuali e sistemi digitali per produrre notizie di routine. Quindi tra i lavori a rischio si possono inserire l’analista finanziario, il giornalista, il radiologo, il medico, il libraio, l’avvocato, ecc.

La nuova economia della condivisione non è stata molto apprezzata da Staglianò, per una buona ragione: in molti casi chi gestisce i nuovi affari digitali non condivide i guadagni, non si prende nessun rischio e non paga quasi mai le giuste tasse. La sharing economy a lungo termine non favorisce la classe media e la classe media è quella che fa girare i due terzi dell’economia. In realtà, come nel caso di Uber, “i soldi veri vanno alle aziende che possiedono il software. E gli scarti ai lavoratori on demand” (Robert Reich, ex ministro del lavoro e docente a Berkeley).

Il giornalista di Repubblica ha viaggiato molto nelle aziende e nelle città dove si progetta e si vive il futuro. Molti consulenti ritengono probabile l’attivazione entro pochi anni di servizi di trasporto autostradali fatti con camion con il pilota automatico, come avviene già oggi con la stragrande maggioranza di ore di volo in aereo. Per quanto riguarda l’utilizzo delle auto nelle grandi città io sarei più scettico: la migliore auto senza un pilota umano forse non riuscirebbe a percorre un solo chilometro senza avere un incidente, in una città congestionata e anarchica come Napoli. In ogni caso oggi quasi il 90 per cento delle operazioni necessarie alla costruzione di un’auto sono svolte da sistemi robotizzati, con la forte riduzione della necessità di operai, di tecnici e di impiegati.

Comunque esistono gli stabilimenti con sistemi automatizzati cinesi, coreane e giapponesi con quasi zero operai; mentre quelle svizzere o tedesche hanno dei sistemi che gestiscono migliaia di operazioni con quasi zero errori (cioè oltre il 99,99 di operazioni corrette). In alcuni casi l’aumento di produttività e il risparmio sul costo degli errori evitati, migliora la qualità del prodotto finale e della vita di molti lavoratori, in molti altri casi finisce per rimpinguare i bonus dei Ceo (gli amministratori delegati).

Nouriel Roubini si è laureato alla Bocconi, è stato uno dei pochi economisti che ha previsto la crisi del 2008 e ha affermato che “le innovazioni tecnologiche recenti hanno tre bias, delle distorsioni che non le rendono neutre: tendono a essere a intensità di capitale (così favorendo quelli che hanno già risorse finanziarie); a intensità di competenze (favorendo quelli che hanno già un alto livello di abilità tecnica); e a risparmio di manodopera”, quindi si riduce il numero totale del lavoratori poco specializzati o non specializzati (citato a p. 76).

Quindi “Oggi è possibile vendere un nuovo prodotto a centinaia di milioni di persone senza bisogno di molti dipendenti, e forse addirittura senza neanche uno, per produrlo e distribuirlo” (Robert Reich). Il consumatore è “un potenziale produttore con l’intero mondo come potenziale pubblico” (Clay Shirky, 2008). Secondo uno studio fatto da due ricercatori di Oxford quasi la metà “dei mestieri negli Stati Uniti saranno completamente automatizzati entro i prossimi 10-20 anni”.

Probabilmente l’avanzata delle interrelazioni Web e delle informazione gratuite non si può fermare e non si deve frenare, ma io da buon italiano molto cinico e quasi cattivo, posso fornire un sistema molto semplice e vantaggioso per ridimensionare l’avanzata dei robot: tassiamoli.

 

Riccardo Staglianò scrive per il quotidiano “Repubblica”:  http://stagliano.blogautore.repubblica.it. Nel 2012 ha pubblicato Toglietevelo dalla testa (i cellulari e i tumori, Chiarelettere) e Occupy Wall Street (Chiarelettere, http://www.agoravox.it/Occupy-Wall-Street-fatti-persone.html).

Per alcuni approfondimenti video: www.youtube.com/watch?v=2nagNCGuVQc (27 febbraio 2016); www.youtube.com/watch?v=7Fa_DOnQfhc (Disuguaglianze, TEDxPisa, 15 giugno 2015); www.youtube.com/watch?v=uZsGDIfeqUMwww.youtube.com/watch?v=uZsGDIfeqUM (Inequality for All, documentario a cura di http://robertreich.org; docente, scrittore e politico; 2013).

 

Nota molto realista – Oggi negli Stati Uniti “ci sono più americani che campano con un’assicurazione d’invalidità rispetto a quelli attivi in manifattura” (p. 75). L’economista John Maynard Keynes e lo scienziato Norbert Wiener, fondatore della cibernetica, avevano previsto con molto anticipo l’affermazione dilagante della disoccupazione tecnologica. Infatti nel 1945 i lavori manuali erano sempre più affidati ai macchinari e alla produzione industriale in serie, mentre dopo il 1950 le operazioni cognitive più basilari e seriali potevano essere svolte più velocemente e più correttamente da un sistema informatico. In effetti molti giovani americani nonostante l’alta scolarizzazione hanno molto difficoltà a trovare un lavoro o a trovare un lavoro duraturo e i debiti sono diventati insostenibili: “nel giugno del 2014 il debito studentesco aveva superato 1,2 trilioni di dollari, con oltre sette milioni di ragazzi che non riuscivano più a ripagarlo” (p. 153). Inoltre dal 2000 la quota di ricchezza derivante dall’aumento di produttività destinata ai salari è passata dallo storico 66 per cento all’attuale 60, e all’aumento della produttività non corrisponde più l’aumento dei posti di lavoro, ma si passa invece all’inesorabile discesa delle possibilità di impiego (Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, http://andrewmcafee.org, http://secondmachineage.com).

Nota molto pessimista – Il tasso di occupazione è calato in tutto il mondo: “siamo passati in vent’anni dal 62,3 al 61,2 per cento. Il fenomeno è particolarmente acuto in occidente” (p. 189). Nonostante la disoccupazione dilagante molti governi europei si illudono di poter fornire una casa, un lavoro e i servizi sanitari gratuiti a quasi tutti gli immigrati africani e asiatici nati in eccesso negli ultimi anni e nei prossimi anni. Gli americani per ora si limitano a fare un buon viso e un cattivo gioco, alla faccia dell’Europa. Se fossi un filantropo multimilionario aprirei molte sedi operative in Africa e in Asia e regalerei i sacchi di preservativi e le pillole anticoncezionali insieme al solito cibo.

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1a parte: La Fede dei socialisti religiosi

Una nuova pagina sul sito quaccheri e hutteriti – http://www.quaccheri.it

Ragaz

Prima parte sul socialismo religioso

Ci è venuto estremamente chiaro che non è l’uomo che sottoscrive formule di fede che corrisponde all’ideale del discepolo di Gesù, ma l’uomo che attacca la necessità e la miseria, lotta per la giustizia sociale e nella fede rimuove le montagne del male.

  1. Ragaz Weltreich, vol. 1, p. 184

 

Nato il 28 luglio 1868 in Tamins, studio della teologia a Basilea, a Jena, a Berlino; nel 1889 parroco di montagna a Flerden,nel 1892 insegnante di religione e nel 1984 parroco di Chur; nel 1904 parroco della cattedrale di Basilea; nel 1906 con la conferenza “il Vangelo e l’attuale lotta sociale” tenuta in occasione della festa della società dei predicatori svizzeri, promosse la fondazione del movimento religioso- sociale. Nel 1907 viaggio negli Usa, conferenza al Congresso mondiale per il libero cristianesimo a Boston, nel 1908 professore di teologia sistematica e pratica a Zurigo, nel 1914 viaggio in Inghilterra; nel 1921 ritiro dall’insegnamento; dal 1921 presidente del Settlement del gardenhof (scuola popolare dei lavoratori); viaggi in Olanda. Germania, Scandinavia e Cecoslovacchia in qualità di Presidente della lega internazionale dei socialisti religiosi; morto il 6 dicembre 1945.

Ragaz e il Regno di Dio

Ragaz che aveva sofferto a causa di una religione senza legame alla realtà, vedeva con grande interesse nel socialismo un movimento, in cui ,come egli credeva, si manifestava la realtà del Regno di Dio. La questione sociale non era una verità fondamentale  del Regno di Dio? La socialdemocrazia nelle sue richieste non riprendeva delle richieste fondamentali dell’annuncio messianico? Non si rivolgeva essa, come l’annuncio messianico, ai poveri e ai diseredati? Perciò si apprenda dai socialdemocratici con quanta forza e quanta santa passione si debba annunziare accanto a un cielo nuovo una terra nuova. “E come la socialdemocrazia, anche la chiesa come il socialismo doveva intraprendere la lotta per contrastare il capitalismo, il militarismo, l’egoismo, la fede nella violenza e tutto l’ateismo sociale del nostro mondo. Questioni come disoccupazione, insufficienza di alloggio, lavoro e riposo, guadagno e profitto, tutto il problema sociale, devono essere affrontate dai suoi dirigenti, nelle chiese, scuole, giornali come parte del problema religioso. Essa deve distinguersi nello zelo per la Giustizia di Dio su una nuova terra”.

Il socialismo attirò l’attenzione di Ragaz sulle questioni sociali e l’incidenza nella realtà. Egli così lo può definire come “Giovanni il Battista” che precedette il Cristo. Tuttavia benché stimi tanto il socialismo e lo comprenda nel suo profondo, Ragaz non dimentica che il socialismo è soltanto un mutamento sociale. L’annuncio del Regno di Dio è invece più del socialismo. Anche un nuovo ordinamento sociale non orta via dal mondo il caso, la morte, la malattia, la colpa, il peccato. Tutte queste questioni sono senza risposta nel socialismo. Quale funzione spetta al socialismo all’interno dell’annunzio del Regno di Dio? Esso è prefigurazione del regno veniente. E’ l’indirizzo verso il più grande che in esso risplende, anche attraverso le sue manchevolezze e i suoi errori. E’ messaggero dell’avvento di un movimento di portata maggiore che si prepara a venire nel mondo. Questo è più grande del socialismo “ma porta sulle sue onde anche la vittoria del socialismo”. Perciò la lotta per il socialismo è lotta anticipatoria per il regno vivente”

 

Introduzione

La valorizzazione  odierna dei socialisti religiosi

L’eredità dei socialisti religiosi è nuovamente entrata far arte della discussione teologica in base a motivi fondati. A tratti, ci si rende conto che delle questioni che attualmente si impongono all’attenzione generale, sono state già una volta, almeno in forma simile, all’ordine del giorno di un piccolo gruppo all’interno della Chiesa. Si crede di intravvedere dei precursori, benché non si lasciano ancora intravvedere punti di aggancio e di continuazione. Questo dipende certamente dal fatto che l’eredità dei socialisti religiosi, per decenni, era pressoché scomparsa sia nella Chiesa che nella teologia.

Quel che la storia ecclesiastica tramanda, è riassunto in una brevità laconica e ha pochissimi valore informativo. Anche lì dove vengono riportate informazioni più estese su questa tendenza teologica, il suo intento resta estremamente vago. E anche quando singoli autori si sono accuratamente ed estesamente si sono occupati della biografia e della teologia di singoli socialisti religiosi, le ricerche sono guidate solo dall’interesse storico. Stimoli oppure chiarificazioni di problemi non vengono più attesi, finora, da una tale teologia. Sembra che il suo intento e la sua opera non ispirino più nessuno, il suo pensiero non dia alcun apporto ai nostri problemi. Sembra che il tempo l’abbia da molto superata, senza che essa abbia lasciato tracce durature.

Anzi si era detto dappertutto nei circoli ecclesiastici e teologici “che qui non c’era più niente da “prendere”. E dato che si pretendeva che non c’era più niente da “prendere”, non si faceva nemmeno lo sforzo di una ricerca approfondita.

Gli eventi storici esteriori, come il Nazismo, la guerra e la restaurazione ecclesiastica del dopoguerra favorirono la dimenticanza in modo eminente.

 

Tre tipi di repressione

Ma non ci sarebbe stato affatto bisogno di questi avvenimenti storici per strappare dalla memoria il ricordo dell’intento dei socialisti religiosi, durante la Repubblica di Weimer. Poiché fin dall’inizio della loro attività, essi si trovarono di fronte a una opposizione massiccia. Chi volesse scrivere la storia del socialismo religioso si imbatterebbe primariamente in quella della sua repressione. Se si osserva più da vicino, si riscontra nella estesa e molteplice vita della chiesa e della teologia dei primi decenni di questo secolo un raro e strano accordo nel comune rifiuto del socialismo religioso. Quasi tutti avrebbero potuto sottoscrivere quel che il residente dei positivi formulava in questi termini nel Sinodo regionale del Baden, Bender 1930: “Lasciate in pace la nostra chiesa col vostro socialismo religioso”. Questo atteggiamento o ,meglio, questo emozionalità fu in grado di unire le più diverse contro quel gruppo nella chiesa che essi, tutti insieme, sentivano come nemico comune. L’articolazione teologica del rifiuto che, nella sua differenziazione lascia riconoscere le singole posizioni, non riesce a nascondere che sotto vi è un interesse più profondo che unisce tutti.

La Chiesa ufficiale  giudicava più o meno così come si può leggere nell’”Annuale ecclesiastico” del 1935: “ Di fronte a questo illusionismo, noi abbiamo meno fiducia in esso del loro portatori: Concessioni alle realtà temporali (i cosiddetti ordini economici) non hanno mai guidato e dato impulso al cammino della fede”. Si rimprovera ai socialisti religiosi di idealizzare il proletariato e di essere i fautori dell’utopismo che si aspettava dal campo del sentimento proletario, che sprizzava di odio verso tutti i “possidenti”, che coltivava sistematicamente invidia e astio, sarebbe cresciuta una morale nobile, pura e più nobile. Come argomento decisivo si adduceva che Cristo non aveva predicato la lotta di classe. Così il giudizio della Chiesa è sicuro: “Come è ed opera, l’associazione dei socialisti religiosi è una truppa ausiliaria per Marx e Bebel, ma non per la fede in Dio”.

Inoltre si credeva di aver scoperto che i socialisti religiosi immedesimavano assolutamente il nuovo sistema economico socialista con il Regno di Dio. Questa favola convenuta si rivelò estremamente efficace. Essa furia di essere ripetuta, passò da una non verità al rango di una convinzione profondamente radicata, superando in ciò la stessa dialettica hegeliana.

Questo comportamento, benché voglia passare per teologico, certamente non si può spiegare dalla sola teologia. Se lo si vuole veramente comprendere, bisogna cercare gli interessi profondi che si nascondono dietro l’argomentazione teologica.

Bisogna, allora, rappresentarsi  la situazione della Chiesa e, in modo particolare dei parroci, che K.W. Dahm caratterizza circa in questa maniera: “ nella chiesa dominava in generale una mentalità di crisi. Essa proveniva dalla perdita di stabilità di istruzioni precedentemente solide. Così era estremamente cresciuta l’insicurezza della posizione dei parroci. Vi si aggiungeva, inoltre, la “terribile serietà dei fatti” costituita dai piani anticlericali di alcuni socialdemocratici, dalla “caccia ai preti” della stampa di sinistra e dall’associazione di liberi pensatori, dalla fame, e a tratti dalla miseria causata dal congelamento del sostentamento dei parroci,  e infine, in alcuni posti, da espulsioni e maltrattamenti. Tutte queste manifestazioni, causate dal cambiamento sociale, formarono la mentalità di crisi con tutti i suoi specifici interessi ed effetti.  Essa di manifestò allora in manifestazioni ed opinioni che non potevano corrispondere  alla nuova realtà democratica e repubblicana. Così la Chiesa, in generale, rimase come era stata in precedenza, di tendenze conservatrice e monarchiche.L’80% dei parroci si identificava coi partiti nazional-tedeschi, conservatori che miravano a liquidare la Repubblica. Così la massa dei foglietti parrocchiali, ecclesiastici propagandò una politica conservatrice, borghese, per lo più tedesco-nazionale. Era di moda essere antidemocratico, antifascista e naturalmente anche antisocialista. Questo significò concretamente negli insegnamenti che si trassero dalla prima guerra mondiale, che i responsabili delle chiese e la molteplicità dei membri della comunità non condannarono lo spirito della guerra, lo sciovinismo e il militarismo. Piuttosto fu condannato “l’inconvertito popolo tedesco” per la sua mancanza di resistenza, per la sua infedeltà agli Hohenzollern e per la sua condiscendenza alle idee democratiche e socialiste. La leggenda della pugnalata, secondo la quale l’armata invitta sarebbe  stata vittima di estremisti di sinistra venne, perciò divulgata con un zelo particolare e accettata credulonamente nei circoli ecclesiastici.

Appare quindi chiaro che le chiese, che sentivano minacciata i loro interessi dal nuovo stato, dissero che le loro emozioni contro i partiti socialisti che apparivano loro come segnati dal “marchio di Caino della rivoluzione di novembre”. Nel condannare i partiti socialisti come “malfattori di novembre”, la loro identificazione si aggrappava a immagini e fatti dell’ordine vecchio, sepolto.

Con un simile stato di cose, come si poteva permettere l’annuncio e l’opera  di un gruppo che si votava verso il nuovo, criticava vivacemente e combatteva i modelli coi quali ci si identificava? Non dovevano le Chiese reagire con il rifiuto, la malcelata ostilità che esse allora mostrarono così abbondantemente? Il pregiudizio nei riguardi dei socialisti religiosi, come si rivelò costantemente nello sleale maneggio per la rioccupazione delle parrocchie che divenivano spontaneamente religioso-socialiste, negli intrighi all’interno delle direzioni della Chiesa per impedire ai socialisti religiosi di inviare nei diversi collegi il numero di rappresentati che loro spettava in base al risultato delle elezioni ecclesiastiche e infine la persecuzione e punizione unilaterale dell’attività politica svolta dai pastori religiosi socialisti, veniva motivata teologicamente, scaturiva però senza dubbio da un interesse social politico reazionario.

Benché nella odierna communis opinio, il socialismo religioso goda di altissima come font di teologia dialettica, proprio i teologi dialettici non trassero il minimo profitto dalla sua quasi totale repressione.  Essi tramandarono  per lo più le formulazioni che hanno impedito una recezione libera dai pregiudizi sul socialismo religioso negli ultimi decenni.  E si servì dei loro slogan quando si volle motivare perché nella discussione teologica si credette di poter lasciare cadere a sinistra il socialismo religioso.

A questo punto non possiamo aprire una discussione di principio, piuttosto verranno esaminate, a mo’ di esempio, alcune posizioni di rifiuto che hanno determinato la discussione circa il socialismo religioso e la sua repressione. Kark Bart in un confronto con Paul Tillich definisce questo modo di far teologia sedizioso. Egli nel giudizio delle realtà mondane, non si sente separato da Tillich da questo o da quello, ma proprio nel centro, nel giudizio della questione-Dio. Così egli rimprovera a Tillich che al suo Dio manca il propriamente divino, vale a dire la caratterizzazione come agire libero, personale, con un chiaro carattere pneumatico  tramite il quale viene sottratto ad ogni diretto approccio intellettualistico che vuol fare i conti con lui. Chi osa parlare di Dio . – dichiara Barth a Tillich – deve tenere presente che egli parla di qualcosa di cui egli non piuò disporre di naturale con lampante naturalezza, ora in una maniera ora in un’altra, solo perché ne ha possibilità logiche. Per questo motivo la teologia di Tillich sfocerebbe in una generalizzazione colpevole. “Questo sostenere fra Dio, il Tutto e Ognuno, fra Cielo e Terra, questo generale e ampio rullo compressore della Fede e della rivelazione che io nel leggere il Tutto e il Niente di Tillich, non mi posso trattenere non mi osso vedere avanzare pianificando case, uomini e animali, come se d’altronde non fosse naturale che dappertutto fossero regni, giustizia e grazia, Tutto, semplicemente  Tutto è immerso nella contesa della Pace del “paradosso positivo” che è così è a portata di mano nonostante la sua “invisibilità” in realtà non è più un paradosso, questo non ha più alcun affinità col Dio di Lutero e di Kierkegard, mentre ne ha con Scheileirmaker e Hegel”.

(…) Manca la pagina 21 del testo, non resa disponibile su Google.

Na dove gli uomini credono di poter cambiare in qualche modo, lì la vera indigenza non è stata ancora vista anzi non è ancora presentita. “Li non si sa ancora niente dell’inguaribile bisogno dell’Assoluto”. Questo bisogna resta, nonostante tutti gli sforzi possibili degli uomini. Esso rode il tutto e il singolo e rende dubbiosi tutti i beni. Ma lo si vede e rende proprio solo con quell’ascolto e quella visita che ascolta e vede l’Assoluto.

Colui che ascolta e vede l’Assoluto, si imbatte sub specie aeterni nella estrema oppressione, nel più acuto contrasto con l’eterno, nel più decisivo, o – o, o noi o l’eternità. Colui che crede, sia pure solamente per rendere possibile una considerazione oggettiva, culturale e storica che qui sia osto un tanto-quanto,  vale a dire un incontro ordinato e tranquillo di ciò che noi siamo e di ciò che è l’eternità, oppure il racchiudimento dell’eternità

Il rapporto della iniziale della iniziale azione di Dio con la sua apparizione culturale di ogni volta non è quello dell’ineliminabile contrasto della sua forma visibile. Perciò non si può mai vincere il cristianesimo a favore dei propri contemporanei, adattando la sua forma esteriore alle esigenze del tempo. Così Gogarten conclude reguardendo Fuchs: “ Chi tocca questo punto vuol fare da mediatore fra l’eternità e il tempo e brancola, mentre con le mani più pure e la migliore volontà, solo e sempre nel tempo”.

Lo spavento per la “sintesi”, che come abbiamo visto Gogarten respingeva, faceva allontanare anche Gunther Dehn da quelle tendenze cui egli aveva inizialmente dato l’avvio. Cristianesimo e socialismo non potevano in alcun modo essere uniti. Colui che lo tentava si avvia ad una strada di un ibrido auto-potenziamento. Cosi Dehn scoprì del titanesimo nell posizioni di C. Blumhardt  e del secolarismo e false tendenze dell’autonomia dei suoi successori. Egli li credette impegnati in uno sforzo meramente umano, presuntuoso, verso l’autoliberazione ed ebbre timore che questa via della sintesi opprimesse Dio.

Poiché tutto il socialismo gli appare sempre più dal punto  di vista dell’”autonomia”, dell’”autoliberazione”, dell’”autodivinizzazione”. I cristiani che lo sostengono possono essere soltanto ad uno stato larvalela comprensione dell’essenza e del compito della Chiesa. Essi finiscono nel secolarismo e vi perdono la sostanza cristiana. Non è affatto un miracolo se perdono la passione religiosa.

L’emozionalità, priva di fondamento storico, (…)

Scomparsa della pagina 23 da Google.

(…) La Chiesa non può partecipare a queste azioni di soccorso. “Queste teorie devono scomparire affinché noi impariamo nuovamente a credere in Gesù Cristo… Nell’acuto crisi attuale esse affondano insieme a molte ideali e teorie degli ultimi secoli. La bancarotta dell’uomo non si può nascondere”.

Ed effettivamente un anno dopo che queste righe erano state scritte, nel 1933, essa non si poteva più nascondere. Il macabro sta solo nel fatto che Hermann Sasse poteva integrare così enfaticamente il suo modo di pensare nazionalsocialista in una teologia di liberazione di Cristo.

Presso Sasse si può constatare apertamente che l’interesse temporale e politico guidò l’argomentazione, apparentemente teologica, contro i socialisti religiosi.

Dall’estensione del rifiuto si può comprendere che l’opera dei socialisti religiosi morì d’asfissia quando era ancora allo stato embrionale, che il loro intento non potè neppure  raggiungere la coscienza di un pubblico ecclesiastico e teologico più ampio e che, perciò, finalmente, il suo ricordo affondò nella sabbia. Le diverse Chiese nazionali, teologi dialettici e altri avevano fatto il possibile per mettere da parte le sorti e l’opera del movimento e di sopprimerla mettendo in discussione all’infinito il diritto della intenzione socialista-religiosa. Non si parlava di Dio come essi ne parlavano. Il modo in cui essi cercavano una via di collegamento fra la salvezza eterna e il bisogno attuale era un modo conciliatorio e non aveva alcun sentore del bisogno dell’assoluto. Il modo, infine, in cui essi epigoni di Shleirmacher, cercavano di addivenire ad un accordo con gli epigoni di Feuerbach, sfociava semplicemente in eresia e umanitarismo.

In questo caso l’umanità del rifiuto, da parte dei più diversi strati, non è convincente, anzi sospetta. Lo stesso interesse, come abbiamo dimostrato, univa in questo punto posizioni teologicamente tutt’altro che simili. Una predecisione politica conservatrice, tedesco nazionale fino a nazionalsocialista. La reazionaria identificazione con i modelli di un ordine passato doveva necessariamente portare alla collisione con l’intento dei socialisti religiosi  che consideravano criticamente quell’ordine e combattevano per un nuovo ordine sociale. La Chiesa disturbata nei suoi affetti e interessi  reagì allora nei riguardi dei socialisti religiosi con pedanteria, con evidente irritazione e solo malcelata aggressività.

Quando poi, dopo la seconda guerra mondiale, che non c’era più niente da apprendere dai socialisti religiosi, allora si è compreso quanto detto precedentemente, non sembrerà lontana dal vero la supposizione,  che nel caso si tratti di una repressione riuscita-

Ne risulta pure, però che sia un pregiudizio teologico, sia una profonda uniformità si sono opposti a una giusta valutazione delle intenzioni, delle attività e peculiarità di questo movimento.

Oggi comunque, data la circostanza storica, e le mutazioni verificatesi nel frattempo nella società e nella teologia, sembra si dia la possibilità per una verifica più giusta. Vuole essere intenzione di questo libro sia introdurre nella storia di questo movimento, sia di portare alla luce il compito specifico che i socialisti religiosi si erano proposti all’interno della Chiesa. Ci rifacciamo per lo più a lavori brevi e per lo più completi. La scelta degli autori vuole mostrare l’estensione dell’ossatura del movimento. Essa vuole evidenziare sia la diversità che la somiglianza nelle tendenze. Però non verranno trascurati documenti , come manifesti e risoluzioni, in cui si esprime la volontà collettiva dei socialisti religiosi.

 

Continua col breve sommario storico

 

 

 

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La profezia del Regno di Dio nel socialismo

Ragaz

Digitalizzazione a cura di M. Benazzi

Prima parte sul socialismo religioso

 

Nato il 28 luglio 1868 in Tamins, studio della teologia a Basilea, a Jena, a Berlino; nel 1889 parroco di montagna a Flerden,nel 1892 insegnante di religione e nel 1984 parroco di Chur; nel 1904 parroco della cattedrale di Basilea; nel 1906 con la conferenza “il Vangelo e l’attuale lotta sociale” tenuta in occasione della festa della società dei predicatori svizzeri, promosse la fondazione del movimento religioso- sociale. Nel 1907 viaggio negli Usa, conferenza al Congresso mondiale per il libero cristianesimo a Bostom, nel 1908 professore di teologia sistematica e pratica a Zurigo, nel 1914 viaggio in Inghilterra; nel 1921 ritiro dall’insegnamento; dal 1921 presidente del Settlement del gardenhof (scuola popolare dei lavoratori); viaggi in Olanda. Germania, Scandinavia e Cecoslovacchia in qualità di Presidente della lega internazionale dei socialisti religiosi; morto il 6 dicembre 1945.

Ragaz e il Regno di Dio

Ragaz che aveva sofferto a causa di una religione senza legame alla realtà, vedeva con grande interesse nel socialismo un movimento, in cui ,come egli credeva, si manifestava la realtà del Regno di Dio. La questione sociale non era una verità fondamentale  del Regno di Dio? La socialdemocrazia nelle sue richieste non riprendeva delle richieste fondamentali dell’annuncio messianico? Non si rivolgeva essa, come l’annuncio messianico, ai poveri e ai diseredati? Perciò si apprenda dai socialdemocratici con quanta forza e quanta santa passione si debba annunziare accanto a un cielo nuovo una terra nuova. “E come la socialdemocrazia, anche la chiesa come il socialismo doveva intraprendere la lotta per contrastare il capitalismo, il militarismo, l’egoismo, la fede nella violenza e tutto l’ateismo sociale del nostro mondo. Questioni come disoccupazione, insufficienza di alloggio, lavoro e riposo, guadagno e profitto, tutto il problema sociale, devono essere affrontate dai suoi dirigenti, nelle chiese, scuole, giornali come parte del problema religioso. Essa deve distinguersi nello zelo per la Giustizia di Dio su una nuova terra”.

Il socialismo attirò l’attenzione di Ragaz sulle questioni sociali e l’incidenza nella realtà. Egli così lo può definire come “Giovanni il Battista” che precedette il Cristo. Tuttavia benché stimi tanto il socialismo e lo comprenda nel suo profondo, Ragaz non dimentica che il socialismo è soltanto un mutamento sociale. L’annuncio del Regno di Dio è invece più del socialismo. Anche un nuovo ordinamento sociale non orta via dal mondo il caso, la morte, la malattia, la colpa, il peccato. Tutte queste questioni sono senza risposta nel socialismo. Quale funzione spetta al socialismo all’interno dell’annunzio del Regno di Dio? Esso è prefigurazione del regno veniente. E’ l’indirizzo verso il più grande che in esso risplende, anche attraverso le sue manchevolezze e i suoi errori. E’ messaggero dell’avvento di un movimento di portata maggiore che si prepara a venire nel mondo. Questo è più grande del socialismo “ma porta sulle sue onde anche la vittoria del socialismo”. Perciò la lotta per il socialismo è lotta anticipatoria per il regno vivente”

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Cultura e etica di Albert Schweitzer

Scoprite la pagina a lui dedicata costruita dai quaccheri:
L’etica del rispetto della vita non ammette che esistano uomini condannati o favoriti perché liberi dalla responsabilità della dedizione che, in quanto uomini devono ad altri uomini. Vuole che tutti siamo, in qualche modo o per qualche cosa, esseri umani per altri esseri umani. A chi, per professione, non gli è consentito di prodigarsi come uomo per altri uomini e che non ha d’altronde nulla da poter donare, suggerisce di sacrificare un po’ del proprio tempo libero, anche se ne dispone di pochissimo.
Createvi unattività secondaria dice loro non importante, magari segreta. Aprite gli occhi e cercate dove vi sia un uomo, un’opera dedicata agli uomini, che necessiti di un po’ di tempo, di un po’ di amorevolezza, di un po’ di partecipazione, di un po’ di compagnia, di un po’ di lavoro. Forse è un solitario, un amareggiato, un ammalato, un disabile, la persona per la quale tu puoi essere qualcosa. Forse un vecchio o un bambino. Oppure unopera buona ha bisogno di volontari che possano sacrificare un pomeriggio libero od offrirsi per dei turni Non lasciarti trattenere dal pensiero di dover aspettare o di dover fare esperienza. Sii preparato ad incontrare delusioni.
Ma non lasciarti sfuggire un secondo lavoro
nel quale ti offri come essere umano ad altri esseri umani.
( da Cultura e etica di Albert Schweitzer)
 

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Guarisci, Michael Moore

 

16.02.2016 Pressenza IPA

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

Guarisci, Michael Moore

Il tuo nuovo film, “Chi è il prossimo da invadere?”, è molto potente, di certo il tuo migliore fino ad oggi.

Guarisci.

Presto.

Abbiamo bisogno di te.

 

Hai infilato un bel po’ di questioni in questo film, con immagini, con personaggi, con intrattenimento. Se la gente lo guarda, capirà quello che molti di noi hanno tentato a fatica di dire, e anche di più, perché anch’io ho imparato tanto.

 

Devo supporre che, quando il pubblico degli Stati Uniti guarderà codeste scene che si scontrano drammaticamente con il loro mondo, eppure appaiono umane e ragionevoli, sarà indotto a pensare.

 

Tu ci mostri dei candidati politici, non che strillano per avere più carceri, ma che tengono un dibattito elettorale televisivo in un carcere, nel tentativo di conquistare i voti dei prigionieri che hanno conservato il diritto di voto. Che cosa ci vuoi suggerire? Tu ci mostri anche scene di una grottesca brutalità nelle carceri statunitensi. Poi ci mostri la riabilitazione efficace raggiunta dalle carceri norvegesi (che hanno tasso di recidiva di un quarto rispetto agli Stati Uniti). Questo non solo cozza contro ciò che è familiare negli Stati Uniti, ma si scontra anche con ciò che gli Stati Uniti insegnano sulla “natura umana”, cioè che i criminali non possano essere riabilitati. E tu metti a nudo la motivazione vendicativa che si cela dietro quella pseudo-fede, mostrando la risposta collettiva di perdono e di saggezza con cui la Norvegia ha risposto ad un grave attacco terroristico. Sappiamo tutti come gli Stati Uniti hanno risposto ad attacchi del genere.

 

Se abbiamo letto il libro di Steven Hills ‘Promessa d’Europa’ o altri simili, o vissuto in Europa e visitato l’Europa o altre parti del mondo, abbiamo qualche nozione di gran parte di ciò che ci mostri: gli italiani e altri popoli con molte settimane di vacanze pagate, congedo parentale, e 2 ore di pausa pranzo; i tedeschi con settimane pagate presso un centro benessere se si sentono stressati; i finlandesi con svettanti rendimenti scolastici raggiunti evitando i test standardizzati e i compiti a casa e riducendo le ore di insegnamento; la Francia con mense scolastiche nutrienti e appetitose; la Slovenia e dozzine di altri paesi con università gratuite; il 50% dei consigli di amministrazione costituiti da lavoratori in Germania; il Portogallo con la legalizzazione delle droghe (miglior risultato nel film: “Così fa Facebook“). Mettendo insieme tutto questo in modo conciso, intelligente e divertente, hai fatto un regalo a noi tutti.

 

Ero preoccupato, lo confesso. Chiedo scusa. Avevo osservato Bernie Sanders proporre questo genere di diversità senza una visione reale alle spalle, e senza il coraggio di dire che tutto quel denaro è riversato nelle forze armate degli Stati Uniti. E ho visto te, Michael, fare alcune osservazioni stranamente favorevoli su Hillary Clinton che ha impiegato decenni di lavoro contro tutto quello di cui tratta il tuo film. Così, ero preoccupato, ma mi sbagliavo. Tu non solo volevi sottolineare che gli statunitensi pagano quasi quanto quegli altri paesi in tasse, e molto di più se si aggiungono le spese per università, salute, ecc., ma hai aggiunto anche l’elefante nella stanza, cioè che il 59% dell’imposta sul reddito degli statunitensi va in spese militari. Proprio perché ci hai messo questa differenza fondamentale tra gli Stati Uniti e le altre nazioni, questo film è una spinta formidabile per la causa del pacifismo. Ed è ancora più valido perché hai messo in evidenza il contrasto tra ciò che i tedeschi sanno e provano riguardo alla Shoah e ciò che gli statunitensi sanno e provano sul proprio passato di guerre, genocidi, e schiavitù.

 

Hai messo in un unico filmato di 2 ore, in modo chiaro e mai frettoloso, non solo tutto ciò che ho riportato sopra, ma anche la spiegazione della resistenza popolare che ci è voluta per farlo, oltre a una critica al razzismo che sottende la guerra alla droga degli Stati Uniti, l’incarcerazione di massa, il lavoro carcerario, e la pena di morte. Ci hai mostrato i leader musulmani, in una nazione a maggioranza musulmana, più avanzati degli Stati Uniti sui diritti delle donne. Ci hai mostrato l’apertura di numerose nazioni sulla condivisione del potere con le donne. A tale proposito, io riconosco le buone intenzioni che si possono trovare dietro il vostro interesse per l’elezione di un presidente donna, ma vi chiedo se Margaret Thatcher ha fatto progredire o regredire questa causa. E’ l’elezione delle donne che crea le società umanizzate, o sono le società umanizzate che eleggono le donne?

 

L’altra storia che ci porti dall’Islanda, oltre alle donne al potere, è che i banchieri sono perseguiti per i loro crimini. Strano, non è vero? Gli americani sono così assetati di vendetta che imprigionano i delinquenti di piccolo cabotaggio per decenni e li brutalizzano, mentre premiano i criminali di larga stazza. Un passaggio a un sistema giudiziario più civile ridurrebbe la violenza nel primo caso, ma nell’altro caso imporrebbe sanzioni che finora sono mancate.

 

In questo film hai fatto parlare alcune voci potenti. Una di quelle ha suggerito che gli americani incomincino ad interessarsi del resto del mondo. Ho notato, vivendo all’estero, che non solo gli altri popoli vogliono sapere sugli Stati Uniti (e altrove), ma vogliono anche sapere che cosa gli statunitensi pensano di loro. E mi tocca sempre rispondere con vergogna che, in realtà, agli americani non interessa proprio nulla degli altri. Non solo dovremmo iniziare ad essere curiosi sugli altri, ma dovremmo anche iniziare a essere curiosi su ciò che gli altri pensano di noi.

 

Pace.

David Swanson

 

Post scriptum – Sono abbastanza vecchio da ricordare il tuo film sulle bugie di Bush a proposito dell’Iraq, Michael. Il principale candidato presidenziale repubblicano ora dice che Bush mentì. La candidata definitiva democratica non lo fa, anzi lei stessa sostenne le medesime bugie in quegli anni. Tu hai contribuito a far sì che la cultura degli Stati Uniti, se non è ancora abbastanza buona per porre fine alla piaga dei senza fissa dimora, sia abbastanza buona per interrogarsi correttamente su questo problema. Grazie.

 

—-

 

David Swanson è un autore, attivista, giornalista e conduttore radiofonico. E ‘direttore di WorldBeyondWar.org e coordinatore della campagna per RootsAction.org. I libri di Swanson comprendono “La guerra è una bugia”. David tiene un blog su DavidSwanson.org e WarIsACrime.org. Conduce “Radio Parla Nazione”. E’ stato candidato al premio Nobel per la pace nel 2015.

Traduzione dall’inglese di Leopoldo Salmaso

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cultura ed etica

È il teologo che preferisco… ho cercato e cerco di seguirlo

L’etica del rispetto della vita non ammette che esistano uomini condannati o favoriti perché liberi dalla responsabilità della dedizione che, in quanto uomini devono ad altri uomini. Vuole che tutti siamo, in qualche modo o per qualche cosa, esseri umani per altri esseri umani. A chi, per professione, non gli è consentito di prodigarsi come uomo per altri uomini e che non ha d’altronde nulla da poter donare, suggerisce di sacrificare un po’ del proprio tempo libero, anche se ne dispone di pochissimo.

Createvi unattività secondaria  dice loro  non importante, magari segreta. Aprite gli occhi e cercate dove vi sia un uomo, un’opera dedicata agli uomini,  che necessiti di un po’ di tempo, di un po’ di amorevolezza, di un po’ di partecipazione, di un po’ di compagnia, di un po’ di lavoro. Forse è un solitario, un amareggiato, un ammalato, un disabile, la persona per la quale tu puoi essere qualcosa. Forse un vecchio o un bambino. Oppure unopera buona ha bisogno di volontari che possano sacrificare un pomeriggio libero od offrirsi per dei turni Non lasciarti trattenere dal pensiero di dover aspettare o di dover fare esperienza. Sii preparato ad incontrare delusioni.

Ma non lasciarti sfuggire un secondo lavoro

nel quale ti offri come essere umano ad altri esseri umani.

( da Cultura e etica di Albert Schweitzer)

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Liste indipendenti di appoggio bustese alla candidatura quacchera Benazzi a Sindaco indipendente di Olgiate O.

Riconosco esclusivamente come tributo alla Beata Giuliana, dove sono stato battezzato cattolico ambrosiano – Svizzero Zwingliano in Busto, il diritto di presentare Liste indipendenti con capilista il medico stamani presente della Farmacia di Fronte all’Ottima panetteria tradizionale nella continuazione dell’attuale Via Piave 180. E lista autonoma congiunta fra i due mitici delle moto locali nella mia via e in quella vicina alla panetteria di Busto consigliata. Li facciamo tutti diventare mondiali?

Unico impegno per le liste di sostegno quello aggiuntivo per le famiglie arcobaleno con figli adottati longobardi di area padaniese. Ovvio che Liga se vuole mi appoggia e se nel suo interesse geografico, locale. Se Benazzi si sposa con uno di Badgad libera, saranno pure affari suoi di famiglia quacchera.

Scelgo come Avvocato gradito personale Cota per cause nella mia zona lombarda. Inevitabile il confronto senza transazione monetaria in Euro a mio favore con Studio rag. Pietro Zicchittu di via Duca D’Aosta 15 a Busto Arsizio (area perimetrale della cattedrale quacchera in essere con biblioteca TCI nel rispetto del sacro suolo del gatto teologo e dei cani nella zona di interconfine protetta da reti con altre aziende) e Adler Ortho di Cormanno.  Non penso di essere stato minacciato da altri a Roma…. ma non ci metto la mano sul fuoco. Sono un non cristiano e non romano per interfede. Quacchero italiano. Longobardo doc oggi.

In futuro vediamo chi discende da me in matrimonio.

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Onestà

L’autore si lascia intervistare oggi anche in TV e snocciola le questioni sul tappeto anche a poche ore dalle deliranti affermazioni dell’attuale Premier sul dissolvimento delle regole ad esempio nel mercato del lavoro. E’ un’analisi complessiva della situazione: in TV si rammarica che in tutti questi decenni la cupola del Vaticano non abbia denunciato i malaffari romani e la sua contiguità col potere politico italiano. Ma a ben vedere non si tratta solo della posizione di Berlusconi! Lui non  è proprio un amico del socialismo reale. E’ un teologo  svizzero libero che ha il pregio di dire quello che pensa. Non nasconde le sue simpatie verso il movimento di occupazione e protesta contro Wall Street ma anche della necessità di regole precise che controllino l’impazzimento del mercato. Soprattutto Europeo.   Riportiamo un’intervista dal grande spessore etico. In fondo è quello che ci manca in questi tempi tormentati e duri in Italia. Pardon, particolarmente duri coi tecnocrati al potere.

 

Hans Küng, Onestà

(Paolo Tognina) La recente crisi finanziaria ed economica globale è stata per molti un forte choc: il mondo è rimasto col fiato sospeso, politici e manager hanno potuto vedere a quali enormi pericoli ci esponga un settore finanziario che agisce senza regole. Malgrado gli effetti della crisi continuino a farsi sentire e colpiscano milioni di persone, i mercati hanno ripreso a funzionare come prima. Di una regolamentazione del settore finanziario non se ne parla. Oppure le regole adottate non sono efficaci. E non si vedono indizi di autoregolamentazione. Hans Küng, noto teologo cattolico, presidente della Fondazione per un’etica globale (Weltethos) e prolifico saggista, analizza in “Onestà. Perché l’economia ha bisogno di un’etica” il fenomeno della globalizzazione, mettendone a nudo le ambiguità. La globalizzazione si è dimostrata per molti una grave minaccia, essa deve dunque essere “sottoposta al controllo di regole internazionali” e ad essa deve applicarsi una “etica globale”. Küng vuole evitare di scadere nel moralismo, pur non nascondendo di volere proporre dei valori da applicare all’economia. Per individuare un’etica capace di governare l’economia, il teologo analizza nella prima parte del suo libro gli aspetti critici della globalizzazione, nella seconda le concezioni dell’economia e nella terza la socialità della nostra economia di mercato. Küng rigetta il neoliberismo – che preferisce chiamare “ultraliberismo” o anche “neocapitalismo” – e propone invece una via che non si colloca nel solco del capitalismo e neppure del socialismo. Il modello propugnato da Küng è quello di un’economia di mercato sociale, corretto e trasformato – è il teologo a riconoscerlo – per fronteggiare le nuove sfide ecologiche, etiche e demografiche. Come realizzare il modello di una nuova economia sociale di mercato? Come uscire dalla crisi dell’economia e del sistema politico? Küng identifica, quali cause della crisi, lacune nell’assunzione di responsabilità, analisi e proiezioni economiche errate, irrazionalità e azzardo da parte degli attori finanziari. E sostiene che occorre perciò introdurre un’economia basata sulla responsabilità e sul rispetto delle regole. Da un lato procede poi a schizzare il profilo di un’etica globale per un’economia globalizzata che si pone al servizio dell’essere umano, mentre dall’altro tratteggia un’etica per dirigenti che si manifesta nell’integrità e nella competenza etica. Tutto ciò serve a Küng per introdurre il capitolo ottavo del suo libro, nel quale spiega motivi, contenuti e obiettivi del Manifesto per un’etica economica globale, che egli ha contribuito in modo determinante a ispirare e che si basa sui suoi studi precedenti. Hans Küng invita ad imboccare con entusiasmo la via di un’economia mondiale sociale ed ecologica. Per fare questo fornisce, con questo libro, informazioni e riflessioni importanti e sensate. Alla logica del profitto, sostituisce il primato dell’etica sull’economia e la politica. E di questo il mondo ha certamente bisogno.

Hans Küng Onestà. Perché l’economia ha bisogno di un’etica Rizzoli, Milano 2011

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Riflessioni e preghiere contro il Governo Monti e l’asse politico che lo sostiene, in difesa dei lavoratori, ora e sempre

Signore, nella tua mano il mondo può cambiare. Donaci la fede per osare l’impossibile. Donaci speranza per non disperderci nel vago. Camminiamo senza terra sotto i piedi: tu sei una nostra via. Signore ti lodiamo, tu crei un mondo nuovo. Amen

 

 

La preghiera

Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.

C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.

Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa – la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.

In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.

Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.

Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una guerra, della povertà, di una malattia.

La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!

La menzogna di molti cristiani ( non di tutti) continua anche in questo secolo che viviamo.

Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e si deve non avere vincoli con lo Stato, la Chiesa e la società.

I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani.

Per questo osiamo schierarci dalla parte dei lavoratori e contro un Governo delittuoso che si schiera dalla parte dei potenti e delle imprese di profitto fine a se stesse. Sia maledetto il suo asse politico fondato sulla illegittimità democratica e il sopruso verso il prossimo più debole.

Ogni giorno su Facebook preghiamo contro il Governo Monti e in difesa dei lavoratori.

 

Maurizio Benazzi

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