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Martin Luther King: “Io ho un sogno”. Il discorso del 28 agosto 1963 a Washington

Martin Luther King, nato ad Atlanta in Georgia nel 1929, laureatosi all’Universita’ di Boston nel 1954 con una tesi sul teologo Paul Tillich:

Oggi sono felice di essere con voi in quella che nella storia sara’ ricordata come la piu’ grande manifestazione per la liberta’ nella storia del nostro paese.

Un secolo fa, un grande americano, che oggi getta su di noi la sua ombra simbolica, firmo’ il Proclama dell’emancipazione. Si trattava di una legge epocale, che accese un grande faro di speranza per milioni di schiavi neri, marchiati dal fuoco di una bruciante ingiustizia. Il proclama giunse come un’aurora di gioia, che metteva fine alla lunga notte della loro cattivita’.

Ma oggi, e sono passati cento anni, i neri non sono ancora liberi. Sono passati cento anni, e la vita dei neri e’ ancora paralizzata dalle pastoie della segregazione e dalle catene della discriminazione. Sono passati cento anni, e i neri vivono in un’isola solitaria di poverta’, in mezzo a un immenso oceano di benessere materiale. Sono passati cento anni, e i neri ancora languiscono negli angoli della societa’ americana, si ritrovano esuli nella propria terra.

Quindi oggi siamo venuti qui per tratteggiare a tinte forti una situazione vergognosa. In un certo senso, siamo venuti nella capitale del nostro paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della nostra repubblica hanno scritto le magnifiche parole della Costituzione e della Dichiarazione d’indipendenza, hanno firmato un “paghero'” di cui ciascun americano era destinato a ereditare la titolarita’. Il “paghero'” conteneva la promessa che a tutti gli uomini, si’, ai neri come ai bianchi, sarebbero stati garantiti questi diritti inalienabili: “vita, liberta’ e ricerca della felicita’”.

Oggi appare evidente che per quanto riguarda i cittadini americani di colore, l’America ha mancato di onorare il suo impegno debitorio. Invece di adempiere a questo sacro dovere, l’America ha dato al popolo nero un assegno a vuoto, un assegno che e’ tornato indietro, con la scritta “copertura insufficiente”. Ma noi ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia sia in fallimento. Ci rifiutiamo di credere che nei grandi caveau di opportunita’ di questo paese non vi siano fondi sufficienti. E quindi siamo venuti a incassarlo, questo assegno, l’assegno che offre, a chi le richiede, la ricchezza della liberta’ e la garanzia della giustizia.

Siamo venuti in questo luogo consacrato anche per ricordare all’America l’infuocata urgenza dell’oggi. Quest’ora non e’ fatta per abbandonarsi al lusso di prendersela calma o di assumere la droga tranquillante del gradualismo. Adesso ‘ il momento di tradurre in realta’ le promesse della democrazia. Adesso e’ il momento di risollevarci dalla valle buia e desolata della segregazione fino al sentiero soleggiato della giustizia razziale. Adesso e’ il momento di sollevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale per collocarla sulla roccia compatta della fraternita’. Adesso e’ il momento di tradurre la giustizia in una realta’ per tutti i figli di Dio.

Se la nazione non cogliesse l’urgenza del presente, le conseguenze sarebbero funeste. L’afosa estate della legittima insoddisfazione dei negri non finira’ finche’ non saremo entrati nel frizzante autunno della liberta’ e dell’uguaglianza. Il 1963 non e’ una fine, e’ un principio. Se la nazione tornera’ all’ordinaria amministrazione come se niente fosse accaduto, chi sperava che i neri avessero solo bisogno di sfogarsi un po’ e poi se ne sarebbero rimasti tranquilli rischia di avere una brutta sorpresa.

In America non ci sara’ ne’ riposo ne’ pace finche’ i neri non vedranno garantiti i loro diritti di cittadinanza. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione finche’ non spuntera’ il giorno luminoso della giustizia.

*

Ma c’e’ qualcosa che devo dire al mio popolo, fermo su una soglia rischiosa, alle porte del palazzo della giustizia: durante il processo che ci portera’ a ottenere il posto che ci spetta di diritto, non dobbiamo commettere torti. Non cerchiamo di placare la sete di liberta’ bevendo alla coppa del rancore e dell’odio. Dobbiamo sempre condurre la nostra lotta su un piano elevato di dignita’ e disciplina. Non dobbiamo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Sempre, e ancora e ancora, dobbiamo innalzarci fino alle vette maestose in cui la forza fisica s’incontra con la forza dell’anima.

Il nuovo e meraviglioso clima di combattivita’ di cui oggi e’ impregnata l’intera comunita’ nera non deve indurci a diffidare di tutti i bianchi, perche’ molti nostri fratelli bianchi, come attesta oggi la loro presenza qui, hanno capito che il loro destino e’ legato al nostro. Hanno capito che la loro liberta’ si lega con un nodo inestricabile alla nostra. Non possiamo camminare da soli. E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci con un giuramento: di proseguire sempre avanti. Non possiamo voltarci indietro.

C’e’ chi domanda ai seguaci dei diritti civili: “Quando sarete soddisfatti?”. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ i neri continueranno a subire gli indescrivibili orrori della brutalita’ poliziesca. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ non riusciremo a trovare alloggio nei motel delle autostrade e negli alberghi delle citta’, per dare riposo al nostro corpo affaticato dal viaggio. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ tutta la facolta’ di movimento dei neri restera’ limitata alla possibilita’ di trasferirsi da un piccolo ghetto a uno piu’ grande. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ i nostri figli continueranno a essere spogliati dell’identita’ e derubati della dignita’ dai cartelli su cui sta scritto “Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti, finche’ i neri del Mississippi non potranno votare e i neri di New York crederanno di non avere niente per cui votare. No, no, non siamo soddisfatti e non saremo mai soddisfatti, finche’ la giustizia non scorrera’ come l’acqua, e la rettitudine come un fiume in piena.

Io non dimentico che alcuni fra voi sono venuti qui dopo grandi prove e tribolazioni. Alcuni di voi hanno lasciato da poco anguste celle di prigione. Alcuni di voi sono venuti da zone dove ricercando la liberta’ sono stati colpiti dalle tempeste della persecuzione e travolti dai venti della brutalita’ poliziesca. Siete i reduci della sofferenza creativa. Continuate il vostro lavoro, nella fede che la sofferenza immeritata ha per frutto la redenzione.

Tornate nel Mississippi, tornate nell’Alabama, tornate nella Carolina del Sud, tornate in Georgia, tornate in Louisiana, tornate alle baraccopoli e ai ghetti delle nostre citta’ del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione puo’ cambiare e cambiera’.

*

Non indugiamo nella valle della disperazione. Oggi, amici miei, vi dico: anche se dobbiamo affrontare le difficolta’ di oggi e di domani, io continuo ad avere un sogno. E un sogno che ha radici profonde nel sogno americano.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione sorgera’ e vivra’ il significato vero del suo credo: noi riteniamo queste verita’ evidenti di per se’, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Ho un sogno, che un giorno sulle rosse montagne della Georgia i figli degli ex schiavi e i figli degli ex padroni di schiavi potranno sedersi insieme alla tavola della fraternita’.

Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, dove si patisce il caldo afoso dell’ingiustizia, il caldo afoso dell’oppressione, si trasformera’ in un’oasi di liberta’ e di giustizia.

Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalita’.

Oggi ho un sogno.

Ho un sogno, che un giorno, laggiu’ nell’Alabama, dove i razzisti sono piu’ che mai accaniti, dove il governatore non parla d’altro che di potere di compromesso interlocutorio e di nullification delle leggi federali, un giorno, proprio la’ nell’Alabama, i bambini neri e le bambine nere potranno prendere per mano bambini bianchi e bambine bianche, come fratelli e sorelle.

Oggi ho un sogno.

Ho un sogno, che un giorno ogni valle sara’ innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sara’ rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme.

Questa e’ la nostra speranza. Questa e’ la fede che portero’ con me tornando nel Sud. Con questa fede potremo cavare dalla montagna della disperazione una pietra di speranza.

Con questa fede potremo trasformare le stridenti discordanze della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fraternita’.

Con questa fede potremo lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme, schierarci insieme per la liberta’, sapendo che un giorno saremo liberi.

Quel giorno verra’, quel giorno verra’ quando tutti i figli di Dio potranno cantare con un significato nuovo: “Patria mia, e’ di te, dolce terra di liberta’, e’ di te che io canto. Terra dove sono morti i miei padri, terra dell’orgoglio dei Pellegrini, da ogni vetta riecheggi liberta’”. E se l’America vuol essere una grande nazione, bisogna che questo diventi vero.

E dunque, che la liberta’ riecheggi dalle straordinarie colline del New Hampshire.

Che la liberta’ riecheggi dalle possenti montagne di New York.

Che la liberta’ riecheggi dagli elevati Allegheny della Pennsylvania.

Che la liberta’ riecheggi dalle innevate Montagne Rocciose del Colorado.

Che la liberta’ riecheggi dai pendii sinuosi della California.

Ma non soltanto.

Che la liberta’ riecheggi dalla Stone Mountain della Georgia.

Che la liberta’ riecheggi dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Che la liberta’ riecheggi da ogni collina e da ogni formicaio del Mississippi, da ogni vetta, che riecheggi la liberta’.

E quando questo avverra’, quando faremo riecheggiare la liberta’, quando la lasceremo riecheggiare da ogni villaggio e da ogni paese, da ogni stato e da ogni citta’, saremo riusciti ad avvicinare quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, protestanti e cattolici, potranno prendersi per mano e cantare le parole dell’antico inno: “Liberi finalmente, liberi finalmente. Grazie a Dio onnipotente, siamo liberi finalmente”.

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Condannata per tesi di laurea su NO-TAV: mobilitiamoci!

 

Condannata per tesi di laurea su NO-TAV: mobilitiamoci!
(Foto di en.wikipedia.org)

Il 15 giugno 2016, il tribunale di Torino ha condannato Roberta, ex studentessa di antropologia di Ca’ Foscari, a 2 mesi di carcere con la condizionale per i contenuti della sua testi di laurea, conseguita nel 2014. Per scrivere la tesi «Ora e sempre No Tav: identità e pratiche del movimento valsusino contro l’alta velocità», Roberta ha trascorso due mesi sul campo durante l’estate del 2013, ha partecipato a varie dimostrazioni in Valsusa, intervistando attivisti e cittadini. Coinvolta insieme a lei in questo procedimento giudiziario era Franca, dottoranda dell’Università della Calabria, che come Roberta era in Valle per ragioni di ricerca, e che compare con Roberta nei video e nelle foto analizzati dalla procura ma che, a differenza di Roberta, è stata assolta da tutti i capi d’imputazione.

A differenza di Franca, Roberta è stata condannata a 2 mesi di reclusione con la condizionale. Anche se le motivazioni della sentenza saranno rese pubbliche tra 30 giorni, la ragione della sua condanna è stata attribuita all’utilizzo, nella sua tesi di laurea, del “noi partecipativo” interpretato dall’accusa come “concorso morale” ai reati contestati. Di fatto, i video e le foto scattate durante le manifestazioni parlano chiaro: le due donne sono lì, presenti, anche se in disparte. È stato dimostrato in tribunale che nessuna delle due imputate ha preso parte a momenti di tensione. E bisogna dire che non tutti i momenti di tensione contestati dall’accusa hanno trovato riscontro nel materiale video fotografico acquisito dalla procura. Durante l’azione dimostrativa tenutasi davanti alla ditta Itinera di Salbertrand, che fornisce il cemento al cantiere di Chiomonte, le due ragazze partecipano ma rimangono ai margini. Di sicuro il pm Antonio Rinaudo ha chiesto 9 mesi per entrambe, ma mentre Franca è stata assolta da tutti i capi d’imputazione, Roberta è stata condannata. Roberta, infatti, avrebbe dimostrato un “concorso morale” con le condotte contestate dall’accusa, non a caso in alcuni passaggi della sua tesi raccontò l’accaduto in prima persona plurale. Quello che per la difesa era un “espediente narrativo” – nella ricerca etnografica il posizionamento del ricercatore rispetto all’oggetto della ricerca è una scelta soggettiva che fa parte di ciò che si chiama storytelling – diventa, per l’accusa, la prova di collusione rispetto ai reati contestati.

Siamo indignati: che ci risulti, è la prima volta dal 25 aprile 1945 che una tesi di laurea viene considerata oggetto di reato e subisce una condanna. Ci domandiamo, increduli, quale perversione attraversi un paese che porta nelle aule di un tribunale le parole di una tesi di laurea. Ci sconvolge che tutte le tesi di laurea siano potenzialmente oggetto delle letture inquisitorie dei magistrati e che la Procura di Torino si senta legittimata a sanzionare penalmente l’uso di un pronome personale, a tutti gli effetti fondante della grammatica italiana, quando usato in riferimento a un tema politico ad essa non gradito. L’accusa di “concorso morale” in riferimento all’analisi situata di un problema politico va intesa come sintomo dell’accanimento contro chiunque osi raccontare quanto avviene in Val di Susa senza criminalizzare la determinazione di una comunità a lottare contro la devastazione del suolo, della salute dell’ambiente e del territorio. Ricordiamo che all’interno dello stesso procedimento altre 45 persone, tra cui 15 minorenni, sono state rinviate a giudizio. Questa storia va intesa inoltre per ciò che è: un inaccettabile atto intimidatorio contro la libertà di pensiero e la libertà di ricerca, ancor più grave in quanto portato avanti contro giovani studenti accusati di mettere troppa passione in ciò che fanno e minacciati di essere pesantemente sanzionati se prendono posizione, “partecipano” o osano fare politica.

Rivolgiamo questo appello in modo particolare al mondo universitario italiano per rompere il silenzio e denunciare la violazione della libertà di ricerca e di opinione. Nessuno dei classici difensori delle libertà democratiche si è fatto, fino a ora, sentire. Nessun esponente di rilievo del mondo accademico né del ministero dell’Università e della Ricerca ha ritenuto necessario dover rilasciare una dichiarazione. Vogliamo rivolgerci in particolare al mondo accademico per chiedere quanto a lungo intenda accettare esplicite intimidazioni e minacce di ritorsioni. Se il fine di questo processo è sigillare la colpevolezza di chi racconta le ragioni di chi lotta contro la violenza e i soprusi, siamo tutti colpevoli.

“Per uno scrittore il reato di opinione è un onore” ha scritto Erri De Luca, il primo assolto per un crimine che non esiste ma che l’Italia odierna punta pericolosamente a restaurare: il reato d’opinione. Sentiamo l’esigenza di prendere parola in difesa della libertà di ricerca e di pensiero in Italia e chiediamo a tutti di moltiplicare le iniziative in questa direzione. Ribadiamo che nessuna intimidazione o minaccia di ritorsioni potrà distoglierci dalla nostra narrazione, dal nostro storytelling, dal nostro impegno di ricerca perché il nostro mestiere lo conosciamo e lo amiamo, nonostante tutto.

Per adesioni all’appello, inviare una mail all’indirizzo: appelloricerca@gmail.com

Seguono 1274 firme di accademici italiani e anche stranieri (aggiornato alle 09:11 del 23/6/16 da Leopoldo Salmaso)

L’articolo originale si trova su EFFIMERA (http://effimera.org/mai-scrivere-appello-la-liberta-ricerca-pensiero)

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Desiderio Crea dagli artisti “pazzarielli”

20.06.2016 Desiderio Crea
Desiderio Crea dagli artisti “pazzarielli”

 

Come la salute mentale si possa “curare” con l’arte terapia e metodi non farmacologici.

 

Desiderio Crea è la più grande tela pittorica mai realizzata, dipinta da oltre 150 persone che operano in distinti settori della società.

 

Attraverso questo progetto si desidera contagiare di creatività evolutiva le persone a favore dello sviluppo del bene comune, delle pratiche di recupero della propria libertà e della propria dimensione umana in relazione ad altri.

 

Dal 21 al 24 Giugno saremo a Fornaci di Barga sede della ASL 2 all’Unità Funzionale Salute Mentale Adulti della Valle del Serchio, diretta Mario Betti e gestita per la parte dell’Arte Terapia da Satyamo Hernandez dell’Associazione AEDO per coinvolgere gli operatori e i medici a dare una traccia del loro fantastico desiderio che li ha spinti da oltre 20 a ridurre fino a farle quasi scomparire le violente cure psichiatriche.

 

La loro ricerca dimostra che l’Arte terapia, e altre pratiche non invasive e nonviolente possano ottenere maggiori e veri risultati di benessere rispettando e valorizzando le diversità e la dignità dei pazienti.

 

Nel tour del Desiderio Crea questa è l’unica tappa dedicata alla cura e alla salute e siamo felicissimi di poter portare nelle piazze con la Grande Tela l’esperienza della ASL 2 di Lucca e della Scuola SCHESIS la Scuola Umanistico Scientifica per la Salute Mentale che cerca di portare ad altri operatori questa filosofia di cura olistica del rispetto e salvaguardia della diversità della persona.

 

AEDO e SCHESIS e i loro operatori saranno gli artisti della Grande Tela che con loro arriverà già a circa 30 metri di realizzazione pittorica, che già fa vedere la potenza e la bellezza di una tale impresa.

 

Ma prima di immergerci in questa altra realtà, siamo felici di aver passato dei giorni intensi con gli amici e le amiche di Casa Netural a Matera, che hanno fatto esplodere di bellezza la Grande Tela e ci hanno travolto nel loro entusiasmo.

In nostro diario di bordo continuerà questi giorni di viaggio nella bella Garfagnana.

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Vota e fai votare a Napoli De Magistris, il liberatore dal PD

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17 giugno 2016 · 10:24 am

Referendum sociali, superate le 300.000 firme: aderiamo

 

Referendum sociali, superate le 300.000 firme
(Foto di Comitato promotore referendum sociali)

Trecentomila firme e oltre. Questo è il risultato di un mese e mezzo di raccolta firme per i referendum sociali. Un traguardo raggiunto, ma ancora parziale. Per far sì che nella primavera prossima i cittadini e le cittadine italiane possano esprimersi su temi cruciali come scuolaambiente e beni comuni, ne servono altre 200.000. Una meta a portata di mano, una sfida che siamo sicuri di vincere. Per questo motivo il mese di giugno sarà dedicato a una mobilitazione straordinaria di raccolta firme in tutta Italia.

Molte le iniziative già decise e molte più saranno quelle ancora da prendere. Gli attivisti e le attiviste sparse sul territorio porteranno i banchetti e i moduli in occasioni speciali o organizzate ad hoc. A Roma, per esempio, si potrà firmare per i referendum sociali davanti allo Stadio Olimpico, in occasione del Gran Gala di atletica leggera, in programma domani sera. Sempre nella capitale, venerdì e sabato un banchetto sarà ospitato anche da Repubblica delle Idee, l’evento organizzato dal quotidiano romano presso il MAXXI. La nostra campagna ha trovato e continua a trovare appoggio da varie iniziative popolari, come il mercato dei produttori locali di Fano, i mercati rionali di Bologna e le scuole di tutta Italia. Il 12 e 13 giugno cadrà anche il quinto anniversario del referendum sull’acqua pubblica, il cui esito vittorioso è sempre più lontano dall’essere rispettato. Noi invece non lo dimentichiamo e ne rafforzeremo il messaggio con una serie di iniziative per raccogliere le firme, come un dibattito pubblico a Ferrara la sera del 10 giugno. Tutte le iniziative speciali vanno comunque ad aggiungersi alle centinaia di banchetti che quotidianamente vengono organizzati ovunque. Ricordiamo inoltre che è possibile firmare nei municipi.

La mobilitazione per abrogare gli aspetti peggiori della legge 107 (la cattiva scuola di Renzi), per bloccare il piano nazionale che prevede la costruzione di altri 15 inceneritori sul suolo italiano, per evitare la concessione di nuove trivellazioni in mare o in terra e per raccogliere centinaia di migliaia di firme contrarie alla direttiva del ministro Marianna Madia, volta a privatizzare i servizi pubblici, ha già ricevuto un’ottima risposta dagli italiani e dalle italiane. Fra i molti, vogliamo ringraziare Luciano Canfora, che ha firmato per i referendum sociali al Salone del Libro di Torino, e don Luigi Ciotti, che lo ha fatto a Villafranca Tirrena, in provincia di Messina. I loro e gli altri 300.000 nomi sui nostri moduli ci danno la spinta per affrontare quest’ultimo mese di raccolta firme, fiduciosi di uscirne vittoriosi.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

Movimento per la scuola pubblica

Campagna “Stop devastazioni”, per i diritti sociali ed ambientali

Comitato Sì Blocca Inceneritori

 

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Aderiamo alla manifestazione unitaria indetta per il 26 maggio dai sindacati inquilini contro il progetto di legge sulla casa della Giunta Maroni

Il progetto della Giunta Regionale và rispedito al mittente perché riduce drasticamente anziché aumentare l’offerta di alloggi a canone sociale per le famiglie lombarde colpite da emergenza abitativa.
Infatti il nuovo progetto di legge sui “Servizi abitativi” prevede una massiccia vendita nei prossimi anni di alloggi di proprietà  Aler, fino al 15% del patrimonio Aler ( oltre 20 mila alloggi ), con la giustificazione che bisogna ripianare il Bilancio delle Aler; introduce il criterio della sostenibilità economica dei bilanci degli enti gestori, meccanismo attraverso cui i comuni e gli enti gestori potranno decidere aumenti dei canoni e mobilità forzosa degli inquilini che perdono i requisiti di permanenza; e infine riduce notevolmente la percentuale delle assegnazioni ai soggetti in emergenza abitativa, abolendo le graduatorie di assegnazione in deroga.

Va rimesso in discussione il piano di alienazioni e dismissione dell’Edilizia Residenziale Pubblica targato Lega e Forza Italia che intendono  privatizzare la gestione delle case popolari affidandola a soggetti non pubblici e aumentare canoni e costi a carico degli inquilini, scaricando sulle loro spalle decenni di cattiva gestione di un ingente patrimonio abitativo.
Il progetto della Giunta Maroni non affronta, bensì rimuove i veri nodi della crisi abitativa in Lombardia, regione dove continua ad esserci il più alto tasso di case sfitte e invendute, insieme al più alto numero di sfratti eseguiti per morosità e oltre 50 mila famiglie in attesa di una casa popolare!
Con questo spirito saremo presenti alla manifestazione dei sindacati inquilini e invitiamo tutte e tutti a partecipare

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Acat Italia: una laurea per fermare tortura e pena di morte

 

Si rinnova il bando di Acat volto a premiare i lavori universitari che approfondiscono le problematiche della violenza e delle torture

Acat Italia, l’ associazione cristiana ecumenica che dal 1983 opera contro la tortura e i trattamenti crudeli, inumani o degradanti, compresa la pena di morte, nell’ambito dei propri programmi formativi, annuncia il Bando per l’assegnazione del premio di laurea “Una laurea per fermare tortura e pena di morte”, per tesi di laurea discusse su uno dei seguenti temi:

-L’abolizione della pena di morte: motivazioni, strategie, azioni, impegno, impatto

-La tortura e i trattamenti crudeli, inumani o degradanti contro le persone nel mondo contemporaneo: cause, implicazioni, strategie e strumenti per la loro prevenzione e abolizione e per la riabilitazione delle vittime

L’iniziativa si propone di incoraggiare i giovani ad approfondire le problematiche emergenti dal fenomeno della tortura nelle sue varie manifestazioni e dalla applicazione della pena capitale ed a prendere coscienza della loro gravità e dell’importanza di impegnarsi per eliminare la tortura e la pena di morte dal mondo.

Il premio ha una dotazione di 3.500 Euro per ogni anno accademico e sarà assegnato alla migliore tesi di laurea, laurea magistrale o specialistica discussa nelle sessioni di laurea dell’anno accademico 2014-15, presso tutte le università italiane presenti sul territorio nazionale, statali e non statali che rilascino titoli di laurea aventi valore legale, e università pontificie che rilascino lauree riconosciute in Italia.

Il premio sarà assegnato sulla base degli esiti della valutazione comparativa delle tesi rispettivamente presentate per ciascun anno accademico, operata a giudizio insindacabile della commissione esaminatrice nominata da Acat Italia. –

La premiazione avverrà nel corso di una cerimonia pubblica.

Gli interessati potranno richiedere alla Acat Italia di usufruire del materiale documentario a disposizione dell’Acat stessa, nonché delle biblioteche degli enti sostenitori, che hanno garantito il loro pieno impegno in merito. La richiesta dovrà essere effettuata secondo le modalità che verranno comunicate da Acat Italia agli interessati e sarà accompagnata da una lettera di presentazione del relatore della tesi.

Tutte le informazioni di partecipazioni si trovano sul sito di Acat Italia.

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Censurata dai media la manifestazione di ieri contro il TTIP

TTIP, le persone prima dei profitti

TTIP, le persone prima dei profitti
(Foto di Dario Lo Scalzo)

Sabato 7 maggio 2016 ha avuto luogo a Roma la manifestazione nazionale contro il TTIP (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti). Una decina di migliaia di persone hanno riempito le strade del centro capitolino reclamando la difesa dei propri diritti, la tutela dei beni comuni e la riattivazione della sovranità popolare che sembra ormai avere ceduto il passo allo strapotere decisionale di una classe politica guidata a telecomando dal commercio e dalla finanza.

Le persone prima dei profitti, STOP TTIP” è il grido e lo slogan che hanno fatto da cassa di risonanza nelle vie calde e assolate del centro di Roma dove il corteo, colorato e rumoso, ha raggiunto nel tardo pomeriggio Porta San Giovanni per chiudere la giornata di mobilitazione con un concerto.

Famiglie, gente comune, associazioni, sindacati e alcuni schieramenti politici si sono mostrati compatti nel dire stop all’accordo commerciale di libero scambio tra l’Uniome europea e gli Stati Uniti che di certo ha visto nei suoi negoziatori degli abili nemici della trasparenza non solo nei confronti dell’opinione pubblica ma anche nei confronti degli stessi europarlamentari che dovrebbero poi approvare il TTIP.

In tal contesto sembra evidente che l’eventuale creazione di un’area di libero scambio (all’americana) rischierebbe di smantellare il principio di precauzione tanto caro ai vecchi costituenti europei minacciando in tal modo seriamente i diritti acquisiti dal cittadino, la salvaguardia dell’ambiente e dei beni comuni e mettendo nelle mani dei potentati e dell’1% ancora più ricchezza, potere e profitto.

Ci siamo dimenati tra la gente del corteo che ha defilato per le vie della capitale e abbiamo raccolto in una video intervista delle interessanti riflessioni di alcuni partecipanti

Vi invitiamo a prenderne visione:

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Verso un cristianesimo virtuale?

Tanti anni fa comprai un testo in francese di Jerome Cottin e J.N. Bazin che si interrogava se si andava verso un cristianesimo virtuale: noi arriviamo dopo la Francia secolarizzata, con circa un decennio di “arretrato” nella città secolarizzata… ma il percorso era segnato già allora per le comunità religiose (ma a ben vedere anche quelle politiche non scherzano mica!). Penso che per mancanza di numero minimo debba rinunciare al meeting fisico (chiesto espressamente da una sola persona) e prendere atto che la virtualità è la strada per chi cattolico non è in Italia.
Per la guida dello Spirito Santo della Comunità, la conferma sono i vostri gradimenti o interventi liberi che fanno da testimonianza. Le chiese tradizionali fra 4 mura di pietra sono in declino irreversibile. In Svizzera i calvinisti sono ormai quasi dei panda. Noi abbiamo invertito la tendenza della nullità fino a maggio 2015 e oggi virtualmente presenti nel silenzio protestante e nel chiasso mediatico cattolico. … Dove c’è lo Spirito lì c’è la libertà.

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846 grazie ai visitatori di marzo!

Da Parigi a Barcellona, da Kowloon (HK) a San Diego (US) e per tutta Italia: infinite grazie.

Cerchiamo di fare il nostro meglio pur essendo noi solo una pulce … nel mondo dell’informazione e formazione fuori schema

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