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Stefano Cucchi è ancora vivo

18.07.2016 Giovanni Succhielli
Stefano Cucchi è ancora vivo
(Foto di Flickr.com)

Stefano Cucchi è ancora vivo. Non c’è altra spiegazione.

Arrestato il 15 ottobre 2009 per possesso di droga e deceduto una settimana dopo all’ospedale nonostante fosse sotto custodia cautelare, il ragazzo non è stato ucciso. Non secondo la III Corte d’Assise di Roma, che in secondo grado ha assolto per insufficienza di prove tutti gli accusati di omicidio colposo: il primario del reparto protetto del Pertini, Aldo Fierro e i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis e Silvia Di Carlo. Prosciolti di nuovo, dato che questa è già la seconda sentenza di appello: dopo una prima assoluzione, la Cassazione aveva disposto un altro processo poiché Cucchi venne picchiato senza “alcun dubbio di natura oggettiva”.

Cucchi, infatti, in una settimana è dimagrito sei chilogrammi fino a pesarne 37, e ha subìto lesioni che gli hanno provocato ecchimosi su tutto il corpo e fratture alla mandibola e alla colonna vertebrale. Questo mentre era sotto la custodia dello Stato: una vicenda che non può non far ricordare il caso Aldrovandi e persino le violenze alla scuola Diaz.

Mentre procedono dall’autunno le indagini per i carabinieri che lo presero in custodia, accusati di lesioni e falsa testimonianza, l’appello bis dunque conferma la prima sentenza e lascia un vuoto incolmabile nella sezione dei colpevoli. Ora toccherà ancora alla Corte suprema decidere se bocciare la sentenza o se confermarla decretando –in questo ultimo caso– che non vi è alcun condannato per l’omicidio. Come se Cucchi fosse ancora vivo. O, per dirla con le recenti parole della sorella Ilaria, come se fosse già morto quando si allenava, quando correva, quando è entrato in carcere: come se Stefano fosse sempre stato morto.

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Partiamo da 20×20: nuova campagna di Antigone per le misure alternative al carcere

 

Partiamo da 20×20: nuova campagna di Antigone per le misure alternative al carcere

Partiamo da 20×20 è la nuova campagna promossa da Antigone. L’obiettivo è che, entro il 2020, il 20% del bilancio dell’Amministrazione penitenziaria venga speso per il sistema delle misure alternative.

Oggi ci sono oltre 53.000 persone che stanno scontando la propria pena nelle nostre carceri. Nello stesso momento circa 23.000 persone la scontano fuori dal carcere, in misura alternativa, cui si aggiungono le oltre 8.000 che usufruiscono della nuova misura della messa alla prova.

Si tratta di misure che si scontano nella comunità, meno costose e più efficaci del carcere nel promuovere il reinserimento ed evitare la commissione di nuovi reati da parte di chi ha scontato la propria pena.

Ma per queste misure l’amministrazione penitenziaria spende meno del 5% del proprio bilancio. La parte più avanzata del nostro sistema di esecuzione delle pene dunque è anche di gran lunga quella con meno risorse. I soldi servono tutti per il carcere.
In molti paesi europei oggi il più grande ostacolo alla diffusione delle alternative al carcere è connesso alla carenza di riconoscimento pubblico, di risorse e di personale, spesso insufficiente ad espletare compiutamente il proprio mandato, e non a caso le European Probation Rules (CM/Rec(2010)1) insistono moltissimo su questi aspetti. Anche in Italia è così, e per questo chiediamo innanzitutto che l’Italia arrivi a spendere, entro il 2020, il 20% del bilancio dell’Amministrazione penitenziaria per il sistema delle misure alternative.

Ciò costituirà un primo atto concreto per dimostrare che l’Italia vuole puntare su un nuovo modello penale, nel quale il carcere non sia il metro di paragone di ogni possibile pena bensì venga riconosciuto per quello che è, un’invenzione che è nata in un momento ben preciso della storia dell’umanità e che non ha alcuna necessità di restare eternamente centrale.

“Dobbiamo dare forza alla parte più moderna ed efficace del nostro sistema penale, quella delle alternative alla detenzione” dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

 

Alla campagna hanno finora aderito: A Buon Diritto, Arci, Associazione 21 luglio, Gruppo Abele, Cittadinanza Attiva, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Forum Droghe, Funzione Pubblica Cgil, Medici Contro la Tortura, Naga, Progetto Diritti, Ristretti Orizzonti, Società della Ragione, Società Italiana di Psicologia Penitenziaria, VIC/Volontari In Carcere.

 

Associazione Antigone Onlus

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I 12 articoli dei contadini tedeschi

Desideriamo soffermarci questo mese per un rispetto  della vita con le parole di Albert Schweiter ogni pomeriggio: e lo facciamo ricordando in primis le parole violente protestanti di Martin Lutero contro i contadini,
“battere. picchiare, passar a fil di spada, impiccare senza misericordia”; creiamo quindi una pagina permanente sul sito dei quaccheri, perchè alcuni ci scambiano per protestanti… come non siamo filocattolici. Solo NONVIOLENTI.

Ecco i 12 ariticoli dei contadini tedeschi (marzo 1525)

  1. Le nostre comunità avranno diritto di eleggersi i loro parroci, e questi dovranno predicare la parola di Dio unicamente secondo il Vangelo
  2. Non paghereanno se non le dicime in grano da servire al sostentamento dei parroci; l’avanzo andrà a benificio dei poveri
  3. Sarà soppressa la schiavitù, perchè Cristo col prezioso suo sangue ci ha redento senza distinzione
  4.  e
  5. – Saranno libere per il contadino l’uccellagione e la pesca, e così pure la caccia , perché la selvaggina dei signori non danneggi e non consumi di più il nostro, il che finora sopportammo in silenzio. I boschi ritorneranno in possesso della comunità
  6. e
  7. Non saremo tenuti a dare maggiori prestazioni personali che i nostri maggiori: tali prestazioni saranno fissate con preciso contratto fra il signore e i soggetti, e non avrà più luogo l’ingiusto arbitrio.
  8. Il tributo dei beni feudali sarà stabilito su basi più eque, acciocché non avvenga che noi lavoriamo le terre senza alcun vangaggio
  9. Si osserveranno le buone leggi antiche e non se ne faranno delle nuove arbitrariamente
  10. Chiunque si sarà ingiustamente appropriato terreni appartenenti alle comunità sarà tenuto a farne restituzione
  11. Cesserà la consuetudine chiamata “in caso di morte”, per cui gli eredi debbano redimere la loro eredità dalla signoria mediante una parte di quella (per esempio, consegnando il miglior capo di bestiame) onde le vedove e gli orfani vengono certamente derubati. E finalmente:
  12. Noi vogliamo, quando uno di questi articoli sia contrario alla parola di Dio e sopra tal fondamento sia oppugnato, che s’intenda abrogato.

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Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International: sospendere tutte le forniture militari all’Egitto

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International: sospendere tutte le forniture militari all’Egitto

Oggi il Senato ha approvato con 159 voti favorevoli, 55 contrari e 17 astenuti un emendamento, chiamato ”Regeni”, al Decreto Legge Missioni, che blocca la fornitura di pezzi di ricambio degli aerei di combattimento F-16 all’Egitto

Questo il commento di Riccardo Noury, portavoce italiano di Amnesty International.

“Come dice il senatore Gian Carlo Sangalli, relatore del Decreto Legge Missioni, l’emendamento che chiede la sospensione delle forniture all’Egitto di pezzi di ricambio dei velivoli F-16 all’Egitto è una ‘testimonianza che il parlamento è ancora ben vigile sulla vicenda’ dell’omicidio a seguito di tortura di Giulio Regeni al Cairo.

Il voto di oggi, i cui effetti saranno poco più che simbolici, va considerato comunque un segno di attenzione per la situazione dei diritti umani in Egitto. Sarebbe importante ora proseguire in questa direzione, appoggiando con convinzione la richiesta di Amnesty International di sospendere tutte le forniture militari all’Egitto e la domanda di verità che ormai da cinque mesi sta rivolgendo, per ora purtroppo invano, la famiglia Regeni”.

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Cosa è il socialismo religioso?

Proprio come l’uomo crede, così spera: e non è scandaloso sperare, sperare illimitatamente

Bonhoeffer

 

Aggiornamento della pagina La Fede dei socialisti religiosi su www.quaccheri.it : siamo ancora fuori dai motori di ricerca con questo sito di un solo anno di età ma il successo settimanale è un segno di benedizione per il lavoro fin qui svolto. Arriveremo al migliaio mensile di visitatori di Ecumenici con gli anni.

Un secondo step del cammino e le parti sostanziali sono evidenziate in grassetto, sull’uso odierno di quel movimento cristiano sociale, essenza nell’oggi

Continua col breve sommario storico del socialismo religioso:

La vaga impressione che anche gli esperti hanno avuto del fenomeno del socialismo religioso e che non di rado è stata di peso per esso, dipende certamente dal fatto che si era cercato fino ad ora di descriverlo sempre con categorie teologiche. Nel migliore dei casi, queste venivano onorate con un paio di date per il lettore, almeno tramite il rinvio a luoghi e date, potesse credere quello che non poteva  comprendere dalla precedente descrizione teologica e cioè che una realtà come il socialismo religioso è veramente apparsa nella Chiesa.  Perciò qui bisogna resistere alla tentazione di rispondere con un’informazione teologica di rispondere alla domanda: quale realtà si ha di fronte quando si parla di socialismo religioso?

Quando più naturalmente il socialismo religioso si basava su una teoria teologica, tanto meno esso intendeva primariamente in tale teoria. Affrontarlo principalmente a partire dalla sua teoria teologica significa, assolutizzare sproporzionatamente una parte non inessenziale, ma secondaria di questo fenomeno. Se si cerca invece, di avere una visione di tutto il socialismo religioso in tutte le sue intenzioni più proprie e non solo di un aspetto particolare, secondario, allora bisogna descriverlo come esso si è manifestato nelle sue più diverse espressioni e nel suo sviluppo. Poiché il socialismo religioso non è primariamente teologia, ma la storia di se stesso. Se si vuol dunque, comprendere l’essenza di questo movimento, non ci si può sottrarre allo sforzo di esporre i dettagli storici.

(Le pagine successive non sono visualizzate da Google)

 

Che cosa è il socialismo religioso?

Se debbo tentare di rispondere molto brevemente, più per accenni e allusioni, che sistematicamente ed esaurientemente alla domanda: che cosa è il socialismo religioso, allora sono prima necessarie due premesse:

Prima di tutto quando si parla di socialismo religioso non si può troppo considerare in nome di questa realtà come indicazione del suo essere; per quanto io sappia, esso è sorto casualmente e non bisogna attribuirgli importanza in alcun modo. Paragonandolo con esempi maggiori: esprime tanto poco il senso e la portata della realtà alla quale richiama, quando lo fanno rispettivamente i nomi “Protestantesimo” e “Cristianesimo”. I nomi provengono spesso da circostanze esterne, occasionalmente, come ho accennato da momenti puramente casuali. Perciò si può avere qualche indicazione simbolica, ma non si può pretendere di dedurre troppo da loro, in nessun caso.

La seconda premessa è ancora più importante. Di fronte a un tale fenomeno come il socialismo religioso, facciamo bene a ricordarci delle tesi di Bergson, di definirlo il vivente. In quanto il vivente come tale è in divenire continuo è pieno di sviluppo creativo. Si può definire (vale a dire comprendere e in concetti definiti), solo il perfetto, non ciò che sta sviluppandosi, ciò che sta riposando non ciò che è mosso. Quando abbiamo a che fare con qualcosa di vivente, diveniente, crescente, non possiamo formare dei concetti finiti nei quali incarcerarlo, noi possiamo, per così dire, indicare il posto in cui si sviluppa il suo essere, accennare al suo senso e contesto, possiamo innalzare la sua bandiera ed erigere il suo vessillo. E si capisce allora da se stesso che ogni simile tentativo è soggettivo, anzi in un senso ancora diverso da quanto si verifica in ogni altro tentativo di comprendere un soggetto, pensando e guardando. La cosa si presenta allora così che colui che descrive un movimento è al tempo stesso uno che lo paragona con molti altri e lo comprende proprio nel suo modo particolare.

In questo senso sono da intendere le spiegazioni  seguenti, non vogliono essere una definizione, ma una indicazione e una testimonianza.

Vorrei affrontare il tema in modo tale che per amore di semplicità e trasparenza nella rappresentazione, io prenda l’avvio da due errori che spesso, come mostra l’esperienza, sono inerenti alla realtà chiamata socialismo religioso. Si può credere che si tratti si tratti di socialismo con un po’ di colorazione religiosa, oppure di cristianesimo con un ò di colorazione sociale. Rispettivamente, allora, ci si rivolge contro il socialismo religioso dal punto di vista religioso profondo e autonomo contro qualcosa che si ritiene una pianificazione e uno sdilinquimento preciso, deciso concepito, forse, come fortemente rivoluzionario, come contro qualcosa che si ritiene un indebolimento riformista e una deviazione ideologica e confusione della lotta socialista. Allora il socialismo religioso si trova tra religione e socialismo come qualcosa di torbido, nebuloso, debole prodotto bastardo osteggiato da tutte e due le parti, disprezzato dai più tipici rappresentanti di tutte e due le potenze.

Bisogna quindi spazzar via questo doppio malinteso se vogliamo progredire la nostra causa potentemente.

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Comincio con ciò che è la religione nel socialismo religioso. E mi si permetta allora di parlare di cristianesimo anziché di religione, oppure quando dico “religione” si comprenda semplicemente “cristianesimo”. Poiché questo tempo davanti agli occhi, solo di questo posso parlare con una certa competenza. Ma quel che dico in proposito può certamente valere –mutatis  mutandis – anche del giudaismo per esempio che si riconosce nel socialismo religioso e felicemente vi è un tale giudaismo e, per di più, nient’altro che disprezzabile, come  pure riguarda il rapporto del protestantesimo e il cattolicesimo al socialismo religioso. Quando io parlo di “cristianesimo” anche questo è ovviamente un concetto problematico, un concetto che forse comprende in maniera esigua quel proprio che noi socialisti religiosi intendiamo, ma è il concetto che più da vicino richiama il nocciolo dell’essenza del nostro problema.

In questo senso dichiaro :il socialismo religioso non deve e non vuole essere solo un socialismo con colorazione religiosa ma semplicemente l’intero cristianesimo senza alcuna diminuzione. Esso abbraccia tutta la verità, non solo una parte di essa. Non si tratta di diminuzioni o divisioni, ma della comprensione del tutto: il socialismo religioso è una comprensione di tutto il cristianesimo di cui mette in evidenza il senso sociale.

Naturalmente anche questa definizione deve essere salvaguardata da false interpretazioni. Se il socialismo religioso mette in evidenza il senso sociale del cristianesimo, questo non vuol dire per es. che esso elimini  il senso individuale del cristianesimo. Questo resta ma si unisce al senso sociale. Il rapporto reciproco dei due elementi lo si può concepire diversamente. Lo si può pensare in modo pensare in modo polare ossia che vi sia una tensione tra individuo e comunità oppure si può ordinare oppure sottomettere il momento individuale a quello sociale. Per in nostro problema è secondario se ha luogo la prima o la seconda soluzione. In tutte e due i casi si può sostenere tutta la verità sociale del cristianesimo. Carlyle, Vinet, Tolstoi, Lagarde sostengono con uguale impeto sia i diritti e i doveri  dell’individuo che i diritti e i doveri della comunità.

Il socialismo religioso è una visione sociale di tutto il cristianesimo. Non è neppure, dunque, una certa modernizzazione che porterebbe via dal cristianesimo tutto ciò che potrebbe essere d’intralcio , per es. al socialista comune di tendenze moderne. Esso, in quanto tale, non è quindi razionalismo, liberismo, o modernismo. Per dirla paradossalmente il socialismo religioso accetta non solo la fede della nascita verginale da Maria di Gesù come la presenta il Nuovo Testamento (i teologi comprendono perchè parto proprio da questo esempio!) ma anche la confessione di fede atanasiana e tutto il dogma della Chiesa.  Si voglio parlare ancora più paradossalmente: esso presuppone tutto questo , tutto questo gli appartiene.  Se non vuole perdere qualcosa del suo senso pieno, non le può mancare nessun granello del tesoro autentico e originale della verità cristiana.

Certamente mi debbo affrettare a dire che esso rinuncerebbe anche a se stesso se volesse, per esempio comprendere il credo in senso dogmatico- intellettuale e renderlo suo centro d’interesse. Esso non può essere ortodosso se con questa parola si intende se la forma intellettuale del dogma oppure,  in generale, la comprensione intellettuale a una qualsiasi verità di fede sia essa desunta immediatamente dalla Bibbia, sia essa espressa dommaticamente,  fosse l’essenziale o la condizio sine qua non di tutto il resto. Esso verrebbe eliminato se la concezione verginale di Cristo o tutto il resto del credo atanasiano, in quanto formula, dovesse divenire il distintivo del discepolo di Cristo. Perchè verrebbe cosi eliminato il nocciolo e lo splendore del socialismo religioso: la comunità la cui ultima parola è l’amore per cui resta l’ultimo e il massimo distintivo del discepolo di Cristo. Ogni accentuazione unilaterale della formula allontanerebbe da esso  e porterebbe, in qualche modo, ad un individualismo religioso di falso genere.

Comunque sia – ritorno subito all’argomento – il socialismo religioso deve in ogni caso abbracciare tutto il cristianesimo. Esso si mantiene assolutamente fedele alle verità antiche, fondamentali del cristianesimo, le spiega solo diversamente, le comprende in maniera diversa da come per lo più le si è comprese finora. Da questo punto di vista esso non è assolutamente niente di nuovo, ma solo una spiegazione dell’antico e dell’antichissimo; sì come tutti questi movimenti  sentirà il bisogno e pretenderà di rifarsi proprio all’antico e all’antichissimo e concepirlo in maniera nuova. Il cristianesimo ha annunciato unilateralmente, per lunghi periodi, la verità individuale. Ha fortemente spinto verso il centro il suo annuncio fra Dio e il singolo, dal Dio al singolo e dal singolo a Dio. L’assioma di Agostino “Dio e l’anima, l’anima e il suo Dio” è stato addirittura superato dai riformatori e più ancora dai suoi successori. Il cristianesimo ha annunciato e rappresentato  profondamente, riccamente, e potentemente la redenzione e la salvezza individuale – la vittoria sul mondo, carne, morte diavolo ad opera della potenza di Dio e la sua Grazia apparsa in Cristo, la vita e la beatitudine che ne derivano  – ma quasi sempre con un forte accento sul singolo e uno molto più debole della comunità.  Detto più precisamente: la redenzione sociale, la redenzione del mondo, da peccato,  necessità e morte, il superamento della guerra, del mammone (denaro), della povertà, della malattia, dell’egoismo dell’ingiustizia, la promessa di un nuovo cielo e nuova terra, tutta una metà, forse la più grande dell’annuncio è stata ridotta, mutata, scolorita, è stata di gran lunga insufficientemente espressa nel suo impeto e nella sua pienezza, nella sua attualità, nella sua forza giudicatrice e beatificante.

Questo è ciò che il socialismo religioso deve mutare. E’ un correttivo contro una unilateralità vecchia e potente e perciò esso stesso deve essere unilateralmente. Deve espressamente porre l’accento in maniera diversa. Ma ancora una volta: esso non può tagliare e sfigurare l’annuncio. Esso studierà il senso sociale del vecchio annuncio senza diluirlo o accorciarlo. Sì, esso troverà il sociale nella sua forza nella sua profondità più intensa  del religioso. Parlerà di Dio in modo tale che sarà chiaro che Dio è anche il legame più stretto dell’uomo con l’uomo, l’obbligo più forte della società. Se esso concepisce Dio non come idea. Ma come il Dio vivente, forte personale, allora questi è il Dio che può e vuole giudicare e redimere la realtà del mondo, il Dio che non sopporta idoli si chiamino essi mammone o Marte, Baal o Cesare, il Dio per il quale l’anima è incomprensibilmente  più importante di oro o macchina. Esso a Natale non parlerà di un amore vago, o di una “scolorita pace sulla terra”, ma cercherà di comprendere tutte le profondità del messaggio natalizio che consiste nell’incarnazione di Dio, e poi di dimostrare come questa incarnazione deve portare in Cristo questa mondanizzazione, ad un mondo di Dio e dell’uomo. Il Venerdì Santo non “svuoterà” la croce ma la annuncerà in tutta la sua “stoltezza”, ma la spiegherà  come l’amore di Dio, che discende nella colpa della società, che scopre tutta la solidarietà della colpa sociale e, allo stesso tempo, la forza di questa grazia che annulla e annienta anche questa colpa. Proclamerà l’annuncio pasquale in tutta la sua magnificenza, ma non parlerà soltanto di una resurrezione.

 

Maurizio ha chiesto alla casa editrice una copia del testo: non si garantisce che avrà una risposta positiva e ce ne scusiamo coi lettori ma se riuscite a trovare in biblioteca “la Fede dei socialisti religiosi” edito dalla Jaca Book fateci delle fotocopie per cortesia.

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La profezia del Regno di Dio nel socialismo

Ragaz

Digitalizzazione a cura di M. Benazzi

Prima parte sul socialismo religioso

 

Nato il 28 luglio 1868 in Tamins, studio della teologia a Basilea, a Jena, a Berlino; nel 1889 parroco di montagna a Flerden,nel 1892 insegnante di religione e nel 1984 parroco di Chur; nel 1904 parroco della cattedrale di Basilea; nel 1906 con la conferenza “il Vangelo e l’attuale lotta sociale” tenuta in occasione della festa della società dei predicatori svizzeri, promosse la fondazione del movimento religioso- sociale. Nel 1907 viaggio negli Usa, conferenza al Congresso mondiale per il libero cristianesimo a Bostom, nel 1908 professore di teologia sistematica e pratica a Zurigo, nel 1914 viaggio in Inghilterra; nel 1921 ritiro dall’insegnamento; dal 1921 presidente del Settlement del gardenhof (scuola popolare dei lavoratori); viaggi in Olanda. Germania, Scandinavia e Cecoslovacchia in qualità di Presidente della lega internazionale dei socialisti religiosi; morto il 6 dicembre 1945.

Ragaz e il Regno di Dio

Ragaz che aveva sofferto a causa di una religione senza legame alla realtà, vedeva con grande interesse nel socialismo un movimento, in cui ,come egli credeva, si manifestava la realtà del Regno di Dio. La questione sociale non era una verità fondamentale  del Regno di Dio? La socialdemocrazia nelle sue richieste non riprendeva delle richieste fondamentali dell’annuncio messianico? Non si rivolgeva essa, come l’annuncio messianico, ai poveri e ai diseredati? Perciò si apprenda dai socialdemocratici con quanta forza e quanta santa passione si debba annunziare accanto a un cielo nuovo una terra nuova. “E come la socialdemocrazia, anche la chiesa come il socialismo doveva intraprendere la lotta per contrastare il capitalismo, il militarismo, l’egoismo, la fede nella violenza e tutto l’ateismo sociale del nostro mondo. Questioni come disoccupazione, insufficienza di alloggio, lavoro e riposo, guadagno e profitto, tutto il problema sociale, devono essere affrontate dai suoi dirigenti, nelle chiese, scuole, giornali come parte del problema religioso. Essa deve distinguersi nello zelo per la Giustizia di Dio su una nuova terra”.

Il socialismo attirò l’attenzione di Ragaz sulle questioni sociali e l’incidenza nella realtà. Egli così lo può definire come “Giovanni il Battista” che precedette il Cristo. Tuttavia benché stimi tanto il socialismo e lo comprenda nel suo profondo, Ragaz non dimentica che il socialismo è soltanto un mutamento sociale. L’annuncio del Regno di Dio è invece più del socialismo. Anche un nuovo ordinamento sociale non orta via dal mondo il caso, la morte, la malattia, la colpa, il peccato. Tutte queste questioni sono senza risposta nel socialismo. Quale funzione spetta al socialismo all’interno dell’annunzio del Regno di Dio? Esso è prefigurazione del regno veniente. E’ l’indirizzo verso il più grande che in esso risplende, anche attraverso le sue manchevolezze e i suoi errori. E’ messaggero dell’avvento di un movimento di portata maggiore che si prepara a venire nel mondo. Questo è più grande del socialismo “ma porta sulle sue onde anche la vittoria del socialismo”. Perciò la lotta per il socialismo è lotta anticipatoria per il regno vivente”

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Flash mob “Verità per Giulio Regeni”

28.05.2016 Amnesty International
Flash mob “Verità per Giulio Regeni”
(Foto di Amnesty International Lazio)

Sabato 28 maggio, alle 17:30, ha avuto luogo il Flash Mob “VERITÀ PER GIULIO REGENI” ad Albano Laziale in Piazza San Pietro con la partecipazione dei ragazzi dell’Istituto Formalba, Liceo Foscolo e Liceo Joyce di Ariccia.

Fotoreportage di Amnesty International Lazio

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Sabato alla Ragaz: Radovan Karadžić è stato condannato per il genocidio di Srebrenica

Sabato alla Ragaz: politica estera

 

 

Da Internazionale

 

Radovan Karadžić è stato condannato per il genocidio di Srebrenica

 

A più di vent’anni dal massacro di Srebrenica e dal sanguinoso assedio di Sarajevo e di altre città bosniache, i giudici del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpi) hanno condannato l’ex leader serbobosniaco Radovan Karadžić per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, commessi durante la guerra in Bosnia dal 1992 al 1995. L’ex leader è stato condannato per dieci degli undici capi di imputazione a suo carico e dovrà scontare quarant’anni di carcere.

 

Radovan Karadžić è stato condannato con l’accusa di genocidio per il massacro di Srebrenica nel 1995, la più grave strage commessa in Europa dopo la seconda guerra mondiale.

 

L’11 luglio 1995, negli ultimi mesi della guerra in Bosnia, le milizie serbobosniache conquistarono l’enclave di Srebrenica dove si erano rifugiati migliaia di profughi – in gran parte musulmani – fuggiti dalla pulizia etnica in corso nella Bosnia orientale.

 

Srebrenica era considerata dalle Nazioni Unite una zona di sicurezza. L’esercito guidato dal generale Ratko Mladić e i gruppi paramilitari ultranazionalisti provenienti dalla Serbia conquistarono la città: separarono uomini e ragazzi dalle donne e procedettero a esecuzioni di massa, seppellendo i corpi in varie fosse comuni. Secondo le stime, in pochi giorni morirono più di ottomila persone. I 600 caschi blu olandesi posti a difesa dell’area non intervennero.

 

È stata riconosciuta anche “una responsabilità individuale” all’ex leader serbobosniaco per il sanguinoso assedio di Sarajevo, durato tre anni.

 

I giudici del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia hanno assolto “per insufficienza di prove” l’ex leader per una delle due accuse di genocidio per i massacri compiuti in sette villaggi bosniaci.

 

Oltre a Karadžić, è sotto processo anche il generale serbobosniaco Ratko Mladić, e i due principali responsabili dei servizi segreti serbi, Jovica Stanišić e Franko Simatović, per i quali la procura del Tpi ha richiesto la riapertura del procedimento dopo una prima sentenza di assoluzione.

 

EX JUGOSLAVIARADOVAN KARADŽIĆ

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Più misure per rendere giustizia ai desaparecidos in Europa

Più misure per rendere giustizia ai desaparecidos in Europa
(Foto di Saeima)

 

Un nuovo rapporto pubblicato oggi richiama i governi europei a un maggior impegno nello stabilire la verità e rendere giustizia alle decine di migliaia di persone scomparse in Europa a causa di conflitti o dittature.

A lanciare l’appello è Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, che ritiene necessario “colmare il vergognoso divario tra i bisogni delle famiglie” delle persone scomparse “e ciò che gli stati fanno”.

Tra i paesi più colpiti dal fenomeno il rapporto indica i paesi della ex Jugoslavia, la Russia, la Spagna, senza dimenticare Cipro, l’Armenia, l’Azerbaijan, la Georgia, l’Irlanda del Nord, Turchia e Ucraina. Il rapporto sottolinea anche come questo fenomeno sia tutt’altro che relegato al passato, come testimoniano le migliaia di migranti annegati nel Mediterraneo senza che un’identità sia stata stabilita.

Il Commissario raccomanda agli stati una serie di misure per migliorare la legislazione e la pratica. In particolare, mette l’accento sulla necessità di fornire risarcimenti e assistenza ai sopravvissuti e alle loro famiglie; rafforzare il processo di esumazione e identificazione dei cadaveri; realizzare delle indagini complete ed eliminare l’impunità.

“Le famiglie delle persone scomparse vivono tra speranza e disperazione. Hanno il diritto di conoscere la verità, e gli stati europei hanno l’obbligo di stabilirla” si legge nel comunicato di Muižnieks. “Se ci riusciranno o no,  più una question di volontà politica che di mancanza di possibilità”.

Unica organizzazione paneuropea preposta alla protezione dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto, il Consiglio d’Europa è composto da 47 paesi membri ed e’ un organizzazione differente dall’Unione europea. Il suo Commissario per i diritti umani, Nils Muižnieks e’ stato eletto nel 2012.

Fonte: ufficio stampa del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa

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Altro che la Clinton….Bernie Sanders: no alla pena di morte

 
Bernie Sanders: no alla pena di morte
(Foto di https://www.facebook.com/berniesanders/)

Stefano Molini ha lanciato su www.change.org una petizione per salvare la vita al giovanissimo Alì Mohammd Al-Nimr, condannato a morte in Arabia Saudita per aver partecipato a una manifestazione di protesta quando era ancora minorenne. La petizione ha quasi raggiunto 500.000 firme.

Ecco la sua ultima dichiarazione: “Esprimo grandissima soddisfazione per la posizione di Bernie Sanders, candidato alla Presidenza degli Stati Uniti d’America per il Partito Democratico, sulla pena di morte. ‘C’è già tanta violenza al mondo – ha dichiarato Sanders – Sono assolutamente contrario alla pena di morte’.”

Continuate a firmare la petizione!

Grazie mille

Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/freenimr-salviamo-la-vita-di-al%C3%AC-mohammd-al-nimr/u/15824570?tk=Q5sx9iQdRo42t1OuxHMdYiuZEPs0lrinnQuedIK9DcU&utm_source=petition_update&utm_medium=email

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