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Rispetto per la vita: etica di gruppo

Colui che trova e ringrazia Dio nella sua sorte terrena, a questi Dio non farà mancare dei momenti in cui gli si ricorderà che ogni cosa terrena e solo transuente, e che è bene abituare il cuore all’eternità.
D. Bonhoeffr
 
Da rispetto per la vita di Albert Scheitzer: etica di gruppo
Uno storno di oche selvatiche si era fermato a riposare presso uno stagno. Una delle oche era stata catturata da un giardiniere, il quale prima di lasciarla andare le aveva tagliato le ali. Quando le oche si apprestarono a riprendere il volo, questa cercò freneticamente, ma invano, di levarsi nell’aria. Le altre, osservando i suoi sforzi, le volarono intorno cercando evidentemente di incoraggiarla; ma non c’era niente da fare. Allora l’intero stormo ritornò a stabilirsi presso lo stagno e rimase in attesa, malgrado avesse urgenza di proseguire. Attese per parecchi giorni finchè le penne tagliate furono cresciute abbastanza da permettere all’oca di volare. Il giardiniere, convertito da quelli uccelli morali, le vide con gioia levarsi finalmente insieme e riprendere il loro lungo volo.
(Rispetto)
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Predica di Ragaz sull’umanità di Dio

Sull’umanità di Dio

Predica di Leonhard Ragaz, digitalizzata per la prima volta su web

 

“Ci è apparsa la benignità e l’umanità di Dio, nostro Salvatore” (Tit 3,4)

Il messaggio natalizio sull’incarnazione di Dio è oggi più necessario e, in buon senso, più moderno che mai. Poiché l’uomo come uomo non ha vita facile nei nostri giorni. La parola umanità che, per intere epoche, in verità migliori della nostra, significava qualcosa di eccelso e che anche per i più vecchi di noi esprime ancora qualcosa di bello e di grande è divenuta quasi una parola di imprecazione, insieme con tutta la famiglia: pacifismo, democrazia, liberalismo, individualismo e altre, per intere grandi correnti e movimenti del presente. C’è un brulichio di libri, saggi, discorsi che sempre nuovamente dichiarano morta l’umanità, questa figlia dell’illuminismo , essi dicono, dove non mancano slogan dell’autonomia usurpata dall’uomo, “l’eritis sicut Deus, come senso di questa umanità e neppure la menzione di Rousseau, quale loro padre. In questo caso, però, la prassi conferma anche troppo bene la teoria, come ognuno sa. E’ un tempo di inaudita disumanità, così che propriamente appare un po’ superfluo scendere in campo così zelantemente e instancabilmente contro umanità e umanitarismo e colpirli ancora una volta, dopo che sono già stati colpiti migliaia di volta. Vien quasi voglia di pensare che ciò che viene così zelantemente perseguitato e così profondamente disprezzato dai portavoce di un tale tempo potrebbe, forse, essere qualcosa di molto buono e prezioso.

1.via

L’umanità in tutte le sue forme, tutta la sua famiglia, viene oggi particolarmente, fortemente osteggiata da due lati: dal lato mondano e dal lato spirituale.

Dal lato mondano. In questo campo soprattutto il fascismo e il nazionalsocialismo non potrebbero far di più per ridicolizzare l’umanità e i suoi parenti spirituali: pacifismo, democrazia, individualismo e così via.

Per il fascismo non vale l’uomo, ma lo stato. Lo stato è tutto, l’uomo niente. Precisamente l’uomo come singolo; ma il singolo è l’uomo – in ciò Kierkegaard e Vinet hanno eternamente ragione e stanno dalla parte del Vangelo. Con ciò non viene neppure lontanamente negato il diritto alla comunità. Questo significherebbe negare anche il Vangelo – ma la comunità ha solo valore se anche i singoli, da cui è composta hanno valore, altrimenti non è comunità, ma un meccanismo. Perciò lo stato fascista non è una comunità. E’ il generale impersonale che ingoia il singolo, che lo pretende “totalmente” per sé, lo adopera e usa a suo piacimento. Esso è la suprema istanza morale. Ma questo significa che non è affatto una istanza morale. Poiché altrimenti, dovrebbe avere qualcosa di più grande sopra di sé, vale a dire, lo stesso bene. La stessa verità immediatamente morale. Così , invece, esso è una suprema potenza mistica, una specie di divinità, e il “Duce” o “Fueher” di un tale stato, diciamo meglio “Cesare” è un Dio nel cui nome si vive e si muore. Ma è un Dio che non riconosce e non santifica l’uomo, bensì lo pretende e divora come vittima. Perciò è un Moloch. La sua più grande festa è la guerra. Sacrificarsi a questo dio del generale impersonale è la più grande gioia. La droga della morte ma anche la droga dell’uccidere! – è la più grande espressione della sua adorazione. Poiché ogni idolatria è spaventosa.

Molto simile è il rapporto all’uomo del nazionalsocialismo. Per esso al posto dello stato assoluto vale il popolo assoluto. Non lo spirito unisce ad esso, ma sangue e suolo, razza e provenienza. Nuovamente, il singolo vale niente come singolo: niente la sua coscienza morale, niente la sua convinzione, niente la sua vita: più di esso odia una convinzione che proviene dall’umanità e che si manifesta  come fede nella libertà e nella pace. Anche questo dio ammazza il singolo. Anche esso è Moloch, la sua più grande festa è la guerra e il suo salario più ambito è la morte. Non vi è santità di vita, un rispetto del diritto divino che è al di sopra dell’uomo  in quanto uomo e soprattutto proprio sull’uomo piccolo, povero, oppresso, umiliato. Dove l’assoluto non è Dio steso, lì esso ingoia e divora l’uomo soprattutto l’uomo come singolo e come debole.

Ma il disprezzo e il bando dell’umanità proviene stranamente anche dal lato spirituale e proprio da quella parte che, per il resto, si oppone o si dovrebbe opporre, nel modo più deciso, alla divinizzazione del mondo e delle sue realtà e quindi anche dello stato e della popolazione. Qui si sottolinea con estrema forza e passione la gloria di Dio che non vuole altri dei affianco a sé. Qui si fa proprio il motto del calvinismo: soli Deo gloria! Così ci si scaglia contro tutti gli assolutismi mondani di tutti i tempi, occasionalmente anche dei nostri giorni, che vogliono sostituirsi a Dio. Giustamente. Ma già quando parliamo di calvinismo ci ricordiamo subito che Calvino lasciò bruciare in onore di Dio Michael Servet, uno dei più zelanti cercatori di Dio di tutti i tempi e ci troviamo così di fronte alla realtà centrale, violenta del mondo dello spirito: che in nome di Dio e per il suo onore – anche del Dio vivente e del Padre di Gesù Cristo – l’uomo viene sottovalutato, l’uomo viene violentato, l’uomo viene annientato.  Poiché Dio è tutto e perciò l’uomo niente. Dio è “Infinitamente diverso qualitativamente” dall’uomo (come si dice con Kierkegaard, che però anche in ciò era un uomo superiore), Dio è il “totalmente diverso”. Davanti al Dio onnipotente , infinito, santo, l’uomo piccolo, peccatore, transitorio diviene polvere e cenere, verme e polvere. Non si potrà mai parlare con sufficiente disprezzo, tanto più grande, si crede, diventa Dio. Bisogna negare a quest’uomo, per l’onore di Dio, la capacità di operare veramente il bene come pure la capacità di riconoscere qualcosa di Dio ed è figlio di Dio viene completamente annullato dalla caduta del peccato. Si giunge qui, se così posso dire, ad una “Totalità” di Dio che corrisponde alla “Totalità” dello stato e del popolo. In realtà le due forme si corrispondono. Questa specie di ideologia è il fascismo in forma teologica. E’ presente in questa forma la stessa sopravvalutazione dell’autorità, la stessa svalorizzazione dell’uomo, in quanto uomo, la stessa brutalità. Poiché è incredibile come una tale teologia indurisce i cuori. Come, secondo l’insegnamento dell’antico calvinismo, ai salvati tramite il decreto assoluto di Dio, vale a dire arbitrario, completamente senza fondamento, è di edificazione il sapere dei tormenti dei dannati poiché costoro esaltano l’onore di Dio con la loro condanna, così, per gli uomini moderni, i gemiti dei campi di concentramento e l’orrore dei campi di battaglia sono di edificazione perché mostrano che solo Dio è grande. Che interessa a Dio questa merce umana? Un Credo del secolo XVI oppure il catechismo di Heidelberg questi sono “temi decenti”, come si espresso una volta il portavoce di questa corrente, ma che ci importa del 30 giugno? Che ci importano i campi di concentramento? Che ci importa una generale piccola guerra mondiale? Chi prende sul serio cose simili non conosce l’onore di Dio, si è prostrato a adorare gli idoli dell’umanità, è pervaso nascostamente dalla Hybris, dalla sfrontata presunzione dell’eritis sicut Deus. Così in un tempo di disumanità selvaggia e atea abbiamo una teologia “cristiana” che l’accompagna freddamente, fondamentalmente la giustifica e si mette in guardia solo dove un po’ del sangue di quel sacrificio di Moloch schizza sui suoi abiti sacri. Ma in questo modo essa stessa diviene Moloch-idolatria. Poiché un Dio che non si preoccupa dell’uomo che annienta solamente l’uomo, è anche un  Dio che l’uomo non può riconoscere, un Dio che è solo ciecamente, questi è proprio un Moloch, e ciò proprio secondo il pensiero biblico. Ma contro       questa disumanità di Dio si solleva l’uomo di tutti i tempi. Si giunge allora, sempre nuovamente, ad una umanità che si separa da Dio, si solleva contro Dio. Questa è, forse, la sorgente più profonda di ogni ateismo reale o supposto. E dunque L’Hybris e l’eritis sicut Deus? No, non sempre. Certo, alle volte, anzi spesso, ma questo anche in abiti pii, forse proprio in una teologia che si sostituisce a Dio, forse proprio in una teologia che vuole preservare con troppo zelo l’onore di Dio, mentre spetta soprattutto a Lui preservarlo, onore che una teologia confonde troppo, forse, con il proprio concetto di “onore”. Alle volte, anzi spesso, ripeto, succede veramente che l’uomo si solleva contro Dio per quella Hybris. Ma non sempre. Spesso si solleva conto un Dio che  vuole solo annientare gli uomini, spesso contro una religione che rimpicciolisce, opprime, svalorizza l’umano, si chiami esso natura, verità ragione, oppure giustizia, libertà, pace. Veramente la ribellione contro Dio non sempre, anzi per lo più non è fatta contro Dio, ma contro un Moloch cui è stato ridotto Dio.

Ma questa ribellione ha certamente anche la sua parte tragica. Una umanità lontana da Dio degenera prima o o poi. Una di queste degenerazione è la mollezza che non si vuol sottomettere alla legge, perché questa appare troppo dura e che nel nome della “pura umanità” benedice e coltiva tutte le debolezze, le avidità e le vanità della natura umana. Alla brutalità del fascismo politico e spirituale corrisponde il sentimentalismo degenerato. Siamo così arrivati al Liberalismo che può diventare libertinismo e che può apparire oltre che in forma mondana, anche in forma spirituale. Il diritto del singolo, che può divenire veramente l’eritis sicut Deus, può portare alla distribuzione di ogni comunità e ad una lotta generale di tutti contro tutti, può portare l’individualismo ad atonomismo. Siamo arrivati nuovamente alla brutalità – les extremes se touchent. Poiché è sparito nuovamente il santo diritto di Dio che regna su tutto e su tutti. Dio è sparito e l’uomo è restato solo. Intanto come prima Dio, ora l’uomo viene svuotato del suo senso. In questo senso la disperazione si impossessa di lui. Ed ora maledice Dio, ma forse quel Dio che è Moloch. L’uomo diviene egli stesso un dio-Moloch. Egli si divora in un culto demoniaco di ebrezza, violenza, affanno e sensualità e dietro a tutto ciò stan rigide le ampie fauci di Moloch del Niente e della Morte. Questa è la fine della borghesia puramente mondana e liberale.

Il comunismo, come la forma più radicale del socialismo, in concorrenze con il fascismo e il nazionalsocialismo vuole strappare il mondo da questo caos. Esso vuol edificare il regno di Dio come regno dell’uomo, secondo una misura e un senso puramente umano. In un improvviso rovesciamento contro l’atonomismo annienta l’individuo , le sue qualità, le sue convinzioni, la sua coscienza in favore del collettivismo. Qui la società assoluta (“totale”) è divenuta Dio e così, come divinizzazione di qualcosa di finito, Moloch. A lui, senza scrupoli, viene sacrificato il singolo e con quale brutale indifferenza! Non a caso il suo simbolo è la macchina; il suo credo è la scienza naturale meccanica; la sua idolatria è il lavoro socializzato. Ma, nonostante tutto il socialismo abominevole come in ogni luogo dove si serve a Moloch invece che al vero Dio e nuovamente, allora giustizia, libertà, pace, pacifismo e democrazia non valgono niente.

Così, nella grande corrente della storia, ma anche nella nostra propria vita siamo, sempre nuovamente, di fronte al diverbio: Dio o l’uomo. Da una parte solo l’onore di Dio che diviene adorazione di Moloch. E’ un abisso in cui minaccia di affondare l’umanità e l’umanesimo, un burrone in cui scompaiono ora Dio, ora l’uomo, ma in verità tutti e due insieme. Che dobbiamo scegliere? Dobbiamo abbandonare l’uomo per amore di Dio oppure Dio per amore dell’uomo? Tutte e due le soluzioni sembrano presentare uguale difficoltà. Dove è l’aiuto?

 

2

Gesù Cristo ha riempito questo abisso. Questa è una parte essenziale di ciò che significa la sua venuta.

Certamente non è primariamente Lui, come vita umano-divina, che elimina questo contrasto. Si comprende male il Dio che il Vecchio Testamento ci ha rivelato se lo si rende Moloch. Proprio i profeti di Israele hanno lottato in nome di questo Dio, fino alla morte contro l’idolatria. Proprio l’onore di Dio non sopporta alcun Moloch. Proprio questo Dio crea l’uomo . L’uomo è santo, perché c’è un Dio santo. Questo Dio allarga le sue mani in protezione sugli uomini e, in particolare, sugli uomini oppressi, violentati , la “vedova”, l’”orfano”, lo “straniero”. E questo è il paradosso: proprio perché è Dio, l’eccelso, l’infinito, l’onnipotente è – perbacco – non solo il “totalmente altro”, ma anche il Dio degli uomini, il Dio vicino agli uomini. Colui che separa l’onore di Dio dall’onore dell’uomo, spezza questa polarità e ne conserva solamente una metà , una mezza verità e un intero errore. Invece la verità fondamentale  di ogni genuina conoscenza di Dio come di ogni adorazione genuina di Dio è : Dio  e l’uomo si appartengono. Dio non è Dio senza  l’uomo. Non si può conoscere Dio senza rapporto all’uomo, non si può conoscere l’uomo senza rapporto a Dio. La conoscenza di Dio è conoscenza dell’uomo, servizio dell’uomo e viceversa; il “totalmente altro” è come noi.

Anche Gesù ha percorso fino in fondo questa strada. Bisogna, infatti ammettere che prima  vi era un resto di quell’”Altro” che poteva separare Dio e l’uomo e lasciar degenerare il Soli Deo Gloria in idolatria. Ma in Gesù Cristo Dio è venuto uomo. Questo è il mistero solenne grande , incommensurabilmente gioioso, manifesto di Natale. Gesù è il “Figlio dell’uomo”. Di lui si dice: Ecce homo – ecco l’uomo! E’ l’uomo, l’uomo perfetto. Nessuno è stato così totalmente, così puramente uomo come lui: Ma proprio perciò egli è “Figlio di Dio”. Proprio in questo umanesimo perfetto, o anche : umanità di Gesù, si rivela Dio. Perciò in Gesù Cristo Dio e uomo sono riconciliati, Dio e uomo una cosa sola: Dio-uomo. Egli, nella sua santità e nel suo amore che porta i peccati del mondo e adempie Isaia 53, dà a Dio tutto il suo diritto e può perciò darlo da Dio anche all’uomo. Senza di lui il rapporto tra  Dio e uomo oscilla sempre tra due estremi: o Dio sta così alto al di sopra del mondo che è irraggiungibile dall’uomo e così non può essere più Dio – ciò che compreso unilateralmente si può chiamare modello giudaico  – ; oppure si unisce così fortemente con il mondo che, nuovamente, non può essere Dio per l’uomo – ciò che si può chiamare modello pagano. In Gesù Cristo, invece, Dio resta il santo, la sua croce è una linea trasversale attraverso il mondo più forte di quella del Vecchio Testamento, l’amore di Dio rivelatosi in essa un giudizio più severo della sua santità e tuttavia proprio sulla croce egli è più vicino all’uomo che nel presepe. Ora l’abisso è coperto. Ora Dio è vicinissimo , è uomo, è figlio, è fratello. Solo ora l’uomo è totalmente santificato. Ora è messo da parte anche quel perenne oscillamento tra individuo e collettivo, tra falsa libertà e falso legame, tra democrazia e dittatura, poiché dio santifica sia il singolo che la comunità. L’uomo in Cristo è sia figlio che fratello, e tutti e due si appartengono nel modo più intimo e profondo. Ora è abbattuta ogni barriera di stato, di classe, di popolo, di razza tra uomo e uomo. “Non vi è un Giudeo, né Greco, né signore, né servo, né uomo, né donna, ma son tutti uno in Cristo Gesù”. Ora la gloria di Cristo si posa sui più deboli e poveri. Ora il figlio dell’uomo è il giudice che li protegge. Ora vale: “Quel che avete fatto ad uno dei più piccoli tra i miei fratelli, l’avete fatto a me”. Ora sgorga da Dio in Cristo, dal figlio dell’uomo la corrente di una umanità, libertà giustizia, gioia. Ora viene giudicata ogni disumanità. Ora viene Dio stesso come colui che vuole creare il regno dell’uomo sulla terra e per la terra. Ora è Lui che come giudice del mondo abbatterà quelle potenze di Moloch che, nei nostri giorni, in forma mondana o spirituale, disprezzano l’uomo, si, lo disonorano e annientano.

Esse o Lui! Ma egli vincerà. Credetelo con fiducia. Natale lo dice energicamente ed irresistibilmente. Solo lui può abbattere definitivamente Moloch, poiché solo in lui Dio è diventato totalmente uomo. Da quando Cristo è nel mondo, Cesare non può mai più diventare dio stabilmente. Lo stato assoluto e il popolo assoluto come società assoluta non possono svilupparsi contro quell’assolutezza del Dio vivente che si rispecchia nel valore infinito di ogni anima umana e nella quale si esprime la conoscenza del singolo uomo. Il bambino divino nel presepio ha fatto sì che ogni povero bambino sul quale si posa il suo splendore, rovesci il trono di ogni assolutismo di Moloch.

Così Gesù, compreso rettamente, è il rifugio dell’uomo. Così Dio diviene uomo in Cristo.

Ora egli viene a te come colui che ti comprende perché è uomo, è fratello. Ora niente ti può più dividere da Dio; poiché nell’amore di Cristo Egli è divenuto realtà incommensurabilmente reale. Anche la colpa non ti separa da Lui. Tu resti figlio di Dio e la casa paterna resta aperta per colui che vuol venire. Anche la croce appartiene al presepe – è l’adempimento dell’incarnazione di  Dio. Ora non c’è più profondità senza di Lui. Ora Egli entra nel tuo dolore nascosto, poiché lo conosce. Ora sei legato al suo cuore con tutta la tua intuizione, come diversamente , in nessun modo. Ora tu sei propriamente uomo quando comprendi rettamente Dio e lo servi rettamente, comprendi e servi rettamente l’uomo. Ora poiché l’umanesimo, sì l’umanità di Dio appare così meravigliosamente in Gesù Cristo il Figlio dell’uomo e il Figlio di Dio, che , solo, sta presso Dio e presso l’uomo al di là di ogni religione e teologia, Dio è divenuto amabile all’uomo in quanto uomo così che neppure religione e teologia lo possono separare da Dio.

Così la frattura tra Dio e uomo si chiude in Gesù Cristo.

Dove le religioni e le teologie vogliono separare Dio dall’uomo e i falsi umanisti l’uomo da Dio, li guardiamo a Lui. Il suo regno che proprio in quanto regno è pure il regno dell’uomo respingerà tutti gli altri regni, mondani e spirituali. Quelli che credono in Dio si apriranno anche alla fede nel suo regno è quelli che credono nel suo regno anche alla fede in Dio. Una religione che separa Dio dall’uomo., svanisce e una umanità che separa l’uomo da Dio, svanirà, ma allora più che mai risplenderà quell’umanità divina, quella umanità di Dio che è apparsa in Gesù Cristo.

Questo è il senso della grande lotta tra Dio e uomo che si compie nei nostri giorni. Essa verrà appianata da Cristo in quanto Dio apparirà nuovamente come Dio e l’uomo sarà così nuovamente unito a Lui. Il Moloch religioso e il Moloch umanista saranno abbattuti, essi già cadono e, al loro posto, si sostituirà la nuova alleanza fra Dio e l’uomo fondata da Gesù Cristo.

Così, nonostante tutto, ad ogni Natale, il mistero enorme, beato, dell’incarnazione di Dio scende sulla terra finché si manifesti completamente e si avveri: “In Gesù Cristo è divenuto uomo, perché noi divenissimo divini”.

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Meditazione pomeridiana

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : I negri sono più profondi di noi

Il figlio della natura pensa più di quanto non si creda generalemte. Malgrado non sappia leggere, egli ha idee su molti più argomenti di quel che ci possiamo immaginare. Le conversazioni che ho avuto in ospedale con vecchi indigeni sui problemi fondamentali della vita mi hanno profondamente impressionato. Le discriminazioni fra bianco e negro, fra intuito e ignorante , scompaiono quando ci si mette a parlare con l’abitante delle foreste sui rapporti con il prossimo, con l’umanità, con l’universo e con l’infinito.

“I negri sono più profondi di noi – mi disse un giorno un bianco – perché non leggono i giornali” e questo paradosso ha qualcosa di vero.

(Foresta vergine)

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Tu non ucciderai

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : “Tu non ucciderai”

Mi fece profonda impressione qualcosa che accadde quando avevo sette o otto anni. Henry Braesch ed io ci eravamo costruiti con delle striscie di gomma due fionde con le quali potevamo tirare delle piccole pietre. Era primavera e fine di quaresima quando una mattina Henry mi disse: “Vieni con me , andiamo a Redberg a sparare agli uccelli”. Mi sembrò una proposta terribile, ma non osai rifiutare per paura di venir schernito. Arrivammo vicino ad un albero che ancora privo di foglie e sul quale gli uccelli cantavano armoniosamente salutando il mattino, senza mostrare il minimo timore di noi. Curvandosi a guisa di un cacciatore pellerossa, il mio compagno mise un sasso nel cuio della fionda e prese la mira. Obbediente ad un suo cenno di comando, io feci lo stesso, magrado sentissi un terribile rimorso, ripromettendomi  di mancare il colpo. Proprio in quel momento la campane della chiesa incominciarono a suonare unendo nel cielo radioso la loro musica al canto degli uccelli. Erano i primi rintocchi che precedevano di mezz’ora il regolare scampanio, e per me furono una voce dal cielo. Dispersi gli uccelli in modo che volassero al sicuro dalla fionda del mio compagno e poi scappai a casa. Da quella volta, quando le campane della Passione diffondono il loro suono nel cielo primaverile e tra gli alberi spogli, penso con commossa riconoscenza a quel giorno in cui la loro musica portoò nel profondo del mio cuore il comandamento : ” Non ucciderai “.

(Memorie di fanciullezza)

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Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : il trattamento degli animali

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : il trattamento degli animali

Coloro che sperimentano tecniche operatorie o medicine su animali, oppure iniettano loro delle malattie per poter aiutare gli esseri umani coi risultati ottenuti, non dovrebbero mai tranquillizzare la loro coscienza con la scusa generale che le loro terribili azioni vengono compiute per un nobile scopo. E’ loro dovere riflettere in ogni singolo caso se è realmente e veramente necessario sacrificare un animale per l’umanità. Dovrebberopreoccuparsi ansiosamente di alleviare il più possibile il doloro che provocano. Quanti delitti vengono in questo modo perpetrati negli istituti scientifici dove spessi si tralascia di usare i narcotici per risparmiare tempo e fatica! Quanti delitti si compiono facendo soffrire agli animali le torture dell’agonia, solo per dimostrare agli studenti delle verità scientifiche che sono già perfettamente conosciute ! Il solo fatto che l’animale, come vittima della ricerca, abbia col suo dolore reso tali servizi agli uomini sofferenti crea di per sé un nuovo ed unico rapporto di soidarietà tra lui e noi. Ne risulta per ognuno di noi l’obbligo di impegnarsi a fare quanto più bene possibile a tutte le creature, in ogni circostanza. Qando aiuto un insetto in difficoltà lo faccio nel tentativo di cancellare una parte commessa con questi crimini contro gli animali.

(Etica)

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Meditazione sulla vita

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : Ogni vita è legata all’altra

(Dedicata al mio prossimo convivente Nicolò, incrociato a mezzo di Aiuto spirituale LGBT quacchero)

Ho la virtù di prendermi cura di tutte le scimmie smarrite che arrivano al nostro cancello. (Se ave provato a occuparvi di un grna numero di scimmie, saprete perché dico che è proprio una virtù prendersi cura di tutte queste visitatrici finché sono abbastanza vecchie o abbastanza forti da essere lasciate libere, parecchie alla volta nella foresta; grande occasione per loro questa e per me!) Talvolta arriva alla nostra colonia di scimmie una scimmia neonata, la cui madrerimasta uccisa ha lasciato soolo questo piccolo orfano. Devo trovare una scimmia anziana che lo adotti e mi prenda cura di lui. Non ho mai incontrato difficoltà nel far ciò, salvo che nel decidere a quale candidato affidare la responsabilità. Molte volte accade che le scimmie dotate apparentemente del peggior carattere siano le più insistenti nel richiede questo ruolo di genitore adottivo”

(Rispetto)

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Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : L’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore

Se uno dovesse chiedermi perché preferisco e amo il medico della giungla premio Nobel la risposta è in  questo passo….

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : L’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore

Chi sono i membri dell’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore? Vi appartengono in ogni parte del mondo coloro che hanno imparato per esperienza che cosa siano il dolore fisico e lo strazio del corpo ; essi sono uniti da un legame segreto. Tutti egualmente conoscono gli orrori della sofferenza ai quali l’uomo può essere sottoposto, e tutti egualmente conoscono il desiderio di essere liberi dal dolore. Colui che è stato sottratto al dolore non deve pensare di essere libero di nuovo, di poter vivere come prima, completamente dimentico del passato. Ora è “un uomo a cui sono stati aperti gli occhi” per ciò che riguarda il dolore e lo strazio, e devono aiutare, fin dove può, l’umanità a superare questi nemici e a recare agli altri quella liberazione di cui egli stesso ha goduto. L’uomo che, con l’aito di un medico, è guarito da una grave malattia deve cercare di procurare un aiuto come quello che egli stesso ha ricevuto a coloro che egli stesso ha ricevuto a coloro che altrimenti non ne potrebbero avere alcuno. Colui che è stato salvato con un’operazione dalla morte o dal dolore torturante, deve prodiugarsi nel rendere possibile al soave anestetico e al bisturi soccorritore di compiere la loro opera, là dove la morte e il dolore torturante dominano incontrastati. La madre che deve all’assistenza medica se il suo bambino appartiene a lei, e non alla fredda terra, deve dare il suo aiuto affinché alla povera madre che non ha mai visto un medico venga risparmiato ciò che è stato risparmiato a lei stessa. Quando l’agonia di un uomo che avrebbe potutoessere terribile venne fortunatamente alleviata dall’abilità di un medico, coloro che stavano intorno al suo letto di morte devono aoperarsi affinché la stessa assistenza sia assicurata a tutti.

Questa è l’associazione di coloro che portano l’impronta del dolore. (Foresta vergine)

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Albert Schweitzer : Appello alla comprensione

Da Rispetto per la vita di Albert Schweitzer : Appello alla comprensione

Poiché ritengo che il compito della mia vita sia quello di lottare sotto cieli lontanio a favore degli ammalati, mi appello alla comprensione cui generalemte si appellano il cristianesimo e la religione, ma allo stesso tempo chiamo in aiuto le nostre idee e i nostri concetti fondamentali. Noi dovremmo considerare il lavoro che occorre compiere per le misere genti colore, non semplicemente come un “buon lavoro”, ma come un dovere che non deve essere evitato.

Da quando le terre lontane sono state scoperte come si sono comportati i bianchio con la gente di colore? Cosa significa il fatto che questo o quel popolo è scomparso, che altri stanno per scomparire e che la condizione di altri diviene sempre peggiore dopo che sono stati scoperti da uomini che si dichiaravano seguaci di Gesù? Chi può descrivere l’ingiustizia e la crudeltà che hanno sofferto da parte degli europei nel corso di questi secoli? hi può misurare la miseria creatasi a causa delle bevande infernali e delle malattie terribili che abbiamo portato loro? Se si potesse fare una lista di tutto ciò che è accaduto recentemente come pure in passato tra i bianchi e le razze di colore si riempirebbe un libro di molte pagini, che il lettore sarebbe costretto a restituire senza leggere a cagione del terribile contenuto.

Su di noi e sulla nostra civiltà graqva realmente un obbligo immenso. Non siamo liberi di accordare o no un beneficio a questi uomini, come ci pare e piace; ma ne abbiamo il dovere. Qualsiasi cosa diamo loro non è beneficienza , ma la riparazione di un torto commesso. Per ognuno di quelli che hanno recato offesa, qualcuno di noi dovrebbe andare ad offrire il suo aiuto, e quand’anche avessimo fatto tutto ciò che era in nostro potere fare non avremmo ripagato ancora per la millesima parte la nostra colpa.

(Foresta vergine)

Il pensiero molto profondo è umile

Il pensiero molto profondo è umile. Si preoccupa soltanto che la fiamma
della verità, da esso alimentata, bruci emanando il calore più intenso e
più puro; non si cura della distanza a cui arriva il suo chiarore.
(Pensiero indiano)

Alla meditazione pomeridiana si aggiungerà quella anche su L. Ragaz. Non saremo per ragioni di lingua i primi in Europa ma di certo in quella meridionale.

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Attualità del pensiero di Albert Schweizer

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La prima edizione integrale in italiano della «Kulturphilosophie»

Nel 2015 sarà celebrato il 50° anniversario della morte di Albert Schweitzer (1875-1965), il grande filosofo-teologo protestante, medico-missionario in Africa e apostolo del «rispetto per la vita».

Se in Italia non è del tutto dimenticato lo dobbiamo alla passione e al tenace lavoro di Alberto Guglielmi Manzoni, valdese di San Remo, autore della migliore biografia intellettuale del grande alsaziano1. È uscita da pochi mesi la sua ultima fatica: la prima traduzione integrale italiana della sua opera filosofica fondamentale: la Kulturphilosophie (primi due volumi del 1923, poi ripubblicati nel 1990 con il titolo Kultur und Ethik)2. Un libro che ebbe una lunga e travagliata gestazione: abbozzato idealmente negli ultimi anni dell’Università (1900), fu rimeditato lungamente nel primo soggiorno a Lambaréné in Africa, durante la costruzione del primo Ospedale (1914-17), prima della deportazione in Francia negli anni di guerra, come prigioniero politico.

Scrive Schweitzer: «L’Illuminismo e il razionalismo del XVIII secolo avevano formulato ideali etici razionali che avevano iniziato a confrontarsi con la realtà e a cambiarla. Ma intorno alla metà del XIX secolo questo confronto con la realtà si è affievolito e gradualmente spento. Perché è accaduto? Per il fallimento della filosofia. Schiller, Goethe e altri hanno dimostrato che il razionalismo era più una filosofia popolare che una vera filosofia. Ma non sono stati in grado di sostituire ciò che andavano demolendo con un pensiero nuovo capace di mantenere, con la medesima forza, le idee di civiltà presso l’opinione pubblica».

Le scienze della natura hanno poi finito per ribellarsi e, con l’entusiasmo del popolo che ricerca la verità delle cose, hanno abbattuto le sontuose costruzioni della fantasia. Ormai veniva considerato contenuto di verità solo ciò che le scienze descrittive andavano scoprendo del reale. Il razionalismo era liquidato e con lui scompariva anche la prospettiva ottimistica ed etica che aveva annunciato e che era in grado di orientare il destino del mondo, dell’umanità, della società e dell’individuo».

La rivoluzione industriale ha completato l’opera. «Molti individui vivono ormai semplicemente come macchine di produzione e non più come uomini. Tutto ciò che si dice sul valore morale e spirituale del lavoro non significa nulla per loro. Il costante eccesso di lavoro cui è sottoposto l’uomo moderno ha come conseguenza che la dimensione spirituale inaridisce in lui e cade sempre più vittima del bisogno di distrazioni superficiali». Sembra di vedere Charlot in Tempi moderni. E ancora:

«Ci sfugge ogni nostra affinità con il prossimo: per questo ci stiamo avviando sul cammino della disumanità. Ogni qualvolta scompare la coscienza che ogni uomo, in quanto tale, un poco ci riguarda, la civiltà e l’etica cominciano a vacillare: l’inesorabile diffondersi della disumanità è pertanto solo una questione di tempo».

Dieci anni prima dell’ascesa al potere di Hitler questo pensiero ci appare profetico: «Quante espressioni di violenza, talvolta sottili, talvolta feroci, si sono rivelate come verità razionali sugli uomini di colore e hanno poi raggiunto l’opinione pubblica!».

«Al nazionalismo è imputabile la catastrofe che so è abbattuta su di noi e che determina il decadimento della nostra civiltà. Che cos’è il nazionalismo? Un patriottismo impuro e spinto sino all’assurdo che sta rispetto al patriottismo nobile e sano come un’idea folle sta a un principio razionale. Vengono dogmaticamente asserite ed elucubrate presunte differenze razziali di carattere intellettuale con una tale caparbietà che questi discorsi insulsi diventano un’ossessione e a dichiarata superficialità di un popolo appare come una malattia immaginaria». Qui si sente avvicinare l’epoca de Mein Kampf! «Ci vuole un nuovo orientamento spirituale che sia capace di appianare i conflitti tra i popoli e all’interno delle nazioni in modo da rendere possibili i presupposti di una nuova civiltà». Questo nuovo orientamento spirituale è il «rispetto per la vita».

Già in un sermone predicato nel 1919 a Strasburgo Schweitzer aveva detto: «L’amore per le creature, il rispetto per qualsiasi essere vivente, la partecipazione a ogni vita: questi sentimenti non ci devono essere estranei. Non possiamo avere che rispetto per tutto quanto si chiama vita: ecco l’inizio e il fondamento di tutta l’eticità». Questa voce illuminata si è spenta cinquant’anni fa ma parla ancora oggi: è straordinariamente attuale per chi la vuole ascoltare!

1. A. Guglielmi, Albert Schweitzer, Ventimiglia, Philobiblon, 2003.

2. A. Schweitzer, Filosofia della civiltà, traduzione di A. Guglielmi Manzoni, Roma, Fazi, 2014, pp. 380, euro 19,00. Il significato del termine tedesco Kultur è più ampio del corrispondente italiano «cultura» e si preferisce quindi tradurlo «civiltà».

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Giuda il discepolo preferito e perfetto di Gesù

Ci sono nei Vangeli non trasmessi dalla chiesa molte verità nascoste: la più importante che scardina a ben vedere l’antisemitismo alla radice è quella nel Vangelo di Giuda in cui l’aposto preferito da Gesù e degno di fiducia dagli altri tanto da nominarlo tesoriere, avrebbe obbedito alla indicazione del Maestro, vero Dio che ha svelato a lui il Regno.
La ragione principale della scomparsa di queste tante decine di opere è che gli scribi smisero di copiarli nell’antichità e nel Medioevo. Gli scrivani di professione riproducevano i libri a mano ma solo quando un cliente lo richiedeva ed era disposto a pagarlo. Se un libro cristiano fosse stato dichiarato inutile per la teologia o fosse addirittura pericoloso, poche persone avrebbero ordinato libri del genere, e magari qualche scrivano si sarebbe perfino rifiutato di copiarli. Inoltre gran parte dei manoscritti di opere cristiane in nostro possesso non furono realizzati da scrivani indipendenti bensì in monasteri che di certo non autorizzavano la copiatura di testi “eretici”. Soprattutto nell’antichità i materiali per realizzare libri di qualità e l’attività stessa degli scrivani non erano a buon mercato, pertanto se per un libro non c’era richiesta, non era difficile che scomparisse dalla circolazione.
Questo discorso è valido anche per il socialismo religioso o biblico: se non riprendo in mano la trascrizione digitale di certo cattolici e protestanti italiani sono i caproni che affossano i tesori del Regno nelle loro insulse dottrine ecclesiastiche.

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