I segni della speranza

congresso1

Dedicato alle amiche e agli amici che mi hanno sostenuto nella libertà di coscienza

M. Benazzi

La traduzione in inglese a fondo pagina è curata da Roberto Pavan

 

 

I segni della speranza: Parole, progetti e musica.

www.ecumenici.eu

 

Non è semplice dare conto in 20 minuti dei segni della speranza nel dialogo cristiano – islamico e ebraico-islamico ma ci proviamo; Grazie prof. Mandel per l’invito e un caro saluto alla confraternita sufi e agli organizzatori tutti. Il rispetto e l’amore per la costruzione della pace ci stimolano a ricercare percorsi teologici, progetti concreti di impegno e iniziative di carattere anche musicale per verificare a che punto siamo esattamente nella ricerca di quella che viene ormai definita come comune Fede abramitica. La ricerca – nonostante in Italia non se ne parla nel modo più assoluto e troppo spesso i teologi stessi sono impreparati o non aggiornati sul lavoro ad esempio fatto nella non lontana Università di Monaco – rischiamo di dire cose parziali.  Molti di loro, consapevoli del clima di cautela nelle tradizioni religiose ma anche di ignoranza (madre soprattutto di pregiudizi ad ogni livello), si limitano a ripetere luoghi comuni.

Le tesi di grandi teologici, come ad es. Hans Kung, di fatto possono essere oggi considerate in gran parte superate. Penso alle risposte esposte dal cattolico Gerhard Gaede nel testo “Adorano con noi il Dio unico” pubblicato da Borla lo scorso gennaio. Un invito dunque per i cristiani cattolici ad equipaggiarsi per il cammino della ricerca. Non basta essere uomini di buona volontà.  In ogni caso non mi sostituirò agli interlocutori cattolici che seguiranno. Un saluto particolare a Don Bottoni e a tutti voi. Il Concilio Vaticano II ha del resto offerto tesi molto interessanti, nonostante nel 2006 Ratisbona abbia segnato una svolta non certo incoraggiante. Occorre cari cattolici lasciare segni di speranza alle future generazioni di ogni latitudine e longitudine geografica. I semi che si lasceranno lungo il percorso germoglieranno quando meno ce lo aspetteremo.

Un botanico statunitense Jack Harlan nel 1948 stava raccogliendo piante in Turchia. Trovò una varietà di grano che non sembrava valesse la pena di essere raccolta: “Era il grano più brutto che avessi mai visto. Rendeva poco e spesso marciva prima di essere raccolto”. Questo botanico morì nel 1982 ma i semi raccolti allora e depositati nella più importante banca dei semi dell’agricoltura mondiale nell’arcipelago delle Svalbard, nelle coste settentrionali della Norvegia, ha consentito recentemente di sconfiggere la ruggine del grano, una malattia che ha messo in ginocchio l’agricoltura statunitense del nord-ovest. Quel grano tanto brutto è servito alle generazioni di oggi per fronteggiare una crisi alimentare, attraverso la creazione di varietà di grano che avevano la stessa caratteristica di quei semi ignorati allora…

Fra islam e cristianesimo si trovano indubbiamente radici comuni profonde: essere creature di Dio e essere sottomessi a Dio, essere responsabili di fronte al tribunale divino, considerare l’essere umano come vicario e servo di Dio, la necessità della lotta per un mondo migliore, più giusto e battersi per i giovani, che possono essere conquistati solo quando l’egoismo degli esseri umani viene sopraffatto dall’amore e dallo spirito di sacrificio. Abbiamo scoperto, grazie anche ad una recente maggiore fiducia reciproca, una teologia pratica e un’ecologia (Dio come padrone della terra) grosso modo uguali nelle fondamenta e dall’altro lato tutti riconosciamo una comune necessità della conversione continua. Abbiamo constatato inoltre che islam e cristianesimo sono iniziate in un clima di persecuzione e che entrambi dobbiamo garantire che non si esaudisce la volontà di Dio se le persone devono fuggire a causa della Fede e che l’amore del prossimo, ci consente di riconoscere la dignità di tutti gli esseri umani e soprattutto il dovere dei più forti di assistere i più poveri.

Il metropolita ortodosso Georges Khodr, nel rinomato Istituto San Sergio di Parigi (il pensatore del “Christ qui dort dans les autres religions”),  non solo aveva affermato che il Corano è un legittimo testo di meditazione ma aveva auspicato per i cristiani un atteggiamento di pazienza e pace profonda, una comunione segreta con tutti gli esseri umani e una piena fiducia nella realizzazione escatologica del piano di Dio. Ricordava ai cristiani d’oriente ma è stato ospite anche al monastero di Bose che “Cristo non è un’istituzione, bensì valore, atto, trasformazione dei cuori nel senso della dolcezza, della semplicità del’umiltà, del gihad (parola che significa sforzo, impegno attivo e non guerra come traducono abitualmente in occidente o i fondamentalisti islamici) per coloro che soffrono.

Il dialogo auspicato fin dopo la seconda guerra mondiale nel Consiglio Ecumenico delle Chiese (ove hanno piena rappresentanza protestanti, veterocattolici, ortodossi e anglicani), è di fatto iniziato dopo la c.d. guerra arabo israeliana detta dei sei giorni del 1967. Motivi politici hanno impedito precedentemente il suo sviluppo e ancora oggi si fatica per tanti ragioni a coinvolgere ad es. le donne nel processo di discussione ad alto livello. Di fatto esiste in Italia un “il confino informativo” di ebrei e islamici ad una giornata di cultura ebraica o ancora di dialogo con l’Islam. Come responsabile della newsletter Ecumenici (www.ecumenici.eu ) non ho esitato a scrivere che si tratta di un limite strutturale del dialogo stesso. Fermo restando che comunque ne diamo conto. Il pochissimo è sempre meglio del nulla e il dialogo rimane sempre “un canto d’amore piacevolmente cantato” (Ez. 32,22).

Ogni schema di sintesi è di per sé limitato ma oggettivamente l’analisi del teologo evangelico di Monaco Reinhard Leuze mi sembra interessante: in primis si riconosce il Corano come una scrittura rivelata analoga alla Bibbia, sebbene il concetto proprio di rivelazione sia differente per l’islam e il cristianesimo, e si comprende insomma l’islam come una via di salvezza ordinaria. Il profeta Muhammad si colloca – consapevolmente – nella tradizione di fede monoteista e il messaggio da lui annunziato dovrebbe essergli stato rilevato dallo stesso Dio di ebrei e cristiani; in altri termini avrebbe eseguito un incarico da parte di Dio. Vi è quindi un soggetto unitario dell’unica storia della salvezza. Il Corano figura come la più recente delle rivelazioni divine e come conclusione provvisoria della storia della rivelazione. Il perché di questa rivelazione ulteriore rispetto a Gesù Cristo potremmo individuarla oggi ad es. nelle diffuse forme di devozione popolare che appaiono come un sincretismo semipagano non più sensibile alla trascendenza e inconcepibilità di Dio. Ma soprattutto alla conversione di interi popoli pagani al monoteismo.

Faccio presente che i cristiani del resto non hanno mai adottato tutta la legge mosaica della Scrittura d’Israele e nonostante questo aspetto di non secondaria importanza continuiamo a considerare tutta la Bibbia come Sacra Scrittura e Parola di Dio in quanto interpretata come Antico Testamento. Per noi protestanti la Parola di Dio è testimonianza umana ispirata da Dio e che vive ancora grazie al soffio dello Spirito nel credente. Vi sono del resto nella Bibbia contraddizioni ed errori storici o scientifici ( pensate allo spessore delle mura di Gerico, allo spessore dell’Arca dell’Alleanza o al fatto di includere la lepre fra gli animali ruminanti), che non compromettono il carattere di Parola di Dio. E in questo senso che possiamo recepire il Corano e considerare ad esempio le sue singole affermazioni contrarie al cristianesimo non necessariamente come Parola di Dio contraddicente la fede cristiana. Chi considera la Bibbia come dettata parola per parola da Dio sono gli evangelici non protestanti ossia gli evangelicali e i pentecostali che non accettano né ora ne mai alcun colloquio, alcun dialogo con l’islam. L’islam in questo senso ha per me e per molti protestanti un posto privilegiato fra le religioni. E’ indubbio che solo una persona piena di Spirito Santo possa scorgere questo Spirito già operante nella molteplicità religiosa in cui gli uomini si indirizzano. Lo spirito è donato infatti a tutta l’umanità e il Logos va solo dove lo Pneuma è già presente (Luca 1,3). Uno zwingliano queste tesi le ha masticate fin dal XVI secolo, in varie forme e direzioni. Per questo posso chiamarvi fratelli aventi in comune una prospettiva di pienezza ecumenica ed escatologica. Dove a Dio spetta l’ultima parola in fatto di Rivelazione finale.

Rileggendo Eb 1,1-2 sostengo come fa il teologo cattolico Gaede che “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri (aggiungiamo noi: E PARLERA’ ANCORA MOLTE VOLTE AI NOSTRI POSTERI PER MEZZO DEI PROFETI), ultimamente, in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio”. Chi testimonia la misericordia di Dio, se questa testimonianza è vera non può essere altro che Parola di Dio in quanto la Fede per sua natura è asincronica. Gli ebrei per noi cristiani testimoniano sempre l’Alleanza di Dio col suo popolo e continuano anche oggi a testimoniare e a pronunciare la Parola di Dio. Del resto Cristo è già “nel” Corano e non al di fuori di esso! Cristo è presente tramite la profezia “nel” canone ebraico.

Nel 1956 il druso Kamal Jumblatt poneva questa domanda ai cristiani del suo paese: sono capaci di considerare l’Islam come proprio, di assimilarlo senza per questo farsene assimilare, senza nulla abbandonare della propria identità? E poneva ai musulmani la questione simmetrica: l’islam è capace di trovare le sue capacità di apertura come per i primi 150-200 anni , nella sua fase di creatività anche culturale, quando assumeva in gran parte il patrimonio dell’ellenismo e dell’Oriente irano-indiano? Noi pensiamo oggi di poter rispondere di sì, sia pur nel contesto italiano di censura e ignoranza che ho accennato.

Dopo queste parole di speranza quali sono i progetti di speranza? La newsletter Ecumenici continuerà a vivere perseguendo una visione teocentrica grazie a una lettura nohachica (Gen 8,15 -9,17) della Tenak: il patto di Fede fra Dio e l’umanità tutta per il tramite di Noè, è un patto mai revocato. Un patto che mette in comunicazione diretta anche islam e ebraismo.

Siamo consapevoli che Gesù fa di se stesso in Gv 8,58 “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono” e proprio per questo osiamo confidare nella sua Parola, che sarà chiara a tutti nei tempi ultimi.

Fra gli eventi che abbiamo segnalato ne abbiamo scelti alcuni: nel mese di novembre dello scorso anno a Verona si tenne in un tempio cattolico un concerto di musica liturgica ebraica e chassidica dell’Ensemble Shalom. Chi organizzava l’evento era la neonata comunità luterana di Verona – Gardone.

Si noti che uno dei pensieri più caratteristici sulla spiritualità chassidica (corrente mistica ebraica ispirata dalla Cabala) è:

 

”La maniera più diretta per unirsi a Dio è mediante la musica e le canzoni

Canta anche non sai cantare

Canta per te stesso

Canta nell’intimità della tua casa

Però canta!”

 

Un altro segno di speranza ben consolidato è offerto dalla rivista Confronti che  organizza una serie di eventi fra cui fiori di pace, semi di pace e note di pace

Fiori di pace. È un programma che prevede l’invito in Italia di ragazzi israeliani e palestinesi che, dopo un periodo di conoscenza reciproca, si inseriscono o in alcune esperienze estive con ragazzi italiani (campi estivi promossi da chiese, associazioni o istituzioni) o nell’ambito delle attività scolastiche durante l’anno. Una serie di studi psicologici dimostra quanto sia difficile la condizione adolescenziale tra i giovani israeliani sottoposti alla costante minaccia di devastanti attentati terroristici; d’altra parte è ormai ampiamente documentata la situazione degli adolescenti palestinesi, stretti dalla violenza dell’occupazione e la propaganda delle fazioni estremiste e militarizzate. Parlare di pace, in questo quadro, è molto difficile. Da qui l’importanza dei programmi educativi che consentono di incontrare l’altro direttamente, fuori dagli schemi di pregiudizio correnti, in un clima rilassato che faciliti l’incontro e l’amicizia. Questo progetto è stato più volte realizzato con i finanziamenti della ex amministrazione del Comune di Roma, del Comune di Genzano e della Chiesa Avventista del Settimo Giorno.

Semi di pace. È un programma di incontro tra testimoni di pace adulti, israeliani e palestinesi, che vengono in Italia sia per conoscersi meglio tra di loro che per condividere con il pubblico italiano le loro esperienze e le loro analisi. La caratteristica di questa iniziativa è che, dopo un breve periodo di orientamento rispetto alla realtà italiana, i “testimoni” si dividono in coppie – un israeliano e un palestinese – e si mettono al servizio dei gruppi, delle associazioni e delle istituzioni che li hanno invitati. Confronti porta avanti questo progetto da circa otto anni. Si ritiene che lo stesso progetto potrebbe essere sviluppato nella Regione Lazio con successo. A fronte di questo si organizzano poi seminari itineranti in Israele e nei territori palestinesi. Il seminario prevede incontri con rappresentanti di istituzioni politiche da entrambe le parti e diversi rappresentanti religiosi, con realtà sociali e culturali israeliane e palestinesi ma soprattutto con uomini e donne che, pur in situazioni estremamente complesse e difficili, credono e lavorano per la pace. La rivista Confronti promuove questo tipo di seminario da ben undici anni.

Una segno di pace molto convincente e commovente a cui ho partecipato a Milano è l’iniziativa note di pace finanziata anche quest’anno dalla chiesa luterana che include al suo interno anche una comunità riformata zwingliana e ciò nonostante un clima di silenzio da parte dei media. I giornalisti italiani da anni non danno sistematicamente info sull’evento. Eppure la nostra newsletter viene diffusa ad es. in centinaia di redazioni. Senza contare gli sforzi dell’Ufficio stampa dell’organizzazione promotrice in ogni città ove hanno luogo i numerosi concerti dei giovani musicisti tutti fra i 14 e i 17 anni.

Di norma vi sono cinque giovani musicisti  palestinesi che provengono dalla scuola luterana Dar Al Kalima di Betlemme  nei Territori Palestinesi e cinque loro colleghi israeliani provenienti dalla Scuola Superiore regionale di Sasa nell’alta Galilea. I ragazzi, che non sono dei professionisti,   hanno scelto di condividere la loro passione con “l’altro”, con colui generalmente percepito  come nemico; attraverso la musica, che è il veicolo di conoscenza e condivisione. Molti sono tra l’altro anche gli incontri in scuole superiori italiane.

E mi accingo ora alla conclusione segnalandovi le iniziative del gruppo di cui fa parte Rav Roberto Arbib, un rabbino conservative italiano che vive da molti anni a Tel Aviv e di professori israeliani che dal 2000 sviluppano il dialogo interreligioso coi chekim sufici locali. Un dialogo che nasce da una volontà reciproca di conoscere  e sviluppare la tradizione spirituale che lega l’Islam con l’Ebraismo nel dialogo di preghiera, studio e meditazione al fine di creare un ponte di pace tra le due tradizioni spirituali. Il gruppo si riunisce ogni settimana per studiare testi delle due tradizioni. Nel 2008 gli incontri sono dedicati allo studio  di El Kushairi il quale molto probabilmente ha avuto una grande influenza sul filosofo ebreo Ibn Pakuda e sulla sua opera centrale, “Doveri dei cuori”.

Rav. Arbib che conosce bene tra l’altro la rivista Confronti non ha mai interrotto nella capitale israeliana ma anche oltre la linea verde la sua attività di dialogo con le confraternite sufi, nemmeno quando era in corso la guerra e le bombe cadevano su Israele, “in nome di D-o per il mondo”. Ha tenuto nello scorso gennaio una conferenza nella sinagoga Riformata di Lev Chadash di Milano.

La cerimonia di preghiera comune con i sufi è oggettivamente un elemento d’interesse rilevante. Il pregare i novantanove nomi di Dio con lo zicher (composto di novantanove palline divise in tre parti, con un piccolo minareto che segnala le successive trentatré palline) e con i salmi testimonia visivamente, sonoramente e simbolicamente che si può pregare insieme l’Unico Dio. Non solo dunque col silenzio, il respiro, la musica, l’uso di mantra – ossia suoni -ebraici, e altre tecniche (i persiani le usano fino a giungere a stati di trance).

Si è coinvolto anche “Nevé Shalom – Wahat as-Salam“ (il villaggio creato con finalità politiche in cui vivono congiuntamente Ebrei e Arabi palestinesi, tutti cittadini di Israele) nel pieno dell’intifada. Spesso si è partiti dalla meditazione cabalistica ma si è fatto ricorso anche alla grande e insuperabile tradizione mistica sufi (che ha tra l’altro donne come riferimenti di rilievo) per redigere un curriculum di studi comune. Si è costatato da parte ebraica come il sufismo possa essere comparato con diversi elementi (gruppi, corpi) del movimento chassidico: il punto di contatto è rappresentato dalle due mistiche e più precisamente il legame dell’essere umano con Dio e l’amore di Dio. E’ bene ricordare che al funerale del poeta e mistico persiano Gialal al-Din Rumi, dietro il feretro vi era molta gente ebraica.

Da parte ebraica è palese anche la nascita di un’interessante autocritica. Mentre gli arabi conoscono l’ebraico, gli ebrei purtroppo non conoscono la lingua araba (salvo quelli che devono entrare nell’Intelligence israeliana; il che dimostra come “l’altro” sia considerato solo un nemico). Inoltre gli ebrei hanno dimenticato di saper pregare col corpo, mediante l’uso delle mani, il prostrarsi, la compostezza, far ordine nel Tempio stesso ecc. Gli ebrei dovrebbero insomma riapprendere molte cose dagli islamici che non hanno mai abbandonato la pienezza della preghiera. Quella praticata dei Profeti dell’ebraismo per intenderci. Si evidenzia insomma la necessità di una grande Riforma dell’ebraismo. Oggi più che mai.

Dopo i bombardamenti di una moschea Rav Roberto Arbib è andato a scusarsi ed a esprimere rammarico, chiedendo di pregare per la pace con gli islamici. Non sempre le risposte sono state positive (gli ortodossi esistono anche nel mondo islamico e non solo in quello ebraico) ma quando l’invito è stato accolto, arabi ed ebrei del popolo rimanevano sconcertati, increduli, come dire “senza parole”. Stupiti insomma di quanto stava accadendo.

Rav Arbib fa notare in un libro di prossima pubblicazione che la preghiera sefardita di provenienza iberica per lo Yom Kippùr (ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell’espiazione) usi un linguaggio e termini imprestati proprio dall’Islam. Nei sefarditi sussiste sempre un rapporto di odio (per le guerre occorse) ma allo stesso tempo anche di amore verso l’Islam. Gli ebrei sefarditi erano soliti dire “quando si è tornati da una piccola battaglia – dice il saggio (in realtà il saggio era un islamico, ma non era conveniente dirlo apertamente) si deve combattere la grande battaglia”, quella nei confronti di se stessi, contro gli istinti malvagi di ciascuno di noi. Dalla morte di Moshe ben Maimon (in Italia conosciuto come Mosè Maimoide) e per circa 200 anni l’ebraismo visse del resto un’influenza islamica notevole.

E su questi dialoghi di pace che auguro a tutti voi la gioia della ricerca comune. Io ne sono entusiasta e spero di avervi trasmesso un messaggio incoraggiante.

Grazie dell’attenzione.

Maurizio Benazzi

 

It is not easy to talk for twenty minutes and resume, on one hand, the signs of hope in the dialogue between Christians and Muslims and, on the other, between Jewish people and Muslims, but I will try.
First of all, thank you very much to professor Mandel to be here and I send my best regards to the Sufi Brotherhood and to the organizing committee. The consideration and love for the edification of the peace encourage us to look for new theological paths, real projects made of commitments and enterprises of musical nature too, just to test exactly where we arrived with the quest for a common Faith which comes from Abraham. This pursuit – although in Italy they speak at least about it, and very often we find not well prepared theologians or not updated  to recent works made in the not far University of Munich – risks to be incomplete. A lot of these theologians, aware of the atmosphere of prudence about religious traditions but ignorance too (the latest which produce especially every kind of prejudices), merely repeat common places.

Thesis of great theologians, like Hans Kung, can mainly be considered over in these days. I am thinking about those answers stated by the catholic Gerard Gaede in his book “They worship the only existing God like us” published by Borla Press last January. A request this one for all Catholic and Christians  to improve any efforts on their way to the quest. It is not enough to be men of good will. I won’t to replace the other speakers who will follow my speech, anyway.  I send a special greeting to Don Bottoni and to all of you here. The Vatican Council  offered very interesting thesis in those days, although in 2006 Ratisbone marked not a very encouraging turning point.  It is suitable, my dear Catholics, to leave behind us hopeful signs to future generations all over the World. Our seeds left along the path will sprout in any moments.

In 1948 Jack Harlan, an American botanist, was picking up plants in Turkey. He found a variety of corn that seemed not important to be collect: “It was the worst wheat corn I have ever seen – he explained -. It wasn’t enough productive and very often decayed before the harvest.” Jack Harlan died in 1982. Then, those seeds that he had picked up in previous years and put in the most important seed bank placed in the Svalbard Islands, North to Norway, had recently let scientists to defeat the bunt, a plant illness that brought whole American north-west agricultural areas to their knees. That corn, considered so useless and ugly, has been used by present generations to face recent food crisis, by creating new corn variety with similar marks than those ones picked up in Turkey.

Between Muslim culture and Christianity there are deep common roots: we are God’s creatures, subjected to God, to be considered responsible before God, both considering human being as God’s product or his servant, basically the need of a struggle for a better and more equitable World, the need to fight for the future generations, which attention could be captured by using love instead of selfishness or using the spirit of privation. Recently, we discovered, thanks to a mutual faith, a use of a more suitable theology and an ecological vision (God as the only real World master)  more or less similar on their basis, and, on the other side, we recognize a mutual need to apply a permanent conversion. Moreover, we verified that Muslim culture and Christianity both began in a persecution atmosphere, and we must assure that we wouldn’t  satisfy God’s will if people had to go away because of their Faith, and that our love for people next to us, let us  discern the connatural dignity that is in every human been. And to recognize the right that who stay better has the obligation to assist the weakest ones.
The Orthodox Metropolitan Georges Khodr, at Saint-Serges renowned institute in Paris (the one who developed the “Christ sleeping in other religions” theory), not only did he claim that the Koran would be a legitimate book of meditation but he hoped for Christians to have a patient and peaceful way of acting, a secret communion with every human being, and a deep faith in God’s  eschatological revelation plan. He used to remind Eastern Christians, though he also visited Bose monastery, that “Christ is no institution, but value, act, hearts transformation into sweetness, simplicity of humility, of gihad (word meaning effort, active engagement, not war just as western translators and Islamic fundamentalists often say) to the afflicted ones”.
In the ecumenical  council of churches (where Protestants, Veteran Catholics, Orthodox and Anglicans are represented), the dialogue, that was hoped after the Second World War, has started after the six days war between Arabs and Israelis in 1967. Some political reasons had previously blocked its development and still today it is difficult to involve women, for example, in a higher level discussion. In fact in Italy there is an “informative exile” between Jews and Muslims during a Jewish culture day or in a meeting occasion with Islam. As the person in charge of Ecumenici Newsletter (www.ecumenici.eu) I did not hesitate to write that we are dealing with a structural boundary of the dialogue itself. It being understood that we acknowledge it. The very little is far better than nothing and the debate still remains “a love chant pleasantly sung” (Ez.32,22).
Every synthesis scheme is limited but the objective analysis of Reinhard Leuzer, an Evangelical theologian from Munich, seems interesting to me: first the Koran is reckoned as a revealed scripture as much as the bible is, although the concept of revelation is different in Christianity and Islam, that is taken as an ordinary way of salvation.  The prophet Muhammad consciously  places himself in the traditional belief of monotheism and the message he announced would be revealed from the same God of Jews and Christians; in other words he would have been assigned by God. Thus there is a unitary subject in the history of salvation. The Koran is the earliest amongst divine revelations and it is also seen as a temporary conclusion of the history of revelation. The reason for that other revelation after Jesus Christ can be found today in such ways of popular devotion which look like semi-pagan syncretism no longer depending on the inconceivable and transcendent God, but most of all on the conversion of entire pagan peoples to Christianity.  I point out that Christians have not adopted the whole Law of Moises and despite that  we carry on considering the whole Bible as Holy Scripture and Word of God, because it is interpreted as the Old Testament. For us Protestants the Word of God is the human witness inspired by God and it is still living thanks to the Holy Ghost whispering in the believer.
Actually in the Bible there are contradictions as well as historical and scientific mistakes (let us take the thickness of Jericho’s walls for example, or the thickness of the Ark of the Covenant or else the fact of including the hare among ruminant animals) which do not compromise the Word of God. In that  way we can understand the Koran and consider its single statement being opposite to Christianity as the word of God that does not necessarily contradict Christian belief. Whoever may consider the Bible as dictated by God word by word is the non -protestant evangelical , namely Pentecostal , who never accepts a dialogue with Islam.  That is why in many protestants’ opinion and mine Islam has a privileged place amongst religions. It is no doubt that only a person filled with the Holy Ghost can notice that Ghost already acting in the religious multiplicity men are heading to. In fact the spirit has been given to all mankind and “logos” only goes to where “pneuma” already stands. (Luke 1,3) A Zwinglian has been knowing those thesis since the Sixteenth Century, under various forms and directions. That is why I can call you brothers having in common a perspective of ecumenical and eschatological fulfillment. Where God has the last word as regards final Revelation.
By reading Eb. 1,1-2 I maintain, as Catholic theologian Gaede does, that “God, who had already talked to fathers in ancient times and in different ways (we can add: AND HE WILL TALK MANY OTHER TIMES TO OUR DESCENDANTS BY THE MEANS OF PROPHETS) lately nowadays he talked to us through the Son”. Who can witness God’s mercy, if that witness is true then it can only be the Word of God for Faith is asynchronous by nature. To us the Christians Jews always prove God’s Alliance with his people and they still keep on proving and pronouncing the Word of God nowadays. Besides Christ is already ”inside” the Koran and not out of it! Christ exists “inside” the Jewish canon through the prophecy.
In 1956 Druse Kamal Jumblatt used to ask to Christians of his country: can they take Islam as their own, can they assimilate it without being assimilated, without giving up their own identity? And he used to ask Muslims symmetrically: can Islam find its openness skills like it used to in the first 150-200 years, during a phase of cultural creativity when it used to assimilate a huge part of Greek and eastern Iran-Indian heritage? Today we think we can answer yes, despite Italian censorship and ignorance I did mention.
After those words of hope, which are the projects of hope? Ecumenici newsletter will keep on living by following a theocentric vision thanks to a noahic reading (Gen 8,15-9,17) in Tanakh: the pact of faith between God and whole mankind, through Noah, has not been revoked. This is also a pact which links Islam to Judaism directly. We are conscious of what Jesus says in John 8:58 “I tell you the truth: before Abraham was born, I am!” and just because of that we dare confide in his Word, which is going to be clear in latest times.
Some of the events we pointed out: last year in November in Verona in a Catholic church, there was a concert of Jewish Chassidic and liturgical music performed by Ensemble Shalom. The new-born Lutheran community of Verona- Gardone was the organizer. Please note that one of the main aspects in Chassidic spirituality (Jewish mystical current inspired by Cabala) is:
The most direct way to join God is by the means of music and songs. Sing though you cannot sing. Sing for yourself. Sing in the intimacy of your home but sing!
Another well established sign of hope is promoted by Confronti magazine which organizes a series of events such as flowers for peace, seeds for peace, notes for peace.
Flowers for peace. It is a program that requires the invitation of young Israelis and Palestinians in Italy. After a period of getting to know one another, they would be inserted either in summer experiences with Italian teenagers (such as summer camps promoted by churches, associations and institutions) or in activities during the scholar year. A series of psychological studies shows how difficult the Israeli adolescent condition is, being constantly threatened by suicide bombing terror; on the other side Palestinian teen-agers’ situation is well documented as stuck between occupation violence and the most extreme and militarized factions propaganda. In that context, it is hard to talk about peace. The educational programs are then important to make everyone meet directly, out of the current schemes and prejudices, in a soft environment that makes meeting and friendship much easier. This project has been made more than once thanks to the former funds of the Municipality of Rome, the Municipality of Genzano and the Seventh-day Adventist Church.
Seeds for peace. It is a meeting program between adult witnesses of peace, Israelis and Palestinians, who come to Italy either to get to know one another better or to share their experiences and analysis with Italian audience. The particularity of this event is that, after an orientation period about Italian reality, “witnesses” divide in couples, an Israeli with a Palestinian, and put themselves to use in groups, associations, institutions who invited them. Confronti has been carrying on this project from eight years, the same project could be successful also in the region of Lazio. Moreover some travelling seminars are organized in Israel and in Palestinian territories. The seminar schedules meeting with political and religious representatives from both sides, with Israeli and Palestinian social and cultural realities, but most of all it is a meeting with men and women who believe and work for peace, though in extremely difficult situations.  Confronti has been promoting such kind of seminar from eleven years.
A very convincing and moving sign of peace in which I took part in Milan is “notes for peace”, an event promoted by Lutheran Church with the participation of its inner Zwinglian reformed community, under the silence of Italian media. Italian journalists haven’t been giving information about it from years. And yet we send our newsletter to hundreds of editorial units. Not to mention the efforts of promoter’s press agency in each city where young musicians (aged 14 to 17) hold their concerts. Normally there are five young Palestinian musicians from Bethlehem Lutheran School Dar Al Kalima and five Israeli partners from Sasa’s Regional High School in High Galilee. Those teenagers, who are not professionals, have chosen to share their passion with “the other”, with the one generally conceived as enemy; by  the means of knowledge and sharing of music. There are also several meetings in Italian high schools.
And now I am about to resolve by pointing out the initiatives of the group whose members are Rabbi Roberto Arbib, an Italian conservative rabbi living in Tel Aviv, and several Israeli professors who have been developing interreligious dialogue with local Sufi Chekim since 2000. A dialogue born from the mutual will of learning and developing the spiritual tradition that connects Islam to Judaism under prayers, study and meditation in order to build a bridge of peace between both spiritual traditions. The group gathers every week to study the scriptures of both traditions. In 2008 gatherings were dedicated to the study of El Kushairi, who had probably influenced Jewish philosopher Ibn Pakuda in his central work “Hearts’ duties”.
Rabbi Arbib, who knows Confronti magazine very well, has never quit his activities with Sufi brotherhoods in Israeli capital city and beyond the Green Line, not even during the war, when bombs were falling in Israel “in the name of God to the world”. Last January he held conference in Milan Reform Synagogue Lev Chadash. The prayer ceremony with Sufi is objectively an element of considerable interest. By praying the ninety-nine names of God with the zicher (consisting of ninety-nine beads divided in three parts, with a small minaret signaling the following thirty-three beads) as well as with psalms does witness visibly, sonorously and symbolically that we can pray together the Only God. Not only through silence, breath, music, Jewish mantra – namely sounds – and other techniques (Persians often use this until they reach trance).
Neve Shalom – Wahat as-Salaam has also been involved under intifada times. It is the village built because of political intentions where Israelis and Palestinians live together, all Israel citizens. They often started from cabalistic meditation but went on with great and incomparable Sufi mystical tradition (having it also women as important representatives) in order to achieve a common study project. From the jewish side we noticed that Sufism would be compared to several aspects (elements, bodies) of Chassidic movement: the meeting-point is represented by those two mystics and more precisely by the connection of the human being to God and the love of God. It is best to recall that during Persian poet and mystic Gialal al-Din Rumi’s funerals there were lots of Jewish people honouring his coffin.
From the jewish side a new-born self-criticism is also remarkable. Arabs know Hebrew, whereas Jews do not know Arabic (except for the ones in the Israeli Intelligence, so this proves “the other” is considered as enemy). Moreover, Jews seem to have forgotten how to pray with the body, by the means of hands, by bowing down, composure, putting things in order in the Temple itself, etc…  In short Jews should learn again from Islamics who have never given up the fulfillment of prayers. The same prayer  Jewish prophets used to practice. It is then clear that a big reform is necessary in Judaism. Today more than ever.
After a mosque was bombed, Rabbi Arbib apologized and expressed regret, asking to pray for peace with Islamics. Answers were not all positive (there are orthodoxes in Islamic world, too, not only in jewish world) but when that invitation was accepted, Arabs and Jews were bewildered, incredulous, “speechless” . they were astonished of what was going on.
Rabbi Arbib points out that Sephardic Spanish prayer for Yom Kippur ( jewish religious day of atonement) would use language and terms borrowed from Islam. Sephardic Jews always have a relationship of hate (because of the wars suffered) and love towards Islam in the meantime. Sephardic Jews used to say: “when we come back from a small battle, so says the wise (in reality that wise was Islamic but it was not right to say it clearly), we have to fight the great battle”, that war against ourselves, against our evil instincts.
After Moshe Ben Maimon’s death (known in Italy as Mosé Maimonide) Judaism has been constantly influenced from Islam for about 200 years.

And with those dialogues of peace I wish you the joy of common quest. I feel enthusiastic and I hope to have sent you an encouraging message.
Thanks for the attention.

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