Disagio e malattia mentale

Disagio e malattia mentale
foto di Claudia Garcia)

La storia dell’umanità, nel campo della Salute Mentale, si basa sul concetto del corpo come categoria politica. Infatti il corpo e la salute sono diventati un oggetto prezioso, attraversato da politiche economiche di mercato che hanno escluso molti.

Da questo punto di vista biopolitico nasce una soggettività collettiva che vede i poveri e gli emarginati come competenza della sanità pubblica, mentre la medicina scientifica e innovativa si occupa ed è accessibile solo a coloro che hanno risorse economiche.

Tali concezioni saranno oggetto di questo elaborato al fine di osservare e ragionare insieme sul processo di concettualizzazione del disagio e della malattia mentale, intese come due categorie opposte nella definizione, negli approcci e negli spazi di dispiegamento delle stesse.

Le dinamiche istituzionali giocano un ruolo fondamentale fin dalla nascita della “moderna” scienza che studia la malattia mentale. Questo ruolo centrale nasce a partire da una prospettiva che acquista forza nell’opera di Philippe Pinel (1745/1826), medico filosofo che fa la sua comparsa proprio dove nascono gli ideali politici della Rivoluzione Francese.

Pinel propone un “modello” di studio e di trattamento della pazzia che si incentra sul manicomio. Questo paradigma, che nasce alla fine del XVIII secolo, darà al mito delle “origini della psichiatria” un doppio significato: da un lato c’è la nosografia di Pinel (il primo a formulare la diagnosi di pazzia) e dall’altro un gesto mitico di peso sociale, cioè quello di “liberare i pazzi dalle loro catene”.

La follia si configura come oggetto di studio e di intervento governativo, cioè come strumento di controllo e trasformazione del soggetto.

Oltre alla camicia di forza, (come sostituto tecnico/razionale delle catene) Pinel adotta la “cura morale”, dato che attribuisce la follia all’eccesso di passioni (intellettuali, lavorative, sessuali).

Proprio per questo la sua cura si fonda su tre condizioni: isolamento del soggetto, sia dalla famiglia che da altri affetti; ordine negli orari, nei compiti e nelle responsabilità; forte autorità di riferimento, cioè quella dell’Alienista, figura antecedente la nascita della psichiatria.

Il corpo viene quindi visto e trattato come categoria politica, nella misura in cui le discipline che lo studiano danno luogo a uno sguardo positivista. Il positivismo è una corrente che afferma che l’unica conoscenza autentica è quella scientifica e stabilisce il primato della scienza sulla filosofia.

La malattia mentale è stata isolata, rinchiusa, istituzionalizzata, punita e osservata da un panopticon, che ovviamente ha lasciato da parte ogni processo soggettivo. Corpi politici in carcere.

Le strategie di potere su questi corpi sono state gestite dal Modello Medico Egemonico, che medicalizza la vita quotidiana, appiattisce la soggettività, genera politiche intransigenti e favorisce il passaggio dalla camicia di forza al freno chimico.

Franco Basaglia, (1928/1980), partendo dalla Psicopatologia e dalla Fenomenologia, sulla base della psichiatria del Novecento, e più interessato alla dimensione terapeutica e alla complessità dell’essere umano, darà una svolta fondamentale nel dibattito sulla Psichiatria. Basaglia, sostenendo che il manicomio contraddice il principio di libertà, porterà alla soppressione dell’ospedale psichiatrico come luogo di internamento.

Argomenterà che queste istituti sono habitat coatti e luoghi in cui le malattie divengono croniche. Partendo da questi presupposti incoraggerà un cambiamento nel metodo di intervento, dando il via a una riforma sociale. L’intervento pensato da Basaglia si basa sul superamento del senso di disagio, conferendo un valore positivo alla crisi e all’angoscia e rivendicando così l’emancipazione personale attraverso la de-istituzionalizzazione della malattia.

Vediamo allora come si è passati da considerare il “pazzo” come un malato, uno straniero da rinchiudere, un avanzo della classe dirigente, un rifiuto della società a “malato mentale”. Il passaggio è stato supportato da diversi organismi internazionali che hanno concesso al soggetto la qualifica di cittadino attraverso il riconoscimento dei Diritti Umani.

In Argentina, l’approvazione della Legge Nazionale sulla Salute Mentale n. 26.657 e del suo Decreto Regolatore n. 603/2013, disciplina la tutela dei diritti delle persone con malattie mentali, promuovendo il passaggio da un paradigma di protezione a uno che ne tutela i diritti; da un modello di esclusione a uno basato sull’integrazione, da uno spazio chiuso a uno spazio comunitario, dall’approccio che vede il malato come una minaccia a quello che lo vede come categoria vulnerabile.

Anche se c’è ancora molto lavoro da fare, i sistemi giuridici incoraggiano la piena inclusione di tutti i cittadini che soffrono di disturbi mentali.

Di Claudia Mónica Garcia

Traduzione dallo spagnolo di Flavia Negozio. Revisione: Silvia Nocera

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Trump, atto finale: l’esecuzione di Lisa Montgomery

Con un’iniezione letale è stata uccisa Lisa Montgomery.  Prima donna a essere messa a morte in 70 anni negli Usa

Di Tiziana Clavardini

Con un’iniezione letale è stata uccisa (esecuzione federale) Lisa Montgomery, la prima donna a essere messa a morte in 70 anni. L’ha comunicato solo due giorni fa il Dipartimento di Giustizia Usa.

L’esecuzione era stata sospesa martedì 12 gennaio per consentire una perizia psichiatrica sulla donna: una speranza resasi poi vana per tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani e sono contrari alle esecuzioni capitali.

Invece, Lisa (l’unica donna a essere detenuta nel braccio della morte federale), ha ricevuto l’iniezione letale il 13 mattina nel carcere di Terre Haute dell’Indiana.

Era stata condannata per aver commesso un efferato delitto nel 2004, nello stato del Missouri.

Uccise una donna incinta di ventitré anni, Bobbie Jo Stinnett questo era il suo nome, alla quale aveva estratto (con un coltello) il feto dalla pancia e poi lo aveva portato via come se fosse stato il suo, lasciando morire la ragazza a terra e dissanguata. Lisa era stata, sin da bambina, oggetto di abusi in famiglia e ritenuta gravemente malata di mente.

Per questo, la sua esecuzione fa ancor più discutere.

Le morti per iniezione letale avvengono con la somministrazione di diverse sostanze: la prima è il Midazolan, che serve per ridurre la consapevolezza del condannato su quanto stia accadendo; la seconda è il Vecuronio Brumuro, che ha la funzione di rilassare e bloccare l’attività muscolare, come il diaframma, fermando la respirazione; la terza, infine, è il Cloruro di Potassio, che paralizza totalmente il movimento cardiaco.

Una morte disumana.

I condannati, spesso, muoiono dopo la seconda iniezione. Se ciò non accade, tra la seconda e la terza iniezione seppur paralizzati e senza mostrare segni di sofferenza  medici esperti affermano che in realtà i condannati a morte avvertano forti dolori in tutto il corpo.

Negli Stati Uniti la pena capitale è presente per legge, oggi, in 29 Stati su 50.

A livello federale la pena di morte è stata ripristinata dall’amministrazione Trump il 25 luglio 2019, interrompendo così una moratoria che durava da 16 anni.

Dopo lo stop alla moratoria imposta da Trump il ricorso degli avvocati della donna in carcere e condannata a morte si era concentrato sull’aspetto psicologico, un ricorso accolto da un giudice dell’Indiana, il quale aveva chiesto una nuova perizia psichiatrica che evidentemente non è stato sufficiente per far sospendere la condanna.

Nel 2020 sono state eseguite 12 sentenze: sette i diversi Stati americani e cinque su ordine diretto del governo centrale.

Tuttavia, negli Stati Uniti c’è la tendenza a rallentare le condanne a morte (sette, infatti, è stato il numero più basso da 37 anni a questa parte), mentre le cinque predisposte dall’amministrazione Trump, rappresentano in percentuale il numero più alto dal 1976 a oggi.

Trump e la sua amministrazione non hanno mai fatto mistero su quanto, a loro avviso, la pena di morte sia un ottimo deterrente contro i crimini.

La storia però (e così le statistiche recenti) insegna che la pena capitale non ha alcun effetto deterrente contro i reati gravi. Basta guardare l’esempio di nazioni quali la Cina o l’Iran, che «vantano» il maggior numero di esecuzioni capitali.

Secondo il Rapporto annuale del Death Penalty Information Center (Dpic) nel 2020 Trump ha giustiziato più carcerati di quanto abbiano fatto tutti gli stati d’America messi insieme, dove ancora è prevista l’esecuzione capitale.

Dunque è strano che «la folle ondata di esecuzioni» come l’ha definita il The Guardian sia in opposizione alla pratica della pena capitale nei vari stati federali americani.

Sempre secondo il rapporto di Dpic, consultabile sul loro sito https://deathpenaltyinfo.org/ , il Covid 19 non ha influito sul numero di esecuzioni.

L’iniziale diffidenza da parte di Trump nel considerare il Coronavirus come una pandemia reale e da contrastare ha permesso che si potesse proseguire «normalmente» con le esecuzioni già programmate.

Persino nel Federal Correctional Complex di Terre Haute, in Indiana, si sarebbero infettati almeno 9 membri delle squadre di esecuzione.

Di certo, quest’ultimo atto del presidente Trump, prima di lasciare definitivamente la scena, farà aumentare il consenso nei confronti del nuovo Presidente Joe Biden, il quale ha già assicurato di voler bloccare le esecuzioni federali e di voler sollecitare gli Stati a fare altrettanto; andando anche contro un eventuale «No» del Congresso.

Inoltre, il neo Presidente, potrà utilizzare la grazia per commutare in ergastolo le pene dei condannati alla pena capitale.

Il clima nei confronti della pena di morte negli Stati Uniti sta cambiando, fortunatamente, un sondaggio ha dimostrato che il 60% degli americani sarebbe favorevole a sostituire la pena capitale con l’ergastolo.

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Meeting Minutes del 16 gennaio 2021

Meeting Minutes del 16/1/20221

Pregthiera per Patrick Zaki

Dio è per noi rifugio e fortezza.Dio è per noi rifugio e fortezza,aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.Perciò non temiamo se trema la terra,se vacillano i monti nel fondo del mare.Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,la più santa delle dimore dell’Altissimo.Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.Il Signore degli eserciti è con noi,nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.Venite, vedete le opere del Signore,egli ha fatto cose tremende sulla terra.

L'immagine può contenere: ‎1 persona, ‎il seguente testo "‎الحرية صورج لباتريك FREEDOM FOR PATRICK GEORGE ANNOUNCEMENT‎"‎‎

Buon compleanno, Susan Sontag (gennaio. 16 dicembre 1933 28, 2004)! Femminista. Romanziera. Saggista. Attivista anti-guerra. Autotrice di ′′ Malattia come Metafora ′′ (1978) e ′′ Riguardo al dolore degli altri ′′ (2002), tra molte altre opere. Nata e morta a New York City. Seppellita a Cimetiere de Montparnasse, Parigi, Francia.~ La Marginal Mennonite Society Heroes Series

In memoria nonviolenta di ieri:

In questa data, nel 1564 (15 gennaio), Pieter van der Meulen è stato bruciato sul rogo di Gand, Belgio. Era un anabattista, 27 anni. Era stato ribattezzato l’anno precedente, nel 1563. Vedi Martire, pp. 666-667.~ La serie di esecuzioni anabattiste della Marginal Mennonite Society

In questa data, nel 1550 (15 gennaio), una donna di nome Anneke Gerrits è stata uccisa annegando ad Amsterdam, Olanda. Era un’anabattista. Era stata ribattezzata da Gillis van Aken. Suo marito, Ghysbert Jansz, è stato bruciato sul rogo il marzo scorso, sempre ad Amsterdam.~ La serie di esecuzioni anabattiste

“La morte spaventa chi, troppo conosciuto dagli altri, muore ignoto a se stesso”.

(Seneca)

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Julian Assange torturato per la libertà di governi e militari di uccidere

16.01.2021 – Cristina Mirra

Julian Assange torturato per la libertà di governi e militari di uccidere

Ricevo e pubblico la seguente lettera rivolta a tutti coloro che, a vario titolo, sono coinvolti nella situazione drammatica di Julian Assange: ai giudici che portano avanti un processo illegale, ai giornalisti che tacciono e ad altri che lo “infangano”, agli uomini e alle donne che hanno rilevanza politica o comunque pubblica che di Assange e di questi atroci crimini colpevolmente non parlano. Perché la gente non sappia.

Scrivo in qualità di cittadino attivo nel mondo, che ha risieduto oltre 15 anni nel Regno Unito, fino al 2016.
Scrivo per esprimere il mio shock e la mia disapprovazione per il modo in cui Julian Assange viene brutalmente torturato e tenuto in un carcere di massima sicurezza a Londra. La “Guantanamo” del Regno Unito ”: carcere di Belmarsh.

Il Regno Unito è la nazione della Magna Charta Libertatum! Il sistema britannico sarà ricordato per aver
torturato e accorciato la vita di un vero eroe dell’umanità. Un uomo che simboleggia la libertà di
stampa e il simbolo del diritto di conoscere decisioni politiche criminali prese in stanze inaccessibili ai cittadini, da persone che vogliono farci conoscere la realtà distorta da manipolazioni e omissioni da parte media mainstream, corrotti e asserviti a potenti lobby.

Julian è un eroe che si è distinto dalla massa per “mostrare il re nudo!”.
Un sistema che promuove la giustizia universale non terrebbe un eroe in una prigione di massima sicurezza, torturandolo per aver rivelato atti di terrorismo condotti dalle forze armate dei paesi occidentali.

Un crimine è un crimine, ovunque, chiunque lo compia. Il video Collateral Murder mostra un elicottero dell’esercito americano attaccare civili inermi in Iraq, quindi in un territorio straniero rispetto agli USA. Questo si chiama “terrorismo”! I media mainstream spesso ritraggono i paesi del Medio Oriente come luoghi nativi di terroristi ma senza Assange non conosceremmo i crimini contro civili inermi degli auto proclamati vigili dell’antiterrorismo.
Abbiamo visto Collateral Murder ma non sappiamo quanti altri attacchi a civili siano stati compiuti e se sono ancora in corso.

Quindi la Gran Bretagna con il suo sistema giudiziario ed esecutivo, coprendo e operando a sostegno dei crimini degli Stati Uniti, è partner in questi crimini contro l’umanità.

Non è la prima volta che il sistema giudiziario britannico distrugge la vita di persone innocenti.
E’ successo ai Guildford e ai McGuires tra il 1975 e il ’76. Cittadini innocenti imprigionati illegalmente; soggetti a tutti i tipi di attacchi e brutalità per uno o due decenni! La polizia che li ha ingiustamente indagati, compreso il capo di polizia e altri agenti coinvolti, sono rimasti impuniti.
È successo anche a sei irlandesi di Birmingham negli stessi anni. Anche allora il sistema giudiziario britannico degradò la vita di esseri umani innocenti.
Voi che decidete per le sorti di altri, quanto vale la vostra di vita? Esiste una compensazione finanziaria sufficiente per risarcire 15 anni in una cella? Erano più giovani quando sono entrati in prigione rispetto a quando sono usciti? Qual è l’impatto psicologico sulla loro vita per tutte le brutalità che hanno subito questi uomini
innocenti ingiustamente imprigionati? Perché il sistema giudiziario britannico definisca gli attacchi a esseri umani innocenti “atti di terrorismo”, quante altre vite devono essere eliminate? Quante vite devono essere degradate? Il pregiudizio ha definito il risultato di questi processi, non prove come il filmato in Iraq.

Allo stesso modo un altro eroe, Nelson Mandela, è stato imprigionato per 27 anni per aver preso posizione contro l’invasione britannica, tedesca e olandese, il dominio e i crimini brutali contro le popolazioni indigene e del
Sud Africa.
Sappiate che l’incarcerazione di Assange non sarà dimenticata e certamente non importa quanto brutalmente la “giustizia” britannica e statunitense lo punisca per il suo atto di eroismo verso l’umanità. Quello che avete fatto a quest’uomo, e continuate a fare, servirà solo per aggiungere un altro macabro, orribile capitolo alla storia del crimine imperialista statunitense e britannico. Ispirerà le nuove generazioni e quelli tra noi che conoscono la
differenza tra giusto e sbagliato, a diventare come Julian Assange ed Edward Snowden. Quelli di noi che
non vogliono stare al gioco, non vogliono essere ingannati da istituzioni ed esecutivi sempre più criminali, continueranno a chiedere giustizia. L’arco politico e giudiziario che agisce in maniera arbitraria e illegale mostra un sistema evidentemente in frantumi! Il caso Assange sottolinea come i media mainstream siano inefficaci e collusi nell’informarci. Il compito principale dei mezzi di informazione è informare appunto i cittadini su fatti significativi. Se i media non informano di attacchi terroristici come nel caso di un elicottero militare statunitense che uccide civili, i cittadini non possono prendere decisioni consapevoli e dare un consenso informato, che è alla base della democrazia e della giustizia. Il caso Assange dimostra che le uniformi e l’obbedienza non fanno uomini degni di essere definiti tali. Uomini e donne, non eroi sono coloro che mettono in discussione il mainstream attraverso azioni concrete, difendendo la verità, l’integrità morale, il non fermarsi di fronte a minacce alle nostre vite.
L’ingiustizia globale, attraverso un sistema legale corrotto, potrà essere perpetrata se non saremo in grado di cambiare la traiettoria attuale. Gli Stati Uniti e il Regno Unito, con il caso Assange, stanno violando in particolare i seguenti diritti umani:

Art. 3) il diritto a vivere in libertà e sicurezza;
Art. 5) il diritto a non essere sottoposto a tortura, trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti;
Art. 9) il diritto a non essere sottoposto ad arresto, detenzione o esilio arbitrario;
Art. 10) il diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad un´ equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale (in questo caso è un tribunale britannico o statunitense!), al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta;
Art. 19) il diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Il Regno Unito continua a punirlo criminosamente solo per aver rilasciato verità di fatti che erano stati
nascosti ai cittadini per mantenere un’agenda e una propaganda pubblica abusiva, criminale ed ingannevole.

Prego i giudici e tutti coloro hanno competenze per farlo, di liberare Julian Assange, un vero eroe dell’umanità, e di consentirgli l’estradizione in un paese sicuro per vivere una vita dignitosa, che merita vivamente. Vi chiedo di fermare i crimini assurdi perpetrati dal sistema “giudiziario” statunitense e britannico ad un uomo innocente, che ha solamente rivelato crimini. Solo per averci informato. Solo per difendere la democrazia.

Restando in attesa che chiudiate questo abominevole capitolo di storia.

Fabio Laganà

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About time: who makes time?

13.01.2021 – Rio de Janeiro, Brazil  – Eduardo Alves

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About time: who makes time?
uenos Aires, 29-12-2020. Women celebrate the achievement of a utopia. (Image: la vaca, Mu)

To clear up any potential confusion, this text does not intend to discuss or portray in any way the seasons. We could say that the natural differences named seasons were baptised by human beings. What was natural has now been mixed socio-historically around homo sapiens, which makes its natural effects and consequences far greater than its apparently natural impacts.

However, when it comes to the seasons, even without knowing much, without having experienced the maximum impact of each one or the deepest impact on human biology, at least the vast majority would exclaim: spring, summer, autumn and winter. Even if all vectors of common sense are barriers to knowledge, conscience and freedom, they are not barriers to communication. All communications have an objective, even if it’s not presented or clarified, or disguised in the sophism that organises people, even more so in present times. But apart from that, we have “all the dreams in the world” within us. So, it is worth asking after all: Is this a dystopian time? Is there a dystopian time? Is there a utopian time? Who makes time into something, all or nothing?

Even with the impact of the natural effects that exist in the world, such as what’s known as gravity, it is human beings that make time exist. Indeed, they are not all the same, they encounter differences and inequalities. The private and oligarchic appropriation of the most COMMON, the most “natural”, already utterly denaturalised by human intervention, indicates the basis of the existing conflicts, confrontations and multiple tensions. In this movement, among other impacts over time, utopias and dystopias experienced multiple and varied conflicts. There is nothing natural about the predominance or hegemony of any aspect absolutely formed in history by humans, and time cannot chart it. The patterns blur in multiple conflicts between utopias and dystopias and in the powerful friction that exists in the confrontation of meanings pushed by people in time.

Movement is part of nature, but social movements are created by humans. In social relations, there is no apoptosis, but in living beings there is, programmed of course, and cells die and create a balance of multicellular organisms, such as the human body, for example. This process of historical and social conflict is determined by the movement of power and interests: this supreme power, which appropriates nature and all the things or beings that could be organised to stir the accomplishment and expansion of human creative power. There are, therefore, many challenges for human beings who recognise themselves as living subjects to carry out an unnatural “apoptosis” in defence of life. Herein lies the challenge of utopian time, in the present, in life, materially and symbolically, for these human beings in every chronology of existence. For there is no such thing as dystopian or utopian time; in time there is. And everything else is the action of humans in history, under the concrete conditions of life in society and built by humanity. In this sense, the ideology that supports naturalisation or dehumanisation of historical times wants to attribute a human quality to time: it is not time that organises us, it is we who organise time, under certain conditions. So we are the ones who act in history to change it in our favour or against us. Attributing qualities to current times means naturalising what is social and historical and, with that, dismissing the power that we have in changing the course of history. Fetishising time is a conservative movement: it assigns to it a divinity under which we bow, resign and obey. To say that we are in a dystopian time or that we are subjected to the cyclical movement of historical time, is nothing more than to remove from ourselves the conditions to act tangibly in history and dispute its course. It is the same as holding the new coronavirus responsible for the health crisis and the thousands of deaths, instead of recognising its historical and human origin – the way we deal with Nature, animals and the environment – and, above all, the political nature of the crisis.

Thus, utopian time must be organised by people who want changes in the structural and superstructural domain of power – it will not blow up in natural syntheses. And in that same organisation of thoughts and actions, there is no dystopian time. There is the dystopia imposed by those in power or even those who, without holding a position of power, live the ideologies of destructive sophism regarding life. Thus, it becomes easier to engage in the romanticism necessary to buy, isolate, distance oneself than in collective revolutionary actions that are impulses for the obstructed creation to open cracks of presence in the world. In other words, dystopian time does not exist: dystopian ideology is created by human beings and, even when it inconveniences other humans, if there are no utopian movements in favour of a full life, cell death prevails in people without any natural movements to maintain balance. In contrast, what prevails in any version of dystopia, the most romantic, exciting or disastrous, are movements that reinforce oppression and exploitation. After all, these are the movements that prevail in the capitalist world.

This is, therefore, a great challenge of our time: building utopias that unify different people to overcome, with the multiple singularities built, what is imposed by people who dominate power, but do not dominate time. We are the subjects of our time, whether we know it or not, whether we like it or not, whether we want it or not, we are subjects of our time, each one of us humans. And we are stronger with the collective intelligence that multiplies the cells of thinking and doing in defence of life. This is the great utopian movement of our time.

Getting utopia to overcome dystopia poses challenges with knowledge, with the community, in the most profound and collective coexistence among non-unequal people. Whatever the dystopia, whether it’s driven by the desire to return to the past – which will not exist – with all the romanticism, or by the more violent practices and ideas that acquire primordial status in the aesthetics of wars, or by the influences of feelings and sensations associated with anomalous placement of organs, be it due to the emotional, psychic, aesthetic and fundamentally eschatological affectation of ideology, it will not be this that will sustain the engine of change that we want. On the contrary, it will be the construction of a utopian, substantially unified, compassionate and active time that will lead us to the principles necessary for this change. And in any case, it is not peace that cries out to us. What calls us in our utopia is the broadest collective formation and action that overcomes barriers, so that collective intelligence and creative human power can pulsate in humanity. It is up to us, with only the workforce to survive, and which we achieved as subjects of the revolution in favour of life, to create the most fertile road for humanity in broad, dignified and profound humanisation. Let’s create a UTOPIAN time.

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Trump rimette Cuba fra gli “Stati canaglia”

Vergognoso: le lancette della storia indietro di decenni

Donald Trump nei suoi ultimi giorni di mandato presidenziale sta disseminando il sentiero del futuro inquilino della Casa Bianca di tante polpette avvelenate. L’ultima in ordine di tempo il reinserimento di Cuba fra gli Stati che Washington considera fiancheggiatori del terrorismo internazionale.

Prima che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti riportasse Cuba nell’elenco degli Stati “sponsor del terrorismo”, questa la definizione ufficiale.

Il Dipartimento di Stato ha annunciato lunedì 11 gennaio di aver inserito nuovamente Cuba nella lista degli stati sponsor del terrorismo «per aver fornito ripetutamente sostegno ad atti di terrorismo internazionale nel garantire un porto sicuro ai terroristi». Il New York Times ha citato il ragionamento di Pompeo come incentrato sull’accoglienza da parte di Cuba di 10 leader ribelli colombiani, insieme a una manciata di fuggitivi americani ricercati per crimini commessi negli anni ’70, e il sostegno di Cuba al leader autoritario del Venezuela, Nicolás Maduro.

Ciò ha annullato la decisione del 2015 dell’amministrazione dell’allora presidente Barack Obama di aprire relazioni diplomatiche con Cuba. Da quando è entrato in carica nel 2017, l’amministrazione del presidente Donald Trump ha assunto una posizione più aggressiva nei confronti di Cuba, culminata nella mossa di lunedì, che secondo il Times complicherà il desiderio di Biden di tornare a relazioni più aperte. «Non c’è giustificazione per aggiungere Cuba a questa lista», dice la lettera ecumenica. «Sebbene gli Stati Uniti abbiano disaccordi politici con Cuba su una serie di questioni, queste questioni non sono correlate alla sponsorizzazione del terrorismo. L’aggiunta di Cuba all’elenco dei fiancheggiatori del terrorismo sarà percepita a livello internazionale come un gesto politico, che minerà la credibilità degli Stati Uniti sulla questione del terrorismo».

La mossa aggraverà il dolore economico derivante dalle restrizioni sui viaggi negli Stati Uniti, dalle restrizioni sui soldi che i cubani americani possono inviare alla famiglia a Cuba, la pandemia COVID-19, le restrizioni statunitensi sulle spedizioni di petrolio a Cuba e le sfide economiche interne. «Poiché i nostri partner nelle chiese cubane – congregati, ministri e le loro comunità – sono gravemente colpiti da queste misure, chiediamo la loro fine» conclude la lettera. «La proposta di aggiungere Cuba alla lista non fa che peggiorare questa situazione e ferire coloro che già sopportano il dolore economico».

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Meeting minutes del 15/1/2021

Meeting minutes del 15/1/2021

Preghiera per Patrick Zaki

Poi Salomone si pose davanti all’altare del Signore, in presenza di tutta l’assemblea d’Israele, stese le mani verso il cielo, 23 e disse:
«O Signore, Dio d’Israele! Non c’è nessun dio che sia simile a te, né lassú in cielo, né quaggiú in terra! Tu mantieni il patto e la misericordia verso i tuoi servi che camminano in tua presenza con tutto il cuore. 24 Tu hai mantenuto la promessa che facesti al tuo servo Davide, mio padre; e ciò che dichiarasti con la tua bocca, la tua mano oggi adempie. 25 Ora, Signore, Dio d’Israele, mantieni al tuo servo Davide, mio padre, la promessa che gli facesti, dicendo: Non ti mancherà mai qualcuno che sieda davanti a me sul trono d’Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta e camminino in mia presenza, come tu hai camminato. 26 Ora, o Dio d’Israele, si avveri la parola che dicesti al tuo servo Davide, mio padre!

Buon compleanno, Abby Kelley Foster (gennaio) 15, 1811-Gennaio. 14, 1887). Quaccheroa Pacifista. Abolizionista. Femminista. Suffragista. Docente. Resistente fiscale. Abby e suo marito Stephen vivevano in una piccola fattoria a Worcester, Massachusetts. La loro proprietà era un’importante stazione della metropolitana. La loro casa (al 116 di Mower Street) è ora un National Historic Landmark. Abby è nata a Pelham, Massachusetts. Morata a Worcester, Massachusetts. Abby e Stephen sono sepolti al Cimitero Hope, al 119 di Webster Street, Worcester.~ La Marginal Mennonite Society Heroes Series#quaker#pacifism#feminist#suffragist

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Buon compleanno, Martin Luther King, Jr. (15 gennaio 1929-4 aprile 1968). Ministro battista. Pacifista. Gandhian. Socialista. Leader dei diritti civili. Attivista anti-guerra. Avvocato dei poveri e dei poveri. Nato ad Atlanta, Georgia. Assassinato a Memphis, Tennessee. Seppellito nel Martin Luther King, Jr. Centro, Atlanta, Georgia.~ La Marginal Mennonite Society Heroes Series

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In questa data, nel 1528 (14 gennaio), Leonhard Schiemer è stato giustiziato per decapitazione a Rattenberg, nell’Inn, Austria. (Lo specchio dei martiri lo chiama ′′ Leonhard Schoener “; vedi pp. 424-425.)Leonhard era un leader anabattista, un sarto di mestiere. Era stato ribattezzato nella primavera del 1527 da Oswald Glait. Così, la sua carriera anabattista non durò nemmeno un anno. Come altri anabattisti della Germania meridionale (Hans Hut e Hans Denck, ad esempio), Leonhard aveva tendenze spiritualiste, con cui ha dato tanto peso alla ′′ parola interiore ′′ quanto alla ′′ parola esterna ′′ (la Bibbia).~ La serie di esecuzioni anabattiste della Marginal Mennonite Society

« Neppure a ciò che è chiaro e manifesto dobbiamo credere subito, poiché certe menzogne hanno apparenza di vero. È sempre bene aspettare: giorno dopo giorno la verità viene a galla.

»L.A. Seneca, “De ira”

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Scortamediatica per Giulio Regeni, oggi più che mai richiamo ambasciatore inderogabile

14.01.2021 – Antonella Napoli – Articolo 21

Scortamediatica per Giulio Regeni, oggi più che mai richiamo ambasciatore inderogabile
(Foto di https://www.facebook.com/giuliosiamonoi)

Il 14 di ogni mese, da oltre tre anni, si rinnova la #scortamediatica per Giulio Regeni per ricordare ai vertici del nostro governo e al Ministero degli Esteri l’impegno a compiere passi avanti nella ricerca di verità e giustizia per la morte di un cittadino italiano brutalmente assassinato.

Purtroppo da quando il nostro ambasciatore, Giampaolo Cantini, è  rientrato in Egitto in sostituzione del precedente diplomatico richiamato per la mancanza di collaborazione da parte dell’Egitto, gli unici risultati ottenuti sono stati quelli del business crescente tra i due paesi.

Sul fronte giudiziario, sia prima che dopo la chiusura delle indagini della Procura di Roma che chiede il processo per quattro funzionari dei servizi di sicurezza egiziani, il governo di Al Sisi ha continuato a negarlo. Per questo, oggi più che mai, l’unica scelta credibile per non perdere l’ultimo barlume di dignità è il richiamo del nostro rappresentante diplomatico.

Con l’avvicinarsi del 5° anniversario della scomparsa di Giulio, la nostra azione come scorta mediatica a sostegno della famiglia Regeni e del loro avvocato, Alessandra Ballerini, si intensifica rilanciando l’appello del popolo giallo di Giulio Siamo Noi.

Quest’anno non sarà possibile scendere in piazza come gli anni passati, quindi la famiglia di Giulio chiede a tutti coloro che continuano a chiedere #veritapergiulioregeni di mobilitarsi in rete.

“Vi chiediamo di fare un Post su Facebook e/o un Tweet il giorno 25 gennaio 2021 con una foto, una immagine, una clip video, scrivendo su di un supporto giallo una frase che chieda verità e giustizia per Giulio, il richiamo dell’ambasciatore e stop accordi con chi tortura. Confidiamo nella creatività che i nostri sostenitori hanno più volte dimostrato. Le frasi possono comparire su cartelli, fogli, ma anche sulla mano, su una maglietta, insomma su qualsiasi supporto giallo, il tutto andrà postato con gli hashtag

#StopAccordiconchiTortura
#VeritaeGiustiziaperGiulio
#RichiamoAmbasciatore.

Vi preghiamo di taggare il Presidente Conte, la Farnesina, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e @GiulioSiamoNoi.

Rilanceremo sui social i vostri tweet e post, l’appello destinato a tutte le associazioni e ai cittadini che vogliano ancora una volta dare voce alla campagna di Giulio Siamo Noi.

Articolo 21 come sempre ci sarà e invita i propri iscritti e sostenitori a impegnarsi il 25 gennaio sui social nel ribadire la richiesta di verità per Giulio Regeni.

 Qui l’articolo originale sul sito del nostro partner

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TPAN: una data storica per l’umanità

TPAN: una data storica per l’umanità
La presidente della Conferenza ONU a New York, Elayne Whyte Gomez, esulta in seguito al voto storico del 7 luglio 2017 per l’adozione del Trattato Internazionale di Proibizione delle Armi Nucleari (Foto di ICAN)

Il 22 gennaio 2021 entra in vigore a livello mondiale il TPAN- Trattato ONU di Proibizione delle Armi Nucleari, che è valso il Premio Nobel per la Pace a ICAN nel 2017: uno dei tanti tasselli del lavoro e del percorso per la pace del XXI secolo (il diritto alla pace) insieme alle costituzioni nate dalla Resistenza al nazifascismo, insieme alla dichiarazione dei diritti umani del 1948, alle carte della terra, alle Cop per il clima, all’Agenda Onu 2030 e così via. Questa data il 22 Gennaio 2021 vedrà l’attuazione del grande progetto storico del diritto internazionale: l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari. Un’autentica svolta per l’umanità.

Uno dei più grandi traguardi e successi del pacifismo mondiale.

Il Trattato Onu TPAN è la pietra miliare del diritto internazionale: è una speranza per evitare di far precipitare tutti noi, l’intera umanità, nella catastrofe irreversibile della guerra nucleare.

Queste istanze compaiono negli appelli di Stéphane Hessel per un disarmo nucleare universale come principio dell’umanità a vivere il diritto alla felicità senza la paura della catastrofe nucleare e da cui hanno preso le mosse i movimenti internazionali come Ican e Occupy Wall Street e associazioni come Disarmisti Esigenti, Peacelink, Pressenza e altre che operano a livello nazionale e internazionale. Queste organizzazioni e associazioni a livello mondiale sono state insignite Premio Nobel per la Pace nel 2017 per l’attivismo di pace nell’impegno per l’abolizione degli ordigni di distruzione di massa nucleari e per il trattato Onu TPNW – TPAN varato a New York a palazzo di vetro con 122 nazioni e la società civile organizzata con Ican. Un Premio nobel per la Pace collettivo di cui siamo promotori e eredi tutti noi attivisti per la Pace del XXI secolo.

Il percorso per la pace del XXI secolo è frutto di tutta quella lotta che i nostri Partigiani e Resistenti hanno donato all’intera umanità nel contrasto e nella netta contrapposizione al nazifascismo e all’impegno nel periodo post bellico e durante la guerra fredda come partigiani per la pace, impegno di cui tutti noi attivisti contro il nucleare, contro la guerra e per il disarmo siamo prosecutori e eredi. Il 22 gennaio 2021 è un giorno storico per tutta l’umanità.

Ricordatevi questa sigla TPAN: da oggi l’umanità può dirsi più libera dal pericolo dell’utilizzo di armi nucleari.

Da oggi per la legge mondiale e per il diritto internazionale chi detiene armi di distruzione di massa nucleari è un criminale.

Questo è un grande passo per l’umanità.

Ricordiamocelo!!!

il 22 gennaio 2021 è un giorno di festa.

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Nuvole scure sulla rivoluzione curda

 

Sacrificata sull’altare della geopolitica dalle potenze internazionali e regionali operative in Siria. La drammatica situazione delle donne e delle minoranze nella regione

Sicuramente la lotta del popolo curdo non finisce qui. Tuttavia è innegabile che l’orizzonte del Rojava (un territorio esteso più o meno come il Belgio) si va ricoprendo di nuvole scure.

E forse – tra qualche anno o addirittura qualche mese – l’esperienza del Rojava (libertaria, ecologista, femminista, pluralista, comunalista, consiliare, co-presidenziale, autogestionaria…) potrebbe venire alquanto ridimensionata. Consegnata, suo  e nostro malgrado, alla Storia. Quella, pressoché infinita, delle sconfitte subite da popoli oppressi e classi subalterne. 

Significativo che questo timore si stia diffondendo – stando almeno a quanto ci è dato di conoscere – anche tra i ranghi della resistenza curda.

In particolare nella regione di Ain Issa (in prossimità dell’autostrada internazionale M4) i curdi sono sottoposti a ulteriori, ripetuti attacchi da parte dei militari turchi e dei mercenari loro alleati. Nella prospettiva di un’altra invasione (sarebbe la quarta, se non ho perso il conto), magari per anticipare l’insediamento effettivo di Biden (forse – ma proprio forse – meno disponibile di Trump nel lasciare mano libera alla Turchia nel nord della Siria).

L’invasione turca nel 2018 della regione di Afrin (con la complicità di Mosca) e nel 2019 di Sere Kaniye (con il tacito assenso di Washington), avevano determinato qualche gravissimo effetto collaterale: una vera e propria pulizia etnica ai danni dei curdi. E’ quindi alquanto probabile che stavolta, piuttosto di dover subire una ulteriore, definitiva invasione, i curdi preferiscano riavvicinarsi a Bashar al-Assad (che, pur con tutti i suoi difetti, appare il meno peggio rispetto a Erdogan). E’ anche possibile che – temendo di perdere ogni aggancio in Siria – gli Stati Uniti facciano pressione su Ankara per moderarne l’ansia di sterminio nei confronti dei curdi. Perlomeno in Siria, dato che in Bakur (territori curdi sotto amministrazione-occupazione turca) la Turchia ha da sempre mano libera.

Amara constatazione. Nonostante l’eroismo dei curdi e dei loro alleati (arabi, assiri, caldei, armeni, turcomanni, turcassi, ceceni…) che hanno sconfitto Daesh pagando un prezzo altissimo (oltre 11mila caduti e 24mila feriti su 70mila effettivi), questo sembra proprio il canto del cigno per la rivoluzione. Sacrificata sull’altare della geopolitica dalle potenze internazionali e regionali operative in Siria (Russia, USA, Turchia, Iran…) e indotta, costretta a posizionarsi in maniera più compatibile con le ferree logiche del neoliberismo.

A pagarne il prezzo maggiore, ancora una volta, le donne. E non solo in Rojava naturalmente.

Risale alla fine dell’anno scorso un reportage di Sky News in cui si denunciava il traffico umano delle donne curde rapite nel cantone di Afrin. Gestito dalla Turchia verso la Libia, riforniva di schiave sessuali i mercenari siriani qui inviati da Ankara.

Quando il deputato di HDP (Partito democratico dei popoli) Tulay Hatimogullari aveva chiesto chiarimenti al ministro degli Affari esteri Mevlut Cavusoglu, non aveva ricevuto risposta. Addirittura la sua richiesta era semplicemente scomparsa – cancellata, censurata – dai registri del parlamento turco. 

Così come era già avvenuto per precedenti questioni sollevate da HDP in merito a rapimenti, stupri,torture, uccisioni e vendita di donne sequestrate in Rojava. Una sistematica copertura fornita dallo stato alle violazioni dei diritti umani e ai crimini di guerra perpetrati dalle forze turco-jihadiste in Siria.

Altra tragedia infinita quella vissuta dalle donne yezide di Shengal (Kurdistan del sud, in territorio iracheno). O almeno da quelle scampate al genocidio operato da Daesh nell’agosto 2014. Traumatizzate, costrette a sopravvivere nei campi profughi della regione di Duhok, molte di loro – denunciava in un comunicato TAJE (Tevgera Azadiya Jinen Ezdi – Movimento delle donne yezide per la libertà) – hanno scelto di suicidarsi.

TAJE chiedeva alle donne di non rivolgere contro se stesse la collera per quanto avevano subito (rapimenti, stupri, torture…), ma contro gli oppressori. Ricordava anche che molte donne e molti bambini (circa 1400) rimangono ancora prigionieri di Daesh.

Si leggeva poi nel comunicato che «le assemblee di TAJE si svolgono in ogni città e ogni villaggio della regione di Shengal. Tutte le donne possono venire nei nostri centri. Noi cerchiamo di discutere e trovare delle soluzioni per ogni problema. Siamo la vostra seconda famiglia» Un riferimento, presumibilmente, alle difficoltà che molte donne yezide – prima sequestrate dai miliziani del califfato e poi liberate dalle SDF, ricomprate o fatte fuggire – incontrano rientrando in famiglia dove rischiano di sentirsi emarginate, rifiutate.

Gianni Sartori

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