Marcia delle donne per la messa al bando della bomba a New York

18.06.2017 Pressenza New York

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Marcia delle donne per la messa al bando della bomba a New York
(Foto di https://www.facebook.com/ellen.thomas.161?fref=ts)

“Ha cominciato a piovere non appena la gente si è radunata, ha continuato durante la Marcia delle donne per la messa al bando della bomba e il programma fuori dalle Nazioni Unite e ha smesso solo dopo che era tutto finito!” racconta l’attivista Ellen Thomas. “Un buon risultato per una giornata di pioggia: c’erano un migliaio di persone, compresi 50 giapponesi.

Gli Hibakusha (sopravvissuti alla bomba atomica) sono intervenuti e hanno consegnato al capo negoziatore per un trattato di messa al bando delle armi nucleari una petizione con quasi 3 milioni di firme. Nella Marcia c’erano tre striscioni della Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF) e molte  magliette azzurre della WILPF. Veterans for Peace, Peace Action, suonatori di tamburo, buddisti, suore e tanti giovani attivisti hanno passato una giornata bagnata ma meravigliosa”.

La Marcia era promossa dalla Women’s International League for Peace and Freedom e sostenuta da decine di altre organizzazioni impegnate nei temi della pace, del disarmo, dell’ambiente, dei diritti delle donne e dei diritti umani e da comunità indigene.

Oltre 60 eventi collegati si sono tenuti in tutti gli Stati Uniti e in Australia, Camerun, Canada, Filippine, Germania, Ghana, Italia, Giappone, Nigeria, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Svizzera.

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pensiero del 18 del sesto mese

18 del sesto mese

Se consapevolmente non siete buoni con tutti, presto sarete inconsapevolmente crudeli con molti e questo produrrà in parte la conseguenza di una insufficiente vivacità dell’immaginazione.

John Ruskin

L’essenza del fare il bene è solo nell’amore, che si manifesta questo fare.

Talmud

Il vero cristiano vuole il bene non solo per i suoi vicini , ma per i nemici, e non solo per i suoi nemici, ma per i nemici di Dio.E perciò il suo amore per l’umanità spesso non gli procura piacere, ma sofferenza.

Blaise Pascal

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pensiero del 17 del sesto mese

17 del sesto mese

Parla solo di quel che ti è chiaro come il mattino, altrimenti taci.

I maestri più saggi sono quelli che disputano meno.

John Ruskin

Al saggio per una sola parola detta viene ascritta la piena sapienza, e per una parola detta per caso, viene ascritta la totale ignoranza. Per questo il saggio dev’essere molto cauto nelle sue parole.

Sapienza cinese

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Vittoria legale dei Sioux di Standing Rock contro l’oleodotto Dakota Access

15.06.2017 Democracy Now!

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Vittoria legale dei Sioux di Standing Rock contro l’oleodotto Dakota Access
(Foto di Democracy Now!)

Mercoledì la tribù Sioux di Standing Rock ha ottenuto in un tribunale federale un’importante vittoria legale, che potrebbe portare alla chiusura dell’oleodotto Dakota Access. Il giudice distrettuale di Washington, D.C James Boasberg ha sentenziato che l’amministrazione Trump non ha realizzato uno studio ambientale adeguato al riguardo, dopo l’ordine impartito dal Presidente Trump al Genio Militare di accelerare l’approvazione del progetto.

Il giudice Boasberg ha richiesto udienze addizionali da tenersi la settimana prossima per determinare l’eventuale chiusura dell’oleodotto fino a quando non sarà completato un esame approfondito dell’impatto di possibili perdite di petrolio sui diritti di pesca e caccia e sulla giustizia ambientale.

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pensiero del 16 del sesto mese

16 del sesto mese

Chi è catturato dalle fiamme delle inclinazioni sensuali, chi ha sete di cose eccitanti, costui accresce solo i suoi vizi e sempre più saldamente si incatena.

Chi pensa solo alle gioie della pace, chi , immerso nella sua meditazione, è felice di quello in cui la gente non vede felicità, costui rompe le catene della morte e se ne libera per sempre.

Dhammapada

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Livorno: liberiamoci dalla minaccia delle armi nucleari

 

15.06.2017 – Livorno Redazione Italia

Livorno: liberiamoci dalla minaccia delle armi nucleari

Il 17 Giugno a Livorno avrà luogo una mobilitazione contro le armi nucleari (programma in fondo all’articolo).

Le armi nucleari sono una minaccia globale ed esistenziale per l’umanità e l’ecosistema.

Le bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki e i Test Nucleari (oltre 2000 dal 1945 al 1996) hanno già causato morte, distruzione e sofferenze indicibili agli esseri umani e alla natura.

Occorre porre fine all’era nucleare. Deve attivarsi una forte pressione popolare che lo esiga con determinazione e faccia pressione sui leader politici degli stati nucleari e dei loro alleati.

Il rischio di una guerra nucleare per errore, follia o comando è reale più che mai. La salvezza è per tutti o per nessuno

 

Il 17 giugno l’esigenza di proibire le armi nucleari risuonerà in varie parti del mondo, in concomitanza con i negoziati in corso all’ONU per il TRATTATO DI INTERDIZIONE DELLE ARMI NUCLEARI, voluto da 132 paesi. Purtroppo al negoziato non partecipano ad oggi i Paesi detentori della armi nucleari e i membri della Nato, Italia compresa, ad eccezione dell’Olanda (paese Nato con Bombe Nucleari Usa), presente grazie alla forte pressione popolare.

Il Trattato non sarà il punto finale della nostra lotta, ma un momento chiave per porre fine all’era nucleare. Sarà uno strumento giuridico internazionale con un forte potenziale trasformativo che, rigettando la logica della cosiddetta “deterrenza” (l’equilibrio del terrore), contribuirà a facilitare il disarmo nucleare.

Il problema è molto concreto per l’ITALIA, paese Nato con circa 70 bombe nucleari Usa stoccate nelle basi militari di Ghedi e Aviano, in flagrante violazione dell’art. 2 del Trattato di Non Proliferazione Nucleare ratificato dal nostro paese. E’ già in corso una campagna che richiede al Governo Italiano la loro immediata rimozione.

Ma il punto investe da vicino anche LIVORNO – uno degli 11 porti nucleari in Italia – che può accogliere sottomarini a propulsione nucleare abilitati al trasporto di ordigni nucleari. Per questi motivi il territorio livornese risulta ufficialmente classificato a rischio nucleare. Non a caso la Prefettura, da noi interpellata, assicura dell’esistenza di un piano per far fronte ad eventuali emergenze, ma essendo la questione sottoposta a regime di riservatezza, il contenuto del piano non può essere divulgato…. Il porto di Livorno inoltre lavora in sinergia con la base militare di Camp Darby (rispetto alla quale è stato recentemente annunciato un inaccettabile progetto di ampliamento, fortemente contrastato dalla società civile) e l’Hub militare di Pisa. Per completare il quadro, dal mese di marzo è stata attivata una linea commerciale mensile di trasporto di armi con tre navi della classe Liberty diretta ai porti di Aqaba(Giordania) e Gedda (Arabia Saudita), aree strategiche della guerra in corso in Medio Oriente

Portiamo avanti con determinazione la nostra RESISTENZA contro la violenza catastrofica delle armi nucleari in nome della sicurezza e della dignità della vita di noi tutti.

 

Perché le GRU-ORIGAMI

Sadako Sasaki, una bambina giapponese, vittima della bomba nucleare su Hiroshima che le provocò una leucemia, confezionò 644 di queste gru-origami, prima di morire all’età di 12 anni. Secondo la leggenda in cui lei credeva ne sarebbero occorse mille per riuscire a guarire. Da allora, ogni anno, molti bambini da tutto il mondo confezionano gru-origami e le mandano a Hiroshima, dove sono disposte intorno alla statua di Sadako. Così, grazie a lei, la gru-origami è diventata un simbolo internazionale della pace.

 

PROGRAMMA:

ore 18.00 Terrazza Mascagni, Livorno

FLASH MOB: “Facciamo Volare le Gru Antinucleari” – Costruzione di gru in origami

ore 21.00 Centro Donna –  Largo Strozzi 3 , Livorno

Incorntro / Dibattito  “Liberiamoci dalla minaccia della armi nucleari con: ngelo Baracca, Alfonso Navarra, Roberto Benassi, Marcello Lenzi, Maria Giovanna Papucci, Giovanna Pagani, Alessandro Bocchero, Çlirim Muça; Promosso da WILPF  con l’adesione della RETE CIVICA LIVORNESE CONTRO LA NUOVA NORMALITÀ DELLA GUERRA

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pensiero del 15 del sesto mese

 

15 del sesto mese

Essere persone di elevata moralità vuol dire essere liberi nell’anima. Chi continuamente è adirato con qualcuno, chi teme sempre qualcosa ed è completamente dedito alle passioni non può essere libero nell’anima. Chi non può raccogliersi in se stesso o essereaffascinato da qualcosa, costui vedendo non vede, udendo non sente, gustando non distingue i sapori.

Confucio

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La maggioranza troppo silenziosa e il reato di tortura

14.06.2017 Luca Cellini

La maggioranza troppo silenziosa e il reato di tortura
L’abbraccio fra un agente di Polizia e Elena una manifestante di Taranto per la chiusura dell’Ilva (Foto di Michele Piscitelli)

Nove carabinieri oggi sono stati raggiunti da misure cautelari in un’indagine su presunti reati nella zona di Massa Carrara. Quattro gli arrestati, uno in carcere e gli altri ai domiciliari.

Sono decine gli episodi di violenza che vengono contestati ai militari, in particolare pestaggi.

Dei nove carabinieri sei erano in servizio alla caserma di Aulla e tre presso quella di Albiano Magra, sempre in provincia di Massa Carrara. Secondo l’accusa, non siamo di fronte a episodi isolati, bensì i carabinieri sottoposti a indagine si sarebbero accaniti su più persone, sia italiane che extracomunitarie. “Erano metodici, sistematici” ha sottolineato il PM Giubilaro. Al vaglio degli inquirenti vi sono quasi un centinaio di episodi: uno riguarderebbe anche una prostituta che, portata in caserma, avrebbe subito abusi sessuali.

Questa è solo l’ultima di una lunga serie di reati fatti di abusi, pestaggi, soprusi, spesso torture vere e proprie, fino ad arrivare alle uccisioni di poveri disperati, operati da persone che operano e rivestono la figura dello Stato quando sono in servizio.

Pestaggi, scosse elettriche e umiliazioni sessuali sono fra le numerose accuse di abusi, si legge in un rapporto di Matteo de Bellis, che s’impegna da tempo per Amnesty International.

“I leader dell’UE hanno spinto le autorità italiane al limite e oltre il limite di ciò che è legale. Il risultato è che persone traumatizzate, che arrivano in Italia dopo viaggi strazianti, vengono sottoposte a definizioni fallaci del loro status e in alcuni casi a spaventosi abusi da parte della polizia, così come a espulsioni illegali.

Decine e decine i casi, citati nel rapporto: una donna eritrea di 25 anni ha raccontato di essere stata schiaffeggiata ripetutamente sul volto da un poliziotto finché non ha acconsentito a lasciarsi prendere le impronte.

Altri raccontano di essersi visti negare cibo e acqua. In un caso è stata negata l’assistenza medica a una donna in gravidanza che aveva già fornito generalità e le proprie impronte digitali.

In alcuni casi le detenzioni preventive superano le 48 ore. Il rapporto di Matteo de Bellis ricorda che anche oggi pur non avendo una seria legge sul reato di tortura, la legge italiana non prevede azioni coercitive per ottenere campioni fisici da individui che non cooperano.

In un altro passaggio del rapporto si legge: “Un ragazzo di 16 anni e un uomo di 27 hanno raccontato che la polizia li ha umiliati sessualmente e ha inflitto loro dolore ai genitali. L’uomo ha riferito che alcuni poliziotti a Catania lo hanno picchiato, gli hanno inflitto scosse elettriche prima di farlo spogliare e di usare su di lui delle pinze a tre punte: “Ero su una sedia di alluminio che aveva un’apertura nel sedile. Mi tenevano per le braccia e per le spalle, mi hanno stretto i testicoli con le pinze e hanno tirato due volte. Non riesco neanche a spiegare quanto sia stato doloroso.’”

In Italia si dibatte da oltre 40 anni ormai dell’introduzione di una legge seria che possa impedire tutto questo. A maggio purtroppo con l’ultima approvazione del DDL sul reato di tortura, si è di fatto prodotto aria fresca, un Decreto Legge che è stato contestato e bocciato da tutte le organizzazioni e associazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani. Persino alcuni rappresentanti di sigle sindacali dei corpi di Polizia hanno bollato l’introduzione di questo DDL come totalmente inutile ed inefficace a prevenire e fermare il reato di tortura operato da alcuni rappresentanti delle Forze dell’ordine.

“Introdurre una legge seria sul reato di tortura è necessario”, affermava poco tempo fa Luigi Notari. Non stiamo parlando di un attivista, né d’un parlamentare, ma di un uomo in divisa. Uno “sbirro”.

Luigi Notari è stato poliziotto per oltre 40 anni. Arrivato alla segreteria nazionale del Siulp, il “sindacato unitario lavoratori polizia”, in pensione da un paio di anni. Notari da tempo ha deciso di intervenire nel dibattito aperto dalle modifiche in commissione Giustizia del Senato alla legge contro la tortura, modifiche che impongono concetti quali “reiterazione” […] “crudeltà” e “verificabile trauma psichico”.

“E’ necessario rassicurare le persone e sancire un nuovo patto democratico fra le forze dell’ordine e la popolazione” affermava poco tempo fa prima dell’approvazione del DDL. A nulla sono valsi il suo impegno e i suoi appelli; nel 2017 continuiamo adessere uno Stato facente parte dell’Unione Europea che non ha una serie legge per prevenire il reato di tortura.

In una recente intervista Notari ha affermato che le posizioni oltranziste del sindacato di Polizia Sap contro l’introduzione del reato di tortura non rappresentano la posizione diffusa tra la maggior parte degli agenti, che da una parte sono obbligati dallo Stato stesso ad operare in condizione di stress e pressione psicologica, e dall’altra sono stanchi di essere affiancati a colleghi che operano in nome dello Stato tradendo tutti i principi fondamentali del rispetto dei diritti umani. “Una maggioranza di agenti” come affermava Notari, “che ad oggi però è troppo silenziosa.”

Boicottando persino il testo della Convenzione di Ginevra, sostiene Notari: “La polizia dimostra uno spirito revanchista che fa male alla democrazia. È una reazione da appartenenti a un corpo e non da tutori della legge”.

Sì, avete letto bene, la Convenzione di Ginevra, perché l’alta Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per le violenze alla scuola Diaz e per non aver introdotto il reato nel codice penale, come prevede la Convenzione Onu dal 1984. Un Parlamento, quello italiano, che ha fatto di tutto pur di non tener fede agli impegni presi, approvando nel mese scorso un impresentabile DDL che non tocca nessuno dei punti per cui l’Italia era stata richiamata.

A questo punto stando così le cose, la maggioranza degli agenti dei vari corpi di Polizia, “finora rimasta troppo silenziosa”, come affermava Notari, per lo meno quella maggioranza che sente operare di nel rispetto della legge e dei diritti dei propri cittadini, dovrebbe distinguere con forza la propria posizione da quei colleghi che sempre più spesso abusano della propria divisa, del proprio ruolo e funzione, perché questi colleghi, sebbene apparentemente operino al loro fianco, in realtà con il loro comportamento infangano tutti gli appartenenti ai corpi di Polizia.  Una maggioranza che dovrebbe far sentire più forte la propria voce. Ciò quantomeno perché non siano dichiarati moralmente e tacitamente d’accordo con tutti quei casi dove i più elementari diritti delle persone vengano abusati e calpestati.

Personalmente sono convinto di quello che in molti affermano, ovvero che seppur siano tanti i casi di abuso delle Forze di Polizia, che si tratti di mele marce da isolare dal resto delle Forze dell’Ordine. Sono convinto che ancora oggi nonostante il moltiplicarsi dei casi siano molte di più le brave persone che rivestono una divisa onorandone il ruolo, rispetto a quelle che invece la infangano. Proprio in nome di questa convinzione, è adesso che la voce di chi mela marcia non lo èdovrebbe farsi sentire forte e chiara. Difendendo la propria divisa e i valori ad essa legati, chiedendo con forza che le mele marce vengano punite alla stessa stregua di un normale cittadino che compie un crimine, con la vile aggravante però che tale crimine viene commesso in una condizione privilegiata, una condizione di forza, quasi d’intoccabilità garantita solo dall’indossare una divisa nel nome e per conto dello Stato.

A luglio dell’anno scorso durante una manifestazione a Taranto, dove a manifestare contro le allora scelte del governo sull’Ilva, c’erano gli abitanti del posto, colpiti a migliaia dai tumori per via dell’emissioni inquinanti dell’Ilva, a un certo punto un poliziotto in assetto antisommossa, mandato a tenere sotto controllo la manifestazione, si ricordò il suo essere umano prima ancora che poliziotto. Si abbracciò commosso con Elena, una mamma che portava al collo un cartello con un hashtag, #siamotutti048,  il codice di esenzione del sistema sanitario per i malati di cancro.  Il poliziotto la strinse forte  a sé e si commosse mentre tutti intorno urlavano.  Elena disse al poliziotto “Ognuno di noi ha un caso in famiglia, aspettiamo da anni un nuovo ospedale. Qui i reparti chiudono, manca l’oncoematologia pediatrica e per diversi esami bisogna rivolgersi fuori città, Io lo so che siete anche voi con noi, lo so. Perché siete figli, padri e fratelli di questa terra, siete poveri cristi come noi, come gli operai dell’Ilva portate il pane a casa” Così parlò Elena all’agente di Polizia.

Sono queste le cose che dovrebbe sempre cercare di ricordarsi un rappresentante delle Forze dell’Ordine quando compie il proprio servizio. Rammentarsi anzitutto, come fece questo collega che abbracciò questa mamma, il proprio essere umano, prima ancora che poliziotto, carabiniere o altro.

Così come spero possano essere d’ispirazione le parole di Luigi Notari che ha vestito una divisa per oltre 40 anni. “Io sono stato educato in un altro modo. I miei superiori mi hanno insegnato che una persona in stato di fermo, indifesa, consegnata alla nostra tutela, non si tocca. Mai. A volte anch’io ho rischiato di sbagliare, ma sono stato richiamato in tempo. Fermato dai miei colleghi più lucidi in quel momento, perché meno stanchi o meno coinvolti emotivamente»” [….] “È un meccanismo di autotutela consolidato e necessario, anche i controllori devono essere controllati.” Il perché servirebbe una vera legge sulla tortura, non questo abuso nell’abuso prodotto con l’ultimo DDL, lo si può trovare nelle parole di Notari. “Perché chi ha paura del controllo, chi si oppone al reato di tortura, dimostra a sua volta di non potere e non sapere controllare il suo ufficio, i propri agenti nell’esercizio delle loro funzioni

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pensiero del 14 del sesto mese

14 del sesto mese

Ama Dio con tutta la tua anima e allora , quando ti toglirà l’anima , per glorificare il suo santo nome dovrai sacrificargli la tua vita

Talmud

Temete l’Eterno, Dio dei vostri padri , e servitelo per amore , perché il timore induce a cercare di evitare i peccati, ma l’amore a praticare assiduamente i comandamenti divini.

Talmud

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Più di 700 bambini hanno lanciato un appello per la pace

13.06.2017 Rédaction Montréal

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Più di 700 bambini hanno lanciato un appello per la pace

L’Accademia della nonviolenza ha tenuto il quarto grande raduno intitolato inno a la pace: una cultura di pace per essere un cittadino modello. Il nostro invitato d’onore Harout Chitilian, vice-presidente del comitato esecutivo della città di Montréal, responsabile dei giovani, ha elogiato il lavoro di educazione alla nonviolenza nelle scuole di Montréal.

Allo Stadio Jarry, più di 700 studenti accompagnati dalle équipes scolastiche e dai dirigenti scolastici hanno dimostrato la possibilità di vivere insieme esprimendo le basi per la pace, che ciascuno porta dentro di sé. Grazie a diversi gesti concreti, più trascorreva la mattinata più si percepiva uno stato di calma. È proprio in questo stato che tutti, inclusi i genitori, i nonni e gli invitati di differenti organismi hanno ballato insieme la coreografia INNO ALLA PACE.

Il numero d’apertura è stato la lettura di un poema scritto apposta per l’occasione da Jacques Salomé, psicologo sociale e scrittore francese, che ha commosso più di una persona. In seguito abbiamo assistito al fulcro dello spettacolo, che è stato rappresentato dalla forza di più di 53 Ambasciatori della nonviolenza, posti al centro dello stadio come esempi da seguire. Questi studenti del quinto e sesto anno della scuola primaria (ndt: la scuola primaria francese include la scuola materna ed elementare) si sono impegnati a trasmettere gli elementi basilari della nonviolenza agli studenti più giovani delle loro scuola.
Hanno spiegato all’assemblea le ragioni di questa scelta: “Portare la pace attorno a noi e nelle scuole” “Realizzare l’importanza dei piccoli gesti che riducano la violenza nel quotidiano” e “Risolvere i problemi con parole dolci”. Madame Chantal Jorg, commissario scolastico Ahuntsic-Ouest-Cartierville, è la testimone di un momento magico di pace e solidarietà, in cui i bambini rimangono tranquilli e in silenzio.

La performance dei Les Chasseurs de Rêves, compagnia teatrale il cui ampio repertorio spazia dal circo ai teatri di strada, ha arricchito ed animato l’evento. In un turbinìo di colori e movimenti aggraziati un’acrobata sui trampoli e dei giganteschi uccelli alati hanno dato vita allo spettacolo.

Questo quarto grande raduno è stato reso possibile grazie alla partecipazione delle scuole Gilles-Vigneault, Sainte-Bibiane, Sans-Frontières, e il settore dei non-udenti della scuola Lucien-Pagé, oltre alla presenza dei tanti studenti, insegnanti, specialisti, dirgenti delle scuole e commissari scolastici. Ci teniamo a ringraziare il comitato di supporto, i partners e i donatori senza i quali questo evento non avrebbe potuto avere luogo.

A proposito dell’Accademia della Nonviolenza

Come parte della sua missione educativa, Femmes Internationales Murs Brisés (FIMB), una rete mondiale di aiuto reciproco formata da 350 milioni di persone in 105 paesi, ha fondato l’Accademia della nonviolenza.

Dopo ormai più di quindici anni, il Metodo d’educazione alla nonviolenza s’inserisce nel progetto educativo di una moltitudine di scuole, in particolare a Montréal. Questo modello di intervento va a supportare i piani di prevenzione e intervento, contro l’intimidazione e la violenza a scuola. Questo metodo ha inoltre come fine l’incentivare la riuscita scolastica, insegnando la calma e la fiducia in se stessi, in modo da favorire l’ascolto, la concentrazione e la creatività. Quest’anno, più di 2200 studenti e 100 insegnanti hanno beneficiato dei workshop educativi alla nonviolenza.

Informazioni:

Gabriela Guilbault Maltez, Coordinatrice generale, 514 803-2826
canada@academie-nonviolence.org

Traduzione Trommons.org di Giordana Pecchi

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