Ridate la scorta al procuratore aggiunto d’Imperia Grazia Pradella

04.08.2019 – Redazione Italia

Ridate la scorta al procuratore aggiunto d’Imperia Grazia Pradella
Scorta per Grazia Pradella (Foto di Centro culturale Peppino e Felicia Impastato)

Grazia Pradella è una magistrata che in silenzio e a testa bassa da anni combatte la criminalità organizzata, la mafia e le malversazioni nella Pubblica Amministrazione. Negli ultimi due anni Grazia Pradella ha subito gravi e pesanti intimidazioni e da qualche settimana inspiegabilmente le hanno tolto la protezione.

Una decisione che ha fatto molto discutere in questi giorni quella del “Comitato Ordine e Sicurezza” della Prefettura, che nei giorni scorsi ha revocato la scorta (un autista e un agente di Polizia) al Procuratore aggiunto di Imperia Grazia Pradella.

Basta andare essere ricevuti presso i locali della Procura per rilevare l’assenza degli agenti Digos che prestavano quotidianamente il servizio di scorta.

Nel dettaglio, il Comitato è costituito dal Prefetto di Imperia Alberto Intini, il Questore di Imperia Cesare Capocasa, il Comandante provinciale dei Carabinieri Andrea Mommo e il Comandante provinciale della Guardia di Finanza Alfonso Ghilardini.

Una decisione che desta molte perplessità proprio negli ambienti stessi della Procura.

In primis perché la Magistrata nel 2017 è stato vittima di un furto all’interno della sua abitazione, oggi avvolta ancora nel mistero.  L’inchiesta sul furto è stata archiviata senza che si giungesse ad autori e mandanti ancora adesso senza un nome.

La dott.ssa Pradella, durante la sua permanenza a Imperia, in questi 5 anni si è occupata di alcuni dei casi più scottanti riguardanti la pubblica amministrazione, a partire dalle autopsie fantasma per arrivare ai concorsi truccati di Rivieracqua.

Un ulteriore  elemento che ha mosso forti dubbi sotto il profilo dei tempi e dell’opportunità in cui esso è avvenuto, è  il fatto che il Comitato Ordine e Sicurezza abbia revocato la scorta alla Magistrata proprio nei giorni in cui il procuratore aggiunto dirige importanti inchieste, alcune molto delicate come, ad esempio, l’indagine sulla Cooperativa “Caribu” (che vede indagato anche un ex funzionario della Prefettura di Imperia, oggi in servizio a Torino).

Ultimo aspetto ma forse il più importante è quello relativo alla storia professionale della dott.ssa Pradella che, nella sua attività, ha condotto inchieste di rilevanza nazionale, tra le quali quelle sulla strage di piazza Fontana, sulla “Clinica degli Orrori” di Milano, sul terrorismo di matrice islamica e sui servizi segreti deviati. Inchieste che per ovvi motivi hanno portato la Magistrata a vivere sotto scorta.

Per questi motivi è stato promosso un appello da sottoscrivere e firmare affinchè venga riassegnata la scorta a Grazia Pradella.

La petizione al seguente link: https://www.change.org/p/ridate-la-scorta-a-grazia-pradella-matteosalvinimi-alfonsobonafede  è da indirizzare a Matteo Salvini, ministro dell’Interno, Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia, Alberto Intini, Prefetto della Provincia d’Imperia.

Oppure scrivere direttamente il testo via mail a:

Prefettura Provincia d’Imperia:  http://www.prefettura.it/imperia/index.php?f=Spages&s=scrivici.php&id_sito=1187&nodo=6508&nodo_padre=6506&tt=ok 

Ministero dell’Interno: segreteriatecnica.ministro@interno.it

Ministero della Giustizia: ilministroascolta@giustizia.it

 

Ecco il testo:


Al Signor Prefetto della Provincia di Imperia

Al Ministro dell’Interno

Al Ministro della Giustizia

La decisione del Comitato Provinciale per l’ordine e la Sicurezza Pubblica della Prefettura di Imperia di togliere la scorta al magistrato Grazia Pradella mentre è impegnata in importanti inchieste in un territorio dove anche l’ultima relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia conferma essere stabilmente infiltrato dal crimine organizzato e crocevia di numerosi interessi malavitosi, sembra non considerarel’impegno profuso dal magistrato ed i rischi a cui è esposto.

La dott.sa Grazia Pradella ricopre attualmente l’incarico di Procuratore aggiunto di Imperia, è una magistrata, un servitore dello Stato che nei suoi più di trent’anni di lavoro ha condotto inchieste sulla criminalità organizzata, su Tangentopoli, sui servizi deviati, sul terrorismo internazionale e da ultimo sulla pubblica amministrazione. Un lungo e importante impegno, che non può essere riassunto in poche righe, ma che ha significato sacrifici, tensioni, pericoli per la sua incolumità e per quella dei suoi familiari, una costante che l’ha accompagnata in tutte le sue scelte di vita e professionali. Durante il servizio alla Procura di Imperia il magistrato è stato oggetto di pesanti intimidazioni, quelle che si provano quando estranei entrano nella tua casa prendono alcuni fogli di lavoro ma lasciano soldi e preziosi. E’ accaduto due volte, l’ultima volta solo un anno fa. Poi più nulla e i responsabili di questo gesto “inquietante” non sono stati ancora identificati. Oggi alla magistrata è stata tolta la scorta, istituita con metodologie commisurate nel corso degli anni alla pericolosità del momento.

Come semplici cittadini non vogliamo ringraziare la dott.sa Grazia Pradella per aver svolto il suo compito come tanti magistrati con particolare perizia, ma per averlo fatto con passione rendendosi disponibile anche al confronto e al dibattito per diffondere quei valori che sono alla base della nostra società civile. Come è accaduto, ad esempio nell’ambito della rassegna:” Il festival della legalità e delle Idee”, che l’ha vista protagonista a fianco del Circolo Peppino Impastato, dei Martedì Letterari del Casinò e con la partecipazione di scuole ed insegnanti di tutta la provincia e magistrati, giornalisti scrittori di tutto il paese.

Ci impegneremo fino a quando non saranno ripristinati idonei dispositivi di protezione per Grazia Pradella, ad alto rischio per la propria incolumità, e consegneremo la presente petizione al Prefetto di Imperia ed ai Ministri del Governo.

RIDATE LA SCORTA A GRAZIA PRADELLA!!!

Firmatari:

Giovanni Impastato e Centro Impastato Sanremo

 

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Meeting Minutes

Meeting Minutes: buona domenica
 
Non siete più né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio (Efesini 2,19)
 
 
STRIFE
In the midst
Of struggle and strife
God is always
In your life
David Herr
 
 
THE DAY
The day
Is new
And God’s love
Is there for you
David Herr
 
 
Ho capito che a forza di rincorrere l’assoluto, è il quotidiano che scappa via.
 
Michela Marzano
 
 
* 1974 Bomba dul treno “Italicus”, vicino a Bologna con 12 morti e 100 feriti
 
* 1875 muore a Copenhagen Hans Christin Andersen, scrittore danese
 
Prima dell’anniversario della morte, a novembre, avremo diffuso tutti gli articoli tradotti del prof. Bori sui quaccheri: non è stato vano il suo lavoro.
 
Non soltanto i deboli hanno bisogno dei forti, ma questi ultimi possono anche stare senza quelli. L’esclusione dei deboli è la morte della comunità.
 
Dietrich Bonhoeffer

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La vendetta estende il male ed è sempre una sconfitta per l’umanità

31.07.2019 – Redazione Italia

La vendetta estende il male ed è sempre una sconfitta per l’umanità
Il 3 maggio 1808 di Francisco Goya (Foto di wikipedia.org)

«La pena di morte, rendendo meno sacro e intoccabile il valore della vita, incoraggerebbe, più che inibire, gli istinti omicidi. Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio». Cesare Beccaria, aforisma.

La tragica morte di un carabiniere, un giovane buono, sposato da poco più di un mese, ha suscitato una enorme emozione. Peccato che, a fronte di tante manifestazioni di compassione e cordoglio per il tragico evento, alcuni utenti dei social abbiano approfittato per aggiungere violenza a violenza, riproponendo la pena di morte.

La rabbia è tanta, ma proporre la pena di morte significa estendere il male moltiplicando il numero delle vittime. La pena di morte è una sconfitta per l’umanità, perché significa eccitare gli animi e alimentare il desiderio di vendetta. In merito alla vendetta, ha detto Ghandi: “Occhio per occhio e il mondo diventa cieco”. La vendetta infatti non porta consolazione a coloro che hanno subito il lutto, e la pena di morte estende il numero delle vittime ai genitori e ai parenti dei colpevoli.

Ha scritto lo scrittore e drammaturgo francese Alexandre Dumas: “L’odio è cieco, la collera sorda, e colui che vi mesce la vendetta, corre il pericolo di bere una bevanda amara”. E il giornalista Massimo Gramellini ha aggiunto: “La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni”. In merito alle misure legislative da adottare in caso di crimini efferati, il 18 dicembre 2007, su proposta dell’Italia, è stata approvata dalle Nazioni Unite, con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti, la “Moratoria Universale della Pena di Morte”. Tante e diverse le motivazioni contrarie alle pena di morte. Tra queste, la violazione del diritto alla vita, come riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Nella Dichiarazione è scritto chiaramente che “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti”.

Non c’è nessuna prova che la pena di morte funzioni come deterrente; anzi, ci sono dati secondo i quali incrementa la violenza e i crimini. Secondo alcuni studi, il tasso di omicidi è maggiore negli Stati dove è presente la pena di morte, ed aumenta dopo ogni esecuzione. A questo proposito il giurista, filosofo, economista e letterato italiano Cesare Beccaria, nel suo famoso trattato “Dei delitti e delle pene”, ha scritto: “La pena di morte, rendendo meno sacro e intoccabile il valore della vita, incoraggerebbe, più che inibire, gli istinti omicidi”. Ed ha aggiunto: “Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio”.

La pena di morte è spesso utilizzata contro minorenni, poveri, appartenenti ad altre religioni o etnie, persone soggette a disturbi mentali, od oppositori politici nel caso di regimi autoritari. Comporta inoltre il rischio di uccidere un innocente in caso di errore giudiziario.

Una autorevole ricerca scientifica, condotta da Samuel Gross, docente della prestigiosa University of Michigan School Law, ha rivelato che, tra gli oltre 7.000 condannati a morte dai tribunali degli Stati Uniti dal 1973 al 2004, circa il 4 per cento era innocente. Di questi, solo pochi sono usciti vivi dalla prigione, gli altri sono finiti sulla sedia elettrica o legati al lettino per l’iniezione letale. Chi si è salvato, lo ha fatto per lo più grazie al test sul Dna, che però è entrato in vigore solo dopo la metà degli anni ‘90. L’aspetto più drammatico della pena di morte riguarda la cancellazione di ogni possibilità di riabilitazione del condannato. Inoltre la pena di morte è inutilmente costosa. Secondo uno studio dello Urban Institute su 1.227 omicidi commessi nel Maryland dal 1978 al 1999, una condanna alla pena di morte costa allo Stato circa tre volte di più di una condanna detentiva, in termini di processi, ricorsi e sorveglianza in carcere (Antonio Gaspari).

Frammenti di Pace

 

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Le parole contano….

LE-PAROLE-CONTANO_2014

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Meeting Minutes

Meeting Minutes del sabato: Ragaz aveva la consuetudine di raggruppare il suo gruppo proprio il sabato pomeriggio. Non frequentava il culto della Domenica dopo l’abbandono della carriera accademica per la formazione degli operai.

Testo in italiano

Descrizione

“II Regno di Dio non ha in prima istanza nulla a che vedere con la religione e con la chiesa. È la signoria di Dio sul mondo e nel mondo. È il mondo che però obbedisce a Dio ed è redento da Dio. Esso si rivolge regolarmente contro la religione e la contro la chiesa.” (p. 40)
“Possiamo dire che il Regno di Dio non è una dottrina come per i filosofi, non è un dogma come per i teologi e non è una interpretazione della Bibbia come per i dottori della legge, o ancora una istituzione sacra come per i sacerdoti. Non è una filosofia, non è una religione, non è un chiesa, ma una realtà storica e un messaggio di questa realtà. Il Regno di Dio si manifesta solo in questo modo. È una questione che riguarda l’attimo. È la vicinanza di Dio nell’attimo; è offerta e richiesta. Offre grande attenzione e sostegno, esige una completa conversione, un completo cambiamento di pensiero, di mentalità e di struttura.” (p. 59)

ragaz

https://www.libreriauniversitaria.it/regno-dio-bibbia-ragaz-leonhard/libro/9788899098094?fbclid=IwAR22hldsTw8sda3Y9JCVOdX_zJEK3n8L-dhhUIuhyoRUgtqcyBBHQYjV3F8

Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? (Romani 8,32)

L’opportunità non bussa. Si presentada sola quando butti giù la porta

Kyle Chandler

* 1940 L’Itali invade la Somalia britannica

*1867 muore a Berlino  August Bockh, filologo e storico tedesco

“una Chiesa della fede, che non sia di più Chiesa dell’amore puro r universale, non serve a nulla,”

Dietrich Bonhoeffer

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APM critica l’assenza di una una politica europea per combattere l’antiziganismo

02.08.2019 – Associazione per i Popoli Minacciati

APM critica l’assenza di una una politica europea per combattere l’antiziganismo
Il memoriale a Berlino per i Sinti e Rom vittime del nazismo (Foto di Don Barrett via Flickr (CC BY-NC-ND 2.0))

In occasione della giornata della memoria per ricordare i Sinti e Rom uccisi durante la Seconda guerra mondiale, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica duramente la completa mancanza di strategie dell’UE per combattere il crescente antiziganismo in Europa. Il decennio europeo per l’inclusione dei Rom è terminato solo cinque anni fa, ma tuttora non vi è alcuna strategia europea su come tutelare e sostenere le minoranze europee dei Sinti e Rom.

In alcuni paesi europei la situazione dei Sinti e Rom è disastrosa. Per l’APM, è vergognoso che a portare in pubblico la questione del crescente antiziganismo siano solamente le organizzazioni della società civile mentre l’UE fa finta di niente e, anzi, sembra brillare per la completa mancanza di strategie di tutela contro la crescente discriminazione dei popoli romaní. L’APM si augura che con la nuova presidenza di Ursula von der Leyen, la Commissione Europea possa finalmente sviluppare un programma europeo per tutelare i popoli romaní dalla discriminazione, sostenerne la lingua e cultura e supportare lo sviluppo di prospettive economiche.

Il 2 agosto 2019 ricorre il 75esimo anniversario dello scioglimento del “campo degli zingari” di Auschwitz. Le commemorazioni dell’olocausto dei Sinti e Rom, organizzate dal Consiglio centrale dei Sinti e Rom tedeschi e dalla Roma Association Polonia, si tengono l’1 e il 2 agosto a Cracovia e nel vicino memoriale di Auschwitz/Birkenau.

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Solo un vecchio articolo su di noi…

I rapporti coi media dei quaccheri in Italia sono difficili da sempre, non più che in Israele comunque ove siamo considerati antisionisti per rivendicare e appoggiare i diritti umani del popolo palestinese,….difficile leggere le nostre centinaia di pagine digitalizzate sul web, ormai da diversi anni, mentre una marea di commenti di non quaccheri o antiquaccheri prevale nei motori di ricerca, come Google. Il più generoso – Abbiamo trovato di interessante solo quest’articolo del gen 2017 di Riforma…. altro non si trova di spessore.
 
Noi andiamo avanti lo stesso nella digitalizzazione di testi fuori commercio per le future generazioni, in tutti i casi…
 
 
 
 
Rubriche / Notizie
Stipendi trasparenti: premiati i quaccheri inglesi
di Redazione
 
18 gennaio 2017
 
Il riconoscimento è stato dato da Pay Compare, organizzazione indipendente senza fini di lucro, che aiuta i consumatori e gli investitori a sostenere i datori di lavoro più equi
 
I Quaccheri inglesi sono stati premiati con il Pay Compare Mark. Il riconoscimento viene assegnato a quei datori di lavoro che rivelano sul sito web di Pay Compare il divario salariale dei propri dipendenti.
 
Pay Compare, organizzazione indipendente senza fini di lucro, sostiene che il benessere di tutti deriva da un’economia più giusta. Grazie al data base dove sono riportati gli stipendi applicati da diversi enti e società, l’organizzazione aiuta i consumatori e gli investitori a sostenere i datori di lavoro più equi.
 
Quest’anno il premio per la trasparenza salariale è stato assegnato ai Quaccheri, attualmente circa 23.000 in Gran Bretagna, da sempre impegnati per l’uguaglianza, la giustizia, la pace e la nonviolenza. Il riconoscimento arriva in un momento in cui cresce la preoccupazione per gli alti livelli di disuguaglianza in Gran Bretagna. A fronte di amministratori delegati delle aziende leader del Regno Unito che guadagnano circa 129 volte più del loro dipendente medio, crescono gli appelli affinché le società e i soggetti che danno lavoro siano più trasparenti sul divario tra il dipendente più pagato e il meno pagato all’interno della loro forza lavoro.
 
«La nostra visione di uguaglianza nasce dal profondo valore che diamo ad ogni essere umano», ha detto Paul Parker, responsabile dei quaccheri in Gran Bretagna. «La vita di ogni persona è sacra e per questo siamo tutti uguali. Né i soldi né lo stato sociale possono servire a stabilire il valore di un individuo o di un gruppo».
 
«La pubblicazione dei nostri stipendi è parte importante del nostro impegno di fede che ci porta a lavorare per una Gran Bretagna più equa», ha aggiunto Parker. «I quaccheri hanno chiesto al governo di fare di più per contrastare la disuguaglianza economica. Quindi, è giusto che siamo trasparenti su come condividiamo le entrate finanziarie all’interno della nostra organizzazione».
 
Alcuni studi dimostrano che le organizzazioni che hanno minimi divari salariali al loro interno sperimentano: maggiore fedeltà, minore assenteismo e minore alternanza fra il personale.

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Meeting Minutes

Meeting Minutes speciale estate
 
Rufus M.Jones fu il massimo storico del movimento quacchero di cui propose una interpretazione di tipo teologico «liberale» (cf. postfazione di P.C.Bori). Fu per lungo tempo professore a Haverford College ( vicino a Philadelphia). Ebbe anche un importante ruolo nella attività umanitaria dell’American Friends Service Commettee. Le pagine seguenti sono tratte da Finding the Trail of Life, (Trovare la traccia della vita, 1926, e poi 1954).
La mia vita e un’ampia osservazione dei bambini mi hanno convinto che l’esperienza mistica è molto più comune di quello che si crede di solito. I bambini non sono così assorbiti come noi dalle cose e dai problemi. Non sono pienamente organizzati per affrontare il mondo esterno tanto quanto lo siamo noi, adulti. Non vivono sulla base di teorie bell’e pronte. Sono più aperti alla sorpresa e alla meraviglia. Sono più sensibili ad ammonizioni, a lampi, ad ispirazioni. L’invisibile colpisce le loro anime e essi sentono la
sua presenza come un qualcosa del tutto naturale. Wordsworth era senza dubbio un insolito e non comune fanciullo, ma molto bambini, che non furono mai poeti, hanno sentito quello che lui ha sentito. «Spesso ero
incapace», ha scritto nella prefazione alla sua grande «Ode» «di pensare alle cose esterne come dotate di un’esistenza esterna, e sentivo di essere partecipe di tutto quello che vedevo come qualcosa che non era
separato dalla mia natura immateriale, ma ineriva ad essa. Molte volte mentre andavo a scuola mi sono arrampicato per un muro o su per un albero per richiamare me stesso alla realtà da quest’abisso di idealismo». Il mondo interiore è tanto reale quanto quello esterno, fino a quando gli eventi ci forzano a occuparci soprattutto del mondo esteriore [10-11].
Le mie radici erano profondamente piantate nel sottosuolo quacchero, per molte generazioni .
C’erano, tuttavia, alcune caratteristiche connesse al mio ingresso nel mondo che potevano naturalmente scoraggiare un nuovo venuto. La casa in cui giunsi era ammobigliata in maniera estremamente semplice.
Ero lontano molte miglia da una qualunque città; un freddo e ventoso inverno aveva raggiunto il suo apice, il 25 gennaio del 1863, non c’erano comodità, e pochi presupposti per quello che noi di solito chiamiamo
cultura. Ma questi aspetti mi infastidivano poco. Non sapevo affatto che questo è un mondo di ineguaglianze e non prevedevo affatto la battaglia attraverso cui uno conquista quello che ha.
Il solo fatto reale che posso riferire riguardo a queste prime ore mostra qual era la più alta ambizione della mia famiglia e illustrerà anche un tratto caratteristico di quella persona della mia famiglia che ha fatto molto per dare forma alla mia vita in quegli anni, quando io ero plastico al tocco. Appena mi trovai tra le braccia di mia zia Pace, la sorella più vecchia di mio padre, che viveva con noi – santa tra i santi di Dio- ebbe una «manifestazione» : altre ne aveva avuto, perché aveva il dono della visione profetica.
«Questo bambino – disse – un giorno testimonierà il messaggio dell’Evangelo in terre lontane e a popoli di là dal mare». Questo disse in modo solenne, con calma e convinzione, come se vedesse la piccola cosa improvvisamente dal suo grembo alzarsi, andare. Quella profezia può sembrare come una semplice parola ma esprimeva il più alto ideale di quella donna totalmente dedita, e la sua fede nel compimento di quella profezia non venne ami meno, perfino quando il ragazzo mostrava segni di fare tutto meno che realizzare quella speranza. Se i vicini, nel periodo della mia giovinezza, fossero stati informati di questa profezia, ho paura che sarebbero rimasti quasi scossi nella loro fede nella previsione di questa straordinaria donna che tutti loro amavano e nella cui capacità di comprendere essi implicitamente confidavano.
Mentre ero troppo giovane per avere una religione per me stesso, mi trovavo in una casa dove la religione manteneva la sua fiamme sempre accesa. Avevamo ben poca «roba», ma eravamo ricchi di un benessere invisibile. Non ero stato battezzato e «fatto cristiano» in una chiesa, ma ero asperso dalla mattina alla sera dalla rugiada della religione. Non consumammo mai un pasto che non cominciasse con un silenzio di ringraziamento; non cominciammo mai una giornata senza una «riunione di famiglia» in cui la mamma leggeva un capitolo della Bibbia, lettura seguita da silenzio intenso. Questi silenzi, durante i quali i bambini
della mia famiglia erano fatti tacere in una sorta di timore reverenziale, segnarono significativamente il mio sviluppo spirituale. C’era lavoro dentro e fuori la casa che aspettava di essere fatto, eppure eccoci seduti in silenzio, quieti, senza far nulla. Scoprii ben presto che qualcosa di reale stava accadendo. Sentivamo aprirsi dentro la via che conduce laggiù, donde vengono le parole vive: e molto spesso venivano.
Qualcuno rendeva onore a Dio e parlava con lui in maniera così semplice e tranquilla che lui non sembrava mai lontano. Le parole aiutavano a spiegare il silenzio. Stavamo trovando quello che cercavamo. Quando cominciai a pensare a Dio non ho mai pensato a lui come distante. Durante gli incontri alcuni degli Amici che pregavano parlavano forte quando lo invocavano, ma a casa egli udiva sempre facilmente e sembrava essere lì con noi nel silenzio vivente. I miei primi passi nella religione furono dunque azioni. Era una religione che facevamo insieme. Quasi niente mi veniva detto come per istruirmi. Tutti ci riunivamo insieme per ascoltare Dio e poi uno di noi gli parlava per gli altri. In questi semplici modi la mia disposizione religiosa veniva inconsciamente formata e le radici della mia fede nelle realtà invisibili penetravano in profondità, al di sotto del mio modo di pensare ancora grezzo e infantile[18-22].
Una delle più recenti memorie domestiche dopo la nebbia che avvolge i «primi anni» è il ritorno di mia zia Pace -la zia della profezia- da un’ampia visita religiosa alle assemblee dei quaccheri dell’Ohio e dello Iowa. Senza dubbio io ero molto impressionato dalle cose che lei mi aveva portato. Per me erano meravigliose come lo erano i nativi dalla pelle scura che Colombo riportò dal suo viaggio per la gente che si affollava intorno alla nave con cui era ritornato. Allora lo Iowa era più lontano di quanto non lo siano ora le Filippine. Ma l’impressione seguente fu procurata dalle storie meravigliose di provvidenziali interventi e singolari indicazioni di cui aveva fatto esperienza durante il viaggio. Io ascoltavo come se uno degli Argonauti stesse raccontando le sue avventure alla ricerca del Vello d’oro. Per ogni luogo dove c’era una casa per le assemblee quacchere aveva il suo episodio particolare che mi veniva continuamente raccontato. Ogni piccolo ragazzo che lei aveva incontrato e con cui aveva parlato in quel mondo lontano mi veniva nominato e descritto. Fu questo il primo evento che mi fece capire che il mondo è tanto grande.
Prima di questo, mi sembrava che finisse dove il cielo toccava le colline. Ma ora mia zia era stata oltre il luogo dove il cielo discende, e lei aveva trovato che la terra andava oltre, laggiù! Ma dopo tutto, la cosa più straordinaria era il modo in cui Dio si era preso cura di lei e gli aveva detto cosa fare e cosa dire in ogni luogo in cui era stata. Tutto questo mi sembrava esattamente uguale alle cose che mi avevano letto riguardo alla vita di Giuseppe, Samuele e Davide, e immaginavo che tutti coloro che fossero buoni fossero accuditi e guidati in quella maniera meravigliosa. Decisi di essere buono, per essere uno di quelli che sono guidati in quel modo ![28-29]
Tuttavia, la cosa che ha avuto più influenza sulla mia liberazione dalla paura fu la mia scoperta infantile che Dio era con me e che io appartenevo a lui. Dico «scoperta» ma si tratta di una maturata lentamente, soprattutto come risultato dell’atmosfera della mia casa. Dio, come ho detto, era reale per tutti nella nostra famiglia, come lo era la nostra casa o la nostra fattoria. Ho compreso presto che la zia Pace lo conosceva e che la nonna aveva vissuto più di ottanta anni in una relazione intima con lui.
Colsi la loro fede semplice e presto ne ebbi una per mio conto. Gradualmente giunsi a sentirmi sicuro che qualunque cosa potesse esserci nel buio della mia camera, Dio era certamente lì, più forte di tutto il resto messo insieme. Imparai a sussurrargli appena entrato nel letto -non ho mai imparato a pregare in ginocchio di fianco al letto. Non ho mai visto nessuno farlo fino a quando non sono andato al collegio. Gli «affidavo» tutto. Gli dicevo che non potevo occuparmi di me stesso e gli chiedevo di proteggere e curare il ragazzino che aveva bisogno di lui. E credevo che lo avrebbe fatto. Sapevo che zia Pace non aveva mai avuto dubbi e cercavo di seguire il suo piano di vita. C’erano delle occasioni nella mia infanzia in cui il Dio che amavo era più reale delle cose di cui avevo paura e sono convinto che tutti i bambini sarebbero religiosi in una maniera genuina se avessero qualcuno che li guidasse rettamente verso Dio, a cui essi appartengono[38-39].
Tutti, a casa, così come molti dei nostri visitatori, credevano implicitamente nell’immediata guida divina. Coloro che partivano dalla nostra assemblea per svolgere un intenso ministero religioso -ed accadeva spesso – sembravano sempre essere scelti per queste importanti missioni direttamente, come lo erano i profeti di un tempo. Fra i miei ricordi remoti c’è quello degli Amici seduti a parlare con la nonna di qualche «preoccupazione» che li dominava e l’intero argomento sembrava importante come se fossero stati chiamati da un re della terra ad amministrare un impero. Sono stati in parte questi casi di divina elezione e l’impressione costante che Dio stesse usando queste persone che sapevo suoi messaggeri, a rendermi sicuro del fatto che eravamo il popolo da Lui scelto. Ad ogni modo sono cresciuto con questa ferma convinzione, e gli eventi che saranno raccontati in un capitolo seguente hanno approfondito questo sentimento[47-48].
Quando avevo dieci anni sopraggiunse una delle crisi della mia vita. Era una grande sfortuna, che si rivelò una benedizione, come avviene di solito, se uno ha gli occhi per vederlo. Era una ferita al piede che per poco non mi costò una gamba e minacciò seriamente la mia vita. Attraverso il dolore e la sofferenza ho scoperto che cos’era l’amore di una madre[60].
Per nove mesi non mossi un passo, e per la prima settimana della mia malattia mia madre sedette ogni notte di fianco a me sentii il suo amore scendere su di me. Quando mi assaliva il dolore che mi tormentava, bisognava fare qualcosa per distrarmi, per far passare le lunghe ore, mentre ognuno in casa era occupato nelle proprie mansioni. La nonna, che aveva ottantotto anni, aveva molto tempo libero, e così fu fatto in modo che noi due ci intrattenessimo l’un l’altro. Decisi di leggere la Bibbia ad alta voce per lei.
Lei poteva lavorare a maglia meccanicamente con ferri velocissimi, senza prestare attenzione alle dita più di quanta non ne prestasse alle lancette dell’orologio[61].
Prima di cominciare il Nuovo Testamento stavo bene abbastanza per poter uscire, così la mia lettura si interruppe, e solo molto più tardi ho meditato in profondità il messaggio che veniva dal Signore.
L’Antico Testamento era il libro della mia infanzia. I miei eroi e le mie eroine erano lì. Furono la mia prima poesia e la mia prima storia, e di lì cominciò a formarsi la mia idea di Dio. L’idea di scelta, il fatto che Dio scelse un popolo e individui per le sue missioni, si radicò nel mio pensiero[65].
Ma per quanto amassi intensamente la Bibbia e per quanto nei primi anni credessi che si dovesse prendere in modo letterale, debbo dire con riconoscenza di aver colto molto presto la fede e l’idea, insegnata da George Fox e da altri capi dei quaccheri, secondo cui Dio si rivela continuamente, e la verità non è qualche cosa di concluso, ma si dispiega con il procedere della vita. Nonostante il fatto di aver vissuto in una comunità nelle foreste in cui non erano penetrate idee moderne, e nonostante appartenessi a una famiglia intensamente evangelica, sono cresciuto, per quanto riguarda la Scrittura, con un atteggiamento di apertura. L’ho cercata, l’ho amata, e ho creduto in essa, ma non penso che Dio abbia cessato di parlare alla stirpe umana quando «l’amato discepolo» finì il suo ultimo libro nel Nuovo Testamento. Proprio il fatto che lo spirito di Dio potesse imprimere il suo pensiero e la sua volontà sui santi di un tempo, e lo avesse fatto, mi rendeva fiducioso che potesse continuare a farlo, e che, di conseguenza, una maggiore luce e verità
potesse irradiarsi tra gli uomini nel nostro tempo e in quello futuro. Non posso essere abbastanza grato per il fatto che quel piccolo gruppo di fedeli che rese la Bibbia il mio libro vivente e mi aiutò a trovare e ad amare i suoi tesori, avesse anche una profondità spirituale sufficiente a darmi la chiave di una libertà più ampia che mi rese capace anche negli anni successivi di conservare la Bibbia come il mio libro, senza impedirmi nello stesso tempo di fare uso di tutto quello che la scienza e la storia avevano rivelato o potevano rivelare del lavoro creativo di Dio e del suo occuparsi degli uomini[65-66].
Tra le tante influenze che hanno contribuito a formare e determinare la mia infanzia -e così in una certa misura la mia intera vita- devo dare ampio rilievo alle visite degli Amici itineranti che giungevano a noi da lontano e da vicino. Era un nuovo costume, questo costante cambio di ministri dotati. Qualcosa di simile evidentemente accadeva nella chiesa primitiva, come mostrano gli Atti degli Apostoli, e accadeva anche in piccole sette religiose che in diversi periodi hanno mantenuto un’intenso scambio di visite, ma gli Amici nella prima metà del diciannovesimo secolo avevano sviluppato una forma itinerante di ministero che era quasi senza parallelo. Era un metodo ammirevole, specialmente per i nostri vicini della campagna.
Eravamo isolati, e senza questo contatto con il grande mondo avremmo avuto una vita sempre più ristretta, ma attraverso questa splendida ibridazione spirituale, avevamo la possibilità di crescere e di migliorare la qualità della nostra vita e del nostro pensiero. In questo modo gli angoli della terra giungevano alla nostra umile porta. Entrammo in un contatto vivente con la fede e il pensiero dei quaccheri in ogni luogo dove «la nostra società religiosa», come noi la chiamavamo, aveva aderenti. Questi visitatori ci portavano nuovi messaggi, ma ciò che non era meno importante, erano personalità uniche ed erano carichi di sapere e di episodi accumulati nei viaggio, e per questo formavano un eccellente sostituto dei libri che non avevamo.
Parlavano con un’autorevolezza e godevano di un’influenza che la gente di casa raramente ha e portarono un contributo alla mia vita che difficilmente posso sopravvalutare.
Anche il nostro gruppo locale aveva il suo flusso in uscita di ministri itineranti ed io ero interessato nell’ascoltare la storia delle esperienze riferite dai nostri membri che ritornavano come lo ero nell’ascoltare gli stranieri che giungevano tra di noi da lontano. Un mio prozio, per fare queste visite religiose, guidò la sua carrozza almeno due volte dal Maine all’Ohio e in Indiana, visitando famiglie e partecipando a riunioni dei luoghi in cui arrivava e vivendo la maggior parte del tempo del viaggio nella sua stessa carrozza. Mia zia Pace fece molti viaggi in remote regioni in America e riportò grandi quantità di informazioni e di saggezza. Lo zio Eli e la Zia Sybil, che nella mia gioventù tra i quaccheri viventi erano tra
i primi quanto a doni e efficacia nel ministero, andavano avanti e indietro come spole spirituali, intrecciando le loro fila di verità ora nelle nostre vite, ora in qualche remoto punto della terra. Era un fatto molto comune e ordinario per gli Amici del New England recarsi in carrozza nelle «Province», specialmente in Nuova Scozia, in visite religiose, e appena le ferrovie resero facili e rapidi i viaggi, c’era un flusso quasi ininterrotto di ministri in viaggio[74-76].
Provavo un certo timore reverenziale per queste persone perché venivano sempre con una «preoccupazione», il che significa che avevano lasciato le loro case e intrapreso il lungo viaggio perché avevano ricevuto un inconfondibile e irresistibile chiamata ad uscire e predicare quello che era stato loro assegnato. Questa non era una visita ordinaria. L’uomo che giungeva sotto il nostro tetto era venuto perché Dio lo aveva mandato. Credo che avesse qualcosa dentro di lui che gli aveva detto di andare e dove andare [78].
Questi ministri itineranti ci raccontavano della vita e del lavoro in terre lontane. I loro racconti ci interessavano e nella nostra vita ristretta svolgevano in qualche modo il servizio dei cantori girovaghi nei giorni dei vecchi castelli. Ci portavano nuove esperienze, un tocco di vita più vasta e di associazioni più ampie e per me, almeno, resero più reale il legame con Dio. Da essi ho ricavato un senso più chiaro di quello che potevo essere [83].
Molto spesso in questi incontri per il culto, che di solito duravano per quasi due ore, c’erano lunghi periodi di silenzio, perché non abbiamo mai cantato per riempire le pause. Non credo che nessuno mi abbia mai detto a cosa serviva il silenzio. Non sembra necessario spiegare il silenzio quacchero ai bambini.
Loro sentono quello che significa. Non sanno che fare di periodi molto lunghi di silenzio, ma c’è qualcosa nei brevi , vivi e pulsanti momenti di silenzio che soddisfa la vita sommersa del bambino e lo indirizza verso una vita più nobile e una più santa aspirazione. Non so se c’è un metodo di culto che operi con un potere più sottile o che con più efficacia formi moralmente e culturalmente. Qualche volta una vera onda spirituale poteva riversarsi sull’assemblea in questi momenti silenziosi, che mi facevano sentire molto solenne , mi trascinavano -anche se ero un ragazzo spensierato- in qualcosa di più profondo dei miei stessi pensieri, e mi davano un senso momentaneo di quello Spirito che era stato la vita e la luce degli uomini di tutte le età e di tutti i luoghi Nessuno in quel gruppo aveva mai udito la parola «mistico» e nessuno avrebbe riconosciuto cosa significava se fosse stato applicato a questa forma di culto, ma questa era una religione mistica nel miglior senso della parola, e del tutto inconsciamente io venivo preparato ad apprezzare e in un tempo successivo a interpretare l’esperienza e la vita dei mistici [89-90].
Nei nostri incontri per discutere questioni pratiche , se avessimo seguito il metodo comunemente usato nel mondo, avremmo deciso tutto in venti minuti. Ma spesso noi passavamo due ore in queste operazioni, perché ogni questione doveva essere immersa in un’atmosfera spirituale […] Non si andava ai voti. Ognuno diceva qualcosa a suo modo. Un momento di silenzio sopraggiungeva , e il segretario si alzava e diceva: «Risulta che l’assemblea intende» fare questo e quello. Spontaneamente da
tutte le parti della casa sorgevano voci, alte , basse, che dicevano: «sono d’accordo con questo», «anch’io», «era quel che pensavo anch’io», «questo mi va bene». E così noi passavamo all’argomento seguente [96- 97].
C’erano due pratiche che erano sempre eccitanti e ogni volta io ero solito sperare che si presentassero . Una era«la dichiarazione di intenzione di matrimonio». Quando questo accadeva l’uomo e la donna si sedevano insieme di fronte all’assemblea nel silenzio più completo possibile. Era una prova destinata a porre un freno alla fretta della coppia di unirsi in matrimonio: dovevano essere sicuri che l’unione avvenisse in cielo. Si alzavano con solennità e ci informavano del loro proposito di unirsi in
matrimonio e i genitori annunciavano il loro consenso. L’assemblea «univa» e veniva concesso il permesso a «procedere». Lo stesso matrimonio si realizzava in un’assemblea ancora più solenne, quando l’uomo e la donna si univano «fino a che morte li separi». Ricordo una di queste occasioni, in cui l’uomo intimidito chiese alla sposa «di diventare suo marito», ciò che rese l’assemblea meno solenne del solito.
L’altro evento interessante era quando i ministri venivano resi disponibili («liberati») per rendere servizio «altrove». Se il ministro era un’Amica, come spesso accadeva nella nostra assemblea, veniva con un «compagno». Passavano in mezzo, sedevano con la testa inchinata. Lentamente le corde del venivano slacciate, il cappellino allungato al compagno, e la donna che svolgeva la funzione di ministro si alzava per dire che per un lungo periodo il Signore l’aveva chiamata per svolgere il servizio in un’ altra assemblea annuale; che lei aveva ricacciato quell’idea, pensando di non poter intraprendere un’opera così importante, ma che la sua mente non poteva trovare pace; e che ora era venuta per chiedere
agli Amici di lasciarla libera per questo servizio. Uno dopo l’altro gli Amici «prendevano parte al suo impegno» e veniva invocata la benedizione del Signore sul messaggero che sarebbe partito.
Pareva di essere in cielo, in qualcuno di questi eventi. Le voci di uomini forti suonavano soffocate dalla commozione quanto l’amato fratello o la sorella venivano equipaggiati e inviati. Da questo piccola assemblea partivano messaggeri per ogni parte del mondo, e l’atto di «liberazione» era qualcosa che non avrebbero mai dimenticato, superato solo dalle profonda gioia con la stessa compagnia li salutavano al ritorno, quando, alla fine del viaggio, «i verbali venivano restituiti».[98-100]
Il punto di svolta, anche se di per sé non era affatto una meta conseguita, fu per me un semplice incidente, di benedetta memoria. Avevo trasgredito in qualche modo, facendo qualcosa che aveva addolorato tutti a casa, e mi attendevo una punizione severa, cosa estremamente infrequente a casa nostra.
Con mia sorpresa mia madre mi prese la mano e mi condusse nella mia stanza; poi si inginocchiò con grande solennità di fianco a me, e offrì una preghiera che raggiunse la parte più intima della mia anima, e anche colui che è il vero Soccorritore. Nessun santo dei santi sarebbe sembrato più terribile per la presenza di Dio al pio Ebreo di quanto quella camera mi sembrava a me. Una cosa era ascoltare una preghiera nella casa della assemblea o nell’assemblea di famiglia, una completamente diversa era ascoltare il mio caso presentato davanti a Dio, in parole che mi fecero capire quello che ero, e in modo non meno chiaro quello che avrei dovuto essere, e che cosa potevo essere con il suo aiuto. Imparai quel giorno a cosa serve una madre! E anche se ero molto lontano dall’essere vinto, ero almeno al punto in cui potevo in maniera più distinta sentire il filo che legava la mia anima al Padre scuotermi e tirarmi [109-110].
Penso che lo zio Eli più di ogni altro mi abbia aiutato a capire -non con quello che diceva, ma con quello che faceva- che la bontà di carattere che io cercavo non è qualcosa di miracoloso che scende dal cielo nell’anima, ma piuttosto è qualcosa che si forma dentro nel momento in cui uno esegue fedelmente i compiti che sono stabiliti per lui e lavora con entusiasmo a rendere buoni gli altri. L’ho visto incanutirsi e
diventare sempre più curvo col passare degli anni, ma nessun segno dell’età indeboliva minimamente i suoi sforzi di migliorare il nostro vicinato. Predicava il Vangelo nel primo giorno della settimana, e il giorno
dopo lavorava a un progetto per costruire una biblioteca nella cittadina. Un giorno cercava di fare qualcosa per distruggere il saloon e per far progredire la causa della temperanza, e il giorno seguente raccoglieva denaro per sostenere un’istituzione educativa. Ora era occupato nell’organizzare luna locale società missionaria e il giorno dopo sosteneva la causa di un migliore sistema di tassazione per la città. Se prendeva la carrozza era per andare alla stazione per cominciare un’ampia visita religiosa, o per dirigersi verso la casa di un vicino ammalato. In tutte queste opere per il miglioramento dell’uomo a casa e fuori non l’ho mai visto scoraggiato o in dubbio rispetto allo scopo finale. Era sempre pieno di speranza e di coraggio, felice e raggiante di essere capace lavorare per la soluzione dei problemi umani.
Ma la cosa che mi impressionava di più, da ragazzo pensieroso quale ero, era il fatto che in tutto questo lavoro imbarazzante e faticoso egli diventava sempre più simile al mio ideale di santo. Il suo volto era raggiante; il suo sorriso era sempre pronto ad aprirsi. Noi eravamo tutti più felici quando lui veniva, e lui stesso sembrava avere una specie di pace interiore che era molto simile a quella che io credevo avessero le creature celesti. Fu la sua predicazione a influenzare la prima fase della mia vita; ma era soprattutto la sua vita vittoriosa, che parlava con una potenza inesprimibile come quello del tramonto o del cielo stellato, ad influenzarmi in quel periodo critico. Sentii che la strada per diventare buono era di andare ad operare nella potenza di Dio per aiutare gli altri a diventare buoni, e per aiutare a risolvere i problemi di quelli tra cui noi viviamo.
Ho avuto un’ulteriore conferma di questa verità da un evento che in un primo momento si presentò come una calamità. Una mattina uscii per nutrire le nostre bestie e i cavalli nella stalla, e con mio orrore scoprii che un pauroso temporale nella notte aveva distrutto la stalla con quasi tutto quello che possedevamo lì dentro. Era una catastrofe quale non ne avevo conosciute prima. Posso ricordare ora come mi sentivo mentre attraversavo di corsa il vicinato per chiamare gli uomini e per vedere se insieme potevamo salvare qualcosa. La notizia si sparse rapidamente, e prima che il giorno fosse finito degli uomini che venivano da vicino o da lontano si radunarono nel nostro cortile. Era tutta gente che lavorava duramente come noi, con ben pochi beni oltre alle loro forti braccia. Ma prima di separarsi avevano deciso di andare a lavorare subito e di rimpiazzare quello che il temporale aveva distrutto. L’intero vicinato era andato a lavorare, e una nuova struttura sorse ove prima c’era la rovina.
Era un semplice fatto, che forse è accaduto in molte città , ma mi colpì stranamente. Vidi, come non avevo mai visto prima, che la religione di questi uomini non era semplicemente un affare da manifestare nelle assemblee; non era semplicemente una maniera per conquistarsi un posto in cielo. Era qualcosa che li rendeva preoccupati per gli altri e pronti a sacrificarsi per gli altri. Mi resi conto di come essa vi si esprimesse in azioni pratiche da un senso si cortesia e di giustizia. In quei giorni in cui lavoravo in un freddo inverno del Maine, tra quegli uomini con i loro abiti rozzi e le mani indurite, io aiutavo a costruire molto più di una stalla; mi stavo formando un’idea più larga della religione in base alla quale vivevano uomini come questi.

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Israele, campagna d’odio contro Amnesty International e altre due Ong

01.08.2019 – Amnesty International

Israele, campagna d’odio contro Amnesty International e altre due Ong
(Foto di Amnesty International)

La notte tra il 30 e il 31 luglio sconosciuti hanno scritto minacce di morte con lo spray sugli ingressi degli uffici di Tel Aviv di Amnesty International e di Assaf, un’organizzazione che assiste i migranti e i rifugiati.

Contemporaneamente, una scatola contenente minacce di morte e un topo morto veniva lasciata all’ingresso del Centro Elifelet per le attività dei minori rifugiati.

“Questi atti deplorevoli e vandalici sono diretti contro le organizzazioni della società civile che si occupano di diritti umani. Le autorità israeliane devono condannarli pubblicamente e comunicare in modo esplicito che ulteriori azioni del genere non saranno tollerate“, ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Chiediamo alle autorità israeliane di prendere provvedimenti per garantire che i difensori dei diritti umani e le organizzazioni della società civile siano protetti e possano svolgere le loro attività senza ricevere minacce, intimidazioni e attacchi. Gli autori delle minacce di morte devono essere rapidamente individuati e portati di fronte alla giustizia“, ha aggiunto Luther.

Negli ultimi anni il clima in cui operano i difensori dei diritti umani, tanto in Israele quanto nei Territori palestinesi occupati, si è velocemente deteriorato. Le autorità israeliane hanno limitato indebitamente il diritto alla libertà di espressione e di associazione, introdotto norme per ridurre al silenzio il dissenso e intimidito difensori dei diritti umani che avevano criticato il governo.

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SACERDOZIO UNIVERSALE

SACERDOZIO UNIVERSALE
 
 
Qual è allora la funzione che un Amico può rivendicare; e in che consiste la missione a cui G. Fox consacrò l’intiera sua vita? L’abbiamo già inteso da lui proclamare: “condurre gli uomini al Maestro dentro di sé” Anticipando la concezione educativa di Pestalozzi : “Sprigionare le forze latenti, accendere una luce interiore nel fondo dello Spirito : non già imporre la propria personalità” egli scrive; “ I ministri dello Spirito debbono aiutare lo Spirito prigioniero, incarcerato in ogni uomo, acciò… gli uomini siano condotti a Dio , il Padre degli Spiriti, lo servono, e realizzano l’unità con Esso, e l’uno con l’altro. La vostra condotta e vita sia una predica, fra e per ogni sorta di persone: allora voi inciderete lietamente per il mondo rispondendo al divino che è in ogni uomo, riuscendo per tutti una benedizione, e allora la testimonianza che Dio renderà in essi vi benedirà…” (I sottolineamenti sono nostri).
E tale è il suo ministero: “Io li indirizzai al loro maestro, la Grazia di Dio , sufficiente a insegnare loro come vivere e che cosa evitare… e che, se ubbidita, li condurrebbe a salvamento”; “Li esortai ad ascoltare la voce di Dio nei loro cuori, perché Egli era ora venuto a istruire Egli stesso il Suo popolo” (Giornale).
Con parole del suo famoso seguace William Penn: “Non sono un’opinione o una teoria, né l’assenso ad articoli di fede o a proposizioni , e la loro accettazione per quanto espressa in termini perfetti, che fanno di un uomo un vero credente o un vero cristiano: ma è la conformità del pensiero e della pratica con la volontà di Dio, in tutta la santità della condotta, in accordo coi precetti del principio divino della luce e della vita nell’anima, quella che indica che uno è veramente figlio di Dio”. E ancora: “Gli umili, i miti, i misericordiosi, le anime giuste, pie e devote appartengono tutte alla stessa religione; e quando la mote avrà tolto loro l maschera, esse si riconosceranno tali, benché quaggiù le diverse livree che indossano li rendano stranieri gli uni agli altri”. Nobile epigrafe, per un congresso universale delle religioni.
Rovesciando la concezione prevalente tra le Chiese a tipo sacerdotale professionale – per le quali la teologia e il sacramentalismo sono indispensabili per giustificare la necessità dell’esistenza di una casta di specialisti di teologia e di tecnici del ritualismo – gli Amici confidavano e confidano , che “a difendere contro gli errori dottrinali, inconciliabili con una concezione e una vita cristiana, non occorra un sistema di teologia né una casta sacerdotale ma provveda l pratica di questa stessa vita; che coloro i quali seguono effettivamente la “luce di Cristo”, accettino quasi per istinto le concezioni che mantengono la Sua vita nell’anima , e respingano quelle che non rispondono allo scopo; e che se tutte le energie fossero impiegate per mantenersi fedeli a Cristo, la rettitudine delle credenze si otterrebbe come per riflesso automatico” (E: Grupp, op. cit.) . Già nelle prime pagine del Giornale, G. Fox scriveva: “Nessuno è vero credente, eccetto che è trasferito dalla morte alla vita. Gli altri sono a torto chiamati “credenti”.
“Chi opera la verità viene alla luce” (Giov. III, 21)
L’esperienza personale di Fox nella sua crisi giovanile, nella quale nessun aiuto i preti avevano saputo dargli, contribuì a mostrargli che, “l’ver frequentato i corsi (teologici) di Oxford e Cambrige non è sufficiente per abilitare un uomo ad essere ministro di Cristo”. E quando egli, benchè semplice laico, ignaro di teologia, ebbe da sé ritrovato la Luce nel fondo della sua coscienza, ne concluse non solo che l’intermediario sacerdotale professionale era superfluo , ma che ogni Cristiano può essere chiamato ad essere ministro verso gli altri dei doni da Dio ricevuti, ogni Cristiano può annunziare la “parola di Dio”, abbandonandosi all’ispirazione che domina sovrana nelle riunioni dei fedeli; perché : “dove due o tre sono adunati nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro”… A Lui perciò gli Amici lasciano il pieno controllo delle loro adunanze; e per evocare la Sua sensibile presenza in mezzo a loro, l’unico sacramento e rito efficace da essi ammesso è il silenzio insieme, nell’atteggiamento di tuffarsi e sommergersi, quasi depersonalizzandosi, nell’anima della comunità nella quale risiede Dio: silenzio di abbandono , attesa e preparazione, da non rompersi fino a che il Maestro invisibile ne dia il segnale, ispirando l’uno o l’altro a divenire l’organo vocale di ciò che Egli ha da dire ai suoi figli. Un silenzio, quindi, espressione diretta della fede ed esperienza della “Luce interiore”.
Realtà sperimentata e ispirazione attuale: non formole di riti; non cerimoniale prestabilito; non preghiere convenzionali e stereotipate, composte da altri, in passato, in circostanze diverse da quelle tutte personali di chi le esprime: tale è il culto degli amici. “in spirito e verità”. Ispirazione sempre personale, e sempre nuova.
Essi hanno pienamente rivendicato quella “libertà di profezia”, di cui Paolo scriveva a Timoteo; “Tutti potete, uno per uno, profetare, perché tutti imparino e tutti esortino”; e di cui un Amico scrive : “ Noi vogliamo la “libertà di profezia”: NON QUELLA DELEGATA AD UN SOLO PREDICATORE, che con le limitate risorse della sua esperienza e con prestabilite cerimonie liturgiche pretenda di fare la presentazione a Dio e di parlargli delle molte e diverse necessità spirituali di coloro che assistono al culto, ma quella libertà che renda possibile ad uno di esprimere le necessità di alcuni e ad altri di altri… Le allocuzioni “preparate” non varranno mai quanto la semplice e breve offerta delle anime umili che si sentono mosse ad esprimere la loro modesta testimonianza o loro preghiera…”
(E. Grubb, 1, cit,)
Nelle adunanze religiose degli Amici non ha luogo l’esosa mortificante distinzione tra “l’uomo spirituale e sacro” (sacer-dos) , amministratore , interprete, portavoce e profeta di spiritualità, e il gregge del volgo profano, laico, atto solo ad appartenere e a ricevere , da un individuo considerato di casta o grado superiore; segregato dalla massa dalla sua professione di virtù eroiche e di assenza di passioni; dalla sua coltura teologica, spesso gretta o antiquata, o cenere e scoria di religiosità altrui; dalla sua uniforme più o meno bizzarra o stravagante. “Tutti vivono in Dio” ; tutti sono espressione e veicoli di vita: ognuno è sacerdote e responsabile dell’anima del suo fratello, “E tanto l’uomo ha di scienza (spirituale) quanto opera (Francesco d’Assisi);
Prosegue col capitolo ADORARE DIO IN SPIRITO E VERITA’ SINCERITA’ E SEMPLICITA’

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