Palestina: Diritti umani di serie B

18.04.2017 Luca Cellini

Palestina: Diritti umani di serie B
Sciopero della fame detenuti palestinesi (Foto di Archivio Pressenza)

Più di 1500 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane ieri hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato. Scopo di questa clamorosa forma di protesta nonviolenta, quello di richiedere delle condizioni carcerarie migliori e di porre fine alla detenzione preventiva amministrativa, una procedura che consente ai militari israeliani di imprigionare cittadini palestinesi basandosi su prove segrete, senza incriminarli, né processarli, tenendoli detenuti senza un termine prestabilito, in attesa di un processo che potrebbe non arrivare mai.

Sebbene tale procedura venga usata quasi esclusivamente per i palestinesi dei Territori Occupati, comprendenti Gerusalemme Est, la West Bank e la Striscia di Gaza, talvolta anche cittadini israeliani o stranieri sono stati detenuti in via amministrativa da Israele, quasi sempre in seguito alle proteste solidali a favore della causa palestinese.

E’ sorprendente apprendere che Israele è l’unico Stato al mondo che ha ben tre differenti leggi per poter incarcerare a tempo indefinito e senza un regolare processo.

I palestinesi sottoposti alla detenzione amministrativa, così come molti altri prigionieri palestinesi, subiscono maltrattamenti e torture nel corso degli interrogatori e trattamenti crudeli e degradanti durante il periodo di carcere, talvolta come forma di punizione proprio per aver intrapreso scioperi della fame o altre forme di protesta.

Inoltre, sia i palestinesi sottoposti alla detenzione amministrativa che le loro famiglie sono costretti a vivere nell’incertezza: non sanno per quanto tempo resteranno privi della libertà e nemmeno perché sono detenuti. Come altri prigionieri palestinesi, vanno incontro a divieti di visite familiari, trasferimenti forzati, espulsioni e periodi d’isolamento.

Queste pratiche non solo rappresentano una palese violazione dei diritti umani fondamentali e dei principi del diritto internazionale da parte del governo d’Israele, ma violano anche ogni principio di rispetto della dignità umana.

In occasione della ricorrenza della “Giornata dei prigionieri palestinesi”, i prigionieri hanno iniziato lo sciopero della fame sotto il motto “Libertà e Dignità” rasandosi la testa come segno distintivo.

Lunedì scorso, poco prima dell’inizio di questa clamorosa protesta, l’ufficio del Presidente palestinese Mahmoud Abbas aveva rilasciato una dichiarazione contenente l’elenco delle richieste degli scioperanti della fame.

I prigionieri palestinesi, secondo il testo, chiedono attenzione ai loro “bisogni fondamentali, ai loro diritti come prigionieri, chiedono di porre fine alla pratica (israeliana) della detenzione amministrativa, alle torture, ai maltrattamenti, alla privazione di ogni forma di dignità”. La nota specifica inoltre che la detenzione amministrativa ormai viene applicata da tempo persino a bambini palestinesi al di sotto dei 12 anni di età. Si arriva a negare loro il diritto alla sanità e all’istruzione, si impone l’isolamento come trattamento degradante e si impediscono persino le visite dei familiari.

In quasi 50 anni di occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza sono stati arrestati e detenuti più di 800.000 palestinesi, proprio tramite la pratica della detenzione amministrativa.n Attualmente nelle carceri israeliane sono detenuti 6.500 prigionieri politici palestinesi, tra cui 57 donne, 300 bambini, 13 membri istituzionali, 18 giornalisti e oltre 800 prigionieri che hanno bisogno urgente di cure mediche.

Vista la sua ampiezza, questa protesta nonviolenta per il rispetto dei diritti e della dignità umana quanto meno dovrebbe trovare largo spazio nei media; purtroppo invece ne danno nota solo fugacemente e marginalmente, come se i diritti umani del popolo palestinese fossero da considerare di serie B.

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Pensiero del 18 del quarto mese

18 del quarto mese

Chi risparmia la sua vita la perderà,; chi la perde per causa mia la salverà.

Matteo 10,39

Cielo e terra sono eterni. La casua del fatto che cielo e terra sono eterni sta in ciò , che essi non sussistono per se stessi.

Ecco perché sono eterni.

Per questo il santo rinuncia a se stesso e per questo si salva. Ciò avviene perché non cerca nulla per se stesso. Per questo egli compie tutto quello che gli è necessario

Lao – Tze

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Mandato di cattura pacifista per Trump

17.04.2017 – Roma Peacelink Telematica per la Pace

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Mandato di cattura pacifista per Trump
(Foto di Marina Minicucci)

Domenica scorsa, 9 aprile, davanti al Colosseo di Roma, gli Statunitensi per la Pace e la Giustizia, insieme agli attivisti della Rete NoWar – Roma, hanno indetto una raccolta di firme tra i turisti USA in visita al monumento, per far incarcerare il loro neo presidente, Donald Trump. Infatti, egli è “colpevole di azioni belliche che calpestano precise norme internazionali e nazionali e, perciò, va perseguito a norma di legge”, afferma il documento del gruppo pacifista.

“L’attacco missilistico contro la Siria ordinato da Trump il 6 aprile scorso, infatti, è stato un’azione illegale, secondo la Carta delle Nazioni Unite, poiché condotta senza l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza e senza che ci sia stato il ‘pericolo imminente’ di una aggressione siriana contro gli Stati Uniti”, spiega il documento. Inoltre, l’attacco avrebbe violato le stesse leggi statunitensi, prevaricando il potere del Congresso di decidere atti di guerra. (In verità, Trump non sarebbe il primo presidente ad aver abusato dei propri poteri costituzionali nell’ordinare azioni belliche.)

Ma la raccolta di firme domenica scorsa è stata assai singolare in quanto le firme non sono state apposte sulla solita petizione, bensì su un “mandato di cattura emesso dalla cittadinanza” a carico di Donald Trump. Le leggi statunitensi prevedono, infatti, che singoli cittadini possono arrestare qualsiasi persona — anche una personalità pubblica — se viene colta in flagranza di reato e se la polizia non può o non vuole intervenire o tarda ad arrivare sul posto. Si tratta del Citizens’ Arrest ed esiste anche in altri paesi, tra cui l’Italia.

Arrest Warrant for Donald Trump.

Si esegue di norma spontaneamente e senza mandato popolare. Ma, in questo caso, gli Statunitensi per la Pace e la Giustizia hanno voluto dare maggiore solennità alla loro azione, creando il facsimile di un vero e proprio mandato di cattura spiccato dall’International Common Law Court of Justice.

Le foto di alcuni dei firmatari che hanno voluto attestare la natura popolare dell’atto spiccato, si possono vedere sul sito degli Statunitensi per la Pace e la Giustizia cliccando qui.

L’iniziativa di domenica è stata poi ripetuta mercoledì scorso, 12 aprile, sempre a Roma ma in piazza Barberini, a due passi dall’Ambasciata USA, nel quadro del sit-in contro l’escalation bellica di Trump in Siria, indetto dal movimento EuroStop e da alcuni partiti della sinistra. Per vedere un video del sit-in, cliccare sull’immagine qui sotto.

In questi ultimi giorni, poi, il Presidente Trump sembra voler abusare dei suoi poteri costituzionali anche in altre due occasioni: (1.) minacciando la Corea del Nord di azioni belliche, in violazione dell’articolo 2 comma 4 della Carta dell’ONU, e (2.) preannunciando l’ingresso statunitense, a fianco dell’Arabia Saudita, nella spaventosa guerra che questa sta conducendo contro lo Yemen da un anno (ma sarebbe più corretto parlare di genocidio), sempre senza dibattito nel Congresso.

Perciò gli Statunitensi per la Pace e la Giustizia dovranno prevedere anche altri mandati di cattura da spiccare contro Donald Trump, sperando poi che qualche prode connazionale, residente a New York, si decida un bel mattino di appostarsi davanti al Trump Tower per tentare, se non di eseguirli, almeno di notificarli al neo Presidente. “Basterebbe il clamore suscitato da una sola notifica consegnata nelle mani di Trump,” afferma un portavoce del gruppo, “per fargli ricordare che non è stato eletto per condurre nuove aggressioni, bensì per porre fine ai sette conflitti bellici avviati o portati avanti dal suo predecessore, il Nobel per la pace Barack Obama.”

 

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Bombe nucleari USA in Italia. Cui prodest?

 

17.04.2017 Gerardo Femina

Bombe nucleari USA in Italia. Cui prodest?
(Foto di Mondo Senza Guerre e Senza Violenza)

 

 

In Italia sono presenti almeno 70 bombe nucleari degli Stati Uniti. Secondo il FAS, federazione di scienziati americani, ce ne sono 50 nella base di Aviano in provincia di Pordenone e 20 nella base di Ghedi in provincia di Brescia. Si tratta di bombe B61 che verranno sostituite in breve tempo dalle nuove bombe B61-12. Ma perchè queste armi di distruzione di massa sul nostro territorio? A vantaggio di chi?

 

Alcuni decenni fa era relativamente facile dividere il mondo in buoni e cattivi. Da un lato i comunisti, i russi bolscevichi, l’Unione Sovietica, la Cina, e dall’altra l’America, patria della democrazia e della libertà, seguita  dagli altri paesi cosiddetti occidentali. In questa visione l’Italia giocava la sua parte di alleato pronta a svolgere un ruolo nel caso di un conflitto. Negli anni ’60 gli Stati Uniti dislocarono armi atomiche sul nostro territorio. Questa cosa poteva anche essere vista come un atto di sudditanza, come il prezzo obbligatorio da pagare ai vincitori per la guerra persa. Ma oggi la seconda guerra mondiale è lontana, le cose sono molto cambiate e questo modello che divide il mondo in buoni e cattivi non funziona e non coincide con quanto sta accadendo nel panorama mondiale. Da una parte abbiamo accordi con la Russia e la Cina di vitale importanza per la nostra economia, dall’altra la politica del nostro alleato, gli Stati Uniti, è sempre più aggressiva, caotica, inaffidabile e imprevedibile.

Come si giustifica a questo punto la presenza di armi atomiche di una potenza straniera sul nostro territorio? Senz’altro non sono per la difesa. Sono armi d’attacco in mano agli Stati Uniti e al suo comandante in campo, Donald Trump. Nel caso in cui scoppiasse un conflitto di ampie dimensioni l’Italia sarebbe un bersaglio di primaria importanza. Tutti noi crediamo e speriamo che mai si giunga ad una follia simile e giustamente allontaniamo questi pensieri da noi per vivere tranquilli. Ma dobbiamo tenere in conto che questa follia già una volta si è impossessata dell’animo di alcuni uomini, anzi due volte, con Hiroshima e Nagasaki! Inoltre anche solo per un incidente la situazione potrebbe precipitare. A vantaggio di cosa o di chi dobbiamo correre questo rischio? Anche per una sicurezza personale, perchè dobbiamo rischiare di essere un bersaglio di un’eventuale rappresaglia in una guerra che non saremmo noi a cominciare?

 

L’Italia con la scelta di restituire le bombe nucleari al loro proprietario si comporterebbe da stato sovrano, darebbe un segnale di distensione internazionale aprendo un nuovo cammino per uscire dal tunnel in cui il mondo si è infilato. Potrebbe essere un esempio di una nuova politica che si muove verso un diverso futuro di cui ne abbiamo profondamente bisogno.

Se proprio dobbiamo dividere il mondo in buoni e cattivi, tra questi ultimi sicuramente hanno un posto importante le industrie belliche. Il loro potere è tale da influire in maniera determinante sulle politiche degli stati nazionali, che ormai sono quasi degli ostaggi nelle loro mani. Anche se le loro sedi sono in qualche punto geografico, non hanno un colore legato a qualche bandiera particolare e il loro raggio d’azione è internazionale. La guerra è per loro solo un business per produrre e vendere armi…

 

Liberarsi di queste bombe nucleari non è un atto contro la nazione statiunitense, ma contro una politica senza futuro voluta dalle industrie belliche.

Come italiani abbiamo votato in un referendum contro il nucleare civile. Ho la certezza che la maggioranza degli italiani non vogliono queste ordigni atomici. Tutti i partiti invece di distrarci con discussioni su cose secondarie devono prendere posizione su questo tema perchè le armi nucleari vanno smantellate subito, dopo sarebbe troppo tardi.

Dobbiamo pretendere con tutta la forza e potenza della nonviolenza un’Italia realmente denuclearizzata.

 

Gerardo Femina
Mondo senza guerre e senza violenza

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pensiero del 16 del quarto mese

 

16 del quarto mese

Se la folla odia qualcuno, occorre, prima di giudicare, indagare attentamente perché ciò avviene. Se la folla si appassiona per qualcuno , occorre indagare attentamente in proposito, prima di giudicare.

Il sapiente non attribuisce la sapienza a qualcuno in base alle sue parole e non disprezza le parole solo perché provengono da una prsona da poco.

Sapienza cinese

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pensiero del 16 del quarto mese

 

16 del quarto mese

Se la folla odia qualcuno, occorre, prima di giudicare, indagare attentamente perché ciò avviene. Se la folla si appassiona per qualcuno , occorre indagare attentamente in proposito, prima di giudicare.

Il sapiente non attribuisce la sapienza a qualcuno in base alle sue parole e non disprezza le parole solo perché provengono da una prsona da poco.

Sapienza cinese

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Le guerre, le stragi, le armi, gli esseri umani

14.04.2017 Peppe Sini

Le guerre, le stragi, le armi, gli esseri umani
(Foto di Presssenza archivos)

I governanti statunitensi che nel corso della storia dopo aver sterminato i nativi del loro paese hanno disseminato di dittatori il mondo ed hanno allevato ogni sorta di organizzazione terrorista continuano a commettere eccidi – dalla Siria all’Afghanistan in questi ultimi giorni – pretendendo sia loro diritto assassinare chiunque e dovunque.

I governi europei – e tra essi quello italiano – applaudono, fingendo di ignorare che il terrorismo che colpisce il nostro stesso continente è diretta filiazione di quella politica di guerra e di stragi, e fingendo di ignorare che avallando ciecamente i crimini commessi da uno stato avallano parimenti i crimini commessi da ogni altro dissolvendo così il diritto internazionale e facendo regredire la civiltà umana alla legge della giungla. Così come diretta conseguenza di quella politica di guerra e di stragi è la disperata fuga di milioni e milioni di esseri umani dalle loro case distrutte e dai loro paesi devastati, fuga nel corso della quale altre inaudite violenze quelle vittime innocenti subiscono, sovente trovando infine la morte nel Mediterraneo, che presto sarà colmo di cadaveri e potrà essere attraversato camminando. Ed esito anche di quella politica di guerra e di stragi è il disastro ambientale globale cui l’internazionale degli schiavisti di tutto il mondo, le dittature locali e i poteri imperiali (non solo quello americano, è evidente) contribuiscono in larga misura, a scapito dell’umanità intera.

Ed i mass-media del nostro paese – e di molti altri ancora, suppongo – magnificano la potenza onnicida delle armi americane, in queste ore inneggiando ebbri alla più distruttiva bomba convenzionale ieri per la prima volta usata per commettere un massacro; naturalmente omettendo di segnalare che quelle armi, tutte le armi, sempre e solo uccidono degli esseri umani. C’è un nome per questo: barbarie.

E la barbarie della guerra e di tutte le uccisioni è la stessa barbarie del razzismo e di tutte le persecuzioni, è la stessa barbarie del maschilismo che è prima radice e primo paradigma di tutte le violenze. Non si può adeguatamente contrastare una di queste barbarie senza contrastare tutte le altre. Non si può difendere adeguatamente l’umanità e la biosfera senza opporsi alla guerra, al razzismo, al maschilismo. Chi giustifica una strage le giustifica tutte. Chi produce e commercia le armi, chi addestra ad usarle e ne promuove ed organizza l’uso, ha già dato il suo sostegno a chi uccide.

La guerra è nemica dell’umanità, sempre e solo consistendo dell’uccisione di esseri umani.

E le armi, tutte le armi, sono nemiche dell’umanità, solo a questo servendo: ad uccidere gli esseri umani.

Solo la pace salva le vite.

Solo il disarmo salva le vite.

Cessi la guerra, cessino le stragi.

Nessuno più obbedisca all’ordine di uccidere.

Nessuno più voti per chi uccide, per chi lascia uccidere, per chi le uccisioni avalla.

Cessi ovunque il governo degli assassini e dei complici loro.

Solo la nonviolenza può salvare l’umanità dalla catastrofe.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

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Pensiero del 15 del quarto mese

15 del quarto mese

Quando il pastore si adira contro il gregge, gli dà come guida un montone cieco

Talmud

Si può battere un popolo solo quando i suoi dei sono stati battuti, e cioè i suoi ideali morali, le sue migliori aspirazioni.

Talmud

Solo gli ideali spirituali si raggiungono senza conflitto tra le persone, e anzi si raggiungono tanto più rapidamente quanto più esse sono unite dall’amore. Nel nostro tempo la legge della lotta è stata riconosciuta come legge della vita umana : è una prova che gli ideali del nostro tempo non sono ideali spirituali.

John Ruskin

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La passione per giocare alla guerra

14.04.2017 Luca Cellini

La passione per giocare alla guerra
La Nave Cargo Liberty Passion al Porto di Livorno (Foto di Archivio Pressenza)

“Liberty Passion“ (Passione per la Libertà) è il nome dell’enorme nave cargo destinata a rifornire di armi le basi militari statunitensi nelle varie zone di guerra. Affiancata alle navi “Liberty Pride“( Orgoglio di Libertà ) e “Liberty Promise“ (Promessa di Libertà) sempre della stessa compagnia americana, la Liberty Global Logistics (Logistica per la Libertà Globale) di New York, che in Italia è rappresentata dall’agenzia “Fratelli Cosulich”.

Le tre moderne navi cargo effettueranno un servizio di navigazione continuo che prevede lo scalo regolare del porto di Livorno nella rotta Stati Uniti – Mar Rosso – Medio Oriente, previsto poi il proseguimento per la Corea e il Giappone. Infine il rientro negli Stati Uniti dopo avere effettuato la circumnavigazione del globo terrestre.
Costruita nel 2016, la Liberty Passion, battente bandiera statunitense e consegnata nel gennaio di quest’anno, ha fatto la sua prima apparizione ufficiale Sabato 25 marzo scorso. Giunta nel Porto di Livorno, al Terminal Clip in alto fondale. Sulla banchina ad attenderla, oltre al personale della Fratelli Cosulich, dell’agenzia portuale Argosy e ai rappresentanti del terminal, anche diversi “clienti” particolarmente interessati a partecipare alla open-house organizzata da LGL a bordo della nave, in una specie di visita guidata che illustrava le numerose capacità di questi nuovi tipi di nave cargo.
Liberty Passion, è lunga 199 metri, ha una rampa con portata di 160 tonnellate e può imbarcare fino a 6,450 auto, qualsiasi tipo di veicolo gommato o cingolato di diverse altezze, elicotteri, vagoni, carico militare e merce varia. Opererà nel servizio “intorno al mondo” affiancando le precedenti Liberty Pride e Liberty Promise e scalerà regolarmente il porto di Livorno, nella rotta dagli Stati Uniti verso i porti di Mar Rosso e Medio Oriente per proseguire verso Corea, Giappone e, dopo aver circumnavigato il globo, giungere nuovamente negli Stati Uniti.
Intenzionalmente evidenziate le parole “carico militare e merce varia”  perché  è attraverso queste mastodontiche navi cargo che sarà possibile caricare carri armati, elicotteri, veicoli per il trasporto truppe, armamenti di vario tipo, equipaggiamenti per le unità militari con cui verranno alimentate le varie guerre, sia quelle già in corso che le altre che si vanno prospettando all’orizzonte.
La Società Fratelli Cosulich tra i vari servizi fornisce anche competenze tecnico-operative qualificate a numerose strutture offshore, FPSO, FSO, piattaforme per trivellazioni subacquee, e navi che effettuano trivellazioni al largo delle coste. Attività quest’ultima della F.lli Cosulich cresciuta grazie all’accordo siglato nel 2010, sotto il nome di Olt Offshoreling Toscana, siglato all’epoca tra la società ECOS nata dalla joint venture tra le società Exmar e appunto la Fratelli Cosulich, per la fornitura di servizi al terminale di rigassificazione al largo della costa Toscana. Con un giro d’affari di oltre 1 miliardo di Euro il gruppo Cosulich è gestito da una base a Genova, da sei uffici in Italia e 10 uffici all’estero.
Il servizio di collegamento mensile della Liberty Passion e delle sue “consorelle” è già entrato a pieno regime tra Livorno e i porti di Aqaba in Giordania e Gedda in Arabia Saudita. L’apertura di tale servizio il 25 Marzo scorso è stata celebrata come “una festa per il porto di Livorno”.

Per niente casuale la scelta del porto di Livorno come punto di passaggio per questo tipo di “servizio cargo continuo”.
Il porto è collegato a Camp Darby, la vicinissima base militare U.S. Army, considerata da molti il più grande arsenale militare statunitense all’estero, una base logistica militare che rifornisce le forze terrestri e aeree statunitensi nell’area mediterranea, mediorientale, africana e oltre.
La base militare di Camp Darby, inquadrata all’interno dei giochi di guerra è una base strategicamente importantissima, nei suoi 125 Bunker sono allocati grandi quantitativi di materiale bellico già predisposto per rifornire rapidamente operazioni militari in tutta l’area mediterranea e  mediorientale. Tramite Camp Darby attraverso il porto di Livorno in pratica è possibile armare due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata. All’interno della base inoltre vi sono stoccate enormi quantità di bombe, missili per aerei, insieme ad attrezzature per allestire velocemente aeroporti militari in zone di guerra.

“Una vera festa al porto di Livorno”. Visto il contesto generale, per chi fa affari con le guerre sulla pellaccia della gente, come la si potrebbe definire diversamente? I risultati economici sono più che assicurati. Perciò… “Venghino Signori venghino!” si accomodino pure al tavolo di questa “roulette russa”. puntate, fate il vostro gioco, gli affari e i guadagni si prospettano lauti, ritorno assicurato e pochi rischi, tanto il conto lo pagheranno altri.

D’altronde visti gli ultimi sviluppi, come non ricordare il titolo di un vecchio film,  “Finché c’è guerra c’è speranza!”
Il protagonista di questo film del 1974 un commerciante di armi, in uno strepitoso monologo interpretato da Alberto Sordi, risuona alla mente, attualissimo come fosse stato scritto oggi….
“Perché vedete le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, anche le persone come voi le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono e non si accontentano mai: le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano, costano molto! E per procurarseli, qualcuno bisogna depredare, ecco perché si fanno le guerre!”.

La Terra è un sistema isolato e circoscritto, non possiede capacità di energia illimitata, né ha la possibilità di sostenere il livello di consumo proposto dall’attuale sistema economico capitalistico, o per lo meno non per tutti, non per gli oltre 7 miliardi di persone a cui siamo arrivati.
Per questo motivo la situazione è sia paradossale che pericolosa, Stati ricchi retti da interessi economici e modelli di sviluppo che predicano “crescita infinita” in un sistema chiuso e finito.
Ovviamente si riesce a sostenere questa improbabile equazione, solo per il fatto che gli Stati più ricchi detengono un potere economico e bellico tale, da riuscire a imporre un dislivello enorme ad altri Stati poveri e a fette di popolazione sempre più vaste da sfruttare e impoverire a vantaggio dei più ricchi.
Se sfortunatamente, per un motivo o per un altro non si rientra nel “cerchio magico” dei più ricchi, c’è poco da festeggiare, in quel caso l’equazione non funziona.
Funziona invece molto bene l’altra regola imposta da questo sistema economico capitalistico, ovvero la legge della giungla. Come studiato recentemente su una popolazione di scimmie che vive nelle foreste pluviali. Le “scimmie”, a cui è stata tolta una vastissima area di foresta, che prima dava loro da mangiare in abbondanza, adesso lottano accanitamente fra di loro senza esclusione di colpi, per accaparrarsi i pochi frutti rimasti, in una guerra all’ultima banana.
Le scimmie che sono creature molto intelligenti, purtroppo non hanno avuto modo di comprendere che un’altra “scimmia antropomorfa” forse solo apparentemente più evoluta, le ha messe in questa condizione, riducendo enormemente l’ambiente naturale in cui vivevano e costringendole a fare i conti con le poche risorse rimaste.
L’altra scimmia antropomorfa, quella apparentemente più evoluta, avrebbe per lo meno in teoria, gli strumenti e le capacità per comprendere la natura del vicolo cieco in cui si sta cacciando e apportare cosi le necessarie, quanto vitali modifiche. Ciò almeno, prima di ritrovarsi a lottare per l’ultimo casco di banane.
Purtroppo i governanti di questa “scimmia antropomorfa” che ha preso “possesso” di tutta la Terra, pare che non abbiano mai letto nulla di Etologia, disciplina scientifica che studia il comportamento animale nel suo ambiente naturale.
Se avessero studiato questa materia, quantomeno ricorderebbero una frase di Konrad Lorenz, il padre della moderna Etologia, il quale durante una lezione disse: “Non ci crederete, ma esistono stati sociali dove i governanti sono i più intelligenti. Per esempio tra i babbuini.”

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XXV Congresso del Movimento Nonviolento. Coerenza, continuità, convinzione

13.04.2017 Movimento Nonviolento

XXV Congresso del Movimento Nonviolento. Coerenza, continuità, convinzione
(Foto di http://nonviolenti.org)

Si è svolto a Roma nei giorni scorsi (31 marzo, 1° e 2 aprile 2017) il Congresso nazionale del Movimento Nonviolento. Un centinaio le persone che hanno partecipato ai lavori.

“E’ stato un Congresso maturo – ha dichiarato in conclusione il riconfermato presidente nazionale Mao Valpiana – espressione di un Movimento che vuole offrire uno spazio di agibilità politica nonviolenta alle tante persone che cercano un’alternativa a populismi, leaderismi, demagogie, voglia di uomini forti al comando, sfiducia nella democrazia e nelle istituzioni, giustizialismo faida-te, che costituiscono nell’insieme uno scenario molto preoccupante. Nel drammatico scenario internazionale e nazionale, nel quale non si è mai speso tanto per preparare e fare le guerre, il nostro compito oggi è di far entrare il tema essenziale della costruzione della pace con mezzi nonviolenti nell’agenda della politica. La nonviolenza è l’alternativa politica alla barbarie”.

Il Congresso si è aperto con una commemorazione del deputato socialista, pacifista, nonviolento, Giacomo Matteotti, davanti al cippo a lui dedicato, dove nel 1965 Aldo Capitini disse: “Siamo venuti in questo luogo, dove ebbe inizio il martirio di Giacomo Matteotti, per due ragioni connesse con il nostro lavoro e con la nostra speranza. Una è che Matteotti nei primi mesi del 1915 condusse una campagna chiarissima contro la guerra auspicando che il proletariato italiano desse al mondo l’esempio della lotta nonviolenta per la neutralità; l’altra ragione è che egli pagò con la sua vita la fedeltà assoluta al metodo nonviolento”.

Daniele Lugli ha rinnovato, oggi come ieri, le motivazioni di una opposizione integrale alla guerra.

Il secondo momento congressuale è stato un incontro pubblico, avvenuto nella sede del Partito Radicale, di approfondimento sul tema “Migrazioni e conflitti. Politica per le città aperte” con il Senatore PD Luigi Manconi, il vignettista Mauro Biani, il Presidente emerito Daniele Lugli, moderato da Mao Valpiana, direttore di Azione nonviolenta. Forte la critica al decreto MinnitiOrlando su immigrazione e sicurezza urbana, che modifica le regole sul diritto d’asilo in Italia e prevede l’allargamento della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari che devono essere rimpatriati: una giustizia minore, un diritto disuguale, un diritto etnico inaccettabile, è stato il giudizio negativo espresso dai relatori.

L’assemblea congressuale è iniziata con la proiezione di un breve video del 1981 girato al termine della terza Marcia per la Pace Perugia-Assisi, nel quale Pietro Pinna (primo obiettore di coscienza, cofondatore del Movimento, scomparso un anno fa) richiamava alla disobbedienza civile, all’azione diretta nonviolenta, al boicottaggio contro le spese militari e la preparazione bellica.

La mattina di sabato 1° aprile ha registrato i molti saluti portati ai congressisti dai tanti ospiti presenti, a partire dal Sindaco di Messina, Renato Accorinti, che ha scaldato i cuori della platea con la sua testimonianza diretta che il cambiamento è possibile; poi i rappresentanti delle Reti di cui il Movimento Nonviolento fa parte: la Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio civile, con il portavoce Licio Palazzini, la Rete della Pace con Sergio Bassoli, Rete italiana disarmo con Enrico Piovesana, ricercatore dell’Osservatorio sulle spese militari Mil€x, istituito anche con il contributo del Movimento Nonviolento. Sono intervenuti anche i parlamentari presenti, impegnati nella campagna “Un’altra difesa è possibile”: Giorgio Zanin del Partito Democratico, Giulio Marcon di Sinistra Italiana, Roberto Cotti del Movimento 5 Stelle, mentre Guglielmo Calcerano ha portato il saluto dei Verdi.

Numerosi anche i rappresentanti di altre associazioni vicine al Movimento Nonviolento: Marianella Sclavi è intervenuta per conto della Fondazione Alexander Langer Stiftung, Aldo Pavia per Aned, l’Associazione nazionale degli ex deportati nei campi di sterminio; e poi, Fabrizio Truini di Pax Christi, Giorgio Giannini del Centro Studi Difesa Civile, Carmen Nicchi Somaschi dell’Associazione Vegetariana Italiana e infine Paolo Gentile di Servas Italia- Porte Aperte. Tra i numerosissimi interventi, da registrare anche quelli dello storico Ercole Ongaro, specializzato sulle forme di resistenza nonviolenta durante la prima e la seconda guerra mondiale, dell’Archivista Andrea Maori, che ha curato l’archivio storico del Movimento, e di Filippo Thiery, metereologo e volto noto della trasmissione Geo di Rai3, che è intervenuto sulle questioni climatiche e l’importanza di una corretta informazione scientifico-ambientale per il futuro dell’ecosistema.

Il Congresso ha avuto anche uno sguardo internazionale, con l’intervento di Sam Biesemans, responsabile del Bureau europeo per l’obiezione di coscienza, supportato da Martina Lucia Lanza, la “ministra degli esteri” che rappresenta il Movimento Nonviolento nei consessi internazionali.

L’assemblea congressuale, dopo l’intenso dibattito, è proseguita con i lavori di Commissione: – La Commissione “Esperienze educative per la Nonviolenza”, ha lavorato sulle esperienze educative e formative nonviolente sul territorio, compresa la necessità di accreditarsi come Ente di formazione certificata, in primo luogo per gli insegnanti. – La Commissione “Un’altra difesa è possibile” si è posta come obiettivo specifico la calendarizzazione della proposta di legge per l’Istituzione del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta nei lavori parlamentari entro la fine della Legislatura. – La Commissione “La forza preziosa dei piccoli gruppi” ha proposto la realizzazione di una anagrafe territoriale delle presenze nonviolente in Italia, con particolare riferimento al sud e alle isole, nonché di un manuale pratico per i Centri territoriali impegnati nella crescita della nonviolenza organizzata.

Al termine del Congresso è stata approvata la Mozione politica generale che dice: “La nonviolenza oggi si esprime nel Movimento attraverso la “coerenza, continuità, convinzione” dei propri iscritti, che ne costituiscono l’elemento fondamentale di crescita. I Centri territoriali del Movimento Nonviolento sono il luogo dove si sviluppa la formazione e quindi l’azione nonviolenta locale. Il Direttivo, il Comitato di Coordinamento, la rivista An cartacea e digitale, svolgono la funzione di collegamento e sintesi del lavoro politico che il Movimento Nonviolento attua come forma di servizio per una più vasta area di amiche e amici della nonviolenza. La prima direttrice del pensiero e dell’azione del MN resta “l’opposizione integrale alla guerra” ancor oggi avamposto della politica nonviolenta. È da lì che poi scaturiscono i tantissimi indirizzi di lavoro su cui è impegnato il Movimento Nonviolento: la formazione, l’educazione, l’elaborazione teorica, la cura della memoria, la produzione culturale, l’informazione, e poi l’impegno nei campi specifici del servizio civile, del disarmo, della convivenza, delle politiche per le città aperte, della difesa civile non armata e nonviolenta, della tutela dell’ambiente, del governo del territorio, dei diritti per tutti, anche e soprattutto con l’azione di rete che emerge dalle tante e belle relazioni che il Movimento stesso ha saputo creare e coltivare nei suoi primi 55 anni di vita”.

L’assemblea congressuale ha infine rinnovato gli organi statutari dell’Associazione: Presidente: Mao Valpiana; Presidente Emerito: Daniele Lugli Direttivo: Pasquale Pugliese, Massimiliano Pilati, Elena Buccoliero, Piercarlo Racca (tesoriere) Comitato di coordinamento: Adriano Moratto, Daniele Taurino, Caterina Del Torto, Vittorio Venturi, Claudio Morselli, Carlo Bellisai, Raffaella Mendolia, Enrico Pompeo, Martina Lucia Lanza, Rocco Pompeo.

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