Il Ministro Di Maio non firmi il JEFTA

07.07.2018 Stop TTIP Italia

Il Ministro Di Maio non firmi il JEFTA
(Foto di Flickr)

La Commissione Europea sta accelerando la ratifica del trattato Jefta di liberalizzazione commerciale tra Europa e Giappone (Jefta), in vista del vertice Eu-Giappone previsto per domani a Bruxelles (la firma è prevista per l’11 luglio, ndr).  Sul tavolo vuole portare il via libera a un trattato tossico e pericoloso per cui ha attivato una procedura speciale attraverso il quale i ministri dell’Unione, tra i quali il ministro italiano dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, potranno sottoscriverlo entro domani tranquillamente da casa.

NOI CHIEDIAMO AL MINISTRO DI MAIO DI NON CEDERE E DI NON FIRMARE IL TRATTATO, RISPETTANDO GLI IMPEGNI ASSUNTI IN CAMPAGNA ELETTORALE.

Da molti anni le nostre organizzazioni stanno chiedendo di fermare questi trattati che, senza adeguate valutazioni di impatto sociali e ambientali, indeboliscono la capacità dei nostri Paesi di lavorare a una buona economia che sostenga i territori e una buona occupazione”.  Le nostre analisi in questa Scheda su Jefta

Il Jefta, negoziato in segreto e leggibile solo grazie al Leak di Greenpeace è particolare insidioso perché non sarà sottoposto alla ratifica dei parlamenti nazionali visto che non si occupa di investimenti, Come i suoi fratelli CETA e TTIP, però, non riconosce il principio europeo di precauzione che protegge la bostra salute, e  stabilisce un dialogo riservato tra le due parti su regole e diritti cui i cittadini non possono partecipare. Il Jefta forza, inoltre, una liberalizzazione dei servizi senza garantire un’adeguata protezione ai nostri prodotti di qualità con Indicazione Geografica protetta, anzi indebolisce, con l’abbattimento dei controlli alle frontiere, la protezione del mercato europeo dalla contaminazione da Ogm di cui il Giappone è leader brevettuale.

Di Maio, dunque, ascolti i cittadini e rispetti il Contratto di Governo in cui si è impegnato a opporsi non solo a TTIP e CETA, ma anche “ai trattati di medesima ispirazione per gli aspetti che comportano un eccessivo affievolimento della tutela dei diritti dei cittadini”.

Come Campagna Stop TTIP/StopCETA Italia chiediamo la riconvocazione urgente del Tavolo di confronto sui negoziati commerciali con parti sociali e società civile convocato da tutti i suoi predecessori dalla ministeriale Wto da Seattle in poi per gli aggiornamenti sulle posizioni del Governo italiano nei principali negoziati commerciali e un dialogo più stretto sulle politiche commerciali del nostro Paese come da impegni assunti in campagna elettorale con la sottoscrizione del documento d’impegno #NoCETA #Nontratto

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Corte Suprema americana, sterzata a destra?

06.07.2018 Domenico Maceri

Corte Suprema americana, sterzata a destra?
(Foto di AscendedAnathema, Wikimedia Commons)

“Mi sento onorato che abbia scelto di farlo durante il mio mandato”. Con queste parole Donald Trump commentava in un comizio nel North Dakota la decisione di Anthony Kennedy di ritirarsi dalla Corte Suprema nella quale aveva servito per trenta anni.

I giudici sono nominati per ragioni politiche che loro stessi, nonostante la rispettabilità tipica dei magistrati, manifestano mediante il timing del loro ritiro. Un giudice nominato da un presidente repubblicano fa del tutto per lasciare la Corte Suprema durante una presidenza dello stesso partito nel malcelato tentativo di vedersi reincarnato in una giovane copia di se stesso.

Naturalmente l’età va presa in considerazione. Kennedy ha 81 anni ed è quindi più che maturo per la pensione, considerando che in molte professioni ci sarebbe già andato da una ventina d’anni. Con un presidente repubblicano senza garanzie di un secondo mandato, Kennedy avrà scelto di lasciare per togliere la possibilità a un presidente democratico di nominare il successore. Ovviamente, la ragione ufficiale per il ritiro è che vuole passare più tempo con la famiglia.

In una situazione diversa si trovano invece Ruth Bader Ginsburg (85 anni) e Stephen Breyer (80) nominati da presidenti democratici, i quali faranno del tutto per togliere a un presidente repubblicano l’opportunità di nominare i loro successori. Si ricorda ovviamente che a volte si possono avere “sorprese” come ci testimonia il caso di Antonin Scalia, giudice molto conservatore, morto inaspettatamente nel 2016 all’età di 79 anni. Barack Obama ebbe l’opportunità di sostituirlo con un giudice di tendenze diverse scegliendo Merrick Garland, moderato ma pendente a sinistra. I repubblicani che controllavano il Senato decisero però di non considerarlo per la conferma con la scusa che un presidente alla fine del suo mandato non merita il diritto di nominare giudici della Corte Suprema. Con l’elezione di Trump sono riusciti a confermare Neil Gorsuch nominato dal nuovo presidente.

Se la conferma di Gorsuch non ha avuto un cambiamento notevole sulle decisioni della Corte Suprema poiché Kennedy ha continuato ad agire da ago della bilancia fra quattro giudici conservatori e altrettanti tendenti a sinistra, il nuovo giudice potrebbe spostare il baricentro della Corte decisamente a destra, con un impatto determinante per molti anni. Trump ha già dato indicazioni che nominerà un conservatore che potrebbe ribaltare alcune decisioni storiche come quella di Roe Vs. Wade, che dal 1973 garantisce l’aborto.

Mitch McConnell, il presidente del Senato, ha dichiarato la sua intenzione di procedere tempestivamente con la conferma del giudice che Trump nominerà. La situazione è però incerta. Persino la scelta dell’inquilino alla Casa Bianca ha già diviso i repubblicani. Uno dei più papabili, il giudice Brett Kavanaugh, ha suscitato preoccupazioni agli elementi di estrema destra, che lo considerano poco affidabile in parte per i suoi legami storici con la famiglia degli ex presidenti Bush, che ha pubblicamente preso le distanze da Trump. Più pericolosa per ribaltare Roe Vs. Wade sarebbe un’altra possibile nominata, Amy Coney Barrett, la quale in un articolo del 1998 ha scritto che se i criminali meritano la giusta punizione, “i non nati sono vittime innocenti”.

Ma chiunque sia la scelta di Trump il candidato alla Corte Suprema dovrà essere confermato, scatenando ovviamente una dura battaglia al Senato. I democratici sono in minoranza e quindi avranno poche chance di creare un’opposizione efficace. Chuck Schumer, il leader democratico, ha però dichiarato che se Obama non aveva il diritto di nominare un giudice per la Corte Suprema perché era a fine mandato e bisognava aspettare il risultato dell’elezione presidenziale del 2016, adesso bisogna fare la stessa cosa e aspettare l’esito delle elezioni di midterm.

McConnell dissente, anche se non avrà il terreno spianato per la conferma. La maggioranza repubblicana al Senato (51-49) non gli permette di commettere errori, come è avvenuto con la fallita revoca dell’Obamacare, la legge sulla sanità approvata da Obama. Al momento, infatti, con l’assenza di John McCain che sta curandosi per una seria malattia in Arizona, McConnell avrà bisogno di tutti  i voti dei senatori repubblicani. Due di loro però, Lisa Murkowski (Alaska) e Susan Collins (Maine) hanno già dichiarato la loro preoccupazione per il possibile pericolo di revocare la legge sull’aborto che un nuovo giudice molto conservatore potrebbe causare. Questa possibilità ha già mobilitato gruppi di lobby di sinistra che mirano a spendere milioni di dollari per convincere Murkowski e Collins a opporsi a nomine che potrebbero mettere in pericolo il diritto all’interruzione della gravidanza.

Il ritiro  di Kennedy offre una buona opportunità ai repubblicani per consolidare  la maggioranza alla Corte Suprema. Trump però potrebbe nominare un moderato poco diverso da Kennedy, spianando la strada per la  conferma al Senato e attirando alcuni voti di senatori democratici conservatori, ma con ogni probabilità sceglierà un conservatore. Dopotutto il 45esimo presidente deve ricompensare quegli elettori che hanno votato per lui solo per le sue promesse di nominare giudici conservatori alla Corte Suprema.

In tal caso i democratici dovranno sperare che uno dei cinque giudici conservatori prenda il posto di Kennedy come ago della bilancia. C’è già un candidato in questo senso. John Roberts, il presidente della Corte Suprema, ha già svolto questo ruolo nella sentenza del 2012 sulla legalità dell’Obamacare, nella quale  si è allontanato dai colleghi conservatori, beccandosi duri insulti da Trump. Roberts è un conservatore, ma da presidente della Corte Suprema si preoccupa anche di mantenere la legittimità delle toghe cercando di confermare l’indipendenza dei magistrati agli occhi dell’opinione pubblica americana. Una Corte Suprema dominata da una forza politica schiacciante farebbe perdere la fiducia nel terzo ramo del governo americano, che spesso è chiamato a fare da arbitro su questioni di vitale importanza.

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Maglietta rossa: migliaia di adesioni per la giornata di sabato 7 luglio

06.07.2018 Redazione Italia

Maglietta rossa: migliaia di adesioni per la giornata di sabato 7 luglio
(Foto di https://www.facebook.com/isentinellidimilano/posts/sabato-7-luglio-indossiamo-una/954540051395082/)

Don Ciotti: “I segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze”.

Gli scrittori Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Lorenzo Marone e Giuseppe Catozella aderiscono all’appello di Libera, Legambiente, Arci e Anpi

Sono migliaia le adesioni di associazioni, comitati, scuole, musicisti, giornalisti, scrittori, singoli cittadini che hanno risposto all’appello “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità” da indossare sabato 7 luglio, lanciato da Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele, Francesco Viviano, giornalista, Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI.

Nelle ultime ore adesioni sono arrivate da Acli, Medici Senza Frontiere, Amnesty International Italia, Uisp, Fiom Cgil, Articolo 21, Un ponte per, Giustizia e Libertà. All’appello ha aderito anche Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Giuseppe Catozzella, Lorenzo Marone.

Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso- si legge nell’appello- erano vestiti i tre bambini annegati nei giorni scorsi davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

“Non basta più indignarci – commenta Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele – oggi bisogna provare disgusto, un disgusto che deve risvegliare le coscienze e salvarle da una passività che le rende complici. La maglietta rossa da indossare è un segno e segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze. Il vero cambiamento passa dai fatti, dal loro linguaggio silenzioso ma profondamente chiaro e vero.”

Tante le iniziative programmate: magliette rosse per l’equipaggio della Goletta Verde di Legambiente che salperà da Ostia per navigare verso la Campania, anche i componenti dei Modena City Rambles indosseranno maglietta rossa nel concerto di Ghilarza (Or), i membri della Seefuchs, il peschereccio dell’Ong tedesca Sea-Eye, impegnata in operazioni di ricerca e soccorso indosseranno tutti la maglietta rossa. La Uisp rilancerà iniziativa in chiusura dei Mondiali Antirazzisti che si concluderanno sabato 7 luglio a Castelfranco Emilia. Iniziative e flash mob anche in Germania, Turchia, Francia e Belgio.

http://www.libera.it/schede-554-maglietta_rossa_migliaia_di_adesioni_per_la_giornata_di_sabato_7_luglio

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Maglietta rossa: migliaia di adesioni per la giornata di sabato 7 lugli

06.07.2018 Redazione Italia

Maglietta rossa: migliaia di adesioni per la giornata di sabato 7 luglio
(Foto di https://www.facebook.com/isentinellidimilano/posts/sabato-7-luglio-indossiamo-una/954540051395082/)

Don Ciotti: “I segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze”.

Gli scrittori Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Lorenzo Marone e Giuseppe Catozella aderiscono all’appello di Libera, Legambiente, Arci e Anpi

Sono migliaia le adesioni di associazioni, comitati, scuole, musicisti, giornalisti, scrittori, singoli cittadini che hanno risposto all’appello “Una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità” da indossare sabato 7 luglio, lanciato da Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele, Francesco Viviano, giornalista, Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI.

Nelle ultime ore adesioni sono arrivate da Acli, Medici Senza Frontiere, Amnesty International Italia, Uisp, Fiom Cgil, Articolo 21, Un ponte per, Giustizia e Libertà. All’appello ha aderito anche Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Giuseppe Catozzella, Lorenzo Marone.

Di rosso era vestito il piccolo Aylan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso- si legge nell’appello- erano vestiti i tre bambini annegati nei giorni scorsi davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

“Non basta più indignarci – commenta Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele – oggi bisogna provare disgusto, un disgusto che deve risvegliare le coscienze e salvarle da una passività che le rende complici. La maglietta rossa da indossare è un segno e segni sono importanti ma poi bisogna organizzare il dissenso, trasformandolo in progetti e speranze. Il vero cambiamento passa dai fatti, dal loro linguaggio silenzioso ma profondamente chiaro e vero.”

Tante le iniziative programmate: magliette rosse per l’equipaggio della Goletta Verde di Legambiente che salperà da Ostia per navigare verso la Campania, anche i componenti dei Modena City Rambles indosseranno maglietta rossa nel concerto di Ghilarza (Or), i membri della Seefuchs, il peschereccio dell’Ong tedesca Sea-Eye, impegnata in operazioni di ricerca e soccorso indosseranno tutti la maglietta rossa. La Uisp rilancerà iniziativa in chiusura dei Mondiali Antirazzisti che si concluderanno sabato 7 luglio a Castelfranco Emilia. Iniziative e flash mob anche in Germania, Turchia, Francia e Belgio.

http://www.libera.it/schede-554-maglietta_rossa_migliaia_di_adesioni_per_la_giornata_di_sabato_7_luglio

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Più spesa militare, meno sicurezza!

04.07.2018 Angelo Baracca

Più spesa militare, meno sicurezza!
(Foto di Avvenire)

È necessario essere molto chiari di fronte alla richiesta-ricatto di Trump di aumentare la spesa militare, portandola (per capire di cosa si tratta) dai circa 70 milioni al giorno attuali verso i 100 milioni. Una vera dilapidazione, un ceffone alla miseria, alla fame e alle disuguaglianze nel mondo!

Maggiore spesa militare, maggiore acquisto e modernizzazione degli armamenti, incrementando la vendita di armi a Paesi che le utilizzano per fare guerre ad altri Paesi causando morti e maree di disperati in fuga, prosecuzione o intensificazione delle nostre missioni militari all’estero a sostegno di politiche neocoloniali di controllo di aree e risorse strategiche: tutto ciò non aumenterà affatto la nostra sicurezza, ma ci renderà sempre meno sicuri! Ci renderà sempre più obiettivi di eventuali attentati, nonché oggetto di ondate di disperati che dai loro Paesi distrutti o dispotici da qualche parte del mondo dovranno pur andare! Dato che fuggono dalle nostre guerre e dai regimi dispotici che l’Occidente agiato alimenta. Del resto, come noi italiani da più di un secolo fa abbiamo invaso le Americhe ed altri Paesi per cercare una vita migliore; o di lavoro, essendo umiliati e discriminati in Germania, o in Svizzera.

Questa politica, quella degli Stati Uniti, quella della NATO – soprattutto dopo il suo stravolgimento in Alleanza aggressiva dopo il 1990, anziché scioglierla – ci rende sempre meno sicuri! Gli Stati Uniti non hanno mai abbandonato una politica fatta di imperialismo, di imposizione, dominio e rapina di risorse in tutto il mondo. E tramite l’appartenenza alla NATO ci soggiogano a questa politica, ci condannano (consenzienti, o complici!) ad avere più di 100 basi militari statunitensi e NATO sul nostro territorio, ci trascinano nella partecipazione a guerre.

Tutto ciò è l’esatto opposto della nostra sicurezza, è una politica autolesionista per il nostro Paese e il nostro Popolo, è antitetico a quello che sarebbe il nostro interesse.

Se al contrario cominciassimo a ridurre la spesa militare, cessassimo di vendere armi in primo luogo a Paesi che le utilizzano in guerre palesemente di distruzione, adottassimo un politica internazionale di non intervento militare per nessuna ragione, sviluppassimo relazioni di coesistenza e cooperazione pacifica con tutti i Paesi, vicini e lontani, abbandonassimo logiche di sfruttamento dei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo, ci ponessimo lo scopo di diminuire le disuguaglianze e le ingiustizie, al nostro interno e sul piano internazionale: questa sarebbe la vera sicurezza!

Sparirebbero i nostri nemici, perché nessun popolo può avercela con un popolo amico e collaborativo. Non esistono popoli nemici: solo popoli che gli interessi di chi detiene il potere economico e politici sobilla contro altri popoli!

Come diceva Martin Luther King: “Abbiamo imparato a nuotare come i pesci, a volare come gli uccelli, ma non abbiamo imparato a vivere come fratelli!”. E aggiungerei, a liberarci da chi ci sfrutta!

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Dall’ignoranza non può nascere un mondo migliore, ma solo sofferenza

Redazione Italia

Dall’ignoranza non può nascere un mondo migliore, ma solo sofferenza

Valentino Giacomin è un maestro elementare del trevigiano, che a metà degli anni ’80 mette in pratica un metodo educativo in alcune scuole elementari del nord Italia, che prenderà il nome di progetto Alice. Insieme alla sua collega Luigina De Biasi, sperimenta il metodo basato sulla autoconsapevolezza dei bambini integrandola alle materie di insegnamento. Dopo dieci anni circa di lavoro dopo un incontro con il XIV Dalai Lama decide di proseguire il suo lavoro in India, lavoro che è diventato capillare nelle zone più svantaggiate dell’India, adattandolo alle esigenze scolastiche del posto. Il Progetto Alice si presenta come una proposta educativa per le società pluraliste e multireligiose con lo scopo di:

1realizzare delle esperienze e delle ricerche per un’Educazione Integrata nella scuola primaria, secondaria e superiore nei villaggi rurali di tre degli stati più problematici dell’India (Bihar, Uttar Pradesh e Arunachal Pradesh); 

2. offrire un’educazione e istruzione di alta qualità anche alle categorie meno abbienti;

3. rispondere alle esigenze delle moderne società multiculturali, multietniche e plurireligiose. Il concetto base riguarda la ricerca dell’Unità, oltre le divisioni create dalle nazionalità, dalle tradizioni, dalle religioni per educare gli studenti ad una pacifica convivenza nelle società multiculturali e pluraliste.

L’obiettivo non si ferma all’aspetto sociale, ma coinvolge anche la Persona nella relazione con se stessa. Di qui, la ricerca di una Unità psicologica, al di là delle divisioni create dalla mente conflittuale che impedisce la realizzazione di una personalità armonica.

Ci può parlare del Progetto Alice, di come è nato e si  è sviluppato?

Trent’anni fa, quando lavoravo nella scuola pubblica, constatai che ogni anno i nuovi studenti si differenziavano dai precedenti manifestando sintomi di disagio più seri: indisciplina, scarsa attenzione, etc. Che fare? Come reagire? Quali interventi didattico-educativi proporre per fare fronte a questo trend negativo? I miei colleghi suggerivano risposte relative ad un cambiamento di metodo. Insomma, per loro si trattava di un problema di approccio didattico. Riflettei a lungo e arrivai all’intuizione che il disagio non era in relazione alla didattica, ma alla visione educativa, al  paradigma seguito nelle scuole. Un paradigma non olistico, che non aiuta gli studenti ad integrarsi con gli altri e con se stessi, che favorisce l’alienazione e, quindi, il disagio e l’infelicità.

Un paradigma fondato su una discutibile (per non dire “errata”) visione della realtà. In sintesi, non insegniamo la verità ai nostri studenti, ma li convinciamo a prendere per vere le nostre (e loro) proiezioni. Portiamo spesso l’esempio dell’albero per far comprendere questo concetto. Alla  scuola materna l’insegnante convince i suoi alunni  che un albero è diviso in tre parti: radici, fusto, foglie. Nessuno dubita di questa ‘verità’. Ma esiste veramente un albero diviso in tre parti? Esiste convenzionalmente, concettalmente, ma non oggettivamente. Un albero diviso ( come le nazioni, i nomi, gli aggettivi, le classificazioni…) è una realtà mentale che non può essere trovata al di fuori del nostro pensiero. L’abero diviso “là fuori” è solo Maya (per gli Orientali), una illusione. Che cosa succede se gli studenti non vengono informati di questo inganno ontologico (”inganno conoscitivo”)?

La nostra ipotesi: gli studenti reagiranno con il rifiuto della scuola, il disinteresse, l’aggressività, l’indisciplina, la mancanza di rispetto verso l’insegnante…

Il perché è comprensibile: la scuola non offre saggezza, ma alimenta, in un certo senso, l’ignoranza. Dall’ignoranza non può nascere un mondo migliore, ma solo sofferenza.

Così, iniziai, nella scuola pubblica, una ricerca, una sperimentazione didattico-educativa che “conclusi” con la pensione.

Qual è stata la ragione per cui il progetto Alice ha avuto seguito in India?

Lasciato il mondo della scuola, mi dedicai al giornalismo. Per un “caso” fortuito, ebbi modo di incontrare il Dalai Lama e mi venne spontanea una domanda: “Che cosa mi suggerisce per rendere la mia vita significativa?” Il Dalai Lama chiese di dargli tempo per la risposta, che arrivò dopo alcuni giorni:”Giornalismo? Un pò negativo. Educazione: eccellente, eccellente, eccellente! Cosi’ venga in India …”

Seguii il consiglio, spendendo tutto quello che avevo per iniziare l’avventura straordinaria di Alice, nel 1994.

 Il progetto Alice nasce in Italia; L’Italia può essere un contesto favorevole per ricominciare da un sistema educativo consapevole?

E’ vero. Il Progetto Alice nacque in Italia circa 30 anni fa. Venne sperimentato per cinque anni nella scuola pubblica, dopo essere stato approvato dal Collegio docenti e dai genitori degli alunni. Ricordo che proposi due training per gli insegnanti di due plessi scolastici: Valdobbiadene e Villorba (provincia di Treviso). Una rivoluzione per quei tempi! Ma  tutto si fermò lì senza un seguito, purtroppo. Ora credo siano maturate le condizioni per un “ritorno” alle …radici. La scuola italiana sta attraversando una crisi senza precedenti e l’unica soluzione è la proposta di un nuovo paradigma educativo (simile a quello già sperimentato di Alice), ben lontano dalla “Buona scuola” di recente … invenzione.

Cosa percepisce negli occhi degli studenti dopo anni di insegnamento?

Rispondo con le parole del Dalai Lama e di tutti quelli che incontrano i nostri studenti: “Gioia e self confidence”. Per questo, alcuni hanno definito Alice come la “scuola della felicità”.

Cosa significa per lei il premio che riceverà al Festival per l’ambiente e l’incontro tra i popoli di oggi?

Non ho mai avuto aspettative per quanto riguarda  il mio lavoro, per evitare delusioni. Io  credo che le cose buone siano in grado di promuoversi da se’, prima o poi. Il Festival per l’Ambiente forse non si aspetta di sentire … la campana di  Alice che suona in  modo forse non in totale sintonia con le intenzioni e idée degli organizzatori. Dico “forse”. Come accennato sopra, noi andiamo alla radice dei problemi, delle guerre, dei conflitti, dell’inquinamento…  E siamo convinti che l’origine della sofferenza sia la nostra ignoranza. Quindi, a chi fa manifestazioni per la pace, per l’ecologia… chiediamo: “Hai fatto pace con te stesso?”. Oppure, “Hai bonificato la tua mente dai difetti mentali?”

Comunque, sono grato a chi ha scelto di premiare Alice dandoci, così,  l’opportunità di presentare un “punto di vista diverso” per affrontare i grandi temi, i drammi di questo secolo così tormentato e … borderline….

Maggiori info: http://www.aliceproject.org/it/il-progetto-alice/che-cose-il-progetto-alice/

Tatiana Boretti

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Milano, Piazzale Damiano Chiesa porto aperto

02.07.2018 Redazione Italia

Milano, Piazzale Damiano Chiesa porto aperto
(Foto di https://www.facebook.com/events/185097352168635/)

Giovedì 5 luglio dalle 18 alle 22

Vi invitiamo tutte e tutti il 5 luglio in piazza Damiano Chiesa dalle 18 alle 22, un momento pensato per stare insieme, conoscerci e godere delle innumerevoli differenze che rendono ricca la nostra zona e questa città.

Vogliamo continuare a costruire un quartiere che sappia sempre farsi carico dei più deboli, di qualsiasi nazionalità e religione, italiani e non, riconoscendo il valore della solidarietà e della diversità, senza nasconderne i problemi e le contraddizioni.

Vi invitiamo a portare e condividere da mangiare e da bere e a passare una bella serata in compagnia di tante realtà attive e solidali della zona.

Cibo, musica e socialità per un quartiere vivibile per tutti e tutte.
A BREVE IL PROGRAMMA

Comitato Zona 8 solidale

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Milano Pride 2018, una sfilata incredibile e ironica

01.07.2018 – Milano in Comune Redazione Italia

Milano Pride 2018, una sfilata incredibile e ironica
(Foto di https://www.facebook.com/MilanoInComuneSinistraCostituzione/)

Ieri Milano ha dimostrato ai due Fontana (il Ministro e il Presidente della Regione, perché non ci facciamo mancare niente…) che il Medio Evo è finito da un pezzo e dovrebbero accorgersene anche loro…

Una sfilata incredibile, con tantissimi giovani, con slogan irriverenti e ironici. Questa è la città in cui Milano in Comune si riconosce: laica, antifascista e antisessista, ironica e piena di vita. Abbiamo partecipato con lo spezzone #uncorpoaidiritti della rete Nessuna persona è illegale, di cui facciamo parte, perché sappiamo che la battaglia per i diritti, tutti i diritti, deve essere ampia e trasversale.

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Eleonora Forenza: sul tema dei migranti servono una mobilitazione di massa e un’informazione corretta

Anna Polo

Eleonora Forenza: sul tema dei migranti servono una mobilitazione di massa e un’informazione corretta
(Foto di https://www.facebook.com/eleonoraforenzapagina/?fref=mentions)