Toh, che si rivede! Il nucleare (in)civile

23.10.2020 – Angelo Baracca

Toh, che si rivede! Il nucleare (in)civile

La lobby del nucleare ha subito due sonore sconfitte nei referendum del 1987, poi del 2011 (vero che sono stati complici gli incidenti di Chernobyl e di Fukushima, ma penso che sarebbe avvenuto ugualmente), ma noi italiani abbiamo la pessima abitudine di pensare che “passata la festa, gabbato lo santo”. Perfino scordando, con molta superficialità, che in questo paese rimane il problema di sistemare i residui che i nostri pur limitati programmi nucleari ci hanno lasciato, e che non solo graveranno su un futuro lontano (per dire, continuiamo a pagare nella bolletta elettrica un onere per il nucleare pregresso chiuso da 33 anni, ma potrebbero provocare incidenti anche gravi se non provvederemo a una soluzione duratura.

Ma la baldanza di quelle vittorie sta originando una vera distopia poiché quasi nessuno, nemmeno fra gli ambientalisti più impegnati, sembra far caso alla riscossa della lobby nucleare che cerca di spacciare l’energia nucleare come carbon free.

Disgraziatamente sembra che fra le vittime di questo inganno ci sano anche i movimenti dei giovani per il clima! Che non sappiano nulla sull’energia nucleare è comprensibile, dal momento che ai tempi delle lotte antinucleari non erano neanche nati e che in nessuna scuola secondaria, anche “scientifica”, si arriva a studiare la fisica del nucleo. Greta in persona è stata più che ambigua su questo, anche se so per la mia esperienza diretta con i FFF che altre/i mantengono forti riserve, quando non un aperto rifiuto. C’è semmai da chiedersi chi consigli Greta su cose che evidentemente non può sapere: ma qui è obbligatorio dire che gli “scienziati”, alla cui autorità i movimenti si appellano, sono in grande maggioranza pro-nucleari! Un bel problema.

Questa situazione ci riporta comunque indietro di decenni. Che fare dunque?

Personalmente, come tanti altri, ho scritto valanghe di cose, più o meno dettagliate ma sempre accessibili a tutti, e ho sostenuto dalla fine degli anni ‘70 centinaia di incontri con specialisti e con la popolazione: ma – ed è un grosso “ma” – allora non c’era internet! Non si può realisticamente pretendere che i giovani trovino e leggano addirittura libri, come L’Italia Torna al Nucleare (Jaca Book 2008), o addirittura il più sistematico, scritto con Giorgio Ferrari, SCRAM1, Ovvero la Fine del Nucleare (Jaca Book 2011).

E allora riprendo da un approccio soft, con un sintetico “breviario” di temi sul nucleare (in)civile più vicino alla moda attuale di whatsapp o facebook: ovviamente gli statements che seguono non vengono sviluppati con il dettaglio che necessiterebbero per venire sostanziati, ma forse possono avere un’immediatezza che possa fissarsi nella mente, e stimolare una riflessione.
* * *
► L‘energia nucleare non è solo un’energia “più grande”, ma ha un’origine completamente diversa dai processi che avvengono sulla Terra. Il nucleo dell’atomo contiene energie milioni di volte maggiori di quelle degli elettroni esterni responsabili dei processi chimici. Ne segue (ma viene di solito occultato) che se si attivano processi nucleari, essi producono inevitabilmente prodotti artificali radioattivi inesistenti sulla Terra (vedi per dettagli il mio: Antropocene-Capitalocene-Nucleocene: l’eredità dell’Era Nucleare è incompatibile con l’ambiente terrestre (e umano), 11.09.2018).
► È ovvio, con conoscenze elementari sui fenomeni nucleari, che il processo di fissione nucleare (cioè non chimico) all’interno di un reattore non produce CO2, ma si occulta intenzionalmente l’intero ciclo nucleare.
► L’estrazione del minerale, la sua lavorazione, la fabbricazione del combustibile, sono processi che anche senza essere esperti producono CO2! Se l’energia nucleare venisse rilanciata, si dovrebbero sfruttare miniere e minerali meno ricchi di uranio, ed è elementare capire che il processo produrrebbe emissioni crescenti di CO2.
► Anche l’uranio è una risorsa esauribile!
► La costruzione delle centrali (i cui costi e tempi di costruzione sono aumentati moltissimo, ad esempio per le norme di sicurezza sempre più stringenti) produce chiaramente CO2. Nuove centrali nucleari arriverebbero comunque troppo tardi a fronte dell’emergenza climatica sempre più incalzante: costi e tempi sono enormemente superiori a progetti di energie rinnovabili!
► Rilasci radioattivi e conseguenze sanitarie? Ovviamente ci assicurano che le nuove centrali sono assolutamente sicure e non producono rilasci radioattivi. Sarà! Lo hanno da sempre assicurato, tanto lo si vede dopo molti anni: come chiedere all’oste se il suo vino è buono. Si deve insistere, le radiazioni nucleari non sono come gli altri inquinanti. Istruttiva l’inchiesta di Presadiretta del 2010.
► Ma come tutti gli artefatti, anche le centrali nucleari hanno una vita limitata, al termine della quale devono essere smantellate. Si sono accumulate nel mondo più di 400 centrali nucleari che aspettano il decommissioning: processo, sempre rinviato, che si sta rivelando molto più lungo, complesso e costoso di quanto si fosse previsto (il costo del decommissioning del sito nucleare britannico di Sellafield lievita di continuo, le valutazioni superano 100 miliardi di Sterline!). In Italia vi erano solo 4 centrali attive, di piccola o media taglia: il decommissioning è attorno al 40%.
► La “coda” del ciclo nucleare non è affatto meno complessa, e ancor meno carbon free. I residui radioattivi (non solo “scorie”, la fissione produce plutonio, “prezioso” materiale militare!) costituiscono un problema non meno grave della CO2. Solo negli USA si sono accumulate 70.000 tonnellate di combustibile esausto, che è un materiale che deve rimanere isolato da qualsiasi contatto umano per migliaia di anni. Nessun paese ha ancora realizzato un deposito nazionale per i residui radioattivi. In Italia questi residui sono immagazzinati in una ventina di depositi “provvisori” che si deteriorano sempre più (Rai Report, “L’eredità”, mentre il progetto del deposito nazionale langue da anni.
► Last but absolutely not least – anche se l’Italia sembra non coinvolta – l’intrinseco dual-use, civile militare, della tecnologia nucleare.
* * *
Anche se per il momento sembra remota la possibilità che l’Italia possa riprendere programmi costruzione di centrali nucleari a fissione, continua a finanziare programmi di fusione nucleare. Non solo partecipa al programma internazionale di costruzione di ITER, International Thermonuclear Experimental Reactor, in Francia (lievitazione costi a 20 miliardi), ma sviluppa un progetto proprio, il cui costo previsto è di 600 milioni di Euro.

Ovviamente (per onestà) il mio parere è opposto ai tanti che dominano in internet. In estrema sintesi, la fusione di nuclei leggeri è stata realizzata dal 1949 nelle bombe termonucleari (bomba H), a da 60 anni viene annunciata come vicina la fusione nucleare controllata, per usi civili, ma questa promessa si è regolarmente allontanata nel tempo.

Non voglio qui entrare nel merito, ma proviamo a fare la previsione più ottimistica. In modo molto grossolano ma comprensibile, supponiamo 10 anni per realizzare un processo di fusione che si autosostenga, altri 10 per progettare un reattore commerciale, altri 10 per costruire le prime centrali a fusione. Insomma, assai difficilmente potremmo pensare di produrre energia elettrica dalla fusione entro la metà del secolo, più realisticamente nella seconda metà. Non è comunque un tantino tardi per tamponare la crisi climatica che incalza? Mentre i progetti delle energie rinnovabili sono già oggi disponibili, in continuo progresso, e realizzabili in pochi anni; e sicuramente molto meno costosi. E il futuro non potrà che essere molto, molto meno energivoro.
Intanto ITER o altri progetti divorano per la loro realizzazione energia, e producono CO2! A me non sembra un buon affare (per la popolazione) e sostengo che sono soldi buttati.

Ma poi, la fusione sarebbe davvero priva di rischi, inconvenienti, o ricadute negative? Mi limito a segnalare un articolo: D. Jassby ha lavorato su esperimenti di fusione nucleare per 25 anni al Princeton Plasma Physics Lab, “Fusione nucleare: criticità e rischi di un progetto irrealizzabile”.

Last by not least, i militari – solita storia – lavorano da più di 10 anni alla National Ignition Facility (NIF) al Livermore Laboratory per la fusione nucleare con un metodo diverso (confinamento inerziale), “progettato per consentire esperimenti senza precedenti sulla fisica delle armi nucleari e consentire di conservare il deterrente nucleare degli USA senza ulteriori test sotterranei”: se sia anche per progettare armi nucleari innovative non viene ovviamente detto.

Articolo originale su La Città Invisibile

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Meeting Minutes: shabbat shalom

Meeting Minutes

“…quando si ha la forza per le piccole cose, la si ha anche per quelle grandi. E in futuro tutto procederà da sé, e le energie saranno state liberate per le cose che contano davvero…”

Etty Hillesum La quantità si contendono lo spazio, le qualità si completano a vicenda Dietrich Bonhoeffer
* 1945 Nasce l’ONU Organizzazione delle Nazioni Uniteù * Inizia la settimana mondiale per il disarmo
Le menti piccole sono preoccupate dalle cose straordinarie, le menti grandi da quelle ordinarie Blaise Pascal
Preghiera per Patrick Zaky
“Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso, e la saggezza per conoscerne la differenza. Vivendo un giorno per volta; assaporando un momento per volta; accettando la difficoltà come sentiero per la pace. Prendendo, come Lui ha fatto, questo mondo peccaminoso così com’è, non come io vorrei che fosse. Confidando che Egli metterà a posto tutte le cose, se io mi arrendo al Suo volere. Che io possa essere ragionevolmente felice in questa vita, e infinitamente felice con Lui per sempre nella prossima” (Preghiera del pastore protestante Reinhold Niebuhr, Serenity Prayer-Preghiera della serenità, 1934). Un’invocazione che si riflette nella preghiera pronunciata all’inizio di ogni seduta della Tavola Rotonda di Re Artù nel film First Knight-Il primo cavaliere del 1995 diretto da Jerry Zucker: “Che Dio ci conceda la capacità di riconoscere il giusto, la volontà di sceglierlo e la forza per conservarlo”. Invocazione che può essere fatta propria anche da non credenti, come asseriva l’astrofisica atea Margherita Hack, ritenendo che l’etica non derivasse dalla religione, ma da principi di coscienza che permettono a chiunque di avere una visione laica della vita, ovvero rispettosa del prossimo, della sua individualità e della sua libertà: “Non è necessario avere una religione per avere una morale. Perché se non si riesce a distinguere il bene dal male, quella che manca è la sensibilità, non la religione”.

Preghiera per la riuscita dell’obiettivo fondamentalemondiale per il disarmo nucleare: una comune battaglia con Pealink
Scusate se a volte abbiamo messo articoli con nomi di Paese assolutamente in Italia sui media

"NE MANCA SOLO UNA, SIAMO A 49 RATIFICHE. NE SERVONO 50. 

Con le ratifiche di oggi di Giamaica e Nauru sono 49 gli Stati che hanno aderito al Trattato di proibizione delle armi nucleari #TPNW: con la prossima ratifica si attiverà il percorso dell'entrata in vigore che si concluderà dopo 90 giorni. E ciò significherà per la prima volta l'esistenza di una norma internazionale che rende illegali le armi #nucleari. 

Un grande risultato degli Stati che hanno voluto sostenere l’iniziativa umanitaria e di disarmo nucleare promossa dalla società civile internazionale, a 75 anni dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki.
 
Dopo che arriviamo a quota 50 (senza l'adesione dell'Italia), e  dopo l'entrata in vigore del Trattato che avverrà dopo 90 giorni, avremo una forte base giuridica internazionale decisa dall'ONU.

#Nuclearban #ItaliaRipensaci"

Alessandro Marescotti (via news Mailing List) <news@peacelink.it> Il Presidente che ha accolto il mio appello per il trasferimento da Yahoo a Peaceling dei nostri contatti email

Perciò non diciamo:”Toglimi la prova” ma: Non ci esprre a essa.,cioè:”Siamo circondati da ogni lato da prove, e non possiamo sottrarci a esse,ma tu, o Padre nostro, aiutaci, affinché non cadiamo, non acconsentiamo alla tentazione e non ne rimaniamo vinti e oppressi”.AmenMartin Lutero
In breve:
′′ Rabin, 19 anni, da Kibbutz Harduf nel nord di Israele, è arrivata lunedì alla base di coscrizione di Tel Hashomer, dove è stata portata davanti al comitato degli obiettori di coscienza dell’IDF. La coscrizione militare è obbligatoria per la maggior parte degli israeliani ebrei.′′ Questo è il terzo periodo di carcerazione di Rabin, mentre il suo appello alla commissione degli obiettori di coscienza è ancora in sospeso. È stata imprigionata per la prima volta in agosto dopo essere comparsa davanti al comitato per chiedere un’esenzione. È stata processata e condannata a due diversi periodi di carcerazione, tra cui Rosh Hashanah, il Capodanno ebraico.”

In questa data nel 2005 (24 ottobre), Rosa Parks morì a Detroit, Michigan. (Nato il 4 febbraio 1913 a Tuskegee, Alabama) Attivista per i diritti civili. Avvocato della resistenza non violenta. Seppellito nel cimitero di Woodlawn, Detroit.~ La serie di cimiteri della Marginal Mennonite Society HeroesSono contento che dei circoli politici locali di Possibile abbiano usato il nome di Rosa Parks – Civati rimane un esponente politico molto attento e solidale alla lotta di Patrich Zaky quasi tutti i giorni sui social

Buon compleanno, Nancy Meek Pocock (ottobre. 24, 1910 marzo 1998). Quacchero. Pacifista. Attivista della pace. Nato a Chicago, Illinois. Si trasferì a Toronto, in Canada, con suo padre ministro nel 1920, quando aveva 10. anni. Nel 1950, Nancy e suo marito, Jack, si unirono ai Quakers. Durante la guerra del Vietnam, i Pococks hanno aperto la loro casa per draft dodgers degli Stati Uniti. Hanno anche iniziato a riparare i rifugiati vietnamiti. Per i prossimi tre decenni la loro casa fu un rifugio per profughi di ogni genere. Nel 1978, Nancy ha ricevuto la medaglia di amicizia dalla Repubblica Socialista del Vietnam. Negli anni 1980 è stata coinvolta negli sforzi per accogliere i rifugiati centroamericani a Toronto. Pochi giorni prima della sua morte, sdraiato su un letto al pronto soccorso, stava ancora firmando dei documenti per conto dei suoi amici profughi. Seppellito nel terreno di sepoltura degli amici, Newmarket, Ontario, Canada.~ La serie Eroi della Marginal Mennonite Society
Buon compleanno, Fritz Eichenberg (ottobre. 24, 1901-Novembre. 30, 1990). Quacchero. Pacifista. Illustratore. Scrittore. Educatrice. Più noto per i suoi tagli di legno che riguardano argomenti legati alla religione, alla giustizia sociale e alla non violenza. Nato in una famiglia ebraica a Colonia, Germania. Convertito al quaccherismo a New York nel 1940. Fritz è stato strettamente associato al Dorothy Day e al Movimento Cattolico dei Lavoratori. Molte delle sue incisioni sono apparse (e appaiono ancora) sulle pagine del quotidiano The Catholic Worker. Morto in pace Dale, Rhode Island.~ La serie Eroi della Marginal Mennonite Society
Buon compleanno, Belva Ann Lockwood (ottobre. 24, 1830-19 maggio 1917). Suffragist. Pacifista. Avvocato. Maestro. Attivista della pace. Nel 1884 è stata nominata dal Partito degli Equal Rights per candidarsi presidente degli Stati Uniti. Le donne non sono state in grado di votarla, eppure il suo conteggio ufficiale era di 6,000 voti. Sono stati espressi molti altri voti per lei, ma le autorità locali non erano disposte a tabularle. Corse di nuovo nel 1888. Nata a Royalton, New York. Morto a Washington, D.C. Seppellito nel cimitero del Congresso, 1801 E Street SE, Washington, D. C ‘ è~ La serie Eroi della Marginal Mennonite Society
Le poesie di David Herr
In the midst
Of worry and sorrow
I trust in God

For a better tomorrow


In mezzo

Di preoccupazione e dolore

Mi fido di Dio

Per un domani migliore

Sunshine
Or rain
God knows
Your joy and pain

Il sole

O la pioggia

Dio sa

La gioia e il dolore

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Pagina sportiva di Maurizio Benazzi

Tennis

Jannik Sinner è “il” tennista italiano: è il più giovane classificato tra i 100 della classifica mondiale ATP, dove è nº 46 (Parigi). Nelle prove all’inizio carriera del Grande Slam ha raggiunto i quarti di finale al Roland Garros nel ’20, E’ l’italiano a essersi spinto così avanti in un Major.Vincitore di 3 titoli Challenger e 2 ITF, E’ il giovane tennista a essersi aggiudicato le NextGen ATP Finals, nell’ed. ’19.  I colleghi dell’ATP lo hanno chiamato rivelazione dell’anno.Fa il suo debutto senza successo nel circuito professionistico nel 9/15, all’età di 14 anni e solo a fine 1/18, a 16 annii, vince il suo primo incontro nel tabellone principale di un torneo professionistico. Nel Future Egypt F3 entra a Sharm El Sheikh per la prima volta nella classifica mondiale. Seguono anche sconfitte e arresti. Ma nel febbraio 2019 la svolta: prende parte, grazie a una wild card, al torneo Challenger 80 di Bergamo. Nell’atto conclusivo trionfa. Sinneer conquista così il suo primo titolo di categoria diventando il primo giocatore al mondo nato nel 2001 – e il 21º più giovane della storia – col titolo del circuito Challenger.Beneficiando ancora di una wild card, prende parte al Future M25 Ata Battisti di Trento dove si aggiudica il suo primo titolo ITF superando tutti. Vince poi vince il 3 titolo consecutivo, aggiudicandosi la finale disputata. Le vittorie e le sconfitte si succedono. A 17 anni Sinner disputa e vince il suo primo incontro in un torneo Masters 1000.  A s-Hertogenbosch disputa per la 1 volta le qualificazioni di un torneo ATP per diritto di classifica, dove non aveva mai giocato, ma non c’entra l’obbiettivo come poi è anche accaduto a Wimbledon e ad Aptos. A Flushing Meadows entra per la 1 volta nel tabellone principale di un torneo del Grande Slam: E’ il secondo giocatore italiano più giovane della storia a disputare un Major sebbene non vince come a s. Pietroburgo e a Orleans. Grazie a una wild card prende parte all’ATP 250 di Anversa dove raggiunge per la prima volta una semifinale nel circuito maggiore, più giovane italiano di sempre a spingersi così avanti in un torneo ATP,  pur non centrando la vittoria finale. Alle Next Generation ATP Finals, giunge in finale, dove trionfa in 3 set, diventando, a 18 anni, il più giovane vincitore nella storia del torneo. Disputa il suo ultimo torneo di stagione a Ortisei e diventa così il secondo tennista più giovane di sempre ad aver vinto 3 titoli di categoria nella stessa stagione. Nel 12/2019 i colleghi dell’ATP gli conferiscono il premio di “Newcomer of the Year”, tennista rivelazione dell’anno. Seguono anche alcune battute d’arresto ma riesce a salire al nr° 68 della classifica planettaria. A autunno ’20 diventa numero 7 del mondo, che equivale al più giovane italiano di sempre nel raggiungere i quarti di finale in una prova del Grande Slam!

Calcio

Il colosso di Jeff Bezos che vuole crescere anche nel mondo del calcio in Italia

Ieri soprattutto sui giornali sportivi si leggeva la silenziosa avanzata in punta di piedi della multinazionale americana Amazon con l’acquisto del solo pacchetto per le 16 migliori gare del mercoledì (A2) più la Supercoppa. Si tenta in breve di sbarcare in un mercato che ha un potenziale enorme e conquistare nuovi abbonati e utili significativi.

Non è tutto. Il precedente Champions apre nuovi orizzonti anche nella battaglia per i diritti tv del campionato, da sempre argomento delicatissimo. Soprattutto in tempo di pandemia mondiale ove il calcio soffre. Una iniezione di denaro fresco di Amazon non può essere valutata che positivamente, soprattutto dopo il parziale disincanto dell’ingresso di Danz, coi suoi chiaroscuri in termini di affari. Danz infatti sembra essere tagliata fuori dal business nonostante tempo fa si pensava il contrario.

In pratica si sta delineando la situazione che chi non volesse perdersi nemmeno una gara dovrebbe sottoscrivere due abbonamenti: quello ormai ampiamente rodato per Sky e quello totalmente nuovo legato a Prime Video di Amazon, che ha costi molto diversi se si sceglie la versione mensile rispetto ad esempio all’annuale.

Devo essere sincero che l’attuale costo annuale di Prime permette di ottenere anche innumerevoli servizi di tutto rispetto e che sono ben evidenziati dalla piattaforma, con un giro di incassi che fa da tempo tremare il piccolo commercio locale. Vani sono i tentativi delle economie locali di contrastare il commercio on line in primis di Amazon, che tocca anche il secondo mercato in paesi lontani come la Cina.

Tutto nasce tecnicamente dalla piattaforma OTT, la grande novità della prossima stagione di Champions League. Ne sentirete presto parlare a lungo. Solo ieri si è infatti conclusa la trattativa tra i broadcaster e l’Uefa per i diritti tv in Italia nel triennio 2021/24 e oltre a Sky e Mediaset, che sono riuscite a conservare la loro posizione privilegiata, un pacchetto è andato infatti ad Amazon. Possiamo immaginare che la corsa all’affare non terminerà quest’anno. Anzi è appena iniziata. E potranno anche esserci interminabili dibattiti sugli aspetti fiscali della mossa a sorpresa. C’è tempo per capire e confrontarsi. Anche con la lenta Unione Europea

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A passo spedito verso il Medioevo in Polonia

  • La Polonia ora vieta l’aborto anche se il feto ha gravi malformazioni
 Attiviste anti-aborto protestano davanti alla corte costituzionale polacca a Varsavia (AP Photo/Czarek Sokolowski)
 Attiviste anti-aborto protestano davanti alla corte costituzionale polacca a Varsavia (AP Photo/Czarek Sokolowski)

La legge sull’aborto polaccaera già tra le più restrittive e punitive in Europa (la supera solo Malta). Adesso lo è ancora di più: la Corte costituzionale ha vietato l’interruzione di gravidanza in caso di gravi malformazioni del feto. La presidente della Corte, Julia Przylebska, ha affermato che la legislazione che lo permetteva era «incompatibile» con la Costituzione del Paese, che tutela «il diritto alla vita». Ma non altrettanto quello all’autodeterminazione delle donne.

I giudici così hanno messo fuori legge il più comune dei pochi motivi previsti per abortire nel paese a maggioranza cattolica. D’ora in poi l’aborto sarà consentito in Polonia solo nei casi di stupro, incesto o minaccia alla salute e alla vita della madre, che corrispondono solo al 2% circa delle interruzioni legali di gravidanza effettuate negli ultimi anni, come riporta l’agenzia Reuters. Nel 2019, negli ospedali polacchi infatti sono stati praticati 1.100 aborti circa (in Italia sono stati circa 80 mila), quasi tutti in base all’articolo ora dichiarato illegale, come racconta il settimanale Spiegel, sempre attento alle vicende della vicina Polonia. Già prima di questa sentenza molte polacche che volevano interrompere una gravidanza lo facevano all’estero (se potevano permetterselo).

La sentenza è stata voluta e ottenuta dal Partito della legge e della giustizia (PiS) al governo, i cui parlamentari hanno fatto ricorso alla Corte costituzionale polacca, nonostante la forte opposizione nel Paese a ulteriori limitazione all’aborto. «La sentenza ora emessa dà alla maggioranza di governo nel parlamento di Varsavia il via libera ad approvare un disegno di legge per criminalizzare l’aborto dei feti malformati. La legge entrerà in vigore solo dopo essere stata confermata dal presidente Andrzej Duda. Tuttavia, il capo dello Stato conservatore ha già dichiarato il suo sostegno al progetto di legge, scrive lo Spiegel.

La sentenza ha suscitato proteste e critiche in patria (l’ex primo ministro polacco ed ex presidente del Consiglio dell’UE Donald Tusk ha detto che «mettere all’ordine del giorno la questione dell’aborto e la decisione di un tribunale pseudo-giudiziale nel bel mezzo di una pandemia dilagante è più che cinico») e soprattutto nell’Unione europea. La commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha affermato su Twitter che la sentenza praticamente «equivale a un divieto» di abortire e «viola i diritti umani». Dello stesso tenore il commento dell’europarlamentare tedesca dei Verdi Terry Reintke che fa notare come la Corte costituzionale polacca sia di fatto «sotto il controllo politico del partito al potere» (la Polonia è stata richiamata più volte dall’Ue perché ha cancellato l’indipendenza della magistratura sottomettendola al potere politico).

Quella contro l’autodeterminazione delle donne è solo l’ultima di una serie di limitazioni ai diritti umani imposte dalle autorità polacche ai suoi cittadini, in particolare alle minoranze sessuali. Molte amministrazioni controllate dal PisS si sono per esempio dichiarate «libere da lgbt» e la Polonia ha anche sequestrato ovuli ed embrioni delle donne non sposate che si erano rivolte alle sue cliniche per la fertilità, dopo aver vietato loro l’accesso alla fecondazione medicalmente assistita.

Elena Tebano (Corsera)

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Meeting Minutes

Meeting Minutes del 23/10/2020

ANNA FRANK: “Siamo stati costretti a ricordarci di essere ebrei incarcerati in casa, privi di diritti, con migliaia di doveri. Noi ebrei non possiamo far valere i nostri sentimenti, dobbiamo essere coraggiosi e forti, prenderci tutte le grane senza lamentarci, dobbiamo fare quello che possiamo e avere fiducia in D-o. Prima o poi questa terribile guerra finirà, e torneremo a essere uomini e non soltanto ebrei!” (Martedì, 11 aprile 1944).

Ancora Nord e Sud oppure “Sud e Nord”?Sordi quelli immersi nella materialità opulenta del Nord e nudi quelli immersi nella nudità materiale del Sud.

Giuliana Martirani


* 1915 A New York 30000 donne chiedono il diritto di voto* 1920 nasce in Bucovina Paul Celan, poeta rumeno ebreo di lingua tedesca


“Limitandoci a ciò ch’è doveroso non arriviamo mai a osare l’azione che avviene a partire dalla propria responsabilitàDietrich Bonhoeffer,

con sua preghiera allo Spirito Santo che invochiamo su di Noi e su Patrick Zaky in particolare.


Signore,fà tacere in noi

ogni altra voce

che non sia la tua

affinchè non troviamo condanna

nella tua parola letta

ma non accolta meditata

ma non amata pregata

ma non custodita

contemplata

ma non realizzata

manda il tuo Spirito Santo

ad aprire le nostre menti

e a guarire i nostri cuori.

Solo così il nostro incontro con la tua parola

sarà rinnovamento dell’alleanza

e comunione con Tee il Figlio e lo Spirito Santo

Dio benedetto nei secoli dei secoli.

Amen.


Desidero ringraziare Gesù per l’aggiudicazione di un bando regionale lombardo per la politica attiva di reinserimento lavorativo, mostrato con la partecipazione al corso per giornalismo sportivo. Sono una discreta somma di denaro che servirà a pagare il  fitto e le spese di un alloggio comunale in cui abito.
Merito è di Manpower che finanzia Formatemp per corsi formativi per disoccupati. Una Agenzia del lavoro che a torto non viene indicata dagli addetti ai lavori interpellati come riferimento per gli invalidi.

Umana e Adecco si sono dimostrate in tre mesi solo assenti, fuorvianti e senza proposte. Gran confusione e inconcludenza operativa, pur sapendo la mia esigenza specifica.

Signore ti consegno le tante domande alle quali, malgrado tutti i miei sforzi, non so rispondere, ti consegno tutte le speranze deluse.Non provo più a varcare porte sbarrate, aspetto te. Tu spalancherai quelle porte. Mi consegno a te, Ti appartengo, o Dio. Tu mi afferri nelle tue mani salde. Ti ringrazio.

(Jörg Zink)


La seducente attualità di Paul Tillich

Il 22 ottobre 1965 muore a Chicago Paul Tillich, uno dei maggiori teologi del Novecento. Tedesco, emigrato negli USA per sfuggire al nazionalsocialismo, Tillich è forse l’esempio più classico di un tipo di teologia che vive in dialogo con la filosofia e con la cultura, alla ricerca di un linguaggio comprensibile per l’essere umano secolare (se ne parlava, abbondantemente, già allora). Gli esiti potrebbero essere discussi: che ad esempio l’espressione “Ultimate concern” (approssimativamente tradotta in italiano con “fine ultimo”) sia più chiara della parola “Dio”, è per lo meno dubbio. In ogni caso, il pensiero di Tillich resta una sfida e uno stimolo per tutti coloro che uniscono la passione per l’evangelo e quella per l’ascolto dell’umano, anche nella sua espressione culturale.

Preghiera per l’impegno metapolitico dei nostri lettori per cambiare la società


I signori del mondo vanno; tu, nostro Signore, vieni,

Fa’ conoscere a tutti i popoli il tuo volere affinché vivano secondo esso.

Ferma ogni guerra e ogni violenza.

Guardaci dalle forze di distruzione che sono nelle mani degli esseri umani.

Amen


Solidarietà con Hallel Rabin, che ieri ha iniziato una condanna di 25 giorni in carcere militare per essersi rifiutato di entrare nell’esercito israeliano per le sue politiche nei confronti dei palestinesi. Questo è il suo terzo periodo di carcerazione da agosto.′′ Le persone al potere istituiscono una politica di occupazione e di oppressione di un’intera nazione,” ha scritto Rabin nella sua dichiarazione di rifiuto all’inizio di quest’anno. ′′ Non prenderò parte ad un sistema basato su disuguaglianza e paura. Viviamo in una realtà che ci solleva per essere violenti, e mi rifiuto di prendervi parte o di stare zitti.”

In memoria


Mary Lou Goertzen (agosto. 2 ottobre 1929 20, 2020)Mennonita. Quacchera. Pacifista. Avvocatessa per uno stile di vita semplice.

In questa data nel 1544 (23 ottobre), un eccentrico predicatore di strada di nome Eloy Pruystinck fu bruciato sul rogo ad Anversa, Belgio.Eloy è solitamente definito ′′ libertino spirituale ′′ o ′′ spiritualizzatore ′′ o ′′ spiritualista.” L ‘ enciclopedia globale mennonite Online (GAMEO) riconosce tuttavia nel suo articolo su Eloy che è stato anche lui, per un certo periodo, un leader anabaptista.È stato certamente uno dei personaggi più radicali della ′′ Riforma Radicale.” Tra l’altro, ha insegnato che: (a) ogni essere umano ha lo Spirito Santo; (b) lo Spirito Santo è nella realtà i poteri di ragionamento di una persona ; (c) l’inferno non esiste; e (d) tutti si godono la vita eterna.Probabilmente Eloy conosceva David Joris. È anche possibile che conoscesse Hans Denck. All’altezza della sua influenza, Eloy aveva migliaia di follower ad Anversa, ad Amsterdam e oltre. È stato attivo dagli anni 1520 fino al momento della sua esecuzione nel 1544. Ha avuto una carriera molto più lunga della maggior parte dei leader anabaptisti. (Ma non leggete di lui nei libri di storia mennonita. Non è vero Dopo la sua cattura nel luglio 1544, Eloy tentò di salvargli la vita ritrattando. La ricantazione aveva già lavorato per lui una volta, nel 1526, quando la sua vita fu risparmiata ed è riuscito a continuare a predicare altri 18 anni. Ma stavolta non ha funzionato. Eloy è uno degli Anabaptisti preferiti della MMS.

~ La serie di esecuzioni anabaptiste della Marginal Mennonite Society


In questa data nel 2016 (23 ottobre), morì Katie Funk Wiebe. (Nata il 15 settembre 1924.) Fratelli mennoniti. Pacifista. Femminista. Scrittrice e educatrice. Storyteller di Saggio. Colonnista. Speaker. Storico. Insegnante di lunga data al Tabor College (1966-1990). Autrice di ′′ Solo: Una ricerca di gioia ′′ (1976), ′′ Border Crossing: A Spiritual Journey ′′ (1995), e ′′ La Figlia del negozio: A Memoir ′′ (1997). ), tra le altre opere. Nata a Laird, Saskatchewan. Morta a Wichita, Kansas. Seppellita nel cimitero di Gnadenau, Hillsboro, Kansas.

~ La serie di cimiteri della Marginal Mennonite Society Heroes

Buon compleanno, Joost Hiddes Halbertsma (ottobre. 23, 1789-Febbraio. 27, 1869)! Ministro mennonite olandese. Poeta e linguista frisone. Scrittore prolifico. Pastore del Doopsgezinde Kerk (chiesa mennonita) a Bolsward, Paesi Bassi, dal 1814 al 1821. Pastore del Doopsgezinde Kerk a Deventer, Paesi Bassi, dal 1821 al 1856.Nel 1843 Joost pubblicò un libro sulle origini mennonite in cui sosteneva che esisteva un collegamento valdese. È un’idea invitante, ma oggi nessuno la prende sul serio. Nello stesso anno, pubblicò un libro sul Buddismo (un primo lavoro sull’argomento in Occidente).La più strana eredità di Joost è la sua associazione con un manoscritto anonimo noto come ′′ Thet Oera Linda Bok.” È stato scritto nell’antico frisone, la lingua nativa della Frisia (Paesi Bassi settentrionali). Si prefigge di coprire una serie di eventi e personaggi che ritornano fino al secondo millennio B.C.E. Il testo dice che l’Europa, nell’antichità, è stata governata da una successione di madri folk e sacerdotesse dedicate alla dea Frya. Si afferma anche che l’alfabeto e la cultura frisone non solo precedevano ma ispiravano gli alfabeti e le culture greci e fenici. Joost era un frisone nativo ed esperto nella storia e nella cultura della Frisia. Diversi investigatori moderni hanno quindi concluso che è stato l’autore del libro di Oera Linda e che lo ha scritto come esercizio personale nel folclore fantasioso. (Fu solo dopo la morte di Joost che il manoscritto fu ritirato da altri, preso sul serio e pubblicato. Non è vero Nato a Grou, Olanda. Morto a Deventer, Olanda. Seppellito nel vecchio cimitero di Deventer, Deventer.

~ La serie Eroi della Marginal Mennonite Society

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Rilasciare i prigionieri di coscienza in Egitto. Parlamentari europei e Usa scrivono ad al-Sisi

22.10.2020 – Amnesty International

Rilasciare i prigionieri di coscienza in Egitto. Parlamentari europei e Usa scrivono ad al-Sisi
(Foto di wikipedia.org)

Negli ultimi giorni, almeno 278 parlamentari europei e statunitensi hanno inviato lettere pubbliche al presidente Abdelfattah al-Sisi denunciando la situazione dei prigionieri di coscienza in Egitto. A dimostrazione della crescente preoccupazione sul tema, 84 membri del Parlamento europeo138 membri di parlamenti nazionali europei e 56 membri delle due camere del Congresso Usa hanno sollecitato il presidente al-Sisi a porre fine all’ingiusto imprigionamento di difensori dei diritti umani, giornalisti, avvocati e attivisti politici finiti in carcere solo per aver esercitato i loro diritti fondamentali.

Le sette organizzazioni non governative (*) che hanno promosso l’iniziativa considerano l’azione dei parlamentari tempestiva e assai necessaria per porre rimedio alla terribile situazione dei diritti umani in Egitto e chiedono a loro volta al governo del Cairo di rilasciare tutti coloro che sono detenuti solo per aver esercitato in modo pacifico i loro diritti. È giunto davvero il momento che le autorità egiziane rispettino i diritti alla libertà d’espressione, di associazione e di manifestazione pacifica e spezzino il circolo dell’impunità per le gravi violazioni dei diritti umani in corso nel paese.

Soprattutto nell’attuale periodo, in cui i rischi per la salute sono aggravati dalla pandemia da Covid-19, i parlamentari europei e statunitensi chiedono al presidente egiziano di dare priorità ai diritti dei detenuti.

Le lettere dei parlamentari, inviate una dopo l’altra, riflettono le preoccupazioni espresse in precedenza dall’Ufficio dell’alta commissaria per i diritti umani delle Nazioni Unite, dagli esperti delle Nazioni Unite sui diritti umani e da organismi internazionali che si occupano di sanità ed esprimono crescente preoccupazione per il clima d’impunità dominante in Egitto.

Le lettere sono state inviate in una fase di continuo deterioramento della situazione dei diritti umani in Egitto, appena poche settimane dopo l’ulteriore ricorso alla forza illegale, agli arresti di massa e alla censura nel contesto delle proteste contro il peggioramento dell’economia. Nonostante gli enormi rischi per la loro vita, la loro incolumità e la loro libertà, gli egiziani continuano a far ascoltare la loro voce.

Il governo del Cairo ha persino strumentalizzato la pandemia da Covid-19 per restringere ulteriormente le libertà fondamentali e ridurre al silenzio ogni critica nei confronti del modo in cui ha gestito l’emergenza sanitaria.

Alcuni dei prigionieri di coscienza menzionati nelle lettere dei parlamentari, tra cui Ramy Shaath e Zyad el-Elaimy, sono detenuti senza processo da oltre un anno solo a causa del loro pacifico attivismo politico. Avvocati per i diritti umani come Mohamed al-Baqer e Mahienour al-Massry, a loro volta citati nelle lettere, sono in carcere per aver difeso vittime di sparizione forzata e di detenzione arbitraria.

Le lettere riportano i nomi anche di Esraa Abdel FattahSolafa MagdyHossam al-Sayyad e Mahmoud Hussein, giornalisti imprigionati per i contenuti critici dei loro articoli o delle loro opinioni, e includono anche i ricercatori sui diritti umani Patrick Zaki e Ibrahim Ezz el-Din, che si trovano in detenzione preventiva a dimostrazione della politica di “tolleranza zero” nei confronti dell’attivismo per i diritti umani.

(*) EuroMed RightsACAT FranceAmnesty International, Istituto del Cairo per gli studi sui diritti umaniFederazione internazionale dei diritti dell’uomo e Organizzazione mondiale contro la tortura (entrambe nell’ambito dell’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani) e The Freedom Initiative.

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Caccia italiani di Leonardo-Finmeccanica per l’infinita guerra in Nagorno-Karabach

21.10.2020 – Antonio Mazzeo

Caccia italiani di Leonardo-Finmeccanica per l’infinita guerra in Nagorno-Karabach
(Foto di youtube)

La prossima guerra per il controllo della regione del Nagorno-Karabach nel Caucaso meridionale si combatterà con i caccia prodotti in Italia dal gruppo Leonardo-Finmeccanica.

Alla vigilia dell’esplosione dell’ennesimo conflitto tra Armenia e Azerbaijan che ha già causato la morte di centinaia di civili, il 20 febbraio 2020 l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo e il ministro della Difesa del regime azero Zakir Hasanov, hanno sottoscritto una Dichiarazione d’Intenti in vista di un più articolato accordo di cooperazione industriale per la fornitura alle forze armate del paese caucasico di caccia-addestratori avanzati Alenia Aermacchi M-346 “Master” da produrre in Italia.

L’intesa è stata raggiunta in occasione della contestuale visita in Italia del Presidente dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev. Le trattative per la commessa dei caccia di Leonardo-Finmeccanica era stata avviata nell’autunno 2018; secondo indiscrezioni circolate nella stampa azera, le autorità militari nazionali avrebbero ordinato una decina di velivoli con un’opzione per altri 15. “Quello con Leonardo sarà un accordo davvero importante”, ha riportato Ilham Aliyev sul sito web ufficiale della Presidenza della Repubblica dell’Azerbaijan. “Esso consentirà di aprire una nuova pagina nella nostra collaborazione e di modernizzare ancora di più la nostra infrastruttura difensiva, una delle mie priorità di governo”.

Progettato per l’addestramento dei piloti dei cacciabombardieri di quinta generazione come l’Eurofighter “Typhoon” (prodotto dal consorzio europeo Leonardo – Airbus Group – Bae Systems) e l’F-35A Joint Strike Fighter di Lockheed Martin, l’M-346 “Master” è già stato acquistato dalle forze armate di Italia, Singapore, Israele e Polonia. In Azerbaijan sostituirà gli obsoleti caccia-addestratori L-29 “Delfin” e Aero L-39C “Albatros”; insieme ai velivoli sarà acquisito il Ground Based Training System, un sistema integrato che consentirà agli allievi pilota di familiarizzare con le procedure addestrative e anticipare a terra le attività che saranno poi sviluppate in volo.

Come anticipato da Ares Osservatorio Difesa in un articolo pubblicato il 25 febbraio 2020, l’ordine dell’Aeronautica azera non si limiterebbe alla versione da addestramento dell’M-346, ma sarebbe prevista anche quella per l’attacco aereo. “In questo modo gli azeri potrebbero implementare i missili da crociera turchi della Roketsan SOM-B1 appena acquistati e modernizzare di conseguenza la componente aerotattica”, ha spiegato Ares. Anche nel caso della vendita dei velivoli ad Israele, i “Master” sono stati convertiti per gli attacchi contro obiettivi terrestri e navali. “Per la sua flessibilità, il velivolo M-346 può essere configurato come un accessibile advanced defence aircraft per ruoli operativi”, spiegano i manager dell’holding italiana. “Dall’inizio del programma esso è stato concepito anche con l’obiettivo di fornire un aereo da combattimento multiruolo molto capace, particolarmente adatto per l’attacco a terra e di superficie compreso il CAS (Close Air Support), COIN (COunter INsurgency) o anti-nave, nonché le missioni di polizia aerea”.

Sempre secondo Ares Osservatorio Difesa, nel corso dei recenti colloqui con Leonardo-Finmeccanica, l’Azerbaijan avrebbe mostrato interesse anche all’acquisto del nuovo convertiplano Augusta-Westland AW609, velivolo da guerra a decollo e atterraggio verticale già ordinato dalle forze armate degli Emirati Arabi Uniti.

“Nella regione contesa del Nagorno-Karabakh auspichiamo una de-escalation”, aveva dichiarato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a conclusione della sua missione a Bruxelles, il 2 ottobre scorso. “Tutti i soggetti coinvolti devono evitare una spirale di violenza, un conflitto militare che ovviamente non può giovare alle popolazione interessate né a nessuno. Dobbiamo soprattutto evitare che ci siano interventi esterni che possano complicare ancor di più e cristallizzare questo conflitto”. Sagge considerazioni quelle del premier, peccato che nessuna forza politica in Italia abbia ricordato che appena otto mesi il governo aveva brindato per il nuovo accordo multimilionario della grande holding a capitale pubblico per la produzione di sistemi di morte, nonostante fosse chiaro a livello mondiale che il partner azero si avviasse ad un nuovo conflitto in Nagorno-Karabach.

Una pesante ingerenza italiana nella pluridecennale contesa tra Azerbaijan e Armena che non è invece sfuggita ai media e alle autorità di Yerevan. Il 15 ottobre PanArmenian.Net ha dedicato un lungo articolo all’affaire M346. “Leonardo S.p.A., una scoietà italiana specializzata nel settore aerospaziale, della difesa e della sicurezza sta pianificando di consegnare i caccia d’attacco M-346FA a un cliente internazionale, molto probabilmente all’Azerbaijan”, riportava l’organo di stampa. “L’Azerbaijan sta programmando di acquistare il caccia nella versione d’attacco. Se è fuori di dubbio che l’Azerbaijan acquisterà il caccia italiano, li utilizzerà scuramente per non colpire non solo obiettivi militari in Nagorno-Karabakh ma anche la popolazione civile che vive nella zona di conflitto”.

La cooperazione industriale-strategica tra il regime azero e Leonardo-Finmeccanica ha preso il via nel 2012 con la vendita alla compagnia aerea nazionale di 10 elicotteri prodotti da Augusta Westland (società controllata da Leonardo) per il trasporto offshore e del personale VIP, i servizi medici d’emergenza, la ricerca e il salvataggio. L’1 marzo 2017, alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, l’allora amministratore delegato di Leonardo, Mauro Moretti, firmò a Baku un accordo con la società petrolifera statale azera SOCAR per “incrementare la sicurezza fisica e cyber delle infrastrutture per gli approvvigionamenti energetici e garantire maggiore efficienza alle attività della società azera attraverso le tecnologie di Leonardo”.

Al centro dell’accordo, in particolare, la “sicurezza” del nuovo gasdotto in via di realizzazione da parte di SOCAR che consentirà di far arrivare in Europa oltre 20 miliardi di metri cubi l’anno di metano azero. Lungo oltre 4.000 km., il gasdotto partirà dal Caucaso meridionale, attraverserà la Georgia (tratto Scpx), quindi la Turchia (Tanap), la Grecia e l’Albania per arrivare in Puglia (Tap). Tra le aziende italiane partner di questo maxi-progetto energetico spicca in particolare il gruppo Snam S.p.A. di San Donato Milanese, mentre in qualità di sub-contractor compaiono ENI, Maire Tecnimont e Saipem.

Attualmente l’Italia è il principale partner commerciale dell’Azerbaijan (l’interscambio è stimato in sei miliardi di euro l’anno) nonché il primo destinatario dell’export petrolifero della repubblica caucasica. Il Ministero degli Affari Esteri stima che siano oltre 3.000 le imprese italiane che hanno investito nell’economia azera; Eni e il gruppo bancario Unicredit avrebbero da soli interessi in Azerbaijan per quasi 600 milioni di dollari.

Nel corso della visita a Roma – lo scorso febbraio – del presidente Ilham Aliyev, oltre all’intesa con Leonardo-Finmeccanica per i caccia M-346, il governo azero ha sottoscritto altri 16 accordi di partenariato con l’Italia nel settore tecnologico, commerciale, energetico, agroindustriale e manifatturiero. Oltre che dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Ilham Aliyev è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dalla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, da quello della Camera dei Deputati Roberto Fico, dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. Una missione in terra italica quella del capo di stato azero che il Capo del dipartimento Politica estera della Repubblica caucasica, Hikmat Hajiyev, ha definito “fondamentale” per “dare una sferzata alla nostra cooperazione economica”. “L’Italia è un partner strategico importante dell’Azerbaigian nell’Unione europea e il dialogo politico è basato sulla comprensione e il rispetto reciproco e ci sosteniamo a livello internazionale vicendevolmente”, ha aggiunto Hajiyev. Rispetto e sostegno che Roma non sta facendo mancare neanche in questi mesi segnati da violenti bombardamenti nel martoriato Nagorno-Karabach.

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Meeting Minutes per Patrik Zaky! Lui non è solo dietro le sbarre di una prigione assediata dal Covid

Meeting Minutes per Patrik Zaky

(Per sei mesi siamo abbonati on line al Corriere della Sera, per prova)

“I giudici del Cairo hanno respinto il ricorso presentato dai legali di Patrick Zaki, il ricercatore di 28 anni ormai da otto mesi nel braccio di massima sicurezza di Tora, in attesa di giudizio. Il giovane è comparso in aula, ha riferito inoltre la legale. L’udienza era stata segnalata ieri dalla rete degli attivisti che chiede la sua liberazione. Ad essere stata impugnata era la decisione di rinnovo della carcerazione di altri 45 giorni pronunciata il 7 ottobre e che tiene Patrick in una prigione del complesso carcerario di Tora, all’estrema periferia sud del Cairo.

Dopo una prima fase di cinque mesi di rinnovi quindicinali ritardati dall’emergenza Covid, per Patrick ora si è in quella dei prolungamenti di 45 giorni. La custodia cautelare in Egitto può durare due anni. Le accuse a suo carico sono basate su dieci post di un account Facebook che i suoi legali considerano fake ma che hanno configurato fra l’altro i reati di diffusione di notizie false, incitamento alla protesta e istigazione alla violenza e ai crimini terroristici, reati che secondo Amnesty gli fanno rischiare fino a 25 anni di carcere. «È urgente, importante, che questo mese che manca alla prossima udienza il Governo italiano non lo lasci passare aspettando di arrivare a quella data. Sono 30 giorni in cui è fondamentale fare qualcosa di più, di concreto, nei confronti del Governo egiziano perché scarceri Patrick», ha dichiarato all’Ansa Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, commentando la notizia del ricorso respinto sulla detenzione di Patrick Zaki. «A Patrick – aggiunge Noury – resta dunque ancora almeno un mese da trascorrere in quel carcere durissimo dove è entrato il Covid-19, che è la prigione di Tora, al Cairo. Il ricorso è andato male ma la pressione internazionale cresce – sottolinea -. Ci sono quasi 300 parlamentari europei e statunitensi che hanno scritto al presidente egiziano Al Sisi per chiedergli di liberare tutti i prigionieri di coscienza. È il segnale che ci si sta muovendo».” (Corsera on line)

Noi continuiamo a pregare Gesù perchè come cristiani siamo tenuti a non disperare mai sull’aiuto dell’Eterno. Così hanno fatto i padri Abramo Isacco e Giacobbe così faceva Gesù, fuori e dentro il tempio. Manteniamo sui siti la notizia su Patrick al primo posto. Non può essere non letta.

“Dio, nel Tuo mondo si soffre molto e in maniera atroce; a volte lo avverto, almeno in parte, sulla mia stessa pelle. E anche per questo sono prima di tutto grata che una lontana eco risuoni anche in me e che io possa in questo modo capire e sentire l’umanità sempre meglio.”

Etty Hillesum


Il nostro esseri cristiani consiste oggi solamente in due cose: nel pregare e nel fare il giusto tra gli uomini : tutto il pensiero, la divulgazione e l’organizzazione delle faccende del cristianesimo devono rinascere da questo pregare e da questo fare.

Dietrich Bonhoeffer

* 1992 muore a Roma lo scrittore Carlo Bernari

* San Giovanni Paolo (cattolici)

E’ destino che mescola le carte, ma è l’uomo che gioca la partita Victor Hugo


Preghiera per la libertà di Patrick Zaky


Abbiamo bisogno di pane e vino. I doni di Dio nelle nostre mani ci aprono gli occhi e ci rendono ricchi. Quando spezziamo e condividiamo il pane gli affamati vengono saziati, gli scoraggiati ricevono coraggio, i tristi imparano a ridere.La’ lo spirito di Gesu’ e’ in mezzo a noi, e crea piu’ di cio’ che vediamo: pace, giustizia, vita per tutti.

Amen


′′ Vera Maloff ricorda un dipinto della sua infanzia: gli uomini gettano le pistole in un falò infuriato anellato dai membri della comunità che cantano preghiere. La scena commemora un giorno nel giugno 1895 in cui i Doukhobors russi bruciarono le loro armi, rinunciando alla guerra e al servizio obbligatorio nell’esercito dello zar. Perseguiti dal governo russo per il loro devoto pacifismo, oltre 8,000 Doukhobors migrarono dalla Russia al Canada nel 1899, sistemandosi in quello che ora è noto come Saskatchewan. Speravano che il Canada fosse un rifugio sicuro per loro; per molti, non lo era.”


Per un cristianesimo nonviolento, ricordiamo ieri

In questa data nel 1536 (21 ottobre), Obbes Sybout fu eseguito decapitando a Leeuwarden, Frisia, Paesi Bassi. Era un anabaptista. Fu ribattezzato nell’inverno del 1534. Presto fu arrestato ma rilasciato dopo aver ritrattato. Il suo ultimo arresto è arrivato un paio di anni dopo. (Immagine: il complesso carcerario di Leeuwarden, luogo di molte esecuzioni. Non è vero~ La serie di esecuzioni anabaptiste della Marginal Mennonite Society

Preghiera di Zwingli contro la peste, che dimezzò la popolazione di Zurigo alla sua epoca.
[Preghiera a Dio]Fa’ come vuoi

perché io non ho bisogno di nulla.

Io sono il tuo vascello

da riparare o da distruggere.

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Alcune brevi poesie

David Herr non è quacchero ma un protestante ma cerca la comprensione fra di noi, postando regolarmente su nostri gruppi inglesi ed è inserito anche nelle nostre mailing list italiane.
Chiunque può evidenziare poesie, preghiere, meditazioni, pensieri: ovviamente non sono in grado di digitalizzare un libro sulla amicizia che mi è stato donato ma se avete a disposizione materiale da condividere, sentitevi liberi di farlo quando volete.


God
Has prepared
A place
Where love is shared

Dio mio

Si è preparato

Un posto

Dove l’amore è condiviso

Pray
Your will be done
And face your problems
One by one


Pregate

La tua volontà sia fatta

E affronta i tuoi problemi

Uno per uno


Trust in God
On difficult days
To guide your path
And light your ways


Fiducia in Dio

Nei giorni difficili

Per guidare la tua strada

E accendi le tue vie



In gentle silence
I hear
God whispering
In my ear
Nel dolce silenzio

Ho sentitoDio

che sussurra

Nel mio orecchio

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Il virus, l’Europa e l’economia

Il premio Nobel Esther Duflo sulla crisi, sull’Europa e sul futuro

Video disponibile sui siti

Il virus, l'Europa e l'economia

Economista, esperta di sviluppo e di lotta contro la povertà, docente presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston (Stati Uniti), un anno fa Esther Duflo ha ricevuto il premio Nobel per l’economia, insieme con suo marito Abhijit Banerjee e con Michael Kremer per i loro lavori sulla riduzione della povertà nel mondo. Esther Duflo, 48 anni, è la più giovane economista insignita del prestigioso premio e la seconda donna a riceverlo dopo l’americana Elinor Ostrom nel 2009.

L’Europa si è dimostrata all’altezza della sfida posta dalla pandemia?
A breve termine il ricorso a un fondo d’aiuto era l’unico mezzo per non rischiare di trasformare questa crisi temporanea in qualcosa di molto più duraturo – ma penso che sarà necessario ricostituire tale fondo. A medio termine il sistema fiscale dovrà essere ripensato se l’Europa vuole continuare a essere solidale all’interno dei suoi confini e all’interno di ogni Paese.
A più lungo termine sarà interessante osservare la reazione dell’Europa in quanto istituzione di fronte a questa crisi. È lascia o raddoppia. O riesce a coordinarsi e ne uscirà rafforzata, o non ci riesce e questa sarà la goccia che farà traboccare il vaso e che accelererà la sua disgregazione. Per il momento siamo piuttosto nel primo scenario.
Questa tuttavia è soltanto metà della battaglia. Ora che la legittimità di un’Europa forte è stata dimostrata, occorre ripensare certe modalità di funzionamento che hanno palesato i loro limiti, in particolare l’assenza di coordinamento fiscale. I paesi europei si sono altresì resi conto dell’importanza di essere uniti per gestire una crisi come questa. Lo comprendono ancora meglio assistendo all’atteggiamento degli Stati Uniti e della Cina che si tirano fuori da ogni tentativo di cooperazione. Almeno i dirigenti politici se ne sono resi conto.

Esther Duflo

Il virus, l'Europa e l'economia

L’atteggiamento dei paesi ricchi nei confronti del resto del mondo è soddisfacente?
La comunità internazionale ha mancato una svolta decisiva lasciando che i paesi più poveri se la sbrogliassero da soli. Istituzioni come il Fondo monetario internazionale (FMI) e la Banca mondiale non hanno molti mezzi per intervenire. Spetta agli Stati membri agire e aiutare i paesi in difficoltà.

Negli ultimi trent’anni la lotta contro la povertà nel mondo aveva compiuto notevoli progressi. È preoccupata per i più poveri?
Sì, lo sono. I paesi ricchi hanno buone possibilità di far ripartire la propria economia a forza di misure. Nei paesi poveri la situazione è completamente diversa. C’è il grosso rischio che molte persone ricadano nelle trappole della povertà, soprattutto a causa di questa mancata assistenza da parte dei paesi ricchi. Ci attendono anni difficili.

Quali soluzioni raccomanda per rilanciare le economie?
Durante il picco dell’epidemia siamo stati costretti a indurre l’attività economica in coma farmacologico. Occorre assolutamente evitare che questa fase di coma si prolunghi a oltranza, dopo questo forte crollo dei consumi da parte delle famiglie. Se le persone non hanno più soldi smettono di consumare. E quando l’economia si risveglia non c’è più nessuno che compri i prodotti e i servizi venduti dalle imprese.

Rilanciando l’economia i governi non rischiano di essere sopraffatti da un capitalismo incontrollabile?
Non credo che siamo condannati ad andare in quella direzione. Sebbene gli economisti siano spesso pessimi pronosticatori, ritengo che non esista alcuna legge dell’economia che possa prendere il sopravvento, a meno che la risposta politica non sia debole o assente.

Non dovremmo emanciparci una volta per tutte dalla crescita e da questo indice del PIL, a vantaggio di un indice del benessere?
L’ossessione per il PIL è artificiosa. È sbagliato partire dal presupposto che le persone vogliano semplicemente consumare. La prova è il fatto che gli europei hanno abitudini di consumo diverse da quelle osservate negli Stati Uniti, e non sono più infelici. I nostri lavori hanno dimostrato che le differenze dipendono dall’esperienza, dall’ambiente e da altri fattori, come l’educazione, e che sono flessibili. Un’esperienza come quella che stiamo vivendo attualmente può modificare la percezione di ciò che è importante, le preferenze e quindi i comportamenti e le abitudini di consumo.

Esther Duflo: Nobel Prize Banquet Speech

Come far fronte all’automazione che minaccerà sempre di più i posti di lavoro?
Nel nostro libro, scritto prima della pandemia (“Una buona economia per tempi difficili, Laterza 2020, ndr.), parliamo di questo movimento di automazione eccessiva. I robot non si ammalano, non scioperano e beneficiano di un trattamento fiscale favorevole. L’automazione distrugge impieghi della classe media per creare posti di lavoro per persone altamente qualificate o molto poco qualificate. Quelle altamente qualificate sono più ricche e possono permettersi il lusso di assumere qualcuno per portare a spasso il loro cane, per esempio. Non si vede a Parigi, ma negli Stati Uniti è una prassi molto diffusa.
Più che la scomparsa del lavoro in quanto tale, ciò che mi preoccupa è che la polarizzazione degli impieghi lascia un vuoto nello spazio intermedio che interessa gli impiegati d’ufficio e gli operai qualificati.
Gli economisti pensano che si tratti di un fenomeno transitorio che si autoregolerà. Dopo la rivoluzione industriale è stato necessario attendere un centinaio di anni prima che tutti ritrovassero un lavoro. Non possiamo dire alle persone di aspettare così a lungo. Siamo all’inizio di questa transizione. La pandemia rischia di accelerare questo fenomeno a lungo termine. Non so se possiamo impedirlo, perché è lì che la china ci sta conducendo. Probabilmente possiamo accompagnarlo e assicurarci che gli impiegati siano formati, protetti nel caso in cui il loro posto di lavoro fosse a rischio.

La pandemia ha messo in luce il valore di alcune professioni legate alla cura e all’assistenza. Che cosa facciamo con questi lavori che si sono rivelati essenziali per la vita della società?
Abbiamo visto che il loro valore per la società è maggiore di quello che produce o rende al datore di lavoro. Per avere una società più armoniosa, questi lavori dovrebbero essere sovvenzionati dalla collettività. Così occuparsi dei bambini o prendersi cura delle persone anziane genererà sempre impieghi. Spero che questa presa di coscienza si traduca in misure concrete.

Quali altre lezioni possiamo trarre da questa pandemia?
Approfittiamo di questa crisi per riflettere su ciò che è importante per noi. Personalmente preferisco pensarci in un mondo che avrà trovato un vaccino.
Spero che non dimenticheremo troppo in fretta quello che ci è successo. Perché una crisi di questo genere può ripetersi. Teniamo a mente che in una situazione del genere abbiamo bisogno di un governo del quale ci fidiamo. Questo sport nazionale o internazionale – la Francia non è l’unico paese che lo pratica – che consiste nel volere distruggere la fiducia nei governi, è pericoloso. Questi ultimi realizzano interventi difficili e perciò è normale che non siano perfetti. Rendiamoci conto che se affidassimo gli stessi compiti al settore privato i risultati sarebbero in genere ancora peggiori.
L’altra lezione concerne il nostro rapporto con la natura. Questa esperienza è un forte appello in favore della transizione ecologica. Essa rafforza l’urgenza del messaggio ecologico. Sono ottimista riguardo al fatto che questo virus ci servirà da lezione e ci condurrà a una presa di coscienza ecologica. Comincia ad assumere un certo rilievo, soprattutto in Europa, grazie ai giovani. (da Réforme, intervista a cura di Nathalie Leenhardt, Massimo Prandi e Laure Salamon; trad. it. G. M. Schmitt; adat. P. Tognina)

Esther Duflo

Il virus, l'Europa e l'economia

Un Nobel in tutta semplicità
Nata a Parigi da madre pediatra e padre matematico, Esther Duflo ha ricevuto un’educazione protestante che ha influenzato il suo percorso, sebbene lei pensi che la difesa del più debole e la lotta contro le disuguaglianze siano valori più ampiamente umanistici. “Mi sono sempre chiesta, vista la fortuna di essere nata dove sono nata e quando sono nata, quale fosse la mia responsabilità nei confronti del mondo. È una domanda che mi è sempre sembrata del tutto naturale. Molto di recente mi sono resa conto che non tutti si ponevano questa domanda sotto il profilo della responsabilità. Il semplice fatto di interrogarsi in questo modo è abbastanza protestante”, riconosce. “E ho scelto di rispondere cercando di migliorare le condizioni di coloro che, uomini e donne, sono stati meno fortunati, a titolo individuale o collettivo”. Tuttavia, quando la si interroga sulla fede, Esther Duflo si sente a disagio. Non è il fatto di vivere nel paese di Donald Trump che le ha fatto perdere la fede, perché ha sempre dubitato dell’esistenza e della presenza di Dio. “Già alla confermazione descrivevo Dio come una forza che emana da una collettività, da una comunità di persone che vogliono lavorare insieme su un progetto positivo”.
Con il movimento che ha contribuito a creare mette in atto le sue convinzioni, ispirata probabilmente dagli anni passati con gli scout protestanti francesi, gli Éclaireuses et Éclaireurs unionistes de France (EEUdF). Il suo approccio non è del tutto lontano dai metodi provenienti dallo scoutismo: progettualità, valutazioni regolari, crescita personale. (LS)

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