Il pentimento reale non è stato abolito da Gesù

′′ Ogni volta che sento i bianchi americani dire ′′ la mia famiglia non ha nulla a che fare con la schiavitù, quindi perché dovrei chiedere scusa ′′ penso a Willy Brandt.′′ Willy Brandt è stato il cancelliere della Germania dal 1969 al 1974. Nel 1970, ha fatto una visita storica in Polonia. Brandt arrivò sul luogo del ghetto di Varsavia, una prigione a muro aperto dove i nazisti costrinsero gli ebrei a vivere prima di ′′ liquidarla ′′ nel 1943. Brandt arriverò a riconoscere la colpevolezza della Germania nell’omicidio di 3 milioni di ebrei polacchi – Il 90 % della popolazione ebraica del paese e quasi la metà dei 6 milioni di ebrei uccisi e bruciati in cenere dai nazisti.′′ Brandt era lì per deporre una corona. Ma avvicinandosi al monumento, cadde in ginocchio nell’angoscia. È stato un atto di profonda umiltà e coraggio. All’epoca, c’erano tedeschi più vecchi che lo odiavano. Chi l’ha visto come segno di debolezza. Il gesto di Brandt non poteva riportare in vita 6 milioni di ebrei assassinati o milioni di civili europei. Ma è stato l’inizio della vera resa dei conti della Germania con il passato.′′ È importante aggiungere che Willy Brandt è fuggito dalla Germania nazista da giovane ed è sopravvissuto alla guerra nascondendosi come un dissidente. Era un uomo segnato dai nazisti che spesso scappano cattura e morte. Quindi se qualcuno avesse una scusa per dire ′′ non sono responsabile di quello che ha fatto il mio paese era lui. Ma Brandt capì che faceva parte di una società che commetteva assassini di massa su scala inimmaginabile. E lui ha dovuto agire.”

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Brandt si è inginocchiato a Varsavia qualche anno prima che nascessi. Ma da discendente delle vittime, ricordo di aver appreso cosa faceva, anche da bambino. Non avrebbe cancellato il passato… ma è stato un inizio di riconciliazione e di costruzione di una società più giustaDa ragazzo all’inizio dei 1980, ricordo che i miei genitori avevano amici sui 40 anni (oggi vicino alla mia età) che avevano numeri tatuati sulle braccia. Sopravvissuti all’olocausto. Erano giovani e vibranti. Me lo ricordo. E a quel tempo, il loro trauma era stato riconosciuto da gran parte del mondo. Non ha cambiato il loro dolore e gli incubi delle loro esperienze vissute ma anche sapeva che la loro sofferenza era stata riconosciuta. Questo è importante.La Germania è un paese imperfetto. Lo so, lo so. Ho vissuto lì. Ma il tedesco medio conosce e comprende i dettagli e l’eredità dell’omicidio di massa e delle persecuzioni che hanno commesso. Gli scolari tedeschi visitano i resti dei campi di morte. Ci sono monumenti agli ebrei assassinati d’Europa in tutto il paese. Ci sono giornate nazionali di lutto. Saresti duramente premuto per trovare un monumento pubblico a qualsiasi nazista. Infatti non lo farete perché a loro non è permesso.Ora immaginate negli Stati Uniti, abbiamo monumenti a uomini che hanno combattuto una guerra per preservare la terrorizzazione istituzionalizzata e la schiavitù degli afroamericani. Ogni giorno milioni di afroamericani nelle città degli Stati Uniti passano quelle statue. Non è solo un ricordo della loro oppressione. Ma un ricordo del fallimento del loro paese nel fare i conti con il passato.In Germania ci sono ancora razzisti e antisemiti. Che esiste in tutto il mondo. Nessuna società è immune. Ma esprimere opinioni filo-naziste o negare la crudeltà del loro passato nazista è culturalmente inaccettabile-e in alcuni casi, illegale. Significa che, come regola generale, la società tedesca è stata in grado di trasformarsi in una società più sana e giusta.Ad ogni tedesco piace? No, no, no. Ci sono molti che si indignano amaramente per il fatto che le loro istituzioni nazionali commemorano gli ebrei assassinati d’Europa. Ma sono una distinta minoranza di persone la cui voce è condannata e sventata. Perché la Germania sa che l’odio-in fin dei conti-si sta corrodendo. Fa male alla Germania.La maggior parte degli scolari negli Stati Uniti non apprende ancora che le ′′ piantagioni ′′ erano campi di concentramento dove avveniva il terrore, lo stupro, l’assalto e la brutale separazione familiare. Non vengono a conoscenza delle generazioni di famiglie distrutte allo schiocco di un dito. O l’immensa ricchezza che è stata creata e trasmessa (ancora oggi) da persone che hanno beneficiato del libero lavoro degli umani schiavi. E che per oltre 100 anni dopo la guerra civile, gli afroamericani continuarono ad essere terrorizzati dagli apparati statali.Credo che se più bianchi americani capissero questi e tanti altri orrori dell’esperienza nera in America – e ci impegnassimo davvero a fare una resa dei conti – con risarcimenti reali e simbolici – il nostro paese diventerebbe più forte, più giusto, più sano e più orgoglioso.

Guy Ruz

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Nei tempi di Draghi si licenzia ormai via email: Firenze, alla multinazionale Gkn 422 lavoratori licenziati via mail. Mandiamo a casa il Governissimo

Operai riuniti in assemblea. «Non ci muoveremo dalla fabbrica, se ci vogliono mandare via ce lo vengano a dire di persona». Confindustria: «Non ne sapevamo niente, prendiamo le distanze»

Una comunicazione di licenziamento immediato e chiusura dello stabilimento, via mail. È la notizia arrivata venerdì 9 luglio, di mattina, ai circa 450 dipendenti della Gkn di Campi Bisenzio. L’impresa, attiva nel settore della componentistica per auto, è da tempo in crisi. E da tempo i sindacati, a partire dalla Fiom Cgil, avevano denunciato la situazione.

Tra i primi a darne notizia è stato uno dei delegati Rsu dell’azienda, Dario Salvetti. «Non sono in condizione di rispondere al telefono perché troppe telefonate e messaggi — spiega in un post Facebook il sindacalista — Siamo in assemblea permanente perché questa mattina ci hanno comunicato la chiusura immediata della Gkn di Firenze. Con effetto immediato. Una mail, più di 450 famiglie a casa. Questo sono loro. Questa è la loro violenza. Avrete notizie e invito all’azione. Avremo bisogno di tutta la forza e la solidarietà. Si astengano i falsi preoccupati che hanno permesso tutto questo». In assemblea è presente anche il sindaco di Campi Bisenzio, Emiliano Fossi, insieme a tutta la sua giunta. I lavoratori coinvolti dal licenziamento sarebbero precisamente 422.

I proprietari della Gkn non sono industriali, ma un fondo di investimento estero. L’Unità di crisi della Regione Toscana si è già avviata, ed ha contattato il ministero dello Sviluppo Economico. Durissimo il commento del segretario Fiom di Firenze, Daniele Calosi: «Sembra la scena di un film già visto con il caso della Bekaert: una scelta criminale di una multinazionale che conferma ancora una volta, se c’è ne fosse bisogno, che i datori di lavoro vogliono che il costo di questa crisi ricada sulle persone che per vivere devono lavorare — scrive Calosi — Un comportamento intollerabile, di una azienda associata a Confindustria, anche alla luce dell’Avviso Comune firmato dalle Parti Sociali e dal Governo lo scorso 29 Giugno e dei meccanismi di gestione delle crisi previsti dalla Legge e dal Contratto Nazionale. Come Fiom chiariamo subito che non firmeremo alcun licenziamento: non possiamo accettare che si consumi l’ennesimo dramma sociale che, inoltre, avrebbe importanti ripercussioni per tutto il tessuto economico e produttivo fiorentino che non può permettersi di incassare l’ennesimo attacco alle sue professionalità e non può accettarlo tutta la comunità fiorentina, dai cittadini alle istituzioni politiche e sociali. Per questo chiediamo all’azienda il ritiro immediato della procedura di licenziamento e l’attivazione degli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa vigente e alle istituzioni politiche la convocazione del tavolo al Ministero dello Sviluppo, coinvolgendo la Regione Toscana e le Istituzioni Locali».

Fonte Corsera. Di AAVV

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Nord ovest Siria: senza rinnovo della risoluzione Onu, sarà catastrofe umanitaria

09.07.2021 – Still I Rise

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Nord ovest Siria: senza rinnovo della risoluzione Onu, sarà catastrofe umanitaria
(Foto di Still I Rise)

Il 10 luglio 2021 scade la risoluzione ONU per gli aiuti umanitari attraverso il valico di Bab Al-Hawa: se non sarà rinnovata, la vita di 3,4 milioni di persone sarà sotto scacco del regime di Bashar Al-Assad. L’appello di Still I Rise.

Una vera e propria catastrofe umanitaria: è questa la prospettiva per il Nord Ovest della Siria se il 10 luglio non sarà rinnovata la risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che permette l’ingresso di aiuti umanitari transfrontalieri attraverso il valico di Bab Al-Hawa.

Il rinnovo è infatti messo in serio rischio dalla Russia, che sostiene il regime di Bashar Al-Assad: il paese ha già dichiarato l’intenzione di chiudere questo punto di confine, affinché gli aiuti umanitari al Nord-Ovest della Siria arrivino direttamente da Damasco e dalle zone controllate dal regime. Se questa posizione passasse, sarebbe un disastro per 3,4 milioni di civili, già allo stremo delle forze e sotto continuo attacco. Basti pensare che nel solo mese di giugno il regime, sostenuto dalla Russia, ha ucciso almeno 46 persone nella regione, secondo una stima dei White Helmets – Syria Civil Defence. Tra i luoghi bombardati, anche un cimitero durante un funerale e una casa, mentre la famiglia stava facendo colazione.

«Quando è arrivata la notizia che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU potrebbe non essere prorogata e gli aiuti completamente tagliati, i prezzi sono saliti alle stelle. La maggior parte della gente riesce a malapena a sopravvivere: se gli aiuti umanitari vengono meno, i civili non avranno altra scelta che morire o spostarsi di nuovo. Ma le frontiere rimangono chiuse e dunque l’unica opzione sarà quella di spostarsi in zone controllate dal regime, dove rischiano la tortura, la morte o di dover combattere», denuncia Abdulkafi Alhamdo, Program Manager di Still I Rise in Siria. «Il regime di Assad lo sa e temiamo che userà il cibo come arma: “Fame o sottomissione”, come dice il motto informale in molte parti della Siria. Il cibo e le medicine sono davvero un privilegio su cui i leader mondiali devono votare? Mantenere le persone in vita è una questione che deve essere negoziata?»

Dal valico di Bab Al-Hawa passano circa mille camion al mese con cibo, forniture mediche ed educative, aiuti salvavita e anche quei pochi vaccini anti Covid-19 che la Siria nord-occidentale è stata in grado di assicurare alla popolazione.

In quest’area sono sfollati più di 2,7 milioni di siriani provenienti da altre parti del paese: se tornassero nelle zone controllate dal regime, rischierebbero la vita. Più di 1,7 milioni vivono in campi, con un accesso molto limitato all’acqua corrente o all’elettricità: l’80% della popolazione è costituito da donne e bambini. La maggior parte delle persone è in grave difficoltà per trovare il cibo e la malnutrizione acuta grave nei bambini è aumentata del 55% solo nell’aprile 2021.

E la vita in questi campi è sempre più dura: a testimoniarlo ogni giorno, anche gli studenti e le studentesse di Ma’an, il centro educativo di Still I Rise nella città di Ad Dana. Attraverso le fotografie scattate per il progetto “Through Our Eyes”, descrivono una realtà alienante e allo stremo, con la quale sono costretti a convivere da tutta una vita.

Come Tammam, 15 anni, che affianca tre suoi scatti con questo pensiero: “Avevo una casa, ma ora solo una tenda è il mio rifugio. Avevo una città, ma ora questo campo è la mia città. Ai bambini piace la vita, ma questi bambini è come se fossero incatenati alla vita di queste piccole tende. Alcune persone cercano di ricostruire. Il mio incubo peggiore è che la mia tenda possa diventare la mia casa per sempre”.

In questo contesto già fortemente drammatico, la chiusura del valico di Bab Al-Hawa significherebbe condannare i civili a una catastrofe incalcolabile. «Siamo incredibilmente ansiosi e preoccupati che la risoluzione possa non essere rinnovata e guardiamo con orrore la scala di devastazione che milioni di persone dovrebbero subire. I siriani hanno già sofferto troppo», dichiara Giulia Cicoli, Direttrice Advocacy di Still I Rise. «Speriamo che, almeno per una volta, i politici e i leader mondiali mettano le persone prima della loro agenda politica e che il confine di Bab Al-Hawa rimanga aperto, continuando a fornire aiuti umanitari salvavita alla popolazione del Nord Ovest della Siria».

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Ritiro immediato dell’ambasciatore italiano in Honduras: un italiano linciato da una folla di 600 persone, che lo accusa di omicidio: “Ha ucciso il suo vicino”

Honduras, italiano linciato da una folla di 600 persone che lo accusa di omicidio: “Ha ucciso il suo vicino”

Un cittadino italiano è stato linciato da una folla di persone in un villaggio nel dipartimento di Choluteca, in Honduras. L’uomo, identificato da LaPrensa come Giorgio Scanu, sarebbe stato accusato di aver un ucciso un abitante del villaggio di Los Mangos de Yusguare. 

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Biden Defends Ending a War He’s Not Fully Ending

09.07.2021 – US, United States – David Swanson

Biden Defends Ending a War He’s Not Fully Ending
(Image by Sohaib Ghyasi on Unsplash)

It’s been a dream of peace-loving people everywhere for over 20 years now for a U.S. government to end a war and to speak in support of having done so. Sadly, Biden is only partially ending one of the endless wars, none of the others having yet been fully ended either, and his remarks on Thursday were too glorifying of war to be of much use in the cause of abolishing it.

That said, one would not wish for Biden to bow before the belligerent demands of the U.S. media and escalate every possible war until all life on earth is ended on a day of record ratings and advertising revenue. It’s helpful that there is some limit to how far he’ll go.

Biden pretends that the United States attacked Afghanistan legally, justly, righteously, for noble motives. This is harmful false history. It seems helpful at first because it feeds into his “We did not go to Afghanistan to nation-build” schtick which becomes a basis for withdrawing troops. However, bombing and shooting people doesn’t actually build anything no matter how long or how heavily you do it, and actual assistance to Afghanistan — reparations in fact — would be a very appropriate third choice beyond the false dichotomy of shoot them or abandon them.

Biden pretends not only that the war was launched for good reason, but that it succeeded, that it “degraded the terrorist threat.” This is an example of going so big with a lie that people will miss it. The claim is ludicrous. The war on terrorism has taken a couple of hundred cave-dwellers and expanded them into thousands spread across continents. This crime is a horrendous failure on its own terms.

It’s nice to hear from Biden that “it’s the right and the responsibility of the Afghan people alone to decide their future and how they want to run their country.” But he doesn’t mean it, not with a commitment to keeping mercenaries and lawless agencies in Afghanistan, and missiles ready to do further damage from outside its borders. This has long been largely an air war, and you can’t end an air war by removing ground troops. Nor is it especially helpful to wreck a place and then declare it the responsibility of those left alive to run it now.

Not to worry, however, because Biden proceeded to make clear that the U.S. government would continue funding, training, and arming the Afghan military (clearly at a reduced level). He then recounted how he had recently instructed that government as to what it needed to do. Oh, and he plans to get other nations to control an airport in Afghanistan — in support of course of Afghanistan’s rights and responsibilities.

(He added as a side note that the U.S. would “continue to provide civilian and humanitarian assistance, including speaking out for the rights of women and girls.” This effort compares with what’s needed as Biden’s domestic health, wealth, environment, infrastructure, education, retirement, and labor efforts compare with what’s needed.)

All is well, Biden explains, and the reason the U.S. is helping people who collaborated in its evil occupation flee for their lives is simply that they don’t have jobs. Of course there isn’t anybody else anywhere in the world who doesn’t have a job.

If you make it this far into Biden’s firehose of BS, he starts sounding quite sensible:

“But for those who have argued that we should stay just six more months or just one more year, I ask them to consider the lessons of recent history. In 2011, the NATO Allies and partners agreed that we would end our combat mission in 2014.  In 2014, some argued, ‘One more year.’  So we kept fighting, and we kept taking [and primarily causing] casualties.  In 2015, the same.  And on and on. Nearly 20 years of experience has shown us that the current security situation only confirms that ‘just one more year’ of fighting in Afghanistan is not a solution but a recipe for being there indefinitely.”

Can’t argue with that. Nor can one argue with the admissions of failure that follow (albeit in conflict with the earlier claim of success):

“But that ignores the reality and the facts that already presented on the ground in Afghanistan when I took office: The Taliban was at its strongest mil- — is at its strongest militarily since 2001. The number of U.S. forces in Afghanistan had been reduced to a bare minimum.  And the United States, in the last administration, made an agreement that the — with the Taliban to remove all our forces by May 1 of this past — of this year.  That’s what I inherited.  That agreement was the reason the Taliban had ceased major attacks against U.S. forces. If, in April, I had instead announced that the United States was going to back — going back on that agreement made by the last administration — [that] the United States and allied forces would remain in Afghanistan for the foreseeable future — the Taliban would have again begun to target our forces. The status quo was not an option.  Staying would have meant U.S. troops taking casualties; American men and women back in the middle of a civil war.  And we would have run the risk of having to send more troops back into Afghanistan to defend our remaining troops.”

If you can overlook the total indifference to the vast majority of the lives at stake, the obsession with U.S. lives (but avoidance of fact that most U.S. military deaths are suicides, often after withdrawal from a war), and the pretense of innocently stumbling into a civil war, this is basically right. It also gives Trump a good deal of credit for locking Biden into partially getting out of Afghanistan, just as Bush forced Obama to partially get out of Iraq.

Biden then moves on to admitting that the war on terrorism has been the opposite of the success he claimed:

“Today, the terrorist threat has metastasized beyond Afghanistan.  So, we are repositioning our resources and adapting our counterterrorism posture to meet the threats where they are now significantly higher: in South Asia, the Middle East, and Africa.”

In the same breath he makes clear that the withdrawal from Afghanistan is only partial:

“But make no mistake: Our military and intelligence leaders are confident they have the capabilities to protect the homeland and our interests from any resurgent terrorist challenge emerging or emanating from Afghanistan. We are developing a counterterrorism over-the-horizon capability that will allow us to keep our eyes firmly fixed on any direct threats to the United States in the region, and act quickly and decisively if needed.”

Here we have the pretense that the wars follow the spontaneous generation of terrorism, rather than stimulating it. This is followed quickly by an expression of eagerness for other wars elsewhere despite the absence of any terrorism:

“And we also need to focus on shoring up America’s core strengths to meet the strategic competition with China and other nations that is really going to determine — determine our future.”

Biden closes by repeately thanking the troops for the “service” of wrecking Afghanistan, pretending Native Americans are not people and the wars on them not real and the war on Afghanistan the United States’ longest, and asking God to bless and protect and so on.

What could make such a presidential speech look good? The revolting reporters who ask questions aftrwards, of course! Here are some of their questions:

“Do you trust the Taliban, Mr. President?  Do you trust the Taliban, sir?”

“Your own intelligence community has assessed that the Afghan government will likely collapse.”

“But we have talked to your own top general in Afghanistan, General Scott Miller.  He told ABC News the conditions are so concerning at this point that it could result in a civil war.  So, if Kabul falls to the Taliban, what will the United States do about it?”

“And what do you make — and what do you make, sir, of the Taliban being in Russia today?”

In addition the U.S. media is now, after 20 years, interested in the lives of Afghans killed in the war!

“Mr. President, will the United States be responsible for the loss of Afghan civilian lives that could happen after a military exit?”

Better late than never, I guess.

 The original article can be found on our partner’s website here

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Lega e Fratelli d’Italia difendono l’omotransfobia ungherese e votano CONTRO la risoluzione UE

Lega e Fratelli d’Italia difendono l'omotransfobia ungherese e votano CONTRO la risoluzione UE (Salvini e Meloni)
Come si può anche solo lontanamente pensare di ‘mediare’ sul DDL Zan con chi appoggia e difende l’omotransfobia di Stato ungherese?

Nel pieno del dibattito politico sul DDL Zan, con senatori di centrosinistra che chiedono ‘mediazioni’ con la Lega, il partito di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia hanno votato contro l’approvazione della risoluzione del Parlamento europeo che condanna senza se e senza ma l’ormai tristemente celebre legge omotransfobica ungherese. Dopo aver firmato una Carta dei Valori con Victor Orban, Salvini e Giorgia Meloni hanno di fatto avallato la “vergognosa” legge (cit. Ursula von der Leyen) voluta dal premier ungherese, proprio ieri entrata in vigore.

Forza Italia si è invece divisa sulla risoluzione. Metà degli europarlmentari berlusconiani si sono astenuti, mentre gli altri si sono divisi tra favorevoli e contrari. Pd, 5 Stelle e Italia Viva hanno votato a favore della risoluzione, approvata con 459 voti favorevoli, 147 contrari e 58 astenuti. Gli eurodeputati hanno definito la legge ungherese una chiara violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta, dai Trattati e dalla legislazione dell’UE relativa al mercato interno, nonché “un ulteriore esempio intenzionale e premeditato del graduale smantellamento dei diritti fondamentali in Ungheria“. Con questa risoluzione è stato chiesto alla Commissione di avviare una procedura d’infrazione accelerata, di utilizzare tutti gli strumenti procedurali della Corte di giustizia, come misure provvisorie e sanzioni per inadempienza, di portare la questione alla Corte di giustizia UE in caso di inerzia della Commissione e di presentare un ricorso interstatale alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Federico Boni di gay.it

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24 settembre, FFF torna nelle piazze del mondo

09.07.2021 – Fridays For Future

24 settembre,  FFF torna nelle piazze del mondo
(Foto di Fridays for Future)

Fridays for Future si sta preparando per il prossimo sciopero globale per il clima il 24 settembre 2021 per richiedere una rapida azione per il clima da parte dei leader mondiali, in particolare dei politici del Nord del mondo.

Nel mezzo delle crisi sanitaria, sociale ed economica in cui il mondo si trova, gli attivisti per il clima continuano a parlare dell’importanza di combattere per limitare il riscaldamento globale sotto ogni frazione di grado e di affrontare l’ingiustizia climatica in cui viviamo.

Questa volta, tuttavia, a livello globale il movimento giovanile sta mettendo un’enfasi speciale sulle diseguaglianze e le ingiustizie tra i Paesi e anche all’interno degli Stati stessi. Le vittorie storiche dell’azione collettiva hanno dimostrato la necessità per i giovani di restare uniti nella lotta per la giustizia sociale e tra le generazioni.

“La determinazione dei giovani a comprendere la reale connessione tra la crisi climatica e i gruppi sociali più vulnerabili cambia la narrativa globale sull’emergenza climatica e promuove la democratizzazione dell’agenda climatica e ambientale”, ha detto Abel F Rodrigues, dal Brasile

Gli scioperi avverranno in tutta Italia nel rispetto delle misure sanitarie.

“Sappiamo che il momento migliore per agire sarebbe stato 30 anni fa, ma il secondo momento migliore è OGGI. È una responsabilità, ma anche un’OPPORTUNITÀ  STORICA. Non risparmiare energie, dai il massimo questa volta, c’è bisogno di tuttə”, ha detto Giacomo, da Forlì.

CONTATTI

italia@fridaysforfuture.org

Mattia: 3515643008

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Meeting Minutes

In questa data, nel 1977 (9 luglio), morì Alice Paul. (Nato il 11 gennaio 1885.) Quaccheroa Pacifista. Femminista. Suffragista. Laureata al Swarthmore College (1905).Nel 1917 Alice organizzò un picchetto femminile davanti alla Casa Bianca, il primo del suo genere. I picchettatori divennero noti come ′′ Sentinelle silenziose.” L ‘ azione continuò per due anni, a volte mobilitando così tante donne, tra cui una giovane Dorothy Day. Molti sono stati arrestati, picchiati dalla polizia e maltrattati in carcere. Alice ha trascorso sette mesi nella casa di lavoro Occiuyparono in Viriginia.N el 1923, ha scritto la lingua originale per l’Emendamento per i diritti uguali e ha trascorso il resto della sua vita a pregare per questo. Nata a Mount Laurel, New Jersey. Morto nella Quaker Home, a Moorestown Township, New Jersey, all’età di 92. anni. Sepolta nel Westfield Friends Burial Ground, Cinnaminson, New JerSEY.

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Buon compleanno, Myles Horton (9 luglio 1905-gennaio. 19, 1990). Presbiteriano. Socialista. Attivista per i diritti civili. Avvocato per azioni dirette non violente. avvocato dei poveri e della classe operaia. Diplomato alla Cumberland University (1928). Studiato al Seminario Teologico Union a New York City.Nel 1932 Myles co-fondò la Highlander Folk School in Tennessee (con Don West e James Dombrowski). Molti attivisti per i diritti civili hanno avuto la loro formazione di non violenza ad Highlander negli anni ‘1940 e’ 1950 Nato a Savannah, Tennessee. Morto nel New Market, Tennessee. Seppellito al Summerfield Cemetery, Contea di Grundy, Tennessee.

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′′ Nel 1950, convinto che un rapporto pubblico con il presidente degli Stati Uniti lo avrebbe permesso di raggiungere un pubblico ancora più ampio, Graham si è introdotto in un incontro con uno studio ovale con un presidente scettico Harry Truman, che ha permesso a Graham di pregare per lui. Indieterminato dai successivi sentimenti di Truman che era uno showman e ′′ uno di quei falsi nel 1952 Graham divenne consigliere della campagna off-the-record dei repubblicani, ruolo che avrebbe ripreso per Richard Nixon nel 1960 e nel 1968. Ed è lì che si insinuano le ombre. Graham credeva che a Nixon avesse trovato uno spirito affine, un compagno credente, che avrebbe dato un nuovo tono spirituale per la nazione. Ha persistito in quel credo quasi fino alla fine amara, quando i primi nastri della Casa Bianca hanno rivelato che il suo amico era profano, pazzo di potere, fondamentalmente disonesto e probabilmente colpevole di diversi reati.”

Billy Graham: Tragic Hero?

https://sojo.net/magazine/august-2021/billy-graham-tragic-hero

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“La natura e la fisica non si ingannano”: Greta Thunberg denuncia la messinscena climatica dei leader mondiali

Quaccheri e cristiani non evangelici senza chiesa

08.07.2021 – Brett WilkinsCommon Dreams

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“La natura e la fisica non si ingannano”: Greta Thunberg denuncia la messinscena climatica dei leader mondiali
(Foto di Screenshot)

“Parliamoci chiaro: ciò che state facendo non riguarda l’agire in favore del clima o il rispondere ad un’emergenza. Non lo è mai stato”.

Sulla scia dell’ultimofallimentodelle nazioni del G7 nel prendere misure significative per la lotta alla crisi climatica e a fronte delle ondate di caldo darecordindiversi continenti, venerdì scorso l’attivista svedese Greta Thunberg ha accusato i leader mondiali di agire con ipocrisia, perseguitando gli attivisti climatici e “fingendo” di considerare la minaccia reale

“I giovani di tutto il pianeta non credono più alle vostre bugie”.
— Greta Thunberg ai leader mondiali

Rivolgendosi virtualmente alVertice mondiale austriaco, la diciottenne Thunberg ha osservato come “sempre più persone in tutto il mondo hanno preso atto della crisi climatica ed ecologica, esercitando una crescente pressione su di voi, che…

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“La natura e la fisica non si ingannano”: Greta Thunberg denuncia la messinscena climatica dei leader mondiali

08.07.2021 – Brett Wilkins – Common Dreams

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

“La natura e la fisica non si ingannano”: Greta Thunberg denuncia la messinscena climatica dei leader mondiali
(Foto di Screenshot)

“Parliamoci chiaro: ciò che state facendo non riguarda l’agire in favore del clima o il rispondere ad un’emergenza. Non lo è mai stato”.

Sulla scia dell’ultimo fallimento delle nazioni del G7 nel prendere misure significative per la lotta alla crisi climatica e a fronte delle ondate di caldo da record in diversi continenti, venerdì scorso l’attivista svedese Greta Thunberg ha accusato i leader mondiali di agire con ipocrisia, perseguitando gli attivisti climatici e “fingendo” di considerare la minaccia reale

 “I giovani di tutto il pianeta non credono più alle vostre bugie”.
— Greta Thunberg ai leader mondiali

Rivolgendosi virtualmente al Vertice mondiale austriaco, la diciottenne Thunberg ha osservato come “sempre più persone in tutto il mondo hanno preso atto della crisi climatica ed ecologica, esercitando una crescente pressione su di voi, che vi trovate al potere”.

“Alla fine la pressione esercitata dall’opinione pubblica è diventata insostenibile”, ha affermato la fondatrice di Fridays for Future. “Gli occhi di tutto il mondo sono puntati su di voi, perciò avete cominciato ad agire. Non agire nel senso di intraprendere un’azione a favore del clima, ma nel senso di recitare una parte nella messinscena. Giocando a fare politica, giocando con le parole e giocando con il nostro futuro. Fingendo di assumervi la responsabilità; atteggiandovi ad eroi, cercando di convincerci di aver preso la cosa sul serio”.

“Nel frattempo il divario tra la vostra retorica e la realtà diventa ogni giorno più profondo”, continua la Thunberg. “E a causa del basso livello di consapevolezza l’avete quasi fatta franca”.

“Ma parliamoci chiaro”, ha ribadito, “ciò che state facendo non riguarda l’agire in favore del clima o il rispondere ad un’emergenza. Non lo è mai stato. Questa è tattica comunicativa travestita da politica”.

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Greta Thunberg ha accusato i leader dei paesi a reddito elevato di “fingere di voler cambiare e di ascoltare i giovani”, e ha mosso una critica velata al Presidente americano Joe Biden che “finge di prendere sul serio la scienza affermando che ‘la scienza è tornata’, mentre tiene vertici sul clima evitando di invitare anche un solo scienziato climatologo in veste di relatore”.

Ha anche accusato i leader di “fingere di muovere guerra contro i combustibili fossili, mentre invece si aprono nuove miniere di carbone, giacimenti petroliferi e oleodotti”.

“Non soltanto si continua con i soliti affari”, afferma la Thunberg, “molto spesso si velocizza e si incrementa perfino il processo, fingendo di promuovere politiche climatiche tra le più ambiziose, mentre vengono erogate nuove licenze petrolifere e si esplorano nuovi giacimenti di petrolio”.

Rivolgendosi con sarcasmo a Biden, la Thunberg ha criticato “la pretesa di ‘rilanciare la ricostruzione’ post pandemia, anche se somme astronomiche di denaro sono già state vincolate, e non in progetti verdi”.

“E quando le vostre parole vuote non sono sufficienti, quando le proteste fanno sentire la propria voce, rispondete rendendole illegali”. -Thunberg

“Il G7, ad esempio, sta spendendo miliardi in combustibili fossili e infrastrutture per combustibili fossili più che in energia pulita”, ha osservato la Thunberg.

“E quando le vostre parole vuote non sono sufficienti, quando le proteste fanno sentire la propria voce, voi rispondete rendendole illegali”, ha accusato la Thunberg. Il suo intervento arriva nel bel mezzo di un’ondata di arresti di attivisti climatici, inclusi membri giovanili del Sunrise Movement a Washington D.C. e gli indigeni che per tutelare l’acqua guidano la protesta delle ultime settimane contro la Line 3, l’oleodotto per le sabbie bituminose in Minnesota e altrove.

“Ma mentre la vostra recita continua, sempre più persone stanno aprendo gli occhi… sulla vostra messinscena”, ha detto Thunberg. “Il divario tra le vostre azioni e le vostre parole sta diventando sempre più evidente per essere ignorato, mentre sono in aumento gli eventi meteorologici estremi che imperversano intorno a noi. E come risultato, i giovani di tutto il pianeta non credono più alle vostre bugie”.

“Dite che dobbiamo muoverci lentamente per coinvolgere il pubblico”, ha continuato Thunberg. “Tuttavia, come vi potete aspettare di coinvolgere la gente se non trattate questa crisi come tale? La crisi climatica è oggi considerata, nel migliore dei casi, una mera opportunità commerciale per creare nuovi lavori verdi e nuove imprese e tecnologie verdi”.

“Forse recitare la parte vi aiuta a dormire la notte”, ha suggerito la Thunberg. “Ma mentre siete occupati a calcare il palcoscenico, sembrate dimenticare che la crisi climatica non riguarda un futuro remoto. Sta già togliendo molto alle persone colpite nelle zone più danneggiate”.

“Questo potrebbe essere solo un gioco per voi, un gioco per ottenere voti, popolarità, punti sul mercato azionario, o il vostro prossimo incarico ben pagato in un’impresa o in una società di lobbying”, ha affermato. “Potete continuerete a fingere e lo farete, ma la natura e la fisica non si faranno ingannare”.

Di Brett Wilkins

Traduzione di Cecilia Costantini. Revisione di Thomas Schmid.

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