pensiero del 19 del quinto mese

19 del quinto mese

Ricorda che se vuoi essere effettivamente libero devi essere sempre pronto a restituire a Dio quel che hai ricevuto da lui. Devi essere pronto non solo alla morte ma anche alle sofferenze più tormentose e alle torture.

Quanto spesso è accaduto che intere città e popoli dessero la loro vita non per un’autentica , ma per una falsa libertà mondana, quanta gente si uccise, volendo liberarsi da una vita che la angustiava. Se persino un bene falso viene perseguito con tali sacrifici, non c’è da stupirsi che la vera libertà sia conseguita non senza affanno e sofferenze del corpo. Ma se non vuoi pagare questo prezzo per la tua libertà , per tutta la vita rimarrai schiavo fra gli schiavi, anche se godessi di tutti i possibili onori mondani, anche se addirittura divenissi imperatore.

Epitteto

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Giro europeo dei difensori indigeni di Standing Rock

18.05.2017 Pressenza New York

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese

Giro europeo dei difensori indigeni di Standing Rock

Dal 20 maggio al 20 giugno 2017

Diversi movimenti e organizzazioni stanno pianificando un tour in Europa dei difensori indigeni di Standing Rock e i loro alleati che si oppongono all’oleodotto Dakota Access (DAPL) e ad altri progetti sul territorio legati ai combustibili fossili.

Contesto e obiettivi

Attualmente gli ambiti di azione dei movimenti popolari per il clima a livello internazionale sono focalizzati sulla protesta contro le infrastrutture dei combustibili fossili. La lotta si concretizza in due ambiti principali: un’ampia campagna di disinvestimento e azioni nonviolente di disobbedienza civile. L’obiettivo del tour europeo dei difensori di Standing Rock è proprio quello di portare avanti questi obiettivi.

Il movimento indigeno di resistenza di Standing Rock, capeggiato da donne e giovani, costituisce al tempo stesso un emblema e un esempio. Ha mobilitato migliaia di persone localmente e in tutti gli Stati Uniti per oltre un anno ed è riuscito a mantenere con dignità una resistenza nonviolenta, anche davanti a una repressione brutale e a condizioni climatiche estremamente difficili. I difensori di Standing Rock  sono stati capaci di creare alleanze importanti con diversi gruppi sia indigeni che non in tutto il paese  (ad esempio con veterani, gruppi religiosi, Black Lives Matter, ecc.), dimostrando come il tema del clima possa essere un punto di convergenza delle nostre lotte in un periodo di attacchi violenti e continui contro tutti noi.

Questa lotta è importante per la salvaguardia dell’ambiente e per la difesa dei diritti umani; per la partecipazione popolare nelle scelte della società riguardo a progetti con un forte impatto sui territori e la comunità; per la lotta per l’autodeterminazione dei popoli indigeni e il rispetto del loro consenso informato, preventivo e libero per quanto concerne progetti che coinvolgono le loro terre su Turtle Island (Nordamerica) e per l’avvenire delle future generazioni.

Oggi la brutale repressione subita dai difensori di Standing Rock a opera del governo Trump ha bisogno di una riposta forte e solidale da parte di tutti.

Anche se il petrolio scorre già nelle vene dell’oleodotto Dakota Access, la battaglia contro i “serpenti neri” continua – per l’oleodotto Keystone XL, che porterà il petrolio dalle sabbie bituminose dell’Alberta (Canada) al Golfo del Messico e per altri progetti approvati dall’amministrazione Trump. La resistenza sta crescendo in tutta Turtle Island (Nordamerica).  Gli attivisti espulsi da Standing Rock si sono sparsi per tutto il paese, creando così una dozzina di nuovi poli di resistenza. Oltre alla resistenza fisica, sono state intraprese centinaia di azioni legali contro l’oleodotto Dakota Access. Le campagne per il disinvestimento  sono in costante crescita e ottengono risultati sia negli Stati Uniti che in Europa. Gli attacchi degli scettici sul clima dell’amministrazione Trump costituiscono una minaccia a livello globale. La nostra resistenza nata dal basso, se portata avanti con collaborazione e determinazione, riuscirà a sconfiggere questi attacchi.

Per questi motivi, Standing Rock è una lotta che può servire da esempio e potrà ispirare altri in Europa; merita pertanto tutto il nostro supporto. Il tour sarà un’occasione per saperne di più sulla mobilitazione di Standing Rock, permetterà una condivisione interculturale di esperienze e pratiche per la mobilitazione, ci rafforzerà come collettivi, eliminerà la mentalità da colonizzatori dalle nostre pratiche di solidarietà e aiuterà a rendere popolari e realizzare azioni di disobbedienza civile nonviolenta a favore del clima. Tutto questo sarà completato da momenti condivisi di festa ed espressione artistica.

Città e Tappe

Il tour si svolgerà dal 20 maggio al 14 giugno 2017. Il gruppo farà una tappa di un minimo di 3 giorni in ogni località (compreso tempo di viaggio e riposo). I principali momenti con date già fissate saranno:

Parigi, 23 maggio, per l’assemblea degli azionisti di diverse grandi banche francesi (BNP Paribas, Société Générale).

Bruxelles, 24 maggio, per la grande manifestazione contro la visita di Donald Trump e per quella contro il summit della NATO del 25.

Olanda, dal 28 maggio al 2 giugno, per creare legami con la resistenza conto carbone, gas ed energia nucleare, per dare supporto ad attivisti locali che si stanno mobilitando per la campagna di disinvestimento e per dimostrare la nostra solidarietà con i territori colpiti da terremoti.

Colonia, dal 3 al 4 giugno, per collegarsi con la lotta contro la lignite in Germania e in tutta l’Europa.

Ginevra, dal 6 all’8 giugno, per partecipare a una sessione di lavoro dell’ONU sulla responsabilità delle aziende multinazionali e stimolare il disinvestimento di banche e istituzioni svizzere.

Madrid, Barcellona e Bilbao, dal 9 al 14 giugno, per partecipare a varie riunioni come quella delle Città Ribelli, incontrare movimenti e rappresentanti dei consigli comunali e prendere parte a manifestazioni di massa.

Bologna, dal 9 all’11 giugno, per partecipare al contro summit del G7 sull’ambiente ed esigere il rispetto dei diritti dei nativi.

Roma, dal 15 al 16 giugno e Napoli, dal 17 al 19 giugno, per incontrare il Consiglio Comunale di Napoli, discutere della transizione locale e collegarsi con il movimento che si oppone all’oleodotto transadriatico.

Programma

Le organizzazioni in ogni città saranno libere di pianificare le relative tappe in autonomia all’interno del quadro generale degli obiettivi e del concetto di azione concordati. Idealmente ogni tappa dovrebbe offrire:

  • un impegno particolare nei riguardi dell’informazione e della mobilitazione ad ampio raggio, per raggiungere in modo particolare, oltre agli attivisti già conosciuti: giovani appartenenti a gruppi razziali e precari, circoli interessati ai temi delle culture indigene, associazioni per i diritti umani, gruppi impegnati in attività per il disinvestimento, ecc.
  • Un momento di incontro e di confronto (buone pratiche ed esperienze)
  • Un momento di informazione: presentazione-dibattito
  • Una mobilitazione che comprenda, se possibile, una manifestazione ampia e aperta a tutti e un’azione di disubbidienza civile (con una preferenza per il collegamento al disinvestimento da parte delle banche europee che finanziano il DAPL).

I Difensori di Standing Rock

Rachel Heaton fa parte della tribù Muckleshoot di Auburn, Washington (di discendenza Duwamish) ed è tra i leader della Seattle Action No DAPL Coalition. E’ co-fondatrice di Mazaskatalks, l’organizzazione che ha costretto la città di Seattle a disinvestire 3 miliardi di dollari da Wells Fargo, una delle banche che ha investito nell’oleodotto Dakota Access. Fino dall’inizio del movimento di Standing Rock si è recata più volte nel North Dakota (tra agosto e dicembre), portando con sé i figli al campo per sostenere la resistenza con raccolte fondi, conduzione di cerimonie e aiuti e supporto agli altri protettori dell’acqua presso il campo e a livello locale. Ha portato la resistenza dal campo di Standing Rock alla sua comunità e palesato i collegamenti tra l’oleodotto Dakota Access e progetti locali molto distruttivi nei dintorni di Seattle. Si è attivata per l’empowerment di altri e li ha coinvolti nella lotta. Ha dimostrato come gli indigeni si siano dedicati al miglioramento di questo nostro mondo sia per noi sia per le future generazioni. Infine lavora da 19 anni per la sua tribù nel Dipartimento dell’Istruzione.

James Robideau è membro della nazione Lake Spirit del North Dakota. E’ presidente del Dakota Youth Project, “road man” di Wounded Knee e guida spirituale in Europa, attivista e co-fondatore dell’American Indian Movement. Dedica la sua vita ad aiutare i popoli e le tribù indigeni a sopravvivere in una società non indigena.  (James parteciperà solamente alla tappa parigina).

Nataanii Means è un attivista di origine Oglala Sioux e Navajo, nonché artista hip-hop e figlio dello storico attivista Russell Means. Ha risieduto nel campo Oceti Sakowin dall’agosto del 2016 fino allo sgombero in febbraio. Questo giovane protettore dell’acqua è rimasto in prima linea nella resistenza nonviolenta nonostante diversi arresti e i metodi brutali delle forze dell’ordine. E’ inoltre molto attivo nelle azioni e nelle campagne per il disinvestimento in tutti gli Stati Uniti. Artista hip hop indigeno, contribuisce anche attraverso la sua musica alla sensibilizzazione sui temi legati ai nativi americani, ispira e dà forza alla gioventù indigena. Attualmente sta girando gli USA con i Voices of Water: Wake Up the World Tour e si impegna a condividere la sua esperienza in prima linea attraverso performance, discorsi pubblici e azioni per il disinvestimento.

Rafael Gonzales alias Tufawon (Dakota/Portoricano). Originario della zona sud di Minneapolis, rapper e produttore, con l’ultimo progetto The Homecoming, Tufawon torna alle sue radici locali con una prospettiva globale, dopo aver realizzato il sogno di esplorare il mondo con la sua precedente opera, The Send-Off. Con una produzione di “smooth and soulful boom-bap”, Tufawon esplora temi quali la politica, la cultura, la consapevolezza sociale e la cura di sé, che hanno definito il suo approccio, mostrando la crescita apportata dai viaggi e dallo sviluppo personale alla sua vita e alla sua opera. Rafael Gonzales ha messo in standy-by la carriera musicale per combattere il l’oleodotto Dakota Access. Attraverso un legame forte e genuino con una squadra di protettori dell’acqua, ha trovato una “casa” presso il campo di resistenza Oceti Sakowin a nord della riserva di Standing Rock. Per 4 mesi ha lottato a fianco della sua nuova famiglia di guerrieri e compagni sia in prima linea sia durante campagne di disinvestimento nei confronti delle banche. Sta attualmente girando gli USA con il Voices of Water: Wake Up the World Tour e condivide le sue esperienze in prima persona attraverso performance, discorsi pubblici e azioni per il disinvestimento.

Wašté Win Young, Wichiyena Dakota e Hunkpapa Lakota, viene da Standing Rock. Ha vissuto dall’agosto del 2016 al febbraio del 2017 con la sua famiglia presso la confluenza dei fiumi Cannonball e Missouri –in terre ancestrali di proprietà del suo popolo sulla base del Trattato di Fort Laramie del 1851 e del 1868. Questa località è stata l’epicentro del movimento #NODAPL, altrimenti noto con il nome Očeti Šakowin Camp. E’ attiva nella campagna di disinvestimento contro gli oleodotti Dakota Access e Keystone XL e altri progetti basati sui combustibili fossili. Ha 4 figli e attualmente abita presso la Long Soldier Community di Standing Rock.

Altre informazioni su Standing Rock e i suoi protagonisti

https://nodaplsolidarity.org

http://nativenationsrise.org

http://standwithstandingrock.net

https://indiancountrymedianetwork.com

http://www.dailykos.com/story/2017/3/5/1638879/-Native-Nations-Sioux-Water-Protectors-March-On-Washington-3-7-Through-3-10

http://www.ienearth.org

http://www.honorearth.org

http://indigenousrising.org

Calendario di azioni NoDAPL: http://everydayofaction.org

Organizzazioni e Collettivi

Alternatiba, Break Free Genève, Coordination Justice Sociale, Alternatives Canada, CETIM,  Agir Pour La Paix, Climate Express, INTAL, Transnational Institute (TNI), Ausgeco2hlt, Entrepobles, ANVCOP21, CSIA Nitassinan,  350.org, Friends of the Earth Europe,  i-boycott, I Love Therefore I am, Nuit Debout, UNIA Genève, CGAS, ATTAC GE,  GreenPeace Genève, Solidarité Tattes, CADTM, REFEDD, Women’s March Global.

In solidarietà,

Guillaume Durin  guillaume_durin@hotmail.com

+33 6 64 94 84 43        

Isabelle L’héritier lheritier.isabel@gmail.com

+41 78 705 98 05

Olivier de Marcellus       elviejo@riseup.net

+41 793427025

Gruppo organizzatore del tour europeo “Stand up with Standing Rock”

 

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pensiero del 18 del quinto mese

18 del quinto mese

Non essere rude e rigido con nessuno, perché facilmente un altro potrà rivolgersi a te allo stesso modo la furia porta con se sofferenza , a un colpo rispondono con un colpo.

Dhammapada

Previene con il tuo saluto ogni persona. Non basta comportarsi pacificamente solo in certi casi, non attaccar brigra col vicino o rispondere al suo saluto; no , occorre preparare la pace, prevenire la divisione e la discordia, impedendo loro di sopravvenire, perché quando le cose arrivano al punto che diviene necessario un intervento pacificatore , chi può garantirne il successo?

Talmud

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Donne in Israele: pronte per la pace

17.05.2017 Pressenza Muenchen

Quest’articolo è disponibile anche in: Inglese, Tedesco

Donne in Israele: pronte per la pace
(Foto di http://www.womenwagepeace.org.il)

Il 22 maggio il Presidente Trump si recherà in Israele per incontrare il Primo Ministro Benjamin Netanyahu. All’inizio del mese ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente palestinese Mahmoud Abbas e si è impegnato ad aiutare Israele e Palestina a raggiungere un accordo di pace.

Il movimento pacifista di base Women Wage Peace, fondato durante l’ultima guerra a Gaza, di cui fanno parte 11.000 donne “al di là di tutte le divisioni politiche, religiose, etniche, sociali e geografiche”, ha colto questa occasione per lanciare un messaggio potente a tutti i leader politici: in Israele le donne sono pronte per la pace.

La campagna chiede a tutti di sostituire domani, 18 maggio, il proprio profilo facebook con il logo “Ready for Peace”. Le istruzioni per farlo, con sottotitoli in inglese, si trovano qui. In alternativa si può anche postare un selfie con le tre parole, o il logo.

Sempre il 18 maggio si realizzerà una foto di gruppo al Midron Jaffa Park di Tel Aviv, a cui partecipare vestiti di bianco per formare la scritta READY FOR PEACE. Una lettera aperta al Presidente Trump scritta da due donne, Hiam Tanous di Haifa e Anat Saragusti di Tel Aviv, è stata pubblicata su Haaretz, uno dei più importanti giornali israeliani.

Chi vuole appoggiare questa campagna può andare sulla pagina facebook di Women Wage Peace, seguita da più di 33.000 persone e creare il proprio post READY FOR PEACE. Non ci sono limiti al modo di rappresentarlo. Gli uomini e le donne coraggiosi di Women Wage Peace non si fermeranno nella loro lotta nonviolenta per la pace: tutto è possibile se siamo pronti a farlo!

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pensiero del 17 del quinto mese

17 del quinto mese

Fisicamente è impossibile che una vera esperienza religiosa o una pura moralità esistano presso quelle classi della popolazione che non si procurano il proprio pane con il lavoro delle proprie mani.

John Ruskin

Nessuno può insegnare alcunché di meritevole altrimenti che con il lavoro delle mani. Il pane della vita si può estrarre dall’involucro che avvolge il grano, il seme solo quando è macinato con le proprie mani.

John Ruskin

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20 maggio: nessuna donna è illegale

16.05.2017 – Milano Redazione Italia

20 maggio: nessuna donna è illegale
(Foto di https://nonunadimenomilanoblog.wordpress.com)

NonUnaDiMeno Milano parteciperà alle manifestazioni del 20 maggio per dire che “Nessuna persona è illegale” con la forza, la creatività e la specificità di una rete di donne impegnate a costruire un mondo senza muri, frontiere o recinti.

Rifiutiamo le politiche securitarie italiane ed europee, in particolare il decreto Minniti-Orlando che disegna una società sempre più autoritaria e sessista, esattamente l’opposto delle libertà che vogliamo e dei diritti che rivendichiamo.

Lottiamo contro i confini dei nazionalismi e dei razzismi, e soprattutto contro i confini universali del patriarcato che attraversano i corpi di tutte le donne, in qualsiasi luogo siano nate. Questa è la grande lotta che ci accomuna, migranti e non.

Oggi però vogliamo denunciare le gravissime violenze fisiche e psicologiche che le donne migranti subiscono nel corso delle procedure e nei luoghi di raccolta, dopo averne già subite innumerevoli lungo i percorsi migratori. Occorre che a tutte le donne in cerca d’asilo o già sul nostro territorio, anche nei posti di lavoro, si garantisca subito una protezione internazionale e si attivino speciali modalità di accoglienza e inclusione.

Chiediamo questo con forza e ci mobiliteremo per ottenerlo.

Nessuna donna è illegale.

Vorremmo attraversare tutto il corteo con questo sguardo, senza creare spezzoni femministi, ma contaminando ogni luogo. Per questo, invitiamo chiunque si riconosca nelle nostre parole a venire in piazza con i colori nero e fucsia e con tutti i cartelli, gli slogan e le immagini che possano esprimerle.

https://nonunadimenomilanoblog.wordpress.com

 

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Palermo: la Consulta per la Pace e la Nonviolenza in seno al Comune

15.05.2017 Dario Lo Scalzo

Palermo: la Consulta per la Pace e la Nonviolenza in seno al Comune
(Foto di dal post FB di Francesco Lo Cascio)

Lo scorso 4 aprile, Francesco Lo Cascio, presidente del MIR Palermo, si è insediato ufficialmente al Comune di Palermo come portavoce della Consulta per la Pace, i Diritti Umani, la Nonviolenza e il Disarmo. Abbiamo avuto l’opportunità d’intervistarlo per comprendere quale missione intende assolvere tale organismo e in che modo si sta muovendo dopo le prime settimane di lavoro.

In un momento storico come quello che viviamo che significato assume l’istituzione della Consulta in seno ad un’amministrazione locale? Che finalità si pone e come intende agire sul territorio?

La consulta per la Pace e la Nonviolenza, opera a supporto dell’amministrazione comunale quale organismo consultivo e di proposta. Presseremo l’amministrazione con proposte volte al affermare il ruolo di pace della città di Palermo, sostenendo le iniziative di solidarietà, affinché si intraprendano serie posizioni sui temi internazionali, gesti di Pace concreti, quali gemellaggi e iniziative di Educazione alla Pace.

L’istituzione della Consulta è il frutto di un lungo e perseverante percorso che ha visto interagire il mondo dell’associazionismo, la scuola, l’amministrazione comunale e altri attori. Ci racconti in breve di questo cammino effettuato?

Il cammino è iniziato quattro anni fa, su i iniziativa del MIR Palermo. Con alcune associazioni nonviolente, di solidarietà e per i diritti umani, ci siamo riuniti in un comitato promotore e abbiamo iniziato a formulare le nostre proposte, a sollecitare il consiglio e la giunta comunale con i nostri progetti di delibera, inoltre abbiamo istituito diversi tavoli di lavoro con gli amministratori. Ci siamo confrontati con tutti, non avendo avuto rapporti politici esclusivi, abbiamo voluto evitare che le nostre proposte venissero percepite quale strumento di parte. Parallelamente – continuando a promuovere iniziative su più livelli: dalla partecipazione alla Perugia-Assisi, alla promozione di eventi e feste per la Pace, alla redazione di una proposta di legge regionale per la cultura di Pace (proposta firmata dal 40% del Parlamento siciliano) – al temine di tale percorso, è stato riconosciuta la nostra competenza e il nostro ruolo sui temi dell’educazione alla Pace e alla Nonviolenza.

In Italia ci sono state delle esperienze simili, quali sono i punti forti da ereditare e quali invece le fragilità da evitare?

Questo genere di organismi di partecipazione sono nati negli anni ’80, dando seguito alle istanze provenienti dai movimenti per la pace di quegli anni. Sono stati lo strumento d’azione degli enti locali denuclearizzati e poi degli enti locali per la Pace. A partire dagli anni ’90, per evitare che queste consulte apparissero come strumenti di parte, legate a una particolare concezione politica piuttosto che a un’altra, è andata maturando l’idea di caratterizzare maggiormente queste istituzioni dal punto di vista delle competenza tematiche della Pace e della tutela dei Diritti Umani. Nel nostro percorso stiamo cercando di fare tesoro di questa esperienza, cercando di trarne gli aspetti positivi, ma anche studiando le ragioni della crisi delle realtà meno fortunate.

L’educazione alla cultura della nonviolenza e della pace sono cruciali per porre le basi di una profonda trasformazione del mondo. L’esperienza siciliana della Consulta può fare da apripista per altre esperienze e creare un precedente virtuoso che diventi buona pratica nel Paese?

É la nostra speranza! Vogliamo fare tesoro delle iniziative legate al “Decennio internazionale di promozione di una cultura della Nonviolenza e della Pace a profitto dei bambini del mondo”, indetto dall’ONU su proposta dei Premi Nobel. É nostra intenzione metterci in contatto con altre iniziative analoghe e promuovere la diffusione di tale esperienza a partire dalla Sicilia.

Mentre il governo nazionale si mostra servile e ottuso in merito all’abolizione delle armi nucleari e, più in generale, alla smilitarizzazione del territorio, l’amministrazione comunale guidata da Leoluca Orlando, offre un’apertura verso temi come il dialogo, la riconciliazione e l’azione di pace. É realistico credere che si possa convertire la politica nazionale sugli stessi temi?

Recentemente 123 paesi del mondo con la risoluzione ONU A/C.1/71/L.41 hanno promosso il bando internazionale delle armi nucleari. Il governo italiano ha assunto un atteggiamento ondivago, a differenza delle ferme prese di posizione della società civile e dei rappresentanti di varie amministrazioni comunali. Su nostra proposta, per esempio, il Sindaco Orlando è stato il primo a sostenere la proposta di bando delle armi atomiche. Tale presa di posizione è in continuità con la redazione di un documento importantissimo quale la “Carta di Palermo”, che ha come obiettivo l’avvio di quel processo culturale e politico che porterà all’abolizione del permesso di soggiorno, verso la radicale modifica della legge sulla cittadinanza, e che riconosce il diritto alla mobilità come diritto fondamentale della persona umana. Noi abbiamo un’idea della politica, vogliamo ispirarci a La Pira, al municipalismo ed al federalismo, pensiamo ad una politica che abbia al proprio centro i comuni quale forma di aggregazione originaria, preesistente a quella delle entità statuali e ai conflitti introdotti dalla loro mal intesa idea di “nazione”. Sogniamo un’Europa e un Mediterraneo di città e di cittadini liberamente solidali. Il sogno euromediterraneo risale agli accordi di Barcellona volti ad un’Europa e a un Mediterraneo pacifici, per un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa.

L’istituzione della Consulta a Palermo è un atto di grande speranza e valorizza l’impegno della società civile. Adesso però è il tempo di mettersi a lavoro, quali sono le prime cose da fare per incidere concretamente nel tessuto sociale?

Per risponderti cito alcuni degli obiettivi assunti dalla prima delibera dalla Consulta:

  • “L’educazione al dialogo e alla Pace, alla Nonviolenza, alla conoscenza, alla difesa e al rispetto dei diritti umani, al disarmo e al lavoro attivo contro la guerra e al suo rifiuto come mezzo di risoluzione dei conflitti, alle mondialità ed all’interculturalità, al riconoscimento e al rispetto delle differenze, alla solidarietà, allo sviluppo sostenibile, alla partecipazione civile attiva, ai metodi decisionali orientati al consenso, al rispetto e alla promozione della legalità, alla convivenza civile e pacifica”;
  • “La promozione e il sostegno della risoluzione nonviolenta dei conflitti, a partire dai rapporti interpersonali fino ai rapporti di cooperazione e solidarietà nazionale e internazionale, la promozione e il sostegno della giustizia tra i popoli e nei rapporti tra gli Stati, del disarmo, della diplomazia popolare, le ambasciate di democrazia locale e dei corpi civili di pace”;
  • La garanzia dei diritti di obiezione di coscienza al servizio militare, il servizio civile nazionale ed europeo;
  • “La destinazione a parco e alla fruizione pubblica delle aree comunali attualmente soggette a servitù militare quali caserme o aree addestrative”;
  • “L’istituzione di un Gandhi memorial, in permanente ricordo della giornata ONU della Nonviolenza, richiedendo all’ambasciata indiana la donazione di un busto o di una statua dedicata a Mohandas K. Gandhi;
  • “Un festival della Pace quale occasione d’incontro tra operatori e cittadini sui temi propri della Consulta”;
  • “La promozione di iniziative volte alla tutela di profughi e migranti, delle vittime della tratta per il superamento del permesso di soggiorno, e alla divulgazione e affermazione dei valori espressi nella Carta di Palermo; l’accoglienza dei migranti, sin dal loro arrivo al porto di Palermo, onde poter favorirne l’ospitalità diffusa, per il sostegno alle ONG operanti nell’ambito SAR sotto il coordinamento del MRCC”;
  • “Il sostegno delle iniziative internazionali per il bando alle armi nucleari, e per la dedicazione della prossima Marcia Perugia Assisi al tema del bando delle armi nucleari”.

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pensiero del 16 del quinto mese

16 del quinto mese

Questo popolo mi si avvicina con le labbra e mi onora con la lingua ; ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi onorano insegnando come dottrina comandamenti umani,

Matteo 15, 8,9 (Isaia 29,13

A che paragonare un uomo dotto che ama Dio? A un maestro artigiano con lo strumento della sua arte in mano. Un uomo dotto, ma il cui cuore non brucia d’amore per Dio? A un maestro senza strumento . Uno che ama Dio , ma privo di sapere? A un uomo che ha lo strumento , ma non ha le nozioni dell’arte:

Talmud

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pensiero del 15 del quinto mese

15 del quinto mese

Noi amiamo gli oggetti per la loro imperfezione che è prestabilita da Dio perché la legge della vita umana fosse lo sforzo , e la legge del tribunale umano fosse la misericordia. Solo in Dio c’è la compiutezza e quanto più perfetta diviene la mente umana, quanto più si sente l’infinita differenza , a questo proposito, tra realtà divina e realtà umana.

John Ruskin

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La Ministra della “Guerra”, chiama alle “armi”

14.05.2017 Luca Cellini

La Ministra della “Guerra”, chiama alle “armi”
Giuramento sulla Costituzione di Roberta Pinotti (Foto di Archivio Pressenza)

Il Ministero della Guerra in Italia è stato abolito il 4 febbraio 1947, sostituito dal Ministero della Difesa, teniamo a sottolineare “ Difesa : in seguito all’approvazione della nostra Costituzione, la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali è stata ripudiata.

Probabilmente la nostra Ministra Pinotti, sopravvissuta del “fu Governo Renzi” e attuale rappresentante del Governo Gentiloni, deve essersi persa questo importante passaggio della storia del nostro paese, o per lo meno pare essersene “scordata” in più di  un’occasione.
Anche oggi, a margine della sfilata degli Alpini, la Ministra ha messo la freccia a destra superando addirittura Matteo Salvini.  Veniamo ai fatti e alle relative dichiarazioni della Ministra:

 14 febbraio 2015: “L’Italia è pronta. Si parla soltanto di ipotesi per ora, ma se dovesse essere chiesto al paese di mettersi alla testa di una coalizione internazionale per un intervento in Libia, non ci tireremmo indietro. “Pronti a guidare la coalizione. Almeno 5.000 uomini” dichiarava a gran voce la Ministra Pinotti, in un’intervista al Messaggero, per poi continuare in tono marziale: “Ragioni storiche individuano nell’Italia la nazione col ruolo di protagonista per le aspettative dei libici.”

Non se ne abbia a male la Ministra, se le ricordiamo che le “ragioni storiche” che più ci hanno legato alla Libia vedevano l’occupazione militare della stessa da parte dell’esercito italiano fascista durante il “ventennio”.

Invece, egregia Ministra, non riusciamo bene a interpretare cosa intendesse per  “aspettative dei libici”,  visto che il Governo ufficiale libico non ha mai chiesto l’intervento diretto di alcun stato occidentale. Ricordiamo bene inoltre che l’Italia all’epoca era gregaria della coalizione occidentale guidata da Francia, USA  e Regno Unito. Coalizione che già nel 2011 fece disastrosi danni, appoggiando i cosiddetti “ribelli libici”, (come li chiamavano allora i nostri organi di stampa ufficiali, gridando alle rivoluzioni della primavera araba). Peccato che subito dopo l’uccisione di Gheddafi, i ribelli si siano trasformati in combattenti mercenari del sedicente stato jihadista del Daesh, detto anche ISIS o Califfato. Peccato pure che a seguito dell’intervento occidentale per soddisfare le allora “aspettative dei libici” si siano creati dei “danni collaterali” come una sanguinosa guerra civile che si protrae da più di 6 anni e che adesso proprio dalla Libia senza più nessun controllo partano migliaia di poveri disperati, spesso destinati a morire affogati nell’indifferenza generale.  Dispiace anche ricordare che sempre in Libia nelle aree del paese ormai senza più nessuna forma di controllo, proprio a seguito della guerra civile, adesso esistono pure delle strutture chiamate connection house o “ghetti” nella loro lingua, edifici dove vengono portate ragazzine minorenni, schiave e vittime della tratta che in quei luoghi subiscono ogni tipo di violenza e abuso, una specie di iniziazione, prima di essere avviate poi al  fiorente mercato della prostituzione in Europa.

– 2 aprile 2016: in un servizio televisivo la Ministra Pinotti dichiara: “Non esiste alcun problema di uranio impoverito tra i nostri militari” . Il giorno dopo alla sua dichiarazione assistevamo alla morte di Gennaro Giordano, 331° vittima, deceduto per un tumore fulminante, ennesimo militare italiano morto tra atroci sofferenze, proprio per via dell’esposizione all’uranio impoverito.

– 4 ottobre 2016: sempre la Ministra Roberta Pinotti va in visita ufficiale dai “Reali” sauditi, proprio nei giorni dei massicci bombardamenti dell’Arabia a danno della popolazione civile dello Yemen. Una visita presso uno degli Stati più retrogradi e maschilisti che la storia dell’Umanità contemporanea ricordi, uno Stato dove i diritti umani sono un optional, la pena di morte uno standard, un paese in cui le donne sono riconosciute in qualità di mammiferi  in cui vigono la lapidazione e la flagellazione pubblica degli oppositori politici. La Pinotti all’epoca,  in veste di Ministra e prima ancora di “donna”, andò in “pellegrinaggio” presso la corte del re, per promuovere bombe ed armi “Made in Italy”, nonostante la legge italiana vieti di vendere armi a paesi “in stato di conflitto armato” e in pieno contrasto con le direttive Onu, incurante persino di una risoluzione del Parlamento europeo che invitava i paesi membri a interrompere immediatamente la vendita di armi ai sauditi.

E invece niente, la nostra Ministra era lì a Riad, proprio per incontrare il monarca assoluto arabo Salman, fargli persino la riverenza e pregarlo di comprare i nostri armamenti per meglio “massacrare” il popolo yemenita. Rientrata subito alla base dalla missione Roberta Pinotti, si attivò sottoponendo al parere del Parlamento l’ennesima lista della spesa per nuovi armamenti: carri armati ed elicotteri da guerra, i micidiali “AW-129 Mangusta“ , con una versione per l’estero che è stata acquistata dal nostro “amico” turco Recep Erdogan che ora sta attivamente utilizzando per bombardare efficacemente gli insediamenti della popolazione curda.

– 1 marzo 2017:  la Ministra Pinotti dichiara candidamente il proprio sogno: “La nascita di un Pentagono italiano”, ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le forze armate, una copia in miniatura di quello statunitense. Sempre in quella occasione la Ministra dichiarò che il “sogno” stava per diventare realtà. “La nuova struttura”, annunciò in un’intervista a Repubblica, “è già in fase progettuale ed è previsto un primo stanziamento nel budget della Legge di stabilità.”

Tutto questo costa circa 23 miliardi di euro, pari all’1,8% del PIL L’Italia ad oggi spende per la difesa in media 63 milioni di euro al giorno, a cui si devono aggiungere anche le spese per le missioni militari e i principali armamenti, iscritte nei budget di altri ministeri.
Ma ciò non basta, come espresse all’epoca la Pinotti “L’Italia dovrà presto essere in grado di portare la spesa per la difesa al 2% del PIL come richiede la Nato”

– 9 aprile 2017: proprio nei giorni dell’attacco americano in Siria con 59 missili, “gentile omaggio” del neo-insediato Presidente Trump, la tensione alle stelle tra Russia e USA, l’invio di navi nella penisola nordcoreana, in un crescendo che di giorno in giorno fa crescere la paura di un conflitto su larga scala, la nostra “affezionatissima” Ministra della Difesa Pinotti, in occasione del varo in Fincantieri di Castellammare di Stabia del troncone di prua dell’unità di supporto logistico LSS (Logistic Support Schio) Vulcano, unità commissionata a Fincantieri nell’ambito del piano di rinnovamento della flotta della Marina Militare, per non essere da meno dichiara trionfale: “È un momento di grande orgoglio, abbiamo superato momenti di grande difficoltà e ora guardiamo al futuro con occhi diversi” […] “Amplieremo la flotta, il momento lo richiede” […] “con l’esigenza di rinnovare le navi della flotta della Marina Militare.” Abbiamo deciso di farlo in modo intensivo, poiché lo scenario internazionale lo prevede” ribadisce la Pinotti; detto in altri termini si va verso uno stato di guerra e noi ci buttiamo dentro a capofitto, ovviamente in barba all’Art. 11 della nostra Costituzione “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” .

–  14 maggio 2017: apprendiamo a margine della sfilata degli Alpini che la Ministra, col mento alto e lo sguardo fiero, come si addice a tutti i comandanti in arme e capo in pectore, sorpassa a destra persino Salvini e prontamente dichiara: “La riproposizione di una qualche forma di leva obbligatoria declinata in termini di utilizzo dei giovani in ambiti di sicurezza sociale non è un dibattito obsoleto”.  ovvero detto in altri termini, ripristino della chiamata, la finalità poi si vedrà.

Sì perché per la precisione, cara Ministra Pinotti, dobbiamo ricordarglielo, è stata solo sospesa la chiamata al servizio militare, ma non la leva obbligatoria, che secondo la legge 226 del 23 agosto 2004, in vigore dal 1 gennaio 2005 non è mai stata abolita.

A questo punto aspettiamo qualche altra altisonante dichiarazione ad effetto, magari in tenuta marziale, giusto per la parata militare del prossimo 2 giugno. Vorremmo rammentare alla Ministra che prima ancora che dell’esercito è la festa della nostra Repubblica, sicuramente non la celebrazione delle armi e della guerra.

Faccia pure le sue dovute considerazioni “l’egregia” Ministra e non ce ne voglia, se fra queste ricordiamo che in quanto rappresentante più alto del dicastero della Difesa è stata investita della sua carica giurando proprio sulla nostra Costituzione, che ripudia fermamente la guerra e che ricopre il ruolo di Ministra per servire i suoi concittadini, ci sia passata la provocazione, non per dare ordini ai suoi “umili sudditi” e soprattutto per rendere un servizio al nostro paese, non certo alle Lobby delle armi, né alle Banche armate, né tanto meno ai Signori della guerra o a tutti coloro che grazie alla guerra stanno capitalizzando investimenti e profitti, sempre sulla pelle degli altri.

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