Oltre’ le logiche distruttive e menzognere di attacco alla “Legge Zan”

‘Oltre’ le logiche distruttive e menzognere di attacco alla “Legge Zan”

10.06.2021 – Antonio Minaldi – Redazione Palermo

Difficilmente una norma in discussione nel nostro parlamento ha aperto tante problematiche e provocato tante polemiche e distinguo come il ddl-Zan contro l’omotransfobia.  La cosa è in sé tutt’altro che negativa poiché l’asprezza delle polemiche ci appare tipica di un passaggio, in qualche modo storico, nella considerazione dei valori che stanno alla base del modo di intendere la sessualità come parte delle relazioni personali e sociali.

Diciamo subito che il ddl-Zan, anche da parte di chi ne difende l’impianto generale e le finalità, può presentare diverse criticità, sulle quali tuttavia non si può intervenire (noi lo faremo in seguito), se non si sgombra il campo da quella vera e propria crociata, fatta di critiche strumentali e vere e proprie menzogne, messa in atto dalle forze più retrive, col solo scopo di affossare la legge (anzi qualsiasi possibile legge sull’argomento).

La prima questione, forse la più importante, riguarda l’identità di genere. È vero che in vari paesi occidentali esistono leggi sulla self identity che prevedono la possibilità di autocertificare la propria identità sessuale come diritto della persona, con esiti assurdi, come nel caso, ormai divenuto famoso, dei circa 170 detenuti della California che si sono dichiarati donne pretendendo il trasferimento nelle carceri femminili. Ma tutto questo col ddl-Zan è impossibile, poiché il concetto di identità di genere non è introdotto come diritto immediatamente esigibile, ma come elemento di protezione contro discriminazioni o violenze. Per intenderci:  con la nuova legge, se una mattina mi sveglio pensando di essere diventato donna, io non posso andare all’anagrafe e pretendere che sulla mia carta di identità sia scritto “femmina”, ma posso essere protetto da discriminazioni e violenze, per esempio non posso essere licenziato né aggredito. Altra questione riguarda la maternità surrogata (utero in affitto) che secondo l’on. Pillon con le nuove norme diventerebbe un “diritto dei gay”. Cosa che è semplicemente falsa, poiché nella legge la questione non viene neppure menzionata.

Va aggiunto, per la verità, che a questo proposito, oltre le logiche distruttive e menzognere di attacco alla legge, diverse perplessità, per così dire “preventive”, sono nate anche tra le femministe storiche. L’arcilesbica per esempio propone di cancellare il concetto di identità di genere e di rendere esplicito che la nuova legge è coerente con l’attuale normativa che esclude come impossibile l’autocertificazione di genere e vieta il cosiddetto “utero in affitto”. La questione merita di essere approfondita.

È vero che una norma più recente ne può abrogare una precedente di pari livello, ma non mi pare che, almeno in senso strettamente tecnico, il ddl-Zan metta in discussione gli attuali divieti normativi, nel qual caso bisognerebbe ammettere che i detrattori “senza appello” della legge avrebbero una qualche ragione. Credo che le perplessità di alcuni ambienti della sinistra femminista non siano tanto di natura giuridica e non riguardino in particolare la salvaguardia di norme già vigenti. Credo che la loro preoccupazione riguardi il fatto che l’attuale legge possa fare da apri pista a norme più liberalizzanti nel senso inaccettabile di una totale deregulation,  dei cui mali abbiamo detto. La cosa può avere un qualche fondamento, ma ha poco a che fare col diritto. Una legge in se non ne prefigura una futura, magari peggiorativa. La battaglia rimane oggi, e penso anche in futuro, una questione di ordine politico e culturale che non si concluderà semplicisticamente sul piano normativo né tanto meno, vogliamo sottolinearlo, nell’ambito delle pure sanzioni penali, come l’asprezza del dibattito attuale, tutto centrato su questioni giuridiche, a volte potrebbe fare pensare.

Fatte queste dovute precisazioni, la proposta di rendere esplicita la coerenza delle norme del ddl-Zan con le attuali restrizioni riguardanti la self identitye la maternità surrogata sono, in linea di principio, ricevibili nella loro logica “cautelare”, anche perché non interferiscono minimamente con il contenuto sostanziale e con le finalità generali della legge. Questo anche a prescindere da quanto ciascuno le possa considerare indispensabili o meno dal punto di vista strettamente giuridico, e senza entrare nel merito dell’esigenza, prospettata da alcuni (ma non da tutti), di arrivare ad una rapida approvazione della legge, prima di un suo possibile affossamento.

Una ultima questione, ma per certi versi di grande rilevanza, riguarda le (enormi) criticità legate all’art. 4. Un articolo che ha tutta l’aria di essere posticcio e del tutto estraneo ai contenuti della legge. Una sorta di concessione fatta ai detrattori. In particolare a coloro che vedevano nel ddl un attacco alla libertà d’espressione. Pensato per tranquillizzarli, e che invece credo sortisca l’effetto contrario.

L’articolo in questione ha come contenuto dichiarato: “Pluralismo delle idee e libertà delle scelte”. Come si può vedere si tratta di questioni di rilevanza costituzionale, e che infatti sono ampiamente contenuti nella nostra Carta Fondamentale, e che è del tutto improprio, anzi sbagliato, che vengano ripresi, anzi parafrasati e “scimmiottati”, in una legge ordinaria. Potrebbe sembrare una semplice ed inutile sottolineatura di principi generali se l’articolo non si concludesse precisando che le suddette libertà sono legittime “… purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

Ora è bene precisare che non solo il senso, ma anche i limiti della libertà d’espressione sono nel loro contenuto oggetto di diritto costituzionale e vengono poi resi efficaci da fattispecie generali di tipo penale, come – per esempio –  il reato di “istigazione a delinquere”. Farne menzione in una specifica legge può solo dare il senso di una precisazione con un vago sapore restrittivo: pericolosa in sé (per esempio in una possibile interpretazione giurisprudenziale liberticida) ed assist  perfetto per chi vuole liquidare tutto.

Ultima notazione legata a quanto già detto sull’art 4.

Nel successivo art.7, che istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia ecc., allo scopo “di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze…”, credo che il termine “pregiudizi” vada cassato. Io non ho alcun dubbio che tanti pregiudizi limitano oggi la nostra libertà sessuale (e non solo sessuale), ma il termine inserito in una norma giuridica è troppo vago e si presta a qualsivoglia interpretazione. I pregiudizi si sconfiggono nelle piazze e, come già detto, nel dibattito-scontro politico e culturale, e non negli articolati legislativi o nelle aule dei tribunali.

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Meeting Minutes del 10-6-2021

ERASE

My sins

God will erase

With his gifts

Of love and grace

David Herr

La pazienza e la perseverana hanno un effetto magico davanti al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono.

John Q, Adams

  • Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa (cattolici)
  • Shavu’ot ” giorno (ebraismo)
  • 1917 nasce a Roma Antonello Trombadori, giornalista e critico d’arte

“La Chiesa è davvero tale se è presente per gli altri”

Dietrich Bonhoeffer

Non parlare di Nonviolenza

Se non ami la vita, la gente,
la folla variopinta,
la libertà degli altri,
la follìa degli altri,
non parlare di nonviolenza.

Se non sei cittadino del mondo,
amico dei neri, dei gialli, di tutti,
non parlare di nonviolenza.

Se non denunci confini,
barriere, nazionalismi,
patrie, bandiere, galere,
non parlare di nonviolenza.

Se non ti opponi ad eserciti di ogni colore,
a corpi separati, consacrati,
ubriachi di potenza,
non parlare di nonviolenza.

Se non ti rivolti contro il verticismo,
il centralismo, l’ autoritarismo,
non parlare di nonviolenza.

Se non contesti il sacro che nasconde il vero,
il dio in terra che nasconde il cielo,
il consumismo che risucchia il sangue
dei dannati della terra,
non parlare di nonviolenza.

Se non ti getti nel folto della mischia,
come la dinamite nel pozzo di petrolio
per spegnere l’ incendio,
pronto a perir con esso,
non parlare di nonviolenza.

O, se ne parli,
di’ che stai favoleggiando
intorno a qualche cosa
che non sai.

(Davide Melodia, Sardegna, 14 agosto, 1976)

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Disarmo nucleare: un mese per ripensarci, e ricordare la nostra umanità

09.06.2021 – Redazione Italia

Disarmo nucleare: un mese per ripensarci, e ricordare la nostra umanità

Iniziative di mobilitazione in tutta Italia promosse da “Italia, ripensaci” per la richiesta di ratifica del Trattato di proibizione delle armi nucleari TPNW

9 giugno 2021 – 9 luglio 2021

Un mese per comprendere ancora meglio il devastante impatto umanitario delle armi nucleari. Un mese per attivarsi a favore del percorso di disarmo nucleare previsto dal Trattato TPNW (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons) votato all’ONU nel luglio del 2017. Un mese per coinvolgere anche l’Italia nei passi necessari a mettere fuori dalla storia le armi più distruttive mai costruite, incompatibili con la stessa presenza sul pianeta dell’umanità.

Sono questi gli obiettivi di giorni di mobilitazione lanciati fino al 9 luglio dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e dalla campagna Senzatomica, che insieme promuovono la mobilitazione “Italia ripensaci”. Un’iniziativa attiva dal 2016 che chiede al nostro Paese di non rimanere spettatore passivo rispetto al processo che negli ultimi anni ha portato all’approvazione e in seguito all’entrata in vigore, avvenuta il 22 gennaio del 2021, della prima norma internazionale che mette fuori legge armi di distruzione di massa come quelle nucleari. Il TPNW è un Trattato fortemente voluto dalla società civile internazionale: un risultato che ha consentito alla International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN) di cui facciamo parte di ricevere il Premio Nobel per la Pace 2017.

La mobilitazione culminerà con tre date conclusive altamente significative: il 7 luglio si celebra infatti l’approvazione del TPNW, l’8 luglio ricorre il 25º anniversario del pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia contro le armi nucleari mentre il 9 luglio viene ricordata la pubblicazione del Manifesto Russell-Einstein pietra miliare delle iniziative per un disarmo nucleare globale.

Forti del grande sostegno dell’opinione pubblica italiana, che per l’87% vuole l’adesione al Trattato TPNW e per il 74% l’eliminazione dal nostro territorio delle testate nucleari statunitensi attualmente presenti, la mobilitazione di queste settimane cercherà di rendere più facili e concreti alcuni importanti passi volti a favorire, come obiettivo ultimo, l’adesione dell’Italia al Trattato.

L’obiettivo principale dell’iniziative che verranno messe in campo è quello di un maggior coinvolgimento delle istituzioni nazionali in un percorso di disarmo nucleare globale concreto, che non si limiti a dichiarazioni di facciata. Da un lato coinvolgendo maggiormente il Parlamento sia con un rilancio del “Pledge” (Appello ai parlamentari) proposto da ICAN, nella scorsa legislatura sottoscritto da oltre 240 Deputati e Senatori, sia richiedendo un dibattito sul tema nelle Commissioni competenti. A questo scopo “Italia ripensaci” sta per inviare a tutti i parlamentari una lettera in cui si evidenziano i termini della questione chiedendo un riscontro positivo alle proposte della società civile. Al Governo verrà invece inviata la richiesta di partecipazione come “Paese osservatore” alla prima conferenza degli Stati, attualmente 54, che hanno già ratificato questa norma internazionale e che si terrà a Vienna nel gennaio del 2022. Riteniamo infatti importante che, pur non avendo ancora potuto aderire al TPNW anche per la già ricordata presenza di testate nucleari a Ghedi e ad Aviano, l’Italia possa positivamente condividere un momento di dibattito e di approfondimento sul tema del disarmo nucleare con  Paesi del mondo che invece hanno già dato la propria adesione formale al Trattato.

Incontri, eventi online, azioni informative e di comunicazione, campagne social, pubblicazione e rilancio di report e nuovi dati ed analisi. Sono queste le iniziative che caratterizzeranno l’attività di “Italia ripensaci” nelle prossime settimane e fino al 9 luglio 2021. Con un pieno coinvolgimento delle organizzazioni parte delle nostre reti e di associazioni ed Enti Locali, numerosi ed in prima fila nel percorso verso un disarmo nucleare grazie al loro compito di difesa e protezione dei propri cittadini. Che non possono più vivere in un mondo minacciato ogni giorno dalla distruzione nucleare e impoverito dalla sottrazione di risorse miliardarie impiegate per gli arsenali atomici invece che per usi sociali e di progresso.

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La attualità dei fratelli Rosselli anche oggi

Il 9 giugno del 1937 i fratelli Carlo e Nello Rosselli furono assassinati e per ricordare questa data oggi si terrà una tavola rotonda sulla pagina facebook della Fondazione Rosselli

Il 9 giugno del 1937 a Bagnoles-de-l’Orne i fratelli Carlo Nello Rosselli furono assassinati da elementi della Cagoule, un’organizzazione terroristica francese d’ispirazione fascista; probabilmente su mandato ricevuto dai servizi segreti italiani.

Teorici di un socialismo liberale che s’ispira in parte al laburismo inglese, Carlo e Nello Rosselli furono attivi nell’opposizione al fascismo sin dal 1922 con il foglio clandestino Non Mollare, cui collaborarono Ernesto RossiPiero Calamandrei e Gaetano Salvemini.

Nel 1929 Carlo, dal confino di Lipari, si rifugia a Parigi con altri antifascisti fuorusciti e fonda il movimento «Giustizia e Libertà».

Oggi alle 16,30 (tramite zoom) per ricordare l’anniversario della loro morte è prevista una diretta facebook sulla Pagina Fondazione Circolo Rosselli (Spazio Qcr).

La tavola rotonda Socialismo Liberale oggi sarà introdotta dal professor Valdo Spini, presidente della Fondazione Circolo Rosselli.

All’incontro tanti ospiti, quali, Paolo BarattaElena GranagliaGianfranco PasquinoDomenico SiniscalcoLucilla SpiniStefano TosoNadia Urbinati.

Nel 1981 Valdo Spini ha fondato (e tuttora dirige) la rivista di politica e di cultura «Qcr/Quaderni del Circolo Rosselli».

Presidente dell’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane (Aici) Spini è anche il presidente del Coordinamento delle riviste italiane di cultura (Cric) e docente di Storia delle relazioni economiche internazionali alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze.

«Sarebbe importante ricordare i fratelli Rosselli sia nelle università sia nelle scuole italiane – afferma Spini – come esempio coerente di antifascismo e come ideatori dell’Italia democratica.

Carlo Rosselli – prosegue Spini – era un promettente studioso di economia politica prima di dedicarsi all’attività antifascista. Nello, invece, un affermato storico del Risorgimento. La loro attività politica ebbe inizio quando avevano poco più di 20 anni. Ecco perché ritengo siano un esempio di testimonianza politica, intellettuale, culturale e ideale che può parlare ai giovani anche nel mondo di oggi».

L’anno scorso Valdo Spini rilascio quest’intervista al Radio Radicale, ascoltabile qui.

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57a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, all’insegna del green con Emergency partner

09.06.2021 – Bruna Alasia

57a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, all’insegna del green con Emergency partner

Dal 19 al 26 giugno si svolgerà a Pesaro la 57ma edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, una manifestazione che nel panorama cinematografico ha un’impronta fortemente educativa, sensibile ai temi dell’ambiente, della pace e della solidarietà sociale. Pesaro è la città italiana con più mezzi sostenibili e la prima – assieme a Bolzano – per l’uso della bicicletta negli spostamenti, cosa resa possibile dalla sua estesa rete di piste ciclabili, che sfiora i 100 km.

Mentalità green perfettamente incarnata dalla Mostra del cinema che si svolge in location connesse fra loro da percorsi ciclo-pedonali. La bicicletta è il mezzo ufficiale, fornito gratuitamente a ospiti e collaboratori. Novità assoluta di questa edizione è il Pesaro Film Festival Circus, uno spazio – quasi un festival a parte a cura di Giulietta Fara – dedicato ai bambini delle scuole primarie in una sorta di villaggio del cinema in cui la “bicicletta verde” sarà di nuovo protagonista. Per loro è stata anche pensata una selezione di film, in anteprima italiana, che potranno essere apprezzati anche da un pubblico più maturo. Ecco alcuni tratti salienti e innovativi della manifestazione del 2021:

Emergency diventa Charity Partner ufficiale del festival

Da questa edizione Emergency diventa Charity Partner ufficiale del festival con una serie di iniziative tra cui la presentazione di un nuovo film del progetto “Una storia per Emergency”. L’associazione umanitaria fondata nel 1994 per portare aiuto alle vittime civili delle guerre e della povertà presenterà in anteprima a Pesaro il corto Capitan Didier diretto da Margherita Ferri, con la sceneggiatura di Roberta Palmieri, storia di un bambino di origine subsahariana che sogna di costruire una barca tutta sua fatta di cartoni per la pizza. La produzione è di Matteo Rovere in quanto progetto LYNN, la nuova divisione di Groenlandia che promuove esclusivamente il cinema diretto da registe.

Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè

Il Concorso Pesaro Nuovo Cinema – Premio Lino Miccichè votato alla ricerca del ‘nuovo’ cinema, rimane aperto a tutti i formati e a tutti i registi, senza barriere d’età, di durata, di ‘genere’.  16 i titoli in concorso (una selezione sarà presente anche su MyMovies). Qui ne segnaliamo alcuni.

Torna a Pesaro Julien Faraut che presenterà il suo nuovo The Witches of the Orient (prossimamente in sala con Wanted Cinema), dedicato alla famosa squadra di pallavolo femminile giapponese che dominò per tutti gli anni ’60, trionfatrice alle Olimpiadi di Tokyo 64, entrata nell’immaginario collettivo.

Dagli Stati Uniti arriva Film About a Father Who della regista e poetessa statunitense Lynne Sachs, indagine sulla complessa personalità del padre attraverso immagini girate dagli anni Ottanta ad oggi.

Rock Bottom Riser, primo lungometraggio del regista sperimentale Fern Silva, riflessione sull’influenza del colonialismo e sull’esistenza di vita extra-terrestre attraverso un affascinante viaggio nel luogo più sacro delle Hawaii, il vulcano Mauna Kea, dove gli scienziati vorrebbero costruire il telescopio più potente del mondo.

Il brasiliano Eryk Rocha offre con Edna il ritratto di una donna d’incredibile coraggio che lotta contro la deforestazione ai margini dell’autostrada Transbrasiliana in Amazzonia.

Il Concorso è completato da una serie di cortometraggi eterogenei, che ben esprimono le diverse direzioni intraprese dal ‘nuovo’ cinema: This Day Won’t Last di Mouaad el Salem è un’opera prima sorprendente, girata in totale clandestinità ai confini della Tunisia per esprimere l’urgenza del filmare all’interno di un contesto di oppressione.

Augas Abisais, del galiziano Xacio Baño, ripercorre la storia di un suo antenato, chiamato a combattere la guerra civile spagnola ancora adolescente, attraverso documenti ufficiali e il racconto della nonna.

Earthearthearth di Daïchi Saïto, regista giapponese trapiantato in Canada, parte dagli imponenti paesaggi delle Ande per realizzare immagini che si fanno sempre più astratte, producendo una ipnotica riflessione sulla Terra anche grazie al sassofono di Jason Sharp.

Collettivo Cinema Militante di Milano – 50 anni dopo

L’esperienza di cinema militante, nata in seno ai movimenti del post-’68, trova la sua più organica espressione nel Collettivo Cinema Militante di Milano che, al contrario dei gruppi “extra-parlamentari”, non aveva referenti politici diretti e si muoveva in maniera autonoma, esprimendo una maggiore libertà operativa e linguistica. Del materiale girato in quegli anni restano 17 tra film e frammenti, recuperati da Ranuccio Sodi e digitalizzati da Cineteca Nazionale – Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea. Essi raccontano un periodo storico fondamentale del nostro recente passato: quel decennio che parte dalle grandi contestazioni della fine degli anni Sessanta, attraversa l’autunno caldo, si confronta con la strategia della tensione prima e con gli “anni di piombo” poi. Si tratta di film girati con pochi mezzi da cineasti in erba, studenti, operai e intellettuali “democratici”, con l’intento di documentare quello che accadeva intorno a loro.

La Mostra proporrà tre titoli: Maggioranza silenziosa (1972) che racconta la manifestazione e gli scontri occorsi davanti al Castello Sforzesco di Milano l’11 marzo 1972 (alcune scene saranno poi usate da Marco Bellocchio per “Sbatti il mostro in prima pagina”), Bologna 77 (1977), una sperimentazione sull’utilizzo del Super 8mm nella documentazione militante durante il “Convegno contro la repressione”, e Pagherete caro pagherete tutto (1975), sorta di “instant movie” che racconta il periodo più tragico nella storia dei movimenti extra-parlamentari milanesi.

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Milano è viva e aperta per tutti e tutte

Due giorni a Milano per l’inclusione

09.06.2021 – Milano – Andrea De Lotto

Due giorni a Milano per l’inclusione
(Foto di https://www.facebook.com/nessunoeescluso/)

Del lavoro dell’Associazione “Nessuno è escluso” ne abbiamo parlato altre volte. Oggi vogliamo segnalare un’importante due giorni che si svolgerà il prossimo fine settimana a Milano, nel quartiere Barona. Ne abbiamo parlato con Fortunato Nicoletti, una delle anime dell’iniziativa:

Da dove nasce questa due giorni?

La organizzammo un anno fa, in settembre, e andò molto bene. E’ chiaro che le difficoltà in questo periodo non sono poche, ma era importante tornare a incontrarsi, mettersi insieme, dare un segnale. Ci siamo e ci saremo. Il tema è il sostegno e il mutuo-aiuto tra le famiglie con figli con disabilità. Due giornate inclusive che quest’anno avranno anche un’attenzione particolare ai siblings, i fratelli e le sorelle dei bimbi con malattie gravi. Saranno attività che coinvolgeranno tutti e tutte, uno spazio e un momento di incontro, dove sarà possibile anche trovare un giusto relax.

I partecipanti arriveranno sia dalla zona che da fuori?

Crediamo di sì, abbiamo promosso il tutto con le scuole del Municipio 6, soprattutto le scuole primarie e medie, ma conosciamo centinaia di famiglie in Lombardia che condividono con noi il tema della disabilità, quindi non poniamo certo “barriere”. Tutte le attività saranno accompagnate anche con la lingua dei segni.

L’anno scorso si succedettero nelle attività almeno 200 bambini, quest’anno contiamo che ne vengano di più e per questo abbiamo diluito tutto su due giorni. Abbiamo avuto il patrocinio del Municipio 6, del Comune di Milano e della Regione Lombardia.

Contiamo che vengano tante persone, ma auspichiamo anche un riscontro da parte delle istituzioni, che spesso su questi temi vanno sollecitate. Sappiamo che i processi di inclusione sono lunghi e richiedono tempo, ma noi siamo e saremo costanti in questo percorso; quella di questo fine settimana è solo una tappa.

Un unico timore: che il tempo regga, ma noi siamo abituati a superare mille difficoltà e non ci lasciamo spaventare. Abbiamo fatto un grande sforzo, le iniziative sono tante e gli spazi ampi, vi aspettiamo.

Sabato 12 e domenica 13 giugno, dalle 10 alle 20, in via Ettore Ponti 21 a Milano, all’aperto.

PS: Ieri sera ho finito di leggere il libro “Nessuno è escluso”, scritto da Fortunato. 300 fitte pagine, dense. Non si riescono a leggere più di 20, 30 pagine massimo al giorno, perché in quelle sei si passa ogni volta dalla vita alla morte e ritorno due o tre volte. Tre anni descritti, raccontati, sussurrati con le ultime forze della sera, o gridati con la rabbia del momento. Tre anni di un’intensità che spiegano da dove proviene la forza di questa, di queste famiglie, che hanno vissuto i limiti della resistenza umana, dove giorno e notte sono un tutt’uno, dove i nervi, la ragione e il cuore si fondono insieme e solo l’amore le tiene in piedi.

Un’immersione nei meandri dell’esistenza umana, con le sue eccellenze e con le sue miserie, con le sue fatiche, speranze e delusioni. Un libro scritto con inchiostro e lacrime, sangue no, quello va risparmiato. La quotidianità dei funamboli. Stretti l’uno all’altra, cercando di non perdere pezzi, con una decisione ferma: non dimenticare nulla. Credendo nella vita e nel suo senso, malgrado tutto. Con una capacità, e lo dimostrano la due giorni che oggi qui abbiamo presentato, di voler trasformare il mondo circostante, affinché sia davvero accogliente, per tutti e tutte, nessuno escluso.

https://www.nessuno-escluso.it

https://www.facebook.com/nessunoeescluso

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Ratko Mladic, sentenza storica per le vittime della Bosnia

08.06.2021 – Riccardo Noury

Ratko Mladic, sentenza storica per le vittime della Bosnia
(Foto di Amnesty International)

L’8 giugno i giudici del Meccanismo residuale internazionale per i tribunali penali hanno emesso la sentenza definitiva nei confronti dell’ex capo militare dei serbi di Bosnia, Ratko Mladic, confermando la condanna all’ergastolo per il genocidio avvenuto a Srebrenica del 1995. 

Mladic era stato condannato nel 2017 all’ergastolo per la sua responsabilità diretta nell’uccisione di oltre 8000 civili di religione musulmana nella città di Srebrenica e per crimini di guerra e contro l’umanità commessi tra il 1992 e il 1995 durante la guerra in Bosnia. 

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Meeting minutes

Meeting minutes

Che tutti i giorni siano Pentecoste e non solo un giorno dell’anno… Nei nostri Meeting lo aspettiamo anche per oltre un ora in Silenzio, Finchè non parla un partecipante da Lui ispirato. Potrebbe anche non esservi la rottura del Silenzio o manifestarsi più volte. Nulla è programmato.

LOOK AROUND
When I pause
And look around
I see God’s blessings
Truly abound
David Herr

Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità. Bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi.

Rita Levi MontalciniAscensione del Signore (ortodossi)

1717 muore a Blois M.me Gyyon, scrittrice mistica francese

” Il cristiano ha bisogno di un fratello che gli dica la parola del Signore, e ne ha bisogno sempre, quando è insicuro e avvilito; infatti non può aiutarsi da sé senza ingannarsi circa la verità”

Dietrich Bonhoeffer

Rendere più bella la Vita

(prosa lirica)

I problemi dell esistenza, e parlo di quella umana,
perché delle altre non so nulla, sono tali e tanti che
giudico dovere di ognuno di fare qualcosa
per rendere più bella la vita.

Questo semplice pensiero mi è venuto in mente guardando
con stupore come un semplice tappeto di poco costo ha
abbellito il mio studio, ed ha prodotto un effetto psicologico positivo su di me ed altre persone di passaggio.
L operaio che l’ ha fatto forse non è consapevole dell effetto
della sua fatica, ma se lo sapesse ne sarebbe orgoglioso.

Il pensiero successivo è: ci diamo poco da fare per abbellire la vita
in generale, la nostra, quella degli altri – nemici compresi –
e non ci preoccupiamo di ringraziare coloro che lo fanno.

Eppure ci vuol poco. E costa poco.
Quanto infatti costa un sorriso,
una stretta di mano, una pacca sulla spalla, una visita breve ?

E quanto sollievo potrebbe portare
a chi si sente solo, a chi soffre,
a chi medita di fare del male
o di farsi del male ?

Siamo insensibili e chiusi, i più,
nel quotidiano ed oltre.

Ma qualcuno, baciato dalla pietà,
parte non fa della infinita
lugubre schiera dell’egoismo.

Davide Melodia, scomparso, ma c’è chi ha tradotto in rete in inglese le sue poesie…

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Le ingiustizie contro i gay

Purtroppo ne ho avuti di amici e conoscenti che non ci sono più. Purtroppo un decennio fa non esistevano gli inibitori delle proteasi che hanno di fatto reso curabile il virus e allungato la vita di decenni e addirittura la non infettività dei viremia zero.
Nessun investimento planetario per un vaccino. Loro erano gay e non avevano l’interesse del coronavirus che riguarda in primis gli etero.

Nico Frattini su Facebook

Il 5 giugno di 40 anni fa, nel 1981, uno scarno bollettino dei CDC di Atlanta, segnalava casi insoliti di morte da polmonite interstiziale in giovani adulti maschi omosessuali. Era la punta dell’iceberg della “peste del secolo”, l’AIDS, causata dal nuovo virus HIV, identificato per la prima volta nel 1983 e dimostrato essere il responsabile della nuova e mortale malattia (che si trasmette coi rapporti sessuali di ogni tipo e col sangue contaminato) nel 1984. Il primo farmaco, l’AZT, fu scoperto nel 1986, ma abbiamo dovuto aspettare altri 10 anni per avere le prime terapie di combinazione veramente efficaci, che hanno letteralmente restituito la vita alle persone infettate che prima ne morivano. Tuttavia, ancora oggi, nel mondo, si muore di HIV/AIDS; nel solo 2019 la UNAIDS ha calcolato che 690.000 persone siano morte di HIV/AIDS. Anche perché non abbiamo ancora trovato un vaccino anche solo parzialmente efficace. Meditiamo su questi numeri e su queste date per apprezzare quanto siano progredite la ricerca scientifica e quella dell’industria farmaceutica che stanno permettendo agli stati di arginare la nuova pandemia di COVID-19 grazie a vaccini innovativi davvero sicuri ed efficaci. Investire nella ricerca scientifica è il modo migliore di onorare 40 anni di ricerca su HIV/AIDS e preservare il nostro futuro, ma soprattutto quello dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Guido Poli

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Le informazioni contro i gay

Purtroppo ne ho avuti di amici e conoscenti che non ci sono più. Purtroppo un decennio fa non esistevano gli inibitori delle proteasi che hanno di fatto reso curabile il virus e allungato la vita di decenni e addirittura la non infettività dei viremia zero.
Nessun investimento planetario per un vaccino. Loro erano gay e non avevano l’interesse del coronavirus che riguarda in primis gli etero.

Nico Frattini su Facebook

Il 5 giugno di 40 anni fa, nel 1981, uno scarno bollettino dei CDC di Atlanta, segnalava casi insoliti di morte da polmonite interstiziale in giovani adulti maschi omosessuali. Era la punta dell’iceberg della “peste del secolo”, l’AIDS, causata dal nuovo virus HIV, identificato per la prima volta nel 1983 e dimostrato essere il responsabile della nuova e mortale malattia (che si trasmette coi rapporti sessuali di ogni tipo e col sangue contaminato) nel 1984. Il primo farmaco, l’AZT, fu scoperto nel 1986, ma abbiamo dovuto aspettare altri 10 anni per avere le prime terapie di combinazione veramente efficaci, che hanno letteralmente restituito la vita alle persone infettate che prima ne morivano. Tuttavia, ancora oggi, nel mondo, si muore di HIV/AIDS; nel solo 2019 la UNAIDS ha calcolato che 690.000 persone siano morte di HIV/AIDS. Anche perché non abbiamo ancora trovato un vaccino anche solo parzialmente efficace. Meditiamo su questi numeri e su queste date per apprezzare quanto siano progredite la ricerca scientifica e quella dell’industria farmaceutica che stanno permettendo agli stati di arginare la nuova pandemia di COVID-19 grazie a vaccini innovativi davvero sicuri ed efficaci. Investire nella ricerca scientifica è il modo migliore di onorare 40 anni di ricerca su HIV/AIDS e preservare il nostro futuro, ma soprattutto quello dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Guido Poli

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