posta

Sono diversi i contatti via telefono e via e.mail che ci hanno sollecitato di intervenire sul razzismo. Noi lo facciamo durante tutto l’anno, a dir il vero. Ma quello che ci interessa proporre qui come credenti è un atteggiamento di gusto della vita, proprio quando la vita viene negata a un giovane. Da leggi di un Governo liberticida, da frange impazzite dell’opinione pubblica, dai media di regime che da anni hanno fomentato l’odio verso lo straniero. Mentre l’Europa sta a guardare…

 Noi siamo qui a leggere le parole del diario di Etty (Esther) Hillesum anche in queste ore terribili. Da altro non possiamo avere conforto.

 
 «  Sabato sera, mezzanotte e mezzo

(…) Per umiliare qualcuno si deve essere in due: colui che umilia, e colui che è umiliato e soprattutto: che si lascia umiliare. Se manca il secondo, e cioè se la parte passiva è immune da ogni umiliazione, questa evapora nell’aria. Restano solo delle disposizioni fastidiose che interferiscono nella vita di tutti i giorni, ma nessuna umiliazione e oppressione angosciose.

Si deve insegnarlo agli ebrei.

Stamattina pedalavo lungo lo Stadionkade e mi godevo l’ampio cielo ai margini della città, respiravo la fresca aria non razionata. Dappertutto c’erano cartelli che ci vietano le strade per la campagna. Ma sopra quell’unico pezzo di strada che ci rimane c’è sempre il cielo, tutto quanto.

Non possono farci niente, non possono veramente farci niente.

Possono renderci la vita un po’ spiacevole, possono privarci di qualche bene materiale o di un po’ di libertà di movimento, ma siamo noi stessi a privarci delle nostre forze migliori col il nostro atteggiamento sbagliato: col il nostro sentirci perseguitati, umiliati e oppressi, col il nostro odio e con la millanteria che maschera paura. Certo ogni tanto si può esser tristi e abbattuti per quel che ci fanno, è umano e comprensibile che sia così. E tuttavia: siamo soprattutto noi stessi a derubarci da soli.

Trovo bella la vita, e mi sento libera.

I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore.

La via è difficile, ma non è grave.

Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare se stessi” non è proprio una forma di d’individualismo malaticcio.

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. E’ l’unica soluzione possibile.

E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi.

Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.»
 
( Diario, pagine 126-127 )
 

 

Buongiorno. Sono Asmah M.Teresa Paciotti Failoni, dei sufi Jerrahi Halveti.
Sono semplicemente indignata e voglio fare le condoglianze alla famiglia del ragazzo ucciso ieri a Milano.
Stamattina ascoltando il tg ho sentito un’altra storia di razzismo e intolleranza che riporto sotto.
Dove andremo a finire? Certo, un governo come quello che abbiamo non aiuta!
Sempre più persone si sentono in diritto di farsi giustizia da sé e di discriminare in base al colore della pelle, in base all’abbigliamento o alla religione.
Mi sento veramente indignata nel vivere in un paese così…
Asmah M.T.Paciotti Failoni

Un giovane nigeriano allontanato dalla Vismara dopo aver denunciato le offese
Il racconto di Daniel: l’azienda copre chi mi tormentava

LECCO – Per due anni ha insaccato e ha incassato. Tutti i giorni. Sempre lì, al suo posto, in uno dei più grossi salumifici italiani. Ha insaccato salami e mortadelle. Ha incassato insulti razzisti e offese umilianti. La più becera, e anche la più banale, è “sporco negro”: la stessa firma degli assassini di Guibre. E’ quella che lo ha marchiato dentro, che lo ha fatto sentire un comodo sfogatoio per le frustrazioni di un collega, che poi sono diventati un gruppo, e allora la cosa si è fatta ancora più pesante. Questa è la storia di Daniel – basta il nome – , nigeriano di Lagos, 24 anni, un bambino di due.

Daniel non è un clandestino: è in Italia regolarmente dal 2003. Abita a Villasanta, Brianza monzese, con la moglie e il figlio. Paga un affitto. Ha un lavoro, anzi, l’aveva. Perché l’hanno licenziato. Daniel è un operaio macchinista. Nel 2006 inizia a lavorare alla Vismara S. p. A di Casatenovo, Lecco. Si divide tra il reparto e il forno. Sgobba da mattina a sera.

Mai un problema, mai un richiamo, racconta. E ottimo rendimento, visto che ogni sei mesi gli rinnovano il contratto. Ma nello stabilimento c’è un ostacolo imprevisto con cui il cittadino africano deve fare i conti: il razzismo. A dargli dello “sporco negro”, all’inizio, è solo un collega. Per lui insultare Daniel è la regola. Altri operai iniziano presto a apostrofarlo nello stesso modo. Uno stillicidio di offese al quale l’immigrato, nonostante le ripetute richieste di spiegazioni, non riesce a sottrarsi.

Manda giù, abbozza quando un giorno gli dicono: “La vuoi capire o no che voi extracomunitari di m. in Italia non potete stare?”. Solo perché aveva chiesto a un collega di aiutare un altro lavoratore in difficoltà, un peruviano che non riusciva a trasportare dei colli di mortadella. “Chi credi di essere? Mica penserai di comandare noi italiani?”.

Daniel ha paura di denunciare chi lo tormenta: non vuole rischiare di perdere il posto di lavoro. Un giorno si rivolge al capo reparto, che però minimizza: “Dai, non farci caso… sai come sono fatti i ragazzi… Tu pensa a fare il tuo lavoro e basta”. Ma alla fine di giugno decide che il vaso è colmo. Accade quando entra nello spogliatoio e trova il suo armadietto distrutto. Un atto vandalico, l’ultimo sfregio. Lui che non ha mai ricevuto provvedimenti disciplinari, lui che guadagna 1100 euro e che – dopo 12 contratti – viene ancora pagato dall’agenzia interinale “Iwork” di Arcore.

Il 28 giugno Daniel presenta una querela alla Procura di Lecco: racconta nel dettaglio le odiose offese che gli sbattono addosso. Spera che dopo quell’esposto qualcosa possa finalmente cambiare. Che la sua dignità non sia più calpestata. E invece al danno si aggiunge la beffa. L’altro giorno la Vismara gli da il “benservito”: “A fine mese non presentarti più in azienda”, gli comunica il capo reparto. L’operaio crede sia uno scherzo di cattivo gusto: e invece è tutto vero.

“Ho subito per due anni in silenzio, senza ribellarmi – racconta – proprio perché non volevo rischiare di perdere il posto. Ma non ce l’ho più fatta a sopportare di essere offeso in quel modo. E così adesso sono senza lavoro. Non ce l’ho con l’Italia e con gli italiani. L’Italia mi ha dato il lavoro, la possibilità di sfamare me stesso e la mia famiglia. Ce l’ho con l’ignoranza di chi ti insulta perché hai un colore della pelle diverso dal loro. Ho una moglie e un figlio piccolo da mantenere. Il mio stipendio me lo sono sempre guadagnato onestamente, mi ferisce che me lo abbiano tolto solo perché ho detto basta al razzismo. Oltretutto ci sono altri lavoratori extracomunitari nello stabilimento. Quando sono andato in Tribunale ho pensato anche a loro, anche se ognuno reagisce a modo suo e alla fine ognuno si fa gli affari suoi”.

Dagli uffici della Vismara, alla quale ci siamo rivolti ieri per chiedere chiarimenti sulla vicenda, per ora non è arrivato nessun commento. Ironia del caso – va detto che l’azienda almeno per ora non ha alcuna responsabilità – come melodia di sottofondo dell’attesa telefonica s’odono le parole di Vasco Rossi: “… basta poco per essere intolleranti… per essere un po’ ignoranti…”.

Il legale di Daniel, Francesco Mongiu, ha riassunto la storia di questo strano licenziamento e la sottoporrà al giudice del lavoro. “Per “pura coincidenza” – racconta l’avvocato – il cognato del mio assistito, un cittadino della Sierra Leone, laureato anche lui in regola, dopo un periodo di prova nello stesso salumificio, è stato ritenuto inidoneo al compito di insaccatore di mortadelle”.

 

 

 

Buongiorno.
È con un misto di rabbia, per l’esecrabile comportamento del sacerdote, e gioia, per la chiara presa di posizione del vescovo di Lugano, a cui a suo tempo avevo esposto i miei (e di questa newsletter) forti dubbi sull’analogo caso di Viterbo, che vi invito a leggere
http://www.caffe.ch/mycaffe/dettaglio.php?id=40592&sezione=primopiano
Speriamo si sposino nonostante il rintronato prete di paese….

Marco Brignoli

 

 

 

Preghiamo per…

 

Nella preghiera, benché lontani, ci incontriamo. Infatti, quando l’anima si libra nel cielo per incontrare Dio, tutti coloro che in quel medesimo istante pregano si incontrano. Sono uno! Noi siamo uno!

Se vuoi fare parte del nostro circolo di preghiera, ricevendo dei motivi per cui pregare, ti prego di darmi conferma inviandomi una e-mail.

Grazie!

 

Past. Francesco Zenzale

Assistenza spirituale online

www.avventisti.it

www.maran-ata.it

f.zenzale@avventisti.it

Studi biblici audio online: Skype – Nick: Francesco.Zenzale

Cell. 3200407297

 

Assalamu alaykum, sono Asmah M.Teresa Paciotti Failoni, della confraternita sufi Jerrahi Halveti. Grazie per gli auguri, il Ramadhan è un mese benedetto in cui si sente l’Energia Divina più che mai…

Dopo il mio “ritorno” all’Islam, nel 2005, scrissi una preghiera proprio durante il mio primo mese di Ramadhan poi pubblicata sul mio libro di poesie Cuore Eremita grazie al grande cuore del mio Maestro Gabriele Mandel Khan.

Ve la invio ringraziandovi di nuovo per l’augurio e inviandolo da parte mia a tutti i fratelli e le sorelle nell’Islam.

Asmah M.Teresa Paciotti Failoni

 

 

Mio Signore,

da questo nuovo giorno

di digiuno dedicato a Te,

fa che io non tragga solo fame e sete

ma il ricordo continuo di Te ,

di Te che sei l’Inizio e la Fine,

il punto di partenza e il punto di arrivo.

 

Fa, o Signore,

che io possa cercarTi dove potrò trovarTi,

che io possa voltarmi verso  Te

e gustare la bellezza del Tuo volto.

 

Fa che io ricordi di ringraziarTi sempre

perché mi dai ogni giorno la fede

di rivolgermi a Te.

 

Dammi la forza, o Artefice del Tutto,

di affrontare le prove che hai in serbo  per me.

 

In questo mese in cui

le porte del Paradiso sono dischiuse

e i demoni incatenati,

dammi la forza di amare gratuitamente

e di prepararmi al giorno in cui

non avrò più né fame né sete

e non vacilleranno i miei passi

di fronte alle preoccupazioni.

 

Aiutami a percorre la Via,

affinché non ci siano, quel giorno, 

né dolore né pianto,

né paura né amarezza.

 

Quel giorno i tuoi servi potranno gioire

alla Luce ristoratrice del Tuo volto!

 

Mio Dio, grazie per avermi  scelta

e condotta fra i credenti ,

fra coloro che si affidano

al Prezioso,

al Consolatore,

al Perdonatore,

al Misericordioso.


                              Âmîn 

 

“Egli è Colui che ha creato l’udito, la vista e i cuori. Eppure ben raramente Gli siete riconoscenti.”
 

 

Buon compleanno per i nove anni di attività – Antonio Pinto

 

 

Cari amici,

certamente mi sarà possibile portare a Carmelo il libro che mi farete avere quando andrò a trovarlo ai primi di settembre. Vi farò sapere quando il libro arriverà, grazie. Buon lavoro anche a te e voi, con affetto Giuliano

 

Associazione Pantagruel

 
 

Caro Maurizio,

sapevamo della vicenda Attac, ma non sapevamo nulla dell’elezione del capo della Nestle svizzera nel direttivo ecumentico.

Naturalmente, come Rete Italiana Boicottaggio Nestle (RIBN), siamo al vostro fianco e perfettamente d’accordo con le iniziative che vorrete prendere.

Quanto alla documentazione, potete trovare molte informazioni sul nostro sito (www.ribn.it) e chiedere chiarimenti o dettagli a me (cattaneo@burlo.trieste.it) o a Vincenzo Puggioni (v.puggioni@tiscali.it). Molte notizie ci sono anche sul sito di Baby Milk Action (http://www.babymilkaction.org/), in inglese naturalmente, con la quale siamo in contatto nel caso sia necessario chiedere anche a loro dettagli o chiarimenti.

Un caro salute, e teneteci informati,

Adriano Cattaneo

Portavoce di RIBN

 

 

 Miei cari, ho trovato questo articolo su rai news 24; della serie: al peggio non c’è mai fine!

Non so se ne eravate a conoscenza, nel qual caso scusate il disturbo.

Saluti

Franco Grassi

 

 

Catechismo obbligatorio a scuola, in Veneto polemica su proposta di un assessore

http://www.rainews24.it/images/eee.gif

 

Venezia

 

L’assessore veneto all’istruzione,  Elena Donazzan (An), sta lavorando a un disegno di legge regionale che prevede, tra l’altro, l’insegnamento obbligatorio a scuola della religione cattolica. In sostanza la religione non dovrebbe più essere facoltativa in Veneto, ma prevista per tutti gli alunni, italiani e stranieri, nel programma di studio. Ma per la dirigente scolastica del Veneto Carmela Palumbo non esiste allo stato possibilità che una Regione inserisca nei programmi di studio l’insegnamento  obbligatorio della religione (cattolica o di altra fede).

”La religione insegnata sui banchi – afferma Donazzan in  un’intervista sulla Nuova Venezia – non è basata sulla  catechesi, ma sulla conoscenza dell’uomo. E’ l’approccio all’umanesimo di cui è intrisa la nostra esistenza”.

”Le norme generali sull’istruzione – ribatte Palumbo – sono di competenza legislativa statale. Nel caso della religione, poi, questa è materia regolata dal Concordato con la Chiesa. Non è quindi neppure di potestà esclusiva dello Stato, figurarsi di  una Regione”. ”In base all’art. 117 della Costituzione – prosegue Palumbo – è vero che le Regioni hanno competenza  legislativa sulla scuola, ma per norme, diciamo, di dettaglio, non certo su cose come la religione”.

”Questo – aggiunge Palumbo – se parliamo di una specifica  religione, cattolica o altra che sia. Diverso potrebbe essere il  discorso dell’insegnamento di una ‘storia delle religioni”’. Secondo la direttrice dell’ufficio scolastico veneto vi è inoltre da tenere presente che nella stessa Costituzione vige il principio che ogni individuo ha il diritto di professare o non  professare la propria religione. Ne discende, secondo Palumbo, che questa non puo’ diventare materia obbligatoria di studio”

 

 

 

Claudio Giusti ci invia questa informazione personale che per il contenuto ci appare invece di interesse collettivo. Ci scusiamo infine con tutti coloro che ci hanno inviato dei messaggi che qui non sono riportati. La redazione si tiene poi sempre per sé i commenti entusiastici o lusinghieri. Diciamo che non abbiamo l’affanno del doverci vendere… Ok?

 

Domenica 14 settembre

Alle 16.00 ora italiana

Su Radio Uno Toronto

http://1220chsc.ca/

Irene Zerbini
parla di pena di morte
con Claudio Giusti

 

 

 

 

 

 

 

Pubblichiamo il documento degli scienziati antirazzisti del 2008 in cui si mette in discussione il mito xenofobo e in cui si lancia l’allarme sulle conseguenze che esso può avere nella nostra società e sul futuro dell’umanità intera. Un monito di profonda attualità

 

I. Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in “migliori” e “peggiori” e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.

II. L’umanità, non é fatta di grandi e piccole razze. È invece, prima di tutto, una rete di persone collegate. È vero che gli esseri umani si aggregano in gruppi d’individui, comunità locali, etnie, nazioni, civiltà; ma questo non avviene in quanto hanno gli stessi geni ma perché condividono storie di vita, ideali e religioni, costumi e comportamenti, arti e stili di vita, ovvero culture. Le aggregazioni non sono mai rese stabili da DNA identici; al contrario, sono soggette a profondi mutamenti storici: si formano, si trasformano, si mescolano, si frammentano e dissolvono con una rapidità incompatibile con i tempi richiesti da processi di selezione genetica.

III. Nella specie umana il concetto di razza non ha significato biologico. L’analisi dei DNA umani ha dimostrato che la variabilità genetica nelle nostra specie, oltre che minore di quella dei nostri “cugini” scimpanzé, gorilla e orangutan, è rappresentata soprattutto da differenze fra persone della stessa popolazione, mentre le differenze fra popolazioni e fra continenti diversi sono piccole. I geni di due individui della stessa popolazione sono in media solo leggermente più simili fra loro di quelli di persone che vivono in continenti diversi. Proprio a causa di queste differenze ridotte fra popolazioni, neanche gli scienziati razzisti sono mai riusciti a definire di quante razze sia costituita la nostra specie, e hanno prodotto stime oscillanti fra le due e le duecento razze.

IV. È ormai più che assodato il carattere falso, costruito e pernicioso del mito nazista della identificazione con la “razza ariana”, coincidente con l’immagine di un popolo bellicoso, vincitore, “puro” e “nobile”, con buona parte dell’Europa, dell’India e dell’Asia centrale come patria, e una lingua in teoria alla base delle lingue indo-europee. Sotto il profilo storico risulta estremamente difficile identificare gli Arii o Ariani come un popolo, e la nozione di famiglia linguistica indo-europea deriva da una classificazione convenzionale. I dati archeologici moderni indicano, al contrario, che l’Europa è stata popolata nel Paleolitico da una popolazione di origine africana da cui tutti discendiamo, a cui nel Neolitico si sono sovrapposti altri immigranti provenienti dal Vicino Oriente. L’origine degli Italiani attuali risale agli stessi immigrati africani e mediorientali che costituiscono tuttora il tessuto perennemente vivo dell’Europa. Nonostante la drammatica originalità del razzismo fascista, si deve all’alleato nazista l’identificazione anche degli italiani con gli “ariani”.

V. È una leggenda che i sessanta milioni di italiani di oggi discendano da famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio. Gli stessi Romani hanno costruito il loro impero inglobando persone di diverse provenienze e dando loro lo status di cives romani. I fenomeni di meticciamento culturale e sociale, che hanno caratterizzato l’intera storia della penisola, e a cui hanno partecipato non solo le popolazioni locali, ma anche greci, fenici, ebrei, africani, ispanici, oltre ai cosiddetti “barbari”, hanno prodotto l’ibrido che chiamiamo cultura italiana. Per secoli gli italiani, anche se dispersi nel mondo e divisi in Italia in piccoli Stati, hanno continuato a identificarsi e ad essere identificati con questa cultura complessa e variegata, umanistica e scientifica.

VI. Non esiste una razza italiana ma esiste un popolo italiano. L’Italia come Nazione si é unificata solo nel 1860 e ancora adesso diversi milioni di italiani, in passato emigrati e spesso concentrati in città e quartieri stranieri, si dicono e sono tali. Una delle nostre maggiori ricchezze, è quella di avere mescolato tanti popoli e avere scambiato con loro culture proprio “incrociandoci” fisicamente e culturalmente. Attribuire ad una inesistente “purezza del sangue” la “nobiltà” della “Nazione” significa ridurre alla omogeneità di una supposta componente biologica e agli abitanti dell’attuale territorio italiano, un patrimonio millenario ed esteso di culture.

VII. Il razzismo é contemporaneamente omicida e suicida. Gli Imperi sono diventati tali grazie alla convivenza di popoli e culture diverse, ma sono improvvisamente collassati quando si sono frammentati. Così é avvenuto e avviene nelle Nazioni con le guerre civili e quando, per arginare crisi le minoranze sono state prese come capri espiatori. Il razzismo é suicida perché non colpisce solo gli appartenenti a popoli diversi ma gli stessi che lo praticano. La tendenza all’odio indiscriminato che lo alimenta, si estende per contagio ideale ad ogni alterità esterna o estranea rispetto ad una definizione sempre più ristretta della “normalità”. Colpisce quelli che stanno “fuori dalle righe”, i “folli”, i “poveri di spirito”, i gay e le lesbiche, i poeti, gli artisti, gli scrittori alternativi, tutti coloro che non sono omologabili a tipologie umane standard e che in realtà permettono all’umanità di cambiare continuamente e quindi di vivere. Qualsiasi sistema vivente resta tale, infatti, solo se é capace di cambiarsi e noi esseri umani cambiamo sempre meno con i geni e sempre più con le invenzioni dei nostri “benevolmente disordinati” cervelli.

VIII. Il razzismo discrimina, nega i collegamenti, intravede minacce nei pensieri e nei comportamenti diversi. Per i difensori della razza italiana l’Africa appare come una paurosa minaccia e il Mediterraneo è il mare che nello stesso tempo separa e unisce. Per questo i razzisti sostengono che non esiste una “comune razza mediterranea”. Per spingere più indietro l’Africa gli scienziati razzisti erigono una barriera contro “semiti” e “camiti”, con cui più facilmente si può entrare in contatto. La scienza ha chiarito che non esiste una chiara distinzione genetica fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono state assolutamente dimostrate, dal punto di vista paleontologico e da quello genetico, le teorie che sostengono l’origine africana dei popoli della terra e li comprendono tutti in un’unica razza.

IX. Gli ebrei italiani sono contemporaneamente ebrei ed italiani. Gli ebrei, come tutti i popoli migranti ( nessuno é migrante per libera scelta ma molti lo sono per necessità) sono sparsi per il Mondo ed hanno fatto parte di diverse culture pur mantenendo contemporaneamente una loro identità di popolo e di religione. Così é successo ad esempio con gli Armeni, con gli stessi italiani emigranti e così sta succedendo con i migranti di ora: africani, filippini, cinesi, arabi dei diversi Paesi , popoli appartenenti all’Est europeo o al Sud America ecc. Tutti questi popoli hanno avuto la dolorosa necessità di dover migrare ma anche la fortuna, nei casi migliori, di arricchirsi unendo la loro cultura a quella degli ospitanti, arricchendo anche loro, senza annullare, quando é stato possibile, né l’una né l’altra.

X. L’ideologia razzista é basata sul timore della “alterazione” della propria razza eppure essere “bastardi” fa bene. È quindi del tutto cieca rispetto al fatto che molte società riconoscono che sposarsi fuori, perfino con i propri nemici, è bene, perché sanno che le alleanze sono molto più preziose delle barriere. Del resto negli umani i caratteri fisici alterano più per effetto delle condizioni di vita che per selezione e i caratteri psicologici degli individui e dei popoli non stanno scritti nei loro geni. Il “meticciamento” culturale é la base fondante della speranza di progresso che deriva dalla costituzione della Unione Europea. Un’Italia razzista che si frammentasse in “etnie” separate come la ex-Jugoslavia sarebbe devastata e devastante ora e per il futuro.

Le conseguenze del razzismo sono infatti epocali: significano perdita di cultura e di plasticità, omicidio e suicidio, frammentazione e implosione non controllabili perché originate dalla ripulsa indiscriminata per chiunque consideriamo “altro da noi”.

Enrico Alleva, Docente di Etologia, Istituto Superiore di Sanità, Roma
Guido Barbujani, Docente di Genetica di popolazioni, Università Ferrara
Marcello Buiatti, Docente di Genetica, Università di Firenze
Laura dalla Ragione, Psichiatra e psicoterapeuta, Perugia
Elena Gagliasso, Docente di Filosofia e Scienze del vivente, Università La Sapienza, Roma
Rita Levi Montalcini, Neurobiologa, Premio Nobel per la Medicina
Massimo Livi Bacci, Docente di demografia, Università di Firenze
Alberto Piazza, Docente di Genetica Umana, Università di Torino
Agostino Pirella, Psichiatra, co-fondatore di Psichiatria democratica, Torino
Francesco Remotti, Docente di Antropologia culturale, Università di Torino
Filippo Tempia, Docente di Fisiologia, Università di Torino
Flavia Zucco, Dirigente di Ricerca, Presidente Associazione Donne e Scienza, Istituto di Medicina molecolare, CNR , Roma

per firmare:

http://www.regione.toscana.it/regione/opencms/RT/sito-RT/MenuUtility/SanRossore-Firma-Manifesto-Antirazzismo

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