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Le reazioni raccolte da www.nadironlus.org

COMMENTI ALLE POSIZIONI DEL PAPA SUI PROFILATTICI

“I commenti di Benedetto XVI sul ruolo che i profilattici possono avere nel prevenire altre infezioni di HIV sono irresponsabili e pericolosi” – dichiara Julio Montaner, Presidente dell’International AIDS Society (IAS).

Il pontefice, in occasione del suo recente viaggio in Africa, aveva dichiarato che l’AIDS è “una tragedia che non può essere risolta solo dai denari, che non può essere risolta attraverso la distribuzione dei profilattici, che possono addirittura incrementare il problema”.

Julio Montaner replica invece che “non esiste alcuna evidenza che i profilattici possano aumentare l’infezione, anzi, è esattamente il contrario”. Continua Montaner: ”L’utilizzo corretto dei profilattici maschili e femminili può ridurre il rischio di trasmissione sessuale dell’HIV dell’80-90%. Pur non essendo l’unica soluzione, essi svolgono un ruolo critico, sono economici ed efficaci”.

Dichiarazioni simili contro le parole irresponsabili del pontefice sono state fatte anche da numerosi scienziati in tutto il mondo, dal direttore del fondo globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria, da numerosi ministri e capi di stato europei.

Italia

Il ministro degli Esteri Franco Frattini ai giornalisti che gli chiedevano un parere, in Senato, ha risposto «Non commento le parole del Papa». Berlusconi parla di ‘coerenza del ruolo del pontefice’. Altri leader politici si esprimono singolarmente, chi a favore, chi contro, anche con toni ironici.

La posizione di Nadir

In qualità di associazione di lotta all’AIDS, Nadir esprime preoccupazione per il silenzio delle istituzioni sanitarie del nostro paese: dal Ministero della Salute, attraverso la Commissione Nazionale AIDS, all’Istituto Superiore di Sanità, non vi è stato alcun commento. Nessuna presa di posizione da parte degli infettivologi italiani, attraverso le loro società scientifiche. Indifferenza? Paura? O forse, come gli africani citati in basso, sperano che gli italiani “disattendano le istruzioni che arrivano dal Vaticano”?

Nadir si augura che i numerosi medici cattolici nel nostro paese agiscano secondo scienza e continuino a fare un adeguato counselling ai loro utenti per impedire altre infezioni, contemplando tutti gli strumenti a disposizione, preservativo compreso, per prevenire l’AIDS.

Europa

«Viva inquietudine» di Parigi, «costernazione» di Bruxelles, «indignazione» del Fondo mondiale per la lotta contro l’Aids e critiche da Berlino. Da Bruxelles, il ministro della Sanità belga, Laurette Onkelinx, ha manifestato «stupore» e «costernazione» per le parole del Papa: «Queste dichiarazioni riflettono una visione dottrinaria pericolosa». Il preservativo «è uno degli elementi essenziali nella lotta contro l’Aids e la Commissione Ue ne sostiene la diffusione e l’uso corretto»: sostiene il portavoce del commissario Ue agli aiuti umanitari Louis Michel. E da Berlino, i ministri della Salute, Ulla Schmidt, e della Cooperazione economica e dello sviluppo, Heidemarie Wieczorek-Zeul, hanno emesso un comunicato congiunto in cui affermano che «i preservativi giocano un ruolo decisivo» nella lotta all’Aids.

Mondo

«Profondamente indignato» si è detto il Direttore esecutivo del Fondo mondiale della lotta all’Aids, alla tubercolosi e alla malaria, Michel Kazatchkine, che ha chiesto «al Papa di ritirare le sue dichiarazioni inaccettabili», perché rappresentano «una negazione della pandemia». «E dire queste cose in un continente come l’Africa dove, sfortunatamente, il 70% delle persone sono affette dall’Aids, è assolutamente incredibile», ha aggiunto. Da Ginevra, l’agenzia delle Nazioni Unite per la lotta all’Aids (Unaids) ha sottolineato come l’uso dei preservativi rappresenti una risposta importante per la strategia di prevenzione contro l’Aids, accanto all’educazione sul virus dell’Hiv, alla fedeltà al partner e ad altre misure.

Africa

Numerose le reazioni anche da parte delle organizzazioni non governative impegnate nella lotta all’Aids. Ricordando «l’enorme influenza» del Pontefice nel mondo, la britannica Oxfam si è detta preoccupata per le ripercussioni delle sue parole «sia direttamente sui singoli, che potrebbero rinunciare a utilizzare il preservativo, sia sui programmi sanitari che dovrebbero fornirli». «Siamo molto arrabbiati – ha tuonato l’ong francese Médecins du Monde – perché sono anni di lavoro rimessi in discussione». Per ActionAid, «25 anni di ricerca scientifica dimostrano che i preservativi salvano vite. Il Papa dovrebbe riconoscere questo fatto, invece di impedire alle persone di vivere dignitosamente di fronte alla minaccia dell’Hiv e dell’Aids».

Da parte loro, gli africani sottolineano tuttavia che i fedeli ha detto Alain Fogué del Movimento camerunese per chiedere l’accesso alle cure (Mocpat). «Lui vive in cielo e noi sulla terra – ha ironizzato – il Papa vive nel XXI secolo?». «Nonostante le posizioni del Papa sul preservativo, il loro utilizzo è in aumento in Malawi – ha fatto sapere una coalizione di associazioni del paese dell’Africa australe – senza i preservativi, il Malawi morirebbe». Prendono le distanze dal Papa anche alcune organizzazioni cattoliche, che hanno espresso disagio per le sue dichiarazioni. «Il Papa vuole dire che l’uso del preservativo può ’deresponsabilizzare quanti lo utilizzano – ha spiegato il quotidiano cattolico francese La Croix – ma per non aggiungere male al male appare necessario proteggersi e proteggere l’altro».

Più netta la posizione dell’ong sudafricana Cattolici per scelta, che ha affermato che «i cattolici del mondo non sono d’accordo con il divieto del Vaticano sui preservativi.» «Durante il suo viaggio in Africa, il Papa vedrà la realtà della pandemia – ha aggiunto – preghiamo e speriamo che cambi posizione e adotti quella che i cattolici ordinari hanno già preso in considerazione: utilizzare preservativi salva vita». Pronta la replica del portavoce della Santa Sede, Padre Lombardi: «Il Papa ha ribadito le posizioni della Chiesa cattolica e le linee essenziali del suo impegno nel combattere il terribile flagello dell’Aids: primo, con l’educazione alla responsabilità delle persone nell’uso della sessualità e con il riaffermare il ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia; due, con la ricerca e l’applicazione delle cure efficaci dell’Aids e nel metterle a disposizione del più ampio numero di malati attraverso molte iniziative e istituzioni sanitarie; tre, con l’assistenza umana e spirituale dei malati di Aids come di tutti i sofferenti, che da sempre sono nel cuore della Chiesa».

 

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Fao: Aumenta la fame nel mondo

Dal sito di Volontari per lo sviluppo:
La fame nel mondo è aumentata. E’ di quasi un miliardo, precisamente 963 milioni, il numero delle persone denutrite nel mondo, secondo il rapporto pubblicato dalla Fao “Lo Stato dell’Insicurezza alimentare nel mondo 2008”: 40 milioni in piu’ dell’anno scorso e 115 milioni in piu’ rispetto al biennio 2003-2005. E l’attuale crisi finanziaria ed economica – avverte l’agenzia dell’Onu con sede a Roma – potrebbe far lievitare ulteriormente questa cifra.

Il grosso di questo aumento si è registrato in un singolo paese, la Repubblica Democratica del Congo, conseguenza della persistente situazione di conflitto, da 11 milioni il numero è lievitato a 43 milioni (nel 2003-05) portando la proporzione delle persone sottonutrite dal 29 al 76 per cento del totale. Nell’insieme l’Africa sub-sahariana ha fatto qualche passo avanti nella riduzione della proporzione delle persone che soffrono la fame cronica passando dal 34 per cento del biennio 1995-97 al 30 per cento del biennio 2003-2005. Ghana, Congo, Nigeria, Mozambico e Malawi sono i paesi che hanno registrato la riduzione più marcata. Il Ghana è il solo paese che ha raggiunto sia l’obiettivo di riduzione del numero, stabilito dal Vertice dell’alimentazione, sia quello della diminuzione della proporzione, stabilito dagli Obiettivi di sviluppo del Millennio.

La situazione è peggiorata nei Paesi colpiti dall’aumento dei prezzi di generi alimentari e in quelli in guerra.
Nel rapporto Fao si legge che la regione dell’America latina e Carabi era quella che nel 2007 aveva registrato i maggiori passi avanti nella riduzione della fame prima dell’impennata dei prezzi alimentari, che ha fatto salire il numero delle persone affamate a 51 milioni.
I paesi del Vicino Oriente e del Nord Africa hanno in generale registrato bassi livelli di persone sottonutrite, ma conflitti (Afghanistan ed Iraq) e rialzo dei prezzi alimentari hanno fatto salire il numero dei sottonutriti dai 15 milioni del biennio 1990-92 a 37 milioni nel 2007. Alcuni paesi erano sulla buona strada per il raggiungimento dell’obiettivo del Vertice prima che i prezzi alimentari schizzassero in alto, ma «perfino questi paesi hanno subito delle battute d’arresto e parte dei progressi fatti sono stati cancellati a causa dei prezzi alti. La crisi ha principalmente colpito i piu’ poveri, i senza terra ed i nuclei familiari con donne capofamiglia», ha detto il Vice Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem, alla presentazione della nuova edizione del del rapporto Fao. «Ci vorra’ un enorme e risoluto impegno a livello globale ed azioni concrete per ridurre il numero di coloro che soffrono la fame cronica di 500 milioni entro il 2015».

«I prezzi alimentari sono calati dall’inizio del 2008, ma l’abbassamento dei prezzi non ha messo fine alla crisi alimentare di molti paesi poveri» ha detto Hafez Ghanem. «Per milioni di persone nei paesi in via di sviluppo, riuscire a mangiare ogni giorno una quantita’ di cibo sufficiente per poter condurre una vita attiva e sana e’ ancora un sogno lontano. I problemi strutturali della fame, come l’accesso alla terra, al credito ed all’occupazione, sommati ai prezzi sostenuti dei generi alimentari, continuano ad essere una spaventosa realta».

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