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Una donna per la Pace

C’è chi propone eroi militari in queste ore: noi no!  Siamo ancora attoniti dall’alleanza politica trasversale in favore della guerra in Afghanistan.

Suggeriamo in ogni caso come modello una donna italiana, vissuta per la Pace. Quella con la P maiuscola e non scritta dai burocrati di partito di destra e di sinistra

 

Elena Fischli Dreher (1913-2005), donna di azione e di fede
(Piera Egidi Bouchard) Elena Fischli-Dreher è stata una grande figura di donna e di credente dalla fede intensa, spentasi a novantadue anni, a Zurigo, nel 2005.
Nata a Milano nel 1913, attiva con Mario Rollier nel Partito d’Azione e nel Comitato di Liberazione Nazionale (Cln), medaglia d’oro della Resistenza, svolse con grande dedizione l’attività nei “Gruppi di Difesa delle donne”, con il compito di entrare in contatto con le compagne dei perseguitati politici e dei deportati, di assisterle con il denaro inviato dagli alleati e di sensibilizzarle alla lotta politica. Creò una fitta rete di persone per il volantinaggio, la ricerca di rifugi sicuri, di luoghi per le riunioni clandestine, di documenti, lasciapassare, carte annonarie. Alla sua opera instancabile si deve la vita di tanti feriti a cui lei trovava posto negli ospedali, o ricercati, a cui assicurava un nascondiglio.

Resistenza e impegno politico
Negli anni della Resistenza, Elena Fischli fu incaricata dal comando del Cln di trovare un rifugio sicuro per Ferruccio Parri, che lei nascose da amici di famiglia genovesi, nella casa della loro vecchia balia. E a Liberazione avvenuta fu proprio lei a comunicare in via ufficiale a questi amici, su carta intestata del Comune di Milano, che il loro ospite di allora era diventato presidente del Consiglio. Subito dopo la Liberazione, infatti, Elena aveva ricevuto da Mario Rollier la notizia di essere stata nominata assessore all’Assistenza del Comune di Milano: “Fui così la prima donna nella storia italiana ad avere un incarico di ufficiale pubblico”, testimoniò. “Due giorni dopo Ada Gobetti, con la quale ebbi un ottimo rapporto e che vedevo spesso a Milano nella sede centrale del Cln, veniva nominata vicesindaco di Torino. E Lucia Corti venne nominata Alto Commissario per i deportati, mentre stuoli di donne provvidero al centro di assistenza con indumenti, cibi, medicinali e ogni genere di conforto”.

Attività politica a Milano
Elena Fischli-Dreher dovette scontrarsi, come molte altre donne impegnate nel lavoro politico del dopoguerra e fino a oggi, con la difficoltà di farsi ascoltare e intendere: “Non mi è sempre stato facile far valere la mia opinione e il mio punto di vista con i colleghi della Giunta comunale di Milano”, scrisse nel gennaio 1999, sulle pagine di Voce evangelica (svizzera), “e avevo imparato a far mettere a verbale ogni mio intervento. Ma fu comunque un anno intenso di buona collaborazione animata dal desiderio di ricostruire rapporti e progetti che potessero davvero servire al bene della cittadinanza”.
E a Milano, prima del suo trasferimento a Zurigo nel 1949, Elena fondò anche la prima scuola di Servizio sociale.

Impegno a favore dei lavoratori italiani
Negli anni ‘60, Elena Fischli-Dreher, ormai trasferitasi a Zurigo, fu attivissima in varie iniziative a difesa dei lavoratori italiani immigrati in Svizzera: lottò contro le iniziative xenofobe volte a rimandare a casa buona parte degli operai italiani e fu tra i fondatori del Gruppo di Contatto italo-svizzero che propose nuove modalità di elaborazione delle problematiche riguardanti l’integrazione dei lavoratori stranieri in Svizzera.
Fortemente impegnata nelle attività della Chiesa evangelica di lingua italiana di Zurigo, negli ultimi anni della sua vita fece parte del movimento pacifista delle “Donne per la pace”, organizzatore di manifestazioni silenziose contro ogni forma di violenza e lo strumento della guerra e animatore dei “culti politici”, culti evangelici, di respiro ecumenico, durante i quali la riflessione era dedicata a temi di attualità sociale e politica.

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