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Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale

Ecumenici ringrazia l’ amica Guerresi Marilena di Ravenna per la donazione ricevuta: le offerte sono tutte destinate al gruppo battista che opera nelle carceri milanesi in favore dei transgenders. Esperienza unica nel nostro paese per l’attività cristiana di base.

Aiutateci a metterne nel salvadanaio piccole o grandi offerte. E’ tutt’altro che una passeggiata impegnarsi dentro il carcere. Vi sono mille problemi pratici e tante richieste e difficoltà da superare, con limitate risorse umane e finanziarie.

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62 Y 05584 20200 000000003084; per l’estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi

 

Ci schiereremo a favore del testamento biologico e contro le leggi del Parlamento che obbligano l’alimentazione forzata anche contro la volontà delle persone, in caso di vita solo vegetativa permanente e non più relazionale ed emozionale. Siamo per la libertà di Dio e non quella delle macchine. Contro il burocratismo dell’ On. Binetti desideriamo offrire spazi di dialogo. Su Facebook è già aperto il nostro forum.
La libertà dei figlie e figlie di Dio continua anche dopo la morte…
La redazione di Ecumenici si stringe con affetto a Beppino Englaro e alla sua famiglia

Eluana è morta, Eluana ora vive
di don Paolo Farinella

“Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale”

Ha preso tutti in contropiede e se n’è andata con un sussulto di dignità, quasi volesse scappare prima che gli avvoltoi del senato, comandati a bacchetta dal loro padrone, decidessero di condannarla all’ergastolo in uno stato di vita che vita non è, perché non umana. Se n’è andata, lontana da suo padre e da sua madre, quasi volesse risparmiargli l’ultima goccia di fiele che essi sorseggiano da diciassette anni. Se n’è andata, approvando le scelte della sua famiglia, l’unica che in questa tragedia fu ed è scevra di interessi e la sola che può vantare gratuità e amore senza ricompensa. Se n’è andata quasi a smentire un pusillanime che non ha esitato a sfregiare la vita e la morte, il Diritto e lo Stato per trarre vantaggi e benefici per sé e la sua bulimia di potere. Se n’è andata per non essere complice del sigillo diabolico tra pagani e devoti, scribi e farisei, che aggiungono pesi sulle spalle degli altri, senza mai muovere un dito per aiutare a portarli.

E’ cresciuta come un virgulto sorridente davanti a Dio e come una radice nella terra arida degli avvoltoi. Non aveva apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lei diletto, perché in coma irreversibile. Disprezzata dal potere e dal fanatismo fu denudata ed esposta su pubblica piazza, quando l’uomo senza ritegno e senza valore, celiò sulla sua capacità di partorire. Donna dei dolori che ben conobbe il patire da oltre diciassette anni, Eluana ora sta davanti a noi invisibile, ma presente, promessa di vita oltre la soglia della morte, che come sorella viene ad abbracciarla per trapiantarla nell’Eden della dignità. Disprezzata dagli scribi e dai farisei, sempre contemporanei, non volle far parte del coro dei suoi difensori per partito preso perché schiavi dei loro astratti principi, e non sanno cosa sia libertà di decidere secondo coscienza, in nome di chi disse che lei è comunque e sempre superiore al sabato. Gli urlatori in difesa della vita, costi quel che costi, sono lefebvriani allo stato puro perché vogliono imporre Dio anche a chi ha scelto di non credere: come quelli sarebbero capaci di uccidere chi non si converte. Eluana è stata trafitta dalla superba protervia che cerca ragione a forza di urla; schiacciata dalla impura indecenza, ora entra nella vita che la morte annuncia e rivela, principio di risurrezione

Chi ha ballato sulla sua tomba prima ancora che morisse ha avuto anche l’impudenza di gridare “assassino” e “boia” al mite babbo, l’unico che l’ha amata senza riserve, con il coraggio di lasciarsi generare dalla figlia che lui aveva generato e anche perduto. Finalmente ora può restituirla alla dignità della morte che è l’unico modo per ridarle la vita. Nel turbinio di questo mondo pazzo e folle, Eluana, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; come agnello condotta al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Eluana è morta. Silenzio. Sipario.

(Nota. Intanto si sentono le rane gracidare forte, ma in diminuendo, fino al silenzio totale. Si spengono le luci in dissolvenza e il buio raddoppia il SILENZIO che tutti ascoltano senza profferire parola).

Altissimu onnipotente bon signore,
tue so le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature, vv. 1-2; 28-29; sec. XIII)

(9 febbraio 2009)

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SOS Zimbabwe

Campagna di solidarietà 2009 per il Sanyati Baptist Hospital in Zimbabwe

Elenco delle necessità per la funzionalità ordinaria dell’Ospedale Battista di Sanyati Obiettivi 2009
1. $ 3.000 al mese per le spese di funzionamento ordinario dell’Ospedale.
Questa somma include l’assistenza e la manutenzione del veicolo dell’ospedale e le apparecchiature per ufficio oltre che l’acquisto di materiali indispensabili per la pulizia e per il funzionamento della cucina.

2. $ 12.000 per l’approvvigionamento di medicine nel gennaio 2009 attraverso l’IDA, in Olanda.
Nello Zimbabwe non sono disponibili rifornimenti e acquistare prodotti dall’IDA è meno costoso.

3. $ 20.000 per l’acquisto di diesel.
Il diesel è necessario per far funzionare l’ambulanza e il generatore dell’ospedale. L’ambulanza ha percorso circa 30.000 km nel corso del 2008 e ha bisogno di 3.000 litri di carburante l’anno. La richiesta riguarda circa la metà del fabbisogno previsto dall’amminstrazione dell’ospedale.

4. $ 2000 per l’acquisto e l’istallazione di un sistema satellitare in grado di consentire la comunicazione telematica a tutta la zona dove è situato l’ospedale.
225 dollari al mese sarebbe poi il canone da pagare mensilmente. Nella zona di Sanyati circa 50 anni fa sono state attivate linee telefoniche analogiche che non trasmettono dati web. La linea telefonica dei cellulari è fortemente ostacolata dai frequenti black out e dal fatto che le linee di servizio sono state per lo più vendute. Un sistema satellitare in grado di offrire un servizio web illimitato per l’Ospedale e per tutto il personale sarebbe indispensabile per evitare ritardi di settimane e anche di mesi per tutte le operazioni di ordinazione, acquisto e scambio di informazioni necessarie per la funzionalità dell’ospedale.

5. $ 6000 per incrementare i salari dei medici e consentire loro attraverso questi incentivi di rimanere nello Zimbabwe e non emigrare in altri paesi.
6. $ 5000 per avviare una fattoria per l’Ospedale.
Il nostro obiettivo sarebbe quello di arrivare all’autosufficienza in cinque anni per quanto riguarda il cibo. Puntiamo ad espandere il nostro orto e gradualmente acquistare animali d’allevamento da carne e latte.

7. $ 2400 per il completamento della formazione del personale che attualmente è in aspettativa, ma che sarebbe intenzionato a tornare a servire in ospedale.
8. $ 6000 per l’acquisto di prodotti alimentari e forniture destinati allo staff.
I problemi economici nello Zimbabwe stanno causando gravi problemi per l’acquisto di oggetti personali utili al servizio e anche per il cibo.

9. Vorremmo fornire un’integrazione anche al salario del cappellano dell’ospedale.
Tale elenco è stato discusso e approvato all’unanimità dal Consiglio di amministrazione dell’Ospedale Battista di Sanyati

Adozione Orfani dello Zimbabwe: Progetto “Una vita un dono”

L’UCEBI ha avviato a partire da gennaio del 2008 un progetto di Adozione a distanza per Orfani dello Zimbabwe.

Si tratta di minori che hanno bisogno di tutto, e offrir loro il necessario per vivere e per andare a scuola li toglie dalla strada e dai pericoli di una vita sbandata. In alcuni casi gli orfani inseriti nel programma non sono più molto piccoli d’età. Chi adotta un orfano e vorrà scambiarvi della corrispondenza lo potrà fare attraverso il Pastore della chiesa dello Zimbabwe cui l’orfano appartiene. In questo modo potrà conoscerli meglio e potrà seguire più da vicino la sua evoluzione. Ovviamente ogni comunicazione dovrà avvenire soltanto in inglese.

1. Quota per Singola Adozione: 15 Euro/Mese

2. Durata del “Periodo di Adozione”: 12 mesi (da Gennaio a Dicembre, rinnovabile)

Nota 1: i versamenti occasionali, o quelli di sostenitori non decorrenti da inizio anno o di quelli in eccesso, laddove vi fossero più sostenitori che Orfani da adottare, normalmente andranno ad alimentare il Fondo Cassa di Garanzia UCEBI (FCGU) per assicurare le adozioni avviate ad inizio anno per l’anno in corso. In caso di consistenti esuberi nel FCGU a fine anno, questi si utilizzeranno per progetti di autosostentamento in loco, destinati anch’essi all’accoglienza ed al sostentamento di orfani.

Nota 2: nel caso di rinuncia di un sostenitore nei confronti di un adottato assegnato, questi rimarrà a carico di UCEBI fino alla fine dell’anno corrente. Ci potrebbe essere anche un avvicendamento con un sostenitore che aderisce nel corso dell’anno.

Nota 3: nel caso in cui venga meno un adottato, il sostenitore associato sarà tempestivamente informato e potrà decidere di interrompere i propri versamenti o continuare con gli stessi a favore del FCGU fino alla fine dell’anno in corso. Laddove vi fosse la situazione di un altro sostenitore che avesse interrotto i versamenti, se lo vorrà potrà ereditare l’orfano adottato, rimasto senza sostenitore associato.

1. Per ogni ulteriore informazione contattare Miriam ai nn.
06-6876124, 06-6872261

(premere il tasto 3 in ingresso per il servizio amministrativo)
o all’indirizzo adozioni.zimbabwe@ucebi.it

2. Per effettuare l’adesione, scaricare la scheda adesione sostenitore, compilarla almeno in tutti i campi obbligatori ed inviarla via email all’indirizzo adozioni.zimbabwe@ucebi.it oppure per posta ordinaria all’indirizzo “UCEBI – Piazza S. Lorenzo in Lucina, 35 – 00186 Roma” o per fax al numero 06-6876185

Grazie ancora per la generosità e l’amore che il tuo gesto esprime e grazie per la fiducia che ci hai accordato.

Con molto affetto,

La Presidente UCEBI

Anna Maffei

1. Le quote versate per l’adozione sono integralmente deducibili.

2. Il servizio amministrativo dell’UCEBI farà poi pervenire al donatore una specifica ricevuta da utilizzare ai fini della deduzione IRPEF.

3. Attualmente l’importo massimo deducibile è pari ad euro 1.033 (vedi art. 16 della legge 116/1995).

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Scarica la scheda adesione sostenitore su www.ucebi.it

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Un grazie vivissimo ai nostri lettori: Axteismo è molto arrabbiato…

Giuseppe Barbaglio, Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica

Per Giuseppe Barbaglio, biblista tra i più noti e letti in Italia, l’uomo dei vangeli è un ebreo figlio del suo tempo e della sua terra, presenza scomoda, ieri come oggi.

Professor Barbaglio, perché sottolineare l’ebraicità di Gesù?
Direi per tre motivi distinti. Primo: Gesù era un ebreo, non un cristiano, e un ebreo di Galilea, un uomo cioè di villaggio e di cultura contadina. Secondo: per rendere giustizia alla sua collocazione reale: Gesù di Nazaret non è stato un’isola; la sua crescita e socializzazione è avvenuta nel mondo ebraico del primo secolo. Terzo: per amore ecumenico, in quanto egli è veramente colui che uno studioso ebreo, Ben Chorin, ha messo come titolo di un suo libro: “Gesù nostro fratello”.

Che cosa ci può dire oggi la ricerca storica, onestamente condotta, di Gesù?
Essa non pretende di dirci in modo esaustivo chi è stato realmente Gesù; ci permette invece di rispondere a questa domanda: che cosa possiamo dire noi oggi di lui, sulla base delle testimonianze antiche in nostro possesso, criticamente vagliate, cioè valutate sulla loro attendibilità storica.

Quali sono gli aspetti storicamente più certi della figura di Gesù?
Potrei parlare delle certezze della sua esistenza, della sua morte in croce per iniziativa del prefetto romano di Giudea, Ponzio Pilato, nel decennio 26-36, del fatto che egli apparve allora come un esorcista e un guaritore, e questo a detta di amici e nemici, ma anche che fu un parabolista eccezionale, cioè un creatore abile di brevissime fiction narrative, e un saggio che si è espresso sovente con proverbi, aforismi, sentenze, detti icastici. Ma vorrei insistere su ciò che, a mio avviso, più caratterizza la sua immagine storica: è stato l’evangelista, cioè il portatore della lieta notizia al popolo; con lui e attraverso la sua azione è sorta l’alba della regalità divina, capace di dare una sterzata alla storia.

Le ragioni della storia e quelle della fede certo non devono sovrapporsi, ma nella sua ricerca è emerso qualche conflitto?
Sì, in due casi abbastanza chiari. Anzitutto il dato storico altamente probabile, se non certo, che Gesù è nato a Nazaret; non per nulla è stato chiamato il nazareno e il profeta di Galilea. Ma la fede cristiana, a partire dai Vangeli dell’infanzia di Matteo e di Luca, lo ritiene nato a Betlemme, la città di Davide. In secondo luogo, la famiglia di Gesù era numerosa: quattro fratelli, Giacomo, Giuda, Simone, Giuseppe, e delle sorelle. Ora la tradizione cristiana, che parte da Girolamo, ha trovato l’escamotage di ritenerli dei cugini e, strano a dirsi, non si parla delle sue sorelle come cugine, per salvare la verginità perpetua di Maria. Ma si tratta di una spiegazione che ha poche possibilità di essere buona.

Come si può stabilire se le testimonianze antiche meritano credibilità nei dati che ci trasmettono?
Le testimonianze antiche su di lui sono molte: di lui ci parlano autori romani, come Tacito, Svetonio e Plinio il Giovane, scrittori greci, come il filosofo Celso, lo storico ebreo Giuseppe Flavio, la tradizione rabbinica del Talmud babilonese, soprattutto scritti cristiani, cioè Paolo, gli evangelisti canonici, ma anche i vangeli apocrifi. La difficoltà sta nella valutazione dell’attendibilità storica degli scritti cristiani che sono libri di fede, non storia propriamente detta. Ma non mancano criteri rigorosi in proposito; accenno a uno solo, quello dell’imbarazzo della comunità cristiana davanti ad alcuni dati, che tuttavia non può fare a meno di tramandare. Così è del battesimo di Gesù per mano del Battista: un battesimo di penitenza per un Gesù che la fede cristiana già nei primi anni riteneva senza peccato; altrettanto del tradimento di Giuda Iscariota: uno dei dodici scelti da Gesù come rappresentanti del popolo di Dio delle dodici tribù d’Israele, che egli è venuto a riunire.

Ma per un credente la ricerca storica riveste un particolare interesse?
Sì, perché mette in chiaro lo spessore umano e terreno di colui che il credente ritiene il figlio di Dio. Se i cristiani avessero specificato meglio la loro credenza nel figlio di Dio fattosi uomo, confessandolo appunto figlio di Dio fattosi ebreo, diventato un galileo, forse, o senza forse, le responsabilità cristiane circa l’antigiudaismo secolare sarebbero state minori.

Giuseppe Barbaglio
Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica
Edizioni Dehoniane, Bologna 2002, pp. 670

 

Speciale Axteismo

Axteismo ha diffuso le sue rimostranze a Tiscali per la chiusura del nostro account di posta elettronica in seguito alla protesta contro quella che loro hanno definito una “canzoncina satirica e sarcastica da Zecchino d’Oro”.

Ringraziamo veramente tutt* per le tantissime e-mail spedite che hanno creato “forti disagi e notevoli fastidi” a questi signori che pretendono di fare critica storica; riportiamo integralmente il testo della corrispondenza intercorsa con Ecumenici in data 7 gennaio 2008 con una delle menti dell’organizzazione: il sig. Ennio Montesi.

Poche settimane dopo quella data quel sito chiedeva al sig. Minoli della Rai un pubblico confronto con Ravasi e Messori sul cristianesimo delle origini.  Nessun ulteriore commento se non la constatazione della miseria intellettuale nell’abbandono del criterio scientifico nella ricerca anche da parte di chi si dice  “a difesa della ragione”…

 

Buonasera sig. Montesi,

circolano in internet diversi suoi articoli e – se non vado errato – sono stato destinatario anche di alcune e.mail di Mailing List che dirige o di cui è ospite: conosco le sue tesi e opinioni e Le sarei grato se volesse indicarmi anche le fonti da cui attinge le info relative ai diversi messia di cui fa riferimento… Dionisio, Attis, Mitra, Krishna,

Dalle informazioni raccolte ad es. su Horus ho pensato di sistematizzare così le info –prive di fonti – fin qui da me raccolte su axteismo.

Il “sole di Dio”, Horus, era visto prima del 3000 a.C. dagli egiziani come un salvatore dell’umanità, un messia: ne abbiamo ampie testimonianze dai geroglifici. Il suo antropomorfismo veniva ricavato dai suoi movimenti nel cielo. Più precisamente nel movimento nella c.d. croce nei 12 segni dello Zodiaco, quella croce dei 12 segni zodiacali rappresentava la sua vita e non era solo un’espressione artistica. Horus era la luce del mondo, che dava calore e sicurezza contro il freddo, ma soprattutto pane (attraverso il grano). Il termine orizzonte viene dalla frase “il sole è risorto”, Lo stesso temine ore deriva anch’esso da Horus e indica il percorso del giorno nel corso della giornata. Anche il termine “sunset” (oscurità) ha origine in questa mitologia in quanto Horus aveva un fratello malvagio di nome Set che riusciva a sconfiggere ogni giorno. Solo la sera Sunset riusciva a sconfiggere Horus cacciandolo negli inferi. La dicotomia mitologica “l’oscurità contro la luce” e quella de “il bene contro il male” sono onnipresenti. Horus nacque il 25 dicembre dalla vergine Isis – Meri. La sua nascita era accompagnata da una stella dall’est, che i tre re  seguivano per portare doni al neonato salvatore. All’età di 12 anni era un prodigo insegnante bambino. All’età di 30 anni venne battezzato da una figura nota come Anup e dal quel momento iniziò il suo ministero. Horus aveva 12 discepoli che lo accompagnavano (il riferimento all’astrologia è evidente e rappresentava il viaggio stesso); compiva miracoli (come a guarigione dei malati) e camminava sulle acque. Gli venivano attribuiti i nomi di “la verità”, “la luce”, “il figlio eletto di Dio”, “il buon pastore”, “l’agnello di Dio” ed altri ancora. Dopo essere stato tradito da Typhon venne crocefisso, sepolto per tre giorni dopodiché è risorto. La stessa struttura mitologica – non reale dunque – è comune o meglio permea quella di altre divinità in altre culture.

Nel tempio di Luxor vi sono le immagini dell’annunciazione, dell’immacolata concezione, della nascita e dell’adorazione di Horus. Le immagini iniziano con Thaw che annuncia alla vergine Isis, che concepirà Horus. Dopodichè il fantasma sacro Nef’ ingravida la vergine e abbiamo il parto della vergine e l’adorazione.

 

Ma perché proprio il 25 dicembre?

Il 24 dicembre una stella dell’est, Sirio, si allinea con le tre stelle più brillanti della cintura di Orione. Queste tre stelle in antichità venivano chiamati “i tre re”. Esse si allineano il 25 dicembre col punto in cui sorge il sole. Al mattino dunque “i tre re” si trovavano con la nascita del sole.

Le costellazioni fin dall’antichità era suddivise in 12 sezioni o segni dello Zodiaco. E il geroglifico più antico per Virgo (la costellazione rappresentata dal segno della Vergine) era la M modificata. La madre di Adone (Mirra) e la madre di Budda (Maya) iniziavano con la lettera M ed erano definite vergini.  La costellazione della vergine era definita altresì come “la casa del pane” ed era raffigurata da una donna (che si diceva vergine) che teneva un covone di pane. Rappresentava i mesi di agosto e settembre. Quelli della mietitura del grano. Betlemme è tradotto letteralmente come la casa del pane. I commentari cattolici sono pieni di questi riferimenti. Betlemme è in realtà un riferimento alla costellazione della vergine e non un paese della terra d’Israele.

 

Sempre in antichità verso il solstizio d’inverno si osservava la morte del sole. Le giornate diventavano più brevi e il 22 dicembre la morte del sole si realizzava col raggiungimento del punto più basso del cielo. Quello che osservavano gli antichi per i tre giorni successivi al 22 dicembre era che il sole smetteva di muovervi verso sud. E per quei tre giorni il sole rimaneva in prossimità della croce del sud, la costellazione Crux. Il sole solo il 25 dicembre sembrava muoversi di un grado verso nord, dopo sei mesi di movimento verso sud, alimentando le attese di giorni via via più lunghi, maggiore calore e il ritorno della primavera (la salvezza). E’ per questo che venne detto che il sole è morto sulla croce, una morte che durò tre giorni dopo la quale è risorto o nato di nuovo. Ci troviamo di fronte al brevissimo periodo in cui termina il periodo di transizione e gli umani assistevano al cambiamento visibile di direzione del sole verso l’emisfero nord. La resurrezione del sole non veniva comunque festeggiata fino all’equinozio di primavera ossia a Pasqua. E’ solo in quel momento che il sole supera la forza dell’oscurità: il giorno supera la notte e le condizioni rivitalizzanti della primavera emergono con potenza nella natura.

Le sembrerà strano ma Le scrivo non in veste di ateo ma di credente sostenitore delle tesi di Bultmann sulla demitizzazione del Nuovo Testamento. I racconti della nascita a mio modesto parere si prestarono a influenze religiose dell’epoca ossia alla cultura mitologica fondata sull’astrologia, che in quell’era rappresentavano la cultura di un popolo e di uno stato.

Gradirei – se non la disturbo troppo – un cortese cenno di riscontro.

Cordialmente

Maurizio Benazzi

 

Gentile Sig. Benazzi,

la mole di documentazione e di fonti che lei richiede è enorme e comunque se cerca bene riesce a trovare su internet strade e sentieri e da lì può risalire a testi cartacei editi e altri non facilmente rintracciabili. Alcuni molto rari ma direi introvabili, li sto cercando da anni all’estero avvalendomi anche dell’aiuto di ambasciate e comunità autoctone varie. Mi è impossibile accontentarla poichè occorrerebbe molto tempo per assemblare il tutto e non posso dedicare tempo a questa cosa essendo impegnato a scrivere un libro che mi assorbe tempo e a volte mi rilasso scrivendo qualche articolo sui temi che, mi pare di capire, anche lei segue. La cosa che posso fare per lei è farle inviare da Axteismo una serie di email con ducomentazione varia dalla quale se ha la pazienza, con riferimenti a libri e altro riuscirà a scavarsi da solo le sue piste storiche, culturale, sociali dentro alle quali tutte le religioni restano impigliate. Mi dica lei se posso farle inviare queste mail.

Cordialità,

 

Ennio Montesi

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Il grido ascoltato

A proposito della “Lettera a Gomorra” di Roberto Saviano (Repubblica del 22.9.08)

 

Leggere la prosa asciutta, fatta anche di nomi e cognomi, date e circostanze, responsabilità elencate e attribuite con precisione, percepire l’indignazione, la sacra indignazione di questo giovane uomo, figlio, come me, della stuprata terra di Campania, riascoltare resoconti di fatti di sangue troppo in fretta archiviati è stata un’esperienza dolorosa.

Questo articolo era un grido altissimo con una forte carica profetica. Una profezia laica, ma pur sempre profezia. Come un profeta antico Saviano ha denunciato ancora una volta la violenza di “Gomorra” e la rassegnata complicità di molti suoi cittadini. Un branco di assassini cocainomani che “ammazzano chiunque capiti sotto tiro senza riguardi per nessuno”, vittime in gran parte innocenti ed estranee alla criminalità, come è stata l’ultima mattanza di africani a Castel Volturno.

16 persone in 6 mesi.

E non succede nulla. Grida Saviano.

 

La Bibbia parla per bocca di Dio della terra che grida per la  morte del primo ucciso, Abele,  per mano del primo nato, Caino: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra”. E i profeti si fanno molte volte interpreti di quel grido della terra costretta a bere il sangue degli uccisi. E denunciano quello che nessuno vuole sentire, e ricordano quello che si vuole seppellire, e aprono gli occhi a chi non vuole vedere. Saviano fa quello che i cristiani dovrebbero fare. Ogni giorno. Caparbiamente. Ma non lo facciamo. Non sempre. Non abbastanza. Anche noi, come gli altri, siamo sfiduciati e stanchi, anche noi pensiamo che per quella terra avvelenata dalla cupidigia criminale degli uomini del sud e del nord non ci sia speranza. Anche noi giriamo lo sguardo altrove, scuotiamo la testa e cambiamo discorso perché certe cose ci fanno troppo male e comprendiamo chi sceglie di andar via. Un pensiero tremendo ci attraversa: Gomorra fu distrutta insieme a Sodoma, dopo tutto, per la sua stessa violenza, non sarà così anche questa volta? Ma se ci sono innocenti, e ce ne sono, moriranno anche loro? La vecchia domanda di Abramo. No, non sia mai! Eppure sta avvenendo! Degli innocenti stanno già morendo!

Saviano si ribella e chiede una sollevazione, uno scatto di orgoglio, una parola di verità e di sostegno ai poliziotti, ai giudici, ai pochi cronisti che ancora combattono e non si danno per vinti. E poi Saviano ricorda che la paura si nutre dell’isolamento nel quale chi ancora lotta viene ricacciato da chi vuole stare tranquillo e farsi gli affari suoi. E grida Saviano sperando che la sua voce non torni indietro, eco spettrale risuonante nel vuoto.

 

Io vorrei a nome dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, ascoltare questo grido, sentire tutto il dolore che mi provoca, sentirlo nel mio animo fino in fondo senza ignorarlo, senza negarlo. E piangere. Vorrei ringraziare Roberto Saviano per il suo coraggio. Vorrei esprimergli tutta la mia, la nostra solidarietà per la sua solitudine e il prezzo altissimo che sta pagando.. Vorrei dire a lui quello che fu detto a Elia tanto tempo fa, che ci sono tanti che non si sono piegati davanti agli idoli del danaro e del potere, che non si sono venduti il voto e la dignità e che cercano di portare anche in quella terra un messaggio e una testimonianza di speranza e integrità nonostante tutto. E vorrei che fosse vero. Forse lo è. Sì, lo è.

 

Qualche settimana fa ho partecipato in America ad un incontro di preghiera. Era mattina presto e la sala era piena di alcune centinaia di credenti africani-americani. Un vecchio pastore che aveva marciato con King negli anni sessanta ci ha guidato nella preghiera conclusiva e a un certo punto ha detto, riferendosi ad Obama: “Signore, proteggi il ragazzo! Comunque finisca, custodisci la sua vita”. Ecco, la comunità nera d’America spera ma teme, teme che la violenza abbia di nuovo il sopravvento, come è avvenuto tante volte in quella terra che uccide i suoi figli migliori, quelli capaci di parlare un linguaggio diverso, un linguaggio di giustizia e di pace. Anch’io prego Dio perché protegga il ragazzo, il giovane, coraggioso, resistente Saviano.  Sì, che Dio ti protegga!

 

Anna Maffei

Presidente UCEBI

www.ucebi.it

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In ricordo di Dolcino e Margherita

Oggi è festa alla Bocchetta di Margosio ove vi è il Cippo di Fra Dolcino: ogni anno nella seconda domenica di settembre molte persone salgono sul monte Massaro con qualsiasi condizione di tempo per ricordare Dolcino e Margherita. Si celebra un culto valdese  ma è anche l’occasione per poi cantare inni operai e fare festa intorno alla tavola da pranzo in un alpeggio della zona.  Vorremmo anche evidenziare che in questa giornata la redazione di Ecumenici www.ecumenici.eu  ha scelto il migliore gruppo del suo ottavo anno di attività: non abbiamo dubbi è la Chiesa Evangelica Battista per il suo coraggio e il suo impegno dimostrato ai massimi livelli in Italia in difesa di Rom e Sinti . I nostri più sinceri apprezzamenti.

Fra Dolcino, Margherita e i ribelli della montagna
(Disegno di Dario Fo, premio Nobel)

Dolcino e gli Apostolici
LA STORIA IN BREVE
 

Anno 1300: anno del Giubileo e del perdono universale. Perdono per tutti i malfattori, ma non per Gherardino Segalello, che viene posto al rogo a Parma. La sua colpa? Aver dato vita al movimento dei “Fratelli Apostolici”. Nel 1260 circa, l’umile Gherardino aveva chiesto di essere ammesso nel convento dei frati minori (francescani) di Parma. Permesso rifiutato. Allora vende la sua piccola casa ed il suo piccolo orto, getta i soldi così ricavati ai poveri (proprio come aveva fatto San Francesco), ed inizia una vita nuova basata su pochi, essenziali concetti: l’imitazione di Cristo (“seguire nudi il Cristo nudo”), il rifiuto di ogni possesso e accumulazione (quindi la povertà assoluta) e dunque le elemosine in una esistenza itinerante, nella convinzione che solo una tale realtà esistenziale potesse interpretare nel giusto modo il messaggio del Vangelo. E’ il rifiuto, messo in pratica, della via adottata dalla chiesa di Roma (possesso, ricchezza, potere).

Cominciano ad affluire seguaci di Gherardino (il quale tuttavia rifiuterà sempre di essere considerato “capo”, in omaggio ad una concezione integralmente comunitaria ed antigerarchica), e via via il consenso popolare cresce, tanto che le file degli Apostolici si ingrossano e moltissimi, uomini e donne, aderiscono a questo movimento. Gherardino, nella sua semplicità, è un grande comunicatore: coloro che aderiscono al movimento vengono privati dei vestiti e indossano una tunica bianca (l’unica cosa che possiedono), rifiutano persino, dell’elemosina, il pane superfluo che non può essere consumato immediatamente, egli stesso si presenta sulla pubblica piazza attaccato al seno di una donna come fosse un neonato lattante (a simboleggiare la rinascita dello spirito cristiano in una nuova éra di purezza totale), fa predicare in chiesa persino i bambini. Insomma, il contenuto del messaggio degli Apostolici (che si chiamano anche “minimi” per segnare la differenza con i “minori”-francescani i quali si erano integrati, in fondo tradendo l’insegnamento del loro fondatore Francesco d’Assisi, nei meccanismi potere-ricchezza della chiesa di Roma), e le forme della predicazione ottengono via via un enorme successo e adesione popolare, al punto che la gente abbandona i riti cattolici per affluire in massa alle “prediche” degli Apostolici. Gherardino invia anche diversi Apostolici a portare il proprio messaggio in terre lontane.

Questo enorme successo (riconosciuto dalle più autorevoli fonti storiografiche cattoliche dell’epoca) non può più essere tollerato dalla chiesa romana: il mite Gherardino (pacifista integrale) viene imprigionato, alcuni apostolici vengono messi al rogo, e infine, nel 1300, Gherardino stesso viene arso vivo sulla pubblica piazza, nel nome del Signore.

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Ma il rogo di Gherardino Segalello, anzichè spegnere il movimento apostolico, per uno di quegli strani “scherzi” della storia, segna invece l’inizio di una vicenda del tutto originale, e di enorme portata, nel medioevo italiano. Tra i molti che erano venuti in Emilia anche da lontano per partecipare al movimento apostolico, vi è Dolcino, nativo di Prato Sesia (Novara). Dopo la morte del fondatore, Dolcino di fatto assume il ruolo di leader del movimento, il cui nucleo “dirigente”, sotto la pressione dell’Inquisizione, si sposta nel 1300 dall’Emila al Trentino (vengono chiamati qui ed accolti da loro amici e compagni). La repressione tuttavia li segue anche lì, ove tre apostolici (due uomini e una donna) vengono posti al rogo. Nel 1303/1304 ecco allora Dolcino, con il gruppo degli Apostolici più fedeli (uomini, donne, vecchi e bambini), partire nel lungo viaggio che li porterà, attraverso le montagne lombarde (presso Chiavenna vi è tuttora un paese che si chiama Campodolcino) in Valsesia. La Valsesia è la terra d’origine di Dolcino, qui egli conta amici, ed è naturale che, per salvarsi, egli pensi a questa meta. Tra le donne che fanno parte di questo gruppo vi è la bellissima Margherita di Trento, di nobili origini, compagna di Dolcino.

La Valsesia era, però, da molto tempo in lotta aperta prima contro i grandi feudatari (conti di Biandrate), poi contro i comuni della pianura (Novara e Vercelli). Quando il gruppo degli Apostolici giunge a Gattinara e Serravalle, centri nella parte bassa della valle, e qui ricomincia la propria predicazione per una chiesa ed una società nuove, l’accoglienza popolare è entusiastica. I vescovi di Vercelli e Novara, in accordo con il papa, vedendo come l’avvento degli apostolici fa da catalizzatore per le istanze autonomiste delle popolazioni valsesiane, bandiscono allora una vera e propria crociata per debellare questi “figli del diavolo”. Viene reclutato un vero e proprio esercito professionale (anche i balestrieri genovesi, abilissimi nel tiro) per farla finita una volta per tutte. Gli Apostolici, questa volta, uniti ai valsesiani ribelli, decidono di difendersi. Nel 1304 inizia dunque una vera e propria guerra di guerriglia tra un esercito cristiano e cristiani che credono in una chiesa diversa ed alternativa. Si susseguono scontri e battaglie, nelle quali Dolcino dà anche prova di notevole intelligenza militare. I ribelli si spingono in alto nella valle e, sul monte chiamato Parete Calva, che è ideale per la difesa, si installano con l’appoggio dei montanari fondando una vera e propria “comune” eretica, in attesa di quello sbocco finale che Dolcino, uomo colto, teologo e filosofo della storia, ritiene imminente. I crociati assediano la Parete Calva, ove sono asserragliati i ribelli (alcune fonti parlano di 4000 persone, altre di 1.400), e si susseguono scontri sanguinosi. L’inverno, per i rivoltosi, è terribile. Essi vivono in condizioni ormai disperate. Finchè, guidati da Margherita in un difficile passaggio tra metri di neve (ancora oggi quel luogo si chiama “Varco della Monaca”), riescono a devallare portandosi nel Biellese. Qui essi si fortificano sul Monte da allora chiamato Monte dei Ribelli, o Rubello.

Ma i crociati si riorganizzano e procedono ad un nuovo assedio. I ribelli sono allo stremo, e alla fine l’ultimo assalto provoca una carneficina: circa 800 ribelli sono trucidati sul posto, mentre Dolcino, Margherita e Longino Cattaneo (luogotenente di Dolcino) sono catturati vivi. Margherita e Longino verranno posti al rogo in Biella. Margherita rifiuterà di abiurare, respingerà le proposte di matrimonio di alcuni nobili locali, che l’avrebbero salvata dal rogo, e sceglierà di restare fedele al suo ideale e al suo compagno fino in fondo. Dolcino prima dovrà assistere al supplizio della sua donna e poi, a Vercelli, verrà condotto al rogo si di un carro. Durante il tragitto viene torturato con tenaglie ardenti, ma tutti i commentatori sono concordi nell’attribuirgli un coraggio straordinario: non si lamenta mai, ma solo si stringe nelle spalle quando gli viene amputato il naso e trae un sospiro quando viene evirato. Infine, nel 1307, anche per lui la “giustizia” di Dio significa il rogo. Tre anni di resistenza armata nel nome di Cristo si concludono tra quelle fiamme, ma altri dolciniani un po’ da ogni parte continueranno ad esistere: si hanno notizie fino al 1374. Di più, Dolcino, Margherita e gli Apostolici diverranno simboli di libertà ed emancipazione fino ai giorni nostri, e la memoria popolare non li dimenticherà. Addirittura nel 1907 (sesto centenario del martirio) vi saranno celebrazioni di enorme rilievo con l’edificazione di un obelisco alto 12 metri proprio sui luoghi della loro ultima resistenza.

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L’enorme, tragico fascino della vicenda non deve comunque porre in secondo piano i significati storico-teoretici di un movimento che, pur sconfitto, ha testimoniato la validità e la vitalità di una lettura “diversa” delle Sacre Scritture, indicando una via del tutto alternativa per la costruzione di una chiesa e di una società diverse. Per questo la bibliografia dolciniana è enorme, e Dolcino seppe suscitare l’ammirazione anche di Dante (Inferno, canto XXVIII).

 

 

 

Per ulteriori info visitare il sito http://fradolcino.interfree.it/

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