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Una Bibbia per Te: è un dono di www.ecumenici.info

Nel 2013 cadono i 1700 anni dall’Editto di Milano (313 d.C.), con il quale l’imperatore Costantino sancì la libertà di culto per i cristiani in tutto l’Impero romano, dopo secoli di vessazioni e persecuzioni: di fatto sancì anche l’alleanza fra l’Impero e la c.d. religione cristiana, a scapito della libertà religiosa senza etichette ma – come quaccheri ci sentiamo il dovere storico ed etico di precisare – anche il fatto che quell’evento determinò lo snaturamento degli insegnamenti del Rabbuni risorto, al fine di cercare strade di “compromesso” (non riusciamo a trovare un termine migliore)  col potere politico, militare, economico e sociale. Una rinuncia all’essenza della Fede nonviolenta in altri termini.

Ecumenici col proprio sito www.ecumenici.eu ritiene di rilanciare l’iniziativa della libera lettura della Bibbia, proponendo ai proprio iscritti ( sono tantissimi in lingua italiana: oltre 4100! E ben 160 in lingua inglese) una copia gratuita, a chi ne fa semplice richiesta indicando il proprio recapito postale. Non sono previsti – come ormai testimoniamo da oltre due anni – contributi di spedizione. I libri viaggeranno in plico detto “piego libri”. Non abbiamo mai avuto problemi di sorta.

E’ la nostra piccola risposta agli evangelicali del c.d. Ministero Sabaoth di Milano che prevedono di radunarsi il prossimo anno nella nostra Metropoli,  per raccogliere le firme fra parlamentari italiani per riscrivere  un nuovo “editto per la fede”, diciassette secoli dopo l’imperatore Costantino, da presentare al Parlamento europeo.

Dicendo sì alla Bibbia, diciamo no alla persecuzione dei credenti per ragioni di Fede in tutto il mondo, diciamo no agli editti cristiani scritti con la mano del potere, no alle alleanze internazionali evangeliche (si tratta a ben vedere della Destra Americana, che sponsorizza non solo i Tea party, le rivisitazioni storiche e teologiche di Martin Luther King, …), diciamo no ai roghi di altri testi sacri come il Corano!

Ecco le buone ragioni di un dono per Te. Una Bibbia non è infatti una spada da lasciare alle bande c.d. religiose, che di fatto sono l’espressione del marcio politico che ci circonda. Nemmeno il sig. Grillo ci serve per il cambiamento e la moralizzazione della cosa pubblica, di tutti e non solo dei cristiani. Forse ci vorrebbe un Jean-Marie Muller…. Ma stiamo già sognando ad occhi aperti. Ce ne rendiamo conto.

Ci piace però ricordare in chiusura le parole di un cattolico, al quale ci sentiamo vicini, come non mai…

«Gli storicisti debbono riconoscere che sul piano storico non è vero

che il nonviolento perde sempre e il violento vince sempre, se è

vero che i partigiani giudei antiromani furono sopraffatti e venivano

crocifissi, e solo si vendicò magnificamente su Cesare uno di questi

crocifissi che era per la nonviolenza, e anche Spartaco e i suoi non

vinsero affatto; mentre Gandhi ha vinto senza toccare un capello

ai soldati inglesi e alle loro famiglie nell’India, e William Penn,

quando si presentò con i suoi amici quaccheri ai pellirosse, e senza

alcuna arma, i capi gettarono via le proprie armi, e sorse uno stato

di pace, a differenza di tutti gli altri dell’America del Nord.

Esistono vittorie senza violenza».

Aldo Capitini, La nonviolenza oggi, Milano, Edizioni di Comunità 1962,

ora in Aldo Capitini, Le ragioni della nonviolenza, Antologia degli

scritti a cura di Mario Martini, Pisa, Edizioni ETS 2004, p. 136.

Un caro saluto e un fraterno abbraccio di un Amico

Maurizio Benazzi

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C’è un dono per te visitatore del sito e solo in questi giorni

Per chi non ha ancora il testo della Bibbia a casa e desidera averne una copia, gratuitamente e senza spese di spedizione, puo’ segnalare il proprio indirizzo in redazione ecumenici@tiscali.it .
Si tratta di un’iniziativa (già sperimentata nei mesi scorsi) destinata questa volta ai soli visitatori del sito che si iscriveranno alla newsletter di facebook o di yahoo.
La Bibbia puo’ aiutarti. Per questo pensiamo di farne un dono*.
La newsletter

Maurizio Benazzi

* fino ad esaurimento scorte

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La Bibbia e l’Europa

La Bibbia e l’Europa
Storia di un rapporto complesso e difficile. Senza la Bibbia l’Europa sarebbe diversa

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19 aprile 2009 – (Paolo Ricca VE) Direttamente o indirettamente tutta l’Europa è imbevuta di Bibbia, non solo a livello delle elaborazioni culturali, ma anche al livello più spiccio della esistenza quotidiana che ne è determinata, anche senza che ce ne accorgiamo, in molti modi. Per esempio moltissimi europei, anche se atei, portano dei nomi biblici; le norme di comportamento elementari anche di coloro che non si considerano cristiani sono quelle della Bibbia, codificate in alcuni almeno dei dieci comandamenti. Alla storia dell’arte europea la Bibbia ha offerto moltissimo materiale e sovente anche ispirazione e un gran numero di storie bibliche e di personaggi biblici sono entrati nell’immaginario collettivo, sono entrati a far parte di quel mondo non fisico, di quel mondo ideale che accompagna la nostra vita e la nostra esistenza. Personaggi e storie bibliche hanno popolato e popolano tuttora la nostra fantasia. Provengono dalla Bibbia sia grandi visioni e affermazioni di ordine religioso e filosofico (per esempio la nozione del tempo misurato), sia realtà più semplici della vita quotidiana come i proverbi. Il proverbio “chi cerca trova”, che tutti sanno, è una parola di Gesù, ma in generale chi pronuncia questo proverbio non lo sa e così via. Pensate al ruolo della croce nella storia della fede, e anche dell’incredulità, del nostro continente, fino, ad esempio, al ruolo svolto da personaggi come Adamo ed Eva e la loro storia. La visione dell’uomo, la cosiddetta antropologia, è sostanzialmente determinata dal racconto della vicenda dei progenitori dell’umanità. Si potrebbe continuare a lungo in questo elenco.

Studio e diffusione
C’è poi tutto il lavoro che è stato compiuto in Europa sulla Bibbia. La Bibbia ad esempio è sempre stata letta in tutte le messe, quanto meno domenicali, da venti secoli a questa parte. Immaginate la quantità di comunicazione del testo biblico: per venti secoli in tutte le messe, e non soltanto nelle messe, tutto questo materiale biblico è stato comunicato e in qualche maniera trasmesso. Pensiamo al breviario (riservato al clero della confessione cattolica) che è sostanzialmente un insieme di testi biblici (vi sono anche altri testi, ma certamente la gran parte è materiale biblico).
Pensiamo al ruolo dei Salmi nella preghiera della Chiesa e in generale dell’universo religioso europeo, pensiamo all’immenso lavoro compiuto in Europa per la trasmissione del testo biblico, agli innumerevoli manoscritti che hanno inondato l’Europa, che hanno occupato generazioni e generazioni di monaci, in modo particolare, all’immenso lavoro per tradurre, per commentare, per spiegare, per divulgare, per illustrare il testo biblico, pensiamo alla famosa “Biblia pauperum” (Bibbia dei poveri) a partire dal sec. XIII, a questo immenso sforzo per rendere la Bibbia accessibile, tramite pitture murali o su pergamena, agli analfabeti o ai preti che erano appunto poveri, in certe circostanze, per comprare la Bibbia in forma di manoscritto, che utilizzavano questa specie di Bibbia per commentare e raccontare qualche cosa della storia della salvezza. Alcuni studiosi vedono in questa espressione una allusione polemica ai movimenti ereticali, che proprio in quel periodo facevano della predicazione itinerante, il cui contenuto era essenzialmente la Bibbia (in particolare il Sermone sul Monte), uno dei punti prioritari del loro programma di rinnovamento cristiano.
Oppure si pensi a tutta la storia, davvero infinita, della predicazione della Bibbia, non soltanto del suo commento e della sua illustrazione, ma proprio della predicazione, dell’annuncio della Bibbia. Tutta l’evangelizzazione dell’Europa è stata ovviamente fatta anche e in particolare attraverso la trasmissione di contenuti biblici, nei culti, nell’istruzione, nella predicazione itinerante e poi via via nei secoli fino ad oggi con una quantità veramente gigantesca di lavoro. Sotto questo profilo acquista un valore emblematico il fatto che il primo libro stampato in Europa è la Bibbia. Ora tutto questo lavoro sulla Bibbia in larga parte precede la Riforma protestante, è un lavoro che è avvenuto anche nel tardo medioevo, è avvenuto nel primo millennio. Nella sola Germania, dal 1466 al 1522, quindi nell’arco di sessanta anni, vedono la luce diciotto Bibbie complete in tedesco. Insomma Bibbia ed Europa hanno delle storie inestricabilmente intrecciate.

Censure e divieti
Ma c’è anche il rovescio della medaglia e cioè una serie di fatti che mostrano come in Europa la Bibbia sia stata incatenata, vietata, bruciata oppure semplicemente ignorata. C’è anche un’Europa che ha avuto paura della Bibbia come se l’avesse temuta e perciò volesse a tutti i costi tenerla a bada. Incatenata è stata la Bibbia soprattutto alla lingua latina e dalla lingua latina nel senso che la Bibbia “Vulgata”, traduzione in latino della Bibbia, fatta per liberare la Bibbia dalla prigione di lingue che erano divenute largamente sconosciute, è diventata a sua volta una prigione quando il latino non era più lingua conosciuta, se non dalle classi colte e dal clero superiore. Quindi il latino è stata la prigione: prima è stata la liberazione e poi è stata la prigione della Bibbia in Europa. È stato necessario liberare la Bibbia dal latino; c’è qui tutta la storia complicatissima, intricatissima delle versioni della Bibbia in lingua volgare proprio per liberare la Bibbia dalla prigione della lingua latina e restituirla al popolo. Proprio a questo punto, nel momento in cui dalla Bibbia in latino si passa alle Bibbie in lingua volgare, si colloca il divieto, appare sull’orizzonte della storia tutta una serie di divieti.

Il Concilio di Trento
Il Concilio di Trento si occupa della Bibbia in due decreti, dell’8 aprile 1546. Uno è quello in cui si fissano i libri canonici, includendo anche i deuterocanonici, e si afferma che il Concilio riceve con pari atteggiamento di devozione e di pietà, insomma di fede, sia gli scritti biblici fissati secondo il canone del Concilio, sia le tradizioni non scritte, che però lo Spirito Santo o Cristo stesso avrebbero oralmente comunicato agli apostoli e sarebbero state trasmesse attraverso i secoli “come da mano a mano” fino ai nostri giorni, sia per quanto concerne questioni di fede che di morale. La Scrittura a Trento viene canonizzata, ma non da sola, e nasce lì questa specie di doppia parola, che poi avrà tutta una storia fino al Vaticano II.
Il secondo decreto che ci interessa è quello in cui si danno diverse norme riguardo alla stampa della Bibbia: si vieta una Bibbia stampata senza l’indicazione della città, oppure con una indicazione inesatta, falsa della città, si vieta di pubblicare una traduzione della Bibbia senza l’indicazione del traduttore, si vieta di smerciare una Bibbia stampata da un’altra città, si vieta il possesso della Bibbia, si vieta insomma un po’ tutto quello che non è sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica. Si vietava già da prima ai laici la lettura della Bibbia, senza autorizzazione ecclesiastica e senza la presenza di un competente. La Bibbia viene per così dire messa in libertà vigilata. La Bibbia deve essere controllata, non può essere lasciata in mano ai laici, ai credenti, ci deve essere sempre l’occhio della Chiesa che vigila sull’uso della Bibbia nella chiesa. Potremmo parlare di una Bibbia messa sotto chiave, e la chiave è in tasca al clero. Anche tu la puoi avere a casa tua, ma sono io che apro tutte le volte che vuoi leggere. Così mi è parso di poter leggere vedendo quel decreto del Concilio di Trento.
E così la Bibbia ha cominciata una nuova storia. Dobbiamo parlare di una Bibbia clandestina – siamo in Europa non in Iraq! – di Bibbia contrabbandata, bisogna parlare di Bibbia arrestata, di Bibbia requisita, di Bibbia sequestrata, di Bibbia bruciata. C’è anche la libertà di Bibbia. Dunque c’è stata anche una caccia alla Bibbia, non è esagerato dirlo, e c’è stato indubbiamente nel nostro passato questo rapporto ambivalente, conflittuale, contraddittorio. La Bibbia viene avvertita come pericolo potenziale, certo come una grande benedizione e come una grande verità purché però non mi sfugga di mano. Va in qualche maniera tenuta al guinzaglio, l’imprimatur ecclesiastico va posto su ogni traduzione e su ogni spiegazione. Questo per quanto riguarda in particolare l’Europa cattolica.

Bibbia e protestantesimo
Se diamo uno sguardo all’Europa protestante, la situazione è ovviamente abbastanza diversa anche se è abbastanza tipico, io credo, il fatto che le Società Bibliche nascano accanto alle chiese e non come opere delle chiese stesse. Certo i credenti che le compongono sono membri delle chiese, ma è tipico che la Società Biblica in quanto tale sia un’opera collaterale, un’iniziativa sovente laica che sorge in particolare in rapporto alla iniziativa missionaria.
Il quadro del rapporto Bibbia-Europa in area protestante sarebbe incompleto se non evocassimo almeno tre fenomeni importantissimi, tipici, che già entrano nell’oggi del nostro discorso e che riguardano naturalmente anche l’area cattolica dell’Europa, ma in modo particolare hanno riguardato in origine e riguardano in parte ancora in maniera specifica il mondo protestante.
Il primo è l’eclisse della Bibbia. Viviamo una grande contraddizione: l’eclisse della Bibbia dalla vita personale e familiare. È un fenomeno all’ordine del giorno nei paesi protestanti (nei paesi cattolici non mi sento di pronunciarmi), è un fatto straordinario, eccezionale, relativamente nuovo. A fronte di una moltiplicazione di iniziative per rendere conosciuta la Bibbia, di traduzioni in tutte le forme e in tutte le lingue, di fatto, registriamo che è scomparsa quella che, nel protestantesimo, è stata una figura tipica e cioè la Bibbia di famiglia, che diventava poi la Bibbia delle famiglie, la Bibbia che accompagnava una famiglia attraverso molte generazioni (ma sappiamo in quale situazione si trova la famiglia nel mondo moderno). Anche lo studio personale della Bibbia, l’incontro quotidiano con la Bibbia, è molto rarefatto.
Secondo, c’è stata nell’area protestante, oggi anche in quella cattolica, ma è il protestantesimo che è stato il luogo genetico di questo immenso fenomeno, tutta la critica biblica: un’immensa operazione culturale, ma anche spirituale, che tendeva e tende alla valorizzazione della Bibbia (non alla sua relativizzazione). È un fenomeno ancora in corso e continuerà ad esserlo, un fenomeno che caratterizza l’oggi del rapporto Bibbia-Europa.
Il terzo fenomeno che desidero evocare è quasi una risposta polemica o critica nei confronti della critica biblica: il biblicismo, il fodamentalismo biblico. Abbiamo oggi una vastissima area di cristianesimo, soprattutto protestante o di origine protestante, che è biblicista o fondamentalista. Il fenomeno non è tipico del nostro secolo, perché è cominciato prima, ma certamente oggi ha assunto proporzioni ragguardevoli e non è semplicemente un fenomeno marginale.

Bibbia e cultura laica
C’è un terzo punto al quale accennare: l’Europa laica, l’Europa agnostica, quella che in qualche maniera si è sottratta al potere e alla tutela ecclesiastica e in questo modo ha anche praticamente messo da parte la Bibbia. L’Europa laica ha rimosso, oppure snobbato, ignorato, la Bibbia considerandola comunque parte di un universo superato o settoriale. Abbiamo così il grande paradosso di un’Europa laica che direttamente o indirettamente attraverso rivoluzioni, riforme o evoluzioni, ha affermato una serie di valori e di ideali che sono facilmente riconducibili a matrici bibliche – la libertà, la dignità umana, la giustizia sociale. È una situazione paradossale: l’Europa laica ha proclamato dei valori, degli ideali e li ha incarnati in strutture, leggi, istituzioni che sono diventati – anche senza volerlo – parte della coscienza europea, che non si possono non ricondurre al messaggio biblico, Ma tutte queste realtà sono state anche affermate senza, o contro, coloro che della Bibbia parlavano in quel tempo. Ecco perché la storia Bibbia-Europa è una storia complessa, contraddittoria, conflittuale, non pacifica: abbiamo la Bibbia diffusa e abbiamo la Bibbia vietata, abbiamo la Bibbia applicata e abbiamo la Bibbia ignorata.
Oggi la Bibbia circola liberamente in tutta Europa anche là dove fino a ieri era vietata come in Albania. La sua diffusione era praticamente paralizzata nei paesi dell’est (la famosa scusa della mancanza di carta) e anche là oggi la Bibbia può circolare e circola. Essa circola dappertutto.

La libertà della Bibbia
La Bibbia è libera, questo è un fatto nuovo. Anche gli imprimatur che continuano ad esistere sono più formali che sostanziali, non indicano più un controllo, credo, ma semplicemente un quadro. L’imprimatur che pure continua ad esistere, credo abbia un valore molto relativo: non è più censura. Questa libertà di Bibbia – come la chiamo volentieri – è un fatto nuovo in Europa, non era così ieri. Questa libertà di Bibbia oggi non è soltanto formale, una libertà che tu hai ma non usi; oggi viene usata questa libertà, è una libertà materiale, utilizzata in particolare proprio nel cattolicesimo romano, dove c’è non soltanto una fioritura di studi, perché questo potrebbe anche restare circoscritto all’accademia, per quanto rilevante essa sia. Anche a livello popolare, a livello di comunità c’è indubbiamente un interesse, e una passione in qualche caso, di lavoro biblico e questo è, secondo me, il fatto più importante da quando c’è stato il Concilio Vaticano II. Non soltanto la libertà di Bibbia è presente, ma è utilizzata, praticata, materializzata. Questo fatto non potrà non portare a frutto, perché la Parola di Dio non torna a Dio a vuoto, come ben sappiamo.

Ecumenicità del lavoro biblico
Il secondo fatto che caratterizza la situazione è l’ecumenicità del lavoro biblico sia a livello di traduzione, sia di spiegazione sia infine, pur con qualche difficoltà maggiore e gradazioni diverse, a livello di diffusione. Questo carattere ecumenico del lavoro biblico è certo tipico del nostro secolo, dell’oggi del rapporto tra Bibbia e Europa. È un fatto di enorme portata per due ragioni. La prima è ovvia e cioè che la Bibbia è il principale bene ecumenico della cristianità, oggi. È cioè la realtà condivisa più cospicua che ci sia. Una Bibbia, la stessa Bibbia per tutti. Ma c’è un secondo punto: la Bibbia stessa è una sorta di scuola vivente di ecumenismo, di ecumenicità. È un modello di ecumenicità, per riprendere lo slogan dei luterani di “unità nella diversità”: una Bibbia, due Testamenti; un Vangelo quattro redazioni; un apostolato tredici-dodici apostoli; un messaggio, molte voci, compreso, appunto il conflitto e la tensione tra Paolo e Giacomo, ecc. Ognuno potrebbe parlare a lungo del carattere della Bibbia come luogo in cui si integrano, in cui coesistono, si cercano, si trovano, si riconoscono forme di pietà, di fede, di comunità tra loro molto diverse appunto senza che questa diversità diventi divisione.
Mentre è emblematico il fatto che il lavoro biblico sia ecumenico è anche promettente che la Bibbia a sua volta diventi scuola di ecumenismo per le chiese. Credo che la Bibbia è più ecumenica delle chiese e che il grande sforzo che noi dobbiamo fare è proprio quello di diventare ecumenici almeno come la Bibbia.

La Bibbia e gli altri
Terzo fatto saliente, e questa è una grande sfida, la Bibbia non è più sola in Europa, nel senso di libro della fede, libro religioso per eccellenza, testo sacro. Non è sola. Come l’Europa è diventata e sta sempre più diventando anche religiosamente pluralista così anche la Bibbia ha perso quella posizione di monopolio più o meno totale che in questi venti secoli essa ha avuto.
La Bibbia oggi ha dei concorrenti, ha dei compagni di strada. Oggi c’è il Corano che sempre più diventa, nella misura in cui cresce la comunità islamica, europea, ma non c’è soltanto il Corano. Ci sono, come sappiamo, molte altre correnti religiose, buddiste, ecc, molti libri dall’oriente e ci sono poi delle specie di bibbie viventi: i vari guru che popolano anche il nostro paese che credono di essere una sorta di rivelazione permanente e personale. Questo è un fatto che caratterizza la situazione odierna e la rende appunto in qualche modo più problematica.

Il futuro
Quali compiti? Ne indico due in rapida successione. Il primo compito: dobbiamo evitare di confondere la libertà della Bibbia come libro, con la libertà della Bibbia come Parola. Ho parlato volentieri della libertà di Bibbia, ma non vorrei che questo ci inducesse a pensare che la Bibbia come messaggio è libera. Noi possiamo diventare dei carcerieri cioè potremmo svolgere il doppio ruolo. Da un lato di essere i diffusori del libro, dall’altro, nello stesso tempo, i carcerieri del messaggio. Ci sono molti modi in cui la Bibbia pur essere incatenata, imprigionata e addomesticata. Il pulpito è una specie di simbolo della Bibbia predicata, su ogni pulpito c’è la Bibbia aperta. Ma il pulpito può anche essere il luogo in cui la Bibbia viene addomesticata. Rientra nella nostra responsabilità di comunità cristiana, far sì che non si identifichi la libertà del libro come libertà della Parola che questo libro attesta. Ecco un compito. Molta Bibbia è tuttora lettera morta nel nostro cristianesimo. Un solo esempio: il famoso Sermone sul Monte, che pure non è certo la parte minore della predicazione di Gesù, finora nella storia della chiesa ha avuto uno strano destino. In parte è stato “risucchiato” in quella sorta di cristianesimo elitario che è il monachesimo, cioè il Sermone sul Monte sì, ma per qualcuno soltanto, ma certo per noi poveri cristiani qualunque no, è troppo, non possiamo permetterci il lusso di cercare di viverlo. È soltanto un esempio per indicare come si può incatenare la Bibbia anche semplicemente lasciandola lettera morta. Anche se il libro circola, la lettera muore, la Parola giace: la Bibbia come tomba della Parola di Dio e noi becchini di questa Parola.
Il secondo compito, più arduo, e ci avventuriamo su un terreno molto delicato, minato, è questo: la Bibbia è fatta di Antico e Nuovo Testamento. Credo che dopo duemila anni in cui abbiamo interpretato l’Antico Testamento alla luce del Nuovo, forse è venuto il tempo in cui dobbiamo interpretare il Nuovo alla luce dell’Antico. Il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, cioè il nostro rapporto con la Bibbia è stato, a mio giudizio, condizionato dal divorzio tra Chiesa e Israele. Questo rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento non lo abbiamo elaborato in una situazione di rapporto positivo con Israele (non dico di identificazione perché siamo cristiani e non ebrei). Un compito per la cristianità, un compito ecumenico, è appunto quello di ripensare questo rapporto tra i due Testamenti alla luce di un rapporto ricuperato, restituito ad una positività che nel Nuovo Testamento esiste (Romani, capitoli 9 – 11), tra Chiesa e Israele, alla luce del superamento del divorzio tra Chiesa e Israele. Sarà un bel compito, molto utile per la fede e per la predicazione della chiesa nel mondo (Paolo Ricca, teologo e pastore valdese, già docente della Facoltà valdese di teologia di Roma)

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Una Bibbia quale segno di condivisione

Ecumenici offre in questa settimana a chi ne fa semplice richiesta in redazione e solo ai suoi lettori a titolo gratuito il testo della Bibbia. L’esperienza già fatta nello scorso Natale ci ha dimostrato che purtroppo non in tutte le case è presente il testo di maggior riferimento delle nostre discussioni e scritti.

E’ un modo per sperimentare insieme la condivisione delle Scritture, anche in vista dell’apertura alle altre culture e alle altre religioni. Le richieste saranno raccolte fino a domenica prossima e sono indirizzate a coloro che non posseggono già il testo. Trattasi della versione Nuova Riveduta che contrariamente ai testi cattolici in commercio, è conforme anche al canone ebraico, per il primo testamento.

Sul tuo comodino può esserci ora un testo di preghiera e di studio che ti accompagna. Per altri uno strumento di analisi e di critica, col quale è necessario sempre confrontarsi.

La consegna dei libri sarà comunicata in un secondo momento, appena avremo spedito l’ordine.

Buona lettura della Bibbia ai cristiani, agli ebrei, agli islamici, ai buddisti e ai non credenti.

Maurizio Benazzi

Nel frattempo Ecumenici vi invita a firmare la petizione nazionale di www.nonaverpaura.org  – La Pasqua deve iniziare dal tuo cuore e dalla tua mente: il resto lo fa lo Spirito Santo per allontanarti dal male e dalle strumentalizzazioni politiche contro gli immigrati e i migranti.

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Ortodossia

DI RAZZA CE N’E’ UNA SOLA.
QUELLA UMANA !

ricordando il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani
marciamo insieme per i diritti umani e contro ogni forma di razzismo

CINISELLO BALSAMO
Venerdì 12 Dicembre 2008

FIACCOLATA

 

Ritrovo in piazza Gramsci alle ore 19,30
Partenza da Piazza Gramsci ore 20
Arrivo al Centro Civico di Via Friuli e festa multietnica
partecipa anche tu e invita i tuoi amici

 

chiesa

 

Raramente la newsletter diffonde inviti al culto e anche per il prossimo futuro desideriamo mantenere la stessa linea redazionale. Ci sembra necessario però rispondere alle messe in latino diffuse ad es. stamani sul primo canale RAI, per la festività (inventata dal cattolicesimo romano) dell’Immacolata concezione, con delle controproposte. Ci permettiamo anche di allegare alcuni spunti di riflessione ortodossa che esprimono in sintesi le differenze con la Chiesa di Roma. Altrimenti si rischia di perdere lo sguardo d’insieme del cristianesimo.

Per chi volesse approfondire le tematiche dell’ortodossia cristiana segnaliamo questo interessante portale http://www.cristianesimo-ortodosso.com/heritage/prayers/

Buona lettura

 
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Coraggio, sono io, non abbiate paura

(Mt 14,27)

Veglia di preghiera per chiedere al Signore di aiutare le chiese a riconoscere il suo volto nel volto delle persone omosessuali

 

Sabato 20 Dicembre 2008 Ore 18.00

 

Tempio Valdese di Via Francesco Sforza 12

 

Opporsi a quanti si adoperano per rimuovere le norme che condannano le persone omosessuali a pene che spesso prevedono la morte, significa non riconoscere il valore della dignità umana e, perciò, tradire l’annuncio cristiano che ci ricorda come in ogni uomo risplende, in maniera unica e irripetibile, l’immagine dell’unico Dio.

Si tratta di un atteggiamento che nasce dalla paura per la diversità e che rischia di rendere gli uomini ciechi di fronte alle situazioni di ingiustizia e di violenza. Per chiedere allo Spirito di liberare le chiese da questa paura vi invitiamo a pregare con noi.

  

Gruppo VARCO – http://gruppovarco.altervista.org/

Gruppo del Guado – http://www.gaycristiani.it/

Noi Siamo Chiesa – http://www.noisiamochiesa.org/

 

 

 

Le tesi ortodosse in sintesi

ORTODOSSI e CATTOLICI

differenze

 

Sino a tutto l’8° secolo, la Chiesa professa ovunque la stessa fede ed è organizzata in cinque patriarcati: Gerusalemme, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli, Roma. Esiste un solo Stato: l’Impero romano, con un solo imperatore che risiede nella capitale, Costantinopoli, la Nuova Roma fondata nel 331 da san Costantino.

Per sottrarsi al controllo dei barbari Longobardi che, da Pavia a Benevento, hanno invaso la penisola italiana, il papa di Roma Antica si rivolge ai barbari Franchi e il 25 dicembre dell’anno 800 incorona “imperatore romano” il re franco Carlomagno.

E’ la secessione, uno scisma politico: le barbare tribù dei Franchi entrano in concorrenza con l’Impero romano che, perciò, preferiscono chiamare ‘greco’ o ‘bizantino’.

Il Papa, al momento, esercita la sua influenza solo su Francia, Germania e parte del Centro-Nord dell’Italia: è inevitabile la rapida franchizzazione delle Chiese dell’Occidente. Per quasi un millennio, tutti i Papi erano stati romani (proprio de Roma, oppure di Grecia, Siria, Sicilia e Grande Grecia): nel 996 il re germanico Ottone riesce a far eleggere suo nipote (Gregorio V), un principe austriaco, appena ventenne. Una continua “Riforma” allontana rapidamente la cristianità occidentale dalla comunione tra tutte le altre Chiese, per trasformarla in una Chiesa Nazionale (della Nazione, della Gente franca).

L’antico canto romano, per esempio, è sostituito dalle mode musicali di Aachen (la città tedesca dov’è la reggia di Carlomagno), spacciate come antiche e falsamente attribuite a san Gregorio il Grande (Canto gregoriano); così è anche per gli usi liturgici franco-germanici, che soppiantano l’antico Rito romano-latino. Intanto, in Occidente non si capisce più il greco, la lingua della Sacra Scrittura e dei primi teologi, i Padri della Chiesa: l’imbarbarimento prosegue anche in campo teologico e nel 1245 (a Lyon, in Francia) il Papa di Roma Antica porta a compimento lo scisma, lo strappo dei Franco-cattolici da tutte le altre Chiese del mondo. Successive, continue, riforme portano sempre più lontano dalla Chiesa orto- dossa (da ortos e doxa: esatta fede) i cattolici, scomunicati sin dai tempi del patriarca di Nuova Roma Michele 1° Cerulario (1043\59).

Per espandersi, i Franco-cattolici dapprima invadono l’attuale Italia Meridionale; con le Crociate creano poi loro principati in tutta la parte orientale dell’Impero. Appoggiandosi quindi alle Potenze commerciali (Venezia e le altre Repubbliche marinare) e militari (Francia, Spagna), il cattolicismo cresce numericamente, anche grazie alle scoperte geografiche e alla conseguente colonizzazione di Americhe, Filippine, Indie, ecc. Il potente Impero Austro-Ungarico e l’altrettanto Integralista Spagna costringono, infine, alcuni ortodossi a unirsi al Vaticano, pur conservando molte usanze della Chiesa ortodossa (Uniti sono, ad esempio, gli Albanesi che si stabilirono attorno Cosenza e Palermo quando l’Italia Meridionale era colonia spagnola).

Da piccolo gruppo, i cattolici sono passati così in maggIoranza anche perché la Chiesa ortodossa ha subito dure persecuzioni sotto i Musulmani, i quali in molti territori hanno quasi del tutto cancellato il cristianesimo e, poi, sotto i regimi atei marxisti e durante le occupazioni di Tedeschi e Italiani durante la II Guerra Mondiale.

Ridotta così in minoranza, la Chiesa Ortodossa è riconosciuta, tuttavia, come la “Chiesa dei Sette Concili Ecumenici”, l’autentica Chiesa Antica: del resto, ortodossìa vuoi dire proprio “autentica fede”. Gli ortodossi possono essere definiti cristiani all’antica. Tra prove tremende, gli ortodossi hanno conservato intatta la fede degli Apostoli, dei Martiri e dei Padri, senza omissioni, senza aggiunte, senza variazioni.

 

La Bibbia

Nell’Occidente medievale – che non capiva più il greco – si diffuse un nuovo testo della Sacra Scrittura. Non era il testo usato sin dai tempi di Cristo, da Cristo stesso e dagli Apostoli, ma una traduzione realizzata dal dotto Girolamo (347 \419). Girolamo aveva utilizzato testi che circolavano al suo tempo, ma senza sapere che erano stati confezionati solo nel 2°\3° secolo dopo Cristo, da Ebrei che volevano eliminare (o nascondere) i riferimenti a Cristo che si leggono sin dalle prime pagine della Bibbia: i Franchi ne diffusero l’uso al solo scopo di utilizzare un testo diverso dagli altri cristiani. Il testo che oggi usano i cattolici non segue più neppure la Vulgata (la versione di Girolamo), ma il Masoretico (un manoscritto ebraico – il ‘Codice di Pietroburgo’ – che è appena del 1008 dopo Cristo).

 

Il Calendario

Per distinguersi da tutti gli altri cristiani, i Franchi decidono di celebrare la Pasqua a una data di- versa da quella della Chiesa universale. Nel 783, per esempio, tutti celebrano la Pasqua l’11 aprile e Carlomagno il 18; nel 786 la Pasqua cade il 23 aprile e i Franchi la celebrano un mese prima, il 26 marzo, e così via: è una fissazione, quella di distinguersi da tutti gli altri cristiani. Nel 1581, infine, Ugo Buoncompagni (papa Gregorio XIII) modifica il calendario, che si diffonde rapidamente negli Stati cattolici e nelle loro colonie. Risultato: il mondo occidentale spesso celebra la Pasqua una o cinque domeniche prima di tutti gli altri cristiani.

 

Il segno di croce

Il conte Lotario di Segni (papa Innocenzo III), nella sua opera Il Sacramento dell’altare (II, 45), si preoccupa di ricordare il modo esatto – ortodosso -di fare il segno di croce: è probabile, quindi, che proprio al suo tempo (circa 1209\16), i cattolici avessero iniziato a fare il segno di croce al contrario, e con la mano aperta. La nuova moda diventa poi obbligatoria per ordine di Camillo Borghese (papa Pio V, 1605\21).

  

Le chiese

Tutte le chiese antiche sono orientate, costruite in modo che si possa pregare guardando ad Oriente: Cristo è il sole che sorge sulle tenebre del mondo. Anche quando – in Occidente – si perse questa abitudine, almeno gli altari erano disposti in modo più o meno corretto: solo attorno al 1970 i cattolici hanno ‘ribaltato’ gli altari (spesso demolendo quelli d’un tempo) e distrutto le balaustre (ultima traccia della iconòstasi, la struttura che nelle chiese ortodosse separa la navata dall’altare).

 

Le statue

Dopo essersi separati dalla Chiesa ortodossa, i cattolici cominciano a decorare l’esterno degli edifici di culto con bassorilievi e statue (vedi le chiese gotiche). Il gusto teatrale dell’arte rinascimentale e barocca, impone poi la moda delle statue anche all’interno di chiese e case. La moda è favorita, nel 16° secolo, dalle prime scoperte archeologiche: Michelangelo, per raffigurare Cristo Giudice sull’altare della Cappella Sistina, copia una statua classica del dio Apollo (l’Apollo del Belvedere). La diffusione delle statue tra i cattolici è favorita anche dall’abbandono dell’arte sacra che diventa “arte religiosa” (Giotto) e poi “arte a soggetto religioso” per annullarsi, infine, in arte astratta dalla realtà.

 

Gli azzimi

La Chiesa ortodossa conserva l’uso di Cristo stesso che – nella mistica Cena – “prese il pane, lo spezzò…”. Alla fine del 9° secolo i Franchi, in- vece, impongono ai cristiani d’Occidente l’uso di gallette o cialde non lievitate al posto del pane: volevano un’altra Chiesa, una Chiesa senza sale e senza lievito o, meglio, lievitata solo dai loro dogmi.

Abbandonata così la tradizione, si diffonde l’uso di celebrare l’Eucaristia con le ostie; il calice è negato al popolo e la comunione è rarefatta. In cambio della comunione, tra 1196 e 1208, a Pa- rigi si introduce l’uso di far vedere l’ostia durante la Messa e (attorno al 1296) l’elevazione del cali- ce: il popolo si limita a guardare.

 

Il battesimo

Battesimo è parola greca e vuoi dire: Immersione. L’uso ortodosso è quello d’immergere nell’acqua il battezzando: come Giovanni che immerge Cristo nel fiume Giordano. Attorno al 1500, i cattolici sostituiscono l’immersione con un’aspersione sul capo del battezzando. Nella stessa epoca, il sacramento della “Illuminazione” spirituale è smembrato in tre momenti distinti: l’Eucaristia è rinviata all’Età della ragione (e si nega la comunione proprio agli innocenti); la Cresima è rInviata all’età adulta (o trascurata del tutto). La Chiesa ortodossa conserva l’antico uso di ammini- strare nella stessa celebrazione battesimo, cresi- ma e (prima) comunione.

 

Il celibato

Il divieto al sacerdote di avere legittima moglie e figli legittimi, imposto dopo il 12° secolo con la forza, trae origine da un’aberrante abitudine dei Franchi. Il barone, il conte, ecc., si riteneva proprietario della chiesa che sorgeva nel suo feudo e ne riscuoteva offerte e rendite, col solo obbligo del sostentamento del clero. Per risparmiare, il signorotto medievale assumeva come parroco un sacerdote a condizione che non avesse moglie legittima (convivente e bastardi non avevano diritto ad ‘assegni familiari’). Nella Chiesa ortodossa, invece, ricevono l’ordinazione sacerdotale di solito solo persone mature che hanno già formato una famiglia.

 

Il Filioque

Cristo, parlando del Santo Spirito, ha spiegato chiaramente che questi procede dal Padre (Giovanni 14, 26). I primi due Concili Ecumenici (Nicea, 325; Costantinopoli, 381) formularono il Credo utilizzando le stesse parole di Cristo: “(Credo)… nello Spirito, il Santo, il Signore, il Datore di Vita, che procede dal Padre, che con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato…” Fondendo – e confondendo – la natura dello Spirito (chi è?) con l’attività del Figlio (che manda lo Spirito), i chierici di Carlomagno affermarono che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio (“Filioque”). Lo Spirito Santo sarebbe, così, una specie di dio minore o di intruso. La mostruosa eresia del Filioque fu dapprima condannata e combattuta dai papi di Roma: il Credo fu modificato solo attorno al 1014.

 

La confessione

La confessione è un dialogo medicinale con il proprio Padre spirituale. Tra i cattolici, invece, è un “processo”: inizialmente, sono monaci irlandesi che – nel tardo Medioevo – diffondono l’idea che il sacerdote è un giudice cui bisogna confessare le proprie colpe per riceverne il condono dopo aver espiato la pena. Più tardi – 14° secolo – si diffonde l’idea che, tuttavia, il condono completo dei propri peccati si può ricevere solo grazie alle “indulgenze” o dopo aver scontato anni di “Purgatorio”.

 

Le indulgenze

Ottenuto il controllo militare sulla cristianità occidentale, il Papato estende il suo dominio sull’al di là, sottraendo i morti al Giudizio di Dio. Nella mentalità dell’epoca – l’epoca dei mercanti veneziani e dei grandi banchieri fiorentini – si comincia ad affermare che Il Papa possiede l’amministrazione di un immenso tesoro: i meriti guadagnati (!) dalla Vergine Maria, dai santi e dai fedeli tutti. Il Papa amministra, a sua discrezione, gli interessi maturati sul capitale, su questi “risparmi”, versandoli come indulgenze a Tizio o Caio, per coprire il debito che essi hanno con- tratto nei confronti di Dio con i loro peccati e che, altrimenti, avrebbero dovuto scontare In “Purgatorio”.

Nel 1300 nasce la pratica dell’Anno Santo: in quell’anno, ottiene il condono chiunque si reca in pellegrinaggio a Roma, portando una congrua offerta.

 

Il Purgatorio

L’affare delle Indulgenze non avrebbe avuto successo senza il dogma del Purgatorio: il conte di Lavagna Sinibaldo Fieschi (papa Innocenzo IV, 1253\61) comincia a insegnare che i defunti – In attesa del Giudizio di cui parla Cristo – subiscono un Giudizio particolare, un processo di primo grado in attesa della Corte d’Appello o della Cassazione (il Giudizio universale). Il conte di Lavagna insegna così a Cristo il “Codice di Procedura”: il giudice-Cristo, in primo grado, deve condannare a un periodo di detenzione in un luogo purgatorio, periodo che può essere accorciato grazie alle amnistie (indulgenze) concesse dal Papa, in attesa di un processo di secondo grado.

 

Il Peccato Originale

Per reggere, il dogma del Purgatorio aveva bisogno d’essere puntellato da qualcos’altro: non esiste, infatti, alcun passo della Bibbia che ne parli.

Allora si comincia a dire che l’uomo non è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, ma difettoso (come se Dio possa creare qualcosa d’imperfetto): Adamo è stato creato da Dio in modo tale da peccare inevitabilmente (“non poteva non peccare”) e Il peccato d’Adamo si tra- smette a tutti gli uomini (non si sa se perché tutte le anime sono pezzetti dell’anima d’Adamo o, come un contagio, per via sessuale).

La Sacra Scrittura (Romani 5, 12), in verità afferma: “Attraverso un solo uomo il peccato entrò nel mondo e, a causa del peccato, la morte. Così la morte ha raggiunto tutti gli uomini: perciò tutti peccano”. Il testo della Scrittura fu quindi manipolato: “A causa di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e, insieme al peccato, la morte; così la morte ha raggiunto tutti gli uomini perché tutti peccarono”. (“Adamo ha peccato e perciò tutti peccano”, s’intende come: “Adamo ha peccato e in lui tutti peccarono”).

 

L’Immacolata Concezione

Dopo aver creato il dogma del Peccato originale, ci si rende conto d’aver fatto un pasticcio: anche la tutta santa Madre di Dio era “difettosa”?

Il conte Giovanni Maria Mastai Ferretti (papa Pio IX, 1846\78) escogita allora un nuovo dogma: nel 1854 dichiara che Maria è nata in modo straordinario, senza peccato originale, diversamente da tutti gli uomini.

La pezza è peggiore del buco: infatti, il nuovo dogma non spiega che rapporto c’è tra noi e il nostro Salvatore, se Egli è nato da un essere alieno, del tutto diverso dagli altri uomini.

 

L’Assunta

Il dogma del 1854 ha provocato un altro pasticcio: se la Vergine Maria non è una vera donna ma una specie di extra-terrestre, allora vuoi dire che non è morta, come muoiono tutti gli esseri umani e come è morto Cristo.

Trova la soluzione Eugenio Pacelli (papa Pio XII, 1939\58) che, nel 1950, proclama un ennesimo dogma: la Vergine è stata assunta in cielo – si afferma – al termine della sua vita terrena. E’ una furbata, una geniale trovata: ognuno può credere come gli pare (al termine della vita = dopo la morte, oppure = invece di morire).

 

Il Potere del Papa

Nel Medioevo la Curia pontificia diffonde un falso documento, la Donatio Costantini: san Costantino, il primo imperatore cristiano, avrebbe abdicato a favore del Papa; grazie a questo falso nasce lo Stato Pontificio. Conquistato dagli italiani nel 1870, il Regno del Papa (!) si riduce a pochi chilometri quadrati (la Città del Vaticano).

Spogliato del Potere temporale, il conte Giovanni Maria Mastai Ferretti (papa Pio IX) proclama allora come dogma il proprio Primato su tutte le Chiese del mondo e la propria Infallibilità. Tale dogma insegna che il Papa non sbaglia mai, per il fatto stesso che è Papa: anche se la Chiesa intera non è d’accordo (letteralmente: ex sese, non autem ex consensu Ecclesiae).

Un dogma paradossale: la Chiesa – il corpo di Cristo – diventa un mostro a due teste: Cristo e il Papa.

Una bizzarra auto-certificazione: lo stesso Papa dichiara, con valore retroattivo, che il Papa è infallibile.

Un dogma senza fondamento sulle Sacre Scritture e sconosciuto dalla Tradizione, anzi smentito dalla storia: papa Liberio (352\5) scomunicò sant’Atanasio il Grande, rinnegando il I Concilio Ecumenico; Zosimo (417\8) fu costretto a scrivere una Lettera Tractoria, per ritrattare, smentire se stesso; Vigilio, eletto papa (536) da una fazione dissidente dal legittimo papa Silverio, per circa venti anni aderì a tutto e al contrario di tutto, firmando alternativamente dichiarazioni ortodosse e dichiarazioni eretiche, a secondo della convenienza politica del momento; Onorio (625\38) fu solennemente scomunicato come eretico dal 6° Concilio Ecumenico (un tempo tutti i papi, al momento dell’elezione, rinnovavano la condanna del loro predecessore); nell’896 un Concilio presieduto da papa Stefano VI condannò come illegale il pontificato di papa Formoso (891\6): il cadavere di questi fu esumato e buttato nel Tevere… Senza ignorare che sino al 1451 i cattolici spesso si sono trovati ad avere contemporaneamente due, anche tre papi diversi, che si scomunicavano tra loro (perciò fu necessario inventare la distinzione tra papi e antipapi), trascinando in guerre sanguinose l’intera Europa Occidentale.

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I nuovi martiri evangelici

La newsletter informa che i pacchi con le bibbie in regalo ai nostri lettori che ne hanno fatto richiesta sono in partenza entro la giornata di domani.

Auguri di Buon Natale a tutt*!

 

Gaza: la presenza cristiana deve rimanere contro il fondamentalismo settario. Non dimentichiamoci mai dei nuovi martiri.

 

Cara Amica, Caro Amico,

Il 7 Ottobre 2007, come forse saprete,  Rami Ayyad, il nostro collega della Società Biblica Palestinese, fu rapito e assassinato a Gaza.

In occasione dell’anniversario di quel triste giorno, la moglie Pauline ha scritto una lettera (richiedibile scrivendo anch a ecumenici@tiscali.it ) Per commemorare questo martire, viene inviata in formato .pdf,  senza altre parole.

La Società Biblica, fin dal primo momento, ha lanciato una raccolta fondi a sostegno della famiglia di Rami Ayyad per permettere alla moglie e ai tre figli, l’ultima dei quali non ha avuto la possibilità di conoscere il suo Papà in quanto nata dopo la sua morte, di poter condurre una vita serena che Rami non potrà più dare loro. La Società Biblica desidera continuare questo sostegno e si rivolge a tutti voi che ci seguite con attenzione fraterna.

Vi ringrazio già d’ora per la vostra generosità.

Valdo Bertalot

Segretario Generale

 Società Biblica in Italia

Via IV Novembre, 107

00187 ROMA

tel. +390669941416

fax +390669941702

email v.bertalot@societabiblica.eu

 

per inviare le vostre offerte:

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Sigmund Freud visto con gli occhi di oggi

 

Il Cipes ha aperto a Milano la “Casa del Novecento” nella sede si possono consultare 5 000 volumi, consultare giornali e riveste, Cd e Dvd sulla storia del Novecento. Gli interessati possono scrivere a: cipes.lomb@fastwebnet.it – Altre info su http://www.cipes.altervista.org/index.php 

 

Martedì 25 novembre 2008 ore 21 – Dott. Giuseppe Rescaldina

Sigmund Freud Vienna fine ‘ 800: Cultura e Sessualità 

Magenta (MI) c/o Bar The rose – via 4 giugno, 63 (zona stazione) – Partecipa Ecumenici

 

Utet regala l’album “I grandi fotografi raccontano i diritti umani” a questo link (segnalazione apparsa su Internazionale): http://promo.utetcultura.it/diritti/ 

 

Sono ancora disponibili alcune copie in regalo della traduzione Nuova riveduta della Bibbia, scrivendo il proprio indirizzo alla redazione ecumenici@tiscali.it 

 

 

 

Approfondimento religioso:

 

Metodismo


Il metodismo  è un’espressione  del protestantesimo e ha dato vita ad una delle chiese evangeliche più diffuse nel mondo (circa 70 milioni di fedeli), caratterizzandosi ovunque per profonda spiritualità, dinamismo evangelistico e marcata sensibilità ai problemi etici, sociali e politici. 

Esso appartiene ai   “movimenti di risveglio”  (in inglese: revival  o  awakening), che rappresentano una componente spirituale costante  del mondo protestante e si propongono di  riportare la spiritualità evangelica al centro della vita delle chiese, quando queste  appaiono troppo istituzionalizzate o la speculazione teologica rischia di rendere la fede eccessivamente  astratta e lontana dall’esperienza esistenziale del singolo credente. I risvegli non hanno avuto quasi mai intenti scismatici; solo quando la reazione delle strutture ecclesiastiche esistenti ha opposto un muro di conservatorismo senza aperture  è sorta la necessità di creare formazioni autonome.                                                                                            In termini teologici i risvegli rivalutano i principi fondamentali della fede cristiana, basati sulla centralità di Cristo e della Bibbia. Dal punto di vista etico la fede riscoperta  non è semplice  adesione, seppure viva e partecipe, ma comporta un rinnovamento completo della vita personale. Un termine molto usato è “conversione”, che non significa il passaggio  da una chiesa all’altra, bensì il cambiamento da una esistenza dominata dalle suggestioni del “mondo” a una vita che ha come centro la persona di Gesù il Cristo, attraverso una decisione personale e un’esperienza interiore. 

 

La nascita del metodismo

Il movimento metodista nacque nell’Inghilterra del XVIII secolo, per opera di un pastore anglicano, John Wesley (1705-1791), il cui intento originariamente era quello di creare una corrente di risveglio all’interno della Chiesa anglicana, in un’epoca particolarmente delicata e difficile, caratterizzata dalla nascita della rivoluzione industriale. 

Wesley  costituì inizialmente una associazione di studenti ad Oxford, che si prefiggeva di suddividere “metodicamente” la giornata fra lo studio della Bibbia, la preghiera e il servizio ai carcerati e alle persone in situazioni sociali di povertà e abbandono: da qui il nome di metodisti (originariamente dato in senso denigratorio dagli avversari).  In seguito Wesley viaggiò nel Nord America e, attraverso la chiesa dei Fratelli Moravi, si avvicinò  alle radici luterane,  focalizzate nel concetto dell’amore di Dio che perdona e salva per sola grazia mediante la fede, e che offre la sua grazia indistintamente a tutte le creature umane, le quali possono  accettarla o rifiutarla.  

L’esperienza spirituale metodista si basa sulla conversione all’Evangelo e sulla santificazione, cioè la  risposta del credente all’amore di Dio, attraverso un impegno a trasformare la propria vita.

Una felice intuizione di Wesley è che Dio ha dato tutto,  per cui tutto noi dobbiamo dare. C’è dunque un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono e l’impegno verso il prossimo. Da qui deriva la forte inclinazione del metodismo all’intervento nel sociale, che si esplica al di fuori della propria cerchia,  in ogni luogo dove vi sono situazioni di ingiustizia. Significativo il. motto di Wesley “la mia parrocchia è il mondo”. I convertiti alla nuova fede furono anzitutto i derelitti della società, i minatori, i contadini, il ceto povero delle città industriali. Successivamente essa finì per attrarre anche i componenti del ceto medio. 

Fin dall’inizio il metodismo si caratterizzò come movimento essenzialmente popolare, attento al miglioramento dell’uomo nella sua totalità e pienezza di personalità: proprio per questo esso si fuse  con la vita sociale del tempo. Infatti non è possibile predicare la salvezza, l’amore di Dio, la fratellanza in Cristo per ogni uomo,  senza promuovere al tempo stesso l’intento di stabilire una società nuova, che rispetti la dignità, il valore e i diritti di ognuno.Wesley predicò soprattutto in ambiente popolare, organizzando i fedeli in piccoli gruppi (classi).  Vista la scarsa adesione di pastori anglicani,  decise di autorizzare l’uso di predicatori laici, che divennero ben presto una delle strutture portanti del metodismo. La separazione ufficiale del metodismo  dalla Chiesa Anglicana avvenne solo nel 1795, quattro anni dopo la morte di Wesley, che lasciò  un’organizzazione forte di 135.000 fedeli e di 541 predicatori itineranti.

Il metodismo coinvolse dapprima Inghilterra e Nord America e poi, per l’attività dei suoi missionari, si diffuse ben presto in Europa e nel resto del mondo. 

 

Caratteri e principi dottrinari

Il metodismo è essenzialmente una fede pratica e non dogmatica;  la teologia metodista ha tuttavia alcuni riferimenti caratterizzanti, che enfatizzano il rapporto personale con Dio.  Anzitutto la salvezza per sola  fede, estesa a tutti i credenti (all’epoca dei grandi dibattiti settecenteschi, Wesley si ispirò all’arminianesimo, contro la dottrina della predestinazione). Inoltre il principio della santificazione, cioè lo sforzo nella ricerca della  perfezione riguardo alla propria condotta, attraverso la fede e soprattutto l’opera dello Spirito Santo, pur nella consapevolezza del condizionamento derivante dalla natura umana.

Il centro della teologia metodista non è quindi il peccato dell’uomo che lo ha reso indegno di fronte a  Dio, ma la grazia di Dio che restituisce a quello stesso uomo la figliolanza per mezzo della fede in Cristo. L’individuo che ha accettato la grazia di Dio e si è convertito al Cristo è una creatura completamente diversa rispetto a prima:  per questo si può parlare di una nuova nascita.

I sacramenti, come per tutte le chiese protestanti, sono solo quelli indicati dai Vangeli: Battesimo e Santa Cena (o Eucaristia), quest’ultima considerata in termini simbolici della presenza spirituale del Cristo.

La creazione di una chiesa istituzionale non contrasta con  il modello dei piccoli gruppi di credenti, che erano già presenti nella chiesa delle origini; così il metodismo prevede l’istituzione di classi, luogo ideale per l’adorazione, l’approfondimento dottrinario e la testimonianza, sia diretta (evangelizzazione) che indiretta (azione nel sociale).

Peculiare caratteristica del metodismo è l’avere, accanto ai pastori consacrati, un rilevante numero di predicatori laici (uomini e donne), i quali svolgono un importante ruolo nella evangelizzazione e nella predicazione, dopo aver ricevuto una adeguata preparazione teologica. 


Sviluppo mondiale del metodismo. La situazione attuale  

Il metodismo si diffuse rapidamente  in Inghilterra e poco dopo anche  nel Nord America dei pionieri, che presentava  una situazione ambientale assai diversa rispetto all’Europa, grazie in particolare alla massa dei predicatori itineranti ,che si spostavano  soprattutto a cavallo.

Insieme a un imponente lavoro di evangelizzazione si sviluppò l’impegno nelle opere sociali, caratterizzato soprattutto dalla lotta contro la schiavitù. Con la nascita degli Stati Uniti come entità politica e territoriale nacque anche una chiesa metodista indipendente ed autonomamente organizzata.

Il metodismo divenne ben presto una grande chiesa missionaria, diffusa in tutto il mondo, conoscendo  la sua fase di massima espansione durante la seconda metà dell’Ottocento, in parallelo con lo sviluppo della società industriale e piccolo-borghese. Le classi metodiste furono,  in Gran Bretagna, il fulcro in cui si forgiarono le prime organizzazioni sindacali, che poi diedero vita alle  Trade Unions ed ebbero successivamente  anche un riscontro a livello di rappresentanza politica, attraverso il Labour Party.

Il Novecento fu invece soprattutto il secolo delle fusioni, tra le varie chiese che si erano in precedenza formate, sulla base di differenze geografiche, etniche e culturali. In vari casi  i metodisti sono confluiti in “Chiese unite”, fondendosi con altre  denominazioni del protestantesimo, come è accaduto ad esempio in Italia. 

Nel mondo le strutture organizzative delle chiese metodiste sono di due tipi: presbiteriana (basata su una gestione congiunta di pastori e di laici, come in Italia) ed episcopale (basata su una gestione gerarchica,  che ha quale riferimento la figura del vescovo). Va precisato che in questo caso il vescovo metodista non presenta i caratteri carismatici e “monarchici” del vescovo cattolico, perché si tratta di un pastore eletto temporaneamente  da un’assemblea con finalità puramente gestionali.

Oggi il metodismo mondiale, che ha come massima espressione il  World Methodist Council,  è particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell’impegno per la “Giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”.  In questo ambito  il metodismo è stato, nella seconda parte del Novecento, una delle principali forze che hanno sconfitto il regime di aparthaid in Sudafrica.


Il metodismo in Italia

In Italia il metodismo approdò in modo stabile solo nel 1861, con l’arrivo dall’Inghilterra del pastore Henry James Piggott (1831-1917), che fondò una chiesa di ispirazione wesleiana. Dopo solo sette anni vi erano già 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei corsi d’istruzione scolastica.               L’unità d’Italia fu la grande occasione attesa da tutto l’evangelismo. Nel 1873  giunse dagli Stati Uniti il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che fondò una chiesa di ispirazione episcopale. Piggott e Vernon si accordarono perché i due rami del metodismo mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di chiese come di opere sociali. Nel trentennio a cavallo del secolo l’impegno metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di circoli culturali, di giornali e, soprattutto, con l’assistenza materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera, sovente importata e perciò maggiormente bisognosa di aiuto.


I due rami del metodismo, quello inglese e quello americano, si unirono nel 1946 fondando la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia.  Nel 1975 la chiesa metodista si è integrata con la Chiesa Valdese, formando la Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi); ciò ha permesso di avere un unico ruolo pastorale e organismi burocratici settoriali e centrali in comune. Attualmente in Italia la chiesa metodista conta 39 fra comunità e chiese, con 5.000 membri  effettivi e un numero imprecisato di simpatizzanti, una decina di opere sociali e vari circoli culturali. 


(Fonte: chiesa metodista di Milano)







 

 

 

 

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Agar e altre donne: storie di benedizione nella Bibbia

Agar nel deserto

GEN 21 – (Ro 9:6-9; Ga 4:21-31)(Ge 16; 25:12-18) Sl 146:7-9

9 Sara vide che il figlio partorito ad Abraamo da Agar, l’Egiziana, rideva; 10 allora disse ad Abraamo: «Caccia via questa serva e suo figlio; perché il figlio di questa serva non dev’essere erede con mio figlio, con Isacco». 11 La cosa dispiacque moltissimo ad Abraamo a motivo di suo figlio. 12 Ma Dio disse ad Abraamo: «Non addolorarti per il ragazzo, né per la tua serva; acconsenti a tutto quello che Sara ti dirà, perché da Isacco uscirà la discendenza che porterà il tuo nome. 13 Anche del figlio di questa serva io farò una nazione, perché appartiene alla tua discendenza».

14 Abraamo si alzò la mattina di buon’ora, prese del pane e un otre d’acqua e li diede ad Agar, mettendoglieli sulle spalle con il bambino, e la mandò via. Lei se ne andò e vagava per il deserto di Beer-Sceba. 15 Quando l’acqua dell’otre finì, lei mise il bambino sotto un arboscello. 16 E andò a sedersi di fronte, a distanza di un tiro d’arco, perché diceva: «Che io non veda morire il bambino!» E seduta così di fronte, alzò la voce e pianse. 17 Dio udì la voce del ragazzo e l’angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: «Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del ragazzo là dov’è. 18 Àlzati, prendi il ragazzo e tienilo per mano, perché io farò di lui una grande nazione». 19 Dio le aprì gli occhi ed ella vide un pozzo d’acqua e andò, riempì d’acqua l’otre e diede da bere al ragazzo. 20 Dio fu con il ragazzo; egli crebbe, abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco. 21 Egli si stabilì nel deserto di Paran e sua madre gli prese per moglie una donna del paese d’Egitto.

 

Questo è un testo ascoltato stamani a Milano nella predicazione della pastora Pietra Egidi, intellettuale battista vicino al Movimento femminista. Raccontava come un islamico di Torino sia riuscita lo scorso anno ad illuminarla circa la figura di Agar, principessa egiziana fatta schiava. Notizia questa che non deriva però dalle Scritture ebraiche, ma dalla tradizione islamica.

Dio non si è limitato – anche in questo caso – ad assistere al pianto di una donna ma ha ascoltato la voce del bambino nel deserto. Ha dato lui la sua benedizione, offrendogli dell’acqua per fa far fiorire di nuovo la vita. La gelosia umana rimane sullo sfondo ma non è al centro delle preoccupazioni della volontà divina. Che rimane sempre quella decisiva.

Fra le tante storie ci sono anche quelle non narrate dalla Bibbia: la tua personale, di credente ad esempio. Lo Spirito dell’Eterno non può essere infatti confinato in decine di libri sacri. E allo stesso tempo la tua storia si inserisce nella libertà dello Spirito che continua a far fiorire la vita, anche oggi. Sì, anche la tua. Per questo Ecumenici offre a chi ne fa semplice richiesta in redazione e solo ai suoi lettori – ed esclusivamente a loro – il testo della Bibbia.

E’ un modo per sperimentare la condivisione delle Scritture, per l’apertura alle altre culture e alle altre religioni, anche non monoteiste.

Le richieste verranno raccolte fino a domenica prossima e sono indirizzate a coloro che non posseggono già il testo a casa propria.

Sul tuo comodino può esserci ora un testo di preghiera e di studio che ti accompagna. Per altri uno strumento di analisi e di critica, col quale è necessario sempre confrontarsi.

La consegna dei libri è prevista per il mese di febbraio.

Buona lettura della Bibbia ai cristiani, agli ebrei, agli islamici e ai non credenti.

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Il grido ascoltato

A proposito della “Lettera a Gomorra” di Roberto Saviano (Repubblica del 22.9.08)

 

Leggere la prosa asciutta, fatta anche di nomi e cognomi, date e circostanze, responsabilità elencate e attribuite con precisione, percepire l’indignazione, la sacra indignazione di questo giovane uomo, figlio, come me, della stuprata terra di Campania, riascoltare resoconti di fatti di sangue troppo in fretta archiviati è stata un’esperienza dolorosa.

Questo articolo era un grido altissimo con una forte carica profetica. Una profezia laica, ma pur sempre profezia. Come un profeta antico Saviano ha denunciato ancora una volta la violenza di “Gomorra” e la rassegnata complicità di molti suoi cittadini. Un branco di assassini cocainomani che “ammazzano chiunque capiti sotto tiro senza riguardi per nessuno”, vittime in gran parte innocenti ed estranee alla criminalità, come è stata l’ultima mattanza di africani a Castel Volturno.

16 persone in 6 mesi.

E non succede nulla. Grida Saviano.

 

La Bibbia parla per bocca di Dio della terra che grida per la  morte del primo ucciso, Abele,  per mano del primo nato, Caino: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra”. E i profeti si fanno molte volte interpreti di quel grido della terra costretta a bere il sangue degli uccisi. E denunciano quello che nessuno vuole sentire, e ricordano quello che si vuole seppellire, e aprono gli occhi a chi non vuole vedere. Saviano fa quello che i cristiani dovrebbero fare. Ogni giorno. Caparbiamente. Ma non lo facciamo. Non sempre. Non abbastanza. Anche noi, come gli altri, siamo sfiduciati e stanchi, anche noi pensiamo che per quella terra avvelenata dalla cupidigia criminale degli uomini del sud e del nord non ci sia speranza. Anche noi giriamo lo sguardo altrove, scuotiamo la testa e cambiamo discorso perché certe cose ci fanno troppo male e comprendiamo chi sceglie di andar via. Un pensiero tremendo ci attraversa: Gomorra fu distrutta insieme a Sodoma, dopo tutto, per la sua stessa violenza, non sarà così anche questa volta? Ma se ci sono innocenti, e ce ne sono, moriranno anche loro? La vecchia domanda di Abramo. No, non sia mai! Eppure sta avvenendo! Degli innocenti stanno già morendo!

Saviano si ribella e chiede una sollevazione, uno scatto di orgoglio, una parola di verità e di sostegno ai poliziotti, ai giudici, ai pochi cronisti che ancora combattono e non si danno per vinti. E poi Saviano ricorda che la paura si nutre dell’isolamento nel quale chi ancora lotta viene ricacciato da chi vuole stare tranquillo e farsi gli affari suoi. E grida Saviano sperando che la sua voce non torni indietro, eco spettrale risuonante nel vuoto.

 

Io vorrei a nome dell’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, ascoltare questo grido, sentire tutto il dolore che mi provoca, sentirlo nel mio animo fino in fondo senza ignorarlo, senza negarlo. E piangere. Vorrei ringraziare Roberto Saviano per il suo coraggio. Vorrei esprimergli tutta la mia, la nostra solidarietà per la sua solitudine e il prezzo altissimo che sta pagando.. Vorrei dire a lui quello che fu detto a Elia tanto tempo fa, che ci sono tanti che non si sono piegati davanti agli idoli del danaro e del potere, che non si sono venduti il voto e la dignità e che cercano di portare anche in quella terra un messaggio e una testimonianza di speranza e integrità nonostante tutto. E vorrei che fosse vero. Forse lo è. Sì, lo è.

 

Qualche settimana fa ho partecipato in America ad un incontro di preghiera. Era mattina presto e la sala era piena di alcune centinaia di credenti africani-americani. Un vecchio pastore che aveva marciato con King negli anni sessanta ci ha guidato nella preghiera conclusiva e a un certo punto ha detto, riferendosi ad Obama: “Signore, proteggi il ragazzo! Comunque finisca, custodisci la sua vita”. Ecco, la comunità nera d’America spera ma teme, teme che la violenza abbia di nuovo il sopravvento, come è avvenuto tante volte in quella terra che uccide i suoi figli migliori, quelli capaci di parlare un linguaggio diverso, un linguaggio di giustizia e di pace. Anch’io prego Dio perché protegga il ragazzo, il giovane, coraggioso, resistente Saviano.  Sì, che Dio ti protegga!

 

Anna Maffei

Presidente UCEBI

www.ucebi.it

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Il nostro manifesto della preghiera laica

La preghiera viene indicata generalmente come il nocciolo e il simbolo della relazione con Dio. Essa sicuramente degenera quando al posto di Dio subentra la religione.

Vi sono infatti due specie di preghiera: la preghiera della religione  e la preghiera del Regno. La prima possiamo considerarla sotto il profilo teologico un’opera e più esattamente la identifichiamo umanamente come un dovere. Se si è religiosi si “deve” pregare. La preghiera è la principale opera di devozione, anzi la più importante di tutte. Si può anche pregare volentieri per se stessi e per le persone care o le proprie cose. Ma spesso la preghiera è soltanto un dovere. E perciò si deve mostrare. Ci deve essere in ogni circostanza. Deve essere la forma che contrassegna una cosa, affinché sia “religiosa”, altrimenti appare “profana”, puramente mondana: “qui non c’è Dio”.

Ecco che la preghiera si perde in una triste esteriorizzazione: diventa una forma, una maschera e quindi una parte capitale di tutto il formalismo religioso, che nel senso di Gesù è “ipocrisia” ossia teatralità.

Ecco dunque che l’invito di Dio a pregare nella propria stanza mostra come le cose fatte in segreto vengono poi ricompensate ossia esaudite e anche di questo non bisogna comunque farne un oggetto da esibizione.

Con le parole di Ragaz possiamo dire che Gesù non è affatto venuto per stabilire un’altra legge, in cui è rilevante o conta in qualche modo la forma pura e semplice. Lascia semmai il tutto a noi. Anzi di più.

Poiché la preghiera è di fatto divenuta qualcosa di esteriore, non solo nei tempi antichi ma anche in questi che viviamo, essa è vittima della legge di ogni esteriorità: la quantità. Bisogna pregare molto. Più si prega e meglio è. E dalla quantità si fa spesso dipendere nell’immaginario religioso anche l’esaudimento. Si tratta in realtà delle “soverchie dicerie” dei pagani, i quali credono di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole.

La degenerazione della preghiera presenta il difetto d’origine: non si ha a che fare col vero Dio ma con la religione. Poco importa il suo nome. Se infatti si vive davanti al Dio Santo la moltitudine delle parole si vieta da sé, per il rispetto che gli è dovuto. Non si tratta più in ogni caso di raccontare a lungo a Dio, al vero Dio, all’Onnipresente, all’Onnipotente, le cose di cui si ha bisogno; Lui le sa sempre meglio di noi.

E dopo aver messo in luce gli aspetti negativi della preghiera non possiamo non soffermarci sulla necessità della preghiera. Soprattutto negli aspetti più nobili ossia il ringraziamento e l’adorazione. Se riceviamo le cose mediante la nostra richiesta, prendiamo coscienza di Colui dal quale le riceviamo, cioè riceviamo tutto – poiché dobbiamo includere tutto nella nostra richiesta – e impariamo così come la dobbiamo intendere e usare. E’ un punto fondamentale questo. Perciò molte cose possiamo riceverle solo se le domandiamo. E inversamente Dio non ci può dare molto, perché semplicemente non glielo domandiamo. Dio Padre vuol stabilire questo rapporto coi suoi figli e figlie.

Il che non significa che ad esempio l’adorazione perpetua o ripetuta in termini ossessivi sia la condizione naturale di detto rapporto. E’ al limite (ma proprio limite estremo) un’eccezione di fatto inutile poiché rischia di presentarsi come una forma di superstizione pagana. Pensate ad esempio ai rosari o alle c.d. 48 ore. Si pensa in qualche modo di forzare la volontà di Dio con molte parole o le parole di molti. Una sorta di pratica della magia, addirittura rivolta o con la strumentalizzazione di presunti intermediari/e.

C’è un episodio veramente interessante nella Bibbia ove si riesce a capire la differenza fra la preghiera della religione e quella del Regno. E’ non lo dico perché ho letto sui magazines le preghiere dei gruppi evangelici fondamentalisti per il diluvio sulla Convention democratica americana (pare invece che l’uragano abbia lambito quella repubblicana del candidato delle Assemblee di Dio pentecostali). Si tratta della vicenda del Carmelo, laddove viene deciso fra il vero Dio e il falso Dio, tra JHWH e Baal, tra il Dio vivente e l’idolo. I sacerdoti di Baal gridavano infatti per delle ore “Baal esaudiscici! Baal esaudiscici!” e per sostenere queste grida si facevano dei tagli cruenti. Ma “non si udì né voce né risposta”.

Invece il profeta Elia non gli rivolge che poche parole e il fuoco dell’esaudimento scese subito dal cielo (I Re, 18).

Riprendiamo sabato prossimo la lettura attuale de “Il sermone del monte” a partire dal tema della preghiera. E’ un lungo percorso. Oggi speriamo almeno che sia più chiaro il motivo per cui questa newsletter non apre volentieri le sue pagine all’ostentazione della preghiera. Il moderatore non potrebbe semplicemente dirsi un cristiano.

Sono altre le liste dell’esteriorità. Avrete solo l’imbarazzo della scelta nel trovarle.

Stamani ad esempio – mentre scrivevo queste righe – un paio di Testimoni di Geova desideravano presentarmi la loro rivista che parlava del riscaldamento della Terra (e immagino dell’imminente fine nel mondo tanto cara in America ma anche nelle sale del Regno dei testimoni di Geova)…

Posso dirvi: non abbiate paura; noi aspettiamo ancora il Regno sulla Terra. Aspettalo anche tu con fiducia.

Buon sabato.

 

Maurizio Benazzi

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