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Non ci sono soldi per i disoccupati ma solo per gli armamenti

L’articolo è un po’ lungo, a tratti poco fluido, indulgente con Romano Prodi e bacchettone solo coll’attuale Governo. Diciamo che è solo un punto di vista, anche se il nocciolo della questione rimane che centrosinistra e centrodestra sono in Italia complici delle mancate risorse necessarie per i giovani disoccupati, che ormai al raggiungono la cifra del 29%, in favore dell’armamento.
Tutti i promotori parlamentari vanno ovviamente a Messa la domenica. Non si sa bene per cosa e a quale fine. Ma così è. Questo è il nostro Paese fra party serali del Premier e appelli a stare buoni e concilianti del capo dello Stato. E’ la sua parola di un comunista riformista.
M.B.

Dentro l’aeroporto, dove verranno assemblati i cacciabombardieri F35 (quelli di quinta generazione al cui sviluppo partecipa fin dall’inizio anche l’Italia) prati ed edifici sparsi testimoniano che il cantiere deve ancora aprirsi. Ma da gennaio 2011 le ruspe cambieranno ancora di più il volto di Cameri: da aeroporto militare a sito industriale. E tutto con i soldi dello Stato.
Dopo anni di campagna contro i JSF (Joint Strike Fighter o F35 con la sigla numerica) un gruppo di esponenti del mondo del disarmo – grazie alla disponibilità al confronto dell’Aeronautica Militare – ha visitato i luoghi che ne vedrà operativo il secondo polo mondiale di assemblaggio: la cosiddetta FACO (Final Assembly and Check Out facility) che arricchirà il sito di Cameri (in provincia di Novara), da tempo riferimento logistico e di manutenzione ad alto livello tecnologico per la nostra Aeronautica.
A fianco degli hangar in cui già oggi i Tornado e gli Eurofighter Typhoon vengono rimessi a nuovo, dopo incidenti in volo o eventuali problematiche maggiori, un investimento cospicuo di soldi pubblici creerà una nuova struttura che fino al 2026 dovrebbe vedere la costruzione di diverse decine di F35, a completamento del programma (partito ancora negli anni ’90 con le prime fasi di sviluppo) per il quale molti fondi sono stati spesi. L’Italia ha già contribuito con circa un miliardo di euro in questi ultimi 15 anni, ma l’ultimo assegno in ordine di tempo è stato staccato dalla legge di stabilità appena approvata: 795,6 milioni per la costruzione di questo nuovo impianto, affidata alla vicentina Maltauro (primo lotto con commessa di 185 milioni). A dimostrazione che le critiche del mondo del disarmo non sono campate “in aria”: fino allo scorso anno (lo testimoniano i pareri parlamentari) l’onere previsto era di poco superiore ai 600 milioni, mentre dopo soli 20 mesi il conto è più salato di 200 milioni.
Oltre all’ammontare astronomico della spesa, il problema maggiore sta forse da un’altra parte, nel sistema utilizzato per portare avanti la costruzione e l’acquisizione  di questi moderni aerei d’attacco. Tutti gli investimenti statali vanno ad interessare un’area del demanio militare ma automaticamente andranno anche a forte vantaggio di aziende frivate (anche se molte di esse fanno parte della galassia di Finmeccanica, che al vertice ha un controllo a maggioranza pubblico). Qui sta il bello: chi dovrà partecipare alle fasi di assemblaggio (già ora si parla di oltre 35 aziende) o chi, come Alenia Aeronautica, è riuscita a farsi assegnare, soprattutto per la forte pressione del nostro Governo, la costruzione delle ali del velivolo – anche per gli aerei non italiani – si troverà pronta la struttura industriale in cui lavorare. Una collaborazione esterna privata nelle strutture di manutenzione aeronautica c’è sempre stata (e anche noi abbiamo visto diverse giacche griffate “Alenia”), ma con l’operazione F35 le proporzioni si invertono e soprattutto il vantaggio (competitivo ed industriale) per le aziende parte fin dalle fasi di sviluppo e costruzione. Un bel vantaggio, che non trova riscontri in altri comparti della nostra economia. Un modello di interessi intrecciati tra pubblico e privato che da tempo è l’architrave della buona salute dell’industria a produzione militare; non a caso anche Alenia Aermacchi, ad esempio, ha il suo aeroporto di Venegono Superiore inserito in un’area demaniale.
Poter ottenere commesse e stringere accordi commerciali “non dovendosi nemmeno muovere dalla scrivania”, come ci commenta una fonte militare, è un vantaggio non da poco in tutti i periodi e particolarmente nella congiuntura attuale; il nocciolo sta nel lavoro continuo che parti delle strutture dello Stato compiono a vantaggio (diretto o indiretto) dell’industria degli armamenti. Da Berlusconi che si autodefinisce “commesso viaggiatore per le aziende militari” agli altri livelli governativi che devono spendersi in martellanti trattative ottenere ritorni economici, dalle strutture del Ministero della Difesa che devono facilitare e vigilare sui contratti legati ai mastodontici progetti multi-nazionali fino ai vertici delle Forze Armate che assegnano i loro uomini migliori a produrre dati e relazioni per richiedere soldi al Parlamento. E tutto questo con ritorni tecnologici e di know-how (tralasciando giudizi etici e di merito sull’acquisto) di secondario valore: lo prova il fatto che la linea di Cameri non avrà le stesse specifiche di quella situata in Texas e – causa alti costi – si dovrà accontentare delle attrezzature essenziali, eliminando gli strumenti più avanzati di cui serve Lockheed Martin negli USA.
La recente pressione politica italiana ha probabilmente ottenuto un ritorno industriale complessivo di commesse del 75% sul totale dell’investimento di acquisto dei 131 caccia previsti; ciò a detta del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, con una stima confermata anche dagli uffici militari.
Ma la crescita vertiginosa del costo base porta ormai ad una spesa di 14 miliardi di euro: anche se ci fosse per le aziende un ritorno di 10 miliardi la partita non sarà poi così positiva perché in un programma aeronautico si spende non tanto dall’acquisto dei veivoli (30%) quanto per il mantenimento e la gestione (70%). Ciò porterebbe, in stima, a 32 miliardi di spesa totale il rientro di meno di un terzo di tali soldi non sarebbe certo un grande affare.
Il meccanismo problematico travalica il singolo programma F35. Le competenti commissioni parlamentari hanno infatti appena deliberato, su richieste impellente e necessaria per l’operatività della Difesa, acquisti di armi davvero sovradimensionati in uno scenario di taglio di fondi pubblica e senza correzione degli squilibri più volte denunciati (anche nel nostro libro “Il Caro armato”) nella spesa militare.
Lo shopping armato (alla Camera deliberato in poco più di mezz’ora di discussione) sarà ad ampio raggio: si va dall’acqua in cui sibileranno i siluri per i sommergibili U-212 e navigherà una nuova unità militare di appoggio (87 milioni pagati a WASS e 125 milioni per Fincantieri rispettivamente), alla terra su cui si stenderà la nuova rete informatica militare DII (236 milioni a vantaggio di Elsag Datamat) e potranno sparare 271 nuovi mortai (22,3 milioni di spesa), per finire all’aria in cui voleranno nuovi elicotteri prodotti da AgustaWestland mentre nuovi sistemi di puntamento (Ots della Selex Galileo) e nuovi missili anticarro Spike verranno montati sugli A129 Mangusta, gli stessi di stanza in Afghanistan. Costo di quest’ultima fornitura: 200 milioni di euro.
Una spesa complessiva di circa 950 milioni di euro nei prossimi anni a cui si collegano ulteriori rosee prospettive per la già citata AgustaWestland: l’acquisto dei primi 10 elicotteri AW139 è solo propedeutico ad un altro, più corposo, capitolo che riguarderebbe 12 macchine pesanti, modello AW101, per circa un miliardo di euro di spesa. Elicotteri acquisiti in versione da combattimento e salvataggio per sostituire entro il 2014 quelli oggi in servizio. Per poter far fronte a un tale impegno si dovrà ricorrere, come già in svariati programmi della Difesa, alla “stampella” del Ministero per lo Sviluppo Economico. Sottraendo così risorse ad altri comparti economici, magari in difficoltà, e confermando il favoritismo indebito verso il settore militare, cannibale di ogni fondo possibile. Come nel caso dell’ultimo decreto del dimissionario ministro Scajola, che ha spostato soldi da una vecchia legge per il Mezzogiorno a vantaggio del’industria armiera (50 milioni) ed addirittura delle pistole Beretta (2 milioni) invece di destinarli a laureati del Sud come previsto nella norma originaria.

di Francesco Vignarca da Altraeconomia nr° 123, gennaio 2010

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Grazie a Te!

In queste ore sono tanti i motivi di soddisfazione ma anche per ringraziare tutti voi; le firme raccolte a distanza di 11 giorni dall’inizio della raccolta sono oggi già 372. Se ne sono accorti anche nella sede dell’ente promotore nazionale sul loro blog ufficiale. Segnaliamo che per il 2 giugno è stata già indetta a Novara, alle ore 15 (di fronte alla stazione ferroviaria), una prima manifestazione di protesta. E sono diversi gli organi di stampa che iniziano a interessarsi della vicenda dei cacciabombardieri F 35.

Ringraziamo in primis il giovanissimo amministratore Gabriele De Biase per l’apporto concreto dato alla petizione. Il nostro messaggio iniziale non nasce da una struttura burocratizzata ma dalla passione per la Pace, la Giustizia e la salvaguardia del creato, che unisce un credente e un non credente. Come è caratteristica ormai del nostro impegno decennale di attività informativa e formativa in rete.

E poi tanti ringraziamenti a tutti voi e in particolare ai primi dieci della “Hall of fame”. Così e’ chiamata su Facebook . In queste ore abbiamo cercato di aggiungere agli amici anche tutti coloro che hanno recrutato altre persone: vi informiamo che nella bacheca di Gruppo ecumenici è disponibile un video di pochi minuti che spiega le ragioni del nostro impegno. E possibile condividerlo per pubblicizzare la causa anche sul vostro profilo personale. Noi contiamo quindi anche su di Te per la diffusione del nostro link http://apps.facebook.com/causes/280086?m=e12a9dc8

Buona vita e buona domenica!

E’ un’esperienza sociale riteniamo molto interessante per tutt*

Maurizio Benazzi

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No alla fabbrica della morte degli F35 di Cameri (NO)

No alla spesa militare

SI alla ricostruzione in Abruzzo e alla lotta contro le mafie

 

E’ partita adesso la buona causa di Ecumenici su facebook

http://apps.facebook.com/causes/280086?m=9ba1f9c6

 


 

C’è la crisi economica e l’emergenza del terremoto in Abruzzo?..Non vi preoccupate perché il governo conosciuto ormai a livello internazionale per la sua matrice razzista e xenofoba ha la ricetta giusta. Infatti, mentre si continuano a tagliare fondi alla sanità pubblica, alle scuole, e si continua a non garantire il salario minimo ai disoccupati e ai precari, con un “colpo di genio”, il gabinetto italiano ha deciso di spendere oltre 13 miliardi di euro per comprare 131 cacciabombardieri F-35. Secondo il Ministro della difesa sarebbe un buon investimento, poiché crea nuovi posti di lavoro e da opportunità all’industria pesante italiana a Cameri (NO), in prossimità addirittura del parco nazionale del Ticino (!). Forse L’on. La Russa dimentica una cosa importante, che l’Italia non è in guerra e semmai vuole continuare a svolgere un ruolo pacifico e pacificatore nel Mediterraneo e nel Mondo intero, in quanto “Ripudia la guerra come mezzo di offesa” (Art. 11 Costituzione) . La priorità dell’Italia civile è sferrare semmai un attacco interno ai poteri violenti delle mafie, senza esitazione e indulgenze. O peggio con spot mediatici.

Per quando riguarda poi l’ipotetico rilancio economico con l’acquisto degli aerei da guerra, gli stessi soldi potrebbero e dovrebbero essere spesi subito in favore della ricostruzione della martoriata terra dell’Abruzzo.

Abbiamo bisogno di scuole, ospedali, case dello studente, attività produttive per i giovani, strade e ponti, infrastrutture… Subito! Non di strumenti di morte.

Aderiamo quindi con convinzione alla campagna nazionale di indignazione popolare che circola su internet in questi giorni ricordando questa frase:

“Anziché gli odi nazionalisti che ci vengono instillati sotto la bandiera del patriottismo, ai figli bisogna insegnare il disgusto e il disprezzo per le carriere militari, diplomatiche e politiche che servono a dividere gli uomini; bisogna insegnar loro a considerare come un segno di barbarie la divisione degli uomini in Stati politici, la diversità delle leggi e l’esistenza delle frontiere; che massacrare senza il benché minimo motivo gli stranieri che non conosciamo è il più orribile misfatto di cui è capace l’uomo piombato nell’ultimo gradino della bestialità.”

(L. Tolstoy – figlio – Léon Tolsotj vu par son fils, Editions de la Nouvelle, Revue Critique, Paris, 1931, p. 60)

Ecco il testo della petizione che potete trovare a questo link:  http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=3055

Aderite e fate aderire. Firma anche tu per fermare la fabbrica della morte. Solo questa costerà oltre 600 milioni! Soldi che servirebbero per costruire fabbriche all’Aquila.

 

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Ai Presidenti di Camera e Senato

Ai Ministri della Repubblica italiana

Ai Gruppi parlamentari di Camera e Senato

Ai Presidenti delle Regioni

Per conoscenza: ai mass-media italiani

Il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al “Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF”, il faraonico progetto che il Governo italiano intende finanziare per la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026.

Con queste righe desideriamo esprimervi la nostra indignazione. Che diventa ancora pi? grande di fronte alla preoccupante crisi economica che influisce sulla vita di milioni di cittadini che vivono in Italia, e alle altrettanto preoccupanti calamità? naturali che hanno colpito una parte del nostro Paese.

Sappiate che riteniamo inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per l’acquisizione di cacciabombardieri. Per questo ci impegniamo a far s? che questo grido di indignazione giunga in ogni luogo d’Italia, nella speranza che il suddetto “Programma pluriennale” venga fermato.

Saluti cordiali

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Lettere dall’Italia e dal mondo

Mi chiamo Lance Muteyo, e sono nato il 22 di agosto 1982 ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, nell’Africa meridionale. Sono un poeta e suono ben sette strumenti tradizionali del mio paese. Alcuni miei lavori (poesie e opere di teatro) sono pubblicate sul sito www.poetry.com . Sono autore del libro chiamato “African Prophecies” (Profezie africane). Ho vissuto in Italia per un anno e mezzo e ho partecipato alla Conferenza per la Pace Mondiale delle Chiese Battiste.

Sono uno dei coordinatori di un Programma per le adozioni a distanza che è sostenuto dall’associazione UCEBI, in collaborazione con la Convenzione delle Chiese Battiste dello Zimbabwe. Tantissime famiglie italiane sostengono all’incirca un migliaio di orfani, i cui genitori sono morti di AIDS. In più, qui in Zimbabwe si è verificata da poco una epidemia di colera che ha ucciso alcune centinaia di persone. la maggioranza della popolazione, incluso me, non ha accesso ad acqua potabile. Di conseguenza, è stata creata una associazione tra la Emmanuel Baptist Church di Harare, la mia chiesa, nella persona del Reverendo Chiromo e l’UCEBI. Questo progetto ha permesso la realizzazione di due pozzi, da cui hanno tratto beneficio circa 150.000 abitanti di due zone residenziali.

Lavoro anche come volontario in funzione di Direttore del Gruppo d’Arte dei Cristiani africani per la lotta all’AIDS (AChrA Network), un gruppo autonomo sotto il coordinamento della Emmanuel Baptist Church. Utilizziamo saperi di cultura locale per combattere questa pandemia. Perciò, cerchiamo di ricostruire il tessuto sociale tra i Cristiani e la comunità in generale per cercare di capire soluzioni casalinghe che sono facilmente accessibili ed economiche. Molti giovani stanno assassinando la loro cultura a causa delle forze livellatrici della globalizzazione e sfortunatamente la chiesa viene usata come uno strumento di erosione culturale per uccidere la cultura natia. Sì, questa è la mia trovata e la base per la rivelazione spirituale partita dal reverendo C. Chiromo, il mio pastore.

Sono un Cristiano e sono pienamente coinvolto nella vocazione sacerdotale. Ho trascorso la maggior parte del mio tempo libero nella recitazione di poesie e nella scrittura di opere teatrali.

Sono uno dei maggiori scrittori della mia generazione in Zimbabwe e tutte le mie storie cercano di preservare le credenze africane o ciò che noi chiamiamo “ubuntu”. 

Possiedo una laurea in Sociologia ed Antropologia ottenuta presso l’Università dello Zimbabwe. Svolgo l’attività di terapeuta di famiglia, di psicologo, di “counsellor” e di professionista in ricerche di risorse umane.
 
La situazione in Zimbabwe è per ora sotto controllo rispetto a due mesi fa. La situazione politica è migliorata ma quella economica è ferma, giacché circa il 90 % della popolazione non ha assolutamente forme di sostentamento. In Harare, il problema principale è l’approvvigionamento idrico e della sanità, ma ci stiamo attivando per sconfiggere il colera e migliorare l’igiene pubblica. Usando le parole di Martin Luther King, ciò che deve succedere succeda. La situazione è veramente dura, ma noi siamo più forti.

Il futuro della popolazione ad Harare è luminoso e io ti darò ulteriori informazioni fra tre mesi.

Il problema in Zimbabwe sono le sanzioni politiche provenienti dai governi Europei e dal governo Americano, ma noi tutti speriamo che le cose miglioreranno, come sembra stia succedendo. Noi diciamo, sfortunatamente quando due elefanti combattono a soffrirne di più le conseguenze è l’erba che calpestano, e in questo momento lo Zimbabwe è l’erba che viene calpestata.

I bambini come gli adolescenti spesso vanno avanti per due o tre giorni senza mangiare niente di decente.

Speriamo di unirci al di là delle differenze, c’è potere nella differenza. Dopo tutto siamo tutte persone con un sola anima che non è né ebrea, né musulmana né cristiana.

Mazvita è la parola della lingua Shona, il mio dialetto, per dire “grazie”.

Speriamo di sentirci presto,  Lance Muteyo

 

Rinviamo i nostri lettori per gli  aggiornamenti della situazione in Zimbabwe anche all’ultimo numero di Internazionale. Traduzione della lettera a cura del prof. Antonio Pinto.

 

Sushmit ci ha segnalato stasera molte irregolarità nel voto in corso in India. La sua intera famiglia e’ stata esclusa per “errore” ma il dubbio di discriminazioni in base alla casta di appartenza e’ forte. Gli abbiamo chiesto di scriverci al piu’ presto. 

 

ll 24 Febbraio scorso il Governo Italiano e la Presidenza Francese hanno stipulato i c.d. “Accordi di Roma”, ovvero due memorandum of understanding con i quali Enel ed Edf si impegnano per la costituzione di una joint-venture paritetica che sarà responsabile dello sviluppo degli studi di fattibilità per la realizzazione di 4 centrali nucleare sul suolo italiano. Nonostante i pur scarsi guadagni in termini di produzione di energia elettrica derivanti dalla costruzione di queste centrali, gli inconvenienti economici, ma anche ambientali ed etici sono sotto gli occhi di tutti, anche se il Regime di Berlusconi, usufruendo del monopolio dell’informazione di cui gode, spesso e volentieri ha cercato di nasconderli. Ragioniamo invece insieme…
 

Considerazioni economiche

1) Costi per materie prime: l’Uranio attualmente costa $ 130 al kg, prezzo che immancabilmente sarà destinato ad aumentare con il diminuire delle scorte (vedi sotto). Questo però è il costo della “materia grezza”, infatti per ottenere un tonnellata di concentrato di Uranio naturale (ovvero quello che verrà utilizzato nei reattori) ne occorrono da 500 a 3͘500. Se poi si considera che i costi totali per materie prime (cioè oltre all’Uranio, tutti i materiali che vengono utilizzati per la lavorazione dell’Uranio e per permetterne la fissione), secondo l’agenzia Moody’s, sono cresciuti negli ultimi 9 anni del 173%, mentre i costi totali per materie prime per la costruzione di torri eoliche sono aumentati del 108%, e del 90% i costi per materie prime necessarie per la costruzione di centrali a gas tutto ciò già farebbe pensare che sarebbe più conveniente optare per le energie rinnovabili. Inoltre secondo il sito australiano dell’Uranium Information Center (attualmente l’Australia è la maggior esportatrice di Uranio) le scorte mondiali di Uranio si aggirano intorno a 3,6 milioni di tonnellate, considerando che il consumo annuale è di 67͘000 tonnellate, ciò vuol dire che le scorte mondiali (supponendo costante il consumo annuo) si esauriranno in 53 anni. Ora considerando che per costruzione della centrale di Olkiluoto in Finlandia l’iter burocratico è iniziato nel 1998 e l’inizio lavori è stato concesso dal Governo solamente nel Maggio 2002 (cioè 4 anni di iter burocratico) e che il fine lavori è previsto per il 2012, si trattano complessivamente di 14 anni di lavori. Supponendo che gli italiani saranno “rapidi” come i finlandesi per la costruzione delle centrali (cosa poco probabile se si considera che per la costruzione dell’Autostrada Palermo-Messina hanno impiegato circa mezzo secolo), tralasciando che si brancola ancora nel buio per la decisione dei siti per la costruzione delle centrali, vuol dire che una volta finiti tutti i lavori avremmo a disposizione solamente 39 anni per usufruirne prima che finissero le scorte di Uranio (sempre nelle più rosee delle ipotesi).

2) Costi di impianto. Le spese preventivate per la messa in opera di una centrale secondo il Governo è di 3 miliardi di euro, ma secondo la già citata agenzia Moody’s per la costruzione di un impianto di mille megawatt occorrono 7 miliardi di euro, quindi 28 miliardi di euro investiti in centrali poco convenienti, infatti per Green Peace, il ritorno del capitale, ovvero il tempo necessario per cui i guadagni supereranno i costi, per le centrali attuali è di 20 anni circa, cioè chi investe nella costruzione di centrali (il nostro Stato) subirà per circa vent’anni perdite, e poi comincerà a guadagnare. Un caso esemplificativo è la Progress Energy Florida, la quale per poter attenuare le perdite è stata costretta ad aumentare dell’11% le bollette degli utenti.

Ricapitolando, l’Uranio non è tra le materie “energetiche” prime più economiche, la scorta mondiale dovrà esaurirsi fra circa 50 anni, anche se i più ottimisti parlano di 70 anni, il costo per un centrale è di circa 7 miliardi di euro per un periodo di costruzione di 15-20 anni.

Considerazioni ambientali

Tra i problemi legati al Nucleare, vi è quello fondamentale dello smaltimento delle scorie di Uranio impoverito, ma non è l’unico, infatti già dall’estrazione si creano scorie radioattive di quantità non indifferente le quali dovranno essere smaltite.

Durante la lavorazione l’Uranio deve essere arricchito, cioè deve essere aumentata la percentuale di isotopo fissile 235. Durante questo processo vengono prodotte altre scorie, il famoso Uranio Impoverito, che viene smaltito sotto forma di barre. L’Uranio impoverito viene considerato lievemente radioattivo dagli esperti del campo, dove con “lievemente radioattivo” si intende che non è particolarmente pericoloso maneggiare le barre di Uranio, ma diventa tale nel momento in cui viene respirato o ingerito sotto forma di polveri sottili,  in questo caso può causare leucemia o linfoma di Hodgkin. Per dare un valore numerico, nell’Europa dei 25 vengono prodotte 40͘000 m3 di scorie l’anno, ovvero 90 cm3 di scorie per persona. Di questo quantitativo però solo 4͘000 m3 viene considerato ad alto tasso di radioattività.

Un altro problema legato allo smaltimento di scorie riguarda le “scorie di fissione”, ovvero quelle che si producono all’interno del processo di fissione degli atomi. Queste scorie vengono prodotte in grande quantità, sono altamente radioattive e hanno tempo di dimezzamento piuttosto lungo. Per la loro pericolosità devono essere custoditi in luoghi a prova di terremoto, scoperta accidentale e attacchi terroristici, per un periodo di tempo lungo un era geologica. L’unico luogo al mondo che per ora rispecchia tutti assieme questi requisiti è nella Yucca Mountain, nel Nevada (USA).

Infine non bisogna dimenticare il sempre presente rischio di incidenti legati al reattore che potrebbero causare la fuoriuscita di sostanze radioattive nell’atmosfera come accadde nel 1986 a Chernobyl. Gli esperti del settore ci rassicurano che la probabilità di incidenti gravi è piuttosto bassa, ma è pur sempre presente. Inoltre la logica vuole che in sistemi elevatamente complessi la probabilità di errori umani o di progettazioni crescono esponenzialmente.

Considerazioni etiche

I maggiori esportatori di Uranio attualmente sono l’Australia e il Canada, ma il mercato si sta spostando sempre più velocemente verso il Kazakhstn e il Niger, paesi dove i costi per la manodopera sono molto più bassi rispetto ai primi due per via della scarsa presenza di diritti civili o di leggi per la tutela dei lavoratori. Per quanto riguarda il Niger in particolare, la società francese Criad ha documentato le condizioni di lavoro nelle miniere, gestite da Areva e ha scoperto, tra le altre cose, montagne di materiale radioattivo abbandonato intorno ai cantieri, che ha contaminato le falde acquifere e l’atmosfera circostante facendo aumentare vertiginosamente il tasso di mortalità della zona.
Conclusioni

Considerando la scarsa convenienza economica, considerando che la costruzione di queste 4 centrali copriranno solamente il 14% del fabbisogno nazionale energetico, rendendoci dipendenti da altri Stati per due volte (perché saremo di fatto costretti non solo a comprare l’energia elettrica come facciamo per ora, ma anche l’Uranio), considerando inoltre che anche gli USA di Obama hanno optato per l’energia pulita e rinnovabile, iniziamo a gridare a gran voce il “no” al nucleare e chiediamo che il Governo opti per scelte più pulite e sostenibili, sia sul piano economico che sul piano ambientale.

 

Gabriele De Biase

Castelvetrano TP

 

 

E un “terremoto” di indignazione, un coro di proteste. É quello che la società civile è chiamata, ora più che mai, ad esprimere dopo che il 7 e 8 aprile 2009 le commissioni Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole al «Programma pluriennale relativo all’acquisizione del sistema d’arma Joint Strike Fighter JSF», il faraonico progetto che il Governo intende lanciare mediante la produzione e acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative. Costo stimato: oltre 13 miliardi di euro, nel periodo 2009-2026. «É inammissibile e immorale che il Governo si impegni ad investire decine di miliardi di euro per acquistare cacciabombardieri». Firma anche tu la petizione…
Leggi tutto:
http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=3055
Firma la petizione on-line
http://www.firmiamo.it/campagnaindignazionenazionale
Io ho firmato 1316  firma e lasciato un commento: “Non solo mi indigno e firmo ma mi ostino come al momento in coda a oltre i mille, a stanarvi, a dare la caccia a chi distrugge ogni barlume di dignità umana, a renderlo noto, a diffondere queste infami notizie.”
Detto e fatto, ci vogliono  pochi secondi, quanti  un’arma ad uccidere.

Doriana Goracci.

 

Invito

 

Venerdì 24 aprile, Catania, Palazzo della Cultura, via Landolina:

 

L’Istituto Mediterraneo di Psicologia Archetipica (in collaborazione con Assisi Institute; Istituto di Ortofonologia; Associazione Crocevia), organizza il convegno “Campi Energetici tra Psiche e Materia”.
 PROGRAMMA
9.00- 9.30 Apertura dei lavori – Fabio Fatuzzo, Fulvio Giardina; 9.30-10.00 Introduzione – Riccardo Mondo, Luigi Turinese; 10.00-10.30 Riflessioni sulla mediterraneità – Pietrangelo Buttafuoco
Campi energetici nella stanza d’analisi
Moderatore: Santo Di Nuovo
10.30-11.30 La soglia: l’archetipo dell’inizio – Michael Conforti; 11.30-12.00 Coffee-break; 12.00-12.30 L’unità psicosomatica come campo di espressione della sincronicità – Luigi   Turinese ; 12.30-13.00 La fragilità dell’Io e le possessioni archetipiche – Riccardo Mondo; 13.00-13.30 Sezione video; 15.30-16.00 Sezione video
Campi energetici: espressioni, cure, terapie                                
16.00-16.30 Attrattori, ripetitività e sinergie destiniche – Antonella Adorisio; 17.00-17.30 Colori e campo archetipico – Magda Di Renzo;
17.30-18.00 Campi energetici nel sufismo – Gabriel Mandel
18.00-18.30 Desiderio come parola-evento d’arte (ricordando la Lussuria futurista) – Vitaldo  Conte
18.30-19.00 Lucia Sardo commenta il video di Enrique Pardo Immaginazione magica (Pantheatre Parigi)
Coordinamento scientifico: Riccardo Mondo, Luigi Turinese
Coordinamento sezione video: Giuseppe Castagnola, Salvo Pollicina
Si Ringrazia per il contributo: Comune di Catania, Edizioni Magi, Obtain Health, Ordine degli Psicologi Regione Siciliana.
La partecipazione è gratuita. A richiesta sarà rilasciato certificato di partecipazione. La partecipazione è valida per il tirocinio interno dei Corsi di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche e Specialistica in Psicologia
Per informazioni rivolgersi a: Segreteria organizzativa, Dott.ssa Silvia Alaimo, 3482210667
Dott.ssa Gabriella Toscano, Tel: 3497042484
PARTECIPANTI
Antonella Adorisio: Psicologo Analista CIPA, Art Psychoterapist, Docente Movimento Autentico; Pietrangelo Buttafuoco: Giornalista, Scrittore; Giuseppe Castagnola: Psichiatra, Psicoterapeuta
Michael Conforti: Psicologo Analista , Presidente Assisi Institute; Vitaldo Conte: Critico e curatore d’arte, Saggista ; Santo Di Nuovo: Professore ordinario di Psicologia – Università di Catania, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, Vice-Presidente dell’IRRE della Sicilia
Magda Di Renzo: Psicologa, Psicoterapeuta, Psicologa Analista CIPA, Direttrice Istituto Ortofonologia 
Fabio Fatuzzo: Assessore alla Cultura del Comune di Catania; Fulvio Giardina: Presidente Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana; Gabriel Mandel: Psicoterapeuta, Direttore della facoltà di Psicologia presso l’Università Europea di Bruxelles, Vicario generale per l’Italia Confraternita Sufi Jerrahi-Halweti
Riccardo Mondo: Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo Analista AIPA, Presidente Associazione Crocevia
Enrique Pardo: Attore, regista, fondatore del Pantheatre; Salvo Pollicina: Neuropischiatra infantile
Lucia Sardo: Attrice, Scuola di recitazione Lucia Sardo
Gianna Tarantino: Fotografa; Luigi Turinese: Medico, Psicoterapeuta, Psicologo analista AIPA, , Presidente Istituto Mediterraneo Psicologia Archetipica.

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