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La chiesa cristiana è fondata sull’amore, altrimenti non è cristiana

Stiamo nuovamente diffondendo questo materiale dello scorso anno proveniente da Londra, dall’Assemblea della Sofferenza, così chiamata per ricordare i martiri degli Amici in Europa.

Questo documento fu elaborato dopo 23 anni da quello precedente che riguardava la semplice benedizione delle coppie dello stesso sesso.

Abbiamo riconosciuto il nostro peccato per i ritardi e le limitazioni imposte dalle nostre visioni teologiche pregresse intrise di peccato e di discriminazione.

Ci siamo aperti semplicemente all’Amore di Dio per tutte le sue creature.
Buona lettura
Maurizio Benazzi

PS: Il documento e’ stato inviato anche alla radio libera valdese con invito alla diffusione al Sinodo.

(Ecumenici 1 agosto 2009) Documento ufficiale.

Traduzione di www.ecumenici.eu , Prof. A. Pinto

I Quaccheri concludono oggi in Gran Bretagna un lungo e approfondito processo di riflessione sul modo di avvicinarsi al matrimonio e alla convivenza con un compagno dello stesso sesso.

Il documento riporta le loro decisioni in questo modo: Documento numero 25 dell’Assemblea Annuale della Sofferenza del 31 luglio 2009, con riferimento al Documento numero 17 (accluso); si è tenuto un incontro lo scorso martedì pomeriggio durante il quale alcuni relatori hanno condiviso le personali esperienze dei loro anniversari e ammissioni pubbliche sugli scambi dei reciproci impegni d’amore. Questi Amici si sono sentiti sostenuti dai partecipanti ai vari incontri nei loro rapporti, ma hanno espresso rammarico sul fatto che laddove c’è un percorso chiaro e delineato a sostegno delle coppie formate da rappresentanti di sesso opposto, non sono altrettanto chiare le possibilità di riconoscimento di coppie formate da rappresentanti dello stesso sesso ed esse possono cambiare ampiamente da incontri a incontri. Amici che sentono che il loro rapporto di coppia è normale e privato piuttosto che fuori dal normale e pubblico; essi si sono sentiti chiari pionieri nel raccontare e testimoniare le loro esperienze.

Questa pubblica condivisione di esperienze nei rapporti personali ci ha spinti ad aggiungere al nostro chiaro senso che, a 22 anni di distanza dall’aver delineato alcune linee guida all’Assemblea della Sofferenza, consideriamo allo stesso modo sia le coppie formate da rappresentanti dello stesso sesso di quelle rappresentate da matrimoni di rappresentanti di sesso opposto, riaffermando la nostra visione centrale che il rapporto di coppia o il matrimonio è prodotto dal Signore e noi siamo semplici testimoni di tutto ciò. Il problema di un riconoscimento legale da parte dello Stato è una faccenda secondaria.

Noi perciò chiediamo all’Incontro della Sofferenza di prendere posizione per mettere in pratica questa presa di posizione e di mettersi d’accordo per delineare una revisione delle parti principali della fede e della pratica dei Quaccheri, in modo tale che matrimoni tra membri dello stesso sesso possano essere preparati, celebrati con testimoni, legalmente legittimati dallo Stato, tanto quanto lo sono quelli tra membri di sesso opposto. Noi ancora chiediamo all’Assemblea della Sofferenza di intraprendere con i rappresentanti dei nostri Governi di cercare di trovare un cambiamento determinante nella legislazione corrente in modo tale che matrimoni dichiarati tra membri dello stesso sesso siano riconosciuti come legalmente validi, senza ulteriori sviluppi, allo stesso modo dei matrimoni tra membri di sesso opposto celebrati nei nostri incontri. Noi non chiederemo per ora ai nostri ministri di operare contro la legge, ma è comprensibile che la legge non deve precludere loro il fatto di giocare un ruolo centrale nella celebrazione e registrazione dei matrimoni con membri dello stesso sesso.

Abbiamo ascoltato voci dissenzienti durante la fase di passaggio che ci hanno portato a prendere una tale decisione e ci è stato ricordato della necessità di esprimere tenerezza verso coloro che non sono con noi e che troveranno questo cambiamento difficile. Ma noi abbiamo anche bisogno di ricordare, inclusa nella nostra revisione della fede e pratica quacchera, quegli Amici che vivono da soli, che lo facciano o no per scelta personale.

Noi sentiamo il bisogno di spiegare la nostra decisione alle altre comunità cristiane, a comunità di altre fedi religiose e certamente ad altre Assemblee Annuali quacchere, e pregare perché ci sia un dialogo continuativo d’amore, persino con coloro che probabilmente dissentono fortemente con ciò che affermiamo come nostra interpretazione della volontà di Dio per ora e per noi.

Come conseguenza di tale decisione, Martin Ward, ministro dell’Assemblea Annuale Quacchera, ha affermato: “Questo documento è il risultato di un lungo periodo di consultazioni e di ciò che noi chiamiamo trebbiatura nei nostri incontri locali, culminate in due Assemblee Annuali di raccolta. Durante tali incontri, secondo la pratica, abbiamo ascoltato la voce di un ministro levarsi alta nel silenzio di una funzione religiosa per guidarci nell’interpretazione della volontà di Dio per una società religiosa e l’abbiamo registrata in questo documento”.

Media Information

Anne van Staveren

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Il Don e tutti noi

POSTA in breve

Convegno di Officina della Psiche a Milano

Cari colleghi
Non è un po’ strano ritrovarsi in un presidio militare in giacca e cravatta?
Cordiali saluti
Marina Frigerio

 

Io risponderei come quacchero….perché no?
I quaccheri italiani li trovi fra i carri armati israeliani e davanti le case dei palestinesi. Il problema e’ che non ci sono gli altri.

Al programma dei forcaioli di Telelombardia col Vicesindaco De Corato di Milano contro la pena di morte non c’erano cattolici o protestanti e nemmeno gli Amici di Amnesty… c’ero io. Hanno tentato invano di prendere un “topo” con mille gatti …ma gli e’ andata male.
Ma cara Marina preferisco girare il quesito alla dottoressa Aloi. Buona domenica

Maurizio Benazzi

 

Non so bene che cosa rispondere, Caro Maurizio e cara Marina, perchè, razionalmente, non vedo contraddizione: si tratta di un Circolo militare situato in uno dei più prestigiosi palazzi di Milano, Palazzo Cusani, appunto; forse un po’ di forma non guasta, che si può tradurre in rispetto, rispetto per le regole, le usanze, le istituzioni.
da psicoanlista, posso invece aggiungere che  – proprio perchè presidio militare – non può non esserci un “intervento” superegoico che  prescrive la norma. mi sembra che siamo in linea.
Inoltre, ascoltare una conferenza sugli “scherzi” della psiche può evidenziare un aspetto assertivo che, magari, si scontra con quello libidico e che non fa altro che dare pane per i denti al convegno stesso.
Non temere,Marina, ammesso che sia pure una contraddizione, esse sono sempre le benvenute: solo così possiamo, ad esempio, fare i conti con la libertà interiore.
comunque, ci sarai?
Grazia Aloi

 

 

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In merito a questa posizione espressa e che riflette sicuramente lo stato d’animo e il c.d. sentire delle comunità di base ci poniamo una domanda che presumiamo rimarrà inevasa: ma le chiese servono ancora ? E a chi esattamente? Pensate veramente che il Risorto frequenti certi posti ? O forse sono gli italiani, in particolare, che hanno bisogno di questi?…  E perché?

Enzo Mazzi

SE LA CHIESA VA CONTRO IL VANGELO

Ieri don Alessandro Santoro è stato «sollevato dalla cura pastorale» della Comunità delle Piagge per decisione dell’arcivescovo monsignor Giuseppe Betori dell’Arcidiocesi di Firenze. E questo dopo che don Santoro ha sposato con rito cattolico, ma  senza usare la formula canonica, Sandra Alvino nato uomo e ora donna, con il compagno Fortunato Talotta.

La comunità delle Piagge, una periferia fiorentima in estremo disagio sociale, affidata alla cura pastorale di don Alessandro Santoro, è una delle realtà di base più vive che ci siano a Firenze. Trae la propria vitalità dalla forza che emana dal prendersi per mano di tante esistenze che non si rassegnano all’emarginazione propria e degli altri, non si acquattano nell’assistenzialismo, non si contentano di protestare, ma attuano una specie di dissenso positivo e creativo. Mentre denunciano le ingiustizie al tempo stesso prendono in mano il proprio destino e orientano concretamente la loro vita su valori opposti a quelli che generano esclusione, disagio sociale, povertà. La Comunità di base delle Piagge è una fucina di iniziative sociali fra cui un fondo di solidarietà tipo banca dei poveri, piccola imprenditoria cooperativistica, attività di economia alternativa, piccola produzione editoriale e tanto altro. Tutto questo trae forza e ispirazione anche e forse soprattutto dal Vangelo e da una fede cristiana nel Dio incarnato che s’immedesima con il povero, non per assisterlo ma per rivelarne il protagonismo nella storia, il Dio che si spoglia della sua onnipotenza per assumere la condizione della vittima delle ingiustizie, il condannato a morte a causa delle sue scelte contro il potere e il peccato, come protagonista di una nuova umanità liberata dal dominio.

 E’ questa vitalità della Comunità delle Piagge che si vuol colpire e si colpisce duramente sollevando don Alessandro dalla cura pastorale. Chi ha deciso il provvedimento ha un’idea di Chiesa preconciliare, come realtà di sudditanza verso la gerarchia e di controllo totale da parte del potere. Il “Popolo di Dio” per loro non esiste. La vicenda del matrimonio di Alvina, la donna che ha cambiato sesso, la ritengo marginale rispetto al provvedimento contro il prete delle Piagge.

E comunque è in sé una vicenda anch’essa grave e inquietante.

E’ inquietante questa rigidità e durezza della Curia vescovile fiorentina che nega il matrimonio a Sandra Alvino a causa del fatto che in sede canonica non è risconosciuta l’eterosessualità della coppia, sancita invece dallo stato civile.

E’ incomprensibile per chi orienta la propria vita senza fare riferimento alla fede religiosa ed è inaccettabile per chi fa riferimento al Vangelo. “Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”: questa fondamentale affermazione del Vangelo vale anche anzi a maggior ragione per il Diritto Canonico e vale per le stesse regole “naturali” che l’ordinamento ecclesiastico ritiene di interpretare. Chi ha redatto il testo canonico dimostra di averne tenuto conto almeno in parte. Tant’è vero che proprio il Diritto canonico prevede stati di necessità nei quali le regole sono sospese. “In caso di necessità – è scritto nell’Indice analitico del Testo ufficiale del Nuovo Codice di Diritto Canonico a pag.1056 – si può assistere al matrimonio di determinate persone senza la licenza richiesta all’Ordinario”. E il canone 1116 recita: “Se non si può avere o andare senza grave impedimento dall’assistente competente a norma del diritto, coloro che intendono celebrare il vero matrimonio possono contrarlo validamente e lecitamente alla presenza dei soli testimoni”. Le autorità diocesane vogliono essere più rigide e impietose del Diritto?

L’amore di Sandra e Fortunato è sacro dall’intimo. Riconoscerlo è compito delle relazioni comunitarie che essi stabiliscono, prima e più che dell’autorità.

Ritengo che la comunità ecclesiale, la “Ecclesia”, abbia il dovere di far sentire la propria voce nei modi che si riterranno opportuni perché si sospenda il provvedimento e si convochino gli organismi della partecipazione per consentire a don Santoro e alla comunità delle Piagge di socializzare i problemi che si sono creati e per far sentire loro che la Chiesa non è un organismo burocratico ma una comunità di persone credenti nell’amore che si parlano, si sostengono, si amano.

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Salvaguardia del creato

dalla-croce

Signore, guida tu stesso il carro;

altrimenti uscirà subito di strada

ciò spezzerà la furia del nemico

(Zwingli – Inno di Kappel 1526)

Sguardi svizzeri sulla salvaguardia del creato

Laureato in teologia evangelica, appassionato ciclista, Kurt Zaugg pubblica articoli e materiali di studio per la catechesi e la formazione degli adulti richiamando l’attenzione sulla responsabilità dei cristiani nei confronti dell’ambiente, organizza corsi per insegnare ai sagrestani come risparmiare energia, redige testi liturgici e meditazioni per il “tempo del creato”, è consulente dei vescovi e della federazione protestante svizzera in materia di politica ambientale.

Quando è nato l’Ufficio ecumenico Chiesa e Ambiente e per quale motivo?
L’Ufficio ecumenico Chiesa e Ambiente è stato fondato nel 1986. Erano gli anni in cui le chiese sviluppavano il programma ecumenico Giustizia, Pace e Integrità del Creato. In Svizzera ci si è resi conto che nelle chiese esistevano istituzioni che si occupavano della lotta per la giustizia sociale ed economica e altre che si impegnavano a favore della pace. Ma non esisteva nessuna istituzione che si occupasse di problematiche ambientali. Alcuni attivisti cristiani, tra i quali ad esempio Lukas Vischer e Christoph Stückelberger, lanciarono dunque l’idea di aprire un ufficio delle chiese per le questioni ambientali.

Chiesa e Ambiente è un’associazione ecologista cristiana. Ci sono delle radici bibliche alla base del vostro lavoro?
Nel primo racconto biblico della creazione si trova l’ordine di “assoggettare la terra”. Per me è importante che accanto a questo, nella Bibbia, si trovi anche un secondo racconto della creazione. Nel secondo racconto, al capitolo due della Genesi, si dice che all’uomo è affidato il compito di salvaguardare e di coltivare il giardino dove è stato posto a vivere. È importante che l’umanità faccia propria questa seconda interpretazione del compito che le è affidato sulla terra. Non ci è stato dato il compito di rovinare la terra, bensì di averne cura. Il giardino deve poter continuare a vivere e rimanere abitabile. L’essere umano non è il padrone assoluto del creato, piuttosto fa parte della creazione.

Le chiese cristiane e la teologia cristiana non sono però sempre state molto sensibili nei confronti del creato. Che cosa ha provocato l’attuale cambiamento di rotta?
La crisi ecologica, iniziata negli anni Settanta e che continua anche oggi, spinge le chiese e i teologi a rivedere il modo in cui considerano il creato e a correggere l’immagine del creato propagata per secoli dal cristianesimo. Il creato non è un semplice strumento a disposizione degli interessi dell’essere umano, esso è piuttosto una dimensione da salvaguardare e che ha dei diritti propri.

Ci può aiutare a capire ancora meglio in che direzione si muovono le vostre riflessioni e il vostro lavoro?
Noi dell’Ufficio Chiesa e Ambiente rifiutiamo l’interpretazione tradizionale secondo cui l’essere umano avrebbe ricevuto l’autorizzazione a usare il creato a proprio piacimento e a sfruttarlo senza limiti. E difendiamo una teologia che non teme di prendere posizione, anche politicamente, a proposito di questioni ambientali attuali, come ad esempio il cambiamento climatico. Noi in Svizzera non viviamo in modo responsabile, non rispettiamo i limiti del nostro ambiente. Basta vedere i risultati della nostra impronta ecologica. E siamo anche lontani dal realizzare gli obiettivi della cosiddetta società a 2000 watt. Per quanto concerne la distruzione di materie e il consumo di energia, viviamo largamente al di sopra delle possibilità offerteci dal creato.

Come dovrebbe vivere una società che cerca di avere cura della terra?
Una società che rispetta l’ambiente nel quale vive cerca di comportarsi in modo tale da rispettare i limiti imposti dal creato. Certamente noi viviamo in sistemi molto grandi e dinamici, e non sappiamo esattamente quanto sia in grado di sopportare il creato. Tuttavia oggi possiamo calcolare, con una certa approssimazione, che cosa è ragionevolmente tollerabile e che cosa non lo è: penso in particolare ai settori del consumo dell’energia e delle materie. Dovremmo usare solo le materie di cui abbiamo effettivo bisogno, e dovremmo usarle nel modo più efficiente e rispettoso possibile. Dovremmo cercare di sviluppare una economia basata sul riciclo, un’economia che produce la minor quantità possibile di scarti e rifiuti.

Che vie di uscita vede lei dall’attuale crisi ecologica, che è anche e soprattutto una crisi delle principali fonti energetiche?
L’economia umana ha sfruttato, per secoli e anzi per millenni, l’energia fornita dal sole. Con l’avvento dello sfruttamento del carbone, del petrolio e del gas, ci siamo allontanati dal sole e abbiamo sviluppato l’economia su larga scala. Ora ci rendiamo conto però che questo sviluppo ci porta verso limiti che è meglio non valicare. Oggi, contando sulla nostra buona tecnologia, l’obiettivo dovrebbe essere quello di riallacciarci all’antica economia del sole.

Lei elabora anche testi liturgici e meditazioni per il “tempo del creato”, il periodo che in molte chiese è dedicato, tra settembre e ottobre, alla riflessione sul nostro posto e il nostro ruolo nel creato. Che temi affronta, in quelle pubblicazioni?
Sollevo spesso domande su ciò che dà senso alla nostra vita quotidiana. Mi chiedo: troviamo il senso della vita solo in ciò che consumiamo? O siamo capaci di trovarlo magari altrove, nello stare insieme ad altri, o nel godere della bellezza della natura? O nel riuscire a utilizzare le nostre forze? Le forze del nostro corpo rimangono spesso inutilizzate: viaggiamo con l’auto o con altri veicoli e non sappiamo più come si possono utilizzare. Anche la riscoperta delle nostre forze può aiutare a trovare un senso da dare alla nostra vita.

(intervista di VE a cura di Paolo Tognina)

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Ma Pio XII non ha gridato…

L’articolo che appare in questo numero di Claudio Giusti è segnalato contemporaneamente in lingua inglese anche su Facebook e sul nuovo nostro sito americano http://ecumenics.wordpress.com/ – Vi invitiamo a inoltrarci articoli per entrambi i siti: segnaliamo con piacere che da diverse settimane quello italiano www.ecumenici.it raggiunge un significativo numero di contatti giornalieri pur in assenza di qualsiasi attività di promozione.

 
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Bruno Segre, Shoah (gli ebrei, il genocidio, la memoria)

(Giorgio Chiaffarino/VE) L’autore, Bruno Segre, ripercorre le premesse, la svolta del 1933, le leggi, gli aguzzini, i conniventi, i resistenti, le omissioni e le amnesie, tutto per “una delle pagine più infamanti della storia dell’umanità”. Un testo accurato, dotato di mille riferimenti che chiariscono anche fatti poco noti o sconosciuti ai più, note utili anche per ordinare tante altre letture.
Tra le pagine che più mi hanno colpito il capitolo intitolato “Omissione di soccorso” ma soprattutto quello sul “Silenzio delle Chiese”. Nel primo caso nessuno può dire “non sapevamo”, non gli inglesi, non gli americani, nemmeno gli enti o le organizzazioni internazionali, ad esempio la Croce Rossa o le potenti comunità ebraiche americane. Almeno dalla fine del ‘42, certo dal 1943, rapporti circostanziati e sicuri erano arrivati agli Alleati. Nessuna ragione riesce a giustificare una assoluta inerzia. Eppure gli alleati non hanno risparmiato aerei e bombe, anche su obiettivi ingiustificati… Niente per i campi, per i forni, per le stazioni e le ferrovie delle linee per lo sterminio, tanto per fare un esempio.
Pagine dure, difficili, quelle sul silenzio delle chiese, in particolare di quella cattolica. Il dibattito è tuttora aperto, come spesso leggiamo sulla stampa. Nuoce anche qui, si può dire, l’ossessione del segreto che lascia presagire verità inconfessabili ed è così contraria a quella pagina della Scrittura che ci chiede di dire si, se è si e no, se è no (Matteo 5,37).
Gli interrogativi sono innumerevoli e tutti senza risposte, se non pigliamo per tali le difese, più o meno d’ufficio, talune addirittura goffe, che troviamo spesso negli spazi deputati. Se sapevano gli stati, figuriamoci la chiesa. Perché allora il blocco dell’enciclica di Pio XI? Perché il silenzio dopo “la notte dei cristalli”? Perché tanto antisemitismo cattolico di chierici e di laici, in tanti paesi europei, senza reazioni apprezzabili? Sappiamo che un atteggiamento risoluto, anche in qualche paese occupato, ha ostacolato se non interrotto le deportazioni e ha salvato tante vite. Più difficile pensare a una possibile risposta positiva dei nazisti nei confronti di una iniziativa del papato. Certo avrebbe incoraggiato ancora di più i tanti cattolici, i cristiani che si sono così spesi per salvare gli ebrei. Ma è il Vangelo che chiede di schierarsi per i perseguitati, così come Giovanni Paolo II che ha letteralmente gridato contro la mafia.
A pag.168 è citata una dura espressione di François Mauriac,: “… non abbiamo avuto il conforto di sentire il successore del Galileo, Simone Pietro, condannare con parola netta e chiara, e non con allusioni diplomatiche, la crocifissione di questi innumerevoli fratelli del Signore”. Infine sembra conclusiva e condivisibile la parola del grande teologo, Dietrich Bonhoeffer che, dopo la più nota frase sul canto “gregoriano” (pag. 106), ha aggiunto: “Pio XII nei riguardi degli ebrei è stato un buon cristiano, salvandone, accogliendone, nascondendoli. Ma a un papa si chiedeva molto di più. Si chiedeva che dopo secoli e secoli di grida contro gli ebrei, gridasse per gli ebrei. Ed egli non ha gridato” (la recensione è tratta da “Il Gallo”, marzo 2005).

Bruno Segre
Shoah (gli ebrei, il genocidio, la memoria)
Il Saggiatore, 2003

 segre

 

Intervento di Claudio Giusti

 

 

Aux martyrs de l’Holocauste.

Aux révoltés des Ghettos.

Aux partisans de forêts.

Aux insurges des camps.

Aux combattants de la résistance.

Aux soldats des forces allies.

Aux sauveteurs de frères en péril.

Aux vaillants de l’immigration clandestine.

A l’éternité.

 

Inscription at Yad Va-shem Memorial, Jerusalem

Michael Walzer, Just and Unjust Wars, Basic Books, 1977

 

 

La visione temporale dei forcaioli.

 

La teoria della deterrenza della pena di morte è semplice:

la gente ha paura di morire e non commette certi crimini, o ne commette molti meno, se questi sono passibili di pena capitale. La scomparsa di questa minaccia causa un aumento dei delitti, in particolare dell’omicidio, e un gran numero di vite innocenti sono sacrificate dalla criminale stupidità degli abolizionisti.

La dimostrazione di questa teoria si basa sull’oculata scelta dei dati da usare e nell’ignorare quelli che non collimano con i propri presupposti ideologici. Tutto quello che non coincide con il mantra “più esecuzioni uguale meno omicidi” non è preso in considerazione. Soprattutto ci si rifiuta di guardare alle esperienze dei paesi abolizionisti e a quelle degli stati americani.

Gli hangman-friends fingono di non sapere che, negli anni ’30, a un alto tasso di esecuzioni corrispondeva un altrettanto alto tasso di omicidi e non spiegano la rapida diminuzione di entrambi negli anni ‘40 e ‘50. Però attribuiscono l’aumento degli omicidi degli anni sessanta alla sospensione delle esecuzioni nel periodo 1967-1977, evitando di notare che la pena di morte è scomparsa solo nei pochi mesi successivi alla sentenza Furman. Salutano entusiasticamente il ritorno del boia (17 gennaio 1977) e il crescere delle esecuzioni, correlandolo al contemporaneo calo degli omicidi; senza però spiegare come mai, fra il 1986 e il 1991, crescono sia le esecuzioni che gli omicidi.

Qualcuno fa addirittura i conti e pretende di dimostrare che ogni esecuzione salva la vita di almeno 18 innocenti (ma c’è chi offre molto di più).

Dall’anno 2000, inspiegabilmente, il trionfalismo forcaiolo si arresta e sembra che in America, dalla fine del millennio, non accada più nulla di interessante. La ragione è semplice: i dati successivi sono l’esatto contrario di quello che ci si dovrebbe aspettare (nel caso ovviamente che uno sia così stupido da credere a questa teoria)

Questa sorta di millennium bug della deterrenza ha le sue buone ragioni per esistere.

Nel 1999 abbiamo visto il record delle esecuzioni (98) e delle condanne (circa 300) mentre il tasso di omicidio scendeva al 5,7 per centomila che, pur essendo quasi sei volte il nostro, era un tasso estremamente basso: quasi la metà di quello di vent’anni prima.

E vissero tutti felici e contenti ?

No, tutt’altro. 

Negli anni successivi abbiamo assistito, attoniti, non solo al vertiginoso calo del numero delle condanne a morte e al precipitare delle esecuzioni (sospese fra il 25 settembre 2007 e il 6 maggio 2008), ma anche alla stupefacente stabilità del tasso di omicidio che, alla faccia della deterrenza, è rimasto incredibilmente stabile.

Le condanne a morte sono passate dalle 300 l’anno a poco più di cento, mentre le esecuzioni, dopo il picco di 98, sono scese a 53 del 2006, 42 nel 2007 e 37 nel 2008 (complice la moratoria dovuta alla sentenza Baze) e me ne aspetto un massimo di 40-50 nel 2009, in gran parte in Texas.

Allo stesso tempo il tasso di omicidio restava incrollabilmente bloccato fra il 5,5 e il 5,7.

Quindi, o gli americani non sanno che ora è ancor più difficile e raro essere condannati a morte e uccisi, oppure i forcaioli ci hanno raccontato delle balle. 

Propendo per la seconda ipotesi.

Gli Americani forcaioli soffrono di insularità e si rifiutano di prendere in considerazione le esperienze del resto del mondo. Evidentemente sanno che Italia e Canada sono la dimostrazione vivente che la pena capitale non è un deterrente.

Il 14 luglio del 1976 il Canada sopprimeva la pena di morte. Da allora il suo tasso d’omicidio si è continuamente ridotto fino a diventare un terzo di quello precedente l’abolizione: cosa del resto già avvenuta in Italia nei vent’anni che seguirono la fine della pena capitale. L’esempio canadese è particolarmente interessante perché, proprio in quello stesso luglio, con la sentenza Gregg, la Corte Suprema degli Stati Uniti dava il via libera alla “new and improved” pena di morte. Al contrario di quanto avvenuto in Canada il tasso d’omicidio americano è prima cresciuto, poi diminuito, poi di nuovo cresciuto e solo successivamente abbiamo assistito ad una consistente diminuzione del numero degli omicidi. Diminuzione avvenuta anche in Italia dove, nel 2002, abbiamo avuto 638 omicidi contro i 2.000 del 1991. In quello stesso anno gli americani ne avevano contati 25.000 e hanno attribuito alla pena di morte la diminuzione ai 16.638 nel 2002. 

Gli hangmanfriends non tengono in considerazione nemmeno le esperienze nazionali. Peccato, perché lo studioso Thorsten Sellin mezzo secolo fa, confrontando le varie giurisdizioni degli Stati Uniti, scoprì che “in generale gli Stati con il boia avevano tassi di omicidio significativamente più alti di quegli Stati che non uccidevano gli assassini.”

A questo riguardo il forcaiolo Lott ha avuto l’impudenza di scrivere che:
“This simple comparison really doesn’t prove anything. The 12 states without the death penalty have long enjoyed relatively low murder rates due to factors unrelated to capital punishment.”

Forse pensa che siamo tutti stupidi

 

Bibliografia

Homicides in U.S.

http://www.ojp.usdoj.gov/bjs/homicide/tables/totalstab.htm

murders rate

http://www.deathpenaltyinfo.org/murder-rates-1996-2007

sentences

http://www.deathpenaltyinfo.org/death-sentences-year-1977-2007

executions

http://people.smu.edu/rhalperi/

 

La citazione di T. Sellin è in Mark Costanzo, Just Revenge. Costs and Consequences of the Death Penalty, New York, Saint Martin’s Press, 1998, pagina 97

 

John Lott: Death as Deterrent.

Fox News Wednesday, June 20, 2007

http://www.foxnews.com/story/0,2933,284336,00.html

 

Crimini in Italia

http://www.cittadinitalia.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0902_ABSTRACT_rapporto_sicurezza_2006.pdf

 

 

 

 

Eexecutions and Homicides in USA
 

                        Executions      death                          homicide                                homicides
                                               sentences        rate

 

1973                                       42                               9.4                              19.640

1974                                       149                             9.8                              20.710

1975                                       298                             9.6                              20.510

1976                                       233                             8.8                              18.780

1977                1                     137                             8.8                              19.120            

1978                                       185                             9.0                              19.560

1979                2                     151                             9.7                              21.460

1980                                       173                            10.2                              23.040

1981                1                     223                             9.8                              22.520

1982                2                     267                             9.1                              21.010

1983                5                     252                             8.3                              19.308

1984                21                    284                             7.9                              18.692

1985                18                    262                             7.9                              18.976

1986                18                    300                             8.6                              20.613

1987                25                    287                             8.3                              20.096

1988                11                    291                             8.4                              20.675

1989                16                    258                             8.7                              21.500             Italian

1990                23                    251                             9.4                              23.438            homicides
1991                14                    268                             9.8                              24.703             1901
1992                31                    287                             9.3                              23.760             1441

1993                38                    287                             9.5                              24.526             1065

1994                31                    315                             9.0                              23.326             938

1995                56                    315                             8.2                              21.606             1004

1996                45                    317                             7.4                              16.645             945

1997                74                    275                             6.8                              18.208             864

1998                68                    298                             6.3                              16.974             879

                        (500)               (6406)                                                            (539.396)

1999                98                    277                             5.7                              15.522             810

2000                85                    232                             5.5                              15.586             749

2001                66                    162                             5.6                              16.038             707

2002                71                    167                             5.6                              16.229             642

2003                65                    153                             5.7                              16.582             719

2004                59                    138                             5.5                              16.137             711

2005                60                    128                             5.6                              16.692             601
                      (1004)             (7633)                                                            (652.182)

2006                53                    115                             5.7                                                        621

2007                42                    110                                                                                          593

2008                37

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Archiviato in Diritti civili

Censurato in Italia

Centro ospedaliero situato alle spalle di una chiesa colpito da un missile israeliano a Gaza

Gerusalemme (ENI). L’ agenzia medica internazionale ACT, una corporazione umanitaria di varie chiese e congregazioni religiose, ha dichiarato che un ospedale da loro sostenuto, situato nel quartiere densamente popolato di Shijaiya della città di Gaza, è stato ridotto in macerie quando l’edificio è stato colpito da un missile israeliano. L’organismo internazionale ACT, la cui sede principale si trova a Ginevra (Svizzera), ha inoltre dichiarato che il centro di cura sito ad est di Gaza non potrà più, per ora, offrire i servizi alla salute per i residenti di quell’area, visto che il quartiere è stato soggetto a continui bombardamenti da parte dell’esercito israeliano, con un alto numero di vittime tra la popolazione civile.

Ecumenici si attende che la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia inoltri una nota di protesta nei confronti dell’Ambasciata d’Israele a Roma. Il silenzio non puo’ essere piu’ tollerato!
Diventa complicità…

Church-backed hospital hit by ‘Israeli missile’ in Gaza
Jerusalem (ENI). ACT International, a global humanitarian alliance of churches and agencies, says a hospital it supports in the densely-populated Shijaiya part of Gaza was reduced to rubble when the building was hit by an Israeli missile. Geneva-based ACT International said the health care centre in the east of Gaza will no longer be able to offer services to the residents in the neighbourhood, which has been subject to constant bombardment by the Israeli army, with a high rate of casualties.
 
 Thanks to Antonio Pinto for the translation!

 

 

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Archiviato in Pace

Ortodossia

DI RAZZA CE N’E’ UNA SOLA.
QUELLA UMANA !

ricordando il 60° anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani
marciamo insieme per i diritti umani e contro ogni forma di razzismo

CINISELLO BALSAMO
Venerdì 12 Dicembre 2008

FIACCOLATA

 

Ritrovo in piazza Gramsci alle ore 19,30
Partenza da Piazza Gramsci ore 20
Arrivo al Centro Civico di Via Friuli e festa multietnica
partecipa anche tu e invita i tuoi amici

 

chiesa

 

Raramente la newsletter diffonde inviti al culto e anche per il prossimo futuro desideriamo mantenere la stessa linea redazionale. Ci sembra necessario però rispondere alle messe in latino diffuse ad es. stamani sul primo canale RAI, per la festività (inventata dal cattolicesimo romano) dell’Immacolata concezione, con delle controproposte. Ci permettiamo anche di allegare alcuni spunti di riflessione ortodossa che esprimono in sintesi le differenze con la Chiesa di Roma. Altrimenti si rischia di perdere lo sguardo d’insieme del cristianesimo.

Per chi volesse approfondire le tematiche dell’ortodossia cristiana segnaliamo questo interessante portale http://www.cristianesimo-ortodosso.com/heritage/prayers/

Buona lettura

 
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Coraggio, sono io, non abbiate paura

(Mt 14,27)

Veglia di preghiera per chiedere al Signore di aiutare le chiese a riconoscere il suo volto nel volto delle persone omosessuali

 

Sabato 20 Dicembre 2008 Ore 18.00

 

Tempio Valdese di Via Francesco Sforza 12

 

Opporsi a quanti si adoperano per rimuovere le norme che condannano le persone omosessuali a pene che spesso prevedono la morte, significa non riconoscere il valore della dignità umana e, perciò, tradire l’annuncio cristiano che ci ricorda come in ogni uomo risplende, in maniera unica e irripetibile, l’immagine dell’unico Dio.

Si tratta di un atteggiamento che nasce dalla paura per la diversità e che rischia di rendere gli uomini ciechi di fronte alle situazioni di ingiustizia e di violenza. Per chiedere allo Spirito di liberare le chiese da questa paura vi invitiamo a pregare con noi.

  

Gruppo VARCO – http://gruppovarco.altervista.org/

Gruppo del Guado – http://www.gaycristiani.it/

Noi Siamo Chiesa – http://www.noisiamochiesa.org/

 

 

 

Le tesi ortodosse in sintesi

ORTODOSSI e CATTOLICI

differenze

 

Sino a tutto l’8° secolo, la Chiesa professa ovunque la stessa fede ed è organizzata in cinque patriarcati: Gerusalemme, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli, Roma. Esiste un solo Stato: l’Impero romano, con un solo imperatore che risiede nella capitale, Costantinopoli, la Nuova Roma fondata nel 331 da san Costantino.

Per sottrarsi al controllo dei barbari Longobardi che, da Pavia a Benevento, hanno invaso la penisola italiana, il papa di Roma Antica si rivolge ai barbari Franchi e il 25 dicembre dell’anno 800 incorona “imperatore romano” il re franco Carlomagno.

E’ la secessione, uno scisma politico: le barbare tribù dei Franchi entrano in concorrenza con l’Impero romano che, perciò, preferiscono chiamare ‘greco’ o ‘bizantino’.

Il Papa, al momento, esercita la sua influenza solo su Francia, Germania e parte del Centro-Nord dell’Italia: è inevitabile la rapida franchizzazione delle Chiese dell’Occidente. Per quasi un millennio, tutti i Papi erano stati romani (proprio de Roma, oppure di Grecia, Siria, Sicilia e Grande Grecia): nel 996 il re germanico Ottone riesce a far eleggere suo nipote (Gregorio V), un principe austriaco, appena ventenne. Una continua “Riforma” allontana rapidamente la cristianità occidentale dalla comunione tra tutte le altre Chiese, per trasformarla in una Chiesa Nazionale (della Nazione, della Gente franca).

L’antico canto romano, per esempio, è sostituito dalle mode musicali di Aachen (la città tedesca dov’è la reggia di Carlomagno), spacciate come antiche e falsamente attribuite a san Gregorio il Grande (Canto gregoriano); così è anche per gli usi liturgici franco-germanici, che soppiantano l’antico Rito romano-latino. Intanto, in Occidente non si capisce più il greco, la lingua della Sacra Scrittura e dei primi teologi, i Padri della Chiesa: l’imbarbarimento prosegue anche in campo teologico e nel 1245 (a Lyon, in Francia) il Papa di Roma Antica porta a compimento lo scisma, lo strappo dei Franco-cattolici da tutte le altre Chiese del mondo. Successive, continue, riforme portano sempre più lontano dalla Chiesa orto- dossa (da ortos e doxa: esatta fede) i cattolici, scomunicati sin dai tempi del patriarca di Nuova Roma Michele 1° Cerulario (1043\59).

Per espandersi, i Franco-cattolici dapprima invadono l’attuale Italia Meridionale; con le Crociate creano poi loro principati in tutta la parte orientale dell’Impero. Appoggiandosi quindi alle Potenze commerciali (Venezia e le altre Repubbliche marinare) e militari (Francia, Spagna), il cattolicismo cresce numericamente, anche grazie alle scoperte geografiche e alla conseguente colonizzazione di Americhe, Filippine, Indie, ecc. Il potente Impero Austro-Ungarico e l’altrettanto Integralista Spagna costringono, infine, alcuni ortodossi a unirsi al Vaticano, pur conservando molte usanze della Chiesa ortodossa (Uniti sono, ad esempio, gli Albanesi che si stabilirono attorno Cosenza e Palermo quando l’Italia Meridionale era colonia spagnola).

Da piccolo gruppo, i cattolici sono passati così in maggIoranza anche perché la Chiesa ortodossa ha subito dure persecuzioni sotto i Musulmani, i quali in molti territori hanno quasi del tutto cancellato il cristianesimo e, poi, sotto i regimi atei marxisti e durante le occupazioni di Tedeschi e Italiani durante la II Guerra Mondiale.

Ridotta così in minoranza, la Chiesa Ortodossa è riconosciuta, tuttavia, come la “Chiesa dei Sette Concili Ecumenici”, l’autentica Chiesa Antica: del resto, ortodossìa vuoi dire proprio “autentica fede”. Gli ortodossi possono essere definiti cristiani all’antica. Tra prove tremende, gli ortodossi hanno conservato intatta la fede degli Apostoli, dei Martiri e dei Padri, senza omissioni, senza aggiunte, senza variazioni.

 

La Bibbia

Nell’Occidente medievale – che non capiva più il greco – si diffuse un nuovo testo della Sacra Scrittura. Non era il testo usato sin dai tempi di Cristo, da Cristo stesso e dagli Apostoli, ma una traduzione realizzata dal dotto Girolamo (347 \419). Girolamo aveva utilizzato testi che circolavano al suo tempo, ma senza sapere che erano stati confezionati solo nel 2°\3° secolo dopo Cristo, da Ebrei che volevano eliminare (o nascondere) i riferimenti a Cristo che si leggono sin dalle prime pagine della Bibbia: i Franchi ne diffusero l’uso al solo scopo di utilizzare un testo diverso dagli altri cristiani. Il testo che oggi usano i cattolici non segue più neppure la Vulgata (la versione di Girolamo), ma il Masoretico (un manoscritto ebraico – il ‘Codice di Pietroburgo’ – che è appena del 1008 dopo Cristo).

 

Il Calendario

Per distinguersi da tutti gli altri cristiani, i Franchi decidono di celebrare la Pasqua a una data di- versa da quella della Chiesa universale. Nel 783, per esempio, tutti celebrano la Pasqua l’11 aprile e Carlomagno il 18; nel 786 la Pasqua cade il 23 aprile e i Franchi la celebrano un mese prima, il 26 marzo, e così via: è una fissazione, quella di distinguersi da tutti gli altri cristiani. Nel 1581, infine, Ugo Buoncompagni (papa Gregorio XIII) modifica il calendario, che si diffonde rapidamente negli Stati cattolici e nelle loro colonie. Risultato: il mondo occidentale spesso celebra la Pasqua una o cinque domeniche prima di tutti gli altri cristiani.

 

Il segno di croce

Il conte Lotario di Segni (papa Innocenzo III), nella sua opera Il Sacramento dell’altare (II, 45), si preoccupa di ricordare il modo esatto – ortodosso -di fare il segno di croce: è probabile, quindi, che proprio al suo tempo (circa 1209\16), i cattolici avessero iniziato a fare il segno di croce al contrario, e con la mano aperta. La nuova moda diventa poi obbligatoria per ordine di Camillo Borghese (papa Pio V, 1605\21).

  

Le chiese

Tutte le chiese antiche sono orientate, costruite in modo che si possa pregare guardando ad Oriente: Cristo è il sole che sorge sulle tenebre del mondo. Anche quando – in Occidente – si perse questa abitudine, almeno gli altari erano disposti in modo più o meno corretto: solo attorno al 1970 i cattolici hanno ‘ribaltato’ gli altari (spesso demolendo quelli d’un tempo) e distrutto le balaustre (ultima traccia della iconòstasi, la struttura che nelle chiese ortodosse separa la navata dall’altare).

 

Le statue

Dopo essersi separati dalla Chiesa ortodossa, i cattolici cominciano a decorare l’esterno degli edifici di culto con bassorilievi e statue (vedi le chiese gotiche). Il gusto teatrale dell’arte rinascimentale e barocca, impone poi la moda delle statue anche all’interno di chiese e case. La moda è favorita, nel 16° secolo, dalle prime scoperte archeologiche: Michelangelo, per raffigurare Cristo Giudice sull’altare della Cappella Sistina, copia una statua classica del dio Apollo (l’Apollo del Belvedere). La diffusione delle statue tra i cattolici è favorita anche dall’abbandono dell’arte sacra che diventa “arte religiosa” (Giotto) e poi “arte a soggetto religioso” per annullarsi, infine, in arte astratta dalla realtà.

 

Gli azzimi

La Chiesa ortodossa conserva l’uso di Cristo stesso che – nella mistica Cena – “prese il pane, lo spezzò…”. Alla fine del 9° secolo i Franchi, in- vece, impongono ai cristiani d’Occidente l’uso di gallette o cialde non lievitate al posto del pane: volevano un’altra Chiesa, una Chiesa senza sale e senza lievito o, meglio, lievitata solo dai loro dogmi.

Abbandonata così la tradizione, si diffonde l’uso di celebrare l’Eucaristia con le ostie; il calice è negato al popolo e la comunione è rarefatta. In cambio della comunione, tra 1196 e 1208, a Pa- rigi si introduce l’uso di far vedere l’ostia durante la Messa e (attorno al 1296) l’elevazione del cali- ce: il popolo si limita a guardare.

 

Il battesimo

Battesimo è parola greca e vuoi dire: Immersione. L’uso ortodosso è quello d’immergere nell’acqua il battezzando: come Giovanni che immerge Cristo nel fiume Giordano. Attorno al 1500, i cattolici sostituiscono l’immersione con un’aspersione sul capo del battezzando. Nella stessa epoca, il sacramento della “Illuminazione” spirituale è smembrato in tre momenti distinti: l’Eucaristia è rinviata all’Età della ragione (e si nega la comunione proprio agli innocenti); la Cresima è rInviata all’età adulta (o trascurata del tutto). La Chiesa ortodossa conserva l’antico uso di ammini- strare nella stessa celebrazione battesimo, cresi- ma e (prima) comunione.

 

Il celibato

Il divieto al sacerdote di avere legittima moglie e figli legittimi, imposto dopo il 12° secolo con la forza, trae origine da un’aberrante abitudine dei Franchi. Il barone, il conte, ecc., si riteneva proprietario della chiesa che sorgeva nel suo feudo e ne riscuoteva offerte e rendite, col solo obbligo del sostentamento del clero. Per risparmiare, il signorotto medievale assumeva come parroco un sacerdote a condizione che non avesse moglie legittima (convivente e bastardi non avevano diritto ad ‘assegni familiari’). Nella Chiesa ortodossa, invece, ricevono l’ordinazione sacerdotale di solito solo persone mature che hanno già formato una famiglia.

 

Il Filioque

Cristo, parlando del Santo Spirito, ha spiegato chiaramente che questi procede dal Padre (Giovanni 14, 26). I primi due Concili Ecumenici (Nicea, 325; Costantinopoli, 381) formularono il Credo utilizzando le stesse parole di Cristo: “(Credo)… nello Spirito, il Santo, il Signore, il Datore di Vita, che procede dal Padre, che con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato…” Fondendo – e confondendo – la natura dello Spirito (chi è?) con l’attività del Figlio (che manda lo Spirito), i chierici di Carlomagno affermarono che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio (“Filioque”). Lo Spirito Santo sarebbe, così, una specie di dio minore o di intruso. La mostruosa eresia del Filioque fu dapprima condannata e combattuta dai papi di Roma: il Credo fu modificato solo attorno al 1014.

 

La confessione

La confessione è un dialogo medicinale con il proprio Padre spirituale. Tra i cattolici, invece, è un “processo”: inizialmente, sono monaci irlandesi che – nel tardo Medioevo – diffondono l’idea che il sacerdote è un giudice cui bisogna confessare le proprie colpe per riceverne il condono dopo aver espiato la pena. Più tardi – 14° secolo – si diffonde l’idea che, tuttavia, il condono completo dei propri peccati si può ricevere solo grazie alle “indulgenze” o dopo aver scontato anni di “Purgatorio”.

 

Le indulgenze

Ottenuto il controllo militare sulla cristianità occidentale, il Papato estende il suo dominio sull’al di là, sottraendo i morti al Giudizio di Dio. Nella mentalità dell’epoca – l’epoca dei mercanti veneziani e dei grandi banchieri fiorentini – si comincia ad affermare che Il Papa possiede l’amministrazione di un immenso tesoro: i meriti guadagnati (!) dalla Vergine Maria, dai santi e dai fedeli tutti. Il Papa amministra, a sua discrezione, gli interessi maturati sul capitale, su questi “risparmi”, versandoli come indulgenze a Tizio o Caio, per coprire il debito che essi hanno con- tratto nei confronti di Dio con i loro peccati e che, altrimenti, avrebbero dovuto scontare In “Purgatorio”.

Nel 1300 nasce la pratica dell’Anno Santo: in quell’anno, ottiene il condono chiunque si reca in pellegrinaggio a Roma, portando una congrua offerta.

 

Il Purgatorio

L’affare delle Indulgenze non avrebbe avuto successo senza il dogma del Purgatorio: il conte di Lavagna Sinibaldo Fieschi (papa Innocenzo IV, 1253\61) comincia a insegnare che i defunti – In attesa del Giudizio di cui parla Cristo – subiscono un Giudizio particolare, un processo di primo grado in attesa della Corte d’Appello o della Cassazione (il Giudizio universale). Il conte di Lavagna insegna così a Cristo il “Codice di Procedura”: il giudice-Cristo, in primo grado, deve condannare a un periodo di detenzione in un luogo purgatorio, periodo che può essere accorciato grazie alle amnistie (indulgenze) concesse dal Papa, in attesa di un processo di secondo grado.

 

Il Peccato Originale

Per reggere, il dogma del Purgatorio aveva bisogno d’essere puntellato da qualcos’altro: non esiste, infatti, alcun passo della Bibbia che ne parli.

Allora si comincia a dire che l’uomo non è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, ma difettoso (come se Dio possa creare qualcosa d’imperfetto): Adamo è stato creato da Dio in modo tale da peccare inevitabilmente (“non poteva non peccare”) e Il peccato d’Adamo si tra- smette a tutti gli uomini (non si sa se perché tutte le anime sono pezzetti dell’anima d’Adamo o, come un contagio, per via sessuale).

La Sacra Scrittura (Romani 5, 12), in verità afferma: “Attraverso un solo uomo il peccato entrò nel mondo e, a causa del peccato, la morte. Così la morte ha raggiunto tutti gli uomini: perciò tutti peccano”. Il testo della Scrittura fu quindi manipolato: “A causa di un solo uomo il peccato entrò nel mondo e, insieme al peccato, la morte; così la morte ha raggiunto tutti gli uomini perché tutti peccarono”. (“Adamo ha peccato e perciò tutti peccano”, s’intende come: “Adamo ha peccato e in lui tutti peccarono”).

 

L’Immacolata Concezione

Dopo aver creato il dogma del Peccato originale, ci si rende conto d’aver fatto un pasticcio: anche la tutta santa Madre di Dio era “difettosa”?

Il conte Giovanni Maria Mastai Ferretti (papa Pio IX, 1846\78) escogita allora un nuovo dogma: nel 1854 dichiara che Maria è nata in modo straordinario, senza peccato originale, diversamente da tutti gli uomini.

La pezza è peggiore del buco: infatti, il nuovo dogma non spiega che rapporto c’è tra noi e il nostro Salvatore, se Egli è nato da un essere alieno, del tutto diverso dagli altri uomini.

 

L’Assunta

Il dogma del 1854 ha provocato un altro pasticcio: se la Vergine Maria non è una vera donna ma una specie di extra-terrestre, allora vuoi dire che non è morta, come muoiono tutti gli esseri umani e come è morto Cristo.

Trova la soluzione Eugenio Pacelli (papa Pio XII, 1939\58) che, nel 1950, proclama un ennesimo dogma: la Vergine è stata assunta in cielo – si afferma – al termine della sua vita terrena. E’ una furbata, una geniale trovata: ognuno può credere come gli pare (al termine della vita = dopo la morte, oppure = invece di morire).

 

Il Potere del Papa

Nel Medioevo la Curia pontificia diffonde un falso documento, la Donatio Costantini: san Costantino, il primo imperatore cristiano, avrebbe abdicato a favore del Papa; grazie a questo falso nasce lo Stato Pontificio. Conquistato dagli italiani nel 1870, il Regno del Papa (!) si riduce a pochi chilometri quadrati (la Città del Vaticano).

Spogliato del Potere temporale, il conte Giovanni Maria Mastai Ferretti (papa Pio IX) proclama allora come dogma il proprio Primato su tutte le Chiese del mondo e la propria Infallibilità. Tale dogma insegna che il Papa non sbaglia mai, per il fatto stesso che è Papa: anche se la Chiesa intera non è d’accordo (letteralmente: ex sese, non autem ex consensu Ecclesiae).

Un dogma paradossale: la Chiesa – il corpo di Cristo – diventa un mostro a due teste: Cristo e il Papa.

Una bizzarra auto-certificazione: lo stesso Papa dichiara, con valore retroattivo, che il Papa è infallibile.

Un dogma senza fondamento sulle Sacre Scritture e sconosciuto dalla Tradizione, anzi smentito dalla storia: papa Liberio (352\5) scomunicò sant’Atanasio il Grande, rinnegando il I Concilio Ecumenico; Zosimo (417\8) fu costretto a scrivere una Lettera Tractoria, per ritrattare, smentire se stesso; Vigilio, eletto papa (536) da una fazione dissidente dal legittimo papa Silverio, per circa venti anni aderì a tutto e al contrario di tutto, firmando alternativamente dichiarazioni ortodosse e dichiarazioni eretiche, a secondo della convenienza politica del momento; Onorio (625\38) fu solennemente scomunicato come eretico dal 6° Concilio Ecumenico (un tempo tutti i papi, al momento dell’elezione, rinnovavano la condanna del loro predecessore); nell’896 un Concilio presieduto da papa Stefano VI condannò come illegale il pontificato di papa Formoso (891\6): il cadavere di questi fu esumato e buttato nel Tevere… Senza ignorare che sino al 1451 i cattolici spesso si sono trovati ad avere contemporaneamente due, anche tre papi diversi, che si scomunicavano tra loro (perciò fu necessario inventare la distinzione tra papi e antipapi), trascinando in guerre sanguinose l’intera Europa Occidentale.

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Benedizione irlandese

Benedizione irlandese

 

Che il vento nei vostri capelli

vi porti il palpitare della vita.

 

Che i vostri piedi lascino nella polvere

orme di speranza.

 

Che nell’oscurità

voi udiate battere il cuore del prossimo.

 

Che le vostre mani si protendano

come porte che si aprono.

 

Che le vostre bocche trasmettano

quanto vi è dato di ricevere.

 

Che le vostre orecchie colgano

quello che le parole dicono solo a metà.

 

E che la grazia del Signore vi accompagni

anche là dove non vorreste andare.

 

 

Un augurio dedicato a quanti sfilano sotto la pioggia a favore dell’istruzione pubblica.

 

Roberto Ferro

 

Ecumenici segnala il sito www.monasterodibose.it

29 ottobre – 2 novembre 2008
Simposio ecumenico internazionale
Commissione Fede e Costituzione – CEC – Monastero di Bose
UNA NUBE DI TESTIMONI
OPPORTUNITÁ PER UNA COMMEMORAZIONE ECUMENICA

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Ecoteologia: è tempo di agire

Clima e teologia/1. Conclusa la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente

Le chiese europee chiamate ad una “conversione ambientale”

Roma (NEV), 1 ottobre 2008 – La VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) – tenutasi dal 24 al 28 settembre a Triuggio, vicino Milano sul tema “La vera sfida del cambiamento climatico” – lancia un appello a tutti i cristiani: “È ora di agire!”, esortano i delegati dell’ECEN, sottolineando come la crisi ambientale non va contrastata con i soli buoni propositi, bensì attraverso comportamenti reali che mutano alla radice “il nostro modo di pensare, di sentire e di agire. Il nostro rapporto con il mondo – si legge nel documento finale – non può essere puramente utilitaristico e consumistico”.

L’invito rivolto ai leader di chiese, alle comunità e ai singoli cristiani di tutta Europa è quello di fare pressione sui rispettivi governi e rappresentanti politici del Parlamento Europeo, i quali nei prossimi mesi dovranno prendere importanti provvedimenti in merito alle emissioni di gas serra. Gli stessi leader religiosi sono incoraggiati anche a sviluppare delle vere e proprie road-map, con scadenze e obiettivi da raggiungere, con lo scopo di combattere il riscaldamento globale.

La VII Assemblea della ECEN si è conclusa con una cerimonia ecumenica nella Chiesa evangelica metodista di Milano gremita per l’occasione. Un centinaio di delegati di chiese e associazioni ecclesiali di 27 paesi d’Europa hanno partecipato insieme alla comunità e ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane di Milano ad una liturgia dedicata alla “Salvaguardia del Creato”.

Non a caso, infatti, l’Assemblea dell’organismo ecumenico, nato nel 1998 nell’ambito della Conferenza delle chiese europee (KEK), si è svolta in questo periodo dell’anno: “Esso coincide con il ‘Tempo per il Creato’, periodo liturgico che va dal 1 settembre al 4 ottobre, che è dedicato dalle chiese europee alla preghiera per la protezione della creazione ed alla promozione di stili di vita sostenibili” – ha spiegato il pastore luterano Ulrich Eckert della Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che ha organizzato l’evento.

“Sono sempre più numerose le chiese in Europa che si occupano di tematiche legate alla cura della creazione di Dio. Pertanto diventa sempre più importante offrire anche uno spazio di scambio di esperienze e di decisione per un’azione comune, qual è appunto la nostra Rete”, ha dichiarato il segretario generale dell’ECEN, il pastore Peter Pavlovic.

“La nuova società che dobbiamo costruire deve essere basata su una conversione spirituale: una metànoia. Confessiamo a Dio e alla Creazione: Abbiamo peccato contro di Te, perdonaci, e dacci la forza di ricominciare”, con queste parole si conclude il documento finale della VII Assemblea ECEN, che ha eletto nel suo direttivo Antonella Visintin, coordinatrice della Commissione globalizzazione e ambiente della FCEI (vedi in documentazione il documento integrale).

 

Clima e teologia/2. “Le nostre chiese devono agire ora!”

Letizia Tomassone ha aperto la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente

Roma (NEV), 1 ottobre 2008 – “Il riscaldamento globale del pianeta provoca l’estinzione di specie animali e vegetali, sconvolge equilibri umani e sociali, provoca guerre, carestie, epidemie e catastrofi naturali soprattutto nelle regioni più povere del mondo. Per le nostre chiese questo significa agire ora”. Lo ha detto la pastora valdese Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), nel quadro della VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) che si è tenuta a Triuggio (MI) dal 24 al 28 settembre.

Tomassone, che mercoledì 24 settembre ha aperto i lavori dell’Assemblea organizzata quest’anno dalla FCEI, ha sottolineato l’importanza di prendere sul serio i dati scientifici: “È necessario studiare e analizzare la situazione facendosi aiutare dagli scienziati. Insomma, non credere, per una volta, di conoscere già tutto, e di avere già la risposta pronta”.

Il 25 settembre i partecipanti – provenienti da tutta Europa e appartenenti a diverse denominazioni cristiane – hanno ascoltato una serie di interventi di scienziati sul tema del cambiamento climatico. “Ci sono modi per ridurre le emissioni di gas serra e le chiese possono contribuire nel proporre cambiamenti negli stili di vita e nei modelli di comportamento”, ha affermato il climatologo Jean-Pascal van Ypersele, vice presidente del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (organismo insignito del premio Nobel per la Pace 2007), che ha tracciato un quadro globale della situazione “peggiorata drasticamente dal 2001”. Per l’urbanista Roberto Ferrero serve una “visione sacra” del mondo che si traduca in una “riformulazione etica e professionale che coinvolga tutti gli aspetti della produzione”. Il biologo svedese Stefan Edman ha invitato le chiese a disfarsi del suo “tetro moralismo”, per legare invece la questione ambientale alle tematiche dei diritti umani e della solidarietà. La serata del 25 ha inoltre visto una tavola rotonda dibattere sul cambiamento climatico in chiave ecumenica: sono intervenuti l’ortodosso Dimitri Oikonomou, il riformato Otto Schäfer, il cattolico romano Karl Golser, l’evangelico Alfredo Abreu e il laico Michael Slaby del programma ONU per l’ambiente.

“Le chiese in Italia cominciano a percepire che il cambiamento climatico tocca con urgenza il nostro agire come credenti. Allora diventa necessario ascoltare e predicare l’evangelo che ci parla di ‘conversione’, del cuore e degli stili di vita, e di un ‘regno’ nel quale l’armonia fra natura e umani è operata da Dio. La terra è l’unico ambiente che abbiamo in cui vivere, è espressione dell’amore di Dio per noi. Davvero non sapremo prendercene cura?” si è chiesta Tommassone, che ha apprezzato la presenza ai lavori assembleari di diversi delegati cattolici italiani che lavorano nella “pastorale del creato”. “Spero che possa nascere proprio sui temi dell’ambiente un nuovo e positivo dialogo ecumenico” ha concluso.

Il 26 settembre in piazza Duomo a Milano i delegati si sono riuniti insieme ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane del capoluogo lombardo per una “manifestazione del silenzio”: un’ora di preghiera a favore della salvaguardia del Creato.

L’ECEN, nata nell’ambito della Conferenza delle chiese europee, si occupa da 10 anni di questioni ambientali (www.ecen.org ).

 

Scheda di approfondimento

 

LA VERA SFIDA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO – UN APPELLO ALLE CHIESE

Documento finale dell’Assemblea ECEN – Triuggio (Milano), 24-28 settembre 2008

La VII Assemblea generale della rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) si è riunita a Triuggio, presso Milano, su invito della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dal 24 al 28 settembre 2008. Tema dell’Assemblea era “La vera sfida del cambiamento climatico”, basato sul ruolo che l’ECEN ha avuto durante la III Assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania) nel settembre 2007, e le raccomandazioni adottate in quell’incontro, in particolare per quel che riguarda l’osservanza del “Tempo per il Creato” nelle chiese.

LA SCIENZA

Il riscaldamento globale è una realtà. E’ impossibile spiegare il cambiamento climatico soltanto considerando fattori naturali. Dal 20% al 30% delle piante e delle specie animali corrono un aumentato rischio di estinzione. Il cambiamento climatico sta già provocando conseguenze non più evitabili. Coloro che ne soffrono maggiormente sono le popolazioni povere del sud del mondo e non quelle che traggono profitto dalle emissioni dei gas serra, essenzialmente nelle nazioni ricche del nord del mondo.

Il Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (IPCC) ha calcolato che i paesi industriali del nord del mondo dovranno ridurre le loro emissioni di anidride carbonica tra l’80 e il 95% entro la metà di questo secolo, in modo da mantenere l’aumento medio della temperatura globale sotto i 2° centigradi. Ma anche questo obbiettivo può essere mancato se non iniziamo immediatamente. Oggi è il tempo di agire!

BASI TEOLOGICHE

I temi e le preoccupazioni del movimento ambientalista offrono molte opportunità per confessare la nostra fede cristiana e proclamare il messaggio di vita e di speranza secondo cui il Salvatore ha così tanto amato il mondo che, per salvarlo, è divenuto parte di esso.

Secondo la prospettiva cristiana, agire contro il cambiamento climatico è segno significativo – segno che Cristo, la Parola di Dio, viene nel mondo per portare vita e non morte. Il nostro compito è predicare questa buona notizia a tutta la creazione.

La distruzione dell’ambiente provocata dagli esseri umani non si riscontra solo in azioni concrete, ma trova radici nei nostri atteggiamenti più profondi. Non basta più vivere attingendo dal mondo circostante; gli esseri umani hanno bisogno di una relazione con il mondo che non sia puramente utilitaristica e basata sul mercato.

Il termine “crisi ambientale” non è propriamente accurato. La crisi attuale non viene realmente dal di fuori (una crisi che riguarda l’ambiente fisico che ci circonda), ma è una crisi che parte dall’interno di noi stessi, dal nostro modo di pensare, di percepire e di agire.

RETI E DIALOGHI

Costruiamo nuove reti ed intraprendiamo nuovi dialoghi. Costruiamo ponti tra “religioso” e “secolare”, come nella nostra rete ecumenica abbiamo abbattuto le barriere tra denominazioni. Troviamo un terreno comune con gli scienziati, arricchendoci reciprocamente delle nostre visuali diverse sulla meraviglia della creazione, e proteggendoci gli uni gli altri dai pericoli dell’antropocentrismo e dell’arroganza. Lavoriamo con i politici e i governi, i responsabili nel compito di ridare forma alla società, offrendo loro con coraggio parole profetiche di critica e di incoraggiamento.

IL CONTRIBUTO DELLE CHIESE

E’ imperativo che le chiese accettino la sfida di ritrovarsi insieme per superare la minaccia della carenza d’acqua, il diminuire dei raccolti, i disastri naturali, le malattie, le migrazioni e molti altri effetti provocati dai cambiamenti del clima. Incoraggiamo i responsabili delle chiese a sviluppare una propria strategia complessiva, con tempi e obbiettivi chiari, per contribuire a migliorare la situazione del surriscaldamento globale.

– E’ vitale che l’educazione ispiri il cambiamento, che sentiamo urgente nelle società consumistiche dominanti, verso uno stile di vita più semplice e verso macro cambiamenti in politica e nell’economia. L’ecologia e il cambiamento climatico devono essere inclusi nella formazione di ogni tipo di ministero.

– Molti progetti significativi sono già stati attivati nelle chiese. Raccomandiamo alle chiese di collegarsi le une con le altre e con altre comunità di fede. Raccomandiamo inoltre che esse continuino a risparmiare e a usare l’energia in modo efficiente, e di orientarsi verso energie rinnovabili. Esortiamo ogni chiesa locale a promuovere, prima del 2010, nuovi programmi di “eco-management” nell’ambito delle proprie chiese locali. Le incoraggiamo a investire nelle necessità legate alla crescita spirituale, all’educazione e alla cultura piuttosto che in cose materiali.

– Ogni chiesa nella sua vita comunitaria deve essere un modello di comportamento per un nuovo tipo di mobilità nel quale si passi dal paradigma della velocità delle automobili, degli aerei e delle navi a modelli di trasporto più puliti e meno rischiosi.

– E’ essenziale che le nostre chiese affrontino i problemi legati all’acqua come un’espressione della chiamata evangelica a prendersi cura del presente e del futuro del pianeta. In particolare, le chiese dovrebbero proporre cambiamenti nel modo di vivere per proteggere le risorse d’acqua, riducendone la nostra necessità personale e il nostro uso di acqua potabile, agendo attivamente per la giustizia di coloro le cui risorse idriche sono in pericolo a causa del cambiamento climatico, e facendo passi concreti per il riciclo e il riuso dell’acqua degli edifici e della campagna.

– Invitiamo le chiese a godere della diversità e della bellezza della creazione e a sentire responsabilità verso di essa. Raccomandiamo a ogni chiesa locale e comunità di iniziare progetti pratici o di sensibilizzazione sulla biodiversità prima del 2010. Le organizzazioni per la tutela della natura hanno in questo ambito molta esperienza e sono disponibili a fornire assistenza. La preoccupazione per la preservazione della biodiversità è anche un contributo al dibattito condotto all’interno del “Decennio per sconfiggere la violenza”.

– Invitiamo le chiese a monitorare i governi nazionali, e le discussioni e le decisioni dell’Unione europea (UE) e delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e su questioni ad esso collegate. Le chiese delle nazioni dell’UE dovrebbero rivolgersi ai propri governi e ai rappresentanti politici nel Parlamento europeo, in vista di importanti decisioni che verranno prese nei prossimi mesi. Gli impegni dell’UE non devono essere ottenuti tramite concessioni: significativi tagli di gas serra devono essere ottenuti attraverso degli impegni immediati.

IMPEGNO

La nuova società che dobbiamo costruire deve essere basata sulla metanoia, cioè sulla conversione spirituale. Confessiamo quindi a Dio e alla Creazione: Abbiamo peccato contro di te; perdonaci, e donaci la forza per ricominciare.

Diventiamo dunque testimoni di speranza in un tempo in cui molte persone disperano, predicando la buona notizia che Dio ha così tanto amato il mondo da diventare parte di esso per salvarlo.

(traduzione a cura dell’Agenzia stampa NEV – notizie evangeliche)

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Io credo in Dio,

che non ha fatto il mondo già finito

come una cosa che deve rimanere per sempre così

che lo regge non secondo leggi eterne

immutabilmente valide

non secondo ordinamenti naturali

di poveri e ricchi

competenti e non competenti

dominanti e dominati.

Io credo in Dio

che vuole la contraddizione in ciò che è vivo

e il mutamento di tutte le situazioni

per il tramite del nostro lavoro

per il tramite della nostra politica.

Io credo in Gesù Cristo che aveva ragione quando egli

“un singolo che non poteva fare nulla”

come noi

lavorava al cambiamento di tutto le situazioni

e perciò dovette soccombere.

Confrontandomi con Lui io riconosco

come la nostra intelligenza sia atrofizzata

la nostra fantasia spenta

la nostra fatica sprecata

perché noi non viviamo come lui viveva.

Ogni giorno  io ho paura

perché egli sia morto invano

perché Egli è sotterrato nelle nostre chiese

perché noi abbiamo tradito la sua rivoluzione

in obbedienza e paura

davanti alle autorità.

Io credo in Gesù cristo

che risorge nella nostra vita

che noi diventiamo liberi

da pregiudizi e conformismo

da paura e odio

e portiamo avanti la sua rivoluzione

per il suo regno

io credo nello spirito

che con Gesù è venuto nel mondo

alla comunità di tutti i popoli

e alla nostra responsabilità per quello

che sarà della nostra terra

una valle piena di afflizione fame e violenza

o la città di Dio.

Io credo nella pace giusta

che è fattibile nella possibilità di una vita che abbia senso

per tutti gli uomini e le donne

nel futuro di questo mondo di Dio.

Amen

 
 

Tratto da “Teologia politica”, di Dorothee Soelle

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