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La lobby internazionale della guerra legittima il fosforo bianco?

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«Tre bombe al fosforo bianco (http://it.wikipedia.org/wiki/Fosforo_bianco ) hanno raggiunto l’edificio dell’Unrwa- ha detto il portavoce dell’organizzazione Chris Gunness – e il deposito è andato in fiamme. Tre persone sono rimaste ferite fra il personale. Ancora una volta il lavoro del personale umanitario è sotto tiro».
 

Amnesty International ha chiesto l’avvio immediato di un’inchiesta indipendente sul bombardamento, avvenuto ieri mattina, della sede dell’Unrwa (l’agenzia dell’Onu per i rifugiati) di Gaza. L’attacco ha interrotto la distribuzione degli aiuti umanitari alla gia’ martoriata popolazione, ha provocato l’incendio di uno stabile in cui erano depositati generi di prima necessita’ e ha causato il ferimento di tre impiegati dell’agenzia.

Secondo l’Unrwa, che nei giorni scorsi aveva piu’ volte chiesto all’esercito israeliano di non aprire il fuoco nei pressi dei suoi uffici, nel corso dell’attacco e’ stato usato anche fosforo bianco.

‘L’attacco all’Unrwa, ufficio che notoriamente svolge attivita’ umanitarie, evidenzia la necessita’ di un’inchiesta approfondita e imparziale su tutta una serie di attacchi in cui sono stati feriti o uccisi civili e sono stati distrutti edifici e strutture civili’ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

‘Siamo particolarmente preoccupati per l’uso da parte di Israele del fosforo bianco, una sostanza che procura gravi ustioni quanto entra in contatto con la pelle. Sebbene non proibito dal diritto internazionale, il fosforo bianco e’ un’arma incendiaria che, a causa dei suoi effetti devastanti, non dovrebbe essere mai usata in zone densamente popolate’ – ha aggiunto Smart.

‘Il diritto internazionale vieta inequivocabilmente attacchi contro personale, installazioni, materiali, unita’ e veicoli impegnati in missioni di assistenza umanitaria. Attacchi del genere possono costituire crimini di guerra’ – ha concluso Smart.

 

 

Continua la solidarietà alle donne del Nepal

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E’ stato un successo l’iniziativa di solidarietà in favore delle donne del Nepal. Ce lo comunica la gentilissima signora  Katrina di www.missionelebbra.org  contattabile per qualsiasi informazione a questo indirizzo e-mail: katrina@missionelebbra.org ; a dire il vero abbiamo trasgredito l’intesa con Lei di non parlare dell’iniziativa in data 19 novembre nella mailing list e sul nostro sito, ma non siamo proprio riusciti a non farlo e ripresentiamo nuovamente la proposta in considerazione che è in previsione un nuovo ordine di sciarpe dal Nepal. Forse scorrendo le pagine di www.ecumenici.eu  la signora Katrina comprenderà che non parliamo il politichese “corretto” (??) o equidistante allo stile moderatora valdese. Siamo partigiani della non violenza e in favore della vita. Sempre e comunque. Dei testardi ribelli per amore insomma…
In ogni caso se anche tu desideri regalare o regalarti qualcosa di unico – che abbia anche un significato più profondo delle apparenze –  invia un’offerta minima di € 20.00 e riceverai una bellissima sciarpa color verde mela (30% seta e 70% pashmina). Chi come me l’ha provata è rimasto pienamente soddisfatto. Calda e leggera, ben rifinita e curata in ogni dettaglio.
Queste sciarpe sono realizzate da ex ammalate di lebbra in seno ai programmi di riabilitazione socio-economica della Missione Evangelica Contro la Lebbra.

Il tuo dono permetterà alle donne del Nepal di continuare a lavorare e restituirà loro la dignità persa a causa della malattia che ha segnato la loro vita grazie al Centro di riabilitazione New SADLE di Kathmandu, Nepal. Questo centro offre assistenza medica e alloggio gratuiti alle persone affette dalla lebbra oltre ad offrire un programma di riabilitazione fisica e socio-economica. Tale riabilitazione avviene tramite essenzialmente la formazione professionale e l’impiego dei pazienti nella produzione di articoli artigianali. Questo centro commercia i seguenti prodotti equosolidali: articoli per la casa in legno, teli batik e stoffe intessute a mano.

Se desideri ricevere la sciarpa invia quindi una donazione tramite bollettino postale specificando come causale del versamento “sciarpa”, un simbolo di solidarietà che unisci al tuo sorriso.

 

Missione Evangelica Contro La Lebbra
Conto bancario INTESA SAN PAOLO Agenzia Luserna (TO)
IBAN: IT55 BO30 6930 6011  0000  0000 959

Sito www.missionelebbra.org
 
oppure
 
Conto Corrente Postale
IBAN: IT39 P076 0114 4000 0001 2278 057

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Gaza: impossibile curare i feriti

(ENI/Ecumenici) Il direttore dell’ospedale di Gaza afferma che molti feriti non possono essere raggiunti dagli aiuti

Gaza City .

La popolazione civile di Gaza rimasta ferita dai recenti bombardamenti sono bloccati all’interno delle loro case senza acqua nè cibo, impossibilitati a ricevere soccorso medico, è quanto afferma il direttore dell’Ospedale  Anglicano di Gaza. Le infermiere che lavorano nell’ospedale non possono raggiungere i loro stessi figli rimasti feriti nelle case colpite. L’Ospedale Arabo Al Ahli ha prestato cure a più di 100 pazienti dall’inizio delle recenti ostilità tra Israele e i miliziani Palestinesi di Hamas. Il direttore dell’Ospedale, il dottor Suhaila Tarazi, ha lavorato per circa 16 ore giornaliere negli ultimi giorni cercando di fare il suo meglio con le scarse risorse disponibili. Il giorno 6 gennaio scorso, l’agenzia medica internazionale ATC ha riferito che ben tre autombulanze, attrezzate come  piccole sale operatorie mobili operanti nel territorio di Gaza, sono state distrutte dai bombardamenti israeliani durante la notte precedente. Le unità operatorie mobili erano gestite dall’ Unione del Comitato per la Salute Pubblica, fondato,  e composto da dottori ed infermieri/infermiere palestinesi sostenuti dall’associazione DanChurchAid (Aiuti da Chiesa luterana danese) membro attivo di ACT. Da quando è scoppiato il conflitto tra Hamas e Israele, nuovi veicoli sono stati riforniti per provvedere alle necessità dei feriti.
 
(Traduzione a cura di Antonio Pinto)

Prese di posizione

Immediato cessate il fuoco a Gaza
Lo chiedono i leader delle chiese cristiane – Le comuntià ebraiche sostengono Israele

 

07 gennaio 2009 – (ve/Ecumenici) All’indomani dell0 scoppio delle ostilità nella Striscia di Gaza, diversi esponenti di chiese ed organizzazioni ecumeniche mondiali hanno alzato la voce contro il conflitto armato chiedendo un immediato cessate il fuoco tra Israele e Hamas.
Il pastore Samuel Kobia, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) con sede a Ginevra, lo scorso 29 dicembre ha esortato il governo israeliano e i responsabili di Hamas a “rispettare i diritti umanitari e umani”, invitando i contendenti a “cessare immediatamente ogni atto di violenza”. Alla comunità internazionale ha poi rivolto un appello, affinché ogni sforzo sia compiuto per proteggere le popolazioni civili, palestinese e israeliana, e portare gli aiuti necessari. Kobia ha inoltre denunciato ogni tentativo di istituire un blocco nei confronti della Striscia di Gaza teso ad impedire l’afflusso di medicinali, cibo e carburante. Le rappresaglie, perpetrate da ambedue le parti, ha proseguito Kobia, non sono tollerabili nel quadro di un serio tentativo di stabilire la pace.
Lo scorso 30 dicembre da Gerusalemme una dozzina di patriarchi, vescovi e capi di chiese mediorientali, hanno fatto appello alle due parti in causa perché possano ritrovare il lume della ragione e cessare ogni atto di violenza. Tra i firmatari, oltre a esponenti delle chiese di tradizione cattolica orientale (siriana, armena, greca), anche i patriarchi ortodossi delle chiese etiope, copta, latina e greca, nonché il vescovo luterano Munib A. Younan di Betlemme. Il 4 gennaio, prima domenica del nuovo anno, tutte le chiese cristiane dell’area hanno osservato un momento di preghiera ecumenica per la fine del conflitto e per una soluzione stabile di pace.
Una ferma condanna per le ostilità è giunta anche dal presidente della Federazione luterana mondiale (FLM), l’americano Mark S. Hanson, ed è stata reiterata ieri, 6 gennaio, in un comunicato stampa dal segretario generale della FLM, il vescovo Ishmael Noko. L’impegno è quello di promuovere una visione di pace tra israeliani e palestinesi, ma nell’immediato la richiesta è ancora una volta quella di un cessate il fuoco: “L’esercito israeliano si ritiri dalla Striscia di Gaza, e Hamas cessi il lancio di razzi sul Sud di Israele”. E aggiunge: “La FLM condanna gli attacchi di Hamas e di altre organizzazioni militanti quali risposte inaccettabili perché minacciano la vita di un’altra popolazione civile”, mentre ritiene del tutto “sproporzionate le operazioni militari israeliane rispetto all’attuale minaccia, operazioni che sono sfociate in un numero intollerabile di morti civili e di feriti”.
Intanto, nonostante la situazione di conflitto, ieri è partita nella regione una numerosa delegazione di vescovi della Chiesa evangelica luterana del Nordamerica. “In questo tempo difficile come vescovi speriamo che la nostra presenza possa essere fonte di conforto per i nostri fratelli nella regione”, ha dichiarato Mark Hanson, capo delegazione insieme alla vescova canadese Susan C. Johnson. Il viaggio si concluderà il 13 gennaio.
In redazione affluiscono anche i comunicati di solidarietà a Israele esclusivamente da parte di comunità religiose ebraiche. Essendo in realtà comunicati di natura politica Ecumenici non ne prevede la diffusione.

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