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Per coloro che non hanno smesso di camminare teologicamente…

Karl Barth scrisse che “la teologia è una scienza bella, la più bella delle scienze, Perciò si può e si deve fare teologia con gioia. Un teologo non lieto, cattolico o protestante che sia, non è un teologo”. Quanti ne abbiamo incontrati così nel nostro cammino, vero? Sono mesi che non percepisco lo stipendio e devo lasciare un lavoro in cui non mi pagano ma non riesco a non assaporare quella gioia…

Chi ha visitato di recente il nostro sito ha notato nello sfondo il riferimento biblico – per me assolutamente centrale – delle leggi fondamentali del Patto sancito fra Dio e il suo popolo al Monte Sinai.  La loro origine è del tutto incerta ma possiamo farla risalire alla prima parte del 13 secolo a. C. – In ebraico i 10 comandamenti sono riconosciuti come “Le dieci parole” (il decalogo appunto). Sono citati nel libro dell’Esodo ma  ripetuti anche nel Deuteronomio col rinnovo del patto nelle zone di Moab, nell’attuale Giordania.

L’aspetto particolare che rimanda alla tradizione mitologica più antica e che essi erano stati scritti su due tavole. Ogni tavola ne conteneva il testo (che non è quello in uso nella dottrina della chiesa cattolica, tanto per essere chiari). Una tavola apparteneva ad Israele e l’altra a Dio stesso, affinché entrambi ne avessero una copia quali contraenti del Patto indissolubile. Era la legge centrale, diremmo oggi la Costituzione, dello Stato durante un periodo di formazione dello stesso fra i tempi di Mosè e quelli di Giosuè.

Ma al di là degli aspetti fra mito e leggenda è che, quelle leggi morali, erano iscritte nei cuori per il popolo sfuggito dalla schiavitù dell’Egitto. In esse le genti con gioia si ritrovavano su ciò che è bene che tutti osservino, per l’esistenza e il benessere dell’intera collettività. E’ un po’  come trovare il filo rosso alla propria esistenza umana e di tutti, al di là delle questioni cerimoniali o civili. Che non riguardando di certo e comunque la coscienza umana nel suo profondo. Non sono insomma una qualunque legge Bossi-Fini da abrogare senza tentennamenti alla prima occasione.

Quelle Tavole volute per Amore di Dio intendevano sottolineare proprio questo uscire dalle schiavitù; hanno la loro totale validità universale e atemporale anche nel mondo contemporaneo. Se una persona a 47 anni, come me (ma come milioni di altri essere umani), vive in perenne stato di disagio di precarietà lavorativa, gli viene negato perfino il diritto legittimo alla remunerazione, e sono addirittura costretti in qualità di neoassunti, sotto il nuovo contratto del Commercio, a rinunciare a chiedere per i primi due anni di lavoro dei permessi (retribuiti) per poter effettuare degli esami medici credo che gli egiziani sono ancora fra noi. Dentro i nostri uffici: a volte hanno perfino il volto sindacale di sigle che sono interessate alle proprie reti di interessi, privilegi e potere. Non conosco esattamente i firmatari di quell’accordo ma fanno tutti pena: bianchi rossi, socialisti rimbambiti…

Hanno studiato per bene a tavolino che per un periodo temporale, lungo addirittura un biennio, bisogna essere sani, non ci si possa ammalare nemmeno qualche giorno per più di tre volte. Altrimenti scatta la frustrata. Non ti danno né pane né acqua. Ma tu comunque devi portare il loro masso in cima alla loro piramide della vanità e degli interessi di profitto.

Quel Dio che ha ama il suo popolo individua nell’amore del prossimo l’altra faccia della medaglia dell’amore dell’uomo verso Dio, per il gesto d’amore già ricevuto della libertà. Che squallore quelle dottrine che argomentano che il Vangelo sia al di fuori della teologia del Patto eterno. Un sorta di oggetto non ben identificato (di certo venduto al mercato cristiano degli spregiudicati e degli affaristi) che stravolge la storia della presenza eterna nel mondo, nel creato.

Dio nel primo comandamento è molto chiaro nel porre la sua relazione come esclusivista con noi, laddove chiarisce per i suoi amati di non avere altri dei. E’ oggettivamente una menzogna affermare che “qualsiasi oggetto di culto (un crocefisso, con o senza un corpo appeso, tanto per fare un esempio) vada bene basta che sia sincero”., come è scritto nella lettera dei Corinti.

Quel Dio di cui siamo testimoni chiede invece di rinunciare agli dei degli imperi economici, politici, militari, religiosi… La nostra responsabilità umana ed etica sta proprio nel comprendere questi vecchi o moderni dei da cui siamo circondati. A volte sono facilmente riconoscibili perché si fanno sculture, status simbolo, perfino espressione sindacale di interessi per i più deboli … in realtà sono i rapaci che nei monti di Moab cercano ancora di depredare le poche cose dei nomadi della libertà, in cerca di giustizia.

Questa è stata all’inizio la Storia del popolo d’ Israele. Questa è la mia storia e di tutti coloro che non hanno ancora smesso di camminare. Fra tante fatiche ma anche nella gioia che l’Eterno è il mio amato, geloso. Milano è stata orgogliosa di ricordare anche queste pagine meravigliose di Israele come ricordiamo anche la catastrofe dell’occupazione militare dell’esercito della stella di Davide e della fame palestinese.

I carri dei nuovi Faraoni non raggiungeranno mai la speranza. Qualunque siano le loro insegne. E le acque che li rinchiudono negli abissi ricordano a noi solo che non sono loro i padroni del mondo. Anche se dovessero essere il popolo eletto. Dio ha fatto infatti anche altre scelte: ha amato il mondo intero. E ne farà ancora. E’ un Dio vivente ed è molto improbabile che si lasci ammanettare a Pontida dai nuovi crociati. Lui ormai vive fuori Gerusalemme. Rimane un nomade.

Lui è oltre il mito e dentro la vita quotidiana. Dentro la nostra città, dentro il nostro ufficio, nella nostra casa, nel nostro cuore.

Maurizio Benazzi

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