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Salvaguardia del creato

dalla-croce

Signore, guida tu stesso il carro;

altrimenti uscirà subito di strada

ciò spezzerà la furia del nemico

(Zwingli – Inno di Kappel 1526)

Sguardi svizzeri sulla salvaguardia del creato

Laureato in teologia evangelica, appassionato ciclista, Kurt Zaugg pubblica articoli e materiali di studio per la catechesi e la formazione degli adulti richiamando l’attenzione sulla responsabilità dei cristiani nei confronti dell’ambiente, organizza corsi per insegnare ai sagrestani come risparmiare energia, redige testi liturgici e meditazioni per il “tempo del creato”, è consulente dei vescovi e della federazione protestante svizzera in materia di politica ambientale.

Quando è nato l’Ufficio ecumenico Chiesa e Ambiente e per quale motivo?
L’Ufficio ecumenico Chiesa e Ambiente è stato fondato nel 1986. Erano gli anni in cui le chiese sviluppavano il programma ecumenico Giustizia, Pace e Integrità del Creato. In Svizzera ci si è resi conto che nelle chiese esistevano istituzioni che si occupavano della lotta per la giustizia sociale ed economica e altre che si impegnavano a favore della pace. Ma non esisteva nessuna istituzione che si occupasse di problematiche ambientali. Alcuni attivisti cristiani, tra i quali ad esempio Lukas Vischer e Christoph Stückelberger, lanciarono dunque l’idea di aprire un ufficio delle chiese per le questioni ambientali.

Chiesa e Ambiente è un’associazione ecologista cristiana. Ci sono delle radici bibliche alla base del vostro lavoro?
Nel primo racconto biblico della creazione si trova l’ordine di “assoggettare la terra”. Per me è importante che accanto a questo, nella Bibbia, si trovi anche un secondo racconto della creazione. Nel secondo racconto, al capitolo due della Genesi, si dice che all’uomo è affidato il compito di salvaguardare e di coltivare il giardino dove è stato posto a vivere. È importante che l’umanità faccia propria questa seconda interpretazione del compito che le è affidato sulla terra. Non ci è stato dato il compito di rovinare la terra, bensì di averne cura. Il giardino deve poter continuare a vivere e rimanere abitabile. L’essere umano non è il padrone assoluto del creato, piuttosto fa parte della creazione.

Le chiese cristiane e la teologia cristiana non sono però sempre state molto sensibili nei confronti del creato. Che cosa ha provocato l’attuale cambiamento di rotta?
La crisi ecologica, iniziata negli anni Settanta e che continua anche oggi, spinge le chiese e i teologi a rivedere il modo in cui considerano il creato e a correggere l’immagine del creato propagata per secoli dal cristianesimo. Il creato non è un semplice strumento a disposizione degli interessi dell’essere umano, esso è piuttosto una dimensione da salvaguardare e che ha dei diritti propri.

Ci può aiutare a capire ancora meglio in che direzione si muovono le vostre riflessioni e il vostro lavoro?
Noi dell’Ufficio Chiesa e Ambiente rifiutiamo l’interpretazione tradizionale secondo cui l’essere umano avrebbe ricevuto l’autorizzazione a usare il creato a proprio piacimento e a sfruttarlo senza limiti. E difendiamo una teologia che non teme di prendere posizione, anche politicamente, a proposito di questioni ambientali attuali, come ad esempio il cambiamento climatico. Noi in Svizzera non viviamo in modo responsabile, non rispettiamo i limiti del nostro ambiente. Basta vedere i risultati della nostra impronta ecologica. E siamo anche lontani dal realizzare gli obiettivi della cosiddetta società a 2000 watt. Per quanto concerne la distruzione di materie e il consumo di energia, viviamo largamente al di sopra delle possibilità offerteci dal creato.

Come dovrebbe vivere una società che cerca di avere cura della terra?
Una società che rispetta l’ambiente nel quale vive cerca di comportarsi in modo tale da rispettare i limiti imposti dal creato. Certamente noi viviamo in sistemi molto grandi e dinamici, e non sappiamo esattamente quanto sia in grado di sopportare il creato. Tuttavia oggi possiamo calcolare, con una certa approssimazione, che cosa è ragionevolmente tollerabile e che cosa non lo è: penso in particolare ai settori del consumo dell’energia e delle materie. Dovremmo usare solo le materie di cui abbiamo effettivo bisogno, e dovremmo usarle nel modo più efficiente e rispettoso possibile. Dovremmo cercare di sviluppare una economia basata sul riciclo, un’economia che produce la minor quantità possibile di scarti e rifiuti.

Che vie di uscita vede lei dall’attuale crisi ecologica, che è anche e soprattutto una crisi delle principali fonti energetiche?
L’economia umana ha sfruttato, per secoli e anzi per millenni, l’energia fornita dal sole. Con l’avvento dello sfruttamento del carbone, del petrolio e del gas, ci siamo allontanati dal sole e abbiamo sviluppato l’economia su larga scala. Ora ci rendiamo conto però che questo sviluppo ci porta verso limiti che è meglio non valicare. Oggi, contando sulla nostra buona tecnologia, l’obiettivo dovrebbe essere quello di riallacciarci all’antica economia del sole.

Lei elabora anche testi liturgici e meditazioni per il “tempo del creato”, il periodo che in molte chiese è dedicato, tra settembre e ottobre, alla riflessione sul nostro posto e il nostro ruolo nel creato. Che temi affronta, in quelle pubblicazioni?
Sollevo spesso domande su ciò che dà senso alla nostra vita quotidiana. Mi chiedo: troviamo il senso della vita solo in ciò che consumiamo? O siamo capaci di trovarlo magari altrove, nello stare insieme ad altri, o nel godere della bellezza della natura? O nel riuscire a utilizzare le nostre forze? Le forze del nostro corpo rimangono spesso inutilizzate: viaggiamo con l’auto o con altri veicoli e non sappiamo più come si possono utilizzare. Anche la riscoperta delle nostre forze può aiutare a trovare un senso da dare alla nostra vita.

(intervista di VE a cura di Paolo Tognina)

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Fao: Aumenta la fame nel mondo

Dal sito di Volontari per lo sviluppo:
La fame nel mondo è aumentata. E’ di quasi un miliardo, precisamente 963 milioni, il numero delle persone denutrite nel mondo, secondo il rapporto pubblicato dalla Fao “Lo Stato dell’Insicurezza alimentare nel mondo 2008”: 40 milioni in piu’ dell’anno scorso e 115 milioni in piu’ rispetto al biennio 2003-2005. E l’attuale crisi finanziaria ed economica – avverte l’agenzia dell’Onu con sede a Roma – potrebbe far lievitare ulteriormente questa cifra.

Il grosso di questo aumento si è registrato in un singolo paese, la Repubblica Democratica del Congo, conseguenza della persistente situazione di conflitto, da 11 milioni il numero è lievitato a 43 milioni (nel 2003-05) portando la proporzione delle persone sottonutrite dal 29 al 76 per cento del totale. Nell’insieme l’Africa sub-sahariana ha fatto qualche passo avanti nella riduzione della proporzione delle persone che soffrono la fame cronica passando dal 34 per cento del biennio 1995-97 al 30 per cento del biennio 2003-2005. Ghana, Congo, Nigeria, Mozambico e Malawi sono i paesi che hanno registrato la riduzione più marcata. Il Ghana è il solo paese che ha raggiunto sia l’obiettivo di riduzione del numero, stabilito dal Vertice dell’alimentazione, sia quello della diminuzione della proporzione, stabilito dagli Obiettivi di sviluppo del Millennio.

La situazione è peggiorata nei Paesi colpiti dall’aumento dei prezzi di generi alimentari e in quelli in guerra.
Nel rapporto Fao si legge che la regione dell’America latina e Carabi era quella che nel 2007 aveva registrato i maggiori passi avanti nella riduzione della fame prima dell’impennata dei prezzi alimentari, che ha fatto salire il numero delle persone affamate a 51 milioni.
I paesi del Vicino Oriente e del Nord Africa hanno in generale registrato bassi livelli di persone sottonutrite, ma conflitti (Afghanistan ed Iraq) e rialzo dei prezzi alimentari hanno fatto salire il numero dei sottonutriti dai 15 milioni del biennio 1990-92 a 37 milioni nel 2007. Alcuni paesi erano sulla buona strada per il raggiungimento dell’obiettivo del Vertice prima che i prezzi alimentari schizzassero in alto, ma «perfino questi paesi hanno subito delle battute d’arresto e parte dei progressi fatti sono stati cancellati a causa dei prezzi alti. La crisi ha principalmente colpito i piu’ poveri, i senza terra ed i nuclei familiari con donne capofamiglia», ha detto il Vice Direttore Generale della FAO Hafez Ghanem, alla presentazione della nuova edizione del del rapporto Fao. «Ci vorra’ un enorme e risoluto impegno a livello globale ed azioni concrete per ridurre il numero di coloro che soffrono la fame cronica di 500 milioni entro il 2015».

«I prezzi alimentari sono calati dall’inizio del 2008, ma l’abbassamento dei prezzi non ha messo fine alla crisi alimentare di molti paesi poveri» ha detto Hafez Ghanem. «Per milioni di persone nei paesi in via di sviluppo, riuscire a mangiare ogni giorno una quantita’ di cibo sufficiente per poter condurre una vita attiva e sana e’ ancora un sogno lontano. I problemi strutturali della fame, come l’accesso alla terra, al credito ed all’occupazione, sommati ai prezzi sostenuti dei generi alimentari, continuano ad essere una spaventosa realta».

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SAE: Il De profundis

(Ecumenici) Il Segretariato delle Attività Ecumeniche è giunto al collasso: ormai è praticamente scomparso dalla scena del dialogo fra le chiese cristiane in Italia, nell’epoca di papa Ratzinger. E’ riuscito a raccogliere qualche mese fa solo poche centinaia di persone in tutta Italia durante l’ultimo incontro annuale della sessione di formazione ecumenica. Solite facce presenzialiste e nessuna novità di rilievo.

Il S.A.E., nacque, come movimento di laici di diverse confessioni cristiane impegnate nel dialogo fra le chiese, a Venezia nel 1947 per iniziativa di Maria Vingiani. Nel 1959, all’annuncio del Vaticano II, il S.A.E. si trasferì a Roma, dove, con l’incoraggiamento di Papa Giovanni XXIII, fu trasformato in Movimento nazionale, interconfessionale e laico. Nel 1966 si costituì in Associazione nazionale di laici, articolata per gruppi locali. Dal 1983 promosse la Settimana Ecumenica per la Pace.

Mai, in tanti decenni, l’attività del gruppo ha registrato un livello così basso di gradimento fra i membri delle diverse confessioni cristiane. E le prospettive di ripresa sono totalmente assenti. Fulvio Ferrario professore presso la Facoltà Valdese di teologia a proposito di ecumenismo – inteso come dialogo fra le chiese – afferma “parlare di una «crisi»…beh l’espressione suggerisce l’idea di una difficoltà passeggera. Ci troviamo invece in una fase di lungo periodo” e precisa subito dopo “A mia conoscenza, i dialoghi bilaterali di Roma con luterani, riformati, battisti, non hanno in agenda passi avanti clamorosi; con gli anglicani è subentrato un grande gelo, perché essi non si sono allineati con sufficiente prontezza alle posizioni romane, a esempio in materia di ministero femminile; più vivace, forse, il dialogo con il Consiglio mondiale metodista”.

Insomma tempi tremendamente duri per i cattolici impegnati nel dialogo fra le chiese.  Ammesso che esistano ancora dei gruppi che non siano stati ingabbiati nell’isolamento delle prigioni dell’autoritarismo ideologico vaticano.  Questa newsletter si limita in questi casi a recitare il salmo 129, ma non intende snaturare la sua essenza di ponte d’incontro fra le religioni e le culture soprattutto nel sociale.  Se il SAE è morto, anche il suo silenzio fa notizia. Non ci interessa in ogni caso riempire spazi vuoti. Con questo papa nessun dialogo è possibile e nemmeno auspicabile.

 

Appello di Paolo Farinella

farinella

 

A tutte le Amiche e Amici,

 

come tutti (o quasi) sapete il Benedetto XVI con una iniziativa che crea un precedente pericoloso, ha scritto una prefazione in forma di lettera ad un saggio del sen. Marcello Pera, il capostipite degli “atei devoti” in Italia. In questa lettera il papa fa una equazione tra cristianesimo e liberalismo, ponendo così le premesse teoriche per una religione civile e giustificando tutte le ingiustizie economiche di cui è causa il liberalismo che genera l’aberrazione economica del libero mercato. Poiché non rappresento alcuno e non voglio dare adito ad accuse di complotto, dopo essermi consultato con alcuni amici, per la terza volta, mi assumo personalmente e pubblicamente la responsabilità di contestare al papa affermazioni opinabili e criticabili, sulle quali egli non esercita alcun magistero. Sì, su tante materie, anche il papa sbaglia: sbaglia quando vuole riportare la liturgia al passato; sbaglia quando permette di fare leggere pubblicamente la Bibbia a personaggi politici che sono la negazione della Parola di Dio; sbaglia  quando fa affermazioni che contraddicono il Concilio ecumenico Vaticano II e sbaglia quando contraddice se stesso, come dimostro nell’appello pubblicato.

Poiché nel mondo cattolico, non ho visto eccessive prese di distanza dalla prefazione del papa al saggio di Pera che secondo me è grave e densa di conseguenze negative, offro a quanti lo vorranno un breve testo di risposta. Chi lo condivide, può firmarlo, chi non lo condivide può passare oltre. Le firme raccolte non hanno lo scopo di essere spedite, ma hanno solo la funzione di una testimonianza personale davanti alla propria coscienza, alla Chiesa e al Mondo. Verrà un giorno in cui i credenti e anche i non credenti di questi tempi verranno accusati di avere taciuto, rassegnati di fronte ad una situazione disastrosa di Chiesa e di civiltà. Non voglio essere tra gli accusati, ma voglio porre una pietra a sigillo di una presenza sofferta, eppure piena di speranza.

Invito tutti coloro che sono attenti e sensibili a queste cose a diffondere il documento e il link seguente di Arcoiris dove è possibile firmare in tempo reale.

 

Per firmare, qui:  http://appelli.arcoiris.tv/risposta_prefazione/

 

A tutti e a tutte un abbraccio sincero

 

Paolo Farinella, prete – Genova

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L’ Europa che verrà: un appuntamento anche per te

La crisi profonda dei sistemi liberisti e le risposte dell’Europa del futuro

(…) Un botanico statunitense Jack Harlan nel 1948 stava raccogliendo piante in Turchia. Trovò una varietà di grano che non sembrava valesse la pena di essere raccolta: “Era il grano più brutto che avessi mai visto. Rendeva poco e spesso marciva prima di essere raccolto”. Questo botanico morì nel 1982 ma i semi raccolti allora e depositati nella più importante banca dei semi dell’agricoltura mondiale nell’arcipelago delle Svalbard, nelle coste settentrionali della Norvegia, ha consentito recentemente di sconfiggere la ruggine del grano, una malattia che ha messo in ginocchio l’agricoltura statunitense del nord-ovest. Quel grano tanto brutto è servito alle generazioni di oggi per fronteggiare una crisi alimentare, attraverso la creazione di varietà di grano che avevano la stessa caratteristica di quei semi ignorati allora…

(Dalla relazione al Congresso sufi 2008 di Milano)

Maurizio Benazzi

Per la Riforma “Solus Spiritus Sanctus”

 
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Congresso “Le Grandi Religioni per la Pace”

organizzato in Milano

dalla Confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti in Italia

e dall’Associazione Culturale “Le Ultime Carovane”

Films sufi; conferenze; concerti; rappresentazioni; premiazione del

Concorso nazionale di Poesia mistica e religiosa; Mostra d’Arte; presentazione Edizioni della Confraternita (rivista “Sufismo”, ecc.)

 

TERZA GIORNATA: mercoledì 15 ottobre, ore 21
Nell’Auditorium Don Alberione dei Periodici San Paolo
(“Famiglia Cristiana”, “Jesus”, “Il GIornalino”)

Via Giotto 36

 

ingresso libero sino ad esaurimento dei posti

 

Alle ore 17, Conferenze:

Il Generalizio di “Famiglia Cristiana”                 Saluto ai partecipanti.

Maurizio Benazzi      I segni della speranza: Parole, progetti e musica.

Halil Cin                   (ministro turco. Titolo non arrivato))

Paolo Corallini           L’Aikidô, la via dell’Armonia dello Spirito.

Paolo De Benedetti    Shalòm: il saluto della Pace.

Stelio Venceslai        La Laicità per la Pace.

Anne Zell                  (pastora valdese. Titolo non arrivato)

 

Alle ore 21, Musica e preghiere cantate:

 

Complesso ebraico Ensemble Shalom diretto dal chazzan (cantore di Sinagoga) Angel

 Harkatz.

AwaHoshi Kavan (da Honolulu): Trascendenza vibratoria: musica di cristallo.

Davide Ursi e coro Ave Maria: Preghiere cattoliche e“un Negro Spiritual”,

Ospite d’onore: Doroty Fisher, la più importante

cantante afroamericana di Negro Spirituals.

Concerto del Maestro Fakhraddin Gafarov,

già direttore del Conservatorio di Stato di Baku

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La crisi profonda del capitalismo e le nostre tasche

Torniamo a parlare di lavoro. Mentre le banche italiane nascondono ai risparmiatori l’entità dei loro “investimenti” nei titoli delle banche americane fallite (il segreto bancario lo consente del resto) dobbiamo tornare a occuparci del lavoro. Della nostra vita quotidiana. Dei diritti negati dai Governi (di centrosinistra o di centrodestra non fa proprio alcuna sostanziale differenza!) ai precari, del mondo della scuola in fermento in tutta Italia, delle nefaste conseguenze del federalismo sulla fruizione dei servizi sociali primari alle classi sociali più svantaggiate in regioni economicamente deboli.

Invitiamo i nostri lettori ad impegnarsi su queste tematiche reali e concrete che riguardano tutti, proprio tutti, a partire dalla ripresa dei nostri lavori. Non si tratta di strizzare l’occhio a questa o a quella forza politica (anzi è meglio che si congedano dalla nostra lista coloro che hanno questo scopo) ma ad interessarci della nostra esistenza, riappropriandoci del diritto a un futuro.

I nostri interessi personali e collettivi non coincidono mai con quelli delle banche. E men che meno di un Governo spregiudicato o di Comuni – come quello di Milano – che hanno ipotecato coi derivati anche la vita delle prossime generazioni.

E le manette non saranno sufficienti a risolvere i problemi…

Dobbiamo seriamente riflettere su questo. Non possiamo delegare ad altri la responsabilità che ci compete.

Grazie e a presto.

La red

 

La crisi profonda del capitalismo reale

 

La truffa dei prodotti derivati e le connivenze dei governi

 

di Daniele Canti

 

In questi giorni molti lavoratori e lavoratrici si stanno chiedendo cosa stia succedendo nell’economia mondiale. Lo scenario a cui stiamo assistendo è il seguente: alcune grandi banche hanno fallito, altre si accingono a portare i libri in tribunale, talune vengono salvate o tramite l’incorporazione in altri istituti o attraverso l’intervento delle banche centrali e dei governi nazionali. In quest’ultimo caso possiamo parlare di vere e proprie nazionalizzazioni. Il fallimento della Lehman Brothers e la nazionalizzazione delle due grandi agenzie Fannie Mae e Freddie Mac che gestivano oltre il 50% del mercato dei mutui USA segnano simbolicamente la fine di un modello di sviluppo. La prima era passata indenne alla crisi del ’29 mentre le altre due vennero costituite dopo la grande depressione per risollevare le sorti del mercato immobiliare. Per avere un quadro più esauriente della situazione è il caso di menzionare l’incorporazione della Bear Stearns da parte della JP Morgan con l’apporto di due miliardi di dollari da parte della Federal Reserve (Banca centrale americana) e della Merrill Lynch da parte della Bank of America, il recentissimo salvataggio del più grande istituto assicurativo del mondo l’Aig da parte della Federal Reserve e del Tesoro americano nonché il crollo in borsa della Morgan Stanley e della Goldman Sachs. La lista potrebbe continuare e sicuramente nei prossimi giorni assisteremo ad ulteriori sconvolgimenti del panorama finanziario e non solo.

Aldilà delle specifiche attività che caratterizzano i singoli istituti esiste un terreno comune: i prodotti derivati. Fannie Mae e Freddie Mac acquistano i mutui concessi dalle varie istituzioni finanziarie subentrando nei crediti vantati da quest’ultime nei confronti dei privati cittadini. Ovviamente il prezzo dei crediti rilevati è inferiore al loro valore nominale. A questo punto i crediti vengono trasformati in obbligazioni strutturate (prodotti derivati chiamati cdo) e vendute sul mercato a fondi pensioni, istituti di credito etc.. A sua volta gli acquirenti si rivolgono alle assicurazioni come Aig per premunirsi dal rischio di fallimento delle società che hanno emesso le obbligazioni ed ottengono altra carta straccia ossia prodotti derivati denominati cds. Ma Aig a questo punto se qualcuno fallisce dove li prende i fondi per pagare? Semplice emette altre obbligazioni. In buona sostanza a fronte di 1 euro di metallo ne girano 10 di carta straccia e ciò consente di fare utili da capogiro a tutti i commensali, sino a che il meccanismo non si inceppa e ci si rende conto che ci troviamo ne più ne meno che di fronte ad una catena di Sant’Antonio semplicemente più sofisticata, a scala planetaria e per importi pari a circa 15 volte il PIL di tutto il mondo. Per intenderci, la catena sta continuando, gli 85 miliardi di dollari dati dalla banca centrale americana (le cui casse ormai sono quasi vuote) altro non sono che un prestito fatto dal Tesoro americano, che ha preso possesso dell’80% delle azioni della società, a fronte del quale dovrà emettere nuove obbligazioni!!!! Fannie e Freddie gestiscono 5.200 miliardi di dollari pari ad un terzo del PIL americano, dunque i duecento miliardi di dollari iniettati dalla Fed rischiano solo di essere l’antipasto di un banchetto i cui costi saranno scaricati sulle spalle delle classi lavoratrici del pianeta (è evidente che l’acquisizione dei pacchetti di carta straccia è avvenuta da parte di tutti i paesi del mondo). Dunque siamo tutti sulla stessa barca? No in questi anni queste due società hanno usufruito di straordinarie agevolazioni fiscali pari agli utili realizzati che sono stati intascati dagli azionisti (parliamo di circa 240 miliardi di dollari), gli stessi che oggi scaricano sul bilancio pubblico americano il conto delle loro ruberie.

E’ ovvio che per arrivare ad una simile follia occorreva che tutti lavorassero nella stessa direzione: governi e mondo della finanza in tutta la sua più ampia accezione. Infatti la Banca centrale americana, mentre si distribuivano mutui a pioggia ed il prezzo degli immobili raggiungeva quotazioni fuori dalla realtà, anzichè frenare procedeva ad una riduzione continua dei tassi d’interesse portandoli sino all’1%, per paura che il mercato dei mutui e degli immobili subissero una contrazione ed il gioco venisse scoperto. La politica dello struzzo lungi dal risolvere il problema lo ha ingigantito e spostandolo soltanto temporalmente.

Ma se il problema è solo americano, come asseriscono alcuni, perché crollano in borsa anche le banche europee? La risposta è semplice le interconnessioni tra la finanza americana ed europea sono molto più ramificate e complesse di quanto non si dica e le banche europee hanno acquistato grandi quantità di prodotti derivati.

Un ragionamento a parte meritano i fondi pensioni. Sia il Fonchim (chimici) che il Cometa (metalmeccanici) hanno in portafoglio obbligazioni Lehman Brothers per importi pari rispettivamente a 3.650.000 euro e 3.850.000. Se è vero che l’incidenza sul patrimonio è ancora bassa (0,2%-0,1%), è evidente che di fronte ad ulteriori fallimenti tale percentuale aumenterà con effetti nefasti sulle pensioni future dei lavoratori, che, dopo aver assistito al massacro della previdenza pubblica orchestrata dai vari governi succedutisi, oggi rischiano anche la previdenza integrativa. In buona sostanza non esiste più alcuna certezza per il posto di lavoro e per la pensione.

Ma una volta svelata la tecnica con il quale si sta compiendo la più grande truffa della storia ai danni del mondo del lavoro dipendente, nella sola Manhattan sono stati licenziati più di 100.000 lavoratori e lavoratrici bancari, non abbiamo ancora capito le ragioni profonde per cui siamo arrivati a questo punto e soprattutto perché l’economia è dominata dalla finanza. Seppur le dinamiche esposte sono complesse le ragioni sono molto semplici. Gli azionisti investono i propri capitali esclusivamente seguendo un principio: la massima valorizzazione del capitale. Normalmente, salvo casi di monopolio in settori come cardini come l’energia dove infatti i profitti sono superiori alla media, quando un settore merceologico realizza alti profitti i capitali si spostano immediatamente sino a che l’offerta diviene eccessiva rispetto alla domanda, i prezzi diminuiscono ed il livello dei profitti si adegua a quello degli altri settori di merci o servizi. Quando l’economia reale non riesce più a valorizzare i capitali in quanto i consumi scendono e la concorrenza internazionale è sempre più estesa ed agguerrita la finanza diviene una sorta di paradiso. Ma c’è un’altra particolarità nella finanza. Il meccanismo di livellamento dei profitti non funziona per una ragione molto semplice, la possibilità di vendita di prodotti finanziari è pressochè illimitata. Non esiste nessuna merce che ha un fatturato pari a 15 volte il PIL del mondo come nel caso dei soli prodotti derivati. Se a questo aggiungete governi e banche centrali ubbidienti pronti a fare politiche monetarie e fiscali che amplificano i profitti il gioco e fatto.

E’ importante a questo punto comprendere quale debba essere l’atteggiamento dei lavoratori di fronte ad un evento di tale portata che avrà sicuramente ripercussioni pesantissime anche nell’economia reale. Dopo la crisi del ’29 il PIL americano crollo del 30%. La gravità di questa crisi, per la portata delle masse monetarie in oggetto, per l’interconnessione di tutte l’economie del mondo, la Cina è il primo paese esposto con gli USA, e soprattutto per i legami indissolubili tra finanza ed economia reale alimentati dalla normativa emanata negli ultimi venti anni, sarà sicuramente maggiore di quella del ’29. A cui segui la seconda guerra mondiale per una nuova spartizione del pianeta. I lavoratori e le lavoratrici debbono separare il proprio destino da quello degli attuali padroni del mondo, che con la loro avidità hanno compiuto la più grande rapina della storia dell’umanità (altro che tangentopoli) ed oggi vogliono far pagare a noi il conto.

Dobbiamo riprendere a lottare per una pensione pubblica e rimandare al mittente la legge del TFR nei fondi pensioni, dobbiamo chiedere intransigentemente l’aumento dei salari oltre l’inflazione e respingere senza esitazioni qualsiasi controriforma dei contratti nazionali che peggiori ulteriormente il nostro potere di acquisto, dobbiamo lottare affinchè si proceda alla nazionalizzazione di tutti i settori strategici del paese per ridurre l’impatto occupazionale derivante dalla crisi, nessun regalo di Alitalia a coloro che si presentano come i salvatori della patria dopo lo scempio che gli stessi hanno compiuto in Telecom dilapidandola, frazionandola e lasciandola con ben 43 miliardi di euro di debiti, occorre lavorare seriamente alla formazione di un vero sindacato internazionale che abbia la capacità di contrastare a livello globale l’azione nefasta delle banche centrali e dei governi liberisti che ci hanno portato a questa drammatica situazione, e per ultimo e non certo in ordine di importanza dobbiamo contrastare senza tregua qualsiasi spinta guerrafondaia tesa ad una nuova spartizione del pianeta.

Rete 28 aprile

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