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Populismo, religione senza spiritualità

In Europa, dove il cristianesimo è in crisi, si diffonde il populismo. Che si propone di difendere le radici cristiane del continente

Fonte:  http://www.lemondedesreligions.fr/actualite/le-populisme-une-religion-rituelle-sans-spiritualite-21-04-2011-1460_118.php

In Ungheria una nuova costituzione fa riferimento a Dio e al cristianesimo; in Francia riaffiora il “passato cristiano”. E dappertutto in Europa dei partiti più o meno populisti fanno rivivere il riferimento religioso come veicolo identitario. Intervista a Dominique Reynié (nella foto), politologo, professore di scienze politiche ed esperto di populismo in Europa.

C’è un legame tra l’aumento del populismo in Europa e il ritorno a riferimenti religiosi sempre più numerosi, in particolare di derivazione cristiana?
Il populismo che trionfa oggi in Europa ha due dimensioni. La prima è materiale: alcuni gruppi sociali reputano che i loro interessi siano rimessi in causa dalla mondializzazione, dalla globalizzazione (ad esempio, le classi popolari constatano che il loro potere d’acquisto ristagna o si riduce). La seconda è immateriale: molti europei ritengono di dover preservare tradizioni, usanze e paesaggi architettonici nel quadro di una società che improvvisamente sta cambiando (nessuno sembra essersi reso conto dell’arrivo di questi cambiamenti e i politici non hanno saputo spiegarli ai cittadini).
Molti europei si risvegliano improvvisamente con la paura di ritrovarsi, tra qualche anno, in una società radicalmente diversa. E tra gli elementi costitutivi della società di cui paventano la sparizione c’è la religione cristiana. Ciò che è paradossale è che sono coloro che non vanno più a messa a rammaricarsi del declino della religione cristiana in Europa.
Il disimpegno che si avverte un po’ dappertutto in Europa riguardo alla religione cristiana – con una parallela ricomposizione etnoculturale dovuta all’immigrazione che fa emergere un’altra religione, l’islam – ripropone la questione religiosa. “Che cosa siamo diventati?”, ci si domanda in Europa. E si dice: “La religione non è scomparsa, è la nostra religione che è in declino”. Ciò non favorisce un arricchimento culturale, bensì alimenta l’idea di un conflitto etnoculturale, tipica di tutti i populismi, e un certo ritorno del religioso.

Come qualifica questo ritorno al referente religioso?
Si tratta prima di tutto di un ritorno alla religione intesa come patrimonio e non come dimensione spirituale. Questo ritorno concerne quindi degli oggetti, come le chiese. In tutta l’Europa si pone il problema di cosa fare di tutti questi edifici, che per la maggior parte sono vuoti. Siamo pronti a spendere ingenti somme di denaro per mantenerli? O accettiamo di vederli trasformare in supermercati, cinema o librerie?
Questo sarà un tema scottante, nei prossimi anni: assisteremo, in ogni località, al declino del patrimonio architettonico ecclesiastico. E ciò costituirà in qualche modo la prova materiale del declino della religione in Europa.
D’altra parte, credo che ci si aggrappi a questo aspetto materiale perché l’aspetto spirituale sembra troppo fuori dalla portata. Gli europei si sono troppo profondamente convertiti al materialismo, alla comodità di questa vita consumistica, e non si sentono abbastanza forti o motivati per ritornare alla dimensione spirituale della religione. La religione sembra troppo impegnativa, troppo esigente, troppo in contrasto con la società consumistica che ha trionfato in Europa. È per questa ragione che il patrimonio religioso materiale ha una tale importanza.

Ci sono differenze tra i populismi? Alcuni fanno più riferimento alla religione di altri?
Il populismo che integra la religione è un populismo di destra, molto chiaramente, ed è il populismo che funziona meglio. C’è una sorta di tensione, poiché certi populismi di destra hanno rinunciato al riferimento religioso a vantaggio della laicità, come in Francia o nei Paesi Bassi. Ma i populismi di destra svizzero e austriaco, invece, investono nel riferimento religioso.
In ogni modo si tratta di una religione rituale, quasi priva di spiritualità. Credo che i partiti populisti di destra abbiano compreso che se non parlano del disagio religioso perdono una risorsa politica importante. Nel contempo hanno tuttavia capito che possono trarre vantaggio da questo riferimento soltanto se si tratta di un religioso non spirituale, vale a dire un religioso tradizionale e rituale. Perché se proponessero un religioso spirituale, non otterrebbero alcun successo.
La posizione di quei partiti è cinica, molto prammatica. In sostanza, dicono: “Non avete bisogno di andare a messa perché la religione sia difesa come istituzione patrimoniale”. Fanno leva su di un’angoscia identitaria diffusa – tra il declino di una religione e la crescita di un’altra, l’islam – senza domandare un ritorno alla religione, poiché ciò non avrebbe alcun successo.

Questo ritorno al religioso si spiega interamente come una reazione all’avanzare della religione musulmana in Europa?
L’islam accelera e cristallizza. Ma ci sono delle cause più profonde. In primo luogo la situazione demografica dell’Europa. Siamo un continente la cui popolazione invecchia, che non avrà mai più una popolazione giovane. A partire dal 2015, in Europa si registreranno più decessi che nascite. E questo porta allo sviluppo di un nuovo rapporto con il mondo, se non altro perché le persone anziane vivono in modo diverso i cambiamenti in corso e quelli futuri. In secondo luogo, il mondo sta per cambiare profondamente. L’Europa non è più il cuore dell’Occidente e l’Occidente non è più il centro del mondo. E in terzo luogo ci sono tutte le questioni legate ai limiti naturali della nostra espansione, che siano tecnici o economici, e il problema ecologico.
In altre parole, c’è la sensazione che possa essere rimesso in causa tutto il modello materialista sul quale abbiamo edificato società felici e prospere. E anche questo è un elemento che induce un ritorno al riferimento religioso

(intervista a cura di Matthieu Mégevand; trad. it. Giacomo Mattia Schmitt)

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Soldi, soldi, soldi

Apriamo il dibattito sul denaro: la responsabilità non è un segno dei tempi moderni?

 

C’è chi preferisce tuffarsi nella Storia e guardare a esempi come Valdo (per il mondo riformato) o ai sette laici fiorentini che nel 1233 abbandonano famiglia, attività e professione per ritirarsi a vita comune (i servi di Maria, nel mondo cattolico), altri comprendono che il denaro ha un valore(!) fino a quando non aiuta all’esistenza dignitosa di ogni persona umana e altri ancora ne fanno una sorta d’idolatria che prevarica qualsiasi altra considerazione, in primis la responsabilità individuale.

Non è conveniente e “costa” troppo.

Le chiese che si avvalgono oggi dell’otto per mille in Italia non danno una bella immagine di se stesse ed è espressivo che un intervento di un professore di teologia neotestamentaria non colga che il cristianesimo (ma anche lo stesso ebraismo) non si può limitare all’atteggiamento o alle scelte delle chiese o delle sinagoghe. Fortunatamente esistono anche i cristiani e gli ebrei fuori dai templi che reinventano la propria testimonianza.

Ci piacerebbe proprio ascoltare voci diverse su questo tema. In libertà.

Ecumenici non ha alcun finanziamento ecclesiastico eppure esiste. Non è iscritta in nessun registro di chiesa eppure opta sia per il confronto che per la libera predicazione…. Oggi, dopo circa dieci anni di attività, ha un numero d’iscritti superiore alla Chiesa evangelica luterana in Italia. C’è probabilmente qualcosa che non funziona all’interno delle chiese oppure no?

Vi leggiamo in bacheca su Facebook, almeno per chi desidera partecipare al dibattito.

La Bibbia, i soldi e l’etica della responsabilità


I precetti biblici sul denaro sono ormai sorpassati? O sono invece di estrema attualità? E che cosa pensare dell’invettiva di Gesù circa l’impossibilità di servire Dio e Mammona (il denaro)? E ricordate le uscite del Riformatore Martin Lutero sul denaro “sterco del demonio”? Intervista a Daniel Marguerat, professore emerito di Nuovo Testamento alla facoltà di teologia dell’Università di Losanna.

Quali sono le posizioni ebraica e cristiana riguardo al denaro?
Il cristianesimo ha una relazione equivoca con i soldi. Da un lato nel Nuovo Testamento si legge “Guai a voi, ricchi”, “Beati siano i poveri”, ma dall’altro lato la chiesa ha sempre vissuto della generosità dei ricchi e l’ha incoraggiata. L’Antico Testamento, dal canto suo, valorizza moltissimo il denaro, considerato come un segno della benedizione di Dio che permette all’uomo di partecipare alla creazione. Il denaro non ha dunque nulla di vergognoso! Israele è tuttavia anche sempre stato cosciente del fatto che i soldi generano ingiustizie. Ed è per questo che il suo possesso va di pari passo con la responsabilità: chi ha soldi deve ridistribuirli, affinché la vita dei poveri non diventi miserabile. L’arricchimento non è mai uno scopo in sé: più si possiede, più ci si deve preoccupare dei poveri. La Riforma ha ripreso proprio questo principio, insistendo sulla responsabilità dell’uomo nella gestione dei beni e valorizzando l’arricchimento: un fatto certo non senza legami con l’emergere del capitalismo.

Non assistiamo tuttavia oggi a un’enorme deriva del valore imputato al denaro?
Sì, certo. Ecco perché la chiesa ha il dovere di trasmettere questo principio della responsabilità e del dono. Dimenticando questo legame tra ricchezza e responsabilità, il capitalismo è diventato amorale. I soldi sono oggi un segno di successo, senza responsabilità. Senza coscienza. Ma quando l’arricchimento diventa un obiettivo in sé, assistiamo a una distorsione del rapporto con il denaro.

Gesù si è accontentato di riproporre i precetti dell’Antico Testamento o è andato ancora più lontano nella critica del rapporto tra l’uomo e il denaro?
L’originalità introdotta da Gesù è l’idea che il denaro può in ogni momento diventare un idolo, un dio cui si sacrifica la propria esistenza. Il denaro può diventare Mammona. Il rapporto con i soldi non si limita quindi più a una questione morale, diventa una questione spirituale. L’utilizzo che io faccio del denaro indica quali sono i miei valori. Quando Gesù dice “Non potete servire contemporaneamente Dio e Mammona”, sottolinea che non posso dedicare la mia vita al denaro ed essere allo stesso tempo fedele a Dio.

Perché è impossibile?
Perché i soldi non sono degni di fiducia. L’evangelo definisce il potere dei soldi “ingannatore”, letteralmente “Mammona l’ingiustizia”. Questo per due ragioni: da un lato poiché i soldi circolano in un sistema economico che genera ingiustizie. Dall’altro lato il denaro è ingannatore poiché non offre ciò che promette. È un dio le cui promesse sono illusorie, poiché non trasforma le nostre debolezze in potere, né la nostra fragilità in eternità. Il giornale Le Monde recentemente titolava: “Bisogna detronizzare il dio denaro”. Sì, perché i soldi non sono degni di fiducia. Jacques Ellul diceva: “Bisogna profanare il denaro, ovvero abbandonare l’illusione che sia affidabile, abbandonare l’illusione che la mia sicurezza possa fondarsi sul profitto, che i soldi garantiranno il mio futuro. Profanare, detronizzare il denaro, significa riassegnarli il ruolo di semplice strumento, mezzo, e smettere di considerarlo un valore rifugio nel quale investire il proprio bisogno di sicurezza”.
L’attuale crisi contribuisce alla desacralizzazione del denaro: il re è nudo. Il denaro è nudo. La crisi è la dimostrazione della vecchia espressione evangelica di “Mammona ingannatore”.

Eppure sono in molti a correre dietro al denaro. Che cosa si nasconde dietro questa ricerca?
Credo che si tratti della cupidigia. La crisi è il figlio perverso della cupidigia. Ciò che nutre l’avidità, è l’idea che i soldi possano essere un rifugio contro l’angoscia, contro la paura di morire, contro la nostra fragilità. La ricerca frenetica dei soldi però è vana; significa cercare nel denaro una sicurezza che quest’ultimo non può offrire. Per denunciare questa attitudine non serve tuttavia a niente fare discorsi moralisti contro l’avidità. È meglio riconoscere che siamo degli esseri pieni di paure che hanno bisogno di sicurezze. Il Gesù dei Vangeli ricorda che bisogna bussare alla porta giusta, e che non sono i soldi che ci proteggeranno dall’angoscia del futuro.

Bisogna dunque vergognarsi di essere ricchi?
No. Quando Gesù si autoinvita a casa di Zaccheo, non lo colpevolizza per la sua ricchezza. Dopo il loro incontro, però, Zaccheo sceglie di modificare l’uso che fa del proprio denaro: fino ad allora i soldi avevano innalzato un muro di invidia e odio fra lui e gli altri. Riparando ai suoi torti e ridistribuendo parte dei suoi beni ai poveri, Zaccheo inverte la funzione del denaro, che diventa vettore di generosità, di condivisione, che crea delle relazioni trasmettendo una reale compassione. Consacrare una parte delle proprie ricchezze e alleviare la miseria non è pietà: significa riconoscere il diritto dei poveri a beneficiare di un minimo della Creazione. Il messaggio di Gesù è un appello a riconoscere questo diritto. Rinnova le richieste dei profeti d’Israele a riparare l’ingiustizia di cui sono vittima i poveri.
Questa forma di solidarietà è d’altronde indispensabile per evitare che la società esploda, poiché l’ingiustizia sociale è generatrice di violenza. Si tratta di un messaggio di grande attualità!
Per quanto riguarda i cristiani e le chiese, è un appello a lottare contro la disumanizzazione di coloro che vengono distrutti dalla povertà. Ancora una volta, il torto dei ricchi non è quello di guadagnare troppo, ma di arraffare tutto senza ridistribuire nulla. Accettano il dono, ma rifiutano la responsabilità che ne consegue (intervista di Corinne Baumann; Vie Protestante, febbraio 2009; trad. it. Amanda Pfändler).

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Nel deserto di umanità

Il dibattito in Senato di domani si preannuncia come lo specchio di una società italiana profondamente razzista e xenofoba sviluppatasi grazie anche alla campagna mediatica che da molti anni i partiti di maggioranza e di opposizione conducono con sfrenato accanimento in caccia di consensi elettorali: ti chiediamo di stracciare la tessera di partito che eventualmente hai,  di rimanere una persona libera, di boicottare attraverso gesti non violenti qualsiasi iniziativa o legge immorale che verrà approvata da questa Assemblea; rimani  come sei,  una persona libera. Per sempre. Anche nella tua disobbedienza.

Ricordati che come credente Iddio ti ha chiamato fin dai tempi di Abramo e poi quelli dell’Esodo a liberarti dalle catene e a percorrere un cammino di liberazione. Ad amare te stesso e il prossimo e non a odiare, dividere o uccidere.

Ricordati che nel regno di Dio non c’è nessun immigrato o clandestino ma solo peccatori perdonati.  Questi sono i santi secondo le Sacre Scritture, senza l’accozzaglia di ideologia appiccicata sopra nei secoli attraverso menzogne, superstizioni e dicerie popolari.

Noi di Ecumenici contiamo anche su di te. Sulla tua capacità di liberazione alle prigioni che vogliono costruire nella tua mente, nei tuoi comportamenti e nelle tue scelte personali, mediante l’appiattimento anestetizzato delle capacità critiche personali. Magari in funzione di uno stato etico “sicuro” e di modelli comportamentali liberticidi decisi da altri, sopra la tua testa.

Torna quindi sempre, costantemente, a te stesso e senza paure.  Non puoi fuggire dalla tua umanità. Dall’essere creatura uguale a tutte le altre. E proprio per questo preziosa.

In 36 ore noi abbiamo raccolto tante firme e anche per questo ti siamo eternamente grati. Anche per questo ringraziamo oggi il Creatore più che mai.

Abbracci e consentitecelo…  continuiamo ad avere fiducia in Colui che ci segue o, meglio, forse ci sta precedendo. Anche in questo deserto troppo spesso disumano, fino quasi al limite estremo.

La redazione

 

(…) Domattina saremo al mercato, dove Diouf aveva il suo posto di vendita e distribuiremo volantini e del pane accompagnato da questa frase: “A quelli che vengono da lontano a guadagnarsi il pane, non diamo il frutto avvelenato del razzismo!”.

 

Civitavecchia 2 febbraio 2009

QUALE  METAMORFOSI?

Certe volte mi sento come Gregor Samsa, quel commesso de “La Metamorfosi” di Franza Kafka, che svegliatosi un mattino si accorge di essersi trasformato in un grosso insetto, uno scarafaggio.

Come è potuto avvenire?

Come si è potuta compiere questa mutazione genetica, per cui, il nostro popolo, che per secoli ha conosciuto la fatica  e il dramma dell’emigrazione, si ritrovi ad aver smarrito la propria memoria e con essa tratti fondamentali della propria umanità?

Come è potuto succedere che Cheikh Mory Doiuf che era venuto in Italia per il pane vi abbia trovato il veleno mortifero del razzismo?

Il tragico assassinio del giovane senegalese avvenuto sabato mattina, 31 gennaio a Civitavecchia, purtroppo non è un caso isolato di gesti, parole e azioni di razzismo ormai divenuti quotidiani.

Certe volte sento di appartenere a un popolo in cui è avvenuta una mutazione tanto radicale, quanto inconsapevole. E come Gregor Samsa in quel nefasto giorno, pensiamo che il più urgente dei problemi sia quello di andare a lavoro come se nulla fosse accaduto.

Non ho paura dei cambiamenti. Non temo le metamorfosi. Il cambiamento è inevitabile e spesso anche sacrosanto.  La questione è la mutazione in vista di cosa.

La triste verità è che la nostra società se non cambia in vista della solidarietà, se non cambia in vista della accoglienza e della giustizia, soprattutto per i più poveri, si troverà cambiata spaventosamente verso l’imbarbarimento culturale. La mutazione è già in atto, in direzione del cinismo, delle ideologie razziste e dello scontro di civiltà.

Noi italiani diciamo di essere un popolo cristiano e ultimamente lo ripetiamo ossessivamente, forse proprio perché coscienti della distanza che separa il nostro modo di vivere e pensare dalla parola di Gesù. Anche il cristianesimo crede nella metamorfosi: è il cambiamento del ravvedimento, in vista della mutazione della vita nuova in Cristo. Siccome siamo diventati un po’ tutti come degli insetti, desidero sperare che una di queste mattine, mi possa svegliare e ritrovarmi nuovamente uomo, umano. 

La Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia esprime ai familiari e agli amici di Diouf, a tutta la comunità senegalese e agli emigrati della nostra città il più profondo cordoglio.  Si rende disponibile per offrire i propri locali di culto per il rito funebre e si impegna insieme a tutti gli altri cittadini democratici a contrastare l’inquietante ideologia del razzismo che produce frutti violenti e avvelenati.

 

Per la Chiesa Cristiana Evangelica Battista

di Via dei Bastioni, 18

il pastore

Massimo Aprile

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La violenza vinta solo dall’amore

Ringraziamo Alberto per la testimonianza che ci propone come antitesi radicale alle logiche di violenza imperanti in questi giorni in Medio Oriente.

Ricevo e inoltro. Alberto Milazzo

TESTIMONIANZE. MARINO PARODI INTERVISTA SUOR EMMANUELLE (2008) [Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it) rirpendiamo la seguente intervista apparsa su “Club3”, anno XX, n. 11, novembre 2008 col titolo “Una vita accanto ai piu’ poveri”]

L’hanno ribattezzata la “Madre Teresa del Cairo”, figura alla quale viene sovente accostata.
In effetti, suor Emmanuelle e’ per tanti Paesi in via di sviluppo, a cominciare dall’Egitto, cio’ che Madre Teresa e’ stata per l’India.
Francese di origine, anche se la madre e’ belga, suor Emmanuelle Cinquin e’ una straordinaria figura di religiosa e di donna. Icona francese della solidarieta’ e del sostegno ai poveri, si e’ spenta, il 20 ottobre, nella casa di riposo in cui viveva. Il 16 novembre avrebbe compiuto cento anni.
Figura di primissimo piano nel campo della spiritualita’ mondiale, e’ stata un’affascinante “grande vecchia” lucida fino all’ultimo respiro. In mezzo alla tragedia delle bidonville africane, suor Emmanuelle ha fondato scuole, ricoveri, ospedali e centri di formazione professionale. Ha mobilitato cattolici, ortodossi, musulmani, nonche’ molti uomini di buona volonta’, formando eserciti di volontari e creando tante associazioni allo scopo.
Come se tutto cio’ non bastasse, l’infaticabile religiosa e’ stata pure un’apprezzata giornalista, nonche’ una gettonata conferenziera pronta a saltare su un aereo per testimoniare il suo impegno e la sua fede in ogni luogo.
Abbiamo incontrato suor Emmanuelle nel Sud della Francia nella casa di riposo in cui viveva dal 1993. Questa e’ la sua ultima intervista rilasciata a “Club3”.
*
– Marino Parodi: Dove ha trovato la forza per il suo impegno a favore del prossimo?
– suor Emmanuelle: Le do la stessa risposta che diedi a un giornalista, il quale, intervistandomi, mi chiedeva come potessi sopportare l’inferno delle bidonville, restando sempre cosi’ serena, addirittura felice. Ebbene, l’amore e’ piu’ forte della morte, piu’ forte del denaro, della vendetta e del male: alla base della mia missione vi e’ sempre stata questa consapevolezza. Non a caso, nelle mie bidonville ho sempre incontrato piu’ sorrisi e gioia di quanti ne abbia trovati ovunque in Europa e in America.
Ho viaggiato a lungo in tutti e cinque i continenti: nei Paesi devastati dalla guerra, dalla fame, dalla violenza, dalla prostituzione. Ebbene, dovunque ho incontrato donne e uomini capaci di lavorare per la pace e l’amore, malgrado tutto. Dovunque imperversasse la violenza, ho assistito alla fioritura della vita. Persino negli angoli piu’ bui non mancavano mai oasi di Paradiso e cio’ proprio in virtu’ dell’amore.
*
– Marino Parodi: Qualcosa mi dice comunque che lei ha pure un segreto da svelarci al riguardo…
– suor Emmanuelle: Si’, qualunque sia l’inferno nel quale siamo precipitati, e’ sempre possibile uscirne. Non solo: e’ persino possibile creare un paradiso sulla terra, benche’, naturalmente, non sara’ mai perfetto come quello che ci attende in Cielo. Basta smettere di preoccuparsi per se stessi per dedicarsi agli altri, sorridendo e donando loro la gioia. Ecco che la nostra vita diventera’ piu’ interessante e felice. Io corrispondo tuttora con donne e uomini di tutto il mondo. Molti mi fanno sapere quanto soffrono, sentendosi imprigionati in un’esistenza che a loro pare priva di significato. Al che io rispondo con questo messaggio: davvero non avete ancora compreso che la vostra felicita’ dipende da voi? Non da vostra moglie, ne’ da vostro marito, ne’ dalla bellezza o dalle dimensioni della vostra casa, ne’ dalla vostra carriera, ne’ dal vostro stipendio. Dipende soltanto da noi, dal nostro atteggiamento nei confronti della vita, dalla nostra capacita’ di ascoltare il prossimo, in una parola sola: dal nostro cuore. Sa che le dico, sulla base della mia esperienza di tanti anni di condivisione fraterna della vita di tanti poveri? Non ho mai incontrato donne e uomini piu’ felici dei miei amici delle bidonville. Prendiamo, ad esempio, l’emancipazione femminile che abbiamo conosciuto in Occidente.
Sicuramente un grande passo avanti. Tuttavia, se guardiamo alle donne del nostro Occidente moderno o postmoderno, constatiamo che esse godono si’ di margini di liberta’ per lo piu’ sconosciuti a tante donne del globo, sconosciuti del resto pure alle loro madri, nello stesso Occidente, cio’ nonostante nella stragrande maggioranza dei casi non sembrano ne’ felici ne’soddisfatte.
*
– Marino Parodi: Mentre nel Terzo mondo la situazione e’ diversa?
– suor Emmanuelle: In linea generale, direi proprio di si’. Non dimentichero’ mai, al riguardo, un’esperienza straordinaria che vissi diversi anni fa in Senegal. Mi trovavo in una capanna coi muri di cartone, in compagnia di un gruppo di donne le quali mi raccontavano in tutta tranquillita’ che, non disponendo di un lavoro, si arrabattavano raccogliendo un po’ di frutta e di verdura da vendere al mercato. Eppure, durante tutta la durata del mio soggiorno, quelle donne non cessarono un solo istante di sorridere e di divertirsi. Davvero mi sono sembrate le donne piu’ felici del mondo. Tutto cio’ e’ dovuto alla fede sincera degli africani in Dio che e’ amore, un Padre a cui la felicita’ dei suoi figli sta veramente a cuore.
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– Marino Parodi: Suor Emmanuelle, non di rado lei e’ stata al centro di iniziative clamorose, vero?
– suor Emmanuelle: Lei si riferisce, immagino, alla lettera aperta da me indirizzata una quindicina di anni orsono al nostro beneamato Giovanni Paolo II…
*
– Marino Parodi: Si’, proprio a quella. Vogliamo brevemente spiegare di che cosa si tratto’?
– suor Emmanuelle: Si trattava di una lettera in cui invitavo l’allora Santo Padre ad autorizzare e financo a incoraggiare la distribuzione di strumenti contraccettivi in alcune regioni del globo particolarmente segnate da una certa ben nota malattia.
*
– Marino Parodi: Questa non e’ stata certo l’unica sua iniziativa eclatante.
Vogliamo ricordarne un’altra, risalente piu’ o meno allo stesso periodo, particolarmente attuale in tempi come questi, in cui tanto si parla di Islam?
– suor Emmanuelle: Avevo organizzato una colletta per permettere a una piccola comunita’ musulmana di edificare un minareto. Sono contenta di averlo fatto e lo rifarei. Infatti, la preghiera e’ un diritto che va assolutamente riconosciuto a tutti. Conoscendo il mondo musulmano da ormai tantissimi anni, sono in grado di garantire che, al di la’ di ogni apparenza e delle paure di tanti occidentali, i fondamentalisti musulmani non sono in realta’ che una piccola minoranza. Invece i musulmani, nella stragrande maggioranza, sono assolutamente aperti al dialogo e all’amore nei confronti delle altre religioni, ne’ piu’ ne’ meno di quanto d’altra parte siano i cristiani autentici nei loro confronti.
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– Marino Parodi: L’ecumenismo e’ sempre stato, non a caso, un suo cavallo di battaglia…
– suor Emmanuelle: Sicuramente, a livello non solo teorico ma possibilmente anche pratico e questo gia’ in tempi, precedentemente al Concilio, in cui non era certo ancora di moda. Ho sempre ritenuto ogni religione ricca di luce e, per tornare ancora una volta all’Islam, non sono affatto d’accordo con coloro che pretendono di “convertire” i musulmani. Illudersi in tal senso non significa rendere un buon servizio ne’ alla fede cristiana ne’ all’Islam. Sarebbe come pretendere di sradicare un albero dalla sua terra.
*
– Marino Parodi: Proprio grazie a questo amore senza frontiere per la famiglia umana lei e’ riuscita a scuotere tante coscienze in Occidente, realizzando imprese che nessuno sino a quel punto era riuscito ad attuare…
– suor Emmanuelle: Sia chiaro che io non mi attribuisco alcun merito, il quale caso mai va a nostro Signore nonche’ agli uomini (e soprattutto alle donne) di buona volonta’. Sono partita da una semplice constatazione di fatto, per scuotere le coscienze dell’opulento Occidente: l’egoismo dei ricchi e’ in fondo affar loro, ma come e’ possibile dirsi cristiani e mettersi a posto la coscienza andando a messa, davanti ai problemi del Terzo mondo? E’ inaccettabile. Leggiamo il Vangelo di Matteo: avevo fame e mi avete sfamato… Si tratta di decidersi ad amare il prossimo: soltanto cosi’ si realizza il cristianesimo. Con queste premesse, siamo allora riusciti a motivare tanti giovani di vari Paesi occidentali a condividere per qualche tempo la vita dei diseredati del Terzo mondo.
*
– Marino Parodi: Varie associazioni da lei fondate offrono da decenni a chiunque di vivere la straordinaria esperienza di una “vacanza-volontariato” in diversi Paesi del Terzo mondo. Lei e’ da sempre una grande amica dei giovani…
– suor Emmanuelle: Certo, io amo moltissimo i giovani e le diro’ di piu’: la stragrande maggioranza di loro mi sembra assai piu’ aperta e solidale, nei confronti della sofferenza e in particolare dei poveri, di quanto lo fosse, in linea generale, la mia generazione. Oggi i giovani partono, zaino in spalla. Non hanno paura di nulla. Insomma sono meravigliosi i nostri giovani! Le ragazze, poi, se la sanno sbrigare ancor meglio dei ragazzi!
Dobbiamo veramente essere grati al Signore per il fatto di vivere in un’epoca in cui i giovani hanno compreso un punto essenziale: se vuoi vivere un’esistenza piena e autentica, non puoi far a meno di uscire da casa, varcare le frontiere.
*
– Marino Parodi: E siamo giunti pure a un importante consiglio di suor Emmanuelle per mantenersi giovani…
– suor Emmanuelle: La maggior parte della gente vive ancora rinchiusa entro i limiti della propria testa, per cosi’ dire, ossia frequentano soltanto la propria famiglia e un ristretto gruppo di amici, leggendo un solo giornale, pochi libri, non andando al di la’ del proprio lavoro. Col risultato, appunto, di finire inscatolati in un piccolo mondo. Invece, i giovani d’oggi giungono alla nostra missione con una conoscenza dell’essere umano assai piu’ profonda di quella di cui disponevo alla loro eta’. Bene, mi permetto di fare una proposta a tutti i giovani, termine che certo non e’ da intendersi soltanto in senso anagrafico: andate a vivere per qualche mese in un villaggio del Terzo mondo, oppure condividete lo stesso periodo di tempo con una famiglia completamente priva di mezzi! Vi renderete ben presto conto di aver ricevuto assai piu’ di quanto abbiate dato.

3. MEMORIA. SUOR EMMANUELLE
[Dal sito http://www.santiebeati.it riprendiamo la seguente notizia del 21 ottobre 2008]

Suor Emmanuelle del Cairo (Madeleine Cinquin), Bruxelles, Belgio, 16 novembre 1908 – Callian, Francia, 20 ottobre 2008.
Nata a Bruxelles ma francese d’adozione, avrebbe compiuto cent’anni il 16 novembre prossimo. Conformemente alla sua volonta’, le esequie avranno luogo nel piu’ stretto riserbo. Una Messa di suffragio verra’ celebrata nei prossimi giorni a Parigi.
“L’Osservatore Romano” ricorda che nel 1971, quanto aveva 63 anni, suor Emmanuelle scelse di condividere la propria vita con quella degli straccivendoli del Cairo, e per tale motivo venne soprannominata la “petite soeur des chiffonniers”.
“Parlava in modo schietto, senza giri di parole, ed era questa una delle caratteristiche che la faceva amare da tutti”, sottolinea il quotidiano vaticano.
“Nella bidonville di Ezbet el-Nakhl, al Cairo, diede tutta se stessa per far costruire scuole, asili e ricoveri. L’associazione che porta il suo nome (“Asmae – Association Soeur Emmanuelle”), da lei fondata nel 1980, continua ad aiutare migliaia di bambini poveri in tutto il mondoî.
La religiosa lascio’ l’Egitto nel 1993, a 85 anni, e torno’ in Francia, stabilendosi nella comunita’ di Notre-Dame de Sion e dedicando il suo tempo alla preghiera e alla meditazione, senza abbandonare il sostegno a senzatetto e immigrati irregolari.
Laureata alla Sorbona, suor Emmanuelle insegno’ lettere e filosofia a Istanbul, Tunisi, Il Cairo e Alessandria.
Era anche scrittrice: il suo ultimo libro, J’ai cent ans et je voudrais vous dire, e’ stato pubblicato due mesi fa.
Il 31 gennaio scorso il Presidente francese Nicolas Sarkozy l’aveva elevata al rango di Grande ufficiale della Legion d’onore.
Secondo un recente sondaggio, ricorda “L’Osservatore Romano”, era la donna piu’ popolare e amata di Francia.
“Icona della solidarieta’ e del sostegno ai poveri e agli emarginati”: cosi’ il quotidiano vaticano ha ricordato questo lunedi’ suor Emmanuelle del Cairo, scomparsa all’eta’ di 99 anni.
Suor Emmanuelle, al secolo Madeleine Cinquin, si e’ spenta nella notte fra domenica e lunedi’ nella casa di riposo di Callian, nel Var, dove risiedeva.
Fonte: http://www.zenit.org

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