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Un film per riflettere: Uomini di Dio

Mentre in Egitto le elezioni legislative del 28 novembre si stanno avvicinando e i copti (in maggioranza ortodossi) dichiarano apertamente le loro paure circa le spinte discriminatorie e denigratorie dai parte dei media …

Campagne mediatiche che non risparmiano nemmeno i pacifisti accusati di trasformare le navi di soccorso ai palestinesi come rifornimenti di armi per i cristiani egiziani. Una spirale di odio che lega Il Cairo a Tel Aviv.

 

Uomini di Dio

 
(ve/frenetics) Il Un monastero in cima alle montagne del Maghreb in un periodo non precisato degli anni ’90. Otto monaci cistercensi francesi vivono in armonia con la popolazione musulmana. Vicini agli abitanti del villaggio, partecipano alle loro attività lavorative e alle loro feste e si occupano delle loro quotidiane necessità mediche.
Quando un gruppo di lavoratori stranieri viene massacrato, il panico si impadronisce della regione. L’esercito cerca di convincere i monaci ad accettare una protezione armata, ma i confratelli la rifiutano. Poco dopo ricevono la visita di un gruppo di fondamentalisti islamici che rivendicano la responsabilità del massacro. Christian, il Priore, affronta con fermezza Ali Fayattia, il leader degli uomini armati, convincendolo ad andarsene. Ma il dubbio si è insinuato tra i monaci: alcuni vogliono andar via, altri insistono sul loro dovere di restare. Christian propone un periodo di riflessione prima di prendere una decisione collettiva.
I monaci provano ad andare avanti come se niente fosse cambiato, ma l’atmosfera si fa sempre più tesa. Quando accettano di curare alcuni terroristi, le autorità protestano e cominciano a premere perché tornino in Francia. Christian organizza una nuova votazione. Ma stavolta i confratelli sono tutti d’accordo. Rimarranno, a qualsiasi costo…
Il film di Xavier Beauvois è liberamente ispirato alla tragedia di Tibhirine (1996), in cui sette monaci francesi di un monastero algerino furono rapiti da un gruppo del GIA (Gruppo Islamico Armato) e assassinati. Il film esamina gli ultimi mesi vissuti da una piccola comunità di monaci cristiani in “terra musulmana”. Il film è incentrato più sulla ricerca del significato degli eventi e di ciò che era in gioco per la comunità, che sul racconto dei dettagli di ciò che realmente accadde.
“Uomini di Dio” testimonia il reale impegno dei monaci e la forza del messaggio di pace che desideravano attestare restando in mezzo ai loro fratelli musulmani: la possibilità di trovare un comune terreno di fraternità e spiritualità tra cristianità e islam (al cinema, in Ticino e in Italia).

Uomini di Dio
Francia 2010
Regia: Xavier Beauvois
Interpreti: Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach, Jacques Herlin, Loïc Pichon, Xavier Maly, Jean-Marie Frin
Premi: Premio della Giuria ecumenica e Gran Premio della Giuria, Cannes 2010

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Il cristianesimo inquietante: il Cristo della mafia

Ormai ci sono numerosi  gruppi quaccheri che in Europa ma anche in America (dove prevale il vecchio ordine e comunque le spinte evangelicali) si rifiutano categoricamente di essere incasellati nei compartimenti stagni dell’omologazione cristiana: “cattolici”, “protestanti” e “ortodossi”. C’è chi propende ormai apertamente per una visione cristiana-buddista, cristiano-islamica…-  Le vecchie categorie della comprensione del dialogo non funzionano infatti più. Anche i patti o le Concordie fra le diverse confessioni cristiane (es. nel protestantesimo) sono di fatto inapplicati: pensate che per una persona che ha svolto un ruolo di pastore riformato ad interim in Svizzera ha dovuto seguire un corso di catechesi coi pastori locali di Milano, prima di entrare a far parte di quella comunità.  Come dire i teologi sono non sempre persone veritiere, oneste e realiste: mentono sapendo di mentire, conoscendo la realtà e gli usi e consuetudini della prassi. Ma sicuramente fa molto più scandalo il Cristo dei mafiosi. Non si tratta di novità beninteso ma ci mette in imbarazzo proprio come cristiani oltre le categorie, per le dimensioni ormai raggiunte.

Ci conviene parlarne apertamente e senza reticenze. Anche per aprirci al dibattito internazionale: il cristianesimo moderno segue gli insegnamenti del Rabbi? In altri termini è rispondente alla volontà del Maestro?

Buona lettura e buona discussione

(VE) Intervista ad Augusto Cavadi, filosofo, saggista e autore di numerose opere sulla cultura mafiosa

L’analisi del fenomeno mafioso svela un inquietante paradosso: gli uomini di “Cosa Nostra” sono, nella quasi generalità, cattolici e, non di rado, credenti pieni di fervore. Come è possibile ciò? Come si spiega l’ostentata religiosità degli “uomini d’onore”? A questi interrogativi risponde Augusto Cavadi (nella foto), sociologo e teologo palermitano, nel suo recente “Il Dio dei mafiosi”, edito da San Paolo.

Il suo ultimo libro si intitola “Il Dio dei mafiosi”. Perché questo titolo?
La cultura mafiosa è un insieme di principi, di simboli, di linguaggi, di codici etici. Io ho cercato di mettere in evidenza che cosa pensano i mafiosi su Dio, su Cristo, sulla chiesa, sui santi e quindi ho cercato di fare una ricerca sulla “teologia mafiosa”. In questo senso il titolo mi è venuto abbastanza spontaneo.

Quello di cui parla è il Dio della Bibbia, un Dio che è, ad esempio, non violento. La mafia, al contrario, è un’organizzazione estremamente violenta. Allora, com’è possibile che si impadronisca di quel Dio?
Innanzitutto, il Dio della Bibbia non è un Dio non violento, bensì – come ci hanno insegnato ad esempio gli studi di Giuseppe Barbaglio – un Giano bifronte: nei sette-otto secoli in cui la Bibbia è stata scritta, noi abbiamo sia il volto di un Dio di misericordia e tenerezza, sia l’immagine di un Dio geloso e vendicatore.
In secondo luogo, il mafioso non ha un rapporto diretto con la Bibbia, bensì un rapporto mediato dalla teologia cattolica. E in questi venti secoli la teologia cattolica non ha contribuito a sciogliere l’equivocità del discorso biblico, anzi, semmai, lo ha accentuato. Dunque, l’ambiguità già presente nella Bibbia e la mediazione della teologia cattolica, spiegano come il mafioso possa non avvertire l’incompatibilità fra la sua mentalità e la Bibbia.

Quali sono le caratteristiche della “teologia” dei mafiosi?
Una delle cose che mi impressiona di più sono le dichiarazioni di alcuni mafiosi che dicono, quando decidono di uccidere qualcuno: “Deve capire che io sono come Dio: posso dare e togliere la vita a piacimento”. L’immagine è quella di un Dio arbitrario, che non ha nessuna cura, nessuna preoccupazione per l’uomo: un Dio che dà e toglie la vita a piacimento. È un Dio più padrino che padre, che incarna un’immagine di potere umano simile al potere che il boss esercita e che vuole esercitare sempre di più. Non a caso alcuni grandi capi mafia sono definiti “padreterni”…

Come mai la chiesa accetta che la mafia si impossessi di elementi importanti della teologia cristiana per giustificare la sua violenza e intolleranza?
La mafia è una realtà militare, sanguinaria, ma è anche un sistema di potere politico, culturale, sociale. La chiesa cattolica, almeno in Sicilia, è stata abbastanza propensa a condannare le bombe, a condannare gli omicidi, a condannare la mafia in quanto realtà sanguinaria che spara e che uccide. Tuttavia stenta a individuare l’altro volto della mafia, che è il sistema di potere. La chiesa riceve molti favori e molto denaro da politici cattolici che hanno costruito la loro fortuna elettorale sui rapporti con la mafia e per finire rimane abbagliata da questo fiume di favoritismi e perciò tace. Da questo punto di vista ha probabilmente ragione il vescovo di Trapani che in documento privato – che però poi è stato, contro la sua volontà, reso pubblico – diceva: “Noi vescovi siciliani stiamo vendendo la primogenitura per un piatto di lenticchie”, cioè per questo profluvio di denaro pubblico che viene da politici che sono amici dei mafiosi e amici dei preti e che quindi costituiscono oggettivamente un ponte fra la chiesa e la mafia.

Ci sono però anche preti che si oppongono alla mafia e che hanno pagato a caro prezzo la loro scelta. Che peso ha la loro testimonianza in Sicilia?
Sono delle minoranze profetiche, il volto pulito della chiesa. La chiesa cattolica non li condanna e non li esalta. E non permette loro di intraprendere una carriera all’interno del mondo ecclesiastico.

Quello che lei ha scritto non è un libro di sociologia, o di politica, ma è un libro nel quale si delinea ad esempio una teologia non mafiosa o antimafiosa. Quali sono i criteri che contraddistinguono una teologia “antimafiosa”?
Una teologia antimafia o, come preferisco dire io, oggettivamente incompatibile con la mafia, sarebbe una teologia – detto con uno slogan che, mi rendo conto, è un po’ brusco – meno cattolica e più evangelica. Io ritengo infatti che una chiesa che fosse organizzata in maniera più fraterna, più democratica, più attenta ai deboli, meno preoccupata di avere un’influenza politica nella società e più preoccupata invece di annunziare nella libertà il Cristo, diventerebbe gradatamente una chiesa poco interessante per i mafiosi. Il mafioso ha un fiuto speciale per il potere, lo cerca costantemente. E come non si affeziona a nessun partito se non quando il partito diventa di maggioranza, e di governo, non ha nessun motivo di affezionarsi a una chiesa piuttosto che a un’altra se non nella misura in cui quella chiesa è una struttura di potere e quindi può essere un’alleata nella ricerca del consenso sociale.

Lei sostiene che in Sicilia sta crescendo un certo disinteresse, un certo disamoramento nei confronti della lotta per i valori della società civile. È così?
Diciamo che in questo campo i segnali sono contrastanti. Da una parte la Sicilia sta subendo quell’ondata europea o forse occidentale di disaffezione nei confronti delle grandi questioni collettive, delle grandi questioni sociali e politiche: e allora è chiaro che questa disaffezione in generale nei confronti della politica fa il gioco della mafia che appunto non è soltanto una banda di criminali che interessa l’ordine pubblico, ma è un sistema di potere all’interno del tessuto democratico. Va però aggiunto che per fortuna anche in Sicilia ci sono delle minoranze critiche, delle minoranze morali – penso ai ragazzi di “addio pizzo” che sono riusciti a coinvolgere anche gli adulti imprenditori, la confindustria siciliana che per la prima volta da quando esiste dice “se uno dei nostri soci paga il pizzo noi lo espelliamo dalla confindustria”. Non so quanto questo sia efficace dal punto di vista strategico, sicuramente lo è tantissimo dal punto di vista simbolico.

Si può dire che una parola chiave nella lotta contro la mafia potrebbe essere quella della disobbedienza?
Sì, indubbiamente, purché non si riduca la disobbedienza a un fatto puramente pedagogico, o disciplinare. Certo, è importante raggiungere l’autonomia che permette di dire di no, la capacità di trasgredire gli ordini ingiusti, ma occorre andare più a fondo. Nel mio libro, mi chiedo se i fondamenti teologici dell’obbedienza – penso ad esempio all’episodio in cui Dio chiede ad Abramo di sacrificare Isacco, o al papa che dice che attraverso di lui parla lo Spirito Santo – non debbano essere messi in discussione. Non credo che l’unico atteggiamento lecito per un credente debba essere quello di assentire e non capisco perché l’assenso debba essere sempre considerato più meritorio del dissenso. Se non si sradica il fondamento teologico di questa mentalità, poi sul piano operativo, sul piano pedagogico, non riusciamo più a incidere e possiamo soltanto operare dei ritocchi secondari.

Augusto Cavadi, quella contro la mafia è una battaglia che si può vincere?
Se per mafia intendiamo l’organizzazione “cosa nostra” costituita da cinquemila uomini d’onore che hanno il loro regolamento, il loro patrimonio linguistico, la loro organizzazione militare, è indubbio che, come diceva Falcone, si tratta di una realtà umana che ha avuto una data di nascita e avrà una data di morte. Se però il contesto istituzionale, economico e culturale non cambia, potremmo assistere alla morte di “cosa nostra” e nel contempo alla nascita di organizzazioni analoghe. Non dimentichiamo che “cosa nostra” è diventata un modello per le mafie colombiane, cinesi, giapponesi, albanesi, africane che hanno riprodotto con alcuni ritocchi l’essenza della struttura mafiosa (intervista a cura di Paolo Tognina).

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Messaggio all’Ambasciata turca, all’Ufficio cultura e informazione

Segnaliamo che il sito fondamentalista evangelico http://www.icn-news.com/ in cui hanno ampio spazio anche valdesi, luterani, e altre chiese storiche protestanti sta diffondendo la propaganda di guerra di un sito politico. Condanniamo l’uso strumentale dei mezzi d’informazione cristiana ai fini della propaganda e ribadiamo che le chiese dovrebbero essere strumento di pace e di riconciliazione, non causa di conflitti ulteriori. I morti e i feriti dei giorni scorsi non verranno da noi dimenticati.

 

Inviate i vostri messaggi  di solidarietà anche a turchia@turchia.it

 

Ecumenici www.ecumenici.eu esprime al popolo turco e alle sue Istituzioni la piena solidarietà per l’attacco militare israeliano subito in acque internazionali da nave battente bandiera turca e  avente aiuti umanitari per il popolo di Gaza. Noi come cristiani per il dialogo fra le religioni auspichiamo che le ragioni della speranza non cessino con questo atto di guerra sconsiderato e inaccettabile. Desideriamo con Voi e insieme a Voi la costruzione di una società semplicemente umana, senza aggettivi di sorta, rispettosa quindi delle diversità culturali, religiose, nazionali, che sono patrimonio dell’Europa e dell’umanità intera.

Preghiera degli uomini

(Antonio Blunda)

 

Signore,

proteggi mio fratello

con la più grande ragione

di questo Tuo Universo.

Proteggi il nostro cuore

con la ragione silente

che commuove e spezza

qualunque pietra.

Tra mille anni

 o tra un giorno

quel giorno è uguale

come l’acqua del fiume

I suoi occhi, e i miei

sorridono dello stesso conforto

Tutto, e ovunque

avrà avuto lo stesso significato

Se guarderemo indietro

Sarà per spendere un fiore

e ritrovare soltanto

i nostri passi insieme

su questa ruvida terra.

Alcuni messaggi ricevuti dai nostri lettori:

Ho molti amici in turchia e questo paese, che amo per i sui profumi, per le sue contraddizioni, per l’affetto che mi è stato donato, merita pace ma soprattutto giustizia come i deportati ed esiliati di Palestina o dei morti che camminano della striscia di Gaza. L’orrore dovrebbe far riflettere e tracciare nuove vie ma a quanto pare non sempre è così. Un caro saluto
marcantonio lunardi

Sono indignato come cristiano per l’attacco contro flotta pacifista internazionale,ma grazie a Dio non tutti gli israeliani sono d’accordo con politica aggressiva del loro Governo. Guido Ghiani del Movimento Nonviolento da Nuoro

Dell’amica Angela Lano nessuna notizia
Davide Pelanda
[ 31 Maggio 2010 ] fonte: http://www.tempidifraternita.it

(ANSA) – TORINO, 31 MAG – C’e’ anche una giornalista di Torino su una nave del convoglio umanitario, diretto a Gaza, assaltato questa notte dalla marina militare israeliana. Angela Lano, 47 anni, era a bordo della ”8000 – Freedom for prisoners. Freedom for Gaza” con alcuni colleghi. ”Di lei – dicono adesso alla Infopal, l’agenzia di stampa on line di cui e’ direttore – non abbiamo notizie. L’ultima telefonata alle due: diceva ‘gli israeliani ci stanno intercettando’. Poi, il nulla”.(ANSA)

Angela Lano, giornalista torinese,è amica e collaboratrice di Tempi di Fraternità da molti anni. Proprio grazie alla nostra testata è potuta diventare giornalista-pubblicista. Chi scrive da anni la conosce molto bene e le sono molto amico.
Anche noi tutti della redazione di Tempi di Fraternità siamo costernati ed allo stesso tempo attoniti. E ci uniamo al dolore della famiglia con il comunicato qui sotto. Seguiremo la vicenda da vicino su questo sito.
Comunicato della famiglia di Angela Lano

Scritto il 2010-05-31 in News
Malgrado le varie agenzie stampa italiane ripetano che gli italiani sequestrati dalle autorità israeliane “stanno bene”, la famiglia di Angela Lano, direttrice di Infopal.it, informa che la Farnesina e l’Ambasciata d’Italia in Israele non sono in possesso di informazioni al riguardo.

I cittadini italiani a bordo della Freedom Flottilla sono pertanto “spariti” a tutti gli effetti.

Il porto di Ashdod, infatti, dove sono state condotte la navi della Freedom Flotilla, è stato dichiarato “zona militare” dalle autorità israeliane e nessuno può entrarvi, tanto meno i giornalisti.

Israele si rifiuta inoltre di fornire la nazionalità dei sequestrati, pertanto le stesse

Grazie per quello che state facendo. La Turchia è un paese che amo per molte ragioni. Non ultima che là ho dei fratelli e delle sorelle d’elezione. Mi auguro di poter sentire presto il racconto di questo episodio tremendo dalla voce di Angela Lano

Gentile Ambasciatore,

la presente per manifestare lo sdegno e la ferma condanna dell’Associazione Skanderbeg della comunità albanese del territorio metropolitano di Bologna e mio personale, per il criminale attacco subito dalla nave battente bandiera Turca, da parte delle forze armate dello stato di Israele.

L’attacco alla nave Turca, carica di generi di prima necessità, farmaci ed ausili ortopedici, che ha causato molti morti e feriti tra gli accompagnatori, in spregio alle più elementari norme internazionali, si inquadra nelle azioni di mantenimento nell’altrettanto criminale embargo che da anni viene mantenuto a danno della popolazione civile palestinese abitante nel territorio di Gaza.

Certi che la Turchia saprà prendere le misure appropriate per rispondere a questa orrenda provocazione, inviamo con la presente la solidarietà dell’Associazione Skanderbeg ed assieme l’umana vicinanza ai parenti dei morti ed ai feriti impegnati in una così alta e nobile causa.

Distinti saluti

Presidente

Giuseppe Chimisso

Associazione Skanderbeg di Bologna

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La Cina, le chiese cristiane e Haiti

“CRISTIANI” UNITI PER LA CONQUISTA DELLA CINA ?

Come ogni anno, la Società Biblica in Italia ha preparato il fascicolo per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il fascicolo, che quest’anno si ispira al passo del Vangelo di Luca “Voi sarete testimoni di tutto ciò” (Luca 24,48), è predisposto dal Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. La sua elaborazione è stata affidata al gruppo ecumenico della Scozia. Il fascicolo della Società Biblica riporta per intero i passi biblici indicati per gli otto giorni della Settimana. In questa occasione la Società Biblica propone il progetto “Testi biblici per la Cina” con il quale intende raccogliere fondi per stampare, in collaborazione con la Comunità di Taizé e con l’autorizzazione del governo cinese, 1 milione di Bibbie e Nuovi Testamenti da distribuire ai cristiani cinesi. 

Ecumenici ritiene di non partecipare alle manifestazioni che saranno organizzate come segno di protesta e di denuncia contro l’otto per mille percepito dalle diverse confessioni (evangeliche, cattolica ed ebraica), ormai totalmente incapaci di rendersi autosufficienti e autonomi dalla presenza dello Stato – sempre più asfissiante – negli affari religiosi. Il loro stato di crisi spirituale è comunque sotto gli occhi di tutti. Semplicemente assenti per 358 giorni l’anno su 365, sia nei fatti concreti di Vangelo (non certo in TV!) che nella Legge Mosaica, il cui sunto è anch’esso l’amore per Dio e per il prossimo. La nota preghiera del Padre nostro deriva non a caso da preghiere ebraiche!

Surreali ed ipocriti, a nostro avviso, sono gli inviti alla laicità da parte di coloro che si riconosco nello spreco di risorse pubbliche e nel sistema congeniato di prelievo di denaro dalle casse pubbliche.

Diciamo in primis no alla carità pelosa da parte di enti religiosi che attingono denaro dall’otto per mille e facciamo leva proprio sul versetto biblico di quest’anno per chiedervi di divenire promotori di voci di dissenso nelle Assemblee a cui deciderete autonomamente di partecipare: osate chiedere la destinazione di tutto l’otto per mille, e non solo quello, in favore della popolazione Haitiana.

Evangelizzate per favore l’Italia e le sue chiese cristiane; rendete veraci le comunità ebraiche se siete ebrei. Grazie.

Si segnala che sul sito di Medici Senza Frontiere è possibile concorrere alla raccolta fondi per quelle zone terremotate: per info  http://www.medicisenzafrontiere.it/

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Strenna natalizia

www.qualevita.it
 
Questa proposta di lettura è dedicata non solo ai fanciulli ma crediamo in particolare al sig. I. M. un pensionato sfaccendato, il quale non ha ancora compreso che il principe di questa terra durante le due guerre mondiali non era solo l’uomo austriaco “imbianchino” coi baffi ma anche il pontefice Pio XII. I criminali indossano anche divise non militari, anzi non è affatto detto che dietro una divisa non vi sia un discepolo e cittadino allo stesso tempo. Ci preoccupano molto di più – in passato ed oggi – coloro che si vantano invece del titolo di cristiani. Anche fossero solo dei soli professionisti nel baciare anelli ecclesiastici. Non ci basta sentir dire gli slogan  della serie“Gesù ti ama”. A Napoli rispondono “qui nessuno è fesso”.
Come ci si sente dentro napoletani a volte…
 
André Trocmé
Asini e Angeli.
Racconti di Natale e altri tempi dell’anno
Edizioni Qualevita, pp.128, euro 10,00
 

Ognuno dei racconti di questo libro è stato scritto per una festa di Natale ed è stata raccontata dall’autore accanto al tradizionale albero.

Qualcuno di esso è stato riportato su palcoscenico in forma di quadri viventi, che però devono venire spiegati da un commentatore.

Perché gli angeli? Perché il cielo di natale è pieno di messaggi che portano la buona novella dell’arrivo del Principe della Pace.

Perché gli asini? Perché la stupidità delle folle, l’accecamento della brava gente e la viltà dei discepoli, sono ancora più responsabili della cattiveria umana per la morte del Messia e i crimini contro gli uomini.

Il lettore s’imbatterà spesso nella terribile figura del re Erode, e nel racconto del massacro di Betlemme.

Egli deve sapere che molti di questi racconti furono scritti sotto l’occupazione hitleriana e che il Vangelo della nascita, della morte e della resurrezione di Cristo era allora la sola risposta efficace agli errori diabolici commessi dal principe di questo mondo.

Per quanto riguarda gli asinelli del Vangelo, questi sono più vicini agli angeli degli uomini forti, potenti o intelligenti

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La Cina vista dall’interno

Tutte le religioni di Pechino

Uno sguardo alla realtà religiosa cinese

(VE) Il pastore evangelico svizzero Tobias Brandner vive e lavora a Hongkong da dodici anni. Brandner si trova in Cina su incarico dell’organismo di partenariato tra chiese Mission 21, con sede a Basilea. A Hongkong è cappellano nelle carceri. Il settimanale svizzero Reformierte Presse lo ha intervistato a proposito della situazione religiosa in Cina.

Perché il governo cinese non vede di buon occhio le religioni?
Le religioni sono guidate e governate da un’altra autorità. Il governo cinese è abituato a pretendere di essere l’autorità più alta. Le religioni non rispettano ovviamente questa pretesa.

La Cina non gode di una buona immagine, in Occidente, per quanto concerne la libertà religiosa e il rispetto dei diritti umani. A torto o a ragione?
A mio parere, a ragione. La classe dirigente attualmente al potere si preoccupa del dissenso e cerca in ogni modo di vietarlo. La crescente disparità tra ricchi e poveri provoca molta instabilità. Le autorità cinesi affrontano il problema aumentando e irrigidendo i controlli.

In Occidente abbiamo l’impressione che il governo cinese se la prenda più con i tibetani che con i cristiani. Come giudica la situazione?
La situazione dei cristiani è in effetti diversa da quella dei tibetani. Nei confronti dei tibetani il governo attua una vera e propria repressione, perché teme il pericolo di una secessione. Per quanto concerne i cristiani, questo timore non c’è. La maggior parte dei cristiani appartiene all’etnia Han che rappresenta oltre il 90% dell’intera popolazione cinese. Inoltre la maggior parte dei cristiani non si interessa di politica – almeno fino a quando il governo li lascia in pace. Lo Stato cinese sostiene addirittura la chiesa protestante patriottica, allo scopo di guadagnarla alla propria causa e legarla a sé.

I buddisti possono vivere liberamente la loro fede in Cina?
Per i buddisti vale ciò che ho detto per i cristiani. Se mantengono un atteggiamento patriottico e non esprimono critiche contro il governo, vengono lasciati in pace o addirittura sostenuti. È raro che abbiano delle critiche da muovere al governo.

Qual è la situazione della minoranza musulmana degli Uguri?
La paura, diffusa in Occidente, nei confronti di gruppi islamici radicali, ha dato al governo di Pechino la legittimazione per procedere contro la minoranza degli Uguri. Quella popolazione non si sente cinese e questo accresce nelle autorità il timore di una secessione. Il Tibet, il territorio uguro dello Xijiang e Taiwan sono le minacce più rilevanti all’integrità dello Stato. A Taiwan, diversamente che nel Tibet e nello Xinjiang, l’indipendenza è già una realtà.

Il cristianesimo e la mentalità cinese sono compatibili?
Assolutamente sì. Del resto, non conosco nessuna cultura che sia incompatibile con il cristianesimo. Forse si potrebbe dire che la mentalità cinese è anche più compatibile con il cristianesimo che non l’arida razionalità europea. In Cina i racconti di guarigioni spirituali, della cacciata dei demoni, dello Spirito santo che trasforma la vita delle persone trovano un terreno più favorevole.

La religione dominante in Cina è il buddismo?
No, la religione dominante è il culto degli antenati, una forma di animismo. Il buddismo si è diffuso amalgamando elementi di quella tradizione.

E il cristianesimo? Si parla di 60-100 milioni di credenti. È più presente il protestantesimo o il cattolicesimo?
Il protestantesimo è più presente. È anche più capace di adattarsi in modo flessibile alle diverse circostanze contestuali. Il problema, per il cattolicesimo, consiste nel fatto di essere controllato dall’esterno, da un altro centro di autorità. E ciò non piace ai cinesi, i quali da questo punto di vista sono molto sensibili (trad. it. P. Tognina)

 

Ecumenici segnala che il pastore presbiteriano Mark Phillips dall’Ohio (USA) ha accettato l’invito di accompagnarci nel cammino. Sarà nostra cura garantirgli un adeguato servizio di traduzione che consentirà a tutt* di apprezzare il suo servizio.

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I cristiani si uniscono ai mussulmani per gli aiuti a Gaza

I Cristiani manifestano per chiedere la fine delle violenze a Gaza e si uniscono ai Mussulmani per coordinare gli aiuti

Johannesburg/Ginevra (ENI). Varie congregazioni e gruppi religiosi associati in tutto il mondo si sono mobilitati per inviare aiuti e assistenza a tutte quelle persone colpite dagli attacchi israeliani su Gaza e fare pressione sui propri governi affinché si adoperino a chiedere un cessate il fuoco immediato nel ristretto territorio della striscia di Gaza dove vivono circa un milione e mezzo di Palestinesi.

Tre autoambulanze che erano usate come ambulatori mobili, sostenute da Aiuti dalla Chiesa Danese  (DanChurchAid), una associazione internazionale danese per lo sviluppo di aree depresse e che fornisce aiuti alle popolazioni bisognose, sono state distrutte da un attacco israeliano nella notte del 5 gennaio scorso. Israele ha giustificato il proprio intervento sul territorio di Gaza per fermare i continui attacchi di Hamas per mezzo di missili verso Israele. L’associazione DanChurchAid attraverso il coinvolgimento di singole persone, gruppi, chiese e consigli ecumenici di vari credi religiosi, dal Kenia alla Svezia, passando per Stati Uniti d’America e Australia, stanno portando avanti moltissime azioni non violente che coinvolgono associazioni cristiane riguardanti la crisi politica di Gaza.

www.ecumenici.eu  rinvia per gli approfondimenti a questo link http://www.danchurchaid.org/sider_paa_hjemmesiden/where_we_work/middle_east/israel_palestine/read_more/health_clinic_blown_to_pieces di Copenhagen e a quelli collegati nella stessa pagina.

Gli aiuti di DanChurhAid (biscotti, latte e medicamenti), stanno affluendo all’ Ah Ahli Arab Hospital che accoglie in queste ore soprattutto bambini palestinesi feriti dalle bombe israeliane. In un articolo pubblicato poche ore fa sul loro sito si sottolinea ormai come si delinei una gravissima crisi di acqua potabile. L’energia elettrica è disponibile per solo per 4 ore al giorno mentre continua in maniera del tutto pretestuosa il boicottaggio israeliano degli aiuti umanitari e in particolare anche dei rifornimenti di diesel.

 

Si sottolinea che Eni è l’agenzia ecumenica luterana-riformata piu’ diffusa nel mondo. Abbiamo rinunciato da mesi a presentare altre Agenzie religiose protestanti in quanto insignificanti sullo scenario mondiale e quella italiana è di carattere marcatamente confessionale e fortemente discriminatoria – a più riprese -nei nostri confronti. Le traduzioni sono a cura del prof. Antonio Pinto, che si distingue sempre per la sua preziosa disponibilità e amicizia.

Doriana Goracci ci invita a sentire voci israeliane fuori dal coro al seguente link:

http://www.webmov.org/wpress/2009/01/14/pacifisti-israeliani-si-rifiutano-di-arruolarsi-per-combattere-a-gaza/

Christians rally for end to Gaza violence, join Muslims in aid drive

Johannesburg/Geneva (ENI). Churches and associated groups around the globe have mobilised to send aid and assistance to those affected by Israeli attacks on Gaza and to lobby their governments for a cease-fire in the tiny territory where 1.5 million Palestinians live. Three mobile health clinics, supported by DanChurchAid, a Danish aid and development group, were destroyed in a night-time Israeli air strike on 5 January. Israel says the aim of its campaign is to halt the continuous firing of rockets into its territory from Gaza. DanChurchAid along with individuals, groups, churches and councils of churches from Kenya to Sweden to the United States to Australia are carrying out hundreds of advocacy actions involving Christians concerned about the Gaza crisis.

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Benedizioni e non guerra!

Condividiamo il dolore di tutte le vittime della guerra in corso, condanniamo qualsiasi violenza in atto sotto ogni forma e per qualsiasi fine, ci rivolgiamo ad ambo le parti per chiedere la cessazione delle attività belliche e di terrorismo in corso, preghiamo per tutti i bambini del medio oriente e per le loro famiglie, perché l’idolatria non trasformi due popoli in carne da macello. Protestiamo contro i mercanti della morte che alimentano il circuito della diffusione delle armi in Israele e in Palestina: da quelle convenzionali a quelle nucleari.

Chiediamo alla minoranza cristiana di Ecumenici di rinunciare questa sera a qualsiasi festeggiamento per il nuovo anno e/o in alternativa di dedicare un momento di riflessione a tavola coi propri cari per non dimenticare chi sta vivendo nella paura, nel lutto e nella fame. Sotto i razzi.

Perché non ci sono MAI razzi “buoni” e razzi “cattivi”. Esistono solo razzi che uccidono vite umane.

Vogliamo benedizioni su questi popoli, entrambi a noi cari in egual misura! Eterno – almeno tu – accogli la nostra supplica.

 palestina

Da Oriella a tutti noi:

L’eterno sia davanti a te

per dimostrarti la giusta via.

L’Eterno sia accanto a te

per abbracciarti e proteggerti.

L’Eterno sia dietro a te per preservarti

dall’astuzia di gente cattiva.

L’Eterno sia sotto di te per sorreggerti

se cadi e per tirarti via dal laccio.

L’Eterno sia dentro di te

per consolarti quando sei triste.

L’Eterno sia intorno a te per difenderti

se gli altri ti assalgono.

L’Eterno sia su di te per benedirti.

Così ti benedica

l’Iddio pieno di bontà!

 

(benedizione irlandese)

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31 ottobre: Festa della Riforma

Desmond Tutu: quando la libertà del cristiano osa sperare

Premio Nobel per la pace per il suo impegno a favore dei diritti umani e contro il razzismo, Desmond Tutu dal 1996 è presidente della Commissione per la verità e la Riconciliazione istituita dal governo del Sudafrica per favorire la riconciliazione nazionale e far luce sulle violazioni dei diritti umani commesse dal 1960 al 1993 durante il regime dell’apartheid (si veda la “Commissione per la verità e la Riconciliazione in Sudafrica” nella sezione Esperienze di nonviolenza).
La sua storia si incontra quindi con quella di Nelson Mandela, simbolo, per il popolo sudafricano, della conquista della libertà e dell’uguaglianza. Di lui ha detto: “Nelson Mandela trascorse ventisette anni in prigione. Quei ventisette anni furono la fiamma che temprò il suo acciaio, rimuovendo le scorie. E quella sofferenza patita nell’interesse di altre persone gli conferì un’autorità e una credibilità che non avrebbe potuto avere altrimenti. I veri leader devono prima o poi convincere i loro seguaci che non si sono buttati nella mischia per interesse personale ma per amore degli altri. Niente può testimoniarlo in modo più convincente della sofferenza. Sarebbe riuscito Nelson Mandela a ritagliarsi il suo posto nella storia come grande leader politico e morale senza quella sofferenza? Ne dubito”
Desmond Tutu nasce a Klerkdorp nel 1931 nel Transvaal, Sudafrica. Dodici anni dopo si trasferisce a Johannesburg dove termina le scuole superiori e inizia a insegnare in una scuola elementare di una baraccopoli nera della città.
Si sposa con Leah e ha quattro figli. Intanto intraprende la preparazione teologica e nel 1961 viene ordinato sacerdote. Dopo qualche anno di studio in Inghilterra, prende ad insegnare teologia in alcune università del suo paese. Nel 1975 è il primo nero ad essere nominato decano di Johannesburg e due anni più tardi vescovo di Lesotho.
Intanto fra l’opinione pubblica, in risposta alle azioni di repressione da parte del governo contro le manifestazioni a favore dell’uguaglianza sociale e sulla spinta del black consciousness, movimento di emancipazione della popolazione nera nato all’interno del mondo accademico e guidato da Steve Biko, va crescendo la protesta pubblica per le strade. Il momento più drammatico si verifica nel giugno del 1976 quando una protesta pacifica si trasforma, dopo la morte di un ragazzino, in un massacro di 500 persone. Seguono provvedimenti contro le stesse organizzazioni cristiane sostenitrici del movimento di “coscienza nera” che appoggia le proprie rivendicazioni proprio su una rilettura della Bibbia dal punto di vista dei bisogni e della realtà dei neri, fino a sfociare nella cosiddetta black theology (teologia nera) di cui si fa portavoce il nostro autore : “[…]La teologia nera è quella che si interessa a questa parte dell’umanità, a questi uomini e donne che hanno acquisito la coscienza del loro valore in quanto persone, che si rendono conto di non doversi più scusare per il fato di esistere, che credono di avere un’esperienza qualitativamente distinta da quella degli altri, e che tale esperienza richiede di essere studiata e compresa in relazione a ciò che Dio ha rivelato di sé e tramite il figlio, Gesù Cristo […]”.
È proprio in questa fase delicata che il vescovo anglicano Tutu assume l’incarico di segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese sudafricane (SACC).
Nel 1979, sostiene una campagna di disobbedienza civile dei neri d’Africa. Da questo momento inizia una vasta opera di pressione presso la comunità internazionale e di denuncia del regime dell’apartheid che costringe i neri a condizioni disumane. Naturalmente ciò gli costa vari provvedimenti restrittivi da parte del governo che arriva persino a dichiararlo sovversivo; così replica: “Con il dovuto rispetto, tutti i commissari erano persone che beneficiano quotidianamente del sistema socio-politico che noi vogliamo cambiare”.
Nel settembre del 1984 scoppia un’altra protesta nel ghetto di Soweto, dove a lungo aveva incoraggiato la sua gente a non arrendersi alle discriminazioni da pastore; la risposta dell’allora primo ministro Botha non cambia. Nello stesso anno il ricevimento del premio Nobel per la pace gli consente di avanzare richieste più visibili al governo in direzione dell’uguaglianza sociale e politica in un paese democratico.
Con l’istituzione della repubblica del Sudafrica (1994), Desmond Tutu prosegue la sua azione pastorale non esitando a far sentire al sua voce anche a livello politico.

Ecumenici parteciperà domani al culto di Milano della Festa della Riforma con lo stesso spirito libero di Desmond Tutu e di tutti coloro che vivono pienamente la libertà del cristiano. Appuntamento alle ore 20.30 presso la Chiesa Evangelica Battista, Via Pinamonte da Vimercate, 10 (adiac. Moscova). Sermone del pastore luterano  Ulrich Eckert

 

Come protestante non posso non ricordare a me stesso e alle chiese evangeliche le parole di Desmond Tutu “Perdonare e riconciliarsi non significa far finta che le cose sono diverse da quelle che sono. Non significa battersi reciprocamente la mano sulla spalla e chiudere gli occhi di fronte a quello che non va. Una vera riconciliazione può avvenire soltanto mettendo allo scoperto i propri sentimenti: la meschinità, la violenza, il dolore, la degradazione…la verità. ”

Anche fra le chiese e dentro le chiese e fra gli stessi cristiani.

Maurizio Benazzi

 

 

 Una breve riflessione sull’affermazione della Riforma

 

(Ecumenici) Zwingli iniziò il suo ministero nella chiesa cattolica a Zurigo durante la peste del 1519, che provocò la morte di quasi una persona su due, nella città svizzera. Fra i suoi compiti vi era quello di consolare i morenti per cui si rese conto ben presto che ciò avrebbe potuto implicare la malattia. La sua sopravvivenza fisica era quindi nelle mani di Dio. In un inno dedicato alla peste che scrive, non si appella ai santi perché lo guarissero e non si aspetta che la chiesa possa intervenire per lui in qualche modo. Vi si ritrova invece l’austera determinazione di accettare qualsiasi cosa gli venisse riservata da Dio. Leggiamo infatti:

Fai quello che vuoi,

perché nulla mi manca.

Son tuo strumento,

che puoi riscattare o distruggere.

E’ impossibile leggere questa poesia senza essere colpiti dall’abbandono totale del riformatore alla volontà di Dio. Zwingli superò il periodo della peste ma quell’esperienza fece crescere in lui la convinzione di essere uno strumento nelle mani di Dio, da usarsi esclusivamente per l’adempimento dei propositi divini.  Il problema dell’onnipotenza di Dio non era una questione da manuale teologico ma la questione anche della sua esistenza. Per taluni critici Zwingli accettava il fatalismo di Seneca, autore verso cui mostra un certo interesse come del resto per tutti i classici, sebbene Zwingli sia prevalentemente influenzato dall’interpretazione dell’apostolo Paolo, che vede quasi coincidenti Legge e Vangelo. Ma la sovranità di Dio, porta Zwingli in un certo senso anche fuori dall’umanesimo dell’epoca. La Riforma era per lui un processo educativo e scriverà che circa duemila persone a Zurigo sono illuminate per effetto della sua predicazione. Riconosce insomma che il destino generale dell’umanità e quello stesso della Riforma sono determinati dalla provvidenza divina. Poiché è Dio l’attore principale del processo di Riforma e non i singoli individui.

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Ecoteologia: è tempo di agire

Clima e teologia/1. Conclusa la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente

Le chiese europee chiamate ad una “conversione ambientale”

Roma (NEV), 1 ottobre 2008 – La VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) – tenutasi dal 24 al 28 settembre a Triuggio, vicino Milano sul tema “La vera sfida del cambiamento climatico” – lancia un appello a tutti i cristiani: “È ora di agire!”, esortano i delegati dell’ECEN, sottolineando come la crisi ambientale non va contrastata con i soli buoni propositi, bensì attraverso comportamenti reali che mutano alla radice “il nostro modo di pensare, di sentire e di agire. Il nostro rapporto con il mondo – si legge nel documento finale – non può essere puramente utilitaristico e consumistico”.

L’invito rivolto ai leader di chiese, alle comunità e ai singoli cristiani di tutta Europa è quello di fare pressione sui rispettivi governi e rappresentanti politici del Parlamento Europeo, i quali nei prossimi mesi dovranno prendere importanti provvedimenti in merito alle emissioni di gas serra. Gli stessi leader religiosi sono incoraggiati anche a sviluppare delle vere e proprie road-map, con scadenze e obiettivi da raggiungere, con lo scopo di combattere il riscaldamento globale.

La VII Assemblea della ECEN si è conclusa con una cerimonia ecumenica nella Chiesa evangelica metodista di Milano gremita per l’occasione. Un centinaio di delegati di chiese e associazioni ecclesiali di 27 paesi d’Europa hanno partecipato insieme alla comunità e ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane di Milano ad una liturgia dedicata alla “Salvaguardia del Creato”.

Non a caso, infatti, l’Assemblea dell’organismo ecumenico, nato nel 1998 nell’ambito della Conferenza delle chiese europee (KEK), si è svolta in questo periodo dell’anno: “Esso coincide con il ‘Tempo per il Creato’, periodo liturgico che va dal 1 settembre al 4 ottobre, che è dedicato dalle chiese europee alla preghiera per la protezione della creazione ed alla promozione di stili di vita sostenibili” – ha spiegato il pastore luterano Ulrich Eckert della Commissione globalizzazione e ambiente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), che ha organizzato l’evento.

“Sono sempre più numerose le chiese in Europa che si occupano di tematiche legate alla cura della creazione di Dio. Pertanto diventa sempre più importante offrire anche uno spazio di scambio di esperienze e di decisione per un’azione comune, qual è appunto la nostra Rete”, ha dichiarato il segretario generale dell’ECEN, il pastore Peter Pavlovic.

“La nuova società che dobbiamo costruire deve essere basata su una conversione spirituale: una metànoia. Confessiamo a Dio e alla Creazione: Abbiamo peccato contro di Te, perdonaci, e dacci la forza di ricominciare”, con queste parole si conclude il documento finale della VII Assemblea ECEN, che ha eletto nel suo direttivo Antonella Visintin, coordinatrice della Commissione globalizzazione e ambiente della FCEI (vedi in documentazione il documento integrale).

 

Clima e teologia/2. “Le nostre chiese devono agire ora!”

Letizia Tomassone ha aperto la VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente

Roma (NEV), 1 ottobre 2008 – “Il riscaldamento globale del pianeta provoca l’estinzione di specie animali e vegetali, sconvolge equilibri umani e sociali, provoca guerre, carestie, epidemie e catastrofi naturali soprattutto nelle regioni più povere del mondo. Per le nostre chiese questo significa agire ora”. Lo ha detto la pastora valdese Letizia Tomassone, vicepresidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), nel quadro della VII Assemblea della Rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) che si è tenuta a Triuggio (MI) dal 24 al 28 settembre.

Tomassone, che mercoledì 24 settembre ha aperto i lavori dell’Assemblea organizzata quest’anno dalla FCEI, ha sottolineato l’importanza di prendere sul serio i dati scientifici: “È necessario studiare e analizzare la situazione facendosi aiutare dagli scienziati. Insomma, non credere, per una volta, di conoscere già tutto, e di avere già la risposta pronta”.

Il 25 settembre i partecipanti – provenienti da tutta Europa e appartenenti a diverse denominazioni cristiane – hanno ascoltato una serie di interventi di scienziati sul tema del cambiamento climatico. “Ci sono modi per ridurre le emissioni di gas serra e le chiese possono contribuire nel proporre cambiamenti negli stili di vita e nei modelli di comportamento”, ha affermato il climatologo Jean-Pascal van Ypersele, vice presidente del Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (organismo insignito del premio Nobel per la Pace 2007), che ha tracciato un quadro globale della situazione “peggiorata drasticamente dal 2001”. Per l’urbanista Roberto Ferrero serve una “visione sacra” del mondo che si traduca in una “riformulazione etica e professionale che coinvolga tutti gli aspetti della produzione”. Il biologo svedese Stefan Edman ha invitato le chiese a disfarsi del suo “tetro moralismo”, per legare invece la questione ambientale alle tematiche dei diritti umani e della solidarietà. La serata del 25 ha inoltre visto una tavola rotonda dibattere sul cambiamento climatico in chiave ecumenica: sono intervenuti l’ortodosso Dimitri Oikonomou, il riformato Otto Schäfer, il cattolico romano Karl Golser, l’evangelico Alfredo Abreu e il laico Michael Slaby del programma ONU per l’ambiente.

“Le chiese in Italia cominciano a percepire che il cambiamento climatico tocca con urgenza il nostro agire come credenti. Allora diventa necessario ascoltare e predicare l’evangelo che ci parla di ‘conversione’, del cuore e degli stili di vita, e di un ‘regno’ nel quale l’armonia fra natura e umani è operata da Dio. La terra è l’unico ambiente che abbiamo in cui vivere, è espressione dell’amore di Dio per noi. Davvero non sapremo prendercene cura?” si è chiesta Tommassone, che ha apprezzato la presenza ai lavori assembleari di diversi delegati cattolici italiani che lavorano nella “pastorale del creato”. “Spero che possa nascere proprio sui temi dell’ambiente un nuovo e positivo dialogo ecumenico” ha concluso.

Il 26 settembre in piazza Duomo a Milano i delegati si sono riuniti insieme ai rappresentanti del Consiglio delle chiese cristiane del capoluogo lombardo per una “manifestazione del silenzio”: un’ora di preghiera a favore della salvaguardia del Creato.

L’ECEN, nata nell’ambito della Conferenza delle chiese europee, si occupa da 10 anni di questioni ambientali (www.ecen.org ).

 

Scheda di approfondimento

 

LA VERA SFIDA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO – UN APPELLO ALLE CHIESE

Documento finale dell’Assemblea ECEN – Triuggio (Milano), 24-28 settembre 2008

La VII Assemblea generale della rete cristiana europea per l’ambiente (ECEN) si è riunita a Triuggio, presso Milano, su invito della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, dal 24 al 28 settembre 2008. Tema dell’Assemblea era “La vera sfida del cambiamento climatico”, basato sul ruolo che l’ECEN ha avuto durante la III Assemblea ecumenica europea di Sibiu (Romania) nel settembre 2007, e le raccomandazioni adottate in quell’incontro, in particolare per quel che riguarda l’osservanza del “Tempo per il Creato” nelle chiese.

LA SCIENZA

Il riscaldamento globale è una realtà. E’ impossibile spiegare il cambiamento climatico soltanto considerando fattori naturali. Dal 20% al 30% delle piante e delle specie animali corrono un aumentato rischio di estinzione. Il cambiamento climatico sta già provocando conseguenze non più evitabili. Coloro che ne soffrono maggiormente sono le popolazioni povere del sud del mondo e non quelle che traggono profitto dalle emissioni dei gas serra, essenzialmente nelle nazioni ricche del nord del mondo.

Il Comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (IPCC) ha calcolato che i paesi industriali del nord del mondo dovranno ridurre le loro emissioni di anidride carbonica tra l’80 e il 95% entro la metà di questo secolo, in modo da mantenere l’aumento medio della temperatura globale sotto i 2° centigradi. Ma anche questo obbiettivo può essere mancato se non iniziamo immediatamente. Oggi è il tempo di agire!

BASI TEOLOGICHE

I temi e le preoccupazioni del movimento ambientalista offrono molte opportunità per confessare la nostra fede cristiana e proclamare il messaggio di vita e di speranza secondo cui il Salvatore ha così tanto amato il mondo che, per salvarlo, è divenuto parte di esso.

Secondo la prospettiva cristiana, agire contro il cambiamento climatico è segno significativo – segno che Cristo, la Parola di Dio, viene nel mondo per portare vita e non morte. Il nostro compito è predicare questa buona notizia a tutta la creazione.

La distruzione dell’ambiente provocata dagli esseri umani non si riscontra solo in azioni concrete, ma trova radici nei nostri atteggiamenti più profondi. Non basta più vivere attingendo dal mondo circostante; gli esseri umani hanno bisogno di una relazione con il mondo che non sia puramente utilitaristica e basata sul mercato.

Il termine “crisi ambientale” non è propriamente accurato. La crisi attuale non viene realmente dal di fuori (una crisi che riguarda l’ambiente fisico che ci circonda), ma è una crisi che parte dall’interno di noi stessi, dal nostro modo di pensare, di percepire e di agire.

RETI E DIALOGHI

Costruiamo nuove reti ed intraprendiamo nuovi dialoghi. Costruiamo ponti tra “religioso” e “secolare”, come nella nostra rete ecumenica abbiamo abbattuto le barriere tra denominazioni. Troviamo un terreno comune con gli scienziati, arricchendoci reciprocamente delle nostre visuali diverse sulla meraviglia della creazione, e proteggendoci gli uni gli altri dai pericoli dell’antropocentrismo e dell’arroganza. Lavoriamo con i politici e i governi, i responsabili nel compito di ridare forma alla società, offrendo loro con coraggio parole profetiche di critica e di incoraggiamento.

IL CONTRIBUTO DELLE CHIESE

E’ imperativo che le chiese accettino la sfida di ritrovarsi insieme per superare la minaccia della carenza d’acqua, il diminuire dei raccolti, i disastri naturali, le malattie, le migrazioni e molti altri effetti provocati dai cambiamenti del clima. Incoraggiamo i responsabili delle chiese a sviluppare una propria strategia complessiva, con tempi e obbiettivi chiari, per contribuire a migliorare la situazione del surriscaldamento globale.

– E’ vitale che l’educazione ispiri il cambiamento, che sentiamo urgente nelle società consumistiche dominanti, verso uno stile di vita più semplice e verso macro cambiamenti in politica e nell’economia. L’ecologia e il cambiamento climatico devono essere inclusi nella formazione di ogni tipo di ministero.

– Molti progetti significativi sono già stati attivati nelle chiese. Raccomandiamo alle chiese di collegarsi le une con le altre e con altre comunità di fede. Raccomandiamo inoltre che esse continuino a risparmiare e a usare l’energia in modo efficiente, e di orientarsi verso energie rinnovabili. Esortiamo ogni chiesa locale a promuovere, prima del 2010, nuovi programmi di “eco-management” nell’ambito delle proprie chiese locali. Le incoraggiamo a investire nelle necessità legate alla crescita spirituale, all’educazione e alla cultura piuttosto che in cose materiali.

– Ogni chiesa nella sua vita comunitaria deve essere un modello di comportamento per un nuovo tipo di mobilità nel quale si passi dal paradigma della velocità delle automobili, degli aerei e delle navi a modelli di trasporto più puliti e meno rischiosi.

– E’ essenziale che le nostre chiese affrontino i problemi legati all’acqua come un’espressione della chiamata evangelica a prendersi cura del presente e del futuro del pianeta. In particolare, le chiese dovrebbero proporre cambiamenti nel modo di vivere per proteggere le risorse d’acqua, riducendone la nostra necessità personale e il nostro uso di acqua potabile, agendo attivamente per la giustizia di coloro le cui risorse idriche sono in pericolo a causa del cambiamento climatico, e facendo passi concreti per il riciclo e il riuso dell’acqua degli edifici e della campagna.

– Invitiamo le chiese a godere della diversità e della bellezza della creazione e a sentire responsabilità verso di essa. Raccomandiamo a ogni chiesa locale e comunità di iniziare progetti pratici o di sensibilizzazione sulla biodiversità prima del 2010. Le organizzazioni per la tutela della natura hanno in questo ambito molta esperienza e sono disponibili a fornire assistenza. La preoccupazione per la preservazione della biodiversità è anche un contributo al dibattito condotto all’interno del “Decennio per sconfiggere la violenza”.

– Invitiamo le chiese a monitorare i governi nazionali, e le discussioni e le decisioni dell’Unione europea (UE) e delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e su questioni ad esso collegate. Le chiese delle nazioni dell’UE dovrebbero rivolgersi ai propri governi e ai rappresentanti politici nel Parlamento europeo, in vista di importanti decisioni che verranno prese nei prossimi mesi. Gli impegni dell’UE non devono essere ottenuti tramite concessioni: significativi tagli di gas serra devono essere ottenuti attraverso degli impegni immediati.

IMPEGNO

La nuova società che dobbiamo costruire deve essere basata sulla metanoia, cioè sulla conversione spirituale. Confessiamo quindi a Dio e alla Creazione: Abbiamo peccato contro di te; perdonaci, e donaci la forza per ricominciare.

Diventiamo dunque testimoni di speranza in un tempo in cui molte persone disperano, predicando la buona notizia che Dio ha così tanto amato il mondo da diventare parte di esso per salvarlo.

(traduzione a cura dell’Agenzia stampa NEV – notizie evangeliche)

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