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Amicus curiae

Per rispondere a questo appello occorre prendere carta e penna e scrivere in italiano a :

European Court of Human Rights

Council of Europe

67075 STRASBOURG Cedex

France

La libertà di religione è una delle fondamenta su cui si reggono i Diritti Umani Universali e la civile convivenza.

Il diritto ad avere, non avere e cambiare una religione è sancita dall’Articolo 18 della Dichiarazione del 1948 e questo diritto è considerato così importante da non poter essere sospeso per nessuna ragione al mondo (Art 4.2 e Art. 18 del ICCPR).

http://www.volint.it/scuolevis/dirittiumani/patto_dir_civ.htm

Ovviamente per libertà di religione si intende qualcosa che va ben al di là di una mera libertà di culto. Ma libertà non significa abuso o obbligo. La libertà dei credenti termina dove comincia quella dei non credenti o di chi pratica una diversa religione.

La logica conseguenza di questi principi assolutamente elementari è la necessità, per ogni paese decente, di rispettare i diritti di tutti e di avere alcuni luoghi “neutri”, cioè privi di simboli e riferimenti religiosi.

Questo purtroppo in Italia non accade.

Con la risibile scusa che la maggioranza dei cittadini apparterrebbe al cattolicesimo il simbolo di questa religione viene imposto in ogni luogo pubblico, mentre i diritti dei non cattolici sono ben poco rispettati.

Nei tribunali e nelle scuole i simboli cattolici devono essere esposti e la Signora Lautsi si è rivolta alla giustizia italiana per ottenere il rispetto dei diritti dei suoi figli. Le risposte sono state surreali.

http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/02feb2/1633ritastatolaico.htm

Ma per fortuna ci sono dei giudici a Strasburgo e la sentenza Lautsi c. Italie ha rimesso le cose a posto.

Voglio sperare che la Grande Chambre confermerà la sentenza permettendo a tutti i cittadini italiani di iniziare a fruire di quei diritti che da troppo tempo gli sono negati.

Dott. Claudio Giusti

Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel.  39/0543/401562     39/340/4872522
e-mail  giusticlaudio@aliceposta.it

http://www.osservatoriosullalegalita.org/special/penam.htm

Claudio Giusti ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti.

NOTA

La Corte Europea dei Diritti Umani (del Consiglio d’Europa) deve decidere sul ricorso presentato dal nostro governo alla sentenza Lautsi c. Italia, quella del crocefisso per intenderci. Chiedo a tutti di scrivere (in italiano) alla Corte chiedendo il rigetto del ricorso perché un paese rispettoso dei diritti umani deve avere dei “luoghi neutri” in cui veniamo accettati in quanto esseri umani e cittadini, senza alcun riferimento alle nostre convinzioni o condizioni. Scuole, tribunali, uffici postali, ospedali, eccetera devono essere liberi da simboli religiosi.

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Ma non tutti i cattolici la pensano come a Roma o a quelli del PD

Accanimento terapeutico sul Crocifisso

di don Paolo Farinella

«Cattolici, seguite l’esempio di don Milano, staccate voi il Crocifisso dalle scuole»

 

Ancora una volta devo cambiare argomento perché, inattesa, la Corte europea di Strasburgo ha sentenziato che il Crocifisso nelle aule scolastiche configura «una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni». A sentenza ancora calda, «s’ode a destra uno squillo di tromba, / a sinistra risponde uno squillo» e agli squilli striduli rispondono le campane dell’Osservatore Romano e limitrofi. Che strano mondo! Tutti parlano del Crocifisso come segno unificante dell’identità culturale del nostro Paese, il governo addirittura ricorre contro la sentenza e ognuno usa il Crocifisso come una clava: e tutti vanno a Messa a pregare Dio, ma tu ti preghi il tuo ed io mi prego il mio. Povero Crocifisso! Tutti lo vogliono, nessuno la calcola, e ognuno lo usa per il proprio brodo e la propria indecenza. Se io fossi il Crocifisso – absit iniuria verbi –  tra le due e le tre di notte (orario canonico legale), mi riprenderei la croce e me ne andrei su Plutone.

Veniamo da una estate in cui chi faceva i gargarismi con «i valori cristiani» ha fatto scempio di minorenni, di prostitute, di famiglie e di mercato di cariche in cambio di sesso.  Si assassinano immigrati con una legge infame in nome della «civiltà cristiana». Non si è lesinato fango immorale sui propri nemici o presunti tali per conto ella dignità della persona. Si è visto un presidente del consiglio screditato moralmente e civilmente, ma in cerca disperata di preti e vescovi complici per  risalire almeno in facciata la china dell’immondizia. S’è potuto ascoltare anche l’assordante silenzio dei vescovi che pure avrebbero dovuto essere rappresentanti affidabili di quel Crocifisso schiodato, rinchiodato e riucciso sull’altare degli interessi dei «doveri istituzionali», svendendolo come merce di scambio e prestandosi a quel gioco delle parti che padre Ernesto Balducci così denunciava: «A tenere  buona l’anarchia ci pensano i poliziotti, a tenere buone le inquietudini evangeliche ci pesano i burocrati di Dio».

Abbiamo, siamo, restiamo allibititi perché per noi credenti di strada, il Crocifisso non sarà mai un «simbolo di civiltà cristiana», tragica bestemmia teologica, ma «scandalo, stoltezza e debolezza di Dio» (1Cor 1,23), il cuore del mistero stesso della Trinità che nessuno può ridurre a cultura, a morale, a valori, pena lo svuotamento del senso cristiano che annuncia al mondo la gratuità assoluta di un Dio che si svuota di se stesso per un amore senza confini, a perdere, per tutta l’umanità e che san Paolo chiama «Agàpē» (Fil 2,1-11 e 1Cor 13,1-8). Permettere che il Crocifisso sia difeso da cavalieri atei perché espressione della cultura dominante significa solo trasformare il «mysterium crucis» in «mysterium iniquitatis», diventandone complici e ancora carnefici. 

Sono convinto che il Crocifisso, appeso alle pareti dei luoghi pubblici da un re ateo e da un governo che definiva Gesù «sporco ebreo», non avrebbe mai dovuto starci e oggi dovrebbero essere gli stessi cattolici a staccarlo dalle pareti, spolverarlo e in ginocchio riportarlo nel cuore della fede che è una proposta e mai una imposizione. Nel 1953 nel 1° giorno di scuola popolare, don Lorenzo Milani, ucciso da quella stessa gerarchia che oggi lo annette al sistema, tolse il crocifisso dalla parete della sala parrocchiale «perché non doveva esserci neppure un simbolo che facesse pensare che quella fosse una scuola confessionale», spiegando: «se uno mi vede eliminare un crocifisso non mi darà dell’eretico, ma si porrà piuttosto la domanda affettuosa del come questo atto debba essere cattolicissimamente interpretato perché da un cattolico è posto» (Lett. 20-5-1953 a A. Parigi). Sì, i cattolici dovrebbero amare così il Crocifisso da essere loro stessi a levare i crocifissi dallo stato comatoso di ornamento impolverato.

 

Ecumenici abbraccia fraternamente questi cattolici perseguitati da Roma con ogni strumento e mezzo, diretto e indiretto. Oltre che dal potere sciagurato e dai loro portaborse di opposizione.

A queste persone coraggiose rivolgiamo il nostro silenzio di adorazione a Dio e Le ricordiamo nelle preghiere e nei sospiri quotidiani di pace.

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Zucche vuote

 “Dove nascono, in fin dei conti, i diritti umani universali? In posti piccoli, vicino casa. In posti così piccoli e vicini che non possono essere visti in nessuna mappa. Eppure questi luoghi sono il mondo dell’individuo: il quartiere in cui vive, la scuola o l’università che frequenta, la fabbrica o l’ufficio in cui lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cerca la parità senza discriminazioni nella giustizia, nelle opportunità e nella dignità. Se questi diritti non hanno significato là, significano poco ovunque e se non sono applicati vicino casa non lo saranno nemmeno nel resto del mondo.”
Eleanor Roosevelt, 1958

 

 

7 novembre 2009

7 novembre 1962   Muore Eleanor Roosevelt, “madre” della Dichiarazione Universale

 

 

Una signora finlandese, sposata a un italiano, con figli italiani ed essa stessa cittadina italiana, si è messa in testa di educare i suoi ragazzi all’ateismo. La sua pretesa, per quanto “disdicevole”, non è un reato nel nostro paese, ma si scontra con l’abitudine che hanno le autorità di impiantare in ogni luogo scolastico pubblico, e quindi pagato anche dalle tasse degli atei, il simbolo della religione ritenuta, a torto o a ragione, dominante in questo paese.

La signora protesta perché, secondo lei, la presenza del simbolo religioso può indurre i suoi figlioli a ritenere che quanto viene loro insegnato a casa non sia poi così vero e ne chiede la rimozione. Le autorità scolastiche se ne guardano bene e la signora si rivolge a numerosi tribunali della Repubblica. Tribunali che si esibiscono in una serie di sentenze una più surreale dell’altra.  

http://www.osservatoriosullalegalita.org/06/acom/02feb2/1633ritastatolaico.htm

A questo punto la testarda signora continua la sua lotta fuori dai confini nazionali e ottiene udienza presso la Corte Europea dei Diritti Umani del Consiglio d’Europa: organismo questo, non poi così finto, di cui fanno parte tutti i paesi del continente europeo (manca solo il Belarus) e da non confondere con l’Unione Europea che conta 27 membri su 47. La Corte ascolta sia lei che il governo italiano e sentenzia quello che sa ogni persona intellettualmente onesta che ha a cuore il rispetto dei Diritti Umani: cioè che l’esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici è una chiara violazione delle norme internazionali.

http://cmiskp.echr.coe.int/tkp197/view.asp?action=html&documentId=857724&portal=hbkm&source=externalbydocnumber&tabl

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/04/la-signora-lautsi-contro-il-governo-italiano/

Il resto sono solo zucche vuote.

Claudio Giusti

 

 

P.S.

La signora italo-finlandese ha gestito la causa a suo nome, in modo da garantire un minimo di anonimato e di protezione ai suoi cari, fatti segno di aggressioni anche fisiche da parte dei nostri cattolicissimi fascisti.

 

 

Dott. Claudio Giusti

Via Don Minzoni 40, 47100 Forlì, Italia
Tel.  39/0543/401562     39/340/4872522
e-mail  giusticlaudio@aliceposta.it

Claudio Giusti si è laureato, in tempi non sospetti, con una tesi sul dissenso in URSS. Ha avuto il privilegio e l’onore di partecipare al primo congresso della sezione italiana di Amnesty International ed è stato uno dei fondatori della World Coalition Against The Death Penalty. Fa parte del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti, ma considera ormai conclusa la sua attività sui diritti umani ed è felicemente tornato ad occuparsi di fumetti e cartoni animati.

 

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Crocefissi? No grazie. La nostra Fede non è quella pagana!

Comunicato della XXXI Ottobre sulla sentenza della Corte europea sul crocifisso

Una sentenza giusta e opportuna quella della Corte europea sul crocifisso nelle scuole italiane che ha dato ragione a una genitrice finlandese che con coraggio e caparbietà, dopo avere inutilmente ricorso al TAR e al Consiglio di Stato, ha ottenuto finalmente giustizia da un prestigioso tribunale internazionale. Una sentenza che in definitiva mira a sprovincializzare il nostro paese di fronte all’Europa.
Nell’apprendere tale notizia l’Associazione XXXI Ottobre manifesta soddisfazione e sollievo anche e soprattutto per le motivazioni della sentenza che danno ragione alle posizioni assunte nel tempo dall’Associazione nella difesa della laicità della scuola pubblica: la prima riguarda la necessità di garantire la parità tra le fedi, inclusa la libertà di non credere; la seconda focalizza i diritti dei genitori a una didattica esente da ipoteche confessionali. Dopo il pronunciamento del TAR del Lazio sfavorevole ai crediti scolastici agli avvalentisi dell’Irc vi è materia per sperare che le cose possano mutare.
Il coro di anatemi e dichiarazioni bellicose che si è levato trasversalmente non solo dal Vaticano e dalla ministra Gelmini, che conferma ancora una volta di non rappresentare tutta la scuola italiana, ma anche della maggior parte delle forze politiche italiane, scontando l’integralismo estremistico di Lega e UDC, conferma la difficoltà per molti di distinguere la tradizione da ciò che è lecito, la difesa del potere della maggioranza dai diritti delle minoranze.
Sostenere che il crocifisso è un simbolo per tutti e, in ogni caso, non “fa male a nessuno” come l’ora di religione cattolica e che esso costituisce un dato culturale e storico più che religioso, connaturato all’italianità, è dire il falso e forzare l’evidenza dei fatti. Si dimentica che esso è stato imposto dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di stato con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro paese. Si dimentica altresì che la revisione del Concordato del 1984 ha modificato sensibilmente la situazione, cancella ndo la religione di stato e rendendo facoltativo l’Irc. Sappiamo che molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro ma resta intatto il riconoscimento di un principio sacrosanto in una società moderna e multiculturale, quello per cui nozioni, simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali.

                                                 Nicola Pantaleo
            (Presidente dell’Associazione XXXI Ottobre per una scuola laica e pluralista)

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Enigma Čajkovskij

Ecumenici pur trovandosi perfettamente d’accordo con diversi appelli che circolano in rete (in primis quello sostenuto anche da Giuliano Falco e dal suo frizzante blog) per esperienza ormai quasi decennale non darà informazioni in tal senso: sono state molte le lamentele di nostri lettori e lettrici che si sono visti invadere la cassetta postale con posta indesiderata dai più disparati gruppi.

Nessuna cessione di indirizzi è stata fatta in passato né verrà fatta a terzi in futuro del nostro data base. Segnaliamo semmai che l’adesione a eventuali appelli sulla rete vi pone nel rischio di incorrere al fenomeno di spamming e/o all’utilizzo improprio degli indirizzi elettronici raccolti durante le petizioni stesse.

La petizione serve solamente se indirizzata direttamente alla Presidenza del Consiglio, al Ministero della salute, al Ministro degli interni qualora si voglia protestare contro l’abolizione delle cure primarie ed essenziali agli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno, compresi i bambini.

Siamo certi di interpretare gli auspici di tutti.


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Noi, cattolici contrari al crocifisso nei luoghi pubblici

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato stampa delle Comunità Cristiane di Base.

Se una persona, un qualsiasi “povero cristo”, chiede giustizia di fronte a quella che lui sente come una prevaricazione religiosa e confessionale, di fronte cioè all’esibizione del crocifisso negli edifici pubblici, gli organismi dello Stato non possono mettere su un piatto della bilancia la solitudine di quel povero cristo e sull’altro piatto il peso della “stragrande maggioranza” accomunata da una appartenenza religiosa. Devono decidere in base ad altri criteri, quelli del diritto uguale per tutti e quello dell’interesse pubblico.

Questa è laicità.

E’ ciò che ha fatto il giudice spagnolo del tribunale di Valladolid Alejandro Valentin ordinando a una scuola pubblica della città settentrionale di rimuovere i crocifissi affissi alle pareti, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico.

Sono tanti e qualificati i cattolici critici verso l’ostensione pubblica della croce. E non da oggi. Facciamo qualche esempio.

Don Milani, ora in odore di santità, aveva tolto il crocifisso dalla scuola di Barbiana.

Il cattolico senatore Mario Gozzini, promotore della legge che umanizza la carcerazione, nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce.

E oggi sono tante le esperienze di fede cristiana aperte al globalismo dei diritti e alla pace: le comunità di base, tante oscure parrocchie e associazioni cattoliche e confessioni protestanti che condividono la scelta del giudice spagnolo.

Il problema è che il sistema dei media non ne dà notizia, anche se non è mai troppo tardi.

 

La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane

(Fonte: Micromega)

  

Ad Ecumenici non è sfuggito – durante l’ultimo incontro degli omosessuali credenti di Milano – l’invito proveniente dalla base cattolica degli iscritti all’associazione Il Guado a trasformarsi in gruppo interconfessionale ed ecumenico. Se il Guado deciderà di togliere dalle pareti simboli religiosi e in primis la croce non mancherà l’iscrizione nel 2009 del sottoscritto.

Maurizio Benazzi

 

Sabato 6 Dicembre – Ore 17.00 – Sede di Via Soperga 36 – Milano
Enigma Čajkovskij

Percorso multimediale nella vita e nell’opera di un grande musicista dell’Ottocento.
 

 musica

Čajkovskij ha lasciato una grande quantità di scritti, di lettere e di diari: la sua sensibilità si esprimeva sugli spartiti così come la sua intelligenza e la sua interiorità trovavano spazio sulla carta. Leggendo queste pagine si scopre moltissimo del suo carattere e non si può fare a meno di notare come nella musica egli abbia trovato il miglior modo per esprimerlo: in questa maniera, le composizioni di Čajkovskij si rivelano ancora più interessanti e imponenti nel loro significato. Certo, egli non amava essere conosciuto dalla gente nella sua intimità e nella sua sottile psicologia interiore, ma tuttavia possiamo considerare questo sgarbo nei suoi confronti come una necessità, affinché la sua musica possa dare realmente “conforto e sostegno” alla maggior parte di persone.
I suoi scritti «offrono l’opportunità di mostrare Čajkovskij per quello che realmente era, con tutti i suoi difetti. La figura del compositore non ne soffre in alcun modo; anzi, ci troviamo di fronte al ritratto completo di un uomo di grande fascino e sensibilità spirituale, un uomo dall’intelligenza multiforme e dai molteplici interessi. La ricchezza del suo carattere, la sua gentilezza, la sua modestia, il suo amore per i bambini e per la natura non possono suscitare altro che la nostra più calda simpatia. Ciò che Čajkovskij soffrì a causa della sua omosessualità certamente non suscita né disprezzo, né censura, ma piuttosto una profonda compassione e pietà. La tendenza all’isolamento che sentiva come una disgrazia e come qualcosa di vergognoso, gli sforzi per vincere la sua natura, per essere come tutti gli altri, il suo tragico matrimonio e la crisi conseguente» se giudicati senza pregiudizi rendono la giusta chiarezza alla musica di Čajkovskij. «C’erano profonde radici psicologiche e fisiologiche per la visione del mondo tragica ed intensamente personale di Čajkovskij, per la sua disarmonia spirituale. Senza la conoscienza di quest’aspetto della vita del compositore è impossibile determinare l’origine di quell’angosciosa, trepidante ricerca della felicità irraggiungibile che caratterizza la sua trattazione musicale dell’amore. Nessun altro compositore dà ai suoi sentimenti tale espressione sublime» Alexandra Orlova, Čajkovskij. A self-portrait., pagg. XIV-XV, Oxford University Press, New York, 1990.
 
 
Con Michelangelo Cannizzaro, autore, tra l’altro, del ritratto che riportiamo sopra, cercheremo di approfondire il bellissimo profilo di Čajkovskij delineato nelle righe precedenti da Alexandra Orlova. In particolare, attraverso l’ascolto di alcuni sue composizioni, cercheremo di scoprire come la sua omosessualità ha saputo dare profondita’ e pathos alla sua produzione artistica.

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