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Un ebreo comunista grande, anzi il più grande

Spesso ignoriamo chi siano i Padri della nostra Costituzione e talvolta gli stessi ebrei o i protestanti, i buddisti, gli induisti,o ancora gli islamici dimenticano la lunga battaglia nelle aule parlamentari e nella società civile dopo la fine del secondo conflitto mondiale, che ha contrassegnato la lotta per la libertà religiosa in Italia. Un patrimonio di ideali che ha determinato l’apertura della società postfascista alla modernità e al pluralismo attraverso l’ipotesi di realizzare delle Intese dello Stato con le diverse confessioni religiose, in un quadro generale comunque fortemente compromesso – in termini di laicità – dai patti lateranensi.

Ebbene ci fu un ebreo comunista di nome Umberto Terracini che desideriamo ricordare (attraverso la pagina che il sito Anpi gli dedica)  per celebrare la giornata della cultura ebraica.

Ecumenici è testimone e vive di questa pagina di cultura scritta da Italiani con la I maiuscola. Di Credenti che hanno speso la loro esistenza per dare voce agli altri. Oggi pensiamo agli amici buddisti, induisti ma soprattutto alla scandaloso comportamento di questo Governo idolatra (esattamente uguale a quello precedente, in termini pratici) che ha rinunciato ad aprire tavoli differenziati di discussione con le diverse realtà islamiche presenti sul territorio. Si aspettano falsamente di trovare una realtà monolitica, controllata e controllabile che non appartiene al DNA dell’Islam (grazie a Dio!). Proprio per questo chiedono l’impossibile a chi cattolico non è, per rendere in realtà un servizio agli interessi della religione dominante.

E’ evidente che esiste ancora una questione aperta in termini di pratica della religione in Italia. La questione non si risolve a ben vedere con la stipula di rinnovi delle Intese con minoranze del tutto insignificanti in termini numerici, come è accaduto nei mesi scorsi.

Bisogna quindi iniziare nuovamente una lotta per poter far emergere questo diritto umano inviolabile anche nella ex terra dei papi. Noi sognatori incalliti ci stiamo provando: abbracceremo più strettamente questa causa su Facebook, ove le nostre liste crescono in modo spontaneo e vigoroso.

Noi quaccheri siamo una categoria di evangelici che contrariamente agli altri sanno di essere una Via ma non la sola via dell’Eterno. Partiamo da questo presupposto e nella consapevolezza che le chiese sono spesso – troppo spesso e senza distinzioni – inutili per farti “diventare” un  cristiano adulto. Non sono credibili a se stesse figuriamoci per chi si è allontano da esse per mille valide ragioni!

Allora molto meglio immergersi nella dimensione spirituale di Umberto Terracini e scoprire nella sua Fede vissuta e praticata l’apertura del nostro unico Dio. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è veramente il Dio dei seguaci del Risorto ma anche di chi segue le indicazioni del Profeta.

 

Maurizio Benazzi

 

 

 

Umberto Terracini  
 Nato a Genova il 7 luglio 1895, morto a Roma il 7 dicembre 1983, avvocato, dirigente comunista e parlamentare.Era bambino quando la sua famiglia si trasferì da Genova a Torino. Fu qui che Terracini, studente sedicenne, aderì alla Federazione giovanile socialista, diventando il segretario della locale sezione. La sua propaganda contro la guerra gli procurò il primo arresto nel 1916 e, subito dopo, l’arruolamento e l’invio in zona d’operazione. Partecipò alla prima Guerra mondiale, come soldato semplice del 72° Reggimento fanteria, essendogli stata preclusa (per ragioni politiche), la nomina ad ufficiale.
Finito il conflitto, Terracini, era il 1919, si laureò in Giurisprudenza. Amico di Antonio Gramsci, fu con lui promotore del settimanale L’Ordine Nuovo che, da rassegna di cultura socialista, divenne “organo dei Consigli di fabbrica”.
Nel gennaio del 1921 Terracini, durante il Congresso socialista di Livorno, è tra i fondatori del Partito comunista d’Italia. Entrato nell’Esecutivo del nuovo partito svolge una notevole attività internazionale. Nel giugno-luglio 1921, Terracini partecipa al III Congresso dell’Internazionale comunista e viene eletto nell’Esecutivo, nonostante fosse entrato in polemica con Lenin e con Trotzki, dichiarandosi in contrasto con la direttiva del “Fronte Unico” con i socialisti. Terracini fu per l’ultima volta in Russia in occasione del V Congresso del Comintern del giugno-luglio 1924. Tornato in Italia, nel dicembre fu arrestato.
Catturato una seconda volta a Milano nel 1925, ebbe ancora modo di partecipare a Lille al Congresso del Partito comunista francese. Poi, il 12 settembre 1926, la privazione della libertà, che si sarebbe conclusa soltanto con la fine della dittatura. Conclusione che avvenne in anticipo, rispetto ai 22 anni ai quali Terracini fu condannato, il 4 giugno 1928, dal Tribunale speciale di fronte al quale tenne, non un intervento a propria difesa, ma una memorabile requisitoria contro il fascismo.
Dopo i lunghi anni di carcere e di confino – che sul recluso pesarono, nonostante la moglie Alma Lex gli fosse moralmente vicina, soprattutto per le incomprensioni con i compagni di partito che l’avevano isolato – nell’agosto del 1943 Terracini torna in libertà. Ma la situazione precipita e lui, comunista ed ebreo, deve cercare rifugio in Svizzera, mentre nel suo partito una commissione è incaricata di giudicarne le posizioni politiche. Terracini non attende in Svizzera le conclusioni dell’inchiesta (che arriveranno, con la “riabilitazione”, il 14 dicembre del 1944) e chiede ed ottiene, dal CLNAI di passare nella repubblica partigiana dell’Ossola, dove ha l’incarico di segretario della Giunta di governo.
Dopo la Liberazione, Terracini entra nel Comitato centrale e nella Direzione del PCI. E’ capogruppo dei senatori comunisti per due legislature. Soprattutto è membro della Consulta e il 2 giugno 1946 è eletto presidente dell’Assemblea Costituente. E’ Terracini che appone la sua firma, con Enrico De Nicola e Alcide De Gasperi, alla Costituzione della Repubblica.
Terracini – che è stato senatore sino alla morte, che dalla sua fondazione è stato sempre presidente dell’ANPPIA (l’Associazione nazionale dei perseguitati politici antifascisti), che fu membro autorevole del Consiglio mondiale della Pace, dell’Associazione dei giuristi democratici, della Federazione internazionale dei movimenti di Resistenza, della Società europea di cultura – ha esercitato la sua professione di avvocato soltanto quando si è trattato di difendere i perseguitati, gli antifascisti, le vittime della violenza. L’editore La Pietra ha pubblicato, nel 1975 e nel 1976, una parte dell’epistolario di Umberto Terracini: due libri dal titolo Sulla svolta e Al bando del partito.
  
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La Bibbia e l’Europa

La Bibbia e l’Europa
Storia di un rapporto complesso e difficile. Senza la Bibbia l’Europa sarebbe diversa

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19 aprile 2009 – (Paolo Ricca VE) Direttamente o indirettamente tutta l’Europa è imbevuta di Bibbia, non solo a livello delle elaborazioni culturali, ma anche al livello più spiccio della esistenza quotidiana che ne è determinata, anche senza che ce ne accorgiamo, in molti modi. Per esempio moltissimi europei, anche se atei, portano dei nomi biblici; le norme di comportamento elementari anche di coloro che non si considerano cristiani sono quelle della Bibbia, codificate in alcuni almeno dei dieci comandamenti. Alla storia dell’arte europea la Bibbia ha offerto moltissimo materiale e sovente anche ispirazione e un gran numero di storie bibliche e di personaggi biblici sono entrati nell’immaginario collettivo, sono entrati a far parte di quel mondo non fisico, di quel mondo ideale che accompagna la nostra vita e la nostra esistenza. Personaggi e storie bibliche hanno popolato e popolano tuttora la nostra fantasia. Provengono dalla Bibbia sia grandi visioni e affermazioni di ordine religioso e filosofico (per esempio la nozione del tempo misurato), sia realtà più semplici della vita quotidiana come i proverbi. Il proverbio “chi cerca trova”, che tutti sanno, è una parola di Gesù, ma in generale chi pronuncia questo proverbio non lo sa e così via. Pensate al ruolo della croce nella storia della fede, e anche dell’incredulità, del nostro continente, fino, ad esempio, al ruolo svolto da personaggi come Adamo ed Eva e la loro storia. La visione dell’uomo, la cosiddetta antropologia, è sostanzialmente determinata dal racconto della vicenda dei progenitori dell’umanità. Si potrebbe continuare a lungo in questo elenco.

Studio e diffusione
C’è poi tutto il lavoro che è stato compiuto in Europa sulla Bibbia. La Bibbia ad esempio è sempre stata letta in tutte le messe, quanto meno domenicali, da venti secoli a questa parte. Immaginate la quantità di comunicazione del testo biblico: per venti secoli in tutte le messe, e non soltanto nelle messe, tutto questo materiale biblico è stato comunicato e in qualche maniera trasmesso. Pensiamo al breviario (riservato al clero della confessione cattolica) che è sostanzialmente un insieme di testi biblici (vi sono anche altri testi, ma certamente la gran parte è materiale biblico).
Pensiamo al ruolo dei Salmi nella preghiera della Chiesa e in generale dell’universo religioso europeo, pensiamo all’immenso lavoro compiuto in Europa per la trasmissione del testo biblico, agli innumerevoli manoscritti che hanno inondato l’Europa, che hanno occupato generazioni e generazioni di monaci, in modo particolare, all’immenso lavoro per tradurre, per commentare, per spiegare, per divulgare, per illustrare il testo biblico, pensiamo alla famosa “Biblia pauperum” (Bibbia dei poveri) a partire dal sec. XIII, a questo immenso sforzo per rendere la Bibbia accessibile, tramite pitture murali o su pergamena, agli analfabeti o ai preti che erano appunto poveri, in certe circostanze, per comprare la Bibbia in forma di manoscritto, che utilizzavano questa specie di Bibbia per commentare e raccontare qualche cosa della storia della salvezza. Alcuni studiosi vedono in questa espressione una allusione polemica ai movimenti ereticali, che proprio in quel periodo facevano della predicazione itinerante, il cui contenuto era essenzialmente la Bibbia (in particolare il Sermone sul Monte), uno dei punti prioritari del loro programma di rinnovamento cristiano.
Oppure si pensi a tutta la storia, davvero infinita, della predicazione della Bibbia, non soltanto del suo commento e della sua illustrazione, ma proprio della predicazione, dell’annuncio della Bibbia. Tutta l’evangelizzazione dell’Europa è stata ovviamente fatta anche e in particolare attraverso la trasmissione di contenuti biblici, nei culti, nell’istruzione, nella predicazione itinerante e poi via via nei secoli fino ad oggi con una quantità veramente gigantesca di lavoro. Sotto questo profilo acquista un valore emblematico il fatto che il primo libro stampato in Europa è la Bibbia. Ora tutto questo lavoro sulla Bibbia in larga parte precede la Riforma protestante, è un lavoro che è avvenuto anche nel tardo medioevo, è avvenuto nel primo millennio. Nella sola Germania, dal 1466 al 1522, quindi nell’arco di sessanta anni, vedono la luce diciotto Bibbie complete in tedesco. Insomma Bibbia ed Europa hanno delle storie inestricabilmente intrecciate.

Censure e divieti
Ma c’è anche il rovescio della medaglia e cioè una serie di fatti che mostrano come in Europa la Bibbia sia stata incatenata, vietata, bruciata oppure semplicemente ignorata. C’è anche un’Europa che ha avuto paura della Bibbia come se l’avesse temuta e perciò volesse a tutti i costi tenerla a bada. Incatenata è stata la Bibbia soprattutto alla lingua latina e dalla lingua latina nel senso che la Bibbia “Vulgata”, traduzione in latino della Bibbia, fatta per liberare la Bibbia dalla prigione di lingue che erano divenute largamente sconosciute, è diventata a sua volta una prigione quando il latino non era più lingua conosciuta, se non dalle classi colte e dal clero superiore. Quindi il latino è stata la prigione: prima è stata la liberazione e poi è stata la prigione della Bibbia in Europa. È stato necessario liberare la Bibbia dal latino; c’è qui tutta la storia complicatissima, intricatissima delle versioni della Bibbia in lingua volgare proprio per liberare la Bibbia dalla prigione della lingua latina e restituirla al popolo. Proprio a questo punto, nel momento in cui dalla Bibbia in latino si passa alle Bibbie in lingua volgare, si colloca il divieto, appare sull’orizzonte della storia tutta una serie di divieti.

Il Concilio di Trento
Il Concilio di Trento si occupa della Bibbia in due decreti, dell’8 aprile 1546. Uno è quello in cui si fissano i libri canonici, includendo anche i deuterocanonici, e si afferma che il Concilio riceve con pari atteggiamento di devozione e di pietà, insomma di fede, sia gli scritti biblici fissati secondo il canone del Concilio, sia le tradizioni non scritte, che però lo Spirito Santo o Cristo stesso avrebbero oralmente comunicato agli apostoli e sarebbero state trasmesse attraverso i secoli “come da mano a mano” fino ai nostri giorni, sia per quanto concerne questioni di fede che di morale. La Scrittura a Trento viene canonizzata, ma non da sola, e nasce lì questa specie di doppia parola, che poi avrà tutta una storia fino al Vaticano II.
Il secondo decreto che ci interessa è quello in cui si danno diverse norme riguardo alla stampa della Bibbia: si vieta una Bibbia stampata senza l’indicazione della città, oppure con una indicazione inesatta, falsa della città, si vieta di pubblicare una traduzione della Bibbia senza l’indicazione del traduttore, si vieta di smerciare una Bibbia stampata da un’altra città, si vieta il possesso della Bibbia, si vieta insomma un po’ tutto quello che non è sotto il controllo dell’autorità ecclesiastica. Si vietava già da prima ai laici la lettura della Bibbia, senza autorizzazione ecclesiastica e senza la presenza di un competente. La Bibbia viene per così dire messa in libertà vigilata. La Bibbia deve essere controllata, non può essere lasciata in mano ai laici, ai credenti, ci deve essere sempre l’occhio della Chiesa che vigila sull’uso della Bibbia nella chiesa. Potremmo parlare di una Bibbia messa sotto chiave, e la chiave è in tasca al clero. Anche tu la puoi avere a casa tua, ma sono io che apro tutte le volte che vuoi leggere. Così mi è parso di poter leggere vedendo quel decreto del Concilio di Trento.
E così la Bibbia ha cominciata una nuova storia. Dobbiamo parlare di una Bibbia clandestina – siamo in Europa non in Iraq! – di Bibbia contrabbandata, bisogna parlare di Bibbia arrestata, di Bibbia requisita, di Bibbia sequestrata, di Bibbia bruciata. C’è anche la libertà di Bibbia. Dunque c’è stata anche una caccia alla Bibbia, non è esagerato dirlo, e c’è stato indubbiamente nel nostro passato questo rapporto ambivalente, conflittuale, contraddittorio. La Bibbia viene avvertita come pericolo potenziale, certo come una grande benedizione e come una grande verità purché però non mi sfugga di mano. Va in qualche maniera tenuta al guinzaglio, l’imprimatur ecclesiastico va posto su ogni traduzione e su ogni spiegazione. Questo per quanto riguarda in particolare l’Europa cattolica.

Bibbia e protestantesimo
Se diamo uno sguardo all’Europa protestante, la situazione è ovviamente abbastanza diversa anche se è abbastanza tipico, io credo, il fatto che le Società Bibliche nascano accanto alle chiese e non come opere delle chiese stesse. Certo i credenti che le compongono sono membri delle chiese, ma è tipico che la Società Biblica in quanto tale sia un’opera collaterale, un’iniziativa sovente laica che sorge in particolare in rapporto alla iniziativa missionaria.
Il quadro del rapporto Bibbia-Europa in area protestante sarebbe incompleto se non evocassimo almeno tre fenomeni importantissimi, tipici, che già entrano nell’oggi del nostro discorso e che riguardano naturalmente anche l’area cattolica dell’Europa, ma in modo particolare hanno riguardato in origine e riguardano in parte ancora in maniera specifica il mondo protestante.
Il primo è l’eclisse della Bibbia. Viviamo una grande contraddizione: l’eclisse della Bibbia dalla vita personale e familiare. È un fenomeno all’ordine del giorno nei paesi protestanti (nei paesi cattolici non mi sento di pronunciarmi), è un fatto straordinario, eccezionale, relativamente nuovo. A fronte di una moltiplicazione di iniziative per rendere conosciuta la Bibbia, di traduzioni in tutte le forme e in tutte le lingue, di fatto, registriamo che è scomparsa quella che, nel protestantesimo, è stata una figura tipica e cioè la Bibbia di famiglia, che diventava poi la Bibbia delle famiglie, la Bibbia che accompagnava una famiglia attraverso molte generazioni (ma sappiamo in quale situazione si trova la famiglia nel mondo moderno). Anche lo studio personale della Bibbia, l’incontro quotidiano con la Bibbia, è molto rarefatto.
Secondo, c’è stata nell’area protestante, oggi anche in quella cattolica, ma è il protestantesimo che è stato il luogo genetico di questo immenso fenomeno, tutta la critica biblica: un’immensa operazione culturale, ma anche spirituale, che tendeva e tende alla valorizzazione della Bibbia (non alla sua relativizzazione). È un fenomeno ancora in corso e continuerà ad esserlo, un fenomeno che caratterizza l’oggi del rapporto Bibbia-Europa.
Il terzo fenomeno che desidero evocare è quasi una risposta polemica o critica nei confronti della critica biblica: il biblicismo, il fodamentalismo biblico. Abbiamo oggi una vastissima area di cristianesimo, soprattutto protestante o di origine protestante, che è biblicista o fondamentalista. Il fenomeno non è tipico del nostro secolo, perché è cominciato prima, ma certamente oggi ha assunto proporzioni ragguardevoli e non è semplicemente un fenomeno marginale.

Bibbia e cultura laica
C’è un terzo punto al quale accennare: l’Europa laica, l’Europa agnostica, quella che in qualche maniera si è sottratta al potere e alla tutela ecclesiastica e in questo modo ha anche praticamente messo da parte la Bibbia. L’Europa laica ha rimosso, oppure snobbato, ignorato, la Bibbia considerandola comunque parte di un universo superato o settoriale. Abbiamo così il grande paradosso di un’Europa laica che direttamente o indirettamente attraverso rivoluzioni, riforme o evoluzioni, ha affermato una serie di valori e di ideali che sono facilmente riconducibili a matrici bibliche – la libertà, la dignità umana, la giustizia sociale. È una situazione paradossale: l’Europa laica ha proclamato dei valori, degli ideali e li ha incarnati in strutture, leggi, istituzioni che sono diventati – anche senza volerlo – parte della coscienza europea, che non si possono non ricondurre al messaggio biblico, Ma tutte queste realtà sono state anche affermate senza, o contro, coloro che della Bibbia parlavano in quel tempo. Ecco perché la storia Bibbia-Europa è una storia complessa, contraddittoria, conflittuale, non pacifica: abbiamo la Bibbia diffusa e abbiamo la Bibbia vietata, abbiamo la Bibbia applicata e abbiamo la Bibbia ignorata.
Oggi la Bibbia circola liberamente in tutta Europa anche là dove fino a ieri era vietata come in Albania. La sua diffusione era praticamente paralizzata nei paesi dell’est (la famosa scusa della mancanza di carta) e anche là oggi la Bibbia può circolare e circola. Essa circola dappertutto.

La libertà della Bibbia
La Bibbia è libera, questo è un fatto nuovo. Anche gli imprimatur che continuano ad esistere sono più formali che sostanziali, non indicano più un controllo, credo, ma semplicemente un quadro. L’imprimatur che pure continua ad esistere, credo abbia un valore molto relativo: non è più censura. Questa libertà di Bibbia – come la chiamo volentieri – è un fatto nuovo in Europa, non era così ieri. Questa libertà di Bibbia oggi non è soltanto formale, una libertà che tu hai ma non usi; oggi viene usata questa libertà, è una libertà materiale, utilizzata in particolare proprio nel cattolicesimo romano, dove c’è non soltanto una fioritura di studi, perché questo potrebbe anche restare circoscritto all’accademia, per quanto rilevante essa sia. Anche a livello popolare, a livello di comunità c’è indubbiamente un interesse, e una passione in qualche caso, di lavoro biblico e questo è, secondo me, il fatto più importante da quando c’è stato il Concilio Vaticano II. Non soltanto la libertà di Bibbia è presente, ma è utilizzata, praticata, materializzata. Questo fatto non potrà non portare a frutto, perché la Parola di Dio non torna a Dio a vuoto, come ben sappiamo.

Ecumenicità del lavoro biblico
Il secondo fatto che caratterizza la situazione è l’ecumenicità del lavoro biblico sia a livello di traduzione, sia di spiegazione sia infine, pur con qualche difficoltà maggiore e gradazioni diverse, a livello di diffusione. Questo carattere ecumenico del lavoro biblico è certo tipico del nostro secolo, dell’oggi del rapporto tra Bibbia e Europa. È un fatto di enorme portata per due ragioni. La prima è ovvia e cioè che la Bibbia è il principale bene ecumenico della cristianità, oggi. È cioè la realtà condivisa più cospicua che ci sia. Una Bibbia, la stessa Bibbia per tutti. Ma c’è un secondo punto: la Bibbia stessa è una sorta di scuola vivente di ecumenismo, di ecumenicità. È un modello di ecumenicità, per riprendere lo slogan dei luterani di “unità nella diversità”: una Bibbia, due Testamenti; un Vangelo quattro redazioni; un apostolato tredici-dodici apostoli; un messaggio, molte voci, compreso, appunto il conflitto e la tensione tra Paolo e Giacomo, ecc. Ognuno potrebbe parlare a lungo del carattere della Bibbia come luogo in cui si integrano, in cui coesistono, si cercano, si trovano, si riconoscono forme di pietà, di fede, di comunità tra loro molto diverse appunto senza che questa diversità diventi divisione.
Mentre è emblematico il fatto che il lavoro biblico sia ecumenico è anche promettente che la Bibbia a sua volta diventi scuola di ecumenismo per le chiese. Credo che la Bibbia è più ecumenica delle chiese e che il grande sforzo che noi dobbiamo fare è proprio quello di diventare ecumenici almeno come la Bibbia.

La Bibbia e gli altri
Terzo fatto saliente, e questa è una grande sfida, la Bibbia non è più sola in Europa, nel senso di libro della fede, libro religioso per eccellenza, testo sacro. Non è sola. Come l’Europa è diventata e sta sempre più diventando anche religiosamente pluralista così anche la Bibbia ha perso quella posizione di monopolio più o meno totale che in questi venti secoli essa ha avuto.
La Bibbia oggi ha dei concorrenti, ha dei compagni di strada. Oggi c’è il Corano che sempre più diventa, nella misura in cui cresce la comunità islamica, europea, ma non c’è soltanto il Corano. Ci sono, come sappiamo, molte altre correnti religiose, buddiste, ecc, molti libri dall’oriente e ci sono poi delle specie di bibbie viventi: i vari guru che popolano anche il nostro paese che credono di essere una sorta di rivelazione permanente e personale. Questo è un fatto che caratterizza la situazione odierna e la rende appunto in qualche modo più problematica.

Il futuro
Quali compiti? Ne indico due in rapida successione. Il primo compito: dobbiamo evitare di confondere la libertà della Bibbia come libro, con la libertà della Bibbia come Parola. Ho parlato volentieri della libertà di Bibbia, ma non vorrei che questo ci inducesse a pensare che la Bibbia come messaggio è libera. Noi possiamo diventare dei carcerieri cioè potremmo svolgere il doppio ruolo. Da un lato di essere i diffusori del libro, dall’altro, nello stesso tempo, i carcerieri del messaggio. Ci sono molti modi in cui la Bibbia pur essere incatenata, imprigionata e addomesticata. Il pulpito è una specie di simbolo della Bibbia predicata, su ogni pulpito c’è la Bibbia aperta. Ma il pulpito può anche essere il luogo in cui la Bibbia viene addomesticata. Rientra nella nostra responsabilità di comunità cristiana, far sì che non si identifichi la libertà del libro come libertà della Parola che questo libro attesta. Ecco un compito. Molta Bibbia è tuttora lettera morta nel nostro cristianesimo. Un solo esempio: il famoso Sermone sul Monte, che pure non è certo la parte minore della predicazione di Gesù, finora nella storia della chiesa ha avuto uno strano destino. In parte è stato “risucchiato” in quella sorta di cristianesimo elitario che è il monachesimo, cioè il Sermone sul Monte sì, ma per qualcuno soltanto, ma certo per noi poveri cristiani qualunque no, è troppo, non possiamo permetterci il lusso di cercare di viverlo. È soltanto un esempio per indicare come si può incatenare la Bibbia anche semplicemente lasciandola lettera morta. Anche se il libro circola, la lettera muore, la Parola giace: la Bibbia come tomba della Parola di Dio e noi becchini di questa Parola.
Il secondo compito, più arduo, e ci avventuriamo su un terreno molto delicato, minato, è questo: la Bibbia è fatta di Antico e Nuovo Testamento. Credo che dopo duemila anni in cui abbiamo interpretato l’Antico Testamento alla luce del Nuovo, forse è venuto il tempo in cui dobbiamo interpretare il Nuovo alla luce dell’Antico. Il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, cioè il nostro rapporto con la Bibbia è stato, a mio giudizio, condizionato dal divorzio tra Chiesa e Israele. Questo rapporto tra l’Antico e il Nuovo Testamento non lo abbiamo elaborato in una situazione di rapporto positivo con Israele (non dico di identificazione perché siamo cristiani e non ebrei). Un compito per la cristianità, un compito ecumenico, è appunto quello di ripensare questo rapporto tra i due Testamenti alla luce di un rapporto ricuperato, restituito ad una positività che nel Nuovo Testamento esiste (Romani, capitoli 9 – 11), tra Chiesa e Israele, alla luce del superamento del divorzio tra Chiesa e Israele. Sarà un bel compito, molto utile per la fede e per la predicazione della chiesa nel mondo (Paolo Ricca, teologo e pastore valdese, già docente della Facoltà valdese di teologia di Roma)

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Perché sig. Prefetto di Milano non possiamo dimenticare!

La recente notizia che il Prefetto di Milano ha consentito il raduno della destra europea nazifascista ci ha sconvolto… è l’aver firmato l’appello dell’ANPI non ci fa sentire affatto con la coscienza a posto. Ho deciso anche questa volta di rivolgermi ai figli di Ferdinando Visco Gilardi. Scroprirete piano piano di chi si tratta: leggendo i nostri articoli in queste sere. Un abbraccio fraterno e prolungato a Leonardo Visco, autore di questo testo.

Legnano, Nuovo Comitato Nazionale di Liberazione della Cultura.

Maurizio Benazzi

 

“Oltre quel muro – La Resistenza nel campo di Bolzano 1944-45”.

 

La storia poco conosciuta delle donne e degli uomini che si opposero alle SS e che diedero vita a un Comitato Clandestino di assistenza ai deportati in una mostra con decine di documenti inediti.

 

Con Fossoli, Borgo San Dalmazzo e Trieste, che furono parte integrante del sistema concentrazionario nazista, il Durchgangslager di via Resia a Bolzano, uno dei quattro in Italia, era un campo di transito verso l’inferno germanico e l’anticamera dei campi di sterminio di Mauthausen, Dachau, Flossenbürg, Ravensbrück e Auschwitz. Erede del campo di Fossoli, chiuso a giugno del 1944 di fronte all’avanzata degli Alleati, il Campo di concentramento di Bolzano vide passare tra il 1944 e il 1945 circa 9500 persone provenienti da 31 Paesi del mondo, che venivano rivestite con una tuta blu e una croce rossa sulla schiena e contraddistinte da un triangolo di colore diverso per ogni gruppo di internati: partigiani antifascisti, ebrei, zingari, rastrellati, renitenti alla leva, ostaggi, molti sudtirolesi, soldati alleati catturati, delinquenti comuni e anche qualche criminale fascista o nazista. Molte donne, resistenti, mogli, sorelle, figlie di perseguitati antifascisti. Infine diversi bambini, provenienti da famiglie prese in ostaggio, ebree, zingare e slave già deportate per motivi razziali. Partirono per il Reich in 3500; 2050 non sono più tornati. La mostra documentaria, realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi (figli di deportati nel lager nazista di Bolzano) per conto della Fondazione Memoria della Deportazione, in 26 pannelli presenta decine e decine di documenti inediti, a testimonianza di un’incessante attività clandestina che coinvolse centinaia di persone dentro e fuori il Lager di via Resia, in aperta sfida alle SS. Si tratta di fotografie, lettere e documenti reperiti in diversi archivi italiani e tra le carte personali dei familiari di molti ex deportati nel Lager. Dopo l’8 settembre 1943, la fuga del re a Brindisi, la disfatta dell’Esercito italiano, l’occupazione germanica dell’Italia, Bolzano divenne il capoluogo della Zona di Operazioni delle Prealpi (Alpenvorland), di fatto annessa al III Reich, governata dal Gauleiter Franz Hofer, che comprendeva anche le province di Trento e Belluno. Il nazismo, fin dal 1933, aveva recluso gli oppositori in campi di concentramento, che poi divennero un sistema scientificamente organizzato di migliaia di luoghi di detenzione, di sfruttamento di lavoratori coatti (resistenti, rastrellati, omosessuali, Testimoni di Geova) e di campi di sterminio di massa (ebrei, zingari). Le deportazioni dal Nord Italia ai lager del III Reich, attraverso Bolzano, erano rigorosamente e centralmente pianificate. La giornata tipo in via Resia aveva inizio con la sveglia alle cinque del mattino, nel gelo dei “blocchi” degli ex capannoni del genio militare italiano, e con l’”appello” che prevedeva anche l’ossessivo cerimoniale del “Mützen ab, Mützen auf” (“Cappelli giù, cappelli su”). Agli ordini del sadico maresciallo Haage, consisteva nel doversi togliere e mettere il berretto, per ore intere, in sincronia perfetta con il resto del gruppo: gli “errori” diventavano uno degli infiniti momenti di violenza e di umiliazione per i reclusi. A Bolzano la struttura repressiva nazista aveva due sedi principali: il lager di via Resia, dipendente dal Comando delle SS di Verona, e il Corpo d’Armata, luogo di sevizie e torture, occupato dalla Polizia Segreta, la Gestapo, che aveva giurisdizione su tutto l’Alpenvorland. Il Campo era diretto dal tenente Tito e dal maresciallo Haage. Alle loro dipendenze una guarnigione di tedeschi, sudtirolesi ed ucraini. Pessime le condizioni di vita, massacranti i tempi di lavoro, numerosi i casi di tortura ed assassinio. Fame, percosse e umiliazioni erano la realtà quotidiana. Tra i guardiani e i secondini vanno anche ricordati per crudeltà Michael “Misha” Seifert, Otto Sain, Albino Cologna, Hildegard Lächert. Costei, 22 anni, detta la “Tigre”, è un tipico esemplare della ferocia gratuita, scientificamente studiata, con cui i nazisti cercavano di “annientare” la personalità dei prigionieri inermi con torture, frustate e percosse. Arrivò a Bolzano dopo un lungo apprendistato nei peggiori campi di sterminio nazisti: Ravensbrück, Majdanek, Plaszow, Auschwitz. Terminò la carriera a Mauthausen. Il capo della Gestapo era il maggiore August Schiffer, già coinvolto in incarichi repressivi a Kiev e a Trieste, che dirigeva le indagini e gli interrogatori con violenza e torture, ricorrendo spesso al “terzo grado”: “Pronto ad offrire una sigaretta, a fare un complimento, a pestare di botte, a ordinare una tortura”. “Mein lieber Mann …” era il suo approccio, falsamente cordiale ma minaccioso. Nel 1947, Schiffer fu processato da un tribunale alleato e impiccato. Il Comitato clandestino di assistenza ai deportati di Bolzano, nell’ambito del CLNAI, Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia, si organizzò in una rete di uomini e donne, che operarono – con rischio personale, pagando anche con la vita – inviando ai deportati migliaia di pacchi con viveri, vestiario, medicinali, sigarette, denaro; distribuendo fra la popolazione la propaganda clandestina antifascista; progettando e portando a termine almeno 83 evasioni; garantendo ospitalità, cure ed aiuto agli evasi e alle staffette che arrivavano da Milano; ma soprattutto realizzando un eccezionale servizio postale segreto che consentì scambi di notizie e di informazioni fra i prigionieri, i loro familiari e la Resistenza. Il CLN di Bolzano iniziò ad operare in modo organizzato all’inizio del 1944, sotto la guida di Manlio Longon, dirigente aziendale e Martire della Resistenza: fu strangolato, dopo atroci torture nei sotterranei del Corpo d’Armata per ordine del maggiore Schiffer. Lasciò la moglie e quattro figlie. Il compito del CLN era quello di arruolare uomini da avviare alle formazioni partigiane del Trentino e del bellunese, rifornirsi di armi ed esplosivi, costituire nelle fabbriche cellule per la difesa degli impianti produttivi, creare la rete delle staffette che garantivano collegamenti e informazioni, fare propaganda antinazista, creare basi operative sicure e rifugi per gli operatori radio delle tre missioni alleate che operarono nel Trentino Alto Adige e dovevano trasmettere informazioni di ogni tipo ai comandi alleati. Il lavoro del CLN di Bolzano fu un esempio di Resistenza “senza armi”, adeguata alle difficili condizioni di quel territorio, in quanto l’organizzazione operava nel cuore di una regione sotto amministrazione nazista, con una popolazione a maggioranza di lingua tedesca. Ma va ricordata anche una Resistenza sudtirolese: Michael Gamper, canonico, Hans Egarter, leader dell’Andreas Hofer Bund, Franz Thaler, deportato a Dachau, Josef Mayr-Nusser, presidente dell’Azione cattolica, “Ludi” Ratschiller, partigiano, disertore della Lutwaffe, Erich Ammon, fra i fondatori della Svp, centinaia di famiglie deportate nel campo in ostaggio a causa dei loro congiunti renitenti alla leva. Loro, sudtirolesi e anti-italiani perché violentemente oppressi per oltre vent’anni dal fascismo, avevano scelto di opporsi al nazifascismo. L’organizzazione della rete clandestina fu affidata dal CLNAI a Ferdinando Visco Gilardi. “Giacomo” riuscì – assieme a Enrico Pedrotti, Rinaldo Dal fabbro, don Daniele Longhi, Giuseppe Bombasaro, Tullio Degasperi e altri – a costruire una struttura capillare e diffusa – sorretta dalla solidarietà di decine e decine di donne, uomini, ragazzi di Bolzano, dagli operai della Zona Industriale, da intere famiglie del rione popolare delle Semirurali – che operò fino alla Liberazione, anche dopo l’arresto del 19 dicembre di tutti i membri del CLN, senza che le SS ne sospettassero l’esistenza. Le donne del Comitato – “Anita” che prese il posto di Gilardi alla guida del lavoro quotidiano, “Marcella” moglie di “Giacomo”, Fiorenza, Elena, Luciana, Rosa, Teresina, Nives, Tarquinia, e tante altre – ricostruirono i contatti fra le persone, ristabilirono le relazioni con il CLNAI di Milano e continuarono senza deflettere il lavoro di assistenza, di propaganda e di informazione. Il Comitato esterno era collegato con il Comitato unitario interno al Lager – guidato da Ada Buffulini e composta da Laura Conti, Armando Sacchetta, Nella Lilli e tanti altri – che provvedeva a spedire e ricevere informazioni, lettere, a distribuire gli aiuti, ma soprattutto a comunicare gli elenchi di deportati. Un lavoro preziosissimo per le famiglie che spesso ignoravano il destino dei congiunti e per contrastare uno degli obiettivi del nazismo: la scomparsa totale degli oppositori. I deportati diventavano un numero, perdendo identità e possibilità di essere ricordati. La rete poteva contare su basi logistiche come le fabbriche della Zona Industriale (Falck, Magnesio, FRO, Lancia, ecc.) in cui le “cellule” operaie ricevevano e smistavano gli aiuti che arrivavano da Milano nascosti fra i macchinari e le materie prime per la produzione. Ma anche sulla solidarietà del quartiere operaio delle Semirurali, in cui risiedevano la maggior parte dei “cospiratori” che inviavano gli aiuti all’interno del Lager; e sul reparto del prof. Chiatellino all’Ospedale di Bolzano, in cui i medici Bailoni, Rizzi, Settimi, Zanoni, suore e infermieri, garantirono cure e salvezza ad alcuni fuggiaschi, gravemente feriti. Va ricordato anche il prezioso lavoro di collegamento fra il CLNAI di Milano, in seno al quale Lelio Basso era il coordinatore ed il referente per l’assistenza e la propaganda, e il CLN di Bolzano garantito da alcuni “agenti” di collegamento (Enrico Serra “Nigra”, Virginia Scalarini, Gemma Bartellini). La Mostra racconta la storia di un’organizzazione segreta, ma anche episodi di vita e di solidarietà umana: tanti sono i biglietti come quello scritto da chi stava partendo per Mauthausen: “Io sottoscritto Bolognini Renato fu Luigi, matricola 3876 Bl. H. autorizza la signora Buffulini Ada, matr. 3795, a ritirare corrispondenza, valori e pacchi (viveri e indumenti) che arriveranno al campo ad ogni mese. Bolzano 7 ottobre 1944”. Renato sapeva che lo aspettava la morte e provava a dare la vita a qualcuno In quel campo che era una porta aperta verso lo sterminio dei lager nazisti, la Resistenza aveva organizzato la sua rete. Affidandosi a comunisti, azionisti, cattolici, senza partito, militari, operai, dirigenti industriali, gente del popolo e, soprattutto, donne. Un caso unico nell’Europa dei massacri. Una rete segreta che ha pagato duramente con la morte dei “capi-cellula” nelle fabbriche: Erminio Ferrari, Girolamo Meneghini, Adolfo Berretta, Walter Masetti, Romeo Trevisan, Decio Fratini, membri del CLN, arrestati, torturati, deportati e uccisi in Germania. Il Lager di Bolzano, progettato inizialmente per 1.500 prigionieri su di un’area di due ettari, con un blocco femminile e 10 baracche per gli uomini, fu successivamente ampliato e raggiunse una capienza massima di circa 4.000 prigionieri. Da via Resia dipendevano i Lager satellite di Bressanone, Merano, Sarentino, Campo Tures, Certosa di Val Senales, Colle Isarco, Moso in val Passiria e Vipiteno. Il Lager era anche un’impresa di profitto per le SS che sfruttavano i deportati, vendendoli come forza-lavoro. Fra le molte tragiche vicende vissute nel Lager di Bolzano bisogna ricordare l’eccidio delle Caserme Mignone: il 12 settembre 1944, prelevati alle 4 del mattino, 23 giovani italiani furono condotti nelle stalle delle caserme e assassinati a colpi di pistola. Erano militari dell’Esercito Italiano che, paracadutati in Alta Italia per missioni informative, erano stati arrestati dalla Gestapo. Nel Campo di via Resia morirono decine di persone: i morti documentati sono circa 60, ma si tratta di un numero certamente approssimato per difetto. Tra il 29 aprile e il 1° maggio 1945 la liberazione del Campo: gli internati, a scaglioni, vennero rilasciati con un regolare permesso firmato dal tenente Tito, nel tempo in cui le SS si davano alla fuga, non prima di avere distrutto praticamente tutti i documenti del campo, cancellando così la gran parte delle prove dei loro misfatti. In via Resia sopravvive solo il muro di cinta, oggi monumento storico, unica testimonianza rimasta di quel lager dal quale sono passati tra i tanti Piero Caleffi, Odoardo Focherini, Ludovico Belgioioso, Gian Luigi Banfi, Giuseppe Pagano Pogatschnig, Teresio Olivelli, Luigi Azzali, Raffaello Giolli, Roberto Lepetit, Emilio Sacerdote, Laura Conti, Mike Bongiorno, Maria Arata, Egidio Meneghetti … Una idea d’insieme del Lager la si può trarre solo da poche foto del dopoguerra e da alcuni disegni tracciati sulla base delle testimonianze dei superstiti. Sull’area del campo sorgono oggi 12 palazzine di edilizia residenziale.

BOX

 La Mostra “Oltre quel muro”, realizzata da Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi per conto della Fondazione Memoria della Deportazione, ha ottenuto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed ha beneficiato di un contributo della Commissione Europea. Il progetto grafico è di Franco e Silvia Malaguti con disegni di Isabella Cavasino. La Mostra può essere scaricata dal sito www.deportati.it . Per prenotare la Mostra occorre prendere contatto con la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano: tel. 02 87383240 – mail:  fondazionememoria@fastwebnet.it  _______________________________________________________________________ Citare la fonte http://www.ecumenici.eu

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La Cina vista dall’interno

Tutte le religioni di Pechino

Uno sguardo alla realtà religiosa cinese

(VE) Il pastore evangelico svizzero Tobias Brandner vive e lavora a Hongkong da dodici anni. Brandner si trova in Cina su incarico dell’organismo di partenariato tra chiese Mission 21, con sede a Basilea. A Hongkong è cappellano nelle carceri. Il settimanale svizzero Reformierte Presse lo ha intervistato a proposito della situazione religiosa in Cina.

Perché il governo cinese non vede di buon occhio le religioni?
Le religioni sono guidate e governate da un’altra autorità. Il governo cinese è abituato a pretendere di essere l’autorità più alta. Le religioni non rispettano ovviamente questa pretesa.

La Cina non gode di una buona immagine, in Occidente, per quanto concerne la libertà religiosa e il rispetto dei diritti umani. A torto o a ragione?
A mio parere, a ragione. La classe dirigente attualmente al potere si preoccupa del dissenso e cerca in ogni modo di vietarlo. La crescente disparità tra ricchi e poveri provoca molta instabilità. Le autorità cinesi affrontano il problema aumentando e irrigidendo i controlli.

In Occidente abbiamo l’impressione che il governo cinese se la prenda più con i tibetani che con i cristiani. Come giudica la situazione?
La situazione dei cristiani è in effetti diversa da quella dei tibetani. Nei confronti dei tibetani il governo attua una vera e propria repressione, perché teme il pericolo di una secessione. Per quanto concerne i cristiani, questo timore non c’è. La maggior parte dei cristiani appartiene all’etnia Han che rappresenta oltre il 90% dell’intera popolazione cinese. Inoltre la maggior parte dei cristiani non si interessa di politica – almeno fino a quando il governo li lascia in pace. Lo Stato cinese sostiene addirittura la chiesa protestante patriottica, allo scopo di guadagnarla alla propria causa e legarla a sé.

I buddisti possono vivere liberamente la loro fede in Cina?
Per i buddisti vale ciò che ho detto per i cristiani. Se mantengono un atteggiamento patriottico e non esprimono critiche contro il governo, vengono lasciati in pace o addirittura sostenuti. È raro che abbiano delle critiche da muovere al governo.

Qual è la situazione della minoranza musulmana degli Uguri?
La paura, diffusa in Occidente, nei confronti di gruppi islamici radicali, ha dato al governo di Pechino la legittimazione per procedere contro la minoranza degli Uguri. Quella popolazione non si sente cinese e questo accresce nelle autorità il timore di una secessione. Il Tibet, il territorio uguro dello Xijiang e Taiwan sono le minacce più rilevanti all’integrità dello Stato. A Taiwan, diversamente che nel Tibet e nello Xinjiang, l’indipendenza è già una realtà.

Il cristianesimo e la mentalità cinese sono compatibili?
Assolutamente sì. Del resto, non conosco nessuna cultura che sia incompatibile con il cristianesimo. Forse si potrebbe dire che la mentalità cinese è anche più compatibile con il cristianesimo che non l’arida razionalità europea. In Cina i racconti di guarigioni spirituali, della cacciata dei demoni, dello Spirito santo che trasforma la vita delle persone trovano un terreno più favorevole.

La religione dominante in Cina è il buddismo?
No, la religione dominante è il culto degli antenati, una forma di animismo. Il buddismo si è diffuso amalgamando elementi di quella tradizione.

E il cristianesimo? Si parla di 60-100 milioni di credenti. È più presente il protestantesimo o il cattolicesimo?
Il protestantesimo è più presente. È anche più capace di adattarsi in modo flessibile alle diverse circostanze contestuali. Il problema, per il cattolicesimo, consiste nel fatto di essere controllato dall’esterno, da un altro centro di autorità. E ciò non piace ai cinesi, i quali da questo punto di vista sono molto sensibili (trad. it. P. Tognina)

 

Ecumenici segnala che il pastore presbiteriano Mark Phillips dall’Ohio (USA) ha accettato l’invito di accompagnarci nel cammino. Sarà nostra cura garantirgli un adeguato servizio di traduzione che consentirà a tutt* di apprezzare il suo servizio.

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Auguri Claudiana di Milano

La biblioteca privata di Ecumenici è sicuramente la più fornita a nord di Milano su protestantesimo ed ebraismo: spesso ci si è avvalsi del servizio di vendita offerto dalla Claudiana di Milano che festeggia oggi i suoi 40 anni.

Ci auguriamo che possa essere un’occasione anche per dei ripensamenti  nel prossimo futuro mirati a proporre maggiori occasioni di approfondimento sulla riforma zwingliana, troppo spesso trascurata nelle tavole rotonde e manifestazioni culturali, e – contestualmente – per rafforzare la sua offerta anche nel settore degli studi islamici. Ci permettiamo di dirlo perché non abbiamo mai fatto mancare il supporto materiale e ci aspettiamo un salto di qualità. Più legato alla cultura religiosa monoteista che alla presenza/disponibilità dei pastori . Milano lo chiede e nel frattempo si organizza, anche con eventi interessanti come quello indicato nell’invito allegato

Auguri Claudiana di Milano!

 

Maurizio Benazzi

 

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Sabato pomeriggio momento di festa per celebrare i 30 anni del Centro Culturale Protestante e i 40 anni della libreria Claudiana di Milano.

Notizie sul Centro  Culturale Protestante possono essere reperite al sito http://www.protestantiamilano.it

 
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PROSSIMO  APPUNTAMENTO: SABATO 13 DICEMBRE 2008
Incontro conviviale per celebrare il 40° anniversario dell’inaugurazione della Libreria Claudiana di Milano, avvenuta nel 1968, e il 30° anniversario del Centro Culturale Protestante di Milano, fondato nell’autunno 1978, sul tema “LA PRESENZA PROTESTANTE A MILANO: UN UNICO APPUNTAMENTO PER DUE ANNIVERSARI”.

La libreria Claudiana ha iniziato la sua attività a Milano quarant’anni fa, nel dicembre 1968. Dieci anni dopo, nell’autunno 1978, prendeva avvio anche l’attività del Centro Culturale Protestante, che poteva utilizzare una parte dei locali della libreria e costituire con essa un unico polo culturale nella città. Il progetto, sostenuto dalle chiese protestanti milanesi, era quello di offrire alla città un luogo aperto e laico nel quale potersi incontrare e confrontare liberamente.
Vi invitiamo a festeggiare con noi 40 anni di attività della libreria Claudiana e 30 anni di attività del Centro Culturale Protestante: un doppio anniversario, ma un unico appuntamento per due realtà che hanno saputo trovare un proprio spazio in una città così importante e complessa come Milano.

Dopo alcuni brevi saluti e testimonianze, offriremo a tutti i presenti un ricordo dell’avvenimento  e saremo lieti, durante il rinfresco, di dare l’opportunità di incontrarvi e di conversare un momento insieme.

L‘appuntamento  è per sabato 13 dicembre 2008, alle ore 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
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A seguire gli appuntamenti per i prossimi mesi. Le notizie pubblicate concernono le manifestazioni già confermate. Altri eventi potranno aggiungersi e saranno resi noti tramite i prossimi   numeri delle nostre webnews.

IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI DICEMBRE 2008

SABATO 20 DICEMBRE  2008
Quest’anno in vista del Natale il Centro Culturale Protestante offre al suo pubblico uno spettacolo teatrale-musicale “LA BUONA NOVELLA RELOADED” su testi di Fabrizio De André.  Rivisitazione musicale a cura di Monica Annese, Stefania Caccavo, Gianpietro Natalino, Cristina Sannino, Alessandro Zuccaro.  Voci recitanti: Mauro Trotta e Francesca Tanzi. Commento teologico  di Andreas Koehn.
L‘appuntamento  è per sabato 20 dicembre 2008, alle ore 20, presso la Chiesa Evangelica Metodista in via Porro Lambertenghi 28 a Milano (MM2 Garibaldi FS, MM3 Zara, tram 7-11).
IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI GENNAIO 2009

SABATO  10 GENNAIO 2009 (e prosieguo sino a febbraio)
Prosegue l’edizione 2008-2009 dei seminari di teologia biblica e discussione dell’attualità, organizzati in collaborazione con il Corso di Laurea in scienze bibliche e teologiche della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, che quest’anno vertono sul tema generale “LA BIBBIA PARLA OGGI”. Come di consueto, il progetto, nel corso del quale biblisti, teologi, filosofi e studiosi di scienze umane e sociali si confrontano su temi cruciali della vita individuale e collettiva, è  suddiviso in due parti, autunnale e invernale. Dopo i due seminari novembrini, si riprende sabato 10 e 24 gennaio e sabato 7 e 21 febbraio 2009.
Questo il programma completo delle prossime giornate di studio:
sabato 10 gennaio 2009: LIBERTA’ DI DIO, LIBERTA’ DELL’UOMO con Eliana Briante pastora metodista, Milano e Fulvio Ferrario docente di Teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia a Roma
sabato 24 gennaio 2009: GIUSTIZIA E RESPONSABILITA’ con Martin Ibarra pastore battista, Claudia Mazzuccato docente di Diritto penale all’Università Cattolica di Milano  e Teresa Isenburg docente di Geografia politica ed economica all’Università di Milano Scienze Politiche
sabato 7 febbraio 2009: IL MALE E LA SOFFERENZA con Gianni Genre pastore valdese, Maria Cristina Bartolomei docente di Filosofia morale all’Università Statale di Milano  e Luca Savarino docente di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale
sabato 21 febbraio 2009: IL CORPO E L’ANIMA – SRADICAMENTO E VIAGGIO con Vito Mancuso docente di Filosofia moderna e contemporanea all’Università San Raffaele di Milano, Corinne Lanoir della Facoltà di Teologia di Losanna, Stefano Levi Della Torre pittore e saggista  e Giampiero Comolli saggista e scrittore

Gli appuntamenti sono per le giornate indicate, dalle ore 10 alle 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
Ricordiamo che questi seminari sono a pagamento. Informazioni e iscrizioni presso la libreria Claudiana.
SABATO  10 GENNAIO 2009
Il primo incontro del nuovo anno verte sul tema “LAICITA’ DELLA RAGIONE – RAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE? con intervento di Fulvio Ferrario, docente di Teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma.
L‘appuntamento  è per sabato 10 gennaio 2009, alle ore 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
()()()() IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI FEBBRAIO E MARZO 2009

MERCOLEDI’ 4-11-18-25 FEBBRAIO 2009
Si rinnova anche nel 2009 l’ormai tradizionale ciclo di incontri ecumenici sul Vangelo, realizzato in collaborazione con il Centro Culturale San Fedele, che affronta il tema “RACCONTI DI MISERICORDIA NEL VANGELO DI LUCA”. Come sempre, il ciclo invernale, nel mese di febbraio, sarà tenuto presso la Galleria San Fedele nel tardo pomeriggio, mentre il ciclo primaverile, in maggio, presso i nostri locali in orario serale. In una prossima webnews il programma completo.
Gli appuntamenti  sono per mercoledì 4-11-18 e 25 febbraio 2009, alle ore 18.30, presso la Galleria San Fedele in via Hoepli 3 a Milano.

SABATO 28 FEBBRAIO 2009 (e MERCOLEDI’ 4 e 11 MARZO 2009)
Prende avvio un ciclo di tre conferenze scientifiche sull’evoluzione, che osserveranno il seguente calendario:

sabato 28 febbraio 2009: EVOLUZIONE DEL COSMO, con Tommaso Maccacaro
mercoledì 4 marzo 2009: EVOLUZIONE DELLA VITA, con Telmo Pievani
mercoledì 11 marzo 2009: EVOLUZIONE DELL’UOMO, con Michele Luzzatto
Gli appuntamenti  sono per sabato 28 febbraio 2009, alle ore 17, e per mercoledì 4 e 11 marzo, alle ore 18, presso la sala attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
 
SABATO 14 MARZO 2009
Giornata di studio su Giovanni Calvino nel terzo centenario della nascita, sul tema “GIOVANNI CALVINO: LE ORIGINI DEL CAPITALISMO E LA CITTA’ DI GINEVRA” con la partecipazione dei proff.   Alfredo Bondolfi dell’Università di Losanna, Alessandro Cavalli dell’Università di Pavia, Mario Miegge dell’Università di Ferrara, Martin Walraff dell’Università di Basilea e della pastora valdese
Janique Perrin. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Chiesa Cristiana Protestante, il Centro Culturale Svizzero, il Consolato e la Camera di Commercio Svizzera di Milano.
L’appuntamento è per l’intera giornata di sabato 14 marzo 2009, presso la sala attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.

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SEGNALAZIONI DI EVENTI PROMOSSI DA ALTRE ISTITUZIONI CULTURALI

OTTOBRE 2008-FEBBRAIO 2009 –  Scuola biblica del Decanato di Treviglio
Da sabato 4 ottobre sono ripresi gli incontri della Scuola Biblica del Decanato di Treviglio che quest’anno vertono sul tema “MARCO, IL VANGELO DEL CATECUMENO: una Haggadah pasquale” in calendario sino al 14 febbraio 2009.  Questo il prossimo appuntamento:
sabato 13 dicembre 2008: La confessione di fede si traduce nella sequela (8, 27-9, 29) < cura di Daniele Garota, saggista e studioso di Bibbia
Gli appuntamenti sono per le giornate sopraindicate, alle ore 14.45, nel salone sotto alla chiesa del Conventino in viale della Pace 10 a Treviglio(BG). Per informazioni sull’evento, contattare Beppe Ciocca alla email beppeciocca@virgilio.it

GIOVEDI’ 11 DICEMBRE 2008 e date seguenti  –  Per conoscere Israele presso le Suore di N.S,di Sion
Sono ripresi in novembre i tradizionali appuntamenti “PER CONOSCERE ISRAELE” promossi dalle Suore di Nostra Signora di Sion. Questo il prossimo incontro:
giovedì 8 gennaio 2009: Le benedizioni di ringraziamento al Signore nella tradizione di Israele con Clara Costa Kopciowski
Gli appuntamenti sono per le giornate sopraindicate, alle ore 18.15, presso le Suore di Nostra Signora di Sion in via Machiavelli 24 a Milano (tram 1-19-27-29-30 bus 61).

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Col pensiero a Los Angeles e a Massimo Consoli

Corrispondenza di qualche giorno fa di Rav Lerner – Traduzione a cura di Roberto Pavan, ebreo riformato che salutiamo con grande affetto e lo ringraziamo per il suo atteso e gradito rientro nella Redazione di www.ecumenici.eu .

Ecumenici diffonde questo scritto in segno di solidarietà alle giovani donne e uomini che stanno manifestando in queste ore nelle strade di Los Angeles e San Francisco contro la negazione in California del matrimonio fra persone dello stesso sesso: i nostri cuori sono con i loro cuori e la nostra lotta è la loro lotta.

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(Ecumenici) Ci sono due questioni  in California che hanno larghe implicazioni sociali che potrebbero sorgere in altre forme e in altri stati nei prossimi anni. Nel mio libro “The left hand of God[1]” approfondisco queste questioni in più grande dettaglio e con più precisione di quanto abbia modo di fare in questa e.mail. Ma nel dare la mia opinione, voglio parlare per me stesso, non per Tikkun o per la rete di Spiritual Progressives, nell’affrontare le questioni che sembrano strettamente divise in California.

MATRIMONIO OMOSESSUALE (La Proposta numero otto, se passasse, vieterebbe che il matrimonio omosessuale venga riconosciuto come un “vero” matrimonio dallo Stato della California).

Dal momento che divenni rabbino, ho sempre celebrato matrimoni omosessuali nella mia sinagoga, sebbene con cambiamenti nella liturgia e nella ketubah[2] (non vengono riconosciuti come ke’dat moshe ve Ysrael[3], ma sono sacri kiddushin[4] e trattati in quanto tali). Per i letterali della Torah e per i fondamentalisti, affermo nel mio libro “Jewish Renewal” che ciò che i fondamentalisti non riescono a fare è proprio leggere le effettive parole letterali: che un uomo non debba giacere con un uomo come giace con una donna. Le parole sono impressionanti poiché nel contesto tutti gli altri comandamenti sul comportamento sessuale sono categorici, e non si qualificano dicendo “nel modo che x sta con y”. Ma in questo caso non esiste un divieto categorico, ma solo un divieto di stare in un qualche modo con un uomo. Così mi trovo d’accordo con la Torah: gli uomini  dovrebbero giacere con gli uomini in modo diverso da come giacciono con le donne, riconoscendo  e onorando l’unicità di tale relazione. Gesù non dice nulla contro gli atti omosessuali. Ma Paolo si scaglia contro, forse intendendo il modo in cui l’omosessualità veniva abusata a Roma in quel tempo. Niente nella bibbia ebraica proibisce il matrimonio gay. E nessuno dei testi religiosi proibisce le relazioni e i matrimoni tra lesbiche.

E allora perché tante storie? Ho cercato di analizzare ciò in Tikkun e nei miei libri, intendo la fonte dell’omofobia. “The left hand of God” dà un contributo alla materia, come “Spirit Matters” e anche “The politics of Meaning”. Secondo me non esiste una ragione legittima per la quale uno stato debba proibire il matrimonio gay. Tutte le presunte ragioni razionali sono evidentemente fasulle – come la prova che le famiglie gay non siano in grado di crescere i figli come le coppie eterosessuali è insufficiente, tranne che per le coppie gay che vivono in contesti sociali dove l’omofobia gioca un ruolo formativo nelle vite dei genitori gay e dei loro figli.  La prova invece che ho maggiormente visto io mostra il contrario – che la fascia di famiglie omosessuali sane e nevrotiche ha la stessa identica distribuzione di quelle eterosessuali, che solitamente affrontano gli stessi seri problemi  che ognuno ha nel mantenere relazioni d’affetto in una società che privilegia l’egoismo e il materialismo.

Non esiste una ragione legittima per negare agli omosessuali gli stessi diritti concessi agli eterosessuali in ogni  contesto, ciò incluso il matrimonio. Ma negare tali diritti è proprio ciò che la Proposta numero otto cerca di fare.

(…)

Rabbi Michael Lerner

Editore di Tikkun Magazine (www.tikkun.org )

 

 

In ricordo di Massimo, un amico di molte persone libere.

 consoli

 

Il 4 novembre 2007 e all’età di 62 anni veniva a mancare all’ospedale san Raffaele di Velletri, a causa di un cancro al colon che lo aveva colpito nel 2001, il fondatore del movimento gay italiano Massimo Consoli.

Ho conosciuto Massimo il 16 novembre del 1996 ad una inaugurazione del circolo del Partito della Rifondazione Comunista a S. Maria delle Mole (frazione del Comune di Marino dove anche Massimo viveva), e sin dalla prima volte che lo vidi, mi resi subito conto di aver incontrato una persona di una cultura immensa e di una umanità incredibile.

 Da quel giorno abbiamo avuto una totale assonanza di idee e una assidua frequentazione fraterna spezzata solamente dalla sua prematura morte. La comunità varia italiana (come Massimo amava definire il variegato mondo gay), ha perso la persona più lucida dal punto di vista politico, culturale ed umano, che abbia mai avuto. Un uomo che per questa comunità tanta vituperata dall’ignoranza del razzismo omofobico, figlio di una società profondamente condizionata dall’odio del Vaticano verso i gay, ha combattuto mille battaglie molte delle quali nella quasi completa solitudine. 

Questo pioniere del movimento gay italiano si è sempre contraddistinto proiettando all’esterno la sua proverbiale etica politica, difendendo contro anche gli stessi rappresentanti istituzionali del movimento, i suoi ideali senza cedere mai a nessun tipo di compromesso al ribasso e a nessuna svendita delle sue rivendicazioni. Una persona integerrima verso se stesso e nei rapporti con gli altri e profondamente innamorato della vita.

 Delle sue battaglie politiche a favore del raggiungimento dei diritti dei gay parlano abbondantemente i suoi libri che speriamo verranno letti dalle nuove generazioni di ribelli, quindi su questi temi invito i lettori interessati alla conoscenza del Consoli pensiero, a leggere i seguenti testi: Affetti Speciali (Massari editore), Homocaust (Kaos edizioni), Killer Aids (Kaos edizioni), Indipendece gay  (Massari editore), Bandiera gay (Fabio Croce editore), Manifesto gay (Mala tempora edizioni). Ma oggi nel ricordare Massimo attraverso queste poche righe, vorrei a quanti non hanno avuto la possibilità di conoscerlo e ai giovani che iniziano per curiosità ad incontrare per la prima volta Massimo attraverso i suoi scritti, presentare il Consoli quotidiano come il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscere.

Molte volte delle persone pubbliche che di se stesse hanno fatto parlare libri e giornali di tutto il mondo come nel caso di Massimo, ci facciamo una visione idealistica che il più delle volte non corrisponde  alla realtà. In questo devo dire che per me è stata una piacevole sorpresa scoprire il Consoli privato, quello di tutti i giorni, come una persona semplice ma allo stesso tempo anche molto orgoglioso di se stesso, sicuramente un egocentrico ma nel senso positivo del termine, un ottimo cuoco e buongustaio.

La sua dimora era, prima della ristrutturazione avvenuta dopo aver adottato Lorenzo, il figlio da lui sempre sognato, una casa piena di libri, in ogni angolo della stessa sempre aperta ai vari viandanti del movimento dove spesso e volentieri chi si presentava a casa Consoli senza preavviso, vi trovava soprattutto a pranzo, Anselmo Cadelli, Riccardo Peloso, Enrico Verde, Luigi Ferdinando (detto la Phonola), Antonio di Giacomo, tutti insieme appassionatamente a discutere del più e del meno tra il serio e il faceto.

 Era una festa ogni volta che si andava a casa Consoli, dove si poteva consultare l’archivio gay più grande d’Europa, leggere i suoi numerosi libri, discutere con lui per ore su ogni tipo di argomento (ad eccezione di quelli sportivi), prendere visione in anteprima come a me è capitato molte volte di fare, dei libri che stava scrivendo sui quali con molta umiltà ti chiedeva sempre un parere o un consiglio.

Dire che Massimo mi manca è dire poco, ma non credo di dire una ovvietà se sostengo che la perdita di un intellettuale come Massimo sia una perdita non solo per il movimento gay ma per l’intera umanità che non potrà più leggere le sue lettere, articoli, libri estremamente documentati con i quali ha decisamente contribuito ad abbellire il mondo per liberarlo da ogni sorta di schiavitù.

Ci manchi papamax, ci manchi come intellettuale, come studioso, come rivoluzionario incallito, ma soprattutto sento la tua mancanza come eterosolidale che non si sente più chiamare stella del paradiso. 

 

L’eterosolidale Andrea Furlan.

 

Il Guado – Gruppo di ricerca su Fede e Omosessualità

Via Soperga 36 – Milano – Telefono 3463081901 – Email: gruppodelguado@gmail.com

Venerdì 7 Novembre ore 21.00 – Sede di Via Soperga 36 – Milano
La finestra di fronte
di Ferzan Ozpetek

Giovanna, una giovane donna sposata e con due figli, si ritrova in casa un uomo molto anziano che ha completamente perso la memoria. Cercando di ricostruire la sua identità e il segreto del suo passato, Giovanna con l’aiuto di Lorenzo, che abita nel palazzo di fronte, scopre piano piano che lei stessa ha smarrito il ricordo dei propri sentimenti e delle proprie passioni. L’indagine su quell’uomo misterioso diventa così per Giovanna una vera e propria indagine su se stessa, in un mondo che sta perdendo la capacità di riconoscere la forza dei sentimenti più profondi.

Per saperne di più vai sul nostro sito: http://www.gaycristiani.it/

 

 

 

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[1] “La mano sinistra di Dio” (N.d.T)

[2] Il contratto matrimoniale ebraico (N.d.T)

[3] “in accordo con la legge di Mosè e Israele”, in questo modo viene definito un matrimonio ebraico (N.d.T)

[4] Prima fase del processo matrimoniale, riconosciuto comunemente come “fidanzamento”, anche se formalmente molto più vincolante di un fidanzamento inteso all’occidentale. (N.d.T)

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Un’occasione di crescita per Milano

Milano: dal 13 al 23 ottobre 2008

La Confraternita dei sufi Jerrahi-Halveti in Italia
e l’Associzione culturale “Le Ultime carovane”

organizzano a Milano un Simposio internazionale
di Cultura e Spiritualità:

Le Grandi Religioni per la Pace
(Films, concerti, conferenze, mostra e tavole rotonde).

(Tutte le manifestazioni sono
con ingresso gratuito)

Sufismo e Cinema
Rassegna del film sufi diretto da Mohammed Challouf

 

L’Associazione Culturale “Le Ultime Carovane”
sotto l’alto patronato della Provincia di Milano
presenta:

Lunedì 13 ottobre 2008
Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto, 2 – Milano
Ore 21.00
Wejd – Le mille e una voce
di Mahmoud Ben Mahmoud
Segue incontro con il regista

Martedì 14 ottobre 2008
Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto, 2 – Milano
Ore 21.00
Takva – L’uomo che temeva Dio
di Özer Kiziltan
Segue incontro con lo sceneggiatore Önder Çakar

Martedì 21 Ottobre 2008
Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto, 2 – Milano
Ore 21.00
Il sufismo: la via verso la pace
di Omar Agustoni
Niente è come sembra
di Franco Battiato
Segue incontro con Omar Agustoni
e con il maestro Gabriele Mandel Khân

Giovedì 23 ottobre 2008
Cinema Gregorianum, via Settala, 27 – Milano
Ore 21.00
Bab’ Aziz
di Nacer Khémir
Segue incontro con il regista
La Confraternita dei Sufi Jerrahi in Italia presenta:

Bellezza è Pace (Concerti e spettacoli)
Auditorium Don Alberione delle Edizioni san Paolo
(“Famiglia Cristiana”, “Jesus”) via Giotto 36,

nei giorni 15, 16 e 17 ottobre
 
a) alle ore 21: Concerti, mostre e recite teatrali

tra cui: Un insieme ebraico;
Concerto del Maestro Fakhraddin Gafarov,
già direttore del Conservatorio di Stato di Baku;
“Sette racconti sufi” di Paola Mandel,
già recitati a Kabul (Afghànistàn);
Awahoshi Kavan suonerà le campane di cristallo.
Canti gregoriani e canti cattolici;
Dhikr dei Sufi Jerrahi,
(per la prima volta in pubblico in Italia).
Davide Ursi e coro Ave Maria: “Negro Spiritual”,
Ospite d’onore: Doroty Fisher, la più importante
cantante afroamericana di Negro Spirituals.
Proiezioni:
Sua Santità Shinso Ito in visita in Italia.
Intervista a Raymond Panikkar

b) alle ore 17: Tavole rotonde e conferenze. Interverranno (per ordine alfabetico):
BENAZZI Maurizio, teologo zwingliano, specializzato in Omiletica, presidente fondatore di “Ecumenici”.
  I segni della speranza: Parole, progetti e musica – Auditorium Don Alberione delle Edizioni San Paolo (“Famiglia Cristiana”, “Jesus”, “Il Giornalino”). Via Giotto 36, Milano.

BOTTONI don Gianfranco, responsabile diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo intrreligioso.
BRUSA-ZAPPELLINI Gabriella, fondatrice e direttrice dell’Istituto di Paletnologia e dei Congressi di
Paleoentipologia.
CIN, Sua Eccellenza Halil, rettore di Università, Membro direttivo del Parlamento turco.
CORALLINI Shihan N. Paolo, presidente TAAI (Takemusu Aikidô Ass. It.).
DE BENEDETTI Paolo, teologo e docente di teologia ebraica.
DOUSSE Michel, professore di Storia delle Religioni alla Sorbona di Parigi, membro dell’Istituto di Ricerche per lo
Studio delle Religioni. La pazienza e la Pace nel Corano.
EGLOGHIOS Sua Beatitudine Kirios metropolita di Milano e Aquleia.
HOSOE Isao, direttore Istituto Universitario Fac. Architettura di Milano, in rappresentanza della Confraternita
Shri Chin Moy (Giappone).
KARMELI Eliahu Khodabash, rabbino capo della Comunità israelitica iraniana.
MARHABA Sadi, direttore di Istituto alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova.
MATVEJEVIC’ Predrag, scrittore, professore Università La Sapienza (Roma); commendatore al merito della
Repubblica italiana.
OVADIA Moni, attore-autore del Teatro Ebraico, Maestro d’Arte.
PALGIN Tulku Rimpoce, venerabile Lama tibetano, presidente Centro Màndala (Milano).
QUIRINO rev. padre Salomone, francescano, Presidente della “Fondazione Studi Celestiniani per la Pace”
SARUBBI Giovanni, giornalista, direttore de “Il Dialogo”.
TARZIA don Antonio, direttore di “Jesus”.
VENCESLAI Stelio W., Gran Priore  S. M. T. H.
YALÇINTAŞ Mehmet , Docente di Pedagogia Islamica e Sociologia all’Universita’ del Bosforo ad  Istanbul;
 responsabile della Sezione Giovanile dell’Unione dei Musulmani d’Europa (Berlino)
Moderatore: prof dott Mohsen Mouelhi, Gran Muftì della Confraternita; Ambasciatore di Religions for Peace.
c) Nel Ridotto dell’Auditorium Don Alberione:
Mostra multireligiosa e plurietnica
Pittori, incisori e scultori da varie parti del mondo

 

 
Espongono:
 
BATTIATO Franco – Italia
BEN RIMINIS J. – Israele
BŰYŰKÇANGA  Mehmet –
                                   Turchia
COFFANI Cristiana – Italia
CRIDA Piero – Italia
DAMIRI cAzim – Iran
DARVISH Parvis – Iran
DURRA Mohanna – Giordania
EFFAT  Abd El CAzim– Egitto
GAIDIM Eugeniu – Moldavia
KEICH Gideon – Israele
MANDEL Khân Gabriele –
                            Afghànistàn
MANDEL Max – Italia
MASTER BEE – Apolide
METOUI Lassad – Tunisia
MINOZZI Shamira – Italia
MONTI Enrico – Italia
NASTASIO Alessandro – Italia
NQAVANQ Lodve – Tibet
OSUCHOWSKA Maria –
                                 Polonia
PROCOPIO Antonietta – Italia
RAGGI Andrea – Italia
SACCHI Andrea – Italia
SALEH Musa Abdallah – Cina
SALMOIRAGHI Giorgio – Italia
SARDARI Kasim – Apolide
VINCI Pier Giorgio – Italia
 

*
 

d)  Concorso Biennale di Poesia mistica e religiosa
Nell’Auditorium Don Alberione, il giorno 16 alle ore 21
avranno luogo le Premiazioni
e la lettura di testi declamata dall’attore Andrea Riva de’ Onestis.

Seguirà la presentazione del volume
Musica e Spiritualità
Con testi e illustrazioni di Franco Battiato,
Moni Ovadia, Angelo Branduardi,
e introduzione di Daniela Benelli.
Collana “Quaderni Nangeroni”
*

Pubblicazioni e cataloghi a cura di:
“Sufismo”, periodico trimestrale;
Quaderni Fondazione Nangeroni.
Verrà dato ampio resoconto delle manifestazioni
nel numero di ottobre di “Sufismo”
rivista trimestrale di cultura e spiritualità.

*
Sotto l’alto patronato di:
Fondazione ARBOR, Lugano; CADR, Milano;
Mevleviyya della Città di Konya (Turchia).
        
Posta e comunicazioni: Confraternita dei Sufi Jerrahi – Viale Piceno 18 – 20129 Milano.
Ufficio stampa: Dottor Aldo Strisciullo – Telefono 3475280713 – aldo.str@libero.it
Informazioni generiche: Telefono       02 719439       – gabriele.mandel@fastwebnet.it.

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