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In ricordo di Davide, soldato convertito

Il quacchero Davide Melodia, infaticabile costruttore di pace, scomparve l’8 marzo 2006. Disponiamo di un’ampia biblioteca su CD dei suoi lavori. Lo ricordiamo oggi con una sua poesia, che abbiamo diffuso allora e pubblicata sull’Accademia …Apuana della Pace: è il nostro soldato convertito, battista che ha abbracciato la Luce dentro di sé ed ora è fra gli eserciti celesti.
Se non ami la vita,
la gente, la folla variopinta,
la libertà degli altri,
la follìa degli altri,
non parlare di nonviolenza.
Se non sei cittadino del mondo,
 amico dei neri, dei gialli, di tutti,
non parlare di nonviolenza.
Se non denunci confini,   barriere,
nazionalismi, patrie, bandiere, galere,
non parlare di nonviolenza.
Se non ti opponi ad eserciti di ogni colore,
a corpi separati, consacrati, ubriachi di potenza,
non parlare di nonviolenza.
Se non ti rivolti contro il verticismo,
il centralismo, l’ autoritarismo,
non parlare di nonviolenza.
Se non contesti il sacro che nasconde il vero,
il dio in terra che nasconde il cielo,
il consumismo che risucchia il sangue  dei dannati della terra,
non parlare di nonviolenza.
Se non ti getti nel folto della mischia,
come la dinamite nel pozzo di petrolio
per spegnere l’ incendio,
pronto a perir con esso,
non parlare di nonviolenza.
O, se ne parli,   di’ che stai favoleggiando   intorno a qualche cosa   che non sai.
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La conversione di un soldato: Davide

Ecumenici ha sottoscritto un abbonamento ad Azione nonviolenta, in ricordo di Davide Melodia: conoscete forse le nostre critiche in tema di Statuto del Movimento Nonviolento riguardo i diritti e le discriminazioni subite dal mondo LGBT. Ma quello che ci lascia nello sconforto è l’inesistenza di una campagna convinta a livello nazionale per l’obiezione fiscale alle spese militari oltre che all’otto per mille…  Sembriamo mosche bianche con le nostre 1906 firme per dire Stop alla fabbrica dei cacciabombardieri a Cameri, in provincia di Novara.  Se Gesù ci ha scelto come profeti, avremmo preferito declinare l’invito. Detto in tutta franchezza. Come mai non manda  preti o pastori in questa missione? Troppo dura la vita sul fronte della realtà?

Parliamo oggi di Davide Melodia, da soldato a quacchero: non mi sembra di esaltare il clericalismo e nemmeno il talare. Battisti permettendo.

Soldato in Cavalleria nel 1939, inviato in Libia nel 1940 prima dello scoppio della II Guerra Mondiale, cadeva prigioniero dell’Esercito Britannico alla fine del ’40. Dopo sei anni e un mese di Prigionia in Egitto e in Sud Africa, nel 1947 divenne Maestro Elementare, e nel 1949 fu nominato Pastore. Lascia ben presto il pulpito per divenire un maestro, anche in carcere. La predicazione non fu comunque abbandonata definitivamente: fra i quaccheri non esiste nessun divieto in tal senso. Esiste il sacerdozio universale non riservato ad una “casta” come avviene invece ovunque.

Di certo lui amava anche tenere conferenze in comunità anabattiste, organizzare il culto del silenzio  nei corridoi  della metropolitana rossa MM: immaginatevi a questo proposito la faccia degli impiegati di Milano, tutti rigorosamente uguali in giacca e cravatta, che nell’orario di punta della corsa dei topi, rimanevano allibiti da un piccolo gruppo di persone in circolo. Cercavano di capire se erano di fronte a dei folli liberi  in silenzio o in preghiera o che altro ancora. 

Nel frattempo Davide aveva approfondito la conoscenza della storia Tedesca, specialmente la parte relativa alla Seconda Guerra Mondiale e al Nazismo, per comprendere i problemi dei Lager  e collaborava attivamente con il fratello Giovanni, reduce dal Campo di Concentramento di Dachau. Con lui ho avuto modo di discutere anche della questione delle cerimonie religiose luterane degli anni precedenti la sua morte nel cimitero di Costermano fra soldati tedeschi della II guerra mondiale ma anche di alcuni criminali nazisti la sepolti, coinvolgendolo nell’area del dissenso evangelico milanese. Quattro gatti, ben inteso, ma ben determinati. 

I comunisti de Il Manifesto si attribuirono il merito del aver scoperto e risolto il caso nel 2006, quando da almeno 10 anni cercavamo di informare i credenti di qualsiasi confessione religiosa della nostra posizione di rigetto: lo facevamo coi nostri limitati mezzi. E non ci fu nemmeno una solidarietà valdese concreta. Solo un giornalista di Avvenire osò sollevare nel 2000 c.a. una domanda scomoda durante una conferenza stampa del vescovo Krause. Ma la risposta ricevuta fu evasiva e non si fece poi alcuna pressione. Il Cardinale Martini prendeva possesso per la prima volta in Italia di un pulpito protestante per un anniversario di fondazione del tempio di Milano. Non era esattamente un incontro scontato della settimana di gennaio ma avveniva dopo l’intesa sulla Giustificazione per Fede e le opere dello Spirito Santo. I luterani avevano ammesso ai cattolici di aver oggettivamente trascurato l’ambito di azione dello Spirito nel credente tramite le buone opere e i cattolici affermavano  che Lutero non era mai stato scomunicato. C’erano stati insomma dei malintesi, durati centinaia di anni…. Avete presente i tempi biblici, no?

Davide Melodia fu inoltre traduttore di 4 lingue, vegetariano ma anche rappresentate del Movimento nonviolento in congressi europei e in uno mondiale. Lo trovavate come guida turistica a Livorno ma anche in India sulla tomba di Gandhi o alla marcia mondiale dei bambini del mondo; o ancora fra i buddisti pacifisti giapponesi per presentare una lettera del Sindaco di Hiroshima alla Accademia Navale di Livorno, a Camp Darby di Pisa, alla NATO di Verona, ed a Londra in occasione dell’inaugurazione di una Pagoda della Pace nel Kensington Park.

Con l’ingresso nella Società degli Amici partecipa al grande Convegno Ecumenico Internazionale della JPIC (Justice, Peace, Integrity of Creation): noi oggi a distanza di 30 anni siamo ancora collegati a quelle radici. Tutto ciò che si presenta all’orizzonte non ne vale semplicemente la pena. Le chiese storiche si limitano di discutere a vuoto di sacramenti o dell’Unità impossibile da realizzare. Aspetti che non toccano comunque la vita reale di ortodossi, cattolici e protestanti. Forse nemmeno delle stesse coppie interconfessionali (una sparuta minoranza che non si cura troppo di divieti ecclesiastici).

Mi piace ricordare che il suo impegno religioso per la salvaguardia del creato è maturato in senso al Partito dei verdi. Non sempre la politica è “il nulla” o quasi nulla dei partiti di oggi. Era quella l’epoca in cui si guardava con speranza – per chi era di sinistra (ma non della sinistra!) – al processo di Rifondazione comunista verso la nonviolenza. Era una speranza sincera di noi cristiani antifascisti, affondata dal PRC, non molti anni dopo, con la negazione della critica al Governo conservatore di Prodi, con la negazione dei diritti civili, la messa in liquidazione dello stesso principio universale e le missioni di guerra (chiamate ovviamente di pace per la massa cresciuta con la TV di stato). Quella svolta per il cambiamento fu come neve al sole. Ma la neve per Davide si è sciolta definitivamente con la morte nel 2006 sul lago Maggiore. Per i quaccheri di Milano si era posto qualche problema logistico per le visite. Il comunicato stampa dell’Agenzia evangelica NEV al riguardo fu striminzito e per certi aspetti banale.  Freddo come solo certe persone sanno fare con maestria.

La sua conversione da soldato fu tutto tranne che banale. Davide lo incontrai durante una campagna contro gli sgomberi del Comune a degli immigrati. Non avevano ancora fiato gli estremisti evangelici che vendono oggi i libri sul Garibaldi  predone o brandiscono la Bibbia come uno strumento di combattimento.

Negli USA adottano le mappe geografiche per colpire a fuoco gli oppositori. Quel loro Dio ha le mani sporche di sangue e non per la croce…

I Quaccheri e il Pacifismo
Il pacifismo nonviolento quacchero è nato, come il senso della giustizia, dell’uguaglianza fra gli uomini, del rispetto di tutte le culture e delle religioni, la difesa dei diversi, degli emarginati, dei carcerati, dei malati, gli interventi nelle zone calde del mondo per tentarvi la mediazione o iniziare la ricostruzione, dal principio fondamentale che gli Amici (Quaccheri) portano alle sue estreme conseguenze: in ogni persona v’è un tanto di Dio (seme, scintilla: « that of God in every one »).
Il tutto partendo da un altro principio: la luce interiore (di Cristo), la cui ricerca non è fine a se stessa, né è finalizzata alla salvezza, o alla pura elevazione spirituale.
Come di fatto è accaduto, il fondamentale spiritualismo quacchero non si è risolto in misticismo distaccato dal mondo, ma in un impegno (commitment) socio-religioso senza soluzione di continuità.
Mentre molte comunità locali di Amici vivono la loro fede intorno al culto silenzioso e ne traggono linfa per una attività filantropica simile a quella diaconale delle chiese evangeliche, i gruppi che sanno tenere contatti regionali, nazionali e internazionali sono coninvolti in una o più attività sociali di grande significato e respiro: vedi il Quaker Peace & Service, con una diecina di diramazioni nel campo della pace e dei diritti umani, fra cui quella che sostiene gli obiettori di coscienza in vari paesi e quella che organizza campagne internazionali per l’obiezione fiscale alle spese militari, quella che invia operatori sociali o esperti in Iraq, Israele o ex-Jugoslavia per aiutare i più deboli e dialogare con i più forti; o il Quaker Council for European Affairs, che segue con occhio critico e nonviolento gli incontri del Consiglio d’Europa e del Parlamento Europeo, e informa tutti gli interessati di ciò che fanno o non fanno sul piano della pace e dei diritti umani, mediante il bollettino Around Europe (Bruxelles), invitando chi può a intervenire. Ad esempio a fare pressioni affinché il diritto all’obiezione di coscienza venga finalmente discusso, votato e inserito nella European Convention. L’elenco, schematico, riempirebbe almeno un fascicolo di 10 pagine.
Ma queste attività verso l’esterno provengono di solito da una notevole coerenza interiore e personale. La schiacciante maggioranza degli Amici ha sempre rifiutato di partecipare a qualsiasi conflitto fin dal 1651, quando George Fox rifiutò un incarico militare che i Puritani gli offrivano (altri avevano già preso le distanze dall’esercito cromwelliano), e, passando dalla famosa Declaration to Charles II (genn. 1661) in cui « l’innocuo e innocente popolo di Dio chiamati Quaccheri » si dichiarava contrario ad ogni guerra vuoi per i regni di questo mondo che per il regno di Dio, ha resistito ai richiami di guerra delle Colonie inglesi contro i francesi o gli indiani, non ha partecipato militarmente alla rivolta delle Colonie d’America contro l’Inghilterra, né alla Guerra di Secessione…. su su fino alla I e alla II Guerra Mondiale, alla Guerra di Corea ed a quella del Vietnam.
Non solo non vi ha partecipato, ma non ha ispirato alcun giudizio o condanna, in quanto credente nella santità della vita, data da Dio: in questo ed altri aspetti della tolleranza quacchera verso l’Altro, non c’è spazio per tribunali e per condanne, e la distanza dal moralismo, puritano o non, è, sul piano storico e di principio, insuperabile.

Davide Melodia

Non parlare di Nonviolenza

Se non ami la vita, la gente,
la folla variopinta,
la libertà degli altri,
la follìa degli altri,
non parlare di nonviolenza.
Se non sei cittadino del mondo,
amico dei neri, dei gialli, di tutti,
non parlare di nonviolenza.
Se non denunci confini,
barriere, nazionalismi,
patrie, bandiere, galere,
non parlare di nonviolenza.
Se non ti opponi ad eserciti di ogni colore,
a corpi separati, consacrati,
ubriachi di potenza,
non parlare di nonviolenza.
Se non ti rivolti contro il verticismo,
il centralismo, l’ autoritarismo,
non parlare di nonviolenza.
Se non contesti il sacro che nasconde il vero,
il dio in terra che nasconde il cielo,
il consumismo che risucchia il sangue
dei dannati della terra,
non parlare di nonviolenza.
Se non ti getti nel folto della mischia,
come la dinamite nel pozzo di petrolio
per spegnere l’ incendio,
pronto a perir con esso,
non parlare di nonviolenza.
O, se ne parli,
di’ che stai favoleggiando
intorno a qualche cosa
che non sai.
(Sardegna, 14 agosto, 1976)

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In breve

Tucson – Arizona (USA): Sei morti e 16 feriti. La furia evangelica criminale di Sarah Palin dilaga. Nei negozi di armi va a ruba la pistola usata Glock 19: vendite impazzite.+ 65% in Ohio, + 38% in Illinois, + 33% nello stato di New York e + 16% in California… Ogni strage è un grande businnes per il capitalismo liberale.

Pensate che nella vicina Svizzera in una abitazione su tre sono presenti armi da guerra dell’esercito: il 13 febbraio ci sarà un referendum. Potremo capire nei vari cantoni cattolici e protestanti chi sono gli armati da guerra. 300 le persone uccise ogni caso, suicidi a gogò ma la violenza domestica minaccia soprattutto donne e bambini…

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Veglia: continuiamo nonostante gli insulti di Alleanza Nazionale

“Io non vi chiamo più servi; perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio” (Gv 15,15)

 

VEGLIA ECUMENICA PER IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO A GAZA

 

Christian peacemakers teams
È un’iniziativa della Chiesa di fratelli, dei quaccheri e mennoniti, con il supporto di cattolici ed ortodossi. A seguito degli arresti, espulsioni e deportazioni e delle restrizioni imposte dall’esercito israeliano agli osservatori internazionali, incluso il team CPT di Hebron, i Christian Peacemakers Team sottolineano come la presenza di osservatori internazionali dei diritti umani nei territori occupati è qualcosa che ogni governo democratico dovrebbe accogliere come parte di una struttura che protegge i diritti civili.. Il Comitato centrale mennonita e il Team di Hebron hanno riferito per primi di demolizioni di case palestinesi avvenute anche dopo l’approvazione del piano di pace “Road Map”, che nella prima fase tra l’altro chiede al Governo israeliano di porre fine a tutte le azioni che “compromettono la fiducia, incluso l’attacco alle aree civili e la confisca e demolizione di case e proprietà palestinesi”. Sostiene la Campagna per la ricostruzione delle case palestinesi (Rebuilding Homes Campaign) promossa insieme da israeliani e palestinesi (Comitato israeliano contro la demolizione delle case, Rabbi for Human Rights, etc. ). 

Dalle informazioni di Ecumenici fra le ultime notizie avute direttamente dai Christian peacemakers team anche un quacchero italiano ha partecipato in questi ultimi anni alle attività non violente in Palestina e Israele insieme ad altri volontari di altri paesi. Lui ha affermato telefonicamente di non credere nelle attività via web e non si è reso disponibile per un’intervista. Comprendiamo l’isolamento mediatico subito in particolar modo in Italia. L’abbandono a se stessi dei volontari  è gravissimo e le parole da salotto che circolano in Italia sono davvero troppe. Insopportabili. Ancora oggi. Preghiamo per lui e per i volontari. Ricordiamo i loro martiri uccisi e perseguitati soprattutto da una stampa sempre più sprezzante del valore della persona umana. Da quella asservita al potere politico a quella delle logiche di schieramento opposto. Comprendiamo i limiti del web e per questo chiediamo scusa. Pensiamo anche che il sacrificio dell’americano Tom Fox sarebbe sconosciuto agli stessi evangelici in Italia senza l’informazione dal basso e non dai pulpiti. Ne è la riprova la reazione stizzita di qualche ora fa di un italiano in Australia, scrivano anche del giornale fascista via web “il popolo d’Italia” (incredibile!) e ora rappresentante di Alleanza Nazionale che mi ha coperto d’insulti in inglese… sperando forse di intimorire o di rendersi noto a più persone. Il suo sito contiene come sfondo infatti la piazza del Vaticano … forse è solo in cerca di anelli da baciare.

Noi continuiamo con la lettura di Davide Melodia.

 

I Quaccheri e la riconciliazione


Per vocazione e per scelta, i quaccheri sono il popolo della riconciliazione. Sul piano religioso, come elemento fondamentale di un corretto rapporto con Dio, Creatore e Padre, con cui è follia avere un rapporto di conflittualità, di rigetto e di lontananza arrogante; con gli uomini, quali coeredi di una identica figliolanza divina, egualmente fruitori di una scintilla divina, partecipi attivi o passivi di una sola fratellanza universale.

Sul Piano sociale, come impegno a riportarla fra gli uomini in lotta fratricida, la riconciliazione è per i quaccheri un aspetto della testimonianza di pace. Detto questo, di fatto, come si svolge e si articola l’opera di riconciliazione?

In primis, senza prendere le parti di uno dei due (o più) contendenti. Ciò non per evitare rischi e stare comodamente a guardare con atteggiamento neutrale, ma per dare all’intervento di riconciliazione attiva presso tutte le parti in conflitto la garanzia della imparzialità, la trasparenza dell’azione e la credibilità per fungere da ponte.

Secondariamente, lasciando in disparte ogni pregiudizio verso coloro in cui vuole fare sbocciare il fiore del rispetto reciproco, dell’ascolto e della collaborazione, il quacchero deve per primo vivere fiducia, rispetto, ascolto, accettazione del prossimo.

La parola nemico deve scomparire dal suo vocabolario, sì da renderla inattuale nella bocca e nell’atteggiamento di coloro che vivono ancora la tensione, l’angoscia, il rancore e l’odio provocati dal conflitto.

Il problema, per il quacchero che ha ben maturato il concetto della pace spirituale e sociale che emana dalla luce interiore di Cristo, non è quello del suo rapporto con la religione, la cultura o l’etnia con cui viene a contatto per operare in vista della riconciliazione – perché è superato dal suo genuino rispetto per l’altro come lui – quanto indicare la via del rispetto a quelli che sono in lotta fra loro. Ad esempio portare vera pace ecumenica fra cristiani e musulmani, fra cristiani ed ebrei, fra musulmani ed ebrei, là dove quelli si mantengono su fronti opposti e polemici.

Lasciando a chiunque, quacchero o simpatizzante, di affrontare politicamente i problemi che travagliano e dividono gli uomini, purché lo facciano a titolo e responsabilità personale, i quaccheri come comunità intervengono nelle aree di conflitto cercando il contatto con la gente comune, con la base e non con il vertice della piramide sociale, con le persone di buona volontà che vogliono collaborare alla riconciliazione.

Gli stati e i governi passano, la gente resta, con i suoi problemi.

Alla gente e ai problemi va dato il massimo di attenzione. Ai governi, quando si è capaci e qualificati per farlo, si potranno in alcuni casi inviare delegazioni con documenti emessi da un’assemblea responsabile e preparata, miranti a sottolineare un’ingiustizia, una forma di violenza, una trasgressione verso i diritti inalienabili dell’essere umano.

Questo modo di operare non è raro in casa quacchera. Tutte le forze vengono da sempre dirette senza deviazioni politiche alla persona, affinché ritrovi in se stessa e nell’Altro quel « tanto di Dio » che alberga in entrambi, offrendo collaborazione nell’istruzione, nei Kindergarten, nel lavoro, nell’addestramento alla nonviolenza a tutte le parti coinvolte.

Quando e se tale risultato viene raggiunto fra gli uomini prima in conflitto, il resto viene da sé, perché la riconciliazione è benedetta da Dio.

Davide Melodia

 

Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori:
alcuni caldi altri molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti
,
non avevo il nero
per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco
per le mani e il volto dei morti,
non avevo il giallo
per le sabbie ardenti.
Ma avevo l’arancio
per la gioia della vita
e il verde
per i germogli e i nidi
e il celeste
dei chiari cieli splendenti
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la
pace

(Tali Sorex)

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Veglia: la nonviolenza come scelta difficile

Per noi i guerrieri non sono quelli che voi intendete. Il guerriero non è colui che combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri. E’ suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.

TORO SEDUTO ( 1831-1890) capo tribù dei Hunkpapa Sioux (Lakota)

 

Come il dolore non ti è gradevole, ugualmente non lo è per gli altri.

Conoscendo questo principio di eguaglianza,

tratta sempre gli altri con rispetto e compassione.

L’essere vivente che vorresti uccidere è uguale a te stesso;

l’essere vivente che vuoi tenere sottomesso è uguale a te stesso

(meditazione Jahinista)

 

Spunti teologici di riflessione individuale

« Vorrei suggerire che il quaccherismo afferma

che gli esseri umani hanno dentro di loro le risorse per trovare il significato della vita, e per perseguirlo;
che il senso della vita si trova, in qualche modo, nel mettersi in relazione con la fonte della vita, per quanto misteriosa;
che possiamo cominciare a stabilire questo nesso divenendo consapevoli delle nostre più profonde emozioni e intuizioni, al di sotto delle parole: il silenzio è perciò la disciplina deliberata e necessaria nella ricerca spirituale;
che la consapevolezza di questa profondità che è dentro di noi ci rende consapevoli anche di un legame profondo con gli altri esseri umani, per quanto diversi possano essere sotto altri profili, cosicché la nostra ricerca di significato e di verità va condivisa con altri;
che possiamo imparare dagli altri, inclusi i maestri spirituali del passato e di altre tradizioni oggi, soprattutto riconoscendo in loro lo stesso spirito che ci muove: cioè la stessa ricerca spirituale e le stesse risorse di luce e di liberazione;
che possiamo affrontare i conflitti e le ansie della vita corrente soprattutto riconoscendo il potenziale spirituale delle persone che vi sono coinvolte e trovando le modalità pratiche per portarle a incontrarsi tra di loro, ciò che comporta il primato della mediazione e dell’azione nonviolenta ed esclude invece rigide regole morali preconfezionate;
che possiamo vivere nella speranza perché, qualunque cosa gli uomini facciano gli uni gli altri, o facciano alla terra, è ancora possibile che arrivino a riconoscersi e ad amarsi reciprocamente: è la speranza di un « regno pacifico » sulla terra ».
Sono le conclusioni di Rex Ambler, The End of Words. Issues in Contemporary Quaker Theology, Quaker Home Service, London, 1994, 46 s.  trasmesse anche a Ecumenici dal rimpianto Davide Melodia, a cui rivolgiamo il nostro pensiero di perenne ricordo e di amicizia profonda negli anni conclusivi della sua esistenza terrena e drammaticamente… solitaria. Chi conta oggi nel protestantesimo in Italia non sono certo i profeti ma i burocrati ecclesiastici!

 

La Nonviolenza, una scelta difficile
Per me la Nonviolenza è, prima di tutto, la proiezione sociale dell’amore per il prossimo.

Il giorno in cui si sceglie la Nonviolenza quale elemento portante della nostra vita, bisogna prima di tutto rendersi conto dell’abisso che intercorre tra il nostro modo di essere sin qui e ciò che dobbiamo essere da quel momento. Detto questo non bisogna scoraggiarsi. Gandhi, da ragazzo, aveva paura della propria ombra.

Non basta assolutamente averla accettata mentalmente. Occorre una fusione perfetta e coerente fra mente e volontà. L’attivista che per attuarla si attiene esclusivamente alle tecniche della Nonviolenza ed ai suoi risvolti sociali e politici, senza fare un personale percorso interiore di analisi prima, e di elaborazione poi, alla luce dei suoi valori, e degli esempi storici, rischia di restare alla superficie di quel mondo nuovo ed “altro” che la Nonviolenza comporta.

La Nonviolenza va vista come una presenza vivente che ti chiama, ti interroga, ti sfida, ti penetra nel profondo, e mette davanti agli occhi della tua coscienza ciò che veramente sei, ciò che veramente vuoi, e non ti nasconde alcuna delle difficoltà che andrai ad incontrare. E ti dice, a chiare note, che se vuoi raggiungere la meta, puoi farlo, anzi devi farlo, perché hai a disposizione la forza e le ali della verità.

È una signora esigente, una “magistra” invisibile che parla da una cattedra invisibile ma terribilmente attuale, ad una folla di gente smarrita che ha alle spalle il cratere vulcanico della violenza, e di fronte la montagna della pace, da scalare.

Tu sei tra quella folla. E senti che parla per te.

E a poco a poco la signora espone i valori, i principi, i modi, i tempi e gli strumenti che ti accompagneranno nella irenica avventura.

Arriva sempre, nella vita, il momento di fare una scelta fondamentale. A volte c’è il tempo di riflettere con calma e profondamente di fronte al bivio che separa la via della violenza e la via della Nonviolenza. A volte il tempo non c’è, ma la scelta va fatta ugualmente. C’è anche una terza via, quella dell’indifferenza, che percorrono coloro che amano solo se stessi, e non desiderano correre i rischi che le altre due scelte comportano.
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Vediamo, per amore di chiarezza, cosa le due scelte fondamentali comportano.

1) La scelta comune della violenza
Gli ostacoli vanno superati, ad ogni costo. Di fronte all’ambiente che, a motivo delle sue leggi economiche, di mercato, scientifiche, tecniche, il produttore, il magnate, il gruppo finanziario, il governo che non ha sensibilità ecologica né rispetto della vita del prossimo, opera indiscriminatamente. L’importante è produrre, vendere, dominare, egemonizzare la produzione, il mercato locale e internazionale, senza tener conto dei guasti irreparabili al terreno, all’aria, all’acqua, alla salute della gente: “Après moi le déluge”.

Nei conflitti interni e internazionali, di fronte alle proteste, alle rivolte, alle rivendicazioni territoriali, alla richiesta di giustizia verso i più deboli, verso gli immigrati … il forte usa il pugno di ferro, la repressione, il carcere, il confino, la morte civile … la guerra. Il tutto usando mezzi sempre più potenti, di distruzione degli umani, delle strutture, del territorio, coinvolgendo senza pietà popolazioni civili inermi.

Il dopoguerra è una vasta opera decennale di ricostruzione, svolta a fatica dai figli dei caduti, delle vedove, dei morti nelle camere di tortura, nei campi di concentramento… Pronti, questi, a riprendere le armi contro il “nemico” di domani.

È una via che non vale la pena di intraprendere.

Il cammino della civiltà non può permettersi di ricominciare sempre da zero, con la barbarie psicologica del troglodita e la gelida superbia tecnica del generale moderno.

È l’ora di contemplare un percorso diverso.

2) La scelta della Nonviolenza
Mettiamo da parte al momento una serie di concetti e di principi tradizionali, quali gloria, onore, vittoria, potenza, per riprenderli in un altro momento, e solo dopo avere fatto una breve disamina degli obiettivi che vogliamo raggiungere. Lo stesso dicasi per scienza, tecnologia, armamenti sofisticati.

Ripartiamo dalla coscienza, e da alcuni valori che è giusto coltivare e, se è possibile, realizzare. Diciamo: vita, armonia, collaborazione, giustia, rispetto.

Cosa ci impedisce, di fronte alla decisione di una autorità X, di dire no, laddove seguire tale decisione comporti gravi danni all’ambiente e alle persone?

Perché non osiamo dire no alla volontà del nostro governo di muovere guerra contro un altro stato?

Se non si tiene conto delle terribili conseguenze della guerra, anche per noi, se si cede alle magniloquenti parole della propaganda bellica, se non si cerca la verità che è sottesa alla voglia di guerreggiare, se temiamo di esporci pericolosamente rifiutando il coinvolgimento nel progetto bellico, allora c’è da dubitare della nostra ragione, della civiltà raggiunta, del proclamato rispetto della vita.

Se invece abbiamo il coraggio di ponderare su tutti i pro e i contro della pace e della guerra, e sul nostro dovere di persone civili di preservare la vita di ogni essere vivente, con ogni mezzo possibile, e decidiamo consapevolmente di rischiare personalmente pur di impedire danni a questo punto epocali, allora abbiamo finalmente imboccato la via della Nonviolenza. Ma forse siamo ancora al primo miglio di essa. Il resto del cammino lo valuteremo nella prossima sessione.

3) Quanto alla non-scelta dell’indifferente, che si ritira in se stesso, e lascia che il mondo viva o muoia lontano da lui, o lei, vi risparmiamo ogni commento.

 

Ulteriori riflessioni

Per passare dall’Utopia alla Realizzazione – totale o parziale – della Pace, che fare ? Per lottare efficacemente e consapevolmente contro la violenza, o contro un avversario violento e possente, bisogna tener conto delle sue ragioni, dell’educazione, dei principi, valori, non valori, mezzi, metodi ed altro per cui agisce in un dato modo.

E poiché alcune caratteristiche dell’avversario violento sono anche dentro di noi, dobbiamo, se ne abbiamo il tempo e la volontà, porci psicologicamente come sul divano dello psico-analista e analizzare in primis :

le Radici della Violenza:

La Società violenta in cui si vive causa Violenza
La Cultura, la Letteratura maggioritaria causa Violenza
La Televisione, la Radio, tutti i Mass Media maggioritari, gli Spettacoli causano Violenza
L’Educazione tradizionale causa Violenza
La Violenza causa Violenza
La Violenza subita causa Violenza
L’ Ingiustizia causa Violenza
La Fame causa Violenza
La Menzogna causa Violenza
La Paura causa Violenza
La Vendetta causa Violenza
La Vendetta della vendetta causa Violenza
La Schiavitù causa Violenza
L’Odio causa Violenza
L’Odio razziale causa Violenza
L’Odio religioso, il Fanatismo causa Violenza
L’Invidia causa Violenza
La Brama di Potere causa Violenza
L’Imperialismo causa Violenza
L’Egemonismo causa Violenza
Il Militarismo causa Violenza
La Non Conoscenza dello Straniero causa Violenza

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E in coscienza non possiamo affermare che, in una o più delle suddette condizioni noi, personalmente, non abbiamo adottato una forma o l’altra di violenza.

Ma l’idea e il messaggio umanitario e sociale della Nonviolenza, e l’esempio di Gesù, di Gandhi, di Martin Luther King, ci ha ad un certo momento affascinati, e l’abbiamo intellettualmente almeno abbracciata.

Ed a questo punto, se non teniamo conto delle difficoltà da un lato, e delle grandi potenzialità della Nonviolenza dall’altra, per mettere in pratica queste, siamo e restiamo soltanto dei dicitori, non dei facitori.

Per brevità, tracciamo un breve elenco delle Risposte della Nonviolenza:

Non accettare il concetto di Nemico
Cercare i Valori dell’Altro
Cercare l’Umanità nell’Altro
Non accettare che Diversità significhi Avversità
Cercare i punti di Convergenza e non di Divergenza fra i Valori propri e quelli dell’Altro
Sollecitare le Aspirazioni alla Pace in Sé e nell’Altro
Intervenire come Mediatori fra gli Uni e gli Altri in conflitto
Offrirsi quali Ambasciatori di Pace fra i Contendenti
Cercare di fugare le Paure dell’Altro, dopo avere fatto un percorso di auto-liberazione dalle cause della Paura

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Siccome, in generale, chi non conosce direttamente la Nonviolenza, tende a sottovalutare lo Spirito di Pace di chi la sceglie, e pensa che lui o lei abbia rinunciato per paura o debolezza ad usare la forza, e il coraggio, che, sempre in generale, si crede necessario opporre al “nemico”, vediamo di fare chiarezza tra Forza, Violenza e Nemico:

La forza, di per sé, è un elemento neutro, e non avendo ovviamente una personalità, né una volontà propria, dipende da chi la usa e da come la usa.

E, a questo punto, usare la forza per una attività normale, lecita, come il lavoro, o lo sport, non crea problemi.

I guai sorgono quando la forza, che è come un oggetto, viene usata per fare violenza a qualcuno, a un gruppo sociale, ad un popolo.

Allora la forza diviene in un certo senso la mano longa dell’intento violento, quasi una complice involontaria.

La violenza ha la capacità di fare del male, di aggredire anche senza l’uso della forza, e questo è un motivo ulteriore per non confondere forza e violenza.

Ogni valutazione va fatta, insomma, tenendo ben presente il grado di responsabilità di tutto e di tutti.

Il nonviolento non rinuncia alla lotta violenta perché teme di battersi, ma perché vuole liberare la lotta dalla violenza, così da fare della lotta uno strumento di crescita e di ricerca della verità, della giustizia e della libertà senza portare dolore e distruzione, come accade a tutto ciò che passa per la violenza.

Il nonviolento non rinuncia alla lotta quindi, ma si adopera a separare i due elementi-momenti di forza e violenza, tenendoli ciascuno al proprio posto, accuratamente.

Usando la forza in modo serio, consapevole, responsabile, costruttivo, il nonviolento lascia agli esseri umani il piacere di usufruire della forza, laddove e quando essa serva quale strumento positivo, riconoscendo in essa un dono della natura, degno di essere, non di scomparire.

Ma anche qui, come in tutti gli aspetti della Nonviolenza, la forza, essendo uno strumento, per quanto prezioso, deve venire usato senza esaltazione.

Ogni strumento deve servire per raggiungere un fine.

È quindi il fine che va tenuto costantemente in vista, nella considerazione che merita.

E il fine che il nonviolento si prefigge, a sua volta, non va raggiunto con qualsiasi mezzo, bensì con i mezzi che gli sono omogenei. I mezzi a disposizione del nonviolento, nella occasione di una lotta per ottenere giustizia, o altro obiettivo degno di una lotta, sono molteplici.

Devono però avere radici nel profondo della coscienza di chi si accinge alla lotta.

Ad esempio, il rispetto.

Questo elemento, che ovviamente fa parte del bagaglio culturale del nonviolento (usiamo il termine ben sapendo che nessuno lo è perfettamente, ma aspira e tende ad esserlo), non è fondato semplicemente sul vecchio adagio “rispetta per essere rispettato”, ma parte dalla profonda convinzione

che l’Altro è un essere umano come te,
che l’Altro ha dei valori come li hai tu,
che l’Altro è figlio dello stesso Creatore,
che l’Altro ha gli stessi diritti che hai tu . . . .
Se il principio di rispettare non è una formalità, bensì è una esigenza dell’anima, finalizzata a “trarre dall’Altro il meglio di sé”, corrisponde esattamente ad un principio quacchero, quello di “trarre dall’altro l’Eterno che è in lui”.

Come il dantesco “a nullo amato amor perdona”, così questo atteggiamento non può non trovare una risposta positiva nell’Altro.

È difficile resistere ad una mano tesa.

E infine : l’Altro non è il nemico.
È diverso, certo.
È educato alla violenza, forse . . .
Ma è un essere umano.
Sta a te fargli scoprire la sua umanità, se qualcuno gliel’ha tolta.
Il “nemico”, per il nonviolento, non deve esistere.
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Gandhi, ad un Lord inglese che gli disse: “Cristo ci ha insegnato : “ama i tuoi nemici”, rispose: “io non ho nemici”.

Ed io, ho dei “nemici” ?

Davide Melodia – Verbania, Natale 2002

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