Archivi tag: Dio

Il nemico e la domanda di Dio

La domanda di Dio (Giona 4,1-4.11)
Prof. Daniele Campoli

La vicenda del profeta Giona è singolare. Egli riceve una chiamata da Dio, che lo vuole mandare a predicare a Ninive, ma lui non vuole obbedire. Non solo, fugge, imbarcandosi su di una nave, e cerca di far perdere le sue tracce. Alla fine il profeta deve tuttavia arrendersi alle insistenze di Dio, obbedisce e va a predicare a Ninive.
In quella città deve annunciare il giudizio di Dio, che è un giudizio di condanna dei peccati dei suoi abitanti. Contro ogni aspettativa, i niniviti accolgono il messaggio di Giona, si pentono e promettono di ravvedersi. Di fronte a quella reazione, Dio decide di ritirare la sua condanna, di perdonare i niniviti e di non punirli. Giona ci rimane molto male. Ecco come viene descritta la sua reazione, nel libro di Giona, al capitolo 4:

Giona ne rimase molto contrariato e, preso da sdegno, pregò: “Signore, già prima di partire da casa, lo dicevo che sarebbe andata a finire così. Ecco perché ho cercato di fuggire verso Tarsis! Lo sapevo che sei un Dio misericordioso e buono, molto paziente e benevolo, pronto a tornare sulle tue decisioni e a non punire. Quand’è così, Signore, tanto vale farmi morire. Per me è meglio morire che vivere”. Il Signore gli rispose: “Ti sembra giusto prendertela così?” (Giona 4,1-4)

Quando cominciamo a comprendere il messaggio del libro di Giona, diventa chiaro che la disubbidienza e la fuga del profeta non erano altro che i sintomi di un problema più profondo. Di fatto Giona era un uomo molto religioso, ma restio ad accettare l’idea che il suo Dio potesse estendere la sua bontà a persone diverse da lui, appartenenti a un’altra religione, a un’altra cultura, a un popolo che non fosse quello di Israele.
Ecco perché Giona aveva disobbedito: perché sapeva che la Parola di Dio era capace di suscitare ravvedimento e vita nuova, perché sapeva che Dio avrebbe probabilmente deciso di non punire gli abitanti di Ninive se questi si fossero pentiti. Per questo aveva deciso di fuggire da Dio. Non perché avesse paura di lui, non perché avesse paura di andare a Ninive, ma perché non sopportava l’idea che Dio, alla fine, avrebbe potuto decidere di perdonare e di non castigare e distruggere quei peccatori.
Il messaggio del libro di Giona, in definitiva, è che Dio è il Dio di tutti, che può perdonare tutti, e che neanche Israele, neanche il cristianesimo, può avere l’esclusiva del suo favore.
Da sempre, il testo del libro di Giona viene letto dalle comunità ebraiche, in tutto il mondo, in occasione della festa di Yom Kippur, il giorno in cui si confessano a Dio le proprie colpe. Nelle sinagoghe ebraiche riformate il culto termina con questa preghiera:
“Signore, tu ti sei rivelato nella storia di Giona: Ninive è il mondo che si pente e noi siamo Israele, il tuo riluttante profeta. Tu ci hai scelto per conoscerti e per amarti, e questa conoscenza è la nostra gloria e questo amore è il nostro carico […] Una conoscenza del genere è troppo straordinaria per noi. Per mezzo di essa tu riveli la nostra parentela con amici e avversari, la nostra responsabilità nei confronti di chi ci ama e di chi ci odia; il nostro compito in un mondo i cui tutto e tutti sono opera tua […] È compito nostro piantare il seme della fraternità nel suolo dell’ostilità, riconciliare i nemici e portare redenzione ai nostri oppressori.”
Il libro di Giona è l’unico libro della Bibbia che termina con una domanda di Dio. E la domanda è questa:

E io non dovrei preoccuparmi di Ninive, la grande città, in cui vivono più di centoventimila persone che non sanno quello che è bene per loro, e molti animali? (Giona 4,11)

E così ora non siamo più semplici spettatori della storia di Giona, me ne diventiamo partecipi. Ciascuno di noi è chiamato a rispondere alla sfida della Parola di Dio.
Certo, le nostre menti e i nostri cuori assomigliano a quelli di Giona più di quanto non siamo disposti ad ammettere. E anche noi, come Giona, abbiamo bisogno di essere scossi e liberati da certi modi di pensare, di sentire e di credere. Con Giona e contro Giona, abbiamo bisogno di cominciare a riconoscere la presenza di Dio in luoghi in cui mai, probabilmente, avremmo sospettato che egli potesse essere, non solo nella città o là dove sono i nostri “nemici”, ma anche nelle molteplici circostanze apparentemente banali e bizzarre delle nostre vite.

(VE)

Annunci

Commenti disabilitati su Il nemico e la domanda di Dio

Archiviato in Etica, teologia

Buona Pentecoste: lo Spirito sia con Te

Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.

Ma il Consolatore, lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto
ciò che io vi ho detto.
(Giovanni 14,25-26)

Con la promessa di prendere dimora nei suoi discepoli, Gesù afferma che, nonostante la sua dipartita, egli resta presso di loro (in questo senso in ogni caso si può anche intendere il par’ hymîn ménon del v. 25). Ma questo avviene perchè il Padre nel Nome di Gesù manderà il Consolatore, lo Sprito santo….
Il Paraclito (“colui che è chiamato in aiuto”, l'”intercessore”, l’advocatus), il Soccorritore, viene nella comunità. Lo Spirito santo non è una forza neutra, ma è una persona, come lo sono il Padre e il Figlio (ho parákletos). Sia detto qui per inciso che noi dovremmo pregare più spesso di avere lo Spirito santo e non semplicemente una “forza”.

Lo Spirito viene in aiuto alla comunità, e in tal modo ne è anche il “Consolatore”. Duplice è la sua funzione: insegnare e ricordare. La comunità nel suo cammino per il mondo ha incessantemente bisogno di istruzione e di conoscenza. Di fronte a nuovi nemici, a nuovi interrogativi, a nuovi bisogni, la comunità ha nello Spirito santo un maestro che le “insegna ogni cosa”. In nessun punto che le sia essenziale essa rimarrà priva dell’insegnamento e della conoscenza dello Spirito, e di questa conoscenza può essere certa, poichè il suo maestro è lo Spirito e non la ragione umana.

In tal modo la chiesa nel corso della storia riceverà sempre nuove conoscenze; essa non cesserà di imparare e di ascoltare lo Spirito santo. Lo Spirito santo non è lettera morta, ma è il Dio vivente. Così in ogni decisione la comunità può affidarsi con fiducia allo Spirito santo e credere fermamente che egli è presente in lei e in lei agisce, e che non ci lascerà brancolare nel buio, se solo vorremo ascoltare seriamente il suo insegnamento.

Ma ogni insegnamento dello Spirito santo resta in stretto legame con la parola di Gesù. Il nuovo poggia saldamente sull’antico. Così all’insegnamento si accompagna il ricordo. Se nella chiesa vi fosse solo il ricordo, essa si sclerotizzerebbe in un passato senza vita; se vi fosse solo l’insegnamento, senza il ricordo, la chiesa sarebbe esposta al fanatismo. Per questo lo Spirito santo, vero soccorritore della comunità, esercita l’una e l’altra azione: fa avanzare la chiesa e nello stesso tempo la fa aderire saldamente a Gesù (cf. Matteo 13,52).

Dietrich Bonhoeffer
Meditazione domenica di Pentecoste 1940

tratto da Dietrich Bonhoeffer Memoria e Fedeltà
Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, Magnano (BI) 1995

Ricordati che il tempio è il tuo corpo e che la Chiesa sono coloro che sono liberi di ascoltare lo Spirito e praticano la Sua bontà che viene incisa nel cuore. Non esiste nessuna dottrina dei teologi che ti salva e da studiare a memoria come pappagalli. Sei tu che devi scriverla con le tue mani nella tua vita. Il resto è menzogna. Nella migliore delle ipotesi solo per questioni di denaro e di potere.

Commenti disabilitati su Buona Pentecoste: lo Spirito sia con Te

Archiviato in chiese

Il silenzio di Dio oggi: dibattito

Appena possibile manderemo in linea le comunicazioni pervenute dal Parlamento Europeo. Saranno anticipate sul sito www.ecumenici.eu
Simonfrancesco Di Rupo (Perugia, 1984) Laureato in Filosofia a Perugia con tesi Sulla filosofia di Emanuele Severino intorno alla storia del pensiero filosofico, approfondisce tematiche che si svolgono principalmente sul terreno della filosofia e della teologia della storia, unendo a ciò una forte propensione alla scrittura di numerosi articoli, poesie, aforismi e racconti. Parallelamente alla specializzazione in Etica delle relazioni, sta attualmente lavorando in collaborazione con il Prof. Millucci per la stesura di una monografia su Severino commissionatagli subito dopo la laurea per la supervisione del Prof. Rizzacasa (tenitore della cattedra di Filosofia della Storia).

Di Rupo è una nuova penna di Ecumenici.

LA CATASTROFE DI HAITI E IL SILENZIO DI DIO

Perché Papa Ratzinger, pochi giorni dopo la catastrofe di Haiti, si trova in Sinagoga a discutere della beatificazione di Pio XII senza che le parti manifestino automaticamente più interesse per il grande dilemma del dolore del mondo? Quale cinismo pervade gli automatismi delle religioni “organizzate” e quali profondità, in questo momento, può cercare di toccare l’animo dell’uomo che medita sull’essenza religiosa del suo destino?

Nei giorni che seguono una catastrofe naturale di proporzioni enormi si assommano, fra cuori e menti del mondo che prosegue il suo cammino, inquietudini metafisiche. E’ qui che, oltre le grandi “organizzazioni” religiose solitamente patrocinate dall’apologia della ragione teologica e dalle logiche della sua storia politica, il grande silenzio di Dio tocca gli uomini nell’emozione e nella passionalità. Sulla base di questa considerazione, il grande dilemma sta nel rintracciare un aspetto positivo nell’inquietudine, nel dubbio se compiere questo sforzo abbia senso a sua volta.

Di fronte a una catastrofe come quella di Haiti non possiamo dirci “fruitori”. Chiunque, di fronte all’immensità del dolore che il nostro pianeta può produrre, può dirsi tutt’al più sopravvissuto. La lontananza geografica dell’evento è quantitativamente minore rispetto alla vicinanza umana dell’evento. Non siamo fruitori di una notizia, dunque, bensì siamo noi la notizia, nella nostra curiosa vicinanza al grande dolore che avvolge il mondo e che in maniera così sbalorditiva, a volte, si scaglia contro un luogo solo con una violenza incommensurabile.

“Padre, perché mi hai abbandonato?”, disse Cristo avvolto dal dolore della Croce; ecco che nel grande tumulto di una terra che trema, nella rapidità dell’ultimo respiro di così tanti uomini, queste parole paiono trovare maggiore eco e maggiore distinzione rispetto a tutta la chiacchiera di cui è intrisa la nostra quotidianità. Pure il nostro tradizionale concetto di “male” pare insufficiente, di fronte alla naturalezza della catastrofe e della sua incondizionata ospitalità per così tanti cadaveri e per così tanti futuri recisi come fiori al vento, così come non potremmo chiamare “male” il silenzio di Dio che immediatamente si spande nel cielo della Terra dopo le ultime parole di Cristo. Evidentemente la Natura è quel mistero che chiede all’uomo di essere scrutata, nei limiti del possibile, oltre categorie “umane, troppo umane”, come direbbe Nietzsche; evidentemente “là dove c’è il pericolo cresce ciò che salva”, come amava ripetersi Heidegger citando il suo caro Holderlin: è nella catastrofe, forse, che la coscienza mondiale può elevarsi a navigare il cielo che ospita il silenzio di Dio e costruire dalle ceneri di un mondo abbattuto le fondamenta di un nuovo respiro, di una nuova dignità che non si appelli più al “Signore” come amuleto apotropaico, ossia come salvatore immediato delle nostre particolari, piccole e grandi disgrazie, ma come apertura dello spazio della ricostruzione. Nel Silenzio di Dio alberga la libertà di appartenere alla Terra e di poetare (nel senso più greco che spetta a questo termine) sulla propria, piccola croce.

Lo spazio della ricostruzione aperto dal Silenzio di Dio offre l’opportunità di contemplare il proprio tragitto verso la grande meta che all’uomo spetta, ovvero il meritato silenzio dell’ultimo istante di vita, come tributo al grande dono dell’esistenza. E’ nel Silenzio che Dio e uomo trovano l’armonia del cosmo, fosse anche il silenzio della loro morte; ammesso che anche il concetto di morte, per noi uomini del “mondo adulto” (come lo chiamerebbe Bonhoeffer), possa ancora soddisfare la nostra meditazione sul Destino.

Commenti disabilitati su Il silenzio di Dio oggi: dibattito

Archiviato in teologia

Il potere di C.L.

untitled2

Dichiarazione di fede delle Chiese Riformate del sud del mondo

 

Dio della vita, Tu sei il nostro Dio che ci libera da ogni sistema di oppressione, esclusione e sfruttamento.
1. Non faremo di Mammona il nostro Dio, accumulando potere e ricchezza.
2. Non ci faremo alcun idolo, venerando l’efficienza dei nostri successi.
3. Non faremo un uso sbagliato del nome del Signore, nostro Dio, chiamando giusta politica cristiana l’accumulo di ricchezza e la sua difesa con la guerra.
4. Osserveremo il giorno dello sabba, perché non sfrutteremo il lavoro umano e non distruggeremo madre terra.
5. Ci prodigheremo per la solidarietà tra le generazioni, non solo tramite l’assicurazione di una vita dignitosa per gli anziani, ma anche non mettendo sulle spalle delle future generazioni un grave danno ecologico e lasciando loro dei debiti.
6. Non uccideremo, escludendo dall’economia coloro che non hanno proprietà privata e non possono vendere la loro prestazione sul mercato.
7. Non tollereremo la mercificazione e lo sfruttamento sessuale di donne e bambini.
8. Non permetteremo i molteplici furti dei protagonisti dell’economia e della finanza.
9. Non abuseremo del sistema legale per il nostro profitto personale, ma promuoveremo i diritti economici, sociali e culturali di tutti.
10. Non seguiremo l’avidità accumulando beni senza limiti, deprivando i nostri prossimi dei loro mezzi di produzione e dei loro guadagni, così che tutti e tutte possano vivere con dignità su questa bella e ricca terra di Dio

 


 

PETIZIONE SUL POTERE MONOPOLISTICO DI COMUNIONE E LIBERAZIONE NELLA REGIONE LOMBARDIA

D’iniziativa del Dott. Enrico De Alessandri.*

Premesso che

* il Rapporto Guyard sulle Sette in Francia presentato all’Assemblea Nazionale il 22 dicembre 1995, nell’esporre gli innegabili pericoli dell’espansione di movimenti religiosi integralisti, fondamentalisti o comunque di carattere settario, ha segnalato « i tentativi di infiltrazione che le sette avrebbero messo in opera nel cuore dell’autorità pubblica » e fenomeni analoghi destano crescente preoccupazione anche in Germania e in Belgio; esiste quindi un problema variamente diffuso in Europa;

* in Italia, Comunione e Liberazione è considerata dai più autorevoli professori universitari di Sociologia delle Religioni come un movimento che presenta molti aspetti del tipo setta; ed anche studi stranieri, svolti presso istituzioni sicuramente indipendenti, sono concordi nel ritenere che Comunione e Liberazione è un movimento « fondamentalista » (si veda Comunione e Liberazione: A Fundamentalist Idea of Power di Dario Zadra, Accounting For Fundamentalism, Edited by MartinE. Marty and R. Scott Appleby, The University of Chicago Press, 1994);

* Comunione e Liberazione esercita un’influenza sui mezzi di comunicazione decisamente superiore a quella di qualsiasi altra organizzazione, movimento politico o associazione di interessi esistenti in Italia; e, peraltro, i giornalisti che militano in questo movimento « fondamentalista » sono inseriti in quasi tutti i maggiori quotidiani nazionali costituendo, anche nell’ambito massmediale, una inquietante influenza dominante;

* in Lombardia, luogo privilegiato di azione del movimento, esponenti ed aderenti di Comunione e Liberazione occupano largamente posti di rilievo in tutti i centri di potere della Regione (dai Direttori Generali ai dirigenti delle Unità Organizzative nei più importanti Assessorati, dai Direttori Generali delle pubbliche Aziende Ospedaliere ai primari, dagli Amministratori Delegati ai Presidenti delle società di trasporto, dai Direttori Generali degli Enti e delle Agenzie regionali ai consigli di amministrazione delle società a capitale pubblico della Regione Lombardia operanti in ambiti strategici come le infrastrutture, la formazione, l’ambiente ecc.) costituendo, di fatto, una situazione di potere « dominante »; infatti, questa situazione di potere « monopolistico » è stata denunciata, come allarmante, sul Corriere della Sera del 7.6.2005 anche da alcuni esponenti istituzionali dello stesso partito del governatore lombardo attraverso la seguente vibrata protesta: « Il ruolo e il potere che hanno assunto Formigoni e il sistema connesso di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere determinano la quasi totalità delle scelte politiche e amministrative, di fronte a un peso elettorale che non raggiunge un decimo dei voti di Forza Italia »;

* tale capacità di influenza di Comunione e Liberazione può determinare, di fatto ed anche sotterraneamente, non solo « sudditanza psicologica » ma inaccettabili situazioni discriminatorie sia per le singole persone (si pensi alle difficoltà di avanzamento in termini di carriera per i medici che non appartengono a CL nell’ambito di precise strutture pubbliche), sia per le imprese (la distribuzione dei fondi pubblici privilegia in misura schiacciante le imprese della Compagnia delle Opere rispetto all’intero mondo imprenditoriale lombardo come è stato rilevato da noti esponenti istituzionali);

* il problema è serio, riguardando specialmente un’istituzione, come la Regione Lombardia, con un bilancio pari a quello di un piccolo Stato.

Tutto ciò premesso

si chiede

Un intervento volto a impedire che movimenti settari fondamentalisti (unanimemente riconosciuti come tali dalle maggiori autorità accademiche italiane ed estere), possano costituire pericolose situazioni di potere « monopolistico » nell’ambito delle pubbliche istituzioni.
Si chiede inoltre che venga salvaguardata la libertà di contrastare, anche attraverso Internet, l’aggressiva espansione dei movimenti settari-fondamentalisti nella sfera pubblica (in aderenza alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 6 luglio 2006 concernente la Libertà di espressione su Internet), specie nelle aree dove gli stessi movimenti esercitano una devastante influenza anche sui mezzi di comunicazione.

 

 

La petizione verrà presentata al Parlamento Europeo, alla Camera dei deputati della Repubblica Italiana, al Senato della Repubblica Italiana

e per opportuna conoscenza:

Al Presidente della Commissione Europea
Al Presidente della Repubblica Italiana

 


Sul sito del promotore un’anticipazione del libro dedicato alla tematica
http://www.teopol.it/DeAlessandri.pdf

 

* Enrico De Alessandri è nato a Milano nel 1953. Laureatosi in Scienze Politiche con il Prof. Gianfranco Miglio, è stato Direttore del Centro Regionale Emoderivati della Regione Lombardia e lavora attualmente presso l’Assessorato Sanità della stessa Regione Lombardia.

 

Commenti disabilitati su Il potere di C.L.

Archiviato in teologia

Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale

Ecumenici ringrazia l’ amica Guerresi Marilena di Ravenna per la donazione ricevuta: le offerte sono tutte destinate al gruppo battista che opera nelle carceri milanesi in favore dei transgenders. Esperienza unica nel nostro paese per l’attività cristiana di base.

Aiutateci a metterne nel salvadanaio piccole o grandi offerte. E’ tutt’altro che una passeggiata impegnarsi dentro il carcere. Vi sono mille problemi pratici e tante richieste e difficoltà da superare, con limitate risorse umane e finanziarie.

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62 Y 05584 20200 000000003084; per l’estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi

 

Ci schiereremo a favore del testamento biologico e contro le leggi del Parlamento che obbligano l’alimentazione forzata anche contro la volontà delle persone, in caso di vita solo vegetativa permanente e non più relazionale ed emozionale. Siamo per la libertà di Dio e non quella delle macchine. Contro il burocratismo dell’ On. Binetti desideriamo offrire spazi di dialogo. Su Facebook è già aperto il nostro forum.
La libertà dei figlie e figlie di Dio continua anche dopo la morte…
La redazione di Ecumenici si stringe con affetto a Beppino Englaro e alla sua famiglia

Eluana è morta, Eluana ora vive
di don Paolo Farinella

“Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale”

Ha preso tutti in contropiede e se n’è andata con un sussulto di dignità, quasi volesse scappare prima che gli avvoltoi del senato, comandati a bacchetta dal loro padrone, decidessero di condannarla all’ergastolo in uno stato di vita che vita non è, perché non umana. Se n’è andata, lontana da suo padre e da sua madre, quasi volesse risparmiargli l’ultima goccia di fiele che essi sorseggiano da diciassette anni. Se n’è andata, approvando le scelte della sua famiglia, l’unica che in questa tragedia fu ed è scevra di interessi e la sola che può vantare gratuità e amore senza ricompensa. Se n’è andata quasi a smentire un pusillanime che non ha esitato a sfregiare la vita e la morte, il Diritto e lo Stato per trarre vantaggi e benefici per sé e la sua bulimia di potere. Se n’è andata per non essere complice del sigillo diabolico tra pagani e devoti, scribi e farisei, che aggiungono pesi sulle spalle degli altri, senza mai muovere un dito per aiutare a portarli.

E’ cresciuta come un virgulto sorridente davanti a Dio e come una radice nella terra arida degli avvoltoi. Non aveva apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lei diletto, perché in coma irreversibile. Disprezzata dal potere e dal fanatismo fu denudata ed esposta su pubblica piazza, quando l’uomo senza ritegno e senza valore, celiò sulla sua capacità di partorire. Donna dei dolori che ben conobbe il patire da oltre diciassette anni, Eluana ora sta davanti a noi invisibile, ma presente, promessa di vita oltre la soglia della morte, che come sorella viene ad abbracciarla per trapiantarla nell’Eden della dignità. Disprezzata dagli scribi e dai farisei, sempre contemporanei, non volle far parte del coro dei suoi difensori per partito preso perché schiavi dei loro astratti principi, e non sanno cosa sia libertà di decidere secondo coscienza, in nome di chi disse che lei è comunque e sempre superiore al sabato. Gli urlatori in difesa della vita, costi quel che costi, sono lefebvriani allo stato puro perché vogliono imporre Dio anche a chi ha scelto di non credere: come quelli sarebbero capaci di uccidere chi non si converte. Eluana è stata trafitta dalla superba protervia che cerca ragione a forza di urla; schiacciata dalla impura indecenza, ora entra nella vita che la morte annuncia e rivela, principio di risurrezione

Chi ha ballato sulla sua tomba prima ancora che morisse ha avuto anche l’impudenza di gridare “assassino” e “boia” al mite babbo, l’unico che l’ha amata senza riserve, con il coraggio di lasciarsi generare dalla figlia che lui aveva generato e anche perduto. Finalmente ora può restituirla alla dignità della morte che è l’unico modo per ridarle la vita. Nel turbinio di questo mondo pazzo e folle, Eluana, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; come agnello condotta al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Eluana è morta. Silenzio. Sipario.

(Nota. Intanto si sentono le rane gracidare forte, ma in diminuendo, fino al silenzio totale. Si spengono le luci in dissolvenza e il buio raddoppia il SILENZIO che tutti ascoltano senza profferire parola).

Altissimu onnipotente bon signore,
tue so le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature, vv. 1-2; 28-29; sec. XIII)

(9 febbraio 2009)

Commenti disabilitati su Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale

Archiviato in Etica

Nel deserto di umanità

Il dibattito in Senato di domani si preannuncia come lo specchio di una società italiana profondamente razzista e xenofoba sviluppatasi grazie anche alla campagna mediatica che da molti anni i partiti di maggioranza e di opposizione conducono con sfrenato accanimento in caccia di consensi elettorali: ti chiediamo di stracciare la tessera di partito che eventualmente hai,  di rimanere una persona libera, di boicottare attraverso gesti non violenti qualsiasi iniziativa o legge immorale che verrà approvata da questa Assemblea; rimani  come sei,  una persona libera. Per sempre. Anche nella tua disobbedienza.

Ricordati che come credente Iddio ti ha chiamato fin dai tempi di Abramo e poi quelli dell’Esodo a liberarti dalle catene e a percorrere un cammino di liberazione. Ad amare te stesso e il prossimo e non a odiare, dividere o uccidere.

Ricordati che nel regno di Dio non c’è nessun immigrato o clandestino ma solo peccatori perdonati.  Questi sono i santi secondo le Sacre Scritture, senza l’accozzaglia di ideologia appiccicata sopra nei secoli attraverso menzogne, superstizioni e dicerie popolari.

Noi di Ecumenici contiamo anche su di te. Sulla tua capacità di liberazione alle prigioni che vogliono costruire nella tua mente, nei tuoi comportamenti e nelle tue scelte personali, mediante l’appiattimento anestetizzato delle capacità critiche personali. Magari in funzione di uno stato etico “sicuro” e di modelli comportamentali liberticidi decisi da altri, sopra la tua testa.

Torna quindi sempre, costantemente, a te stesso e senza paure.  Non puoi fuggire dalla tua umanità. Dall’essere creatura uguale a tutte le altre. E proprio per questo preziosa.

In 36 ore noi abbiamo raccolto tante firme e anche per questo ti siamo eternamente grati. Anche per questo ringraziamo oggi il Creatore più che mai.

Abbracci e consentitecelo…  continuiamo ad avere fiducia in Colui che ci segue o, meglio, forse ci sta precedendo. Anche in questo deserto troppo spesso disumano, fino quasi al limite estremo.

La redazione

 

(…) Domattina saremo al mercato, dove Diouf aveva il suo posto di vendita e distribuiremo volantini e del pane accompagnato da questa frase: “A quelli che vengono da lontano a guadagnarsi il pane, non diamo il frutto avvelenato del razzismo!”.

 

Civitavecchia 2 febbraio 2009

QUALE  METAMORFOSI?

Certe volte mi sento come Gregor Samsa, quel commesso de “La Metamorfosi” di Franza Kafka, che svegliatosi un mattino si accorge di essersi trasformato in un grosso insetto, uno scarafaggio.

Come è potuto avvenire?

Come si è potuta compiere questa mutazione genetica, per cui, il nostro popolo, che per secoli ha conosciuto la fatica  e il dramma dell’emigrazione, si ritrovi ad aver smarrito la propria memoria e con essa tratti fondamentali della propria umanità?

Come è potuto succedere che Cheikh Mory Doiuf che era venuto in Italia per il pane vi abbia trovato il veleno mortifero del razzismo?

Il tragico assassinio del giovane senegalese avvenuto sabato mattina, 31 gennaio a Civitavecchia, purtroppo non è un caso isolato di gesti, parole e azioni di razzismo ormai divenuti quotidiani.

Certe volte sento di appartenere a un popolo in cui è avvenuta una mutazione tanto radicale, quanto inconsapevole. E come Gregor Samsa in quel nefasto giorno, pensiamo che il più urgente dei problemi sia quello di andare a lavoro come se nulla fosse accaduto.

Non ho paura dei cambiamenti. Non temo le metamorfosi. Il cambiamento è inevitabile e spesso anche sacrosanto.  La questione è la mutazione in vista di cosa.

La triste verità è che la nostra società se non cambia in vista della solidarietà, se non cambia in vista della accoglienza e della giustizia, soprattutto per i più poveri, si troverà cambiata spaventosamente verso l’imbarbarimento culturale. La mutazione è già in atto, in direzione del cinismo, delle ideologie razziste e dello scontro di civiltà.

Noi italiani diciamo di essere un popolo cristiano e ultimamente lo ripetiamo ossessivamente, forse proprio perché coscienti della distanza che separa il nostro modo di vivere e pensare dalla parola di Gesù. Anche il cristianesimo crede nella metamorfosi: è il cambiamento del ravvedimento, in vista della mutazione della vita nuova in Cristo. Siccome siamo diventati un po’ tutti come degli insetti, desidero sperare che una di queste mattine, mi possa svegliare e ritrovarmi nuovamente uomo, umano. 

La Chiesa Evangelica Battista di Civitavecchia esprime ai familiari e agli amici di Diouf, a tutta la comunità senegalese e agli emigrati della nostra città il più profondo cordoglio.  Si rende disponibile per offrire i propri locali di culto per il rito funebre e si impegna insieme a tutti gli altri cittadini democratici a contrastare l’inquietante ideologia del razzismo che produce frutti violenti e avvelenati.

 

Per la Chiesa Cristiana Evangelica Battista

di Via dei Bastioni, 18

il pastore

Massimo Aprile

Commenti disabilitati su Nel deserto di umanità

Archiviato in Giustizia

Giovani inpegnati anche su Facebook

bethel

http://www.facebook.com/home.php#/group.php?gid=27923515274

Uno dei diversi punti di contatto FGEI sulla rete

La Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI) è nata nel 1969, sull’onda delle lotte studentesche, dall’unione della Federazione delle unioni valdesi, della Gioventù evangelica metodista e del Movimento giovani battisti. È una rete di gruppi locali e singoli giovani legati alle chiese evangeliche, che si propone come luogo di riflessione e di impegno per esprimere una comune testimonianza cristiana nella società.

Le decisioni sull’attività della FGEI, sul piano organizzativo e tematico, vengono assunte dal congresso nazionale, costituito dalle delegazioni di gruppi locali, che si riunisce ogni due anni e mezzo e ha il compito di eleggere un consiglio nazionale e definirne il mandato per i successivi 30 mesi.

La FGEI mantiene relazioni stabili con i centri giovanili evangelici italiani e in particolare è rappresentata nei comitati dei centri di Adelfia (Scoglitti, Ragusa), Agape (Prali, Torino), Ecumene (Velletri, Roma).

La FGEI è attiva nel movimento ecumenico giovanile. A livello internazionale è membro della World Student Christian Federation (WSCF) e dell’Ecumenical Youth Council of Europe (EYCE). A livello nazionale la FGEI è tra i promotori del primo convegno giovanile ecumenico italiano “Osare la pace per fede”, svoltosi a Firenze il 29 e 30 gennaio sui temi di pace, giustizia e salvaguardia del creato.

La FGEI pubblica inoltre un bollettino e una rivista. Il Notiziario FGEI è uno strumento di collegamento e di informazione per i gruppi giovanili, pubblicato circa ogni due mesi come inserto del settimanale evangelico Riforma. Gioventù evangelica (GE) è una rivista trimestrale che da più di 30 anni offre alla FGEI e al protestantesimo italiano nel suo complesso uno strumento di riflessione e dibattito, con approfondimenti e studi su temi di carattere politico e teologico.

 bethel1

 
Potete trovare sul web diversi spunti interessanti di analisi. Uno in particolare ci sembra di estrema attualità. Insomma, cercate e troverete…

 

In preparazione al rito buonista della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si terrà il prossimo mese ripropongo uno splendido scritto del grande pastore e teologo valdese Gino Conte. Nel numero del settembre 1999 del mensile “Diaspora evangelica”, Conte scrisse questo testo in polemica con autorevoli voci valdesi che, in prospettiva ecumenica, insistevano sul concetto di “diversità riconciliata” come modello di unità tra le chiese cristiane. Con straordinaria attualità, Conte tratteggia alcuni concetti che trovo molto interessanti e sempre vivi, come il fatto che nel dialogo ecumenico “sembra non si vedano più o non si vogliano più vedere le alternative, ma solo delle diversità”, oppure che il dialogo ha senso “a condizione di essere chiari, espliciti, di non rimestare sempre “quello che già ci unisce” rimandando alle calende greche quello che ci divide”.
Ma adesso vi lascio allo scritto di Conte.
DIVERSITA’ RICONCILIATA?
Come si fa a sostenere che la varietà e diversità effettivamente presente all’interno di ogni chiesa, anche nella nostra, è analoga alla diversità che ci distingue e divide, ad esempio, dal cattolicesimo, romano e non? L’intossicamento “buono”, tenerissimo, causato dall’andazzo che l’ecumenismo ha preso, sta proprio nel fatto che sembra non si vedano più o non si vogliano più vedere le alternative, ma solo delle diversità e il panorama ecumenico diventa una splendida serra, un giardino policromo in cui eucaristia e cena del Signore, sacerdote e laico ministro della Parola, indulgenza penitenziaria e confessione di peccato, struttura gerarchica e struttura presbiteriano-sinodale, chiesa “madre e maestra” e chiesa testimone e così via si riducono semplicemente a “cultivar”, varietà compatibili. (…) Di Valdesi “riconciliati” ce ne sono già stati, anche se minoranza, all’inizio del XIII secolo; se fosse dipeso da loro non saremmo qui. Per parte mia, e spero e credo di non essere solo fra noi, rifiuto recisamente di vedere in questa pretesa “diversità riconciliata” un valido “modello d’unità”. Detto senza iattanza arrogante, anzi con sincero dispiacere che così stanno le cose. Non stanno forse così? Io, comunque, questa lezione non la “imparo”, non mi “abituo”. Con molti altri, spero.

(Altri spunti su questo tema indussero Conte ad integrare il suo intervento):

Ho fieri dubbi che la chiesa primitiva e le testimonianze neotestamentarie nelle quali essa si riflette siano un modello di diversità riconciliata. Ad Antiochia Paolo dice di essere stato costretto a “resistere in faccia” a Pietro che deviava e sviava gravemente (Galati 2,11), “aveva torto”. Nel libro degli atti, Luca tace e sorvola, in base alla sua teologia irenica e conciliatoria che gli fa stendere un resoconto del cosiddetto “concilio apostolico” di Gerusalemme, nel quale resoconto mi domando se Paolo si sarebbe ritrovato. Di certo, il fatto di Antiochia non è stato un incidente irrilevante, dovuto a intransigenza biliosa e settaria di Paolo. Così, pure, la chiesa antica ha insegnato au pair, nel canone, l’epistolario di Paolo e la lettera di Giacomo; ma anche qui non penso che Paolo avrebbe sottoscritto quello scritto, anzi, se avesse ancora potuto leggerlo, lo avrebbe discusso apertamente e del resto anche ‘Giacomo’, anche se con formale gentilezza… ecumenica, non lesina attestati di stima al “caro fratello Paolo”, di fatto afferma il contrario di quanto sostiene Paolo, sul tema non marginale della giustificazione. Non mi si faccia dire quel che non dico, non voglio fare la “Selezione del Nuovo Testamento”. Ma è certo che nella chiesa primitiva, e fino in certi aspetti nel canone neotestamentario non troviamo un’unità in diversità riconciliata, ma tensioni e scontri belli e buoni (mi correggo, duri e penosi). C’è diversità, ma per nulla riconciliata; e una certa unità si mantiene perché non c’è ancora alcuna struttura generale, ‘ecumenica’ e si procede ancora molto in ordine sparso. La tesi della chiesa neotestamentaria come modello unitario di diversità riconciliata mi pare una forzatura storica e teologica e ricordo il giudizio di Ernst Käsemann (teologo luterano e professore univrsitario, ndr), secondo cui il nuovo testamento non fonda l’unità della Chiesa, ma la diversità delle Confessioni.
In ogni caso, mi pare, ancora, storicamente e teologicamente contestabile, inaccettabile applicare alla situazione dell’ecumene cristiana odierna, dopo secoli e talvolta millenni di divaricazione, un preteso “modello unitario” tutt’al più valido, anche se zoppicante, per l’ecumene del I secolo. Pur nella diversificazione forte e nelle tensioni considerevoli, all’epoca della stesura dei testi del Nuovo Testamento non si delineava certamente la ricostituzione del sacerdozio, un rinnovamento (sia pure incruento) del ‘sacrificio’, una visione ‘sacramentale’, un episcopato (e men che meno un papato) di tipo cattolico (romano e non romano), una mariologia, una venerazione di ‘santi’… e si potrebbe continuare a lungo. Ecco perché, quand’anche ci fosse, chiaro, un ‘modello neotestamentario’ (e, ripeto, con molti ritengo che non ci sia), non sarebbe assolutamente applicabile all’oggi (e alo ieri): le diversità, ma si deve dire le divergenze confessionali, non sono manifestazioni attuali della diversità dei ‘carismi’ dello Spirito, anche se a sostenerlo (e non sono mai riuscito a capirlo) è stato un esegeta della Chiesa antica della taglia di Oscar Cullmann, al quale del resto sono stato molto affezionato e al quale sono anche largamente debitore, in tante altre direzioni.
Ecco perché per me, come per molti altri, penso, mentre è possibile e anche doverosa una diversità riconciliata come programma e modello di unità con le altre chiese evangeliche, sia pure a volte con qualche limite (segnato ora da noi, ora da altri) non penso si possa, allo stato dei fatti, parlare di “diversità riconciliata” con il cattolicesimo, romano e non. Una cosa è il confronto, l’ascolto reciproco, il dialogo, certi aspetti di ricerca (anche e anzitutto biblica) comune, a condizione di essere chiari, espliciti, di non rimestare sempre “quello che già ci unisce” rimandando alle calende greche quello che ci divide (…); altra cosa è l’unità. Come protestanti (il cattolicesimo è altrimenti onnivoro nella sua tendenza alla sintesi degli opposti) restare convinti che lo Spirito, attraverso l’Evangelo, non può dire e animare cose opposte, non può volere e una chiesa testimone e una chiesa mediatrice, e una chiesa fraterna di discepoli e una chiesa madre e maestra, e una chiesa laica (non laicista) e una chiesa clericale, e una chiesa paritaria di fratelli e una chiesa gerarchica, con padri e figli, e una chiesa della Parola e una chiesa dei sacramenti; preti e pastori non sono semplici e ugualmente legittime (biblicamente) varianti; nelle varie confessioni si può parlare ugualmente di sinodi, ma sono realtà del tutto diverse e contrastanti. Questo, e molto altro, perché il modo di vivere il rapporto con Dio è diverso e contrastante: i solus, sola della Riforma continuano a evidenziarlo, a porre degli aut-aut, delle alternative (…)
Gino Conte

Commenti disabilitati su Giovani inpegnati anche su Facebook

Archiviato in Giovani

Il giullare di Dio

La redazione di Ecumenici ringrazia le redazioni e le case editrici che ogni anno omaggiano la newsletter di un abbonamento gratuito: nei prossimi giorni cercheremo di dare spazio a queste realtà come segno di riconoscenza e di amicizia. Non perdiamoci di vista: dietro queste righe non ci sono i soldi dell’otto per mille cattolico o valdese, luterano o delle Comunità ebraiche. C’è un povero cristiano in cerca di Dio. Nonostante le chiese e nonostante molti cristiani che fanno fatica ad accettare che possa essere detta una parola fuori dal coro.

Fra queste c’è anche la tua voce.

Grazie a tutti e a tutte e felice avventura anche per il prossimo anno.

 
——————————————————————————–

 

Cari tutti,

desidero invitarvi caldamente a venire e a diffondere il seguente spettacolo teatrale che si svolgerà sabato 13 dicembre, ore 21, al teatro Capocroce di Frascati (RM) : “Lu santo jullare Francesco” , testo di Dario Fo.

Grazie, saluti,

Enrico Del Vescovo

Premessa:

Mario Pirovano, per oltre venti anni compagno di teatro di Dario Fo, porta in scena il tema della pace e della guerra, presentando l’opera di Dario Fo “Lu Santo Jullare Françesco”, ispirato al discorso di Francesco ai Bolognesi tenuto il 15 agosto 1222.

E’ la famosa “concione” del 1222, ricostruita da Fo sulla base della tradizione popolare, delle cronache e delle testimonianze dell’epoca: non una predica moralistica, ma un’affabulazione ironica, poetica, a volte sarcastica, a mo’ dei giullari del tempo.

Era lo stesso Francesco, tanto diverso in realtà dall’immagine agiografica che ci è stata per secoli trasmessa, a definirsi “jullare di Dio”; e questo proprio negli anni in cui l’imperatore Federico II promulgava un editto contro i “Jugulatores” considerandoli buffoni osceni!

Afferma Dario Fo: “Della giullarata Francesco conosceva la tecnica, il mestiere e le regole assolute. Sappiamo da un gran numero di storici che il santo “jullare” non teneva mai prediche secondo la convenzione ecclesiastica, anzi, rifiutava l’andamento del sermone; non ne seguiva i canoni, lo svolgimento e la catarsi morale a conclusione. Iniziava sempre con un ribaltone”. Sappiamo pure che cantava, recitava, gesticolava ecc.

Dario Fo ha ricostruito la “concione” di Bologna in una sorta di grammelot italico medievale, impostando la sequenza narrativa sulla classica “provocazione a rovescio” dei giullari, con l’esaltazione della guerra e la condanna della pace.

SABATO 13 DICEMBRE, ore 21

TEATRO CAPOCROCE, Viale V. Veneto 3, Frascati (RM)

 

“LU SANTO JULLARE FRANCESCO”

Attore Mario Pirovano, testo di Dario Fo

 

Organizza: Associazione Culturale Alternativ@Mente, www.alternativamente.info

info: Enrico Del Vescovo, promotore dell’iniziativa, 3331135131

Biglietto di ingresso €10 (€5 ridotto per studenti), si consiglia di prenotare e/o acquistare prima il biglietto,

rispondendo all’email o telefonando al 3331135131, oppure recandosi presso M.A.E. box Largo Panizza 2 – FRASCATI – tel. 06/9419551

La newsletter informa che è attivo un nuovo bando per il premio Alessandro Tassoni a questo link http://www.premioalessandrotassoni.it/

Commenti disabilitati su Il giullare di Dio

Archiviato in Eventi