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Mi fate vergognare di essere italiana…

Ieri ero collegata su Facebook, su quello che per varie ragioni è diventato parte integrante della mia vita sociale. E’ anche il luogo in cui principalmente ricevo le notizie: non guardo più la televisione da tanto tempo.
Ho letto la notizia della denuncia fatta all’insegnante da un deputato leghista, il quale ritiene che il diario contenga espliciti riferimenti sessuali tali da “provocare turbamento”. Lì per lì ho solo condiviso il link. Ma man mano che le ore passavano, qualcosa dentro di me ha cominciato a ribollire. Ho provato lo stesso senso di sgomento, di orrore, di sanguinamento del cuore di quando ho visto la vignetta in concorso, mi sembra, per la migliore vignetta negazionista, un’idea di Achmadinejad. Raffigurava Hitler a letto con Anna Frank, e non ricordo più quale battuta oscena vi fosse scritta sotto. Ricordo solo l’orrore.
Penso all’insegnante, a come deve sentirsi. Vorrei sapere il suo nome, vorrei abbracciarla.
Avrebbe dovuto però capire che aria tira. Perché io quest’anno avevo proposto di andare a vedere al Teatro Evento il 2 febbraio una rappresentazione teatrale di Anna Frank, e ho percepito la reazione immediata,ostile: bè, forse sono io che sono una mamma chioccia, ma ho paura che mio figlio resti traumatizzato dai contenuti…..in fondo non fa parte del programma….di che utilità potrebbe mai essere?
Ho risposto che la compagnia aveva calibrato la rappresentazione in maniera tale che fosse adatta a dei bambini di quella fascia di età, che non c’era nulla di traumatizzante, non si guardavano le foto degli esperimenti di Mengele, e poi in fondo se si parla di traumi, le ho chiesto se lei allora teneva la televisione spenta tutto il giorno, se non ascoltava mai le notizie, se i suoi figli non avevano nemmeno un giochino del Nintendo e della Wii che sono tutte lotte e violente pure…ma ho rinunciato subito. Il giorno dopo molti genitori sono venuti a dirmi che loro avrebbero voluto vedere la rappresentazione. Già, ma durante la riunione non ha parlato nessuno, c’era un silenzio di tomba. Io ho risposto che se volevano ce li avrebbero portati privatamente i loro figli a vedere la rappresentazione. Che ero arrabbiata oltre ogni limite. Che non avevo intenzione di promuovere in nessun modo concetti quali la democrazia, l’uguaglianza, la legalità, dal momento che tali cose sono percepite come “traumatizzanti” e in fondo “di quale utlilità potrebbero mai essere”?
Nella società di oggi, di nessuna utilità.
· La Gelmini ci ha imposto, nella sua meravigliosa riforma, la nuova materia di “educazione alla costituzione”. Copioincollo: Nella scuola primaria (scuola elementare): si dovranno insegnare le prime nozioni sulla Costituzione e sulla convivenza, in particolare i diritti fondamentali dell’uomo, il significato delle formazioni sociali, l’importanza della tutela del paesaggio, alcune basilari nozioni di educazione stradale, la salvaguardia della salute, il valore del rispetto delle regole.
I diritti fondamentali dell’uomo…..quali diritti? Quale Costituzione? Quali formazioni sociali? Ma poi leggo meglio: aaahhhh certo, devo educare alla salvaguardia del paesaggio…..e al rispetto delle regole. Bè, ora tutto mi è più chiaro.
Oh, certo….i poveri bambini potrebbero essere traumatizzati dalla descrizione dettagliata delle parti intime di Anna. Sì, è vero, quelle pagine esistono, le ho lette, con tenerezza, con ammirazione, perché comunque riflettono la curiosità e lo spirito vivo di una ragazzina speciale. I poveri bambini non sembrano essere minimamente traumatizzati dai deliri razzisti dei loro genitori. Però sono sicura che sanno tutto su come salvaguardare il paesaggio.
Saranno traumatizzati in maniera irreversibile da un libro tradotto in 67 lingue e stampato in 31 milioni di copie. Che modo eccellente di distogliere l’attenzione dall’essenziale e di promuovere la menzogna. Perché Anna è “solo” il simbolo dei diritti umani e della giustizia sociale. Valori di nessun peso pedagogico ed educativo. Di tutto il diario, noi prendiamo la descrizione delle parti intime di Anna. E’ un po’ come con la Costituzione: la costituzione è vecchia, è obsoleta, rendiamola “moderna”. Di tutti i discorsi di Di Pietro, prendiamo solo la parola “diavolo”. Del No Berlusconi Day, prendiamo solo “l’istigazione all’odio”. Di Craxi, diciamo pure che è “uno statista”. Dei poveri, diciamo che sono gente “diseducata al benessere”. La distorsione è una pratica quotidiana in questo paese. Anna qui viene offesa ogni giorno. Anna simbolo dei diritti umani, della giustizia sociale, del coraggio di fronte alla crudeltà, dei bambini sacrificati, loro sì, all’odio, odio che nasceva dal fatto che NON siamo tutti uguali ( guarda un po’, mi sembra che qualcuno lo vada dicendo da un po’), voce insistente contro chi vuole far perdere alla razza umana la sua dignità, vocina contro queste nuove passioni oscure, vita contro la morte, deve essere infangata e distrutta da chi è contro tutto questo.
Bè, io continuo a pensare che non sia possibile. Non riusciranno ad infangarla, non riusciranno a distorcerla, non riusciranno a distruggerla. Gli occhi puri di quella ragazzina sbeffeggeranno per sempre chi ha il coraggio e la mente malata di descrivere le sue pagine come “sessualmente esplicite e traumatizzanti”. No, non ce la farete mai. Mi fate vergognare di essere italiana. Tutta la mia solidarietà e la mia incondizionata stima all’insegnante e a voi dico solo: vergognatevi.

 

Flavia Dragani *

Nuova penna di Ecumenici

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Un’agenda 2009 per riflettere

CASA PER LA PACE DI SULMONA

Convegno

UN “CUORE PENSANTE”

PER L’UMANITA’

Una riflessione sull’attualità del messaggio

di Etty Hillesum

Sulmona

sabato

13 dicembre 2008

Auditorium

Palazzo dell’Annunziata

PROGRAMMA

ore 16.30 – Presentazione dei lavori del Convegno

Relazione introduttiva

L’UMANITA’ HA SEMPRE BISOGNO DI “CUORI PENSANTI” Dott.ssa Nadia NERI, Psichiatra e Scrittrice

Rappresentazione teatrale

«IL DIARIO

di ETTY HILLESUM

Liberamente tratto dal diario e dalle lettere di Etty Hillesum

con Marinella MONTANARI

Direzione organizzativa: Gabriele Tozzi

Una produzione “JOBEL TEATRO”

Attraverso il suo diario e le sue lettere prende vita il racconto maturo e commovente di Etty Hillesum, giovane ebrea olandese, testimone oculare del dramma della Shoà. Nell’infuriare della guerra un’ intensa ricerca spirituale si fa strada nel cuore di Etty, per cercare di trovare un nuovo senso che sia capace di affrontare con serenità persino un campo di concentramento.

Regia di Lorenzo Cognatti

Segue dibattito

Credo che bisogna osare e dire che il cambiamento autentico non può limitarsi al “fuori” ma deve partire da un lavoro interiore, da un mutamento delle nostre coscienze.

Oggi più che mai può aiutarci l’esemplarità della testimonianza di Etty Hillesum: la sua voce viene da una situazione estrema e in modi storicamente molto diversi noi siamo o stiamo per trovarci in una situazione estrema.

Occorre allora meditare, anche oggi, soprattutto oggi, sulle sue parole e sulle sue scelte di vita.

Etty Hillesum è spesso una lettura difficile e inquietante. Un esempio: quel suo coraggio di dichiarare in mezzo a un campo di transito nazista, mentre assiste i vecchi e i bambini tra gli orrori della deportazione: «Io credo che dalla vita si possa ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma che si abbia il diritto di affermarlo solo se personalmente non si sfugge alle circostanze peggiori».

Nadia NERI

La proposta di Agenda 2009 di http://www.qualevita.it/GiorniNonviolenti2009.html

agenda

Ogni volta che affidiamo al tipografo queste 432 pagine progettate e riempite – una per una – con amore, sensibilità, partecipazione, ci torna in mente l’immagine della bottiglia nella quale il naufrago introduce il suo messaggio e l’affida alle onde del mare.
Ostinatamente continuiamo ad offrire messaggi e a spargere semi, proprio perché ci rendiamo conto di vivere in tempi di naufragio. Naufraghi sì, ma senza abbassare la testa di fronte a nessun prepotente, convinti come Etty Hillesum che «dalla vita si può ricavare qualcosa di positivo in tutte le circostanze, ma si ha il diritto di affermarlo solo se perso-nalmente non si sfugge alle circostanze peggiori».
Dobbiamo aiutarci – noi e chiunque prende in mano questo libro/agenda – a non sfuggire mai alle circostanze peggiori della vita, ma ad affrontarle a viso aperto, con la certezza che prima o poi arriverà l’aurora a rallegrare e illuminare le nostre impaurite esistenze.
Anche durante i giorni di questo 2009.

UN “CUORE PENSANTE”
PER LA BARACCA MONDO

Stiamo vivendo tempi in cui la durezza dei cuori umani pare voglia prendere il sopravvento sulla condivisione, sulla tolleranza, sulla convivialità, sulla tenerezza…
È per questo che, come compagna di viaggio lungo tutto il 2009 abbiamo scelto ETTY HILLESUM, la ragazza ebrea che a 29 anni è stata inghiottita dal vortice disumano di Auschwitz. A proposito di “durezza”, è da lei che abbiamo imparato la differenza fra “temprato” e “indurito”. «Credo – scriveva – di diventare ogni giorno più temprata, ma indurita non lo sarò mai».
Nel suo Diario racconta che «di notte, mentre ero coricata nella mia cuccetta, circondata da donne e ragazze che russavano piano, o sognavano ad alta voce, o piangevano silenziosamente, o si giravano e rigiravano – donne e ragazze che dicevano così spesso durante il giorno: “Non vogliamo pensare”, “non vogliamo sentire, altrimenti diventiamo pazze” – a volte provavo un’infinita tenerezza, me ne stavo sveglia e lasciavo che mi passassero davanti gli avvenimenti, le fin troppe impressioni di un giorno fin troppo lungo, e pensavo: “Su, lasciatemi essere il cuore pensante di questa baracca”. Ora voglio esserlo un’altra volta. Vorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento».
Nella felicissima espressione di “cuore pensante” è riassunta l’esigenza dell’umanità, in ogni momento della sua storia. Abbiamo bisogno di persone che sappiano unire la spinta di una bontà volenterosa all’analisi intelligente della realtà, un amore senza confini dettato dal cuore a una salda formazione e conoscenza dei problemi.
«In un campo – diceva ancora Etty – deve pur esserci un poeta, che da poeta viva quella vita e la sappia cantare». Dal finestrino del treno che la trasportava ad Auschwitz, Etty Hillesum gettò una cartolina che fu raccolta e spedita dai contadini: «Abbiamo lasciato il campo cantando». Solo un “cuore pensante” poteva riuscire a dare un tocco di sollievo attraverso il canto a un gruppo di persone angosciate e coscienti di andare incontro allo sterminio.
Non è incoscienza. È la vittoria su ogni malvagità e violenza.

Ogni grammo di odio contribuisce a rendere irrespirabile l’atmosfera del pianeta.
Etty Hillesum

Ancora oggi la figura di ETTY HILLESUM è sicuramente più conosciuta, ma non ancora come meriterebbe. Eppure il suo è un esempio alto, testimoniato con la sua personale esperienza e non solo con le parole del diario e delle lettere. Oggi che siamo alle prese con manifestazioni continue e sempre più violente di odio, di fondamentalismi di ogni genere, Etty diventa paradossalmente sempre più attuale.
Voglio sottolineare soltanto i punti essenziali sui quali dovremmo continuare a riflettere e ad approfondire: il forte richiamo al senso di responsabilità individuale fatto in una situazione estrema; il suo incessante testimoniare, il non odiare a favore dell’indignazione; e soprattutto l’invito tragico e pressante di Etty a non proiettare e a guardarsi dentro perché il male che condanniamo fuori è innanzitutto dentro di noi.
Etty ce lo dice mentre è perseguitata, poi rinchiusa in un campo dal quale sarà mandata ad Auschwitz. Ce lo dice in modo semplice, chiaro, efficace; ma quanti di noi ancora oggi riescono ad accettare e soprattutto a vivere il suo messaggio?
L’ultimo punto che vorrei segnalare con forza è la sua spiritualità: libera, profonda, essenziale, fondata sulla preghiera e sulla responsabilità individuale; intitolai un capitolo del mio libro su di lei “aiutare Dio” perché Etty così risponde in modo rivoluzio-nario al problema del male: siamo noi responsabili e Dio poi ci chiederà conto del male che noi esseri umani facciamo sulla terra!

Nadia Neri,
autrice del libro Un’estrema compassione, Bruno Mondadori, Milano 1999

Ecumenici segue questa agenda nel 2009, giorno dopo giorno, grazie a un gentile dono della casa editrice.

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