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I cristiani si uniscono ai mussulmani per gli aiuti a Gaza

I Cristiani manifestano per chiedere la fine delle violenze a Gaza e si uniscono ai Mussulmani per coordinare gli aiuti

Johannesburg/Ginevra (ENI). Varie congregazioni e gruppi religiosi associati in tutto il mondo si sono mobilitati per inviare aiuti e assistenza a tutte quelle persone colpite dagli attacchi israeliani su Gaza e fare pressione sui propri governi affinché si adoperino a chiedere un cessate il fuoco immediato nel ristretto territorio della striscia di Gaza dove vivono circa un milione e mezzo di Palestinesi.

Tre autoambulanze che erano usate come ambulatori mobili, sostenute da Aiuti dalla Chiesa Danese  (DanChurchAid), una associazione internazionale danese per lo sviluppo di aree depresse e che fornisce aiuti alle popolazioni bisognose, sono state distrutte da un attacco israeliano nella notte del 5 gennaio scorso. Israele ha giustificato il proprio intervento sul territorio di Gaza per fermare i continui attacchi di Hamas per mezzo di missili verso Israele. L’associazione DanChurchAid attraverso il coinvolgimento di singole persone, gruppi, chiese e consigli ecumenici di vari credi religiosi, dal Kenia alla Svezia, passando per Stati Uniti d’America e Australia, stanno portando avanti moltissime azioni non violente che coinvolgono associazioni cristiane riguardanti la crisi politica di Gaza.

www.ecumenici.eu  rinvia per gli approfondimenti a questo link http://www.danchurchaid.org/sider_paa_hjemmesiden/where_we_work/middle_east/israel_palestine/read_more/health_clinic_blown_to_pieces di Copenhagen e a quelli collegati nella stessa pagina.

Gli aiuti di DanChurhAid (biscotti, latte e medicamenti), stanno affluendo all’ Ah Ahli Arab Hospital che accoglie in queste ore soprattutto bambini palestinesi feriti dalle bombe israeliane. In un articolo pubblicato poche ore fa sul loro sito si sottolinea ormai come si delinei una gravissima crisi di acqua potabile. L’energia elettrica è disponibile per solo per 4 ore al giorno mentre continua in maniera del tutto pretestuosa il boicottaggio israeliano degli aiuti umanitari e in particolare anche dei rifornimenti di diesel.

 

Si sottolinea che Eni è l’agenzia ecumenica luterana-riformata piu’ diffusa nel mondo. Abbiamo rinunciato da mesi a presentare altre Agenzie religiose protestanti in quanto insignificanti sullo scenario mondiale e quella italiana è di carattere marcatamente confessionale e fortemente discriminatoria – a più riprese -nei nostri confronti. Le traduzioni sono a cura del prof. Antonio Pinto, che si distingue sempre per la sua preziosa disponibilità e amicizia.

Doriana Goracci ci invita a sentire voci israeliane fuori dal coro al seguente link:

http://www.webmov.org/wpress/2009/01/14/pacifisti-israeliani-si-rifiutano-di-arruolarsi-per-combattere-a-gaza/

Christians rally for end to Gaza violence, join Muslims in aid drive

Johannesburg/Geneva (ENI). Churches and associated groups around the globe have mobilised to send aid and assistance to those affected by Israeli attacks on Gaza and to lobby their governments for a cease-fire in the tiny territory where 1.5 million Palestinians live. Three mobile health clinics, supported by DanChurchAid, a Danish aid and development group, were destroyed in a night-time Israeli air strike on 5 January. Israel says the aim of its campaign is to halt the continuous firing of rockets into its territory from Gaza. DanChurchAid along with individuals, groups, churches and councils of churches from Kenya to Sweden to the United States to Australia are carrying out hundreds of advocacy actions involving Christians concerned about the Gaza crisis.

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Pace: da Hiroshima al Caucaso

Hiroshima: in 45’000 ad anniversario bomba

 
06 agosto 2008 – (ve/ats) Almeno 45’000 persone si sono riunite a Hiroshima per ricordare il 63esimo anniversario del lancio della bomba atomica sulla città da parte degli Usa durante il Secondo conflitto mondiale, uccidendo oltre 140’000 persone.
Alla cerimonia, tenuta nel Peace Memorial Park realizzato nel centro della città rasa al suolo nel 1945, hanno partecipato, oltre al premier Yasuo Fukuda, diplomatici in rappresentanza di 55 paesi, il numero più alto finora registrato. Un minuto di silenzio è stato osservato alle 8.15, il momento esatto in cui la bomba atomica fu sganciata.
Il sindaco di Hiroshima, Tadatoshi Akiba, ha espresso la speranza che il prossimo presidente degli Stati Uniti si adoperi “per bandire definitivamente le armi nucleari”. Ecumenici invece non vive nel mondo dei sogni o della fantasia internazionale e riteniamo opportuno non schierarci in favore di Obama alle prossime elezioni americane: non vi sono sufficienti garanzie di cambiamento e non crediamo affatto che gli USA vogliano rinunciare alle armi nucleari. Di certo nelle prossime settimane ci schiereremo per la prima volta contro l’ampliamento della base NATO in Veneto. La lettera per il comitato elettorale democratico di Chigago propostaci dal Rabbino Lerner non avrà seguito.

 

 

 

La crisi del Caucaso vista dagli anarchici comunisti: il contingente militare italiano è per la difesa della pace di Edison e Eni

 

DOVE PASSANO GAS ED ORO NERO SI MUORE

TRA GEORGIA E RUSSIA E’ GUERRA SULLA VIA DELLA SETA DEL XXI SECOLO

 

 

Una “rivoluzione rosa” in Georgia aveva portato Mikhail Saakashvili ed il suo destro Movimento Nazionale al potere nel 2004. In questi 4 anni la Georgia ha rafforzato i suoi legami con la NATO e con la UE, ma deve subire un duro embargo sulle sue merci da parte della Russia, che sostiene le due regioni secessioniste e di fatto fuori del controllo georgiano, della Abkhazia e della Ossezia del Sud.

 

La presidenza di Saakashvili non ha mantenuto le promesse. Almeno un terzo della popolazione georgiana vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione è al 16%, ma in realtà è molto più alto; la pensione è di 16 euro al mese. La legislazione sul lavoro consente oggi il licenziamento senza giusta causa. Il malcontento popolare è esploso in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso gennaio indette in seguito alle grandi manifestazioni di protesta del novembre 2007: la povertà cresceva insieme alla…crescita economica. Saakashvili ha vinto per la seconda volta, ma ha dovuto reprimere decine di migliaia di manifestanti che nella capitale Tbilisi denunciavano brogli, corruzione, autoritarismo e disastro economico.

 

Cosa importa!! Il controllo strategico della Georgia vale molto di più di come vive la sua popolazione. E quella autonomia di fatto, sotto protezione russa, dell’Ossezia del Sud è un bell’impiccio per gli interessi USA ed europei nell’area. Infatti con il previsto ingresso della Georgia nella NATO, sarebbe giustificata una presenza militare internazionale finalizzata alla protezione ed al controllo dei 2 corridoi di grande importanza strategica per l’occidente. Il famoso BTC (Baku-Tbilisi-Cehyan) che porta petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo ed il BTE (Baku-Tbilisi-Erzerum) che porta gas dal Mar Caspio alla Turchia e da qui si immetterà nel corridoio TIG (il “Nabucco”) che collegherà la Turchia alla Grecia e all’Italia. Ma entrambi gli oleo-gasdotti passano troppo oltraggiosamente a sud della Russia e troppo vicini alla Ossezia. La Russia e la sua Gazprom non se ne  stanno certo a guardare! Finché ci sarà tensione nel Caucaso, non ci sarà spazio per la NATO e l’Europa dovrà fare i conti con la Russia se vuole che le arrivi il gas ed il petrolio dal Mar Caspio.

 

Il ministro degli esteri italiano teme che il conflitto contagi anche l’Abkazia…, ma in realtà i timori sono rivolti agli interessi dell’ENI (quota del 5%) nel BTC e di Edison nel BTE e già offre una presenza militare “di pace” italiana nel Caucaso su mandato europeo.

 

Dove passa la via della seta del XXI secolo, non vale nulla la vita dei 70.000 abitanti dell’Ossezia del Sud ( a cui viene negata quella indipendenza che si concede invece altrimenti al Kòssovo), né vale quella del popolo georgiano; due popoli apparentemente divisi da conflitti etnici, ma in realtà ostaggio dello scontro inter-imperialistico per il controllo delle materie prime e dei relativi corridoi. 

Non ci sarà pace, né stabiltà nel Caucaso finché i popoli non riacquisteranno piena autonomia ed autodeterminazione sui loro destini e non coopereranno per la produzione e la veicolazione solidale delle materie prime, contro i  dittatori e  le classi dominanti locali, contro ogni nazionalismo, ogni imperialismo, contro il capitalismo.

 

Cessate il fuoco permanente. Solidarietà internazionale a tutti i lavoratori del Caucaso.

 

FdCA

 

agosto 2008

www.fdca.it

 

 

 

 

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