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Non ci sono soldi per i disoccupati ma solo per gli armamenti

L’articolo è un po’ lungo, a tratti poco fluido, indulgente con Romano Prodi e bacchettone solo coll’attuale Governo. Diciamo che è solo un punto di vista, anche se il nocciolo della questione rimane che centrosinistra e centrodestra sono in Italia complici delle mancate risorse necessarie per i giovani disoccupati, che ormai al raggiungono la cifra del 29%, in favore dell’armamento.
Tutti i promotori parlamentari vanno ovviamente a Messa la domenica. Non si sa bene per cosa e a quale fine. Ma così è. Questo è il nostro Paese fra party serali del Premier e appelli a stare buoni e concilianti del capo dello Stato. E’ la sua parola di un comunista riformista.
M.B.

Dentro l’aeroporto, dove verranno assemblati i cacciabombardieri F35 (quelli di quinta generazione al cui sviluppo partecipa fin dall’inizio anche l’Italia) prati ed edifici sparsi testimoniano che il cantiere deve ancora aprirsi. Ma da gennaio 2011 le ruspe cambieranno ancora di più il volto di Cameri: da aeroporto militare a sito industriale. E tutto con i soldi dello Stato.
Dopo anni di campagna contro i JSF (Joint Strike Fighter o F35 con la sigla numerica) un gruppo di esponenti del mondo del disarmo – grazie alla disponibilità al confronto dell’Aeronautica Militare – ha visitato i luoghi che ne vedrà operativo il secondo polo mondiale di assemblaggio: la cosiddetta FACO (Final Assembly and Check Out facility) che arricchirà il sito di Cameri (in provincia di Novara), da tempo riferimento logistico e di manutenzione ad alto livello tecnologico per la nostra Aeronautica.
A fianco degli hangar in cui già oggi i Tornado e gli Eurofighter Typhoon vengono rimessi a nuovo, dopo incidenti in volo o eventuali problematiche maggiori, un investimento cospicuo di soldi pubblici creerà una nuova struttura che fino al 2026 dovrebbe vedere la costruzione di diverse decine di F35, a completamento del programma (partito ancora negli anni ’90 con le prime fasi di sviluppo) per il quale molti fondi sono stati spesi. L’Italia ha già contribuito con circa un miliardo di euro in questi ultimi 15 anni, ma l’ultimo assegno in ordine di tempo è stato staccato dalla legge di stabilità appena approvata: 795,6 milioni per la costruzione di questo nuovo impianto, affidata alla vicentina Maltauro (primo lotto con commessa di 185 milioni). A dimostrazione che le critiche del mondo del disarmo non sono campate “in aria”: fino allo scorso anno (lo testimoniano i pareri parlamentari) l’onere previsto era di poco superiore ai 600 milioni, mentre dopo soli 20 mesi il conto è più salato di 200 milioni.
Oltre all’ammontare astronomico della spesa, il problema maggiore sta forse da un’altra parte, nel sistema utilizzato per portare avanti la costruzione e l’acquisizione  di questi moderni aerei d’attacco. Tutti gli investimenti statali vanno ad interessare un’area del demanio militare ma automaticamente andranno anche a forte vantaggio di aziende frivate (anche se molte di esse fanno parte della galassia di Finmeccanica, che al vertice ha un controllo a maggioranza pubblico). Qui sta il bello: chi dovrà partecipare alle fasi di assemblaggio (già ora si parla di oltre 35 aziende) o chi, come Alenia Aeronautica, è riuscita a farsi assegnare, soprattutto per la forte pressione del nostro Governo, la costruzione delle ali del velivolo – anche per gli aerei non italiani – si troverà pronta la struttura industriale in cui lavorare. Una collaborazione esterna privata nelle strutture di manutenzione aeronautica c’è sempre stata (e anche noi abbiamo visto diverse giacche griffate “Alenia”), ma con l’operazione F35 le proporzioni si invertono e soprattutto il vantaggio (competitivo ed industriale) per le aziende parte fin dalle fasi di sviluppo e costruzione. Un bel vantaggio, che non trova riscontri in altri comparti della nostra economia. Un modello di interessi intrecciati tra pubblico e privato che da tempo è l’architrave della buona salute dell’industria a produzione militare; non a caso anche Alenia Aermacchi, ad esempio, ha il suo aeroporto di Venegono Superiore inserito in un’area demaniale.
Poter ottenere commesse e stringere accordi commerciali “non dovendosi nemmeno muovere dalla scrivania”, come ci commenta una fonte militare, è un vantaggio non da poco in tutti i periodi e particolarmente nella congiuntura attuale; il nocciolo sta nel lavoro continuo che parti delle strutture dello Stato compiono a vantaggio (diretto o indiretto) dell’industria degli armamenti. Da Berlusconi che si autodefinisce “commesso viaggiatore per le aziende militari” agli altri livelli governativi che devono spendersi in martellanti trattative ottenere ritorni economici, dalle strutture del Ministero della Difesa che devono facilitare e vigilare sui contratti legati ai mastodontici progetti multi-nazionali fino ai vertici delle Forze Armate che assegnano i loro uomini migliori a produrre dati e relazioni per richiedere soldi al Parlamento. E tutto questo con ritorni tecnologici e di know-how (tralasciando giudizi etici e di merito sull’acquisto) di secondario valore: lo prova il fatto che la linea di Cameri non avrà le stesse specifiche di quella situata in Texas e – causa alti costi – si dovrà accontentare delle attrezzature essenziali, eliminando gli strumenti più avanzati di cui serve Lockheed Martin negli USA.
La recente pressione politica italiana ha probabilmente ottenuto un ritorno industriale complessivo di commesse del 75% sul totale dell’investimento di acquisto dei 131 caccia previsti; ciò a detta del sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, con una stima confermata anche dagli uffici militari.
Ma la crescita vertiginosa del costo base porta ormai ad una spesa di 14 miliardi di euro: anche se ci fosse per le aziende un ritorno di 10 miliardi la partita non sarà poi così positiva perché in un programma aeronautico si spende non tanto dall’acquisto dei veivoli (30%) quanto per il mantenimento e la gestione (70%). Ciò porterebbe, in stima, a 32 miliardi di spesa totale il rientro di meno di un terzo di tali soldi non sarebbe certo un grande affare.
Il meccanismo problematico travalica il singolo programma F35. Le competenti commissioni parlamentari hanno infatti appena deliberato, su richieste impellente e necessaria per l’operatività della Difesa, acquisti di armi davvero sovradimensionati in uno scenario di taglio di fondi pubblica e senza correzione degli squilibri più volte denunciati (anche nel nostro libro “Il Caro armato”) nella spesa militare.
Lo shopping armato (alla Camera deliberato in poco più di mezz’ora di discussione) sarà ad ampio raggio: si va dall’acqua in cui sibileranno i siluri per i sommergibili U-212 e navigherà una nuova unità militare di appoggio (87 milioni pagati a WASS e 125 milioni per Fincantieri rispettivamente), alla terra su cui si stenderà la nuova rete informatica militare DII (236 milioni a vantaggio di Elsag Datamat) e potranno sparare 271 nuovi mortai (22,3 milioni di spesa), per finire all’aria in cui voleranno nuovi elicotteri prodotti da AgustaWestland mentre nuovi sistemi di puntamento (Ots della Selex Galileo) e nuovi missili anticarro Spike verranno montati sugli A129 Mangusta, gli stessi di stanza in Afghanistan. Costo di quest’ultima fornitura: 200 milioni di euro.
Una spesa complessiva di circa 950 milioni di euro nei prossimi anni a cui si collegano ulteriori rosee prospettive per la già citata AgustaWestland: l’acquisto dei primi 10 elicotteri AW139 è solo propedeutico ad un altro, più corposo, capitolo che riguarderebbe 12 macchine pesanti, modello AW101, per circa un miliardo di euro di spesa. Elicotteri acquisiti in versione da combattimento e salvataggio per sostituire entro il 2014 quelli oggi in servizio. Per poter far fronte a un tale impegno si dovrà ricorrere, come già in svariati programmi della Difesa, alla “stampella” del Ministero per lo Sviluppo Economico. Sottraendo così risorse ad altri comparti economici, magari in difficoltà, e confermando il favoritismo indebito verso il settore militare, cannibale di ogni fondo possibile. Come nel caso dell’ultimo decreto del dimissionario ministro Scajola, che ha spostato soldi da una vecchia legge per il Mezzogiorno a vantaggio del’industria armiera (50 milioni) ed addirittura delle pistole Beretta (2 milioni) invece di destinarli a laureati del Sud come previsto nella norma originaria.

di Francesco Vignarca da Altraeconomia nr° 123, gennaio 2010

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Rassegna stampa sulla rapina a mano armata

Il costo del cacciabombardiere F-35 Lightning II è lievitato da 50 a 113 milioni di dollari per aereo: ne dà notizia Il Sole 24 Ore (18 marzo). Non è uno scoop: un anno fa avevamo scritto su il manifesto (15 aprile 2009) che «il caccia verrà a costare più del previsto». Lo provava già allora il fatto che, per acquistarne 131, il governo italiano aveva deciso di stanziare 12,9 miliardi di euro.

Ora la Corte dei conti Usa conferma che il costo è quasi raddoppiato e, di fronte un ritardo di due anni e mezzo sui tempi previsti, il Pentagono chiede alla Lockheed di modificare il contratto e trasformarlo a prezzo fisso. Il Congresso dovrà riapprovare il programma − il più costoso della storia militare Usa (323 miliardi di dollari per 2.457 aerei) − «benché nessuno si aspetti un suo ridimensionamento».

Nel Parlamento italiano invece tutto tace, grazie al fatto che la partecipazione al programma dell’F-35 è sostenuta da uno schieramento bipartisan. Il primo memorandum d’intesa venne  firmato al Pentagono nel 1998 dal governo D’Alema; il secondo, nel 2002, dal governo Berlusconi; il terzo, nel 2007, dal governo Prodi. E nel 2009 è stato di nuovo un governo Berlusconi a deliberare l’acquisto dei 131 caccia che, a onor del vero, era già stato deciso dal governo Prodi nel 2006. L’Italia partecipa al programma dell’F-35 come  partner di secondo livello, contribuendo allo sviluppo e alla costruzione del caccia.

Vi sono impegnate oltre 20 industrie, tra cui Alenia Aeronautica, Galileo Avionica Datamat e Otomelara di Finmeccanica e altre come Aerea e Piaggio. Negli stabilimenti Alenia verranno prodotte oltre 1200 ali dell’F-35. Presso l’aeroporto militare di Cameri (Novara) sarà realizzata una linea di assemblaggio e collaudo dei caccia destinati ai paesi europei, che verrà poi trasformata in centro di manutenzione, revisione, riparazione e modifica. A tale scopo il governo ha stanziato 605 milioni di euro, presentandolo come un grande affare per l’Italia: non dice però che, mentre i miliardi dei contratti per l’F-35 entrano nelle casse di aziende private, i miliardi per l’acquisto dei caccia escono dalle casse pubbliche.

Intanto l’aeronautica italiana continua a ripetere che «vuole il caccia F-35» e lo stesso fa la marina. Intervistato dal Sole 24 Ore (5 febbraio), il gen. Giuseppe Bernardis, nuovo capo di stato maggiore dell’aeronautica, ha detto che «i soldi per l’acquisto di nuovi velivoli sono sufficienti», ma scarseggiano quelli per l’addestramento.

Per far tornare i conti, l’aeronautica vuole limitare l’acquisto del caccia Eurofighter Typhoon (costruito da un consorzio europeo) a 96 aerei anziché 121, e cerca di vendere una ventina di Typhoon di seconda mano alla Romania e altri paesi. Si dà quindi priorità al caccia della Lockheed, superiore (garantisce Il Sole 24 Ore) per la sua «invisibilità e la sua capacità di attacco». Una scelta non solo militare ma politica, che lega l’Italia ancora più strettamente al carro da guerra del Pentagono.

Manlio Dinucci

Fonte: Il manifesto

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Il veleno assassino dei partiti di destra e di sinistra

Da ” *Italia Oggi* ” *del 18/6/2009*      

PRIMO PIANO     *Di Franco Bechis

*

*Miracolo di Cantoni: Pd e Pdl dicono sì a un miliardo di armi

 

L’unica cosa che li unisce tutti è la guerra.* Non solo perché se la fanno tutti i giorni e quasi sempre senza indossare l’alta uniforme e per ragioni assai banali. Ma perché in mezzo a tante polemiche e colpi bassi *c’è un posto quasi nascosto nel parlamento in cui Pd e Pdl (e perfino Udc, Lega Nord e Italia dei valori), marciano insieme e colpiscono uniti. *È la commissione Difesa del senato, guidata da una vecchia volpe della politica come Giampiero Cantoni (Pdl). A lui è riuscito, proprio di questi tempi, un mezzo miracolo: tenere compatte le truppe di maggioranza e opposizione. _*E* _*_in due sole sedute (l’ultima martedì) ha fatto licenziare programmi di acquisto d’arma per circa un miliardo di euro…(…) _*C’è un po’ di tutto nelle decisioni votate all’unanimità dalla commissione di Cantoni: sistemi di protezione radaristica, acquisizione di missili di nuova generazione, armi anti-carro e perfino alcune ambulanze blindate per il soccorso ai feriti nelle zone di guerra (per 45 milioni, utili certo in Afghanistan). La raffica di approvazioni nell’ultima settimana ha sbloccato programmi pluriennali per un valore di un miliardo e 50 milioni, sia pure spalmati su più anni. Ma non è un precedente alla commissione Difesa, perchè in tutta la legislatura i partiti hanno marciato insieme in quasi tutte le occasioni. Unica eccezione vistosa l’8 aprile scorso, quando una parte del Pd non ha partecipato alla votazione sul programma di acquisizione del caccia americano Joint Strike Fighter, rilevando come di fronte a un investimento di oltre 1 miliardo di dollari ci sarebbe stato un ritorno certo per Finmeccanica non superiore ai 150 milioni. Nella decisione c’era poi l’antica divisione fra i sostenitori del caccia JSF e quelli di Eurofighter, l’analogo velivolo dell’industria europea. Ma si è trattato di un’eccezione alla regola. *Nella concordia della commissione certo ha un peso il fatto che i rappresentanti dei vari partiti siano ex militari, come i generali Mauro Del Vecchio (Pd) e Luigi Ramponi (Pdl).

Ma anche questo può diventare un esempio: quando i partiti inviano in commissione esperti reali dei temi che si discutono,** è più facile raggiungere intese sul bene comune *senza giocare alla guerriglia inutile fra le parti. Non sarebbe stato male potere marciare in questo modo anche sui provvedimenti economici contro la crisi, con un po’ di capacità e buona volontà nelle fila dell’uno e dell’altro fronte. *Ma purtroppo l’unica cosa che unisce tutti è proprio la guerra…

 

Promemoria


Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.
Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari

 

Il sangue

Chi può versare
Sangue nero
Sangue giallo
Sangue bianco
Mezzo sangue?
Il sangue non è indio, polinesiano o inglese.
Nessuno ha mai visto
Sangue ebreo
Sangue cristiano
Sangue mussulmano
Sangue buddista
Il sangue non è ricco, povero o benestante.
Il sangue è rosso
Disumano è chi lo versa
Non chi lo porta.

Ndjock Ngana (Camerun, 1952)

 

 

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Ringraziamenti

Gruppo ecumenici ringrazia le migliaia di novaresi che hanno partecipato alla manifestazione contro i cacciabombardieri F-35: in particolare le donne che hanno allietato la nostra marcia con tanti canti e allegria. La notizia è stata censurata dai media. Si ringrazia Gianluca Alfieri, Adelio e sua moglie e due rappresentanti della Comunità di base di BG per l’aiuto prezioso offertoci. Grazie anche per le 912 firme!

“Pace sia, pace a voi”:

la tua pace sarà sulla terra com’è nei cieli.

“Pace sia, pace a voi”:

la tua pace sarà una casa per tutti.

“Pace a voi”:

sia l’abbraccio tra i popoli, la tua promessa all’umanità.

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Da 5000 anni cani che ululano

Ci congediamo con questo numero per la pausa di Pentecoste; Ti aspettiamo a Novara il 2 giugno alle ore 15 davanti alla stazione FS per dire STOP alla fabbrica  dei cacciabombardieri F35 e per destinare i relativi 13 miliardi stanziati dall’Italia per la ricostruzione in Abruzzo e la lotta alle mafie.

Le firme raccolte attraverso la causa di Ecumenici stanno sfiorando stasera quota 800: un successo insperato.

 

Intanto il sito http://www.ecumenici.it  compie in queste ore un anno di attività con oltre 12.000 visitatori e tantissime migliaia di pagine lette. La bolletta del rinnovo del dominio (compresa l’estensione europa) sfiora le 80 euro.  Chiediamo a chi ha un lavoro stabile di farci – se può –  una piccola donazione a questo scopo. Dopo la distribuzione gratuita delle bibbie, la donazione al gruppo battista che opera nelle carceri milanesi, le attività per la causa contro gli  F35, gli abbonamenti e i libri, abbiamo la necessità di una piccola boccata d’ossigeno…

 

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62 Y 05584 20200 000000003084; per l’estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi.

 

Le offerte non sono deducibili ma aiutano la libera attività formativa e informativa di chi è “fuori dal tempio”… con onestà e senza padroni, se non l’Eterno. E fra non molto festeggeremo i 10 anni di attività di questo laboratorio cristiano laico che non ha smesso di dare frutti. Poco importa la dichiarazione avvelenata e presuntuosa di chi ha il terrore di coloro che rimangono anche fuori dalle chiese…

 

Che bella avventura !

 

Grazie a tutt*.

 

PS: la traduzione del precedente numero è stata curata dal prof. Antonio Pinto, che ringraziamo sentitamente. 

 

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Snoopy cane filosofo

Con Pluto è nella leadership canina dei fumetti

  

(Tullio Rapone – VE) “Per la mia razza la storia della civiltà lascia molto a desiderare”, afferma il cane Snoopy. Attenzione però a considerarlo solo un cane. È molto più acculturato dei suoi amici. Ha letto “Alice nel paese delle meraviglie”, è appassionato d’arte, ha divorato libri di storia. È anche però un grande sostenitore del motto mens sana in corpore sano. Pratica infatti una miriade di sport.

 

Un cane acculturato

È un single incallito (“quando si vive da soli si impara a divertirsi da sé”), ma anche un ottimo padre. Perché alla fine fa proprio il papà con quello strano volatile che staziona vicino alla sua cuccia e che risponde al nome di Woodstock. Cuccia che è come la borsa di Mary Poppins; c’è di tutto e di più: biliardo, quadro di Van Gogh, aria condizionata, un affresco sul soffitto opera di Linus, una fornita biblioteca ecc. Lui preferisce strasene sdraiato sopra. Questione di gusti. È molto prevenuto poi verso il progresso, tanto che continua a scrivere a macchina nonostante i computer.

 

Un personaggio sconfitto

Come tutti gli altri personaggi è uno sconfitto. Non riuscirà a veder pubblicati i suoi racconti, non riuscirà a battere il “Barone Rosso” in quella tenzone aerea che è una delle invenzioni più geniali del suo autore, Charles Schulz. È l’unico cane al mondo che scappa di fronte a un gatto, quello dei vicini, dipinto a tinte quanto mai fosche. L’elenco potrebbe durare molto, ma quello che ci preme sottolineare è la sua diversità fra i Peanuts. Non si piange addosso ed è l’incarnazione dell’“aiutati che Dio ti aiuta”. Se va storta qualche cosa più che arrabbiarsi è meglio ricominciare con qualcosa d’altro e ciò che non si riesce a essere nella vita è sempre possibile sognarlo. Questa è in fondo la sua filosofia.

 

Fantasia su due zampe

Snoopy è un rivoluzionario della fantasia. Il sogno per lui è un modo per dimenticare il presente, ma bisogna trasformarlo in realtà altrimenti non è un sogno. Sogna un mondo alla rovescia, magari sulla luna, dove siano i cani a comandare. Sarebbe stato un buon politico perché conosce l’arte del compromesso. Quando è il momento di mangiare è ben felice di tornare nel suo ruolo di miglior amico dell’uomo pur di avere la sua ciotola stracolma. È fondamentalmente un nonviolento anche se indossa spesso una divisa. Sa gestire l’aggressività anche se con Linus non si comporta proprio bene quando gli nasconde la coperta. È pessimista. Afferma: “I cani ululano alla luna da più di 5000 anni. La luna non si è mossa, i cani sono sempre così”.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando Snoopy subì una trasformazione che lo mutò in una sorta di homo erectus tanto che “cominciò a pensare per conto suo e ad andare in giro su due zampe”. Ancora oggi ci invita, da quella cuccia che è una sorta di pulpito, a tener duro di fronte alle avversità della vita. Ma dovevamo farcelo dire da un cane?

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