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Col pensiero a Los Angeles e a Massimo Consoli

Corrispondenza di qualche giorno fa di Rav Lerner – Traduzione a cura di Roberto Pavan, ebreo riformato che salutiamo con grande affetto e lo ringraziamo per il suo atteso e gradito rientro nella Redazione di www.ecumenici.eu .

Ecumenici diffonde questo scritto in segno di solidarietà alle giovani donne e uomini che stanno manifestando in queste ore nelle strade di Los Angeles e San Francisco contro la negazione in California del matrimonio fra persone dello stesso sesso: i nostri cuori sono con i loro cuori e la nostra lotta è la loro lotta.

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(Ecumenici) Ci sono due questioni  in California che hanno larghe implicazioni sociali che potrebbero sorgere in altre forme e in altri stati nei prossimi anni. Nel mio libro “The left hand of God[1]” approfondisco queste questioni in più grande dettaglio e con più precisione di quanto abbia modo di fare in questa e.mail. Ma nel dare la mia opinione, voglio parlare per me stesso, non per Tikkun o per la rete di Spiritual Progressives, nell’affrontare le questioni che sembrano strettamente divise in California.

MATRIMONIO OMOSESSUALE (La Proposta numero otto, se passasse, vieterebbe che il matrimonio omosessuale venga riconosciuto come un “vero” matrimonio dallo Stato della California).

Dal momento che divenni rabbino, ho sempre celebrato matrimoni omosessuali nella mia sinagoga, sebbene con cambiamenti nella liturgia e nella ketubah[2] (non vengono riconosciuti come ke’dat moshe ve Ysrael[3], ma sono sacri kiddushin[4] e trattati in quanto tali). Per i letterali della Torah e per i fondamentalisti, affermo nel mio libro “Jewish Renewal” che ciò che i fondamentalisti non riescono a fare è proprio leggere le effettive parole letterali: che un uomo non debba giacere con un uomo come giace con una donna. Le parole sono impressionanti poiché nel contesto tutti gli altri comandamenti sul comportamento sessuale sono categorici, e non si qualificano dicendo “nel modo che x sta con y”. Ma in questo caso non esiste un divieto categorico, ma solo un divieto di stare in un qualche modo con un uomo. Così mi trovo d’accordo con la Torah: gli uomini  dovrebbero giacere con gli uomini in modo diverso da come giacciono con le donne, riconoscendo  e onorando l’unicità di tale relazione. Gesù non dice nulla contro gli atti omosessuali. Ma Paolo si scaglia contro, forse intendendo il modo in cui l’omosessualità veniva abusata a Roma in quel tempo. Niente nella bibbia ebraica proibisce il matrimonio gay. E nessuno dei testi religiosi proibisce le relazioni e i matrimoni tra lesbiche.

E allora perché tante storie? Ho cercato di analizzare ciò in Tikkun e nei miei libri, intendo la fonte dell’omofobia. “The left hand of God” dà un contributo alla materia, come “Spirit Matters” e anche “The politics of Meaning”. Secondo me non esiste una ragione legittima per la quale uno stato debba proibire il matrimonio gay. Tutte le presunte ragioni razionali sono evidentemente fasulle – come la prova che le famiglie gay non siano in grado di crescere i figli come le coppie eterosessuali è insufficiente, tranne che per le coppie gay che vivono in contesti sociali dove l’omofobia gioca un ruolo formativo nelle vite dei genitori gay e dei loro figli.  La prova invece che ho maggiormente visto io mostra il contrario – che la fascia di famiglie omosessuali sane e nevrotiche ha la stessa identica distribuzione di quelle eterosessuali, che solitamente affrontano gli stessi seri problemi  che ognuno ha nel mantenere relazioni d’affetto in una società che privilegia l’egoismo e il materialismo.

Non esiste una ragione legittima per negare agli omosessuali gli stessi diritti concessi agli eterosessuali in ogni  contesto, ciò incluso il matrimonio. Ma negare tali diritti è proprio ciò che la Proposta numero otto cerca di fare.

(…)

Rabbi Michael Lerner

Editore di Tikkun Magazine (www.tikkun.org )

 

 

In ricordo di Massimo, un amico di molte persone libere.

 consoli

 

Il 4 novembre 2007 e all’età di 62 anni veniva a mancare all’ospedale san Raffaele di Velletri, a causa di un cancro al colon che lo aveva colpito nel 2001, il fondatore del movimento gay italiano Massimo Consoli.

Ho conosciuto Massimo il 16 novembre del 1996 ad una inaugurazione del circolo del Partito della Rifondazione Comunista a S. Maria delle Mole (frazione del Comune di Marino dove anche Massimo viveva), e sin dalla prima volte che lo vidi, mi resi subito conto di aver incontrato una persona di una cultura immensa e di una umanità incredibile.

 Da quel giorno abbiamo avuto una totale assonanza di idee e una assidua frequentazione fraterna spezzata solamente dalla sua prematura morte. La comunità varia italiana (come Massimo amava definire il variegato mondo gay), ha perso la persona più lucida dal punto di vista politico, culturale ed umano, che abbia mai avuto. Un uomo che per questa comunità tanta vituperata dall’ignoranza del razzismo omofobico, figlio di una società profondamente condizionata dall’odio del Vaticano verso i gay, ha combattuto mille battaglie molte delle quali nella quasi completa solitudine. 

Questo pioniere del movimento gay italiano si è sempre contraddistinto proiettando all’esterno la sua proverbiale etica politica, difendendo contro anche gli stessi rappresentanti istituzionali del movimento, i suoi ideali senza cedere mai a nessun tipo di compromesso al ribasso e a nessuna svendita delle sue rivendicazioni. Una persona integerrima verso se stesso e nei rapporti con gli altri e profondamente innamorato della vita.

 Delle sue battaglie politiche a favore del raggiungimento dei diritti dei gay parlano abbondantemente i suoi libri che speriamo verranno letti dalle nuove generazioni di ribelli, quindi su questi temi invito i lettori interessati alla conoscenza del Consoli pensiero, a leggere i seguenti testi: Affetti Speciali (Massari editore), Homocaust (Kaos edizioni), Killer Aids (Kaos edizioni), Indipendece gay  (Massari editore), Bandiera gay (Fabio Croce editore), Manifesto gay (Mala tempora edizioni). Ma oggi nel ricordare Massimo attraverso queste poche righe, vorrei a quanti non hanno avuto la possibilità di conoscerlo e ai giovani che iniziano per curiosità ad incontrare per la prima volta Massimo attraverso i suoi scritti, presentare il Consoli quotidiano come il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscere.

Molte volte delle persone pubbliche che di se stesse hanno fatto parlare libri e giornali di tutto il mondo come nel caso di Massimo, ci facciamo una visione idealistica che il più delle volte non corrisponde  alla realtà. In questo devo dire che per me è stata una piacevole sorpresa scoprire il Consoli privato, quello di tutti i giorni, come una persona semplice ma allo stesso tempo anche molto orgoglioso di se stesso, sicuramente un egocentrico ma nel senso positivo del termine, un ottimo cuoco e buongustaio.

La sua dimora era, prima della ristrutturazione avvenuta dopo aver adottato Lorenzo, il figlio da lui sempre sognato, una casa piena di libri, in ogni angolo della stessa sempre aperta ai vari viandanti del movimento dove spesso e volentieri chi si presentava a casa Consoli senza preavviso, vi trovava soprattutto a pranzo, Anselmo Cadelli, Riccardo Peloso, Enrico Verde, Luigi Ferdinando (detto la Phonola), Antonio di Giacomo, tutti insieme appassionatamente a discutere del più e del meno tra il serio e il faceto.

 Era una festa ogni volta che si andava a casa Consoli, dove si poteva consultare l’archivio gay più grande d’Europa, leggere i suoi numerosi libri, discutere con lui per ore su ogni tipo di argomento (ad eccezione di quelli sportivi), prendere visione in anteprima come a me è capitato molte volte di fare, dei libri che stava scrivendo sui quali con molta umiltà ti chiedeva sempre un parere o un consiglio.

Dire che Massimo mi manca è dire poco, ma non credo di dire una ovvietà se sostengo che la perdita di un intellettuale come Massimo sia una perdita non solo per il movimento gay ma per l’intera umanità che non potrà più leggere le sue lettere, articoli, libri estremamente documentati con i quali ha decisamente contribuito ad abbellire il mondo per liberarlo da ogni sorta di schiavitù.

Ci manchi papamax, ci manchi come intellettuale, come studioso, come rivoluzionario incallito, ma soprattutto sento la tua mancanza come eterosolidale che non si sente più chiamare stella del paradiso. 

 

L’eterosolidale Andrea Furlan.

 

Il Guado – Gruppo di ricerca su Fede e Omosessualità

Via Soperga 36 – Milano – Telefono 3463081901 – Email: gruppodelguado@gmail.com

Venerdì 7 Novembre ore 21.00 – Sede di Via Soperga 36 – Milano
La finestra di fronte
di Ferzan Ozpetek

Giovanna, una giovane donna sposata e con due figli, si ritrova in casa un uomo molto anziano che ha completamente perso la memoria. Cercando di ricostruire la sua identità e il segreto del suo passato, Giovanna con l’aiuto di Lorenzo, che abita nel palazzo di fronte, scopre piano piano che lei stessa ha smarrito il ricordo dei propri sentimenti e delle proprie passioni. L’indagine su quell’uomo misterioso diventa così per Giovanna una vera e propria indagine su se stessa, in un mondo che sta perdendo la capacità di riconoscere la forza dei sentimenti più profondi.

Per saperne di più vai sul nostro sito: http://www.gaycristiani.it/

 

 

 

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[1] “La mano sinistra di Dio” (N.d.T)

[2] Il contratto matrimoniale ebraico (N.d.T)

[3] “in accordo con la legge di Mosè e Israele”, in questo modo viene definito un matrimonio ebraico (N.d.T)

[4] Prima fase del processo matrimoniale, riconosciuto comunemente come “fidanzamento”, anche se formalmente molto più vincolante di un fidanzamento inteso all’occidentale. (N.d.T)

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Lettera aperta di una professoressa

Gentile Ministro Gelmini,

in riferimento all’articolo su Repubblica del 5.09.09, “In tre anni taglierò 87.000 cattedre, la scuola è ormai al collasso” e di quello in data odierna, sempre su Repubblica “Mi dispiace per i 200 mila precari ma il loro futuro non dipende da me” vorrei puntualizzare quanto segue:

sono precaria da ormai 18 anni, e ho superato i 50 anni; per quello che può valere (a quanto pare meno di zero) ho conseguito una laurea, due abilitazioni, vinto un concorso ordinario, fatto corsi di formazione, ciò nonostante rientro perfettamente nella tipologia alla quale Lei rivolge l’invito, senza mezzi termini, di cercarsi un altro lavoro, perché nella scuola “l’ultimo treno è partito con le 25.000 assunzioni” dell’ estate passata tra l’altro autorizzate dal precedente ministro, Giuseppe Fioroni.

Mi permetto di dubitare circa il fatto che tutta l’opinione pubblica sia con Lei come continua a dire in varie dichiarazioni alla stampa “L´opinione pubblica è con me, la politica irresponsabile del passato ha rubato il futuro ai giovani della mia generazione, ma sui cittadini italiani del 2020 non si deve scherzare. Il loro destino non può essere oggetto di bassa speculazione politica”, una politica che continua tuttavia a rubare il futuro di centinaia di migliaia di lavoratori e famiglie legate al comparto scuola.

E mi permetta, bel modo di preparare il futuro dei nuovi cittadini, riducendo le ore di insegnamento e tagliando risorse; il budget del Suo ministero “viene mangiato dagli stipendi dei docenti” non è che forse sarebbe necessario investire? Chiedere un budget maggiore? Molti edifici scolastici sono fatiscenti, ai docenti si chiede di portare avanti progetti, attivarsi nei corsi di recupero, trovare strategie per evitare la dispersione scolastica, tutto questo senza nuovi investimenti, anzi riducendo il personale, a volte si ha come l’impressione che Lei venga da un altro pianeta.

Dalle sue interviste e dal suo operato di questi ultimi mesi si evince che, ovviamente, nuovamente, il Ministero della Pubblica Istruzione è stato affidato a qualcuno che sa di scuola solo quello che ricorda dalla sua esperienza personale dietro i banchi o che desume dal “sentito dire” o da quanto legge sui giornali.

Ha mai provato a gestire una classe di 31 adolescenti? Ha sperimentato cosa significa essere assunta e licenziata per anni di fila, essere costretta a cambiare posto di lavoro, colleghi, alunni ogni anno, per poi sentirsi dire appunto ” hai perso il treno”, per un soffio, ma l’hai perso?

Lei parla di merito, di valutazione dei docenti e di qualità della scuola. Niente da eccepire, nessuno di noi teme di essere valutato, del resto lo siamo ogni giorno, dagli studenti, dalle famiglie e soprattutto dai media che sembrano fare a gara per dimostrare quanto siamo fannulloni. Ovvio solo le cose negative fanno notizia, così gira il mondo!

E’ chiaro che anche la qualità della scuola, che ogni Ministro promette ad ogni cambio di governo, si limiterà, come al solito, a belle parole perché l’unico modo, del resto il più facile, che anche Lei propone per dare qualità alla scuola si basa sui tagli, necessari per migliorare lo stipendio da lei definito “misero” dei docenti meritevoli (tra i quali ovviamente non sono contemplati i precari, forse che precario significa anche non meritevole o non preparato?).

Mi chiedo comunque come possa essere di qualità una scuola che, oltre a tagliare il numero dei docenti, autorizza classi di 31 alunni (quando spesso le aule obsolete riescono a contenerne a malapena 22), propone la riduzione delle ore di lezione e di conseguenza dell’offerta formativa e che, infine, permette che ogni anno vengano assunte e licenziate migliaia di persone.

Dimenticavo: il tutto a vantaggio delle scuole paritarie che, oltre ad incassare notevoli rate dalle famiglie, possono formare classi di pochi alunni e regalare diplomi.

Evviva la scuola di qualità!

Di sicuro non credo che i precari si aspettassero davvero di essere immessi in ruolo tutti in questa tornata di assunzioni ovviamente, precario non è neppure sinonimo di ingenuo, ma sicuramente non si aspettavano questa sua “strategia” operativa: eliminarli, invitandoli a cercarsi un altro lavoro. Soprattutto il suo invito tra l’altro era indirizzato proprio ai precari storici cioè a quelli che hanno anche 50 anni e anche 20 anni di lavoro nella scuola pubblica. E Lei sicuramente dimostra di non porsi nessun problema etico o morale, nel dire a persone che lo Stato, che lei rappresenta, ha “usato” per anni, a suo comodo: “non mi servite più” . E’ vero, afferma di non voler licenziare nessuno, ma solo perché è impossibile licenziare un dipendente pubblico di ruolo se non per gravi e comprovati motivi.

E di nuovo una strategia innovativa: non verranno sostituiti i docenti che andranno in pensione!

Mi chiedo comunque se Lei abbia già visto con la sfera di cristallo, quanti ne andranno alle primarie e quanti nelle medie inferiori e superiori, ma anche se così non fosse, avrà sicuramente studiato in piano di riciclo del personale, che le permetterà di spostare docenti del primo ciclo sul secondo e viceversa, sempre nella prospettiva di una scuola di qualità.

Trovo inoltre vergognoso, che un Ministro di una repubblica considerata democratica, si permetta di dare pubblicamente solo giudizi negativi sui docenti della scuola che rappresenta la cultura italiana.

E pensare che molti docenti avevano apprezzato l’idea di avere un ministro “rosa” e soprattutto giovane. Ma come si sa, il rosa e la giovane età da soli non sono una garanzia soprattutto se guidati e consigliati da qualche altra figura politica che di scuola ne sa un po’ più di Lei!

Concludo ricordandole che il personale della scuola forse ha votato la Sua coalizione di governo, o forse no, ma l’hanno certamente votata migliaia di famiglie che hanno creduto, tra le altre cose, nell’illusione di una scuola migliore, per la quale non ci si limitasse, come sempre, a lesinare risorse, ma, al contrario, si proponessero investimenti degni di un paese del terzo millennio e non del terzo mondo. Ma visto che “la scuola è al collasso”, uccidiamola pure, con il beneplacito dell’opinione pubblica, ovviamente.

ASSOCIAZIONE DOCENTI PRECARI MILANO

Prof.ssa Mariateresa COSSOLINI

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Se questo è un uomo…

Fatela girare, dopo averla letta, questa vergogna: tutta italiana.
Doriana Goracci

 
Si erano fermati fuori del paese, vicino Verona, solo per mangiare. Sono stati picchiati, sequestrati e torturati dai carabinieri per ore. La loro testimonianza
Venerdì 5 settembre 2008, ore 12. Tre famiglie parcheggiano le roulotte nel piazzale delle giostre a Bussolengo [Verona]. Le famiglie sono formate da Angelo e Sonia Campos con i loro cinque figli [quattro minorenni], dal figlio maggiorenne della coppia con la moglie e altri due minori, infine dal cognato Cristian Udorich con la sua compagna e i loro tre bambini. Tra le roulotte parcheggiate c’è già quella di Denis Rossetto, un loro amico. Sono tutti cittadini italiani di origine rom.
Quello che accade dopo lo racconta Cristian, che ha trentotto anni ed è nato a San Giovanni Valdarno [Arezzo]. Cristian vive a Busto Arsizio [Varese] ed è un predicatore evangelista tra le comunità rom e sinte della Lombardia. Abbiamo parlato al telefono con lui grazie all’aiuto di Sergio Suffer dell’associazione Nevo Gipen [Nuova vita] di Brescia, che aderisce alla rete nazionale «Federazione rom e sinti insieme».
«Stavamo preparando il pranzo, ed è arrivata una pattuglia di vigili urbani – racconta Cristian – per dirci di sgomberare entro un paio di ore. Abbiamo risposto che avremmo mangiato e che saremmo subito ripartiti. Dopo alcuni minuti arrivano due carabinieri. Ci dicono di sgomberare subito. Mio cognato chiede se quella era una minaccia. Poi cominciano a picchiarci, minorenni compresi».
La voce si incrina per l’emozione: «Hanno subito tentato di ammanettare Angelo – prosegue Cristian – Mia sorella, sconvolta, ha cominciato a chiedere aiuto urlando ‘non abbiamo fatto nulla’. Il carabiniere più basso ha cominciato allora a picchiare in testa mia sorella con pugni e calci fino a farla sanguinare. I bambini si sono messi a piangere. È intervenuto per difenderci anche Denis. ‘Stai zitta puttana’, ha urlato più volte uno dei carabinieri a mia figlia di nove anni. E mentre dicevano a me di farla stare zitta ‘altrimenti l’ammazziamo di botte’ mi hanno riempito di calci. A Marco, il figlio di nove anni di mia sorella, hanno spezzato tre denti… Subito dopo sono arrivate altre pattuglie: tra loro un uomo in borghese, alto circa un metro e settanta, calvo: lo chiamavano maresciallo. Sono riuscito a prendere il mio telefono, ricordo bene l’ora, le 14,05, e ho chiamato il 113 chiedendo disperato all’operatore di aiutarci perché alcuni carabinieri ci stavano picchiando. Con violenza mi hanno strappato il telefono e lo hanno spaccato. Angelo è riuscito a scappare. È stato fermato e arrestato, prima che riuscisse ad arrivare in questura. Io e la mia compagna, insieme a mia sorella, Angelo e due dei loro figli, di sedici e diciassette anni, siamo stati portati nella caserma di Bussolengo dei carabinieri».
«Appena siamo entrati,erano circa le due – dice Cristian – hanno chiuso le porte e le finestre. Ci hanno ammanettati e fatti sdraiare per terra. Oltre ai calci e i pugni, hanno cominciato a usare il manganello, anche sul volto… Mia sorella e i ragazzi perdevano molto sangue. Uno dei carabinieri ha urlato alla mia compagna: ‘Mettiti in ginocchio e pulisci quel sangue bastardo’. Ho implorato che si fermassero, dicevo che sono un predicatore evangelista, mi hanno colpito con il manganello incrinandomi una costola e hanno urlato alla mia compagna ‘Devi dire, io sono una puttana’, cosa che lei, piangendo, ha fatto più volte».
Continua il racconto Giorgio, che ha diciassette anni ed è uno dei figli di Angelo: «Un carabiniere ha immobilizzato me e mio fratello Michele, sedici anni. Hanno portato una bacinella grande, con cinque-sei litri di acqua. Ogni dieci minuti, per almeno un’ora, ci hanno immerso completamente la testa nel secchio per quindici secondi. Uno dei carabiniere in borghese ha filmato la scena con il telefonino. Poi un altro si è denudato e ha detto ‘fammi un bocchino’».
Alle 19 circa, dopo cinque ore, finisce l’incubo e tutti vengono rilasciati, tranne Angelo e Sonia Campos e Denis Rossetto, accusati di resistenza a pubblico ufficiale. Giorgio e Michele, prima di essere rilasciati, sono trasferiti alla caserma di Peschiera del Grada per rilasciare le impronte. Cristian con la compagna e i ragazzi vanno a farsi medicare all’ospedale di Desenzano [Brescia].
Sabato mattina la prima udienza per direttissima contro i tre «accusati», che avevano evidenti difficoltà a camminare per le violenze. «Con molti familiari e amici siamo andati al tribunale di Verona – dice ancora Cristian – L’avvocato ci ha detto che potrebbero restare nel carcere di Verona per tre anni». Nel fine settimana la notizia appare su alcuni siti, in particolare Sucardrom.blogspot.com. La stampa nazionale e locale non scrive nulla, salvo l’Arena di Verona. La Camera del lavoro di Brescia e quella di Verona, hanno messo a disposizione alcuni avvocati per sostenere il lavoro di Nevo Gipen.
di Gianluca Carmosino (Carta)

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Il sabato e il sermone del monte

Tom Fox, 54 anni, cittadino americano che era fra i quattro attivisti cristiani rapiti in Iraq, è stato ucciso nel marzo 2006. Era un volontario dell’ong Christiasn Peacemaker Teams. Il suo cadavere fu trovato avvolto da una coperta, gettato in una scarpata in un terreno vicino alla ferrovia alla periferia ovest di Baghdad, nel quartiere di Al Mansur. Prima di sparargli, sembra – dai segni notati sulle mani e da tagli e bruciature sulla schiena– che sia stato legato e torturato. I rapitori si qualificarono come ‘Brigate delle Spade della Rettitudine’.  Conosciamo i loro assassini come giustizieri selvaggi contro qualsiasi presenza – anche non armata – a stelle e strisce, allo stesso tempo improvvisati difensori del muro in fra Palestina e Israele contro il quale Fox aveva manifestato più volte in nome della non violenza. Fu l’FBI a effettuare l’identificazione all’epoca, non senza sconcerto. La figlia di Tom scrisse infatti: “Mio padre ha scelto di andare in Iraq e ascoltare chi non ha voce. Incontra famiglie che soffrono per la mancanza di persone care. Per gran parte del tempo passato in Iraq, ha cercato di far liberare dei detenuti”

Di certo Tom è un martire dimenticato dai cristiani. Uno dei tanti. Aveva la colpa di non appartenere ad una chiesa. Un quacchero irriducibile insomma.  Non fa parte di alcun martirologio e sulla presenza di nomi italiani sul pagina web del suo Memorial è meglio tacere…

Iniziamo così un appuntamento periodico con la lettura de “Il sermone del monte” di Leohnard Ragaz. Riproposto in un contesto attuale. Inutile cercarlo in libreria non lo troverete. Nessuna casa editrice lo ripubblica. A nessuno conviene parlare del socialismo biblico. Tutti fanno a gara semmai  a dirsi  più liberali degli altri. Quasi come se il liberismo nell’era attuale non fosse una causa del male della società in cui viviamo.

 

Beati gli operatori di pace è scritto nel Vangelo ma queste parole sembrano rivolte agli altri più che a noi stessi. E’ terribilmente comodo cedere al più forte, coprire i contrasti e tacere davanti alla miseria e all’ingiustizia. Ma chi lotta per la pace lo può fare solo per mezzo della verità. Poiché la verità è l’ordine di Dio, e solo dove esso è compiuto, ivi è la pace. Non possiamo essere soddisfatti della nostra pace personale e lasciar correre il mondo come vuole ma dobbiamo lottare per la pace. Il mondo cerca il suo Io. Vuole anzi tutto se stesso, la propria gloria, la propria potenza, il proprio presunto diritto. Questo è il suo possesso. Ma il possesso provoca la contesa che assume poi nella guerra la sua forma più massiccia.

 

Quale gloria e quale grandezza rappresenta dunque il rompere questo circolo vizioso. Coloro che lo fanno sono più grandi degli eroi della guerra e delle persone armate. Sono i figli e le figlie di Dio. E’ da qui che si scopre il valore del perdono del Padre e dei suoi amati e delle sue amate, che riescono a spezzare l’odio che alimenta la catena della violenza e della guerra.

 

E proprio quando l’ingiuria, la persecuzione e la menzogna scaglieranno ogni sorta di male contro chi ama la giustizia è possibile mantenere la pace solo attraverso la rivoluzione del mondo per opera di Dio.

 

Questo è quello che cominciamo a leggere oggi, con parole nuove di Ragaz: non lo amiamo perché si dilettava a leggere Dante o a insegnava la lingua italiana nella Svizzera interna. Lo comprendiamo semmai come  un teologo che non partecipava al culto nel tempio e che ha osato offrire una grande testimonianza oltre i confini confessionali e religiosi. Senza nulla rinunciare al cuore della Scrittura.

 

Riprendiamo così  il servizio al nostro nono  anno di attività formativa e informativa. Buona continuazione nella lettura.

 

Maurizio Benazzi

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