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Perché ‘Google Earth’ non ti mostra Israele?

Con Google Earth ci sono problemi oggettivi di rispetto della privacy che riguardano la vita di ciascuno di noi: non ho personalmente ad esempio gradito che la fotografia della mia abitazione fosse diffusa nel circolo di lettura dei quaccheri senza il mio preventivo consenso.  La risposta banale che ricevetti allora non riguardava eventuali scuse per l’occorso ma bensì la possibilità di fruire di quella immagine semplicemente cercando nel web questo programma. Logico che in quel caso si manda a quel paese l’allegra combriccola impicciona e tutto finisce lì.

E’ evidente però che la situazione di Israele e della striscia di Gaza sono ben diverse: ci sono problemi oggettivi di mancata informazione  che richiedono strumenti adeguati per la verifica degli omicidi di Stato, dell’uso di impianti nucleari militari o le violazioni dei diritti umani. Ma anche le attività terroristiche o comunque di natura violenta.

Speriamo allora che ben presto arrivino  i turchi…

MB

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Messaggio all’Ambasciata turca, all’Ufficio cultura e informazione

Segnaliamo che il sito fondamentalista evangelico http://www.icn-news.com/ in cui hanno ampio spazio anche valdesi, luterani, e altre chiese storiche protestanti sta diffondendo la propaganda di guerra di un sito politico. Condanniamo l’uso strumentale dei mezzi d’informazione cristiana ai fini della propaganda e ribadiamo che le chiese dovrebbero essere strumento di pace e di riconciliazione, non causa di conflitti ulteriori. I morti e i feriti dei giorni scorsi non verranno da noi dimenticati.

 

Inviate i vostri messaggi  di solidarietà anche a turchia@turchia.it

 

Ecumenici www.ecumenici.eu esprime al popolo turco e alle sue Istituzioni la piena solidarietà per l’attacco militare israeliano subito in acque internazionali da nave battente bandiera turca e  avente aiuti umanitari per il popolo di Gaza. Noi come cristiani per il dialogo fra le religioni auspichiamo che le ragioni della speranza non cessino con questo atto di guerra sconsiderato e inaccettabile. Desideriamo con Voi e insieme a Voi la costruzione di una società semplicemente umana, senza aggettivi di sorta, rispettosa quindi delle diversità culturali, religiose, nazionali, che sono patrimonio dell’Europa e dell’umanità intera.

Preghiera degli uomini

(Antonio Blunda)

 

Signore,

proteggi mio fratello

con la più grande ragione

di questo Tuo Universo.

Proteggi il nostro cuore

con la ragione silente

che commuove e spezza

qualunque pietra.

Tra mille anni

 o tra un giorno

quel giorno è uguale

come l’acqua del fiume

I suoi occhi, e i miei

sorridono dello stesso conforto

Tutto, e ovunque

avrà avuto lo stesso significato

Se guarderemo indietro

Sarà per spendere un fiore

e ritrovare soltanto

i nostri passi insieme

su questa ruvida terra.

Alcuni messaggi ricevuti dai nostri lettori:

Ho molti amici in turchia e questo paese, che amo per i sui profumi, per le sue contraddizioni, per l’affetto che mi è stato donato, merita pace ma soprattutto giustizia come i deportati ed esiliati di Palestina o dei morti che camminano della striscia di Gaza. L’orrore dovrebbe far riflettere e tracciare nuove vie ma a quanto pare non sempre è così. Un caro saluto
marcantonio lunardi

Sono indignato come cristiano per l’attacco contro flotta pacifista internazionale,ma grazie a Dio non tutti gli israeliani sono d’accordo con politica aggressiva del loro Governo. Guido Ghiani del Movimento Nonviolento da Nuoro

Dell’amica Angela Lano nessuna notizia
Davide Pelanda
[ 31 Maggio 2010 ] fonte: http://www.tempidifraternita.it

(ANSA) – TORINO, 31 MAG – C’e’ anche una giornalista di Torino su una nave del convoglio umanitario, diretto a Gaza, assaltato questa notte dalla marina militare israeliana. Angela Lano, 47 anni, era a bordo della ”8000 – Freedom for prisoners. Freedom for Gaza” con alcuni colleghi. ”Di lei – dicono adesso alla Infopal, l’agenzia di stampa on line di cui e’ direttore – non abbiamo notizie. L’ultima telefonata alle due: diceva ‘gli israeliani ci stanno intercettando’. Poi, il nulla”.(ANSA)

Angela Lano, giornalista torinese,è amica e collaboratrice di Tempi di Fraternità da molti anni. Proprio grazie alla nostra testata è potuta diventare giornalista-pubblicista. Chi scrive da anni la conosce molto bene e le sono molto amico.
Anche noi tutti della redazione di Tempi di Fraternità siamo costernati ed allo stesso tempo attoniti. E ci uniamo al dolore della famiglia con il comunicato qui sotto. Seguiremo la vicenda da vicino su questo sito.
Comunicato della famiglia di Angela Lano

Scritto il 2010-05-31 in News
Malgrado le varie agenzie stampa italiane ripetano che gli italiani sequestrati dalle autorità israeliane “stanno bene”, la famiglia di Angela Lano, direttrice di Infopal.it, informa che la Farnesina e l’Ambasciata d’Italia in Israele non sono in possesso di informazioni al riguardo.

I cittadini italiani a bordo della Freedom Flottilla sono pertanto “spariti” a tutti gli effetti.

Il porto di Ashdod, infatti, dove sono state condotte la navi della Freedom Flotilla, è stato dichiarato “zona militare” dalle autorità israeliane e nessuno può entrarvi, tanto meno i giornalisti.

Israele si rifiuta inoltre di fornire la nazionalità dei sequestrati, pertanto le stesse

Grazie per quello che state facendo. La Turchia è un paese che amo per molte ragioni. Non ultima che là ho dei fratelli e delle sorelle d’elezione. Mi auguro di poter sentire presto il racconto di questo episodio tremendo dalla voce di Angela Lano

Gentile Ambasciatore,

la presente per manifestare lo sdegno e la ferma condanna dell’Associazione Skanderbeg della comunità albanese del territorio metropolitano di Bologna e mio personale, per il criminale attacco subito dalla nave battente bandiera Turca, da parte delle forze armate dello stato di Israele.

L’attacco alla nave Turca, carica di generi di prima necessità, farmaci ed ausili ortopedici, che ha causato molti morti e feriti tra gli accompagnatori, in spregio alle più elementari norme internazionali, si inquadra nelle azioni di mantenimento nell’altrettanto criminale embargo che da anni viene mantenuto a danno della popolazione civile palestinese abitante nel territorio di Gaza.

Certi che la Turchia saprà prendere le misure appropriate per rispondere a questa orrenda provocazione, inviamo con la presente la solidarietà dell’Associazione Skanderbeg ed assieme l’umana vicinanza ai parenti dei morti ed ai feriti impegnati in una così alta e nobile causa.

Distinti saluti

Presidente

Giuseppe Chimisso

Associazione Skanderbeg di Bologna

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Invito e un ringraziamento

Ecumenici ringrazia sentitamente l’amico Giorgio Saglietti di Tempi di fraternità www.tempidifraternita.it  per la consistente donazione: quest’anno le offerte sono tutte destinate al gruppo battista che opera nelle carceri milanesi in favore dei transgenders. Esperienza unica nel nostro paese per l’attività cristiana di base.

Aiutateci a metterne nel salvadanaio piccole o grandi offerte. E’ tutt’altro che una passeggiata impegnarsi dentro il carcere. Vi sono mille problemi pratici e tante richieste e difficoltà da superare, con limitate risorse umane e finanziarie.

Aiutaci con un bollettino postale a favore di Maurizio Benazzi, Via A. Vespucci, 72 – 20025 Legnano MI, con causale Ecumenici, sul conto numero 30592190. In alternativa è possibile fare un bonifico a Maurizio Benazzi, con causale ecumenici, sulla Banca Popolare di Milano con le seguenti coordinate: IBAN IT62 Y 05584 20200 000000003084; per l’estero: BIC BPMIITM1106. Infine puoi ricaricare la carta postepay numero 4023 6004 6886 1754 intestata al presidente fondatore di Ecumenici Maurizio Benazzi.

Il nostro nuovo sito in inglese è a questo link: http://ecumenics.wordpress.com

 

Invito

SOTTO TREGUA

GAZA

Altre voci da Palestina-Israele

16 febbraio 2009, ore 21.00

Centro Congressi, Via Corridoni 16, Milano

Ingresso libero

 

Sandro Lombardi legge Omri Evron (video di Mara Chiaretti)

Marco Baliani legge Mustafa Barghouti

Anna Nogara legge Rashid Khalidi

Giuseppe Cederna legge Sam Bahour

Maria Grazia Mandruzzato legge Gideon Levy

Licia Maglietta legge John Berger

Silvia Gallerano e Andrea Lupo leggono Irit Gal e Ilana Hammerman

Pippo Delbono legge Ghassan Kanafani

Musiche di Danilo Rossi, viola

Musiche di Carlo Boccadoro, pianoforte

Iniziativa organizzata da

Action for Peace – Libera università delle donne, Milano – “Lo Straniero”

In collaborazione con il Settore Cultura della Provincia di Milano

Si ringraziano

Casa della Cultura, Milano

Libri Scheiwiller

“Internazionale”

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La lobby internazionale della guerra legittima il fosforo bianco?

 gaza1

«Tre bombe al fosforo bianco (http://it.wikipedia.org/wiki/Fosforo_bianco ) hanno raggiunto l’edificio dell’Unrwa- ha detto il portavoce dell’organizzazione Chris Gunness – e il deposito è andato in fiamme. Tre persone sono rimaste ferite fra il personale. Ancora una volta il lavoro del personale umanitario è sotto tiro».
 

Amnesty International ha chiesto l’avvio immediato di un’inchiesta indipendente sul bombardamento, avvenuto ieri mattina, della sede dell’Unrwa (l’agenzia dell’Onu per i rifugiati) di Gaza. L’attacco ha interrotto la distribuzione degli aiuti umanitari alla gia’ martoriata popolazione, ha provocato l’incendio di uno stabile in cui erano depositati generi di prima necessita’ e ha causato il ferimento di tre impiegati dell’agenzia.

Secondo l’Unrwa, che nei giorni scorsi aveva piu’ volte chiesto all’esercito israeliano di non aprire il fuoco nei pressi dei suoi uffici, nel corso dell’attacco e’ stato usato anche fosforo bianco.

‘L’attacco all’Unrwa, ufficio che notoriamente svolge attivita’ umanitarie, evidenzia la necessita’ di un’inchiesta approfondita e imparziale su tutta una serie di attacchi in cui sono stati feriti o uccisi civili e sono stati distrutti edifici e strutture civili’ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

‘Siamo particolarmente preoccupati per l’uso da parte di Israele del fosforo bianco, una sostanza che procura gravi ustioni quanto entra in contatto con la pelle. Sebbene non proibito dal diritto internazionale, il fosforo bianco e’ un’arma incendiaria che, a causa dei suoi effetti devastanti, non dovrebbe essere mai usata in zone densamente popolate’ – ha aggiunto Smart.

‘Il diritto internazionale vieta inequivocabilmente attacchi contro personale, installazioni, materiali, unita’ e veicoli impegnati in missioni di assistenza umanitaria. Attacchi del genere possono costituire crimini di guerra’ – ha concluso Smart.

 

 

Continua la solidarietà alle donne del Nepal

 sciarpa2

E’ stato un successo l’iniziativa di solidarietà in favore delle donne del Nepal. Ce lo comunica la gentilissima signora  Katrina di www.missionelebbra.org  contattabile per qualsiasi informazione a questo indirizzo e-mail: katrina@missionelebbra.org ; a dire il vero abbiamo trasgredito l’intesa con Lei di non parlare dell’iniziativa in data 19 novembre nella mailing list e sul nostro sito, ma non siamo proprio riusciti a non farlo e ripresentiamo nuovamente la proposta in considerazione che è in previsione un nuovo ordine di sciarpe dal Nepal. Forse scorrendo le pagine di www.ecumenici.eu  la signora Katrina comprenderà che non parliamo il politichese “corretto” (??) o equidistante allo stile moderatora valdese. Siamo partigiani della non violenza e in favore della vita. Sempre e comunque. Dei testardi ribelli per amore insomma…
In ogni caso se anche tu desideri regalare o regalarti qualcosa di unico – che abbia anche un significato più profondo delle apparenze –  invia un’offerta minima di € 20.00 e riceverai una bellissima sciarpa color verde mela (30% seta e 70% pashmina). Chi come me l’ha provata è rimasto pienamente soddisfatto. Calda e leggera, ben rifinita e curata in ogni dettaglio.
Queste sciarpe sono realizzate da ex ammalate di lebbra in seno ai programmi di riabilitazione socio-economica della Missione Evangelica Contro la Lebbra.

Il tuo dono permetterà alle donne del Nepal di continuare a lavorare e restituirà loro la dignità persa a causa della malattia che ha segnato la loro vita grazie al Centro di riabilitazione New SADLE di Kathmandu, Nepal. Questo centro offre assistenza medica e alloggio gratuiti alle persone affette dalla lebbra oltre ad offrire un programma di riabilitazione fisica e socio-economica. Tale riabilitazione avviene tramite essenzialmente la formazione professionale e l’impiego dei pazienti nella produzione di articoli artigianali. Questo centro commercia i seguenti prodotti equosolidali: articoli per la casa in legno, teli batik e stoffe intessute a mano.

Se desideri ricevere la sciarpa invia quindi una donazione tramite bollettino postale specificando come causale del versamento “sciarpa”, un simbolo di solidarietà che unisci al tuo sorriso.

 

Missione Evangelica Contro La Lebbra
Conto bancario INTESA SAN PAOLO Agenzia Luserna (TO)
IBAN: IT55 BO30 6930 6011  0000  0000 959

Sito www.missionelebbra.org
 
oppure
 
Conto Corrente Postale
IBAN: IT39 P076 0114 4000 0001 2278 057

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I cristiani si uniscono ai mussulmani per gli aiuti a Gaza

I Cristiani manifestano per chiedere la fine delle violenze a Gaza e si uniscono ai Mussulmani per coordinare gli aiuti

Johannesburg/Ginevra (ENI). Varie congregazioni e gruppi religiosi associati in tutto il mondo si sono mobilitati per inviare aiuti e assistenza a tutte quelle persone colpite dagli attacchi israeliani su Gaza e fare pressione sui propri governi affinché si adoperino a chiedere un cessate il fuoco immediato nel ristretto territorio della striscia di Gaza dove vivono circa un milione e mezzo di Palestinesi.

Tre autoambulanze che erano usate come ambulatori mobili, sostenute da Aiuti dalla Chiesa Danese  (DanChurchAid), una associazione internazionale danese per lo sviluppo di aree depresse e che fornisce aiuti alle popolazioni bisognose, sono state distrutte da un attacco israeliano nella notte del 5 gennaio scorso. Israele ha giustificato il proprio intervento sul territorio di Gaza per fermare i continui attacchi di Hamas per mezzo di missili verso Israele. L’associazione DanChurchAid attraverso il coinvolgimento di singole persone, gruppi, chiese e consigli ecumenici di vari credi religiosi, dal Kenia alla Svezia, passando per Stati Uniti d’America e Australia, stanno portando avanti moltissime azioni non violente che coinvolgono associazioni cristiane riguardanti la crisi politica di Gaza.

www.ecumenici.eu  rinvia per gli approfondimenti a questo link http://www.danchurchaid.org/sider_paa_hjemmesiden/where_we_work/middle_east/israel_palestine/read_more/health_clinic_blown_to_pieces di Copenhagen e a quelli collegati nella stessa pagina.

Gli aiuti di DanChurhAid (biscotti, latte e medicamenti), stanno affluendo all’ Ah Ahli Arab Hospital che accoglie in queste ore soprattutto bambini palestinesi feriti dalle bombe israeliane. In un articolo pubblicato poche ore fa sul loro sito si sottolinea ormai come si delinei una gravissima crisi di acqua potabile. L’energia elettrica è disponibile per solo per 4 ore al giorno mentre continua in maniera del tutto pretestuosa il boicottaggio israeliano degli aiuti umanitari e in particolare anche dei rifornimenti di diesel.

 

Si sottolinea che Eni è l’agenzia ecumenica luterana-riformata piu’ diffusa nel mondo. Abbiamo rinunciato da mesi a presentare altre Agenzie religiose protestanti in quanto insignificanti sullo scenario mondiale e quella italiana è di carattere marcatamente confessionale e fortemente discriminatoria – a più riprese -nei nostri confronti. Le traduzioni sono a cura del prof. Antonio Pinto, che si distingue sempre per la sua preziosa disponibilità e amicizia.

Doriana Goracci ci invita a sentire voci israeliane fuori dal coro al seguente link:

http://www.webmov.org/wpress/2009/01/14/pacifisti-israeliani-si-rifiutano-di-arruolarsi-per-combattere-a-gaza/

Christians rally for end to Gaza violence, join Muslims in aid drive

Johannesburg/Geneva (ENI). Churches and associated groups around the globe have mobilised to send aid and assistance to those affected by Israeli attacks on Gaza and to lobby their governments for a cease-fire in the tiny territory where 1.5 million Palestinians live. Three mobile health clinics, supported by DanChurchAid, a Danish aid and development group, were destroyed in a night-time Israeli air strike on 5 January. Israel says the aim of its campaign is to halt the continuous firing of rockets into its territory from Gaza. DanChurchAid along with individuals, groups, churches and councils of churches from Kenya to Sweden to the United States to Australia are carrying out hundreds of advocacy actions involving Christians concerned about the Gaza crisis.

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Infanzia negata di Israele: a cura di Doriana Goracci

 

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Delle bambine israeliane  scrivono  messaggi sulle bombe,  che stanno per essere lanciate, sorridono…è agghiacciante, tanto quanto le  immagini dei corpi  devastati dalle armi. Infanzia negata su tutti i fronti.

” E’ possibile cantare in tempi oscuri?- si domandava Bertolt Brecht- Si può cantare l’oscurità dei tempi?”  Alessandra Borsetti Venier  se lo chiede, con un commento ad un articolo da lei   inviato a Tellus folio

“E’ la domanda che mi assilla di fronte al massacro nella Striscia di Gaza. Eventi che sconvolgono e ribadiscono la mia incapacità nel trovare ragioni per comprendere le atrocità di uomini verso altri uomini…

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(A un assassino) Se avessi contemplato il volto della vittima
E riflettuto, ti saresti ricordato di tua madre nella camera
A gas, avresti buttato via le ragioni del fucile
E avresti cambiato idea: non è così che si ritrova un’identità…

dalla poesia Stato d’assedio di Mahmoud Darwish

L’articolo da lei scritto il 7 gennaio, era intitolato Kufia, canto per la Palestina . Ci dà l’opportunità di sentire, vive, le voci di un Coro di bambini palestinesi “Al Aqsa”, registrate vent’anni fa  su un 45 giri in vinile,  ormai  introvabile: oggi hanno intorno ai trent’anni. Il testo era  tratto dallo stesso poeta, da lei citato, Mahmoud Darwish  :

Sogno dei gigli bianchi
strade di canto e una casa di luce
Voglio un cuore buono
e non voglio il fucile
Voglio un giorno intero di sole
e non un attimo di una folle vittoria razzista
Voglio un giorno intero di sole
e non strumenti di guerra
Le mie non sono lacrime di paura
sono lacrime per la mia terra
Sono nato per il sole che sorge
non per quello che tramonta.

Ascoltateli!

http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=151846166

e DISERTATE RIFIUTATE LA GUERRA!

Doriana Goracci

Abbiamo un paese che è di parole

E tu parla, perchè io possa fondare la mia strada

pietra su pietra

abbiamo un paese che è di parole

perchè si conosca dove termina il viaggio

Mahmud Darwish

da KUFIA 100 disegnatori per la Palestina

palestinesi

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Gaza: impossibile curare i feriti

(ENI/Ecumenici) Il direttore dell’ospedale di Gaza afferma che molti feriti non possono essere raggiunti dagli aiuti

Gaza City .

La popolazione civile di Gaza rimasta ferita dai recenti bombardamenti sono bloccati all’interno delle loro case senza acqua nè cibo, impossibilitati a ricevere soccorso medico, è quanto afferma il direttore dell’Ospedale  Anglicano di Gaza. Le infermiere che lavorano nell’ospedale non possono raggiungere i loro stessi figli rimasti feriti nelle case colpite. L’Ospedale Arabo Al Ahli ha prestato cure a più di 100 pazienti dall’inizio delle recenti ostilità tra Israele e i miliziani Palestinesi di Hamas. Il direttore dell’Ospedale, il dottor Suhaila Tarazi, ha lavorato per circa 16 ore giornaliere negli ultimi giorni cercando di fare il suo meglio con le scarse risorse disponibili. Il giorno 6 gennaio scorso, l’agenzia medica internazionale ATC ha riferito che ben tre autombulanze, attrezzate come  piccole sale operatorie mobili operanti nel territorio di Gaza, sono state distrutte dai bombardamenti israeliani durante la notte precedente. Le unità operatorie mobili erano gestite dall’ Unione del Comitato per la Salute Pubblica, fondato,  e composto da dottori ed infermieri/infermiere palestinesi sostenuti dall’associazione DanChurchAid (Aiuti da Chiesa luterana danese) membro attivo di ACT. Da quando è scoppiato il conflitto tra Hamas e Israele, nuovi veicoli sono stati riforniti per provvedere alle necessità dei feriti.
 
(Traduzione a cura di Antonio Pinto)

Prese di posizione

Immediato cessate il fuoco a Gaza
Lo chiedono i leader delle chiese cristiane – Le comuntià ebraiche sostengono Israele

 

07 gennaio 2009 – (ve/Ecumenici) All’indomani dell0 scoppio delle ostilità nella Striscia di Gaza, diversi esponenti di chiese ed organizzazioni ecumeniche mondiali hanno alzato la voce contro il conflitto armato chiedendo un immediato cessate il fuoco tra Israele e Hamas.
Il pastore Samuel Kobia, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) con sede a Ginevra, lo scorso 29 dicembre ha esortato il governo israeliano e i responsabili di Hamas a “rispettare i diritti umanitari e umani”, invitando i contendenti a “cessare immediatamente ogni atto di violenza”. Alla comunità internazionale ha poi rivolto un appello, affinché ogni sforzo sia compiuto per proteggere le popolazioni civili, palestinese e israeliana, e portare gli aiuti necessari. Kobia ha inoltre denunciato ogni tentativo di istituire un blocco nei confronti della Striscia di Gaza teso ad impedire l’afflusso di medicinali, cibo e carburante. Le rappresaglie, perpetrate da ambedue le parti, ha proseguito Kobia, non sono tollerabili nel quadro di un serio tentativo di stabilire la pace.
Lo scorso 30 dicembre da Gerusalemme una dozzina di patriarchi, vescovi e capi di chiese mediorientali, hanno fatto appello alle due parti in causa perché possano ritrovare il lume della ragione e cessare ogni atto di violenza. Tra i firmatari, oltre a esponenti delle chiese di tradizione cattolica orientale (siriana, armena, greca), anche i patriarchi ortodossi delle chiese etiope, copta, latina e greca, nonché il vescovo luterano Munib A. Younan di Betlemme. Il 4 gennaio, prima domenica del nuovo anno, tutte le chiese cristiane dell’area hanno osservato un momento di preghiera ecumenica per la fine del conflitto e per una soluzione stabile di pace.
Una ferma condanna per le ostilità è giunta anche dal presidente della Federazione luterana mondiale (FLM), l’americano Mark S. Hanson, ed è stata reiterata ieri, 6 gennaio, in un comunicato stampa dal segretario generale della FLM, il vescovo Ishmael Noko. L’impegno è quello di promuovere una visione di pace tra israeliani e palestinesi, ma nell’immediato la richiesta è ancora una volta quella di un cessate il fuoco: “L’esercito israeliano si ritiri dalla Striscia di Gaza, e Hamas cessi il lancio di razzi sul Sud di Israele”. E aggiunge: “La FLM condanna gli attacchi di Hamas e di altre organizzazioni militanti quali risposte inaccettabili perché minacciano la vita di un’altra popolazione civile”, mentre ritiene del tutto “sproporzionate le operazioni militari israeliane rispetto all’attuale minaccia, operazioni che sono sfociate in un numero intollerabile di morti civili e di feriti”.
Intanto, nonostante la situazione di conflitto, ieri è partita nella regione una numerosa delegazione di vescovi della Chiesa evangelica luterana del Nordamerica. “In questo tempo difficile come vescovi speriamo che la nostra presenza possa essere fonte di conforto per i nostri fratelli nella regione”, ha dichiarato Mark Hanson, capo delegazione insieme alla vescova canadese Susan C. Johnson. Il viaggio si concluderà il 13 gennaio.
In redazione affluiscono anche i comunicati di solidarietà a Israele esclusivamente da parte di comunità religiose ebraiche. Essendo in realtà comunicati di natura politica Ecumenici non ne prevede la diffusione.

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Veglia: continuiamo nonostante gli insulti di Alleanza Nazionale

“Io non vi chiamo più servi; perché il servo non sa quel che fa il suo signore; ma voi vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio” (Gv 15,15)

 

VEGLIA ECUMENICA PER IL CESSATE IL FUOCO IMMEDIATO A GAZA

 

Christian peacemakers teams
È un’iniziativa della Chiesa di fratelli, dei quaccheri e mennoniti, con il supporto di cattolici ed ortodossi. A seguito degli arresti, espulsioni e deportazioni e delle restrizioni imposte dall’esercito israeliano agli osservatori internazionali, incluso il team CPT di Hebron, i Christian Peacemakers Team sottolineano come la presenza di osservatori internazionali dei diritti umani nei territori occupati è qualcosa che ogni governo democratico dovrebbe accogliere come parte di una struttura che protegge i diritti civili.. Il Comitato centrale mennonita e il Team di Hebron hanno riferito per primi di demolizioni di case palestinesi avvenute anche dopo l’approvazione del piano di pace “Road Map”, che nella prima fase tra l’altro chiede al Governo israeliano di porre fine a tutte le azioni che “compromettono la fiducia, incluso l’attacco alle aree civili e la confisca e demolizione di case e proprietà palestinesi”. Sostiene la Campagna per la ricostruzione delle case palestinesi (Rebuilding Homes Campaign) promossa insieme da israeliani e palestinesi (Comitato israeliano contro la demolizione delle case, Rabbi for Human Rights, etc. ). 

Dalle informazioni di Ecumenici fra le ultime notizie avute direttamente dai Christian peacemakers team anche un quacchero italiano ha partecipato in questi ultimi anni alle attività non violente in Palestina e Israele insieme ad altri volontari di altri paesi. Lui ha affermato telefonicamente di non credere nelle attività via web e non si è reso disponibile per un’intervista. Comprendiamo l’isolamento mediatico subito in particolar modo in Italia. L’abbandono a se stessi dei volontari  è gravissimo e le parole da salotto che circolano in Italia sono davvero troppe. Insopportabili. Ancora oggi. Preghiamo per lui e per i volontari. Ricordiamo i loro martiri uccisi e perseguitati soprattutto da una stampa sempre più sprezzante del valore della persona umana. Da quella asservita al potere politico a quella delle logiche di schieramento opposto. Comprendiamo i limiti del web e per questo chiediamo scusa. Pensiamo anche che il sacrificio dell’americano Tom Fox sarebbe sconosciuto agli stessi evangelici in Italia senza l’informazione dal basso e non dai pulpiti. Ne è la riprova la reazione stizzita di qualche ora fa di un italiano in Australia, scrivano anche del giornale fascista via web “il popolo d’Italia” (incredibile!) e ora rappresentante di Alleanza Nazionale che mi ha coperto d’insulti in inglese… sperando forse di intimorire o di rendersi noto a più persone. Il suo sito contiene come sfondo infatti la piazza del Vaticano … forse è solo in cerca di anelli da baciare.

Noi continuiamo con la lettura di Davide Melodia.

 

I Quaccheri e la riconciliazione


Per vocazione e per scelta, i quaccheri sono il popolo della riconciliazione. Sul piano religioso, come elemento fondamentale di un corretto rapporto con Dio, Creatore e Padre, con cui è follia avere un rapporto di conflittualità, di rigetto e di lontananza arrogante; con gli uomini, quali coeredi di una identica figliolanza divina, egualmente fruitori di una scintilla divina, partecipi attivi o passivi di una sola fratellanza universale.

Sul Piano sociale, come impegno a riportarla fra gli uomini in lotta fratricida, la riconciliazione è per i quaccheri un aspetto della testimonianza di pace. Detto questo, di fatto, come si svolge e si articola l’opera di riconciliazione?

In primis, senza prendere le parti di uno dei due (o più) contendenti. Ciò non per evitare rischi e stare comodamente a guardare con atteggiamento neutrale, ma per dare all’intervento di riconciliazione attiva presso tutte le parti in conflitto la garanzia della imparzialità, la trasparenza dell’azione e la credibilità per fungere da ponte.

Secondariamente, lasciando in disparte ogni pregiudizio verso coloro in cui vuole fare sbocciare il fiore del rispetto reciproco, dell’ascolto e della collaborazione, il quacchero deve per primo vivere fiducia, rispetto, ascolto, accettazione del prossimo.

La parola nemico deve scomparire dal suo vocabolario, sì da renderla inattuale nella bocca e nell’atteggiamento di coloro che vivono ancora la tensione, l’angoscia, il rancore e l’odio provocati dal conflitto.

Il problema, per il quacchero che ha ben maturato il concetto della pace spirituale e sociale che emana dalla luce interiore di Cristo, non è quello del suo rapporto con la religione, la cultura o l’etnia con cui viene a contatto per operare in vista della riconciliazione – perché è superato dal suo genuino rispetto per l’altro come lui – quanto indicare la via del rispetto a quelli che sono in lotta fra loro. Ad esempio portare vera pace ecumenica fra cristiani e musulmani, fra cristiani ed ebrei, fra musulmani ed ebrei, là dove quelli si mantengono su fronti opposti e polemici.

Lasciando a chiunque, quacchero o simpatizzante, di affrontare politicamente i problemi che travagliano e dividono gli uomini, purché lo facciano a titolo e responsabilità personale, i quaccheri come comunità intervengono nelle aree di conflitto cercando il contatto con la gente comune, con la base e non con il vertice della piramide sociale, con le persone di buona volontà che vogliono collaborare alla riconciliazione.

Gli stati e i governi passano, la gente resta, con i suoi problemi.

Alla gente e ai problemi va dato il massimo di attenzione. Ai governi, quando si è capaci e qualificati per farlo, si potranno in alcuni casi inviare delegazioni con documenti emessi da un’assemblea responsabile e preparata, miranti a sottolineare un’ingiustizia, una forma di violenza, una trasgressione verso i diritti inalienabili dell’essere umano.

Questo modo di operare non è raro in casa quacchera. Tutte le forze vengono da sempre dirette senza deviazioni politiche alla persona, affinché ritrovi in se stessa e nell’Altro quel « tanto di Dio » che alberga in entrambi, offrendo collaborazione nell’istruzione, nei Kindergarten, nel lavoro, nell’addestramento alla nonviolenza a tutte le parti coinvolte.

Quando e se tale risultato viene raggiunto fra gli uomini prima in conflitto, il resto viene da sé, perché la riconciliazione è benedetta da Dio.

Davide Melodia

 

Avevo una scatola di colori
brillanti, decisi, vivi.
Avevo una scatola di colori:
alcuni caldi altri molto freddi.
Non avevo il rosso
per il sangue dei feriti
,
non avevo il nero
per il pianto degli orfani,
non avevo il bianco
per le mani e il volto dei morti,
non avevo il giallo
per le sabbie ardenti.
Ma avevo l’arancio
per la gioia della vita
e il verde
per i germogli e i nidi
e il celeste
dei chiari cieli splendenti
e il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la
pace

(Tali Sorex)

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Veglia: la nonviolenza come scelta difficile

Per noi i guerrieri non sono quelli che voi intendete. Il guerriero non è colui che combatte, perché nessuno ha il diritto di prendersi la vita di un altro. Il guerriero per noi è chi sacrifica sé stesso per il bene degli altri. E’ suo compito occuparsi degli anziani, degli indifesi, di chi non può provvedere a sé stesso e soprattutto dei bambini, il futuro dell’umanità.

TORO SEDUTO ( 1831-1890) capo tribù dei Hunkpapa Sioux (Lakota)

 

Come il dolore non ti è gradevole, ugualmente non lo è per gli altri.

Conoscendo questo principio di eguaglianza,

tratta sempre gli altri con rispetto e compassione.

L’essere vivente che vorresti uccidere è uguale a te stesso;

l’essere vivente che vuoi tenere sottomesso è uguale a te stesso

(meditazione Jahinista)

 

Spunti teologici di riflessione individuale

« Vorrei suggerire che il quaccherismo afferma

che gli esseri umani hanno dentro di loro le risorse per trovare il significato della vita, e per perseguirlo;
che il senso della vita si trova, in qualche modo, nel mettersi in relazione con la fonte della vita, per quanto misteriosa;
che possiamo cominciare a stabilire questo nesso divenendo consapevoli delle nostre più profonde emozioni e intuizioni, al di sotto delle parole: il silenzio è perciò la disciplina deliberata e necessaria nella ricerca spirituale;
che la consapevolezza di questa profondità che è dentro di noi ci rende consapevoli anche di un legame profondo con gli altri esseri umani, per quanto diversi possano essere sotto altri profili, cosicché la nostra ricerca di significato e di verità va condivisa con altri;
che possiamo imparare dagli altri, inclusi i maestri spirituali del passato e di altre tradizioni oggi, soprattutto riconoscendo in loro lo stesso spirito che ci muove: cioè la stessa ricerca spirituale e le stesse risorse di luce e di liberazione;
che possiamo affrontare i conflitti e le ansie della vita corrente soprattutto riconoscendo il potenziale spirituale delle persone che vi sono coinvolte e trovando le modalità pratiche per portarle a incontrarsi tra di loro, ciò che comporta il primato della mediazione e dell’azione nonviolenta ed esclude invece rigide regole morali preconfezionate;
che possiamo vivere nella speranza perché, qualunque cosa gli uomini facciano gli uni gli altri, o facciano alla terra, è ancora possibile che arrivino a riconoscersi e ad amarsi reciprocamente: è la speranza di un « regno pacifico » sulla terra ».
Sono le conclusioni di Rex Ambler, The End of Words. Issues in Contemporary Quaker Theology, Quaker Home Service, London, 1994, 46 s.  trasmesse anche a Ecumenici dal rimpianto Davide Melodia, a cui rivolgiamo il nostro pensiero di perenne ricordo e di amicizia profonda negli anni conclusivi della sua esistenza terrena e drammaticamente… solitaria. Chi conta oggi nel protestantesimo in Italia non sono certo i profeti ma i burocrati ecclesiastici!

 

La Nonviolenza, una scelta difficile
Per me la Nonviolenza è, prima di tutto, la proiezione sociale dell’amore per il prossimo.

Il giorno in cui si sceglie la Nonviolenza quale elemento portante della nostra vita, bisogna prima di tutto rendersi conto dell’abisso che intercorre tra il nostro modo di essere sin qui e ciò che dobbiamo essere da quel momento. Detto questo non bisogna scoraggiarsi. Gandhi, da ragazzo, aveva paura della propria ombra.

Non basta assolutamente averla accettata mentalmente. Occorre una fusione perfetta e coerente fra mente e volontà. L’attivista che per attuarla si attiene esclusivamente alle tecniche della Nonviolenza ed ai suoi risvolti sociali e politici, senza fare un personale percorso interiore di analisi prima, e di elaborazione poi, alla luce dei suoi valori, e degli esempi storici, rischia di restare alla superficie di quel mondo nuovo ed “altro” che la Nonviolenza comporta.

La Nonviolenza va vista come una presenza vivente che ti chiama, ti interroga, ti sfida, ti penetra nel profondo, e mette davanti agli occhi della tua coscienza ciò che veramente sei, ciò che veramente vuoi, e non ti nasconde alcuna delle difficoltà che andrai ad incontrare. E ti dice, a chiare note, che se vuoi raggiungere la meta, puoi farlo, anzi devi farlo, perché hai a disposizione la forza e le ali della verità.

È una signora esigente, una “magistra” invisibile che parla da una cattedra invisibile ma terribilmente attuale, ad una folla di gente smarrita che ha alle spalle il cratere vulcanico della violenza, e di fronte la montagna della pace, da scalare.

Tu sei tra quella folla. E senti che parla per te.

E a poco a poco la signora espone i valori, i principi, i modi, i tempi e gli strumenti che ti accompagneranno nella irenica avventura.

Arriva sempre, nella vita, il momento di fare una scelta fondamentale. A volte c’è il tempo di riflettere con calma e profondamente di fronte al bivio che separa la via della violenza e la via della Nonviolenza. A volte il tempo non c’è, ma la scelta va fatta ugualmente. C’è anche una terza via, quella dell’indifferenza, che percorrono coloro che amano solo se stessi, e non desiderano correre i rischi che le altre due scelte comportano.
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Vediamo, per amore di chiarezza, cosa le due scelte fondamentali comportano.

1) La scelta comune della violenza
Gli ostacoli vanno superati, ad ogni costo. Di fronte all’ambiente che, a motivo delle sue leggi economiche, di mercato, scientifiche, tecniche, il produttore, il magnate, il gruppo finanziario, il governo che non ha sensibilità ecologica né rispetto della vita del prossimo, opera indiscriminatamente. L’importante è produrre, vendere, dominare, egemonizzare la produzione, il mercato locale e internazionale, senza tener conto dei guasti irreparabili al terreno, all’aria, all’acqua, alla salute della gente: “Après moi le déluge”.

Nei conflitti interni e internazionali, di fronte alle proteste, alle rivolte, alle rivendicazioni territoriali, alla richiesta di giustizia verso i più deboli, verso gli immigrati … il forte usa il pugno di ferro, la repressione, il carcere, il confino, la morte civile … la guerra. Il tutto usando mezzi sempre più potenti, di distruzione degli umani, delle strutture, del territorio, coinvolgendo senza pietà popolazioni civili inermi.

Il dopoguerra è una vasta opera decennale di ricostruzione, svolta a fatica dai figli dei caduti, delle vedove, dei morti nelle camere di tortura, nei campi di concentramento… Pronti, questi, a riprendere le armi contro il “nemico” di domani.

È una via che non vale la pena di intraprendere.

Il cammino della civiltà non può permettersi di ricominciare sempre da zero, con la barbarie psicologica del troglodita e la gelida superbia tecnica del generale moderno.

È l’ora di contemplare un percorso diverso.

2) La scelta della Nonviolenza
Mettiamo da parte al momento una serie di concetti e di principi tradizionali, quali gloria, onore, vittoria, potenza, per riprenderli in un altro momento, e solo dopo avere fatto una breve disamina degli obiettivi che vogliamo raggiungere. Lo stesso dicasi per scienza, tecnologia, armamenti sofisticati.

Ripartiamo dalla coscienza, e da alcuni valori che è giusto coltivare e, se è possibile, realizzare. Diciamo: vita, armonia, collaborazione, giustia, rispetto.

Cosa ci impedisce, di fronte alla decisione di una autorità X, di dire no, laddove seguire tale decisione comporti gravi danni all’ambiente e alle persone?

Perché non osiamo dire no alla volontà del nostro governo di muovere guerra contro un altro stato?

Se non si tiene conto delle terribili conseguenze della guerra, anche per noi, se si cede alle magniloquenti parole della propaganda bellica, se non si cerca la verità che è sottesa alla voglia di guerreggiare, se temiamo di esporci pericolosamente rifiutando il coinvolgimento nel progetto bellico, allora c’è da dubitare della nostra ragione, della civiltà raggiunta, del proclamato rispetto della vita.

Se invece abbiamo il coraggio di ponderare su tutti i pro e i contro della pace e della guerra, e sul nostro dovere di persone civili di preservare la vita di ogni essere vivente, con ogni mezzo possibile, e decidiamo consapevolmente di rischiare personalmente pur di impedire danni a questo punto epocali, allora abbiamo finalmente imboccato la via della Nonviolenza. Ma forse siamo ancora al primo miglio di essa. Il resto del cammino lo valuteremo nella prossima sessione.

3) Quanto alla non-scelta dell’indifferente, che si ritira in se stesso, e lascia che il mondo viva o muoia lontano da lui, o lei, vi risparmiamo ogni commento.

 

Ulteriori riflessioni

Per passare dall’Utopia alla Realizzazione – totale o parziale – della Pace, che fare ? Per lottare efficacemente e consapevolmente contro la violenza, o contro un avversario violento e possente, bisogna tener conto delle sue ragioni, dell’educazione, dei principi, valori, non valori, mezzi, metodi ed altro per cui agisce in un dato modo.

E poiché alcune caratteristiche dell’avversario violento sono anche dentro di noi, dobbiamo, se ne abbiamo il tempo e la volontà, porci psicologicamente come sul divano dello psico-analista e analizzare in primis :

le Radici della Violenza:

La Società violenta in cui si vive causa Violenza
La Cultura, la Letteratura maggioritaria causa Violenza
La Televisione, la Radio, tutti i Mass Media maggioritari, gli Spettacoli causano Violenza
L’Educazione tradizionale causa Violenza
La Violenza causa Violenza
La Violenza subita causa Violenza
L’ Ingiustizia causa Violenza
La Fame causa Violenza
La Menzogna causa Violenza
La Paura causa Violenza
La Vendetta causa Violenza
La Vendetta della vendetta causa Violenza
La Schiavitù causa Violenza
L’Odio causa Violenza
L’Odio razziale causa Violenza
L’Odio religioso, il Fanatismo causa Violenza
L’Invidia causa Violenza
La Brama di Potere causa Violenza
L’Imperialismo causa Violenza
L’Egemonismo causa Violenza
Il Militarismo causa Violenza
La Non Conoscenza dello Straniero causa Violenza

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E in coscienza non possiamo affermare che, in una o più delle suddette condizioni noi, personalmente, non abbiamo adottato una forma o l’altra di violenza.

Ma l’idea e il messaggio umanitario e sociale della Nonviolenza, e l’esempio di Gesù, di Gandhi, di Martin Luther King, ci ha ad un certo momento affascinati, e l’abbiamo intellettualmente almeno abbracciata.

Ed a questo punto, se non teniamo conto delle difficoltà da un lato, e delle grandi potenzialità della Nonviolenza dall’altra, per mettere in pratica queste, siamo e restiamo soltanto dei dicitori, non dei facitori.

Per brevità, tracciamo un breve elenco delle Risposte della Nonviolenza:

Non accettare il concetto di Nemico
Cercare i Valori dell’Altro
Cercare l’Umanità nell’Altro
Non accettare che Diversità significhi Avversità
Cercare i punti di Convergenza e non di Divergenza fra i Valori propri e quelli dell’Altro
Sollecitare le Aspirazioni alla Pace in Sé e nell’Altro
Intervenire come Mediatori fra gli Uni e gli Altri in conflitto
Offrirsi quali Ambasciatori di Pace fra i Contendenti
Cercare di fugare le Paure dell’Altro, dopo avere fatto un percorso di auto-liberazione dalle cause della Paura

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Siccome, in generale, chi non conosce direttamente la Nonviolenza, tende a sottovalutare lo Spirito di Pace di chi la sceglie, e pensa che lui o lei abbia rinunciato per paura o debolezza ad usare la forza, e il coraggio, che, sempre in generale, si crede necessario opporre al “nemico”, vediamo di fare chiarezza tra Forza, Violenza e Nemico:

La forza, di per sé, è un elemento neutro, e non avendo ovviamente una personalità, né una volontà propria, dipende da chi la usa e da come la usa.

E, a questo punto, usare la forza per una attività normale, lecita, come il lavoro, o lo sport, non crea problemi.

I guai sorgono quando la forza, che è come un oggetto, viene usata per fare violenza a qualcuno, a un gruppo sociale, ad un popolo.

Allora la forza diviene in un certo senso la mano longa dell’intento violento, quasi una complice involontaria.

La violenza ha la capacità di fare del male, di aggredire anche senza l’uso della forza, e questo è un motivo ulteriore per non confondere forza e violenza.

Ogni valutazione va fatta, insomma, tenendo ben presente il grado di responsabilità di tutto e di tutti.

Il nonviolento non rinuncia alla lotta violenta perché teme di battersi, ma perché vuole liberare la lotta dalla violenza, così da fare della lotta uno strumento di crescita e di ricerca della verità, della giustizia e della libertà senza portare dolore e distruzione, come accade a tutto ciò che passa per la violenza.

Il nonviolento non rinuncia alla lotta quindi, ma si adopera a separare i due elementi-momenti di forza e violenza, tenendoli ciascuno al proprio posto, accuratamente.

Usando la forza in modo serio, consapevole, responsabile, costruttivo, il nonviolento lascia agli esseri umani il piacere di usufruire della forza, laddove e quando essa serva quale strumento positivo, riconoscendo in essa un dono della natura, degno di essere, non di scomparire.

Ma anche qui, come in tutti gli aspetti della Nonviolenza, la forza, essendo uno strumento, per quanto prezioso, deve venire usato senza esaltazione.

Ogni strumento deve servire per raggiungere un fine.

È quindi il fine che va tenuto costantemente in vista, nella considerazione che merita.

E il fine che il nonviolento si prefigge, a sua volta, non va raggiunto con qualsiasi mezzo, bensì con i mezzi che gli sono omogenei. I mezzi a disposizione del nonviolento, nella occasione di una lotta per ottenere giustizia, o altro obiettivo degno di una lotta, sono molteplici.

Devono però avere radici nel profondo della coscienza di chi si accinge alla lotta.

Ad esempio, il rispetto.

Questo elemento, che ovviamente fa parte del bagaglio culturale del nonviolento (usiamo il termine ben sapendo che nessuno lo è perfettamente, ma aspira e tende ad esserlo), non è fondato semplicemente sul vecchio adagio “rispetta per essere rispettato”, ma parte dalla profonda convinzione

che l’Altro è un essere umano come te,
che l’Altro ha dei valori come li hai tu,
che l’Altro è figlio dello stesso Creatore,
che l’Altro ha gli stessi diritti che hai tu . . . .
Se il principio di rispettare non è una formalità, bensì è una esigenza dell’anima, finalizzata a “trarre dall’Altro il meglio di sé”, corrisponde esattamente ad un principio quacchero, quello di “trarre dall’altro l’Eterno che è in lui”.

Come il dantesco “a nullo amato amor perdona”, così questo atteggiamento non può non trovare una risposta positiva nell’Altro.

È difficile resistere ad una mano tesa.

E infine : l’Altro non è il nemico.
È diverso, certo.
È educato alla violenza, forse . . .
Ma è un essere umano.
Sta a te fargli scoprire la sua umanità, se qualcuno gliel’ha tolta.
Il “nemico”, per il nonviolento, non deve esistere.
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Gandhi, ad un Lord inglese che gli disse: “Cristo ci ha insegnato : “ama i tuoi nemici”, rispose: “io non ho nemici”.

Ed io, ho dei “nemici” ?

Davide Melodia – Verbania, Natale 2002

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