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I protestanti tedeschi non dormono come quelli italiani…

(ve/agenzie) Margot Kässmann, vescova di Hannover e presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (EKD), ha definito la guerra in Afghanistan come ingiusta e ha chiesto il ritiro dei 4.400 militari tedeschi impegnati nella missione Isaf della Nato. Il netto giudizio di Margot Kässmann si aggiunge al crescente coro di polemiche a livello politico contro il possibile aumento di truppe che Berlino sta valutando.
“Non c’è una guerra giusta. Non posso legittimarla da un punto di vista cristiano”, ha affermato Kässmann in un’intervista al quotidiano Berliner Zeitung. In un messaggio su altri giornali e in televisione, Kässmann ha ribadito che il conflitto in Afghanistan non è giustificabile. “Tutto quello che bisognerebbe chiedersi è come condurre un ritiro ordinato e trovare una soluzione civile”, ha detto la presidente della Ekd, che riunisce 25 milioni di cristiani protestanti tedeschi.
La Germania è al terzo posto – in base al contingente di militari inviato – tra i Paesi presenti in Afghanistan dopo Stati Uniti e Gran Bretagna. Finora il Parlamento di Berlino ha autorizzato un massimo di 4.500 militari

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Protestanti italiani…perchè avete dimenticato questo martire?

Paul Schneider pastore a Buchenwald
Fu tra i primi martiri della Chiesa evangelica confessante in Germania, assassinato nel luglio 1939 

 

Luglio 2009 – (ve/epd) Il 18 luglio 1939 la voce del “predicatore di Buchenwald” fu messa a tacere per sempre. Paul Schneider, pastore della chiesa evangelica confessante (quella parte della chiesa protestante tedesca decisa a resistere, fin dalla metà degli anni Trenta, alle pressioni del regime nazista), fu ucciso mediante un’iniezione letale. Il quarantunenne pastore fu tra i primi membri della chiesa confessante a cadere sotto la violenza hitleriana. Morì al termine di un calvario durato 15 mesi, trascorso in isolamento nel famigerato “Bunker” del campo di concentramento di Buchenwald nei pressi di Weimar. I compagni di prigionia raccontarono che dalla sua cella Schneider non cessò mai di testimoniare ad alta voce la sua fede e di denunciare le torture e gli omicidi commessi dai nazisti.

Profeta, martire o fanatico?
Settant’anni dopo la sua morte, Paul Schneider è ammirato e celebrato, ma c’è anche chi lo ricorda con una certa perplessità. Quel pastore della cittadina di Dickenschied, nella Renania, è stato un martire, come ha sostenuto ad esempio Dietrich Bonhoeffer, o era invece un fanatico? È stato un combattente antifascista, un eroe della fede o era invece un cristiano fondamentalista? Perché ha deciso di opporsi apertamente ai nazisti, invece di limitarsi a disapprovare in privato le scelte del regime?

Rifiuto di ogni compromesso
Paul Schneider, figlio di un pastore, è nato il 29 agosto 1897 a Pferdsfeld, nei pressi di Bad Kreuznach. La sua fede, forte e non disposta a scendere a compromessi, lo ha inevitabilmente spinto a entrare in conflitto con lo stato nazista, ma anche con la sua chiesa di appartenenza, quella del Land della Renania. Entrato a far parte della “chiesa confessante”, è stato arrestato una prima volta nel 1934. Altri arresti si sono succeduti, ad esempio per non avere rispettato il divieto di annunciare dal pulpito della sua chiesa i proclami della chiesa confessante.
Nel novembre del 1937, Schneider viene trasferito dal carcere della Gestapo di Koblenz nel campo di concentramento di Buchenwald. Dopo alcuni mesi di lavori forzati nelle cave di pietra, è rinchiuso nel “Bunker”. Il motivo della condanna alla cella di rigore: Schneider si è rifiutato di salutare la bandiera uncinata nel giorno del compleanno del Führer.

Predicatore di Buchenwald
Il pastore Paul Schneider si è costantemente opposto, con irremovibile coerenza, alle pressioni e agli ordini delle autorità naziste, fuori e dentro il carcere e il campo di concentramento. I compagni di prigionia sopravvissuti hanno ribadito a più riprese la forte impressione provocata su di loro dalla sua fermezza e dal suo coraggio. Le testimonianze raccolte hanno portato a definire Schneider il “predicatore di Buchenwald”: dalla finestra della sua cella, il pastore gridava dei versetti biblici ai prigionieri radunati per l’appello sul piazzale del campo di concentramento.

Il ricordo
La chiesa evangelica tedesca ha ricordato, sabato 18 luglio, il pastore Paul Schneider. A Buchenwald, dove oggi sorge la “KZ-Gedenkstätte Buchenwald”, la sua memoria è stata onorata nel corso di un culto ecumenico.

Bibliografia:
Margarete Dieterich Schneider, Il predicatore di Buchenwald. Il martirio del pastore Paul Schneider (1897-1939), Claudiana, Torino 1996

Paul Schneider, articolo da Bautz Biographisch-Bibliographisches Lexikon
http://www.bbkl.de/s/s1/schneider_pa.shtml 

Fonte: www.voceevancelica.ch

 

 

La casa editrice Claudiana ha pubblicato:

Schneider Dieterich Margarete

Paul Schneider
Il predicatore di Buchenwald
A cura di T  Franzosi

Nostro tempo, 56

pp. 256, Euro 16.53, 1996

Offerta

11.57 € fino al 31-07-2009

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Viaggio musicale

Lipsia, Halle, Mühlhausen, Weimar :: Germania
dal 12.06.2009 al 19.06.2009

Viaggio musicale nella Germania di Bach e Händel

 

Anche quest’anno le CELI organizza un viaggio in Germania con lo scopo di far meglio conoscere al pubblico italiano la cultura luterana. Riprendendo il tema del viaggio dello scorso anno, si  propone nuovamente un itinerario sulle orme di Johann S. Bach, approfondendone maggiormente, e nello stesso ampliandone, la sua conoscenza come musicista e come uomo. Il programma preparato per il 2009 prevede infatti il confronto con il coetaneo Georg Friechrich Händel, che per la sua diversità come compositore e come persona, ci aiuterà a focalizzare alcuni aspetti del personaggio “Bach” e della sua musica.

La CELI  v’invita quindi a percorrere le strade delle città della Turingia abitate da Bach (Lipsia,  Mülhausen, Weimar, Eisenach) e da Händel (Halle) e ad ascoltare musica in chiese e teatri con la guida di Roberta Ocozia, specializzata in ambito musicale.

Il programma completo, il modulo d’iscrizione e gli altri dettagli del viaggio sono pubblicati anche sul sito della CELI, www.chiesaluterana.it

Le iscrizioni al viaggio, che avrà luogo dal 12 al 19 giugno 2009, sono aperte sino al 4 maggio 2009.

 

– Venerdì 12.06 –
 
 
 Arrivo individuale a Lipsia

Pernottamento: Ökumenisches Gästehaus, Weißdornstraße 102
 
17,00 h            
 Presentazione dei partecipanti e del programma
 
20,00 h
 Nikolaikirche,  Kantatenkonzert

Composizioni di Johann Sebastian Bac
 
– Sabato 13.06 –
 
10,00 h
 Visita guidata città
 
13,00 h     
 Pranzo di gruppo
 
17,00 h    
 Gewandhaus, Großer Saal, Johann Sebastian Bach zwischen Früh- und Spätromantik, musiche di Johann Sebastian Bach, Felix Mendelssohn Bartholdy, Max Reger
 
– Domenica 14.06 –
 
  9,30 h    
  Partenza per Halle in treno
 
10,00 h           
 Arrivo a Halle e visita della città
 
16,00 h 
 Teatro dell’Opera: Ariodante, dramma per musica in 3 atti di Georg Friedrich Händel  HWV 33
 
20,00 h   
 Rientro a Lipsia
 
– Lunedì 15.06 –
 
 
 Giornata libera
 
20,00 h   
 Nikolaikirche, Aus dem Repertoire des »Bachischen Collegium musicum« Johann S. Bach: e Georg F. Händel
 
– Martedì 16.06 –
 
  9,00 h 
 Partenza per Mühlhausen in pullman
 
12,00 h
 Arrivo a Mühlhausen e pausa pranzo
 
14,00 h      
 Visita della Divi Blasi Kirche e visita guidata all’organo di Bach (Kantor della Divi Blasi)
 
17,00 h
 Partenza per Weimar
 
19,00 h
 Arrivo a Weimar. Pernottamento presso il Leonardo Hotel Weimar, Belvedere Allee 25
 
– Mercoledì 17.06 –
 
 9,30  h       
 Visita guidata della città di Weimar e visita della Anna-Amalia-Bibliothek (da confermare)
 
 
 Pomeriggio e serata libera
 
 – Giovedì 18.06 –
 
  9,00 h
 Partenza per la Wartburg (visita guidata)
 
14,00 h 
 Transfer per Eisenach e visita al museo della casa di Bach
 
18,00 h           
 Rientro e cena di gruppo a Weimar
 
– Venerdì 19.06 –
 
 
 Partenza individuale per l’Italia

La CELI si riserva il diritto di effettuare eventuali variazioni al programma.

CONDIZIONI 
Costo: (per gruppi di 25 persone): € 300,00 a persona in camera singola e € 200,00 a persona in stanza doppia. Il basso prezzo del viaggio è dovuto in parte anche all’importo che la CELI investe a sostegno dei partecipanti al viaggio.

Per gruppi di minore entità, si prevede un costo superiore di circa il 15% a persona.

Il prezzo include:

i pernottamenti
la prima colazione
2 pranzi (uno a Lipsia e uno a Weimar)
trasferimenti da Lipsia a Mühlhausen e Weimar, e da Weimar a Eisenach/Wartburg in pullmann; per/daHalle in treno
le visite guidate a Lipsia e Weimar
i biglietti dei concerti
ingresso e visita guidata speciale della Wartburg ad Eisenach
biglietto d’ingresso nella casa di Bach ad Eisenach
La visita guidata alla Divi Blasi Kirche a Mühlhausen
i costi di trasporto pubblico di andata e ritorno tra l’alloggio e il centro di Lipsia;
organizzazione e programmazione del viaggio e assicurazione d’insolvenza, necessaria in Germania
Il prezzo non include:

il viaggio dall’Italia in Germania e ritorno;
i pasti rimanenti;
gli ingressi ad eventuali altri musei

Viaggio: il viaggio da ogni parte dell’Italia a Lipsia sarà organizzato individualmente dai singoli partecipanti. Il Decanato è comunque a disposizione nel consigliare l’organizzazione del viaggio dall’Italia  alla Germania.

Accompagnatori: durante tutta la permanenza in Germania, il gruppo sarà accompagnato dalla dr.ssa Roberta Ocozia, dalla collaboratrice del Decanato Francesca Conti e dal past. Alberto Saggese.

Partecipanti: il viaggio è aperto a tutti, anche a chi non è membro della CELI. Condizione base è solamente l’uso della lingua italiana e il rispetto delle condizioni generali del viaggio.

Prenotazione e saldo: le prenotazioni ed il saldo del viaggio devono pervenire in Decanato non oltre il 4 maggio 2009. Al momento della prenotazione è richiesto il versamento della metà della quota totale. Per disdette successive al 4 maggio verrà trattenuto il 50% della quota di partecipazione; per disdette una settimana prima della partenza verrà trattenuto il 75% della quota di partecipazione.

Il modulo d’iscrizione può essere scaricato cliccando su www.chiesaluterana.it

Per qualsiasi domanda Vi preghiamo di rivolgerVi al Decanato della CELI: tel. 06 66030104; e-mail: decanato@chiesaluterana.it.

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Bollettino di guerra: obbligo di uccidere

In queste ore sto leggendo un romanzo di Edlef Koeppen pubblicato nel 1930, al termine della repubblica di Weimar, dal titolo “Bollettino di guerra” (Oscar Mondadori). Descrive gli orrori della Prima guerra mondiale. Il giovane studente Adolf Reisiger, partito volontario per il fronte francese come artigliere impara a conoscere la carneficina del fronte. Gettato letteralmente in un bagno di sangue scopre che eroismo, abnegazione, trionfi sono parole vuote, dietro le quali resta solo il cieco, brutale, insensato obbligo di “obbedire all’ordine di uccidere”. Proibito dai nazisti, inascoltato per decenni in Germania, restò a lungo inedito in Italia. Immaginate le ragioni…

Di altissimo livello letterario è una delle espressioni più lucide sull’esperienza della guerra. Per l’Impero Germanico o per Eretz Israel, mi domanderete: provate a spiegare ad una persona non fanatica la differenza dopo aver letto questo brevissimo assaggio contenuto alla pagina 195:

 

“… il nemico arava tra le tombe. Queste si aprivano . I morti tornavano alla vita, sotto l’impeto dei colpi gli scheletri saltavano fuori, costretti a contorcersi e disarticolarsi. Che ora terribile!

Mosel cercò di ottenere la comunicazione con il comando locale dell’artiglieria: restare ancora è una follia!”

 

L’autore – dopo la guerra – lavorò fino all’avvento del nazismo quale responsabile delle trasmissioni letterarie per la prima radio tedesca di Berlino e morì dopo sei anni per i postumi delle ferite riportate in guerra.

 

Noi aspettiamo di sentire a Tel Aviv una voce libera!

 

Maurizio Benazzi

 

 

(AGI) – Gaza, 14 Jan – Not even the white flag in the Gaza Strip was enough to save a Palestinian family from Israeli rockets. The accusation came from ‘B’tselem’, the Israeli pacifist group, who say that yesterday, during an attack on the villane of Khuza in the central section of the enclave, Israeli soldiers deliberately shot at a woman and three men who were trying to abandon their home, waving a white flag. Munir a-Najar, a neighbour and relative, told ‘B’tselem’ activists of the incident, though they managed to get away from the soldiers’ fire. Nobody knows what happened to the four, said Najar. It is known only that the woman, Rawhiya a-Najar was the first to be hit. She had put herself at the head of the group leaving the building. For hours, says the witness, Rawhiya lay on the round with her relatives and ambulances unable to reach her. ‘’We had received information which we found to be unfounded’’ an Israeli military spokesman said. In the meantime the Israeli air force bombed and destroyed the Sheikh Radwan cemetery, the main one in Gaza. From there, according to Israeli military heads, several rockets had been launched in the last two days. The destruction of the cemetery risks becoming another unbearable problem for the people in Gaza, increasing the risk of an epidemic. It is becoming difficult to bury bodies in the city: the other cemeteries have all been either occupied by the Israeli army or destroyed by the bombings.

(

 

 

 

Gaza, 14 gen. – Nella Striscia di Gaza nemmeno la bandiera bianca e’ bastata per mettere al riparo una famiglia palestinese dai proiettili israeliani. La denuncia e’ venuta da ‘B’tselem’, gruppo pacifista dello Stato ebraico, secondo il quale ieri, durante un attacco al villaggio di Khuza, nel settore centrale dell’enclave, soldati dello Stato ebraico hanno deliberatamente sparato contro una donna e tre uomini che, mostrando appunto una bandiera bianca, stavano tentando di abbandonare la loro casa. A informare gli attivisti di ‘B’tselem’ e’ stato Munir a-Najar, un vicino di casa e parente dei fuggiaschi, riuscito invece a sottrarsi al fuoco dei soldati. Nessuno sa che cosa ne sia stato dei quattro, ha raccontato Najar. Di certo c’e’ solo che la donna, Rawhiya a-Najar, e’ stata la prima a essere colpita. Era stata lei a mettersi alla testa del gruppo nell’uscire dall’edificio. Per ore, ha riferito il testimone, Rawhiya e’ rimasta a terra senza che i suoi congiunti o le ambulanze potessero raggiungerla e prestarle soccorso. “Avevamo ricevuto informazioni poi rivelatasi infondate”, ha tagliato corto un portavoce militare israeliano con riguardo alla vicenda. Nel frattempo l’Aviazione dello Stato ebraico ha bombardato e ridotto in rovine il cimitero di Sheikh Radwan, il principale a Gaza. Da li’, stando ai vertici militari d’Israele, negli ultimi due giorni erano stati lanciati diversi razzi. La distruzione del cimitero rischia di diventare un ulteriore, insostenibile problema per la popolazione della Striscia, e accrescere il rischio di epidemie. In citta’ sta diventando difficile anche seppellire i cadaveri: gli altri cimiteri sono infatti stati occupati dall’Esercito israeliano, o distrutti dai bombardamenti.

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