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Vietato ai maggiori di 24 anni

Festeggiamo domani 19 giugno il compleanno della leader birmana in carcere, Aung San Suu Kyi. A Lei auguriamo una lunga vita di nonviolenza e di lotta  per il sogno della sua terra libera….

Regimi politici ma anche dottrine religiose posso forse piegare i testimoni coraggiosi di oggi contro l’autoritarismo e le ideologie teocratiche o dittatoriali ma non potranno sperare di prevalere sulla dignità di tutte le persone, al di la di ogni credo.

Non nel sud est asiatico, non a Mosca e nemmeno altrove.

Libertà di religione per tutt* ma anche libertà di chi non crede.

 

Diritti umani e etica cristiana

Le critiche dei protestanti europei a un documento degli ortodossi russi

 

17 giugno 2009 – (ve/nev) I diritti umani sono “inviolabili, inalienabili e indivisibili” e, per un credente, trovano la loro legittimazione nel fatto che ogni essere umano è stato creato a immagine di Dio. È quanto la Comunità delle chiese protestanti in Europa (CPCE) ha voluto ribadire nella sua risposta a una dichiarazione della chiesa ortodossa russa su “Diritti, libertà e dignità umana”. Il documento, che alla CPCE ha suscitato qualche perplessità, è stato pubblicato l’estate scorsa e inviato alle altre chiese cristiane per avviare una discussione comune.

 

Critiche protestanti

La risposta dei protestanti europei ha evidenziato alcuni elementi di disaccordo, primo fra tutti sul rapporto tra pratica di fede e diritti umani. “Il documento”, si legge in un comunicato stampa della CPCE, “sviluppa una relazione conflittuale tra diritti umani e morale cristiana culminando nella tesi secondo cui l’osservanza dei diritti umani costringerebbe i credenti a pensare e ad agire contro i comandamenti di Dio”. Porre in questi termini la questione significa però “equivocare il significato dei diritti umani” e il loro ruolo positivo di definire uno spazio giuridico che garantisca la vita comune tra esseri umani.

 

Relativismo morale

Il documento della chiesa ortodossa cita esplicitamente “l’aborto, il suicidio, la lascivia, la perversione, la distruzione della famiglia, il culto della crudeltà e della violenza” come esempi di come “la debolezza dell’istituzione dei diritti umani” metta in pericolo la moralità della società russa. “Sono esempi che la prospettiva protestante non può seguire”, sottolinea la replica del CPCE. “I diritti umani, infatti, enfatizzano la protezione della vita e l’inviolabilità della persona, la protezione della vita privata e della famiglia”. Gli esempi che invece i protestanti europei avrebbero aggiunto, e che invece non sono stati menzionati nel documento in esame, sono piuttosto la protezione degli individui dal potere dello stato, dalla persecuzione politica, la discriminazione delle minoranze.

 

Posizioni distanti

In conclusione, la CPCE “invita la chiesa ortodossa russa a continuare nel dialogo congiunto sui diritti umani”, ricordando l’importanza da quanto affermato nelle dichiarazioni comuni a tutte le chiese, a partire dalla Carta ecumenica e dai documenti finali delle tre Assemblee ecumeniche europee di Basilea, Graz e Sibiu.

La Comunità di chiese protestanti in Europa raggruppa 105 chiese luterane, metodiste, riformate e del continente.

 

Il testo della risposta della CPCE

www.leuenberg.eu/daten/File/Upload/doc-9806-2.pdf

 
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“Un cuore che batte per la speranza”

 

Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi.    1 Pietro 3,15

 

Dal 27 giugno al 5 luglio, la chiesa evangelica battista di via dei Bastioni, ha organizzato ed ospita un incontro giovanile interculturale.

Giovani dagli Stati Uniti e giovani italiani, alcuni dei quali provenienti da altre città, si incontreranno per stare assieme una settimana, per far festa, per discutere, riflettere e per momenti di pubblica testimonianza.

Per tre pomeriggi sarà allestito un stand pubblico in cui sarà promossa la campagna contro la xenofobia e il razzismo “Non aver paura. Apriti agli altri, apriti ai diritti”. Si tratta di una iniziativa sostenuta da decine di sigle tra cui ACLI, ARCI, CGIL, Save The Children, Amnesty International e FCEI solo per citarne alcune.

In questi giorni i giovani faranno delle interviste per strada a ragazzi di Civitavecchia, tutte improntate ad esplorare i linguaggi giovanili coi quali si esprime la fiducia per il futuro, la speranza. Queste interviste di ragazzi a ragazzi, saranno poi oggetto di una riflessione che diventerà un programma televisivo che sarà trasmesso da  una rete locale.

Esperti di problemi adolescenziali hanno definito questa generazione quella delle “Passioni tristi”, o quella che vive con alla porta  “L’ospite inquietante”. Tutti titoli di saggi molto famosi che ipotizzano  il nichilismo come segno distintivo del disagio giovanile odierno. E’ così? E’ tutto così? Ci sono modi positivi di porsi rispetto al futuro? E quali responsabilità ha il mondo degli adulti?

 

Gli incontri saranno una buona occasione per fare un po’ di pratica di inglese, ma soprattutto per capire se il fattore speranza, oggetto frequente dei discorsi del presidente USA  Barak Obama, sta contribuendo all’inizio di una nuova fase anche tra i teen-ager americani.

 

Gli incontri sono aperti  a tutti  giovani tra i 16 e i 24 anni ma bisogna prenotarsi.

Per informazioni scrivere a Massimo.aprile@ucebi.it; tel 0766 23082

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Uno dei diversi punti di contatto FGEI sulla rete

La Federazione giovanile evangelica italiana (FGEI) è nata nel 1969, sull’onda delle lotte studentesche, dall’unione della Federazione delle unioni valdesi, della Gioventù evangelica metodista e del Movimento giovani battisti. È una rete di gruppi locali e singoli giovani legati alle chiese evangeliche, che si propone come luogo di riflessione e di impegno per esprimere una comune testimonianza cristiana nella società.

Le decisioni sull’attività della FGEI, sul piano organizzativo e tematico, vengono assunte dal congresso nazionale, costituito dalle delegazioni di gruppi locali, che si riunisce ogni due anni e mezzo e ha il compito di eleggere un consiglio nazionale e definirne il mandato per i successivi 30 mesi.

La FGEI mantiene relazioni stabili con i centri giovanili evangelici italiani e in particolare è rappresentata nei comitati dei centri di Adelfia (Scoglitti, Ragusa), Agape (Prali, Torino), Ecumene (Velletri, Roma).

La FGEI è attiva nel movimento ecumenico giovanile. A livello internazionale è membro della World Student Christian Federation (WSCF) e dell’Ecumenical Youth Council of Europe (EYCE). A livello nazionale la FGEI è tra i promotori del primo convegno giovanile ecumenico italiano “Osare la pace per fede”, svoltosi a Firenze il 29 e 30 gennaio sui temi di pace, giustizia e salvaguardia del creato.

La FGEI pubblica inoltre un bollettino e una rivista. Il Notiziario FGEI è uno strumento di collegamento e di informazione per i gruppi giovanili, pubblicato circa ogni due mesi come inserto del settimanale evangelico Riforma. Gioventù evangelica (GE) è una rivista trimestrale che da più di 30 anni offre alla FGEI e al protestantesimo italiano nel suo complesso uno strumento di riflessione e dibattito, con approfondimenti e studi su temi di carattere politico e teologico.

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Potete trovare sul web diversi spunti interessanti di analisi. Uno in particolare ci sembra di estrema attualità. Insomma, cercate e troverete…

 

In preparazione al rito buonista della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si terrà il prossimo mese ripropongo uno splendido scritto del grande pastore e teologo valdese Gino Conte. Nel numero del settembre 1999 del mensile “Diaspora evangelica”, Conte scrisse questo testo in polemica con autorevoli voci valdesi che, in prospettiva ecumenica, insistevano sul concetto di “diversità riconciliata” come modello di unità tra le chiese cristiane. Con straordinaria attualità, Conte tratteggia alcuni concetti che trovo molto interessanti e sempre vivi, come il fatto che nel dialogo ecumenico “sembra non si vedano più o non si vogliano più vedere le alternative, ma solo delle diversità”, oppure che il dialogo ha senso “a condizione di essere chiari, espliciti, di non rimestare sempre “quello che già ci unisce” rimandando alle calende greche quello che ci divide”.
Ma adesso vi lascio allo scritto di Conte.
DIVERSITA’ RICONCILIATA?
Come si fa a sostenere che la varietà e diversità effettivamente presente all’interno di ogni chiesa, anche nella nostra, è analoga alla diversità che ci distingue e divide, ad esempio, dal cattolicesimo, romano e non? L’intossicamento “buono”, tenerissimo, causato dall’andazzo che l’ecumenismo ha preso, sta proprio nel fatto che sembra non si vedano più o non si vogliano più vedere le alternative, ma solo delle diversità e il panorama ecumenico diventa una splendida serra, un giardino policromo in cui eucaristia e cena del Signore, sacerdote e laico ministro della Parola, indulgenza penitenziaria e confessione di peccato, struttura gerarchica e struttura presbiteriano-sinodale, chiesa “madre e maestra” e chiesa testimone e così via si riducono semplicemente a “cultivar”, varietà compatibili. (…) Di Valdesi “riconciliati” ce ne sono già stati, anche se minoranza, all’inizio del XIII secolo; se fosse dipeso da loro non saremmo qui. Per parte mia, e spero e credo di non essere solo fra noi, rifiuto recisamente di vedere in questa pretesa “diversità riconciliata” un valido “modello d’unità”. Detto senza iattanza arrogante, anzi con sincero dispiacere che così stanno le cose. Non stanno forse così? Io, comunque, questa lezione non la “imparo”, non mi “abituo”. Con molti altri, spero.

(Altri spunti su questo tema indussero Conte ad integrare il suo intervento):

Ho fieri dubbi che la chiesa primitiva e le testimonianze neotestamentarie nelle quali essa si riflette siano un modello di diversità riconciliata. Ad Antiochia Paolo dice di essere stato costretto a “resistere in faccia” a Pietro che deviava e sviava gravemente (Galati 2,11), “aveva torto”. Nel libro degli atti, Luca tace e sorvola, in base alla sua teologia irenica e conciliatoria che gli fa stendere un resoconto del cosiddetto “concilio apostolico” di Gerusalemme, nel quale resoconto mi domando se Paolo si sarebbe ritrovato. Di certo, il fatto di Antiochia non è stato un incidente irrilevante, dovuto a intransigenza biliosa e settaria di Paolo. Così, pure, la chiesa antica ha insegnato au pair, nel canone, l’epistolario di Paolo e la lettera di Giacomo; ma anche qui non penso che Paolo avrebbe sottoscritto quello scritto, anzi, se avesse ancora potuto leggerlo, lo avrebbe discusso apertamente e del resto anche ‘Giacomo’, anche se con formale gentilezza… ecumenica, non lesina attestati di stima al “caro fratello Paolo”, di fatto afferma il contrario di quanto sostiene Paolo, sul tema non marginale della giustificazione. Non mi si faccia dire quel che non dico, non voglio fare la “Selezione del Nuovo Testamento”. Ma è certo che nella chiesa primitiva, e fino in certi aspetti nel canone neotestamentario non troviamo un’unità in diversità riconciliata, ma tensioni e scontri belli e buoni (mi correggo, duri e penosi). C’è diversità, ma per nulla riconciliata; e una certa unità si mantiene perché non c’è ancora alcuna struttura generale, ‘ecumenica’ e si procede ancora molto in ordine sparso. La tesi della chiesa neotestamentaria come modello unitario di diversità riconciliata mi pare una forzatura storica e teologica e ricordo il giudizio di Ernst Käsemann (teologo luterano e professore univrsitario, ndr), secondo cui il nuovo testamento non fonda l’unità della Chiesa, ma la diversità delle Confessioni.
In ogni caso, mi pare, ancora, storicamente e teologicamente contestabile, inaccettabile applicare alla situazione dell’ecumene cristiana odierna, dopo secoli e talvolta millenni di divaricazione, un preteso “modello unitario” tutt’al più valido, anche se zoppicante, per l’ecumene del I secolo. Pur nella diversificazione forte e nelle tensioni considerevoli, all’epoca della stesura dei testi del Nuovo Testamento non si delineava certamente la ricostituzione del sacerdozio, un rinnovamento (sia pure incruento) del ‘sacrificio’, una visione ‘sacramentale’, un episcopato (e men che meno un papato) di tipo cattolico (romano e non romano), una mariologia, una venerazione di ‘santi’… e si potrebbe continuare a lungo. Ecco perché, quand’anche ci fosse, chiaro, un ‘modello neotestamentario’ (e, ripeto, con molti ritengo che non ci sia), non sarebbe assolutamente applicabile all’oggi (e alo ieri): le diversità, ma si deve dire le divergenze confessionali, non sono manifestazioni attuali della diversità dei ‘carismi’ dello Spirito, anche se a sostenerlo (e non sono mai riuscito a capirlo) è stato un esegeta della Chiesa antica della taglia di Oscar Cullmann, al quale del resto sono stato molto affezionato e al quale sono anche largamente debitore, in tante altre direzioni.
Ecco perché per me, come per molti altri, penso, mentre è possibile e anche doverosa una diversità riconciliata come programma e modello di unità con le altre chiese evangeliche, sia pure a volte con qualche limite (segnato ora da noi, ora da altri) non penso si possa, allo stato dei fatti, parlare di “diversità riconciliata” con il cattolicesimo, romano e non. Una cosa è il confronto, l’ascolto reciproco, il dialogo, certi aspetti di ricerca (anche e anzitutto biblica) comune, a condizione di essere chiari, espliciti, di non rimestare sempre “quello che già ci unisce” rimandando alle calende greche quello che ci divide (…); altra cosa è l’unità. Come protestanti (il cattolicesimo è altrimenti onnivoro nella sua tendenza alla sintesi degli opposti) restare convinti che lo Spirito, attraverso l’Evangelo, non può dire e animare cose opposte, non può volere e una chiesa testimone e una chiesa mediatrice, e una chiesa fraterna di discepoli e una chiesa madre e maestra, e una chiesa laica (non laicista) e una chiesa clericale, e una chiesa paritaria di fratelli e una chiesa gerarchica, con padri e figli, e una chiesa della Parola e una chiesa dei sacramenti; preti e pastori non sono semplici e ugualmente legittime (biblicamente) varianti; nelle varie confessioni si può parlare ugualmente di sinodi, ma sono realtà del tutto diverse e contrastanti. Questo, e molto altro, perché il modo di vivere il rapporto con Dio è diverso e contrastante: i solus, sola della Riforma continuano a evidenziarlo, a porre degli aut-aut, delle alternative (…)
Gino Conte

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Una mozione anche in difesa della laicità della scuola

Apprendiamo con preoccupazione la direttiva governativa di reprimere il dissenso studentesco e di tutto il personale della scuola e dell’Università in tema di controriforma Gelmini; non solo, si è arrivato perfino a proporre classi c.d. ponte per gli studenti stranieri e a misure indiscriminate di taglio dei fondi destinati all’istruzione.  Riteniamo prioritario in questo momento esprimere piena solidarietà a tutti quelli che sono in lotta anche attraverso forme di occupazione dei plessi scolastici; in particolare siamo vicini a chi sta difendendo l’affermazione della scuola pubblica rispetto a quella privata e il principio della laicità in Italia, nell’indifferenza, rassegnazione e cloroformizzazione delle coscienze. Di positivo rileviamo oggi che gli squali del potere religioso e i loro padrini politici nuotano oggi in acque agitate.  Non li salveranno le preghiere mariane invocate e forse nemmeno le camionette della Polizia…

A proposito, recentemente i media (in primis la RAI) hanno riferito di una svolta in Francia con la rivisitazione (e conseguente attenuazione) del principio della laicità nello Stato a seguito della visita del Papa a Parigi; si tratta di un’abile manipolazione informativa orchestrata da un’accorta regia in Italia che non ha alcun riscontro col sentire diffuso nella società, anche a livello istituzionale. I nostri interlocutori buddisti ed ebrei incontrati a Nizza nei giorni scorsi si sono dichiarati stupiti che questo genere di scenario possa riguardare la Francia di oggi.  Del resto pochi dati, possono dare conto del pluralismo religioso esistente e nessun cittadino, intenderà rinunciare agli spazi di libertà conquistati per tutti. Nella sola città di Nizza la minoranza ebraica raggiunge numericamente la presenza di tutti gli ebrei residenti in Italia, quella buddista è in continua espansione (grazie anche ai flussi migratori dalle ex colonie) mentre la massiccia realtà islamica ha modificato strutturalmente perfino le attività commerciali e turistiche cittadine.

La Francia è e rimarrà laica ci hanno assicurato fra gli abbracci i nostri interlocutori.  La lotta appena iniziata è dunque solo italiana, giacché la menzogna si dissolve appena oltre il confine. I manganelli non fermeranno la contestazione.

 

 

Invito di Ecumenici ad aderire a questa mozione di solidarietà

http://firmiamo.it/laicitadellascuola

La documentazione è disponibile a questo link http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/irc/prandini/indice.htm

 

 

Al Presidente della Repubblica
All’amministrazione provinciale di Bologna e Modena
All’amministrazione Regionale Emilia Romagna
Alla Sovrintendenza scolastica regionale.

MOZIONE DI SOLIDARIETA’ INCONDIZIONATA A CHI DIFENDE LA LAICITA’ DELLA SCUOLA
Il giorno 26 settembre 2008 in occasione della preparazione della cerimonia di inaugurazione dell’Istituto Marconi di Pavullo (MO) il Dirigente Scolastico dello stesso Carlo Prandini riceveva una bozza delle attività che prevedeva lo svolgimento della benedizione cattolica. Nel suo ruolo di Dirigente Scolastico dell’Istituto, date le diverse presenze etniche e religiose della scuola, facendo riferimento agli articoli 7 e 8 della Costituzione che stabiliscono la separazione tra Stato e Chiesa, nonchè alla sentenza definitiva 250/93 del TAR dell’Emilia Romagna che chiarisce l’impossibilità di effettuare atti di culto nelle istituzioni scolastiche, ha concordato verbalmente con i referenti dell’Amministrazione Provinciale che il parroco di Pavullo sarebbe stato invitato alla cerimonia senza officiare alcun rito religioso, facendo rispettare quanto preventivamente concordato.

Tale presa di posizione, nonostante assunta sulla base di precisi riferimenti giuridici e costituzionali ha suscitato non solo molte critiche da parte di parlamentari che alla difesa della laicità delle istituzioni dovrebbero essere preposti , ma perfino una interrogazione parlamentare.

Esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà al Dirigente Scolastico Carlo Prandini ritenendo che:

1) il fatto che esponenti del mondo politico si siano schierati a favore della benedizione, attaccando il Dirigente Scolastico, rappresenta una regressione politica e culturale perchè in contrasto col principio di laicità che dovrebbe ispirare tutte le istituzioni;

2) la richiesta di un’interrogazione parlamentare da parte di chi dovrebbe difendere la laicità dello stato è un’inaccettabile azione intimidatoria nei confronti di un Dirigente Scolastico (peraltro al suo anno di prova), teso soltanto a garantire, nel pienissimo rispetto del proprio ruolo istituzionale, il rispetto dello spirito laico della nostra costituzione;

3)l’istanza della religione cattolica di esigere un’esclusività al di fuori del proprio ruolo di culto va assolutamente disattesa qualora in conflitto con istanze istituzionali

4) non può essere rilevante il fatto che i docenti dell’istituto o la maggioranza dei cittadini fossero a favore della benedizione. Un Dirigente Scolastico che rappresenta la scuola come istituzione, proprio in virtù di detta rappresentanza, non può chiedere a nessun componente di omologarsi alla dimensione religiosa ed accettare un atto simbolico sull’esclusività del cattolicesimo.

Se si tiene presente, oltrettutto, che il D.S. Carlo Prandini è tra l’altro cattolico e unito in matrimonio religioso in Chiesa l’anno scorso, appare stridente la discrasia tra chi porta avanti con rigorosa correttezza istituzionale il proprio dovere di Dirigente Scolastico e coloro che trascurando la laicità come valore della società, prendono di mira una persona per aver applicato un principio di legalità.

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