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I battisti di Livorno nel solco di M.L. King

Come cristiani appartenenti alla comunità Battista di Livorno, preoccupati per l’aumento di episodi di intolleranza e violenza razzista verificatesi nel nostro paese negli ultimi mesi, abbiamo aderito alla campagna contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro “NON AVER PAURA – APRITI AGLI ALTRI – APRI AI DIRITTI”.

Il 2 luglio il governo italiano, che spesso fa leva sui principi cristiani sui quali fonda le sue battaglie, ha approvato definitivamente la legge sulla sicurezza; a questo proposito vogliamo esprimere la nostra rinnovata preoccupazione per la sorte di tutte quelle persone che emigrano nel nostro paese per cercare un futuro migliore, persone in fuga da miseria, guerre e persecuzioni, molte delle quali sono state respinte, come abbiamo visto, poche settimane fa in Libia, senza che della loro sorte si sia saputo più nulla. La nostra coscienza di cristiani/e che si fonda sulle Scritture ci spinge all’accoglienza dello straniero: “Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio” (Levitico 19, 33-34). Condividiamo il giudizio di Franca Di Lecce, direttrice del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) che si esprime così: “ L’approvazione del disegno di legge sulla sicurezza è una grave sconfitta culturale per l’intero paese. Si punisce non chi commette reato ma una semplice condizione esistenziale: essere migrante e aspirare a un futuro migliore è ora un crimine. Inoltre con la nuova legge il riconoscimento dei figli, il matrimonio, l’effettiva possibilità di essere curati senza paura di essere denunciati, il trasferimento di danaro nel proprio paese e tutti gli atti civili saranno subordinati al permesso di soggiorno, che sarà sempre più difficile da ottenere e così facile da perdere, grazie al sistema dei punti, ai costi sempre più alti, a improbabili indici di integrazione da raggiungere…….In questo contesto non è rincuorante la proposta di un provvedimento di urgenza sulla regolarizzazione delle colf e delle badanti. Da un lato ci si preoccupa delle famiglie italiane, e dall’altro lato si restringono i diritti delle famiglie dei migranti. Oltre a sentirlo come un rattoppo, è un tentativo di distrazione dalla legge disumana appena approvata ed è pericoloso per il messaggio che lancia: si salva chi serve i signori. La cultura della solidarietà e dei diritti su cui abbiamo fondato la nostra democrazia lascia il posto alla cultura della sudditanza e dell’umiliazione…..”

 Siamo convinti/e che ci sono momenti nella storia in cui siamo chiamati/e a decidere da che parte stare e quale legge seguire: la legge degli uomini o la legge di Dio?? Anche a questa domanda troviamo risposta nel libro degli Atti (cap.5,29): “Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini”, così come hanno risposto nel passato i tanti credenti perseguitati per la loro fedeltà alle Scritture.

 Anche l’art. 16 della confessione di fede delle chiese Battiste in Italia è orientata in questo senso:   “……Il ruolo della Chiesa di Cristo, distinto e separato da quello dello Stato, consiste nel perseguire la propria missione ora in coordinazione, con gli ordinamenti dello Stato, ora in contestazione delle sue degenerazioni che limitano la libertà e corrompono la giustizia”.  Noi pensiamo che come cristiani siamo chiamati dalla Parola dell’evangelo a stare dalla parte degli ultimi, di quelle donne e quegli uomini, cui vengono negati i diritti, che vogliamo chiamare con i loro nomi: Abdul-Nabruka-Vira-Irina-Mohamed-Murabu-Lena…………

Perciò vogliamo rifiutare la logica prodotta da una strategia della paura che porta a una tragica anestetizzazione dei sentimenti e delle coscienze – cosi prosegue Di Lecce – proprio a partire dall’elaborazione di quel dolore che proviamo per quelle storie di diritti negati, di vite spezzate e umiliate, di coscienze dilaniate, per cambiare questa società avvelenata, malata e anestetizzata. Invertiamo la rotta, è il tempo della disobbedienza civile.

 Vorremmo anche, tramite queste parole che esprimono la nostra posizione, rivolgere un appello a tutte le comunità religiose, associazioni laiche e comitati impegnati sul territorio, che si sentono chiamate alla cultura della solidarietà e dell’inclusione, al fine di realizzare una rete di confronto, collaborazione e appoggio reciproco, sollecitati/e dalle parole di M.L.King “ Non ho paura delle parole dei violenti ma del silenzio degli onesti”

 

Comunità Battista di Livorno

Via del Vecchio Lazzeretto

 

 

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Gaza: impossibile curare i feriti

(ENI/Ecumenici) Il direttore dell’ospedale di Gaza afferma che molti feriti non possono essere raggiunti dagli aiuti

Gaza City .

La popolazione civile di Gaza rimasta ferita dai recenti bombardamenti sono bloccati all’interno delle loro case senza acqua nè cibo, impossibilitati a ricevere soccorso medico, è quanto afferma il direttore dell’Ospedale  Anglicano di Gaza. Le infermiere che lavorano nell’ospedale non possono raggiungere i loro stessi figli rimasti feriti nelle case colpite. L’Ospedale Arabo Al Ahli ha prestato cure a più di 100 pazienti dall’inizio delle recenti ostilità tra Israele e i miliziani Palestinesi di Hamas. Il direttore dell’Ospedale, il dottor Suhaila Tarazi, ha lavorato per circa 16 ore giornaliere negli ultimi giorni cercando di fare il suo meglio con le scarse risorse disponibili. Il giorno 6 gennaio scorso, l’agenzia medica internazionale ATC ha riferito che ben tre autombulanze, attrezzate come  piccole sale operatorie mobili operanti nel territorio di Gaza, sono state distrutte dai bombardamenti israeliani durante la notte precedente. Le unità operatorie mobili erano gestite dall’ Unione del Comitato per la Salute Pubblica, fondato,  e composto da dottori ed infermieri/infermiere palestinesi sostenuti dall’associazione DanChurchAid (Aiuti da Chiesa luterana danese) membro attivo di ACT. Da quando è scoppiato il conflitto tra Hamas e Israele, nuovi veicoli sono stati riforniti per provvedere alle necessità dei feriti.
 
(Traduzione a cura di Antonio Pinto)

Prese di posizione

Immediato cessate il fuoco a Gaza
Lo chiedono i leader delle chiese cristiane – Le comuntià ebraiche sostengono Israele

 

07 gennaio 2009 – (ve/Ecumenici) All’indomani dell0 scoppio delle ostilità nella Striscia di Gaza, diversi esponenti di chiese ed organizzazioni ecumeniche mondiali hanno alzato la voce contro il conflitto armato chiedendo un immediato cessate il fuoco tra Israele e Hamas.
Il pastore Samuel Kobia, segretario generale del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC) con sede a Ginevra, lo scorso 29 dicembre ha esortato il governo israeliano e i responsabili di Hamas a “rispettare i diritti umanitari e umani”, invitando i contendenti a “cessare immediatamente ogni atto di violenza”. Alla comunità internazionale ha poi rivolto un appello, affinché ogni sforzo sia compiuto per proteggere le popolazioni civili, palestinese e israeliana, e portare gli aiuti necessari. Kobia ha inoltre denunciato ogni tentativo di istituire un blocco nei confronti della Striscia di Gaza teso ad impedire l’afflusso di medicinali, cibo e carburante. Le rappresaglie, perpetrate da ambedue le parti, ha proseguito Kobia, non sono tollerabili nel quadro di un serio tentativo di stabilire la pace.
Lo scorso 30 dicembre da Gerusalemme una dozzina di patriarchi, vescovi e capi di chiese mediorientali, hanno fatto appello alle due parti in causa perché possano ritrovare il lume della ragione e cessare ogni atto di violenza. Tra i firmatari, oltre a esponenti delle chiese di tradizione cattolica orientale (siriana, armena, greca), anche i patriarchi ortodossi delle chiese etiope, copta, latina e greca, nonché il vescovo luterano Munib A. Younan di Betlemme. Il 4 gennaio, prima domenica del nuovo anno, tutte le chiese cristiane dell’area hanno osservato un momento di preghiera ecumenica per la fine del conflitto e per una soluzione stabile di pace.
Una ferma condanna per le ostilità è giunta anche dal presidente della Federazione luterana mondiale (FLM), l’americano Mark S. Hanson, ed è stata reiterata ieri, 6 gennaio, in un comunicato stampa dal segretario generale della FLM, il vescovo Ishmael Noko. L’impegno è quello di promuovere una visione di pace tra israeliani e palestinesi, ma nell’immediato la richiesta è ancora una volta quella di un cessate il fuoco: “L’esercito israeliano si ritiri dalla Striscia di Gaza, e Hamas cessi il lancio di razzi sul Sud di Israele”. E aggiunge: “La FLM condanna gli attacchi di Hamas e di altre organizzazioni militanti quali risposte inaccettabili perché minacciano la vita di un’altra popolazione civile”, mentre ritiene del tutto “sproporzionate le operazioni militari israeliane rispetto all’attuale minaccia, operazioni che sono sfociate in un numero intollerabile di morti civili e di feriti”.
Intanto, nonostante la situazione di conflitto, ieri è partita nella regione una numerosa delegazione di vescovi della Chiesa evangelica luterana del Nordamerica. “In questo tempo difficile come vescovi speriamo che la nostra presenza possa essere fonte di conforto per i nostri fratelli nella regione”, ha dichiarato Mark Hanson, capo delegazione insieme alla vescova canadese Susan C. Johnson. Il viaggio si concluderà il 13 gennaio.
In redazione affluiscono anche i comunicati di solidarietà a Israele esclusivamente da parte di comunità religiose ebraiche. Essendo in realtà comunicati di natura politica Ecumenici non ne prevede la diffusione.

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31 ottobre: Festa della Riforma

Desmond Tutu: quando la libertà del cristiano osa sperare

Premio Nobel per la pace per il suo impegno a favore dei diritti umani e contro il razzismo, Desmond Tutu dal 1996 è presidente della Commissione per la verità e la Riconciliazione istituita dal governo del Sudafrica per favorire la riconciliazione nazionale e far luce sulle violazioni dei diritti umani commesse dal 1960 al 1993 durante il regime dell’apartheid (si veda la “Commissione per la verità e la Riconciliazione in Sudafrica” nella sezione Esperienze di nonviolenza).
La sua storia si incontra quindi con quella di Nelson Mandela, simbolo, per il popolo sudafricano, della conquista della libertà e dell’uguaglianza. Di lui ha detto: “Nelson Mandela trascorse ventisette anni in prigione. Quei ventisette anni furono la fiamma che temprò il suo acciaio, rimuovendo le scorie. E quella sofferenza patita nell’interesse di altre persone gli conferì un’autorità e una credibilità che non avrebbe potuto avere altrimenti. I veri leader devono prima o poi convincere i loro seguaci che non si sono buttati nella mischia per interesse personale ma per amore degli altri. Niente può testimoniarlo in modo più convincente della sofferenza. Sarebbe riuscito Nelson Mandela a ritagliarsi il suo posto nella storia come grande leader politico e morale senza quella sofferenza? Ne dubito”
Desmond Tutu nasce a Klerkdorp nel 1931 nel Transvaal, Sudafrica. Dodici anni dopo si trasferisce a Johannesburg dove termina le scuole superiori e inizia a insegnare in una scuola elementare di una baraccopoli nera della città.
Si sposa con Leah e ha quattro figli. Intanto intraprende la preparazione teologica e nel 1961 viene ordinato sacerdote. Dopo qualche anno di studio in Inghilterra, prende ad insegnare teologia in alcune università del suo paese. Nel 1975 è il primo nero ad essere nominato decano di Johannesburg e due anni più tardi vescovo di Lesotho.
Intanto fra l’opinione pubblica, in risposta alle azioni di repressione da parte del governo contro le manifestazioni a favore dell’uguaglianza sociale e sulla spinta del black consciousness, movimento di emancipazione della popolazione nera nato all’interno del mondo accademico e guidato da Steve Biko, va crescendo la protesta pubblica per le strade. Il momento più drammatico si verifica nel giugno del 1976 quando una protesta pacifica si trasforma, dopo la morte di un ragazzino, in un massacro di 500 persone. Seguono provvedimenti contro le stesse organizzazioni cristiane sostenitrici del movimento di “coscienza nera” che appoggia le proprie rivendicazioni proprio su una rilettura della Bibbia dal punto di vista dei bisogni e della realtà dei neri, fino a sfociare nella cosiddetta black theology (teologia nera) di cui si fa portavoce il nostro autore : “[…]La teologia nera è quella che si interessa a questa parte dell’umanità, a questi uomini e donne che hanno acquisito la coscienza del loro valore in quanto persone, che si rendono conto di non doversi più scusare per il fato di esistere, che credono di avere un’esperienza qualitativamente distinta da quella degli altri, e che tale esperienza richiede di essere studiata e compresa in relazione a ciò che Dio ha rivelato di sé e tramite il figlio, Gesù Cristo […]”.
È proprio in questa fase delicata che il vescovo anglicano Tutu assume l’incarico di segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese sudafricane (SACC).
Nel 1979, sostiene una campagna di disobbedienza civile dei neri d’Africa. Da questo momento inizia una vasta opera di pressione presso la comunità internazionale e di denuncia del regime dell’apartheid che costringe i neri a condizioni disumane. Naturalmente ciò gli costa vari provvedimenti restrittivi da parte del governo che arriva persino a dichiararlo sovversivo; così replica: “Con il dovuto rispetto, tutti i commissari erano persone che beneficiano quotidianamente del sistema socio-politico che noi vogliamo cambiare”.
Nel settembre del 1984 scoppia un’altra protesta nel ghetto di Soweto, dove a lungo aveva incoraggiato la sua gente a non arrendersi alle discriminazioni da pastore; la risposta dell’allora primo ministro Botha non cambia. Nello stesso anno il ricevimento del premio Nobel per la pace gli consente di avanzare richieste più visibili al governo in direzione dell’uguaglianza sociale e politica in un paese democratico.
Con l’istituzione della repubblica del Sudafrica (1994), Desmond Tutu prosegue la sua azione pastorale non esitando a far sentire al sua voce anche a livello politico.

Ecumenici parteciperà domani al culto di Milano della Festa della Riforma con lo stesso spirito libero di Desmond Tutu e di tutti coloro che vivono pienamente la libertà del cristiano. Appuntamento alle ore 20.30 presso la Chiesa Evangelica Battista, Via Pinamonte da Vimercate, 10 (adiac. Moscova). Sermone del pastore luterano  Ulrich Eckert

 

Come protestante non posso non ricordare a me stesso e alle chiese evangeliche le parole di Desmond Tutu “Perdonare e riconciliarsi non significa far finta che le cose sono diverse da quelle che sono. Non significa battersi reciprocamente la mano sulla spalla e chiudere gli occhi di fronte a quello che non va. Una vera riconciliazione può avvenire soltanto mettendo allo scoperto i propri sentimenti: la meschinità, la violenza, il dolore, la degradazione…la verità. ”

Anche fra le chiese e dentro le chiese e fra gli stessi cristiani.

Maurizio Benazzi

 

 

 Una breve riflessione sull’affermazione della Riforma

 

(Ecumenici) Zwingli iniziò il suo ministero nella chiesa cattolica a Zurigo durante la peste del 1519, che provocò la morte di quasi una persona su due, nella città svizzera. Fra i suoi compiti vi era quello di consolare i morenti per cui si rese conto ben presto che ciò avrebbe potuto implicare la malattia. La sua sopravvivenza fisica era quindi nelle mani di Dio. In un inno dedicato alla peste che scrive, non si appella ai santi perché lo guarissero e non si aspetta che la chiesa possa intervenire per lui in qualche modo. Vi si ritrova invece l’austera determinazione di accettare qualsiasi cosa gli venisse riservata da Dio. Leggiamo infatti:

Fai quello che vuoi,

perché nulla mi manca.

Son tuo strumento,

che puoi riscattare o distruggere.

E’ impossibile leggere questa poesia senza essere colpiti dall’abbandono totale del riformatore alla volontà di Dio. Zwingli superò il periodo della peste ma quell’esperienza fece crescere in lui la convinzione di essere uno strumento nelle mani di Dio, da usarsi esclusivamente per l’adempimento dei propositi divini.  Il problema dell’onnipotenza di Dio non era una questione da manuale teologico ma la questione anche della sua esistenza. Per taluni critici Zwingli accettava il fatalismo di Seneca, autore verso cui mostra un certo interesse come del resto per tutti i classici, sebbene Zwingli sia prevalentemente influenzato dall’interpretazione dell’apostolo Paolo, che vede quasi coincidenti Legge e Vangelo. Ma la sovranità di Dio, porta Zwingli in un certo senso anche fuori dall’umanesimo dell’epoca. La Riforma era per lui un processo educativo e scriverà che circa duemila persone a Zurigo sono illuminate per effetto della sua predicazione. Riconosce insomma che il destino generale dell’umanità e quello stesso della Riforma sono determinati dalla provvidenza divina. Poiché è Dio l’attore principale del processo di Riforma e non i singoli individui.

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Solidarietà a Famiglia cristiana

La newsletter Ecumenici, principale gruppo di discussione laica in Italia per ogni Fede vivente, si rende conto dell’importanza del dibattito intorno alla polemica sollevata dagli organi governativi contro Famiglia cristiana e fa proprio l’appello del suo lettore Pierangelo Monti, assicurando che sono molte le lettere che ci pervengono in redazione per una chiara presa di posizione in favore del periodico.

Come protestante non posso non dire agli amici cattolici di Famiglia cristiana continuate a seguire il Vangelo e non le sirene del potere. L’amore di Cristo non può essere compensato dalle monete di Cesare!

 

Pace e Grazia

 

Maurizio Benazzi

Redazione di Ecumenici

http://it.groups.yahoo.com/group/newsletter_ecumenici

www.ecumenici.it

 

 

 

Cari amici,

vi scrivo in merito alla polemica di questi giorni tra Famiglia Cristiana, governo, Vaticano e organi di stampa. Mi sembra una questione rilevante, da non lasciare cadere.

Gli editoriali di Famiglia Cristiana, in particolare i due dell’ultimo numero – 33 del 17 agosto –critici verso l’operato del Governo Berlusconi, hanno suscitato un acceso dibattito a vari livelli (li trovate allegati insieme al prossimo editoriale firmato da Beppe Del Colle). 

Sulla decisa presa posizione del principale settimanale cattolico c’è stato due giorni fa anche un intervento del direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Lombardi, che si presta a differenti interpretazioni: infatti giornali e telegiornali hanno riportato la notizia tirandone la valenza a destra o sinistra, per influenzare il giudizio specialmente dei cattolici.

Già più di un mese fa ho scritto così al direttore di Famiglia Cristiana, per esprimere il mio apprezzamento per gli articoli del suo settimanale, contrari al pacchetto sicurezza del Governo, decisamente xenofobo e militarista: “Sono d’accordo con voi sia come cittadino che come cattolico, cioè in nome della Dichiarazione dei diritti umani e della Costituzione, che ricordiamo nel 60° della loro proclamazione, e in nome del Vangelo. Per troppo tempo si è sottovalutato la strisciante subcultura dell’avversione alla diversità culturale e religiosa, l’avidità materiale, la paura di perdere i privilegi propri di chi vive nella ricca Europa. La maggioranza del popolo italiano, formato dalla televisione, sta dando retta ai politici che antepongono alla solidarietà fraterna e all’uguaglianza dei diritti, la sicurezza della proprietà privata. Così anche il ceto medio-basso della nostra società pensa che a minacciare la giustizia e la pacifica convivenza non sarebbero i ricchi, che si sono presi e prendono gran parte dei beni della Terra, ma i poveri, gli oppressi, coloro che faticano a sopravvivere.  

Infatti i ricchi extracomunitari vengono accolti, mentre gli stranieri, poveri cristi, che arrivano in Italia senza ricchezze, sono respinti: oggi anche la famiglia di Gesù di Nazareth, in fuga dal suo paese, sarebbe respinta alla frontiera. Ho letto che i cattolici praticanti, in quanto a pregiudizi negativi e scelte di interventi verso immigrati e Rom, non si differenziano dagli altri. Questo è veramente grave.

I seguaci di Cristo non dovrebbero forse amare tutti, farsi ultimi e servi di tutti, a imitazione del Figlio di Dio, che, per realizzare il regno di giustizia e di pace, da Dio si è fatto uomo? Vi incoraggio dunque a continuare nell’opera di formazione delle famiglie cristiane, senza tentennamenti, senza farvi bloccare dalle critiche dei benpensanti benestanti. ”

Don Antonio Sciortino mi ha risposto ringraziando per il mio incoraggiamento, aggiungendo che “altri hanno scritto inviando solo insulti e invitando a boicottare Famiglia Cristiana”. Questo scriveva il direttore un mese fa.

C’era da aspettarsi che arrivassero giudizi e pressioni sul più diffuso giornale cattolico, che i sostenitori della destra al governo vorrebbero favorevole alla linea governativa o al di fuori della politica. Perciò, a fronte della decisa critica antigovernativa di Famiglia Cristiana, i tanti organi d’informazione filogovernativi, hanno presentato faziosamente e ipocritamente la dichiarazione di Padre Lombardi addirittura come scomunica, censura, presa di distanza dalla rivista.

Letteralmente  il portavoce del Vaticano ha detto: “Il settimanale ‘Famiglia Cristiana’ è una testata importante della realtà cattolica ma non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana. Le sue posizioni sono quindi esclusivamente responsabilità della sua direzione”.

Vedete come i titoli dei giornali hanno dato l’informazione ai lettori: ‘Il Giornale’ di ieri titolava: “Attacchi al governo, il Vaticano scomunica Famiglia Cristiana: ‘Non parli per la Chiesa’”, poi cominciava così l’articolo: “Dopo le tirate contro il «presidente spazzino», il «paese da marciapiede», contro «l’inutile gioco dei soldati» e sui timori di «rinascita sotto altre forme del fascismo» arriva, pesante come un macigno, la reprimenda del Vaticano. Una presa di distanza che, al di là delle interpretazioni, ha il sapore aspro della censura.” Anche ‘Il Tempo’ parla di “scomunica ufficiale della rivista dei Paolini” nell’articolo titolato “Famiglia Cristiana isolata dalla stampa cattolica” (poi però non dice quale). ‘La stampa’ del 14 agosto titola “Famiglia cristiana, stop del Vaticano. La Santa Sede prende le distanze dopo l’affondo del settimanale dei Paolini”. Rainews 24: “Il Vaticano a Famiglia Cristiana: non è la nostra linea, nè quella della CEI. Il Vaticano prende le distanze da Famiglia Cristiana e dai suoi scontri con il governo”. Panorama: “Il Vaticano scarica Famiglia Cristiana: non parla a nome della Santa Sede”. Stesso titolo aveva l’articolo de Il Manifesto di ieri.

Dopo questi interventi e quelli dei politici del Pdl soddisfatti per le parole di P. Lombardi, il direttore di Famiglia Cristiana ha commentato all’AGI: “Mai ci siamo sognati di rappresentare ufficialmente il Vaticano o la Cei, che hanno i loro organi ufficiali di stampa: l’Osservatore Romano e l’Avvenire. La dichiarazione di padre Lombardi e’ formalmente corretta, noi come Famiglia Cristiana ci muoviamo in perfetta sintonia con la Dottrina Sociale della Chiesa. Manifestiamo il nostro libero e autonomo giudizio sui fatti di attualità e di cronaca ma siamo sempre stati perfettamente allineati con il magistero della chiesa. Chi vuole portare questa dichiarazione della Santa Sede come una sconfessione di Famiglia Cristiana in toto credo faccia una operazione scorretta”.

Giustamente Don Sciortino nelle scorse settimane, dicendosi meravigliato delle reazioni del centrodestra, ha rivendicato ha spiegato la sua posizione come un “diritto dei singoli cittadini a valutare il governo sui singoli provvedimenti”  in libero dibattito e libero confronto. Questa del resto è sempre stata la linea di Famiglia Cristiana, e, come ha detto il suo condirettore don Giusto Truglia “quando ce la prendevamo con il centrosinistra, i parlamentari che adesso si stracciano le vesti lodavano Famiglia Cristiana”.

A questo punto credo sia necessario un chiarimento da parte del Vaticano e della CEI, perché le parole del direttore della sala stampa della Santa Sede “Famiglia Cristiana non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della CEI”, possono essere un’ovvia precisazione di competenze, ma anche una presa di distanza, quasi a dire che la linea di Famiglia Cristiana non è quella del Vaticano, come hanno scritto nei titoli ‘Il sole 24 ore’, ‘Il corriere della sera’ e ‘L’unità’.

Spero che le gerarchie ecclesiastiche neghino di volere censurare la linea editoriale di Famiglia Cristiana e anzi ribadiscano i principi evangelici della nonviolenza, dell’equa distribuzione dei beni, della difesa degli ultimi e della libertà di espressione. Perché questi sono i valori in gioco in questa querelle.

Nel ribadire il mio appoggio a Famiglia Cristiana, mi unisco ai messaggi di solidarietà inviati da alcuni missionari Comboniani e da Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace (che trovate allegati con l’aggiunta di un articolo di Nigrizia di p. Claudio Crimi, missionario comboniano, responsabile dell’Associazione Comboniana Servizio Emigranti e Profughi).

Invito anche voi a fare altrettanto, inviando un messaggio al direttore o alla redazione: direzionefc@stpauls.it , famigliacristiana@stpauls.it .

Cordialmente.

 

Pierangelo Monti

pierangelo.monti@fastwebnet.it

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Fra le molte lettere arrivate a ecumenici@tiscali.it eccone una significativa:

Buongiorno. Sono Asmah M.Teresa Paciotti e mi onoro di far parte della confraternita sufi Jerrahi Halveti.
Seguendo le orme del mio Maestro Gabriele Mandel, sono a favore dell’ecumenismo, del dialogo, dell’amore universale.
Siamo uomini e donne appartenenti ad una stessa razza: quella umana. Fino a che il colore della pelle  diventerà importante non più del colore degli occhi o dei capelli, non potremo affermare di vivere in un mondo civile. Il pacchetto sicurezza del governo non fa altro che sottolineare le differenze di nascita, di cultura e di pensiero e la situazione che si sta creando in Italia mi fa tornare in mente i racconti di mio nonno riguardo ai tempi del fascismo: non c’era liberta di pensiero, se si esprimevano opinioni che andassero contro quelle del governo ti aspettava l’olio di ricino o le randellate. E oggi, con la MILITARIZZAZIONE dello Stato, con lo “schedare” le persone che non si fregiano del titolo di “italiano”,si rischia di tornare a quei tempi oscuri.
Tutta la mia solidarietà a Famiglia Cristiana e l’ammirazione per essere stati capaci di esprimere le proprie opinioni senza farsi chiudere la bocca dall’olio di ricino del governo o di qualsiasi altro organo di potere.
Asmah Maria Teresa Paciotti

Azzurrocielo1@hotmail.it

“Egli è Colui che ha creato l’udito, la vista e i cuori. Eppure ben raramente Gli siete riconoscenti.”

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