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Grazie a Paolo e a Franco

(Ecumenici) Franco Barbero non teme più di uscire fuori dal seminato: alla precisa domanda di Ecumenici su come si senta dopo che Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988, risponde senza esitare “non è una sorpresa!” , “a Roma sono più lefebvriani di Lefevre, intendo il Vaticano”, “loro sono cattolici – romani, anzi direi romani e basta”. “Io rimango cattolico”. Il concetto viene poi ripreso durante la presentazione del libro “vangelo e omosessualità” e ne nasce un interessante dibattito e confronto di idee e esperienze. La sala è gremita, il campanello continua a suonare. Arrivano persone anche da fuori confine. Il Guado ha senza dubbio colto nel segno invitando Barbero nel giorno della pubblicazione sul Corriere della sera della versione di Luca Di Tolve del gruppo Lot sulla “guarigione” dall’omosessualità con tre rosari al giorno.

Barbero riscuote un successo trasversale fra i protestanti e i cattolici convenuti. Gli applausi sembra non terminare alla chiusura dell’incontro. Persone in piedi lo hanno ascoltato per circa tre ore, in un silenzio impressionante. Si è parlato di teologia e di cristologia. Barbero incanta quasi la platea. “Gesù aveva quattro fratelli e delle sorelle, Maria non era affatto vergine. Si tratta insomma di leggende che fanno da cornice al contesto storico. Del resto le leggende sono presenti in ogni religione”. Ricorda il giubileo da lui organizzato delle persone omosessuali come segno di ringraziamento anche del dono dell’omosessualità. E poi puntualizza che dopo il IV Concilio praticamente il cristianesimo ha abbandonato il monoteismo per divenire politeista.

Franco ha ragione da vendere. L’idolatria è visibile a chiunque senza particolari commenti di parte. Basta entrare in un tempio cattolico-romano per rendersene conto. Altro che rosari dagli effetti miracolistici. Gli islamici per ragioni di quieto vivere purtroppo non sollevano mai la questione teologica qui posta e gli ebrei – pur pensandolo fra loro – non hanno quasi mai il coraggio di affermarlo direttamente a certi cristiani. C’è sempre un rabbino romano pronto a fare da croce rossa al moribondo spirituale sul Tevere.

Basta andare in Ticino e “le cose cambiano profondamente”, fa notare una cattolica svizzera convenuta con altri amici per l’occasione a Milano. Una rete di psicologi, psicanalisti e psichiatri si sta intanto organizzando grazie all’impegno anche di Paolo Rigliano, coautore del libro presentato. Si cerca insomma di contrastare una lotta che si preannuncia dura e senza esclusioni di colpi contro i poteri forti lombardi di Comunione e Liberazione e dell’Opus Dei, che organizzano anche nelle più sperdute periferie ecclesiastiche convegni non pubblicizzati sulla stampa per “indottrinare” anche su questioni di carattere etico-biologico e/o di orientamento sessuale.

Le esperienze raccontate dai ragazzi convenuti sono tutte caratterizzate da eventi traumatizzanti o comunque di sofferenza. Qualcuno non ha nemmeno il coraggio di parlare. Lo fa un suo amico ex seminarista che punta il dito sulle sette cattoliche catecumenali e dintorni. La persona interessata è scura in viso e annuisce. Non riesce proprio a trovare le parole. Lo fa in sua vece Barbero che precisa che qualche giorno fa ricevette una e.mail da una catecumenale lesbica che aveva osato dichiarare il proprio orientamento sessuale. E’ stata immediatamente insultata ed espulsa dal gruppo. Per solidarietà le sue amiche hanno abbandonato anch’esse l’associazione e si sono incontrate a Torino con il “Don” Franco, per ricevere forse un po’ di consolazione.

Il gruppo evangelico “Il varco” mette in difficoltà Barbero allorquando fa notare che non si capiscono le ragioni per le quali un omosessuale cattolico debba rimanere ancora all’interno della chiesa di Roma oggi, nonostante tutto; Barbero fa fatica a trovare delle risposte convincenti a questo proposito. Di certo lo psichiatra Paolo Rigliano dimostra, con un’ analisi sempre lucida (nel testo di Quaranta e durante tutta la conferenza), di comprendere bene che il problema si pone anche per gli evangelici fondamentalisti ad esempio negli USA. Il professore ignora solo che l’unione di tutti i fondamentalisti di fatto si verifica anche in Italia (si veda ad es. il sito evangelicale http://www.icn-news.com  che sembra avere agganci con l’Agenzia di stampa NEV e quindi con ambienti del protestantesimo storico). Di certo possiamo confermare che il nostro carissimo pastore Mark Phillips, amico di MLP (www.mlp.org  ), ha delle difficoltà a ricollocarsi dopo 15 anni di servizio in una comunità liberal, vista la massiccia campagna mediatica dei fondamentalisti in America, che anche secondo Rigliano vede impegnati milioni di dollari statunitensi. A partire dalla California…

Barbero riesce a malapena a trattenere le lacrime per ringraziare tutti. A volte Milano è così. Non sempre in tempi di lega, a dir il vero. Ma a volte capita. Milano ha un cuore grande ed orecchie attente. E poco importa se non ci sono le sedie per ascoltare… si sta in piedi!

Franco oggi ha avuto la conferma definitiva del perché Dio gli abbia suggerito alla coscienza di non accettare per ben 2 (due!) volte delle offerte di denaro da parte del Vaticano per ritrattare le tue tesi sull’omosessualità.

La Milano cristiana ha saputo risposto al don Adriano Bianchi della diocesi di Brescia, che ha avuto dalla sua parte solo le sirene del Corriere e del peggiore fronte di centrosinistra che l’Italia poteva mai augurarsi di avere. Vendola compreso e tutta la banda di delinquenti politici (e non) romani associati.

Maurizio Benazzi

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Enigma Čajkovskij

Ecumenici pur trovandosi perfettamente d’accordo con diversi appelli che circolano in rete (in primis quello sostenuto anche da Giuliano Falco e dal suo frizzante blog) per esperienza ormai quasi decennale non darà informazioni in tal senso: sono state molte le lamentele di nostri lettori e lettrici che si sono visti invadere la cassetta postale con posta indesiderata dai più disparati gruppi.

Nessuna cessione di indirizzi è stata fatta in passato né verrà fatta a terzi in futuro del nostro data base. Segnaliamo semmai che l’adesione a eventuali appelli sulla rete vi pone nel rischio di incorrere al fenomeno di spamming e/o all’utilizzo improprio degli indirizzi elettronici raccolti durante le petizioni stesse.

La petizione serve solamente se indirizzata direttamente alla Presidenza del Consiglio, al Ministero della salute, al Ministro degli interni qualora si voglia protestare contro l’abolizione delle cure primarie ed essenziali agli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno, compresi i bambini.

Siamo certi di interpretare gli auspici di tutti.


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Noi, cattolici contrari al crocifisso nei luoghi pubblici

Riceviamo e pubblichiamo questo comunicato stampa delle Comunità Cristiane di Base.

Se una persona, un qualsiasi “povero cristo”, chiede giustizia di fronte a quella che lui sente come una prevaricazione religiosa e confessionale, di fronte cioè all’esibizione del crocifisso negli edifici pubblici, gli organismi dello Stato non possono mettere su un piatto della bilancia la solitudine di quel povero cristo e sull’altro piatto il peso della “stragrande maggioranza” accomunata da una appartenenza religiosa. Devono decidere in base ad altri criteri, quelli del diritto uguale per tutti e quello dell’interesse pubblico.

Questa è laicità.

E’ ciò che ha fatto il giudice spagnolo del tribunale di Valladolid Alejandro Valentin ordinando a una scuola pubblica della città settentrionale di rimuovere i crocifissi affissi alle pareti, malgrado la posizione contraria del consiglio scolastico.

Sono tanti e qualificati i cattolici critici verso l’ostensione pubblica della croce. E non da oggi. Facciamo qualche esempio.

Don Milani, ora in odore di santità, aveva tolto il crocifisso dalla scuola di Barbiana.

Il cattolico senatore Mario Gozzini, promotore della legge che umanizza la carcerazione, nel 1988 scrisse sull’Unità due forti articoli di critica verso i difensori dell’ostensione pubblica della croce.

E oggi sono tante le esperienze di fede cristiana aperte al globalismo dei diritti e alla pace: le comunità di base, tante oscure parrocchie e associazioni cattoliche e confessioni protestanti che condividono la scelta del giudice spagnolo.

Il problema è che il sistema dei media non ne dà notizia, anche se non è mai troppo tardi.

 

La Segreteria Tecnica Nazionale delle CdB italiane

(Fonte: Micromega)

  

Ad Ecumenici non è sfuggito – durante l’ultimo incontro degli omosessuali credenti di Milano – l’invito proveniente dalla base cattolica degli iscritti all’associazione Il Guado a trasformarsi in gruppo interconfessionale ed ecumenico. Se il Guado deciderà di togliere dalle pareti simboli religiosi e in primis la croce non mancherà l’iscrizione nel 2009 del sottoscritto.

Maurizio Benazzi

 

Sabato 6 Dicembre – Ore 17.00 – Sede di Via Soperga 36 – Milano
Enigma Čajkovskij

Percorso multimediale nella vita e nell’opera di un grande musicista dell’Ottocento.
 

 musica

Čajkovskij ha lasciato una grande quantità di scritti, di lettere e di diari: la sua sensibilità si esprimeva sugli spartiti così come la sua intelligenza e la sua interiorità trovavano spazio sulla carta. Leggendo queste pagine si scopre moltissimo del suo carattere e non si può fare a meno di notare come nella musica egli abbia trovato il miglior modo per esprimerlo: in questa maniera, le composizioni di Čajkovskij si rivelano ancora più interessanti e imponenti nel loro significato. Certo, egli non amava essere conosciuto dalla gente nella sua intimità e nella sua sottile psicologia interiore, ma tuttavia possiamo considerare questo sgarbo nei suoi confronti come una necessità, affinché la sua musica possa dare realmente “conforto e sostegno” alla maggior parte di persone.
I suoi scritti «offrono l’opportunità di mostrare Čajkovskij per quello che realmente era, con tutti i suoi difetti. La figura del compositore non ne soffre in alcun modo; anzi, ci troviamo di fronte al ritratto completo di un uomo di grande fascino e sensibilità spirituale, un uomo dall’intelligenza multiforme e dai molteplici interessi. La ricchezza del suo carattere, la sua gentilezza, la sua modestia, il suo amore per i bambini e per la natura non possono suscitare altro che la nostra più calda simpatia. Ciò che Čajkovskij soffrì a causa della sua omosessualità certamente non suscita né disprezzo, né censura, ma piuttosto una profonda compassione e pietà. La tendenza all’isolamento che sentiva come una disgrazia e come qualcosa di vergognoso, gli sforzi per vincere la sua natura, per essere come tutti gli altri, il suo tragico matrimonio e la crisi conseguente» se giudicati senza pregiudizi rendono la giusta chiarezza alla musica di Čajkovskij. «C’erano profonde radici psicologiche e fisiologiche per la visione del mondo tragica ed intensamente personale di Čajkovskij, per la sua disarmonia spirituale. Senza la conoscienza di quest’aspetto della vita del compositore è impossibile determinare l’origine di quell’angosciosa, trepidante ricerca della felicità irraggiungibile che caratterizza la sua trattazione musicale dell’amore. Nessun altro compositore dà ai suoi sentimenti tale espressione sublime» Alexandra Orlova, Čajkovskij. A self-portrait., pagg. XIV-XV, Oxford University Press, New York, 1990.
 
 
Con Michelangelo Cannizzaro, autore, tra l’altro, del ritratto che riportiamo sopra, cercheremo di approfondire il bellissimo profilo di Čajkovskij delineato nelle righe precedenti da Alexandra Orlova. In particolare, attraverso l’ascolto di alcuni sue composizioni, cercheremo di scoprire come la sua omosessualità ha saputo dare profondita’ e pathos alla sua produzione artistica.

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Col pensiero a Los Angeles e a Massimo Consoli

Corrispondenza di qualche giorno fa di Rav Lerner – Traduzione a cura di Roberto Pavan, ebreo riformato che salutiamo con grande affetto e lo ringraziamo per il suo atteso e gradito rientro nella Redazione di www.ecumenici.eu .

Ecumenici diffonde questo scritto in segno di solidarietà alle giovani donne e uomini che stanno manifestando in queste ore nelle strade di Los Angeles e San Francisco contro la negazione in California del matrimonio fra persone dello stesso sesso: i nostri cuori sono con i loro cuori e la nostra lotta è la loro lotta.

 la

(Ecumenici) Ci sono due questioni  in California che hanno larghe implicazioni sociali che potrebbero sorgere in altre forme e in altri stati nei prossimi anni. Nel mio libro “The left hand of God[1]” approfondisco queste questioni in più grande dettaglio e con più precisione di quanto abbia modo di fare in questa e.mail. Ma nel dare la mia opinione, voglio parlare per me stesso, non per Tikkun o per la rete di Spiritual Progressives, nell’affrontare le questioni che sembrano strettamente divise in California.

MATRIMONIO OMOSESSUALE (La Proposta numero otto, se passasse, vieterebbe che il matrimonio omosessuale venga riconosciuto come un “vero” matrimonio dallo Stato della California).

Dal momento che divenni rabbino, ho sempre celebrato matrimoni omosessuali nella mia sinagoga, sebbene con cambiamenti nella liturgia e nella ketubah[2] (non vengono riconosciuti come ke’dat moshe ve Ysrael[3], ma sono sacri kiddushin[4] e trattati in quanto tali). Per i letterali della Torah e per i fondamentalisti, affermo nel mio libro “Jewish Renewal” che ciò che i fondamentalisti non riescono a fare è proprio leggere le effettive parole letterali: che un uomo non debba giacere con un uomo come giace con una donna. Le parole sono impressionanti poiché nel contesto tutti gli altri comandamenti sul comportamento sessuale sono categorici, e non si qualificano dicendo “nel modo che x sta con y”. Ma in questo caso non esiste un divieto categorico, ma solo un divieto di stare in un qualche modo con un uomo. Così mi trovo d’accordo con la Torah: gli uomini  dovrebbero giacere con gli uomini in modo diverso da come giacciono con le donne, riconoscendo  e onorando l’unicità di tale relazione. Gesù non dice nulla contro gli atti omosessuali. Ma Paolo si scaglia contro, forse intendendo il modo in cui l’omosessualità veniva abusata a Roma in quel tempo. Niente nella bibbia ebraica proibisce il matrimonio gay. E nessuno dei testi religiosi proibisce le relazioni e i matrimoni tra lesbiche.

E allora perché tante storie? Ho cercato di analizzare ciò in Tikkun e nei miei libri, intendo la fonte dell’omofobia. “The left hand of God” dà un contributo alla materia, come “Spirit Matters” e anche “The politics of Meaning”. Secondo me non esiste una ragione legittima per la quale uno stato debba proibire il matrimonio gay. Tutte le presunte ragioni razionali sono evidentemente fasulle – come la prova che le famiglie gay non siano in grado di crescere i figli come le coppie eterosessuali è insufficiente, tranne che per le coppie gay che vivono in contesti sociali dove l’omofobia gioca un ruolo formativo nelle vite dei genitori gay e dei loro figli.  La prova invece che ho maggiormente visto io mostra il contrario – che la fascia di famiglie omosessuali sane e nevrotiche ha la stessa identica distribuzione di quelle eterosessuali, che solitamente affrontano gli stessi seri problemi  che ognuno ha nel mantenere relazioni d’affetto in una società che privilegia l’egoismo e il materialismo.

Non esiste una ragione legittima per negare agli omosessuali gli stessi diritti concessi agli eterosessuali in ogni  contesto, ciò incluso il matrimonio. Ma negare tali diritti è proprio ciò che la Proposta numero otto cerca di fare.

(…)

Rabbi Michael Lerner

Editore di Tikkun Magazine (www.tikkun.org )

 

 

In ricordo di Massimo, un amico di molte persone libere.

 consoli

 

Il 4 novembre 2007 e all’età di 62 anni veniva a mancare all’ospedale san Raffaele di Velletri, a causa di un cancro al colon che lo aveva colpito nel 2001, il fondatore del movimento gay italiano Massimo Consoli.

Ho conosciuto Massimo il 16 novembre del 1996 ad una inaugurazione del circolo del Partito della Rifondazione Comunista a S. Maria delle Mole (frazione del Comune di Marino dove anche Massimo viveva), e sin dalla prima volte che lo vidi, mi resi subito conto di aver incontrato una persona di una cultura immensa e di una umanità incredibile.

 Da quel giorno abbiamo avuto una totale assonanza di idee e una assidua frequentazione fraterna spezzata solamente dalla sua prematura morte. La comunità varia italiana (come Massimo amava definire il variegato mondo gay), ha perso la persona più lucida dal punto di vista politico, culturale ed umano, che abbia mai avuto. Un uomo che per questa comunità tanta vituperata dall’ignoranza del razzismo omofobico, figlio di una società profondamente condizionata dall’odio del Vaticano verso i gay, ha combattuto mille battaglie molte delle quali nella quasi completa solitudine. 

Questo pioniere del movimento gay italiano si è sempre contraddistinto proiettando all’esterno la sua proverbiale etica politica, difendendo contro anche gli stessi rappresentanti istituzionali del movimento, i suoi ideali senza cedere mai a nessun tipo di compromesso al ribasso e a nessuna svendita delle sue rivendicazioni. Una persona integerrima verso se stesso e nei rapporti con gli altri e profondamente innamorato della vita.

 Delle sue battaglie politiche a favore del raggiungimento dei diritti dei gay parlano abbondantemente i suoi libri che speriamo verranno letti dalle nuove generazioni di ribelli, quindi su questi temi invito i lettori interessati alla conoscenza del Consoli pensiero, a leggere i seguenti testi: Affetti Speciali (Massari editore), Homocaust (Kaos edizioni), Killer Aids (Kaos edizioni), Indipendece gay  (Massari editore), Bandiera gay (Fabio Croce editore), Manifesto gay (Mala tempora edizioni). Ma oggi nel ricordare Massimo attraverso queste poche righe, vorrei a quanti non hanno avuto la possibilità di conoscerlo e ai giovani che iniziano per curiosità ad incontrare per la prima volta Massimo attraverso i suoi scritti, presentare il Consoli quotidiano come il sottoscritto ha avuto la fortuna di conoscere.

Molte volte delle persone pubbliche che di se stesse hanno fatto parlare libri e giornali di tutto il mondo come nel caso di Massimo, ci facciamo una visione idealistica che il più delle volte non corrisponde  alla realtà. In questo devo dire che per me è stata una piacevole sorpresa scoprire il Consoli privato, quello di tutti i giorni, come una persona semplice ma allo stesso tempo anche molto orgoglioso di se stesso, sicuramente un egocentrico ma nel senso positivo del termine, un ottimo cuoco e buongustaio.

La sua dimora era, prima della ristrutturazione avvenuta dopo aver adottato Lorenzo, il figlio da lui sempre sognato, una casa piena di libri, in ogni angolo della stessa sempre aperta ai vari viandanti del movimento dove spesso e volentieri chi si presentava a casa Consoli senza preavviso, vi trovava soprattutto a pranzo, Anselmo Cadelli, Riccardo Peloso, Enrico Verde, Luigi Ferdinando (detto la Phonola), Antonio di Giacomo, tutti insieme appassionatamente a discutere del più e del meno tra il serio e il faceto.

 Era una festa ogni volta che si andava a casa Consoli, dove si poteva consultare l’archivio gay più grande d’Europa, leggere i suoi numerosi libri, discutere con lui per ore su ogni tipo di argomento (ad eccezione di quelli sportivi), prendere visione in anteprima come a me è capitato molte volte di fare, dei libri che stava scrivendo sui quali con molta umiltà ti chiedeva sempre un parere o un consiglio.

Dire che Massimo mi manca è dire poco, ma non credo di dire una ovvietà se sostengo che la perdita di un intellettuale come Massimo sia una perdita non solo per il movimento gay ma per l’intera umanità che non potrà più leggere le sue lettere, articoli, libri estremamente documentati con i quali ha decisamente contribuito ad abbellire il mondo per liberarlo da ogni sorta di schiavitù.

Ci manchi papamax, ci manchi come intellettuale, come studioso, come rivoluzionario incallito, ma soprattutto sento la tua mancanza come eterosolidale che non si sente più chiamare stella del paradiso. 

 

L’eterosolidale Andrea Furlan.

 

Il Guado – Gruppo di ricerca su Fede e Omosessualità

Via Soperga 36 – Milano – Telefono 3463081901 – Email: gruppodelguado@gmail.com

Venerdì 7 Novembre ore 21.00 – Sede di Via Soperga 36 – Milano
La finestra di fronte
di Ferzan Ozpetek

Giovanna, una giovane donna sposata e con due figli, si ritrova in casa un uomo molto anziano che ha completamente perso la memoria. Cercando di ricostruire la sua identità e il segreto del suo passato, Giovanna con l’aiuto di Lorenzo, che abita nel palazzo di fronte, scopre piano piano che lei stessa ha smarrito il ricordo dei propri sentimenti e delle proprie passioni. L’indagine su quell’uomo misterioso diventa così per Giovanna una vera e propria indagine su se stessa, in un mondo che sta perdendo la capacità di riconoscere la forza dei sentimenti più profondi.

Per saperne di più vai sul nostro sito: http://www.gaycristiani.it/

 

 

 

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[1] “La mano sinistra di Dio” (N.d.T)

[2] Il contratto matrimoniale ebraico (N.d.T)

[3] “in accordo con la legge di Mosè e Israele”, in questo modo viene definito un matrimonio ebraico (N.d.T)

[4] Prima fase del processo matrimoniale, riconosciuto comunemente come “fidanzamento”, anche se formalmente molto più vincolante di un fidanzamento inteso all’occidentale. (N.d.T)

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Venga il tuo Regno

Ci domandiamo spesso quale sia il fine della preghiera e se possiamo pregare per noi personalmente ma anche per le cose. Nella preghiera che ci è stata trasmessa da Gesù che è la preghiera per il Regno per eccellenza includiamo tutto e tutti. Se cercheremo la giustizia del Regno che significa anche misericordia il resto ci viene dato semplicemente in più.

C’è nel Padre nostro una semplicità e una brevità stupefacente che racchiude un’infinita ricchezza e una profondità abissale. Era una preghiera di fatto già in uso nella spiritualità ebraica sia pur con forme diverse, più stringate ma ben radicate. Cipriano, teologo del III secolo, la definiva il riassunto della fede cristiana ma ignorava quanto ora qui ricordato. All’epoca la fase antigiudaica del cristianesimo era un elemento distintivo. I nostri peccati di cristiani contro l’ebraismo sono stati del resto sempre presenti e non solo nel secolo scorso. Peccati spesso anche di falsità o di omissioni nel dire la verità.

Nell’invocazione della preghiera del padre nostro ci si rivolge veramente a Dio, Padre (o meglio papà, traducendo il termine aramaico di riferimento) e Signore. Il suo Nome – ossia il suo Essere – deve essere santificato. Si prega quindi per il suo Regno e non meramente per cose puramente personali. Per questo si dice del continuo, non “mio” o “me” ma “nostro” e “noi”. Il nostro bisogno individuale è incluso nella richiesta del Regno di Dio e proprio per questo riceve il suo pieno diritto. Quindi prima viene la causa di Dio e non ad esempio quello delle religioni. E’ infatti il suo Regno che deve avvenire prima del giudizio finale e della risurrezione dei morti. Non è – come generalmente si pensa –  la terra a dover essere attirata su in cielo ma il cielo sulla terra.

In questo il Regno di Dio dice una cosa molto diversa dal cristianesimo tradizionale (cattolico, luterano o riformato conservatore) in cui si separa un settore interno e uno esterno, riservando il primo a Dio e il secondo al “principe di questo mondo”. Chi domandava a Gesù quando ci sarà il regno, lui rispondeva quando l’interno sarà come l’esterno e il visibile come l’invisibile. In Luca 17,20 e seguenti è scritto il Regno di Dio è in mezzo a voi e non dentro di voi! E la famosa frase detta a Pilato, espressione della realtà imperiale, “il mio Regno non è di questo mondo” non vuol affatto dire che il Regno sia nell’al di là ma che è il Regno del mondo “che viene” e che “verrà”, diverso da questo mondo.

Sembrano frasi apparentemente insignificanti ma proprio queste impediscono la fuga da questo mondo e la necessità dell’impegno nella realtà civile, politica e sociale. Il messaggio realmente cristiano non è spiritualistico ma possiamo dire materialistico, di un materialismo sacro, che attraverso la Parola rende il pane di domani ossia quello necessario un pane sacramento nel senso più ampio del termine ossia simbolico e universale. In cui la vera comunione con Dio è data da quella degli uomini nella solidarietà e nella mutua remissione delle colpe. Non si dice infatti nella preghiera noi “rimettiamo” ma “abbiamo rimesso” i peccati, le colpe dei nostri fratelli e sorelle. Solo dopo aver compiuto ciò è possibile vivere e riconoscere veramente il Padre e il suo ordine d’amore: non è quindi una questione di nozioni apprese a catechismo ma di vita vissuta e reale. Personalmente. La liberazione da ogni angustia (tentazione) di questo tempo in cui il Regno non è pienamente realizzato è quindi una messa in guardia dalle fughe verso lo spiritualismo o la complicità delle logiche imperanti di ingiustizia, di creazione di nemici, di idoli.

Certo sconfiggere le nostre paure umane non è semplice e non lo sarà nemmeno per le prossime generazioni. Basti pensare alla paura del bisogno, del vuoto, della morte, del destino… ma non è certo la sete di possesso che può o potrà colmare la nostra angoscia di sprofondare nel vuoto della distruzione fisica personale, di una guerra, della povertà, di una malattia.

La protesta credente davanti alla morte si radica in modo altrettanto chiaro nei Vangeli. A chi immaginasse una qualunque complicità di Dio con l’opera della morte i quattro testi dei redattori dei Vangeli (che non sono quattro ma si tratta di opere a più voci e a più mani) offrono una flagrante smentita. Gesù non scende mai a patti con la morte, non vi si arrende, la affronta. Dalla rianimazione della figlia di Iairo, del figlio della vedova di Nain, coi suoi pianti e la sua lotta di fronte alla morte di Lazzaro si mostra sempre da che parte sta: non già nella disgrazia o nella distretta ma nella lotta. Dio non è sovrano della morte bensì il maestro dei viventi. Figuriamo se il suo Regno possa essere confinato dopo la morte!

La menzogna di molti cristiani ( non di tutti)  continua anche in questo secolo che viviamo.

Ragaz ci ha insegnato che vivere il cristianesimo all’aria aperta significa liberarci da questi schemi o modi di pensare che rinunciano all’evangelo sociale e che si può e si deve non avere vincoli con lo Stato, la Chiesa e la società.

I teologi che sono venuti dal dopoguerra in avanti ci hanno fatto capire che la creazione continua ed è affidata anche nelle nostre mani. Lo Spirito non ha mai smesso di soffiare e si avvale anche delle nostre piccole mani.

Maurizio Benazzi

 

 

 

 

 

In breve:

 

Appuntamento di sabato 20 settembre 2008 alle ore 17.00
 
Il guado – Sede di Via Soperga 36 – Milano

 

Omosessuali cristiani in rete
Quali percorsi, per gli omosessuali credenti, nella rete e nella Chiesa

Nel settembre del 2007 nasceva un portale che aveva l’ambizione di diventare un punto di riferimento per quanti tentano di far dialogare Fede cristiana e condizione omosessuale. A distanza di un anno la scommessa è stata vinta: i volontari di quello che è ormai diventato il Progetto Gionata sono all’opera in tutta Italia, mentre il numero dei contatti giornalieri ha ormai superato la media delle 10.000 visite mensili (fonte Shinystat). Ecco perché abbiamo deciso di riflettere, insieme a quanti hanno contribuito alla nascita e al successo di Gionata.org, per scoprire le potenzialità che la rete internet offre a chi sente, su di se, il compito di dare voce a migliaia di omosessuali credenti che di voce non ne hanno mai avuta.
 

 

Ecumenici seguirà questo evento de Il guado, conosciuto direttamente nei primi anni 90 come esperienza di “cristianesimo catacombale”. Andiamo a sentire cosa è cambiato realmente nel frattempo…

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