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Verrano a chiederci i voti…

Gentilissimo,

il Presidente è molto rammaricato di non poter accogliere il Suo appello.

Purtroppo dopo aver consultato gli assessorati competenti abbiamo dovuto prendere atto che non ci sono risorse per supportare questo nobile progetto.

Inviamo a Lei e all’Associazione un saluto del Presidente.

Cordialità

 

La segreteria del Presidente

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Buon giorno Maurizio,

                        Ti informo che sto inviando l’Appello trasmesso in settembre al Presidente della Puglia, riguardante lo scafo arrugginito della Kater i rades, ai siti e periodici arbereshe, a bollettini ed a newsletter ed a vari organi d’informazione, quindi doverosamente lo invio anche alla Tua Newsletter.

In questi giorni, nel Tribunale di Brindisi si è aperto il processo d’Appello sull’affondamento della Qater i Rades, carica di profughi albanesi, affondata il Venerdì Santo del 1997, dalla nave militare italiana ‘Sibilla’ –

Nel processo d’Appello è impegnata anche la figlia del compianto Avv. Giuseppe A. M. Baffa, Maria Vittoria, anche lei avvocato della difesa, la quale così continua idealmente la nobile opera iniziata dal padre, tragicamente scomparso lungo la strada per giungere nel Tribunale di Brindisi per la prima udienza del processo.

La stampa nazionale si sta distinguendo, ancora una volta, nel manifestare un’assordante silenzio.

Il primo processo si è chiuso nel 2005 , come sappiamo, con una sentenza salomonica, all’italiana, che divideva le responsabilità fra i due comandanti, allontanando così la verità processuale dai fatti.

La realtà odierna è caratterizzata dalla rimozione dalla coscienza civile di questa terribile strage della quale non si ricorda quasi più nessuno e soprattutto quasi nessuno parla, il che stride assai con l’asserita necessità di conservare la ‘memoria storica’, parola d’ordine tra le più gettonate, ma che puntualmente si conferma come pura retorica.

Questo mi ha spinto a diffondere l’Appello per poter tentare di rompere, seppure in minima parte, la congiura del silenzio da parte della stampa.

Saluti e grazie per il buon lavoro.

Giuseppe Chimisso

Gentile Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola,

                                                                                       ho visto tempo addietro, sul sito di Pugliantagonista, la foto della carcassa del guardacoste albanese Qatër i Radës, affondata la notte del Venerdì Santo del 1997, dalla nave militare italiana ‘Sibilla’.

Scafo corroso dalla ruggine, fermo ancora lì dove anni fa l’ho fotografato, allora seminascosto da un peschereccio, in un remoto angolo del porto di Brindisi.

Inutile dire che quella immagine mi ha fatto venire un groppo alla gola.

Mi sono balenate nella mente le immagini addolorate dei superstiti dell’affondamento, allora alloggiati nella Caserma Caraffa di Brindisi e del loro fiero portavoce Sig. Krenar Xhavara, da allora divenuto mio amico, superstiti i quali, dopo uno sciopero della fame ottennero di riportare a terra lo scafo, dal fondo degli abissi, con il suo pietoso carico umano.

Mi sono ricordato del giro effettuato nell’accompagnare Krenar, nel mercato di Brindisi, per comperare un vestitino da adagiare sui resti del corpicino, ormai saponificato, della sua piccola figlioletta Kredes di sei mesi ed uno scialle da porre sul corpo della moglie Dessantila, di ventiquattro anni, entrambe estratte dalla Qatër i Radës, assieme agli altri sfortunati, dopo più di sette mesi dall’affondamento.

Quel che rimane del relitto è oggi solo in apparenza un oggetto inerte ed abbandonato dall’ignavia degli uomini.

Ha un valore simbolico intrinseco grandissimo, non solo per le famiglie delle vittime, ma per la coscienza civile di due popoli: quello italiano e quello albanese.

E’ la testimonianza viva di un’immane tragedia che è costata la vita ad 86 persone delle quali sono stati recuperati i corpi, oltre ad una ventina di dispersi.

Proprio per questo condivido l’idea di alcuni familiari delle vittime che risiedono nel territorio bolognese e dei parenti dell’Avv. Giuseppe Maria Baffa, morto tragicamente nel recarsi alla prima udienza nel Tribunale di Brindisi, per difendere i parenti delle vittime, idea che a Te, caro Presedente rilancio, affinché lo scafo della Qatër i Radës. simbolo di una grande tragedia del mare, tragedia frutto di una vergognosa campagna d’intolleranza sviluppatasi nel nostro Paese, non sia lasciato abbandonato e nelle condizioni in cui versa oggi.

Le tante promesse passate, fatte da vari politici, sono state portate via dal vento; politici senza scrupolo che sperano di far lavorare il tempo e l’oblio che questo porta con se.

Il relitto necessita di attenzione e della necessaria cura per potersi predisporre a coltivare la memoria del passato e di ciò che non deve più accadere.

Qui a Bologna, attorno ai resti dell’aereo dell’Itavia, abbattuto ad Ustica nel 1980, è stato creato un Museo della Memoria ed attraverso l’arte, i resti del disastro in cui persero la vita 81 persone, cessano di essere meri simulacri. E’ stato conferito un valore aggiunto al valore simbolico del relitto, attorno al quale la comunità cittadina, tutta, si ritrova.

Perché non pensare ad un’iniziativa simile anche in Brindisi?

La popolazione pugliese ha già dato prova in passato, nell’accogliere fin dentro le proprie case migliaia di profughi albanesi, di possedere un alto e nobile senso di solidarietà e civiltà.

Questo rimane scritto nella storia delle genti rivierasche in modo indelebile.

Spero e credo Signor Presidente, che questo appello non debba essere lasciato cadere nel vuoto.

Ancora una volta deve essere il senso civico dei discendenti delle antiche civiltà dell’Apulia a trionfare, in controtendenza rispetto alle contaminazioni che provengono dai miasmi xenofobi e razzisti nascenti dallo stolto pregiudizio che sembra voler dominare questa società ormai alla deriva.

Distinti saluti,

Giuseppe Chimisso

Presidente

Associazione Skanderbeg

Comunità albanese di Bologna

Via del Mastelletta, 6 – 40128 BO

Cell. 349. 77 86 592

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L’informazione oscurata

Ecumenici fa proprio l’appello pubblico della comunità di Tikkun in favore di una preghiera per il rabbino Lerner , ammalato di tumore. Lo amiamo come difensore delle libertà civili e democratiche, della Pace e della non violenza, in favore della Giustizia e dell’ambiente. Nell’ultima campagna elettorale americana i suoi ripetuti interventi, in favore del Presidente Obama, ci hanno perfino commosso per il generoso slancio e le diverse iniziative di sensibilizzazione. Siamo con Lui vicini in questo momento di prova e di sofferenza. Siamo anche certi che troverà la solidarietà in tutti i continenti e parole di stima sincera in persone di ogni credo religioso. Semplicemente fra amici, senza distinzione alcuna. Forza e coraggio Rabbi Lerner!

 

Pacchetto sicurezza e immigrazione. Cosa cambia?
di FEDERICA BRIZI

Perchè finalmente ci si informi e si sappia cosa sta succedendo.

Disegno di Legge “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”

Approvato lo scorso 5 febbraio dal Senato della Repubblica con 154 voti favorevoli e 114 contrari
Il testo è passato ora alla Camera. Prima si dovranno esprime sul testo le commissioni riunite I Affari Costituzionali e II Giustizia, poi il disegno di legge verrà discusso in assemblea.

L’impostazione di tutto il pacchetto sicurezza è discriminatoria e persecutoria, produrrà sempre maggiore marginalità ed esclusione e dunque insicurezza. Inoltre inibirà, attraverso una serie di norme inutilmente vessatorie, quei percorsi di integrazione faticosamente avviati da migranti che risiedono regolarmente in Italia e contribuiscono al suo benessere.
Il pacchetto sicurezza sancisce un pericoloso passaggio dalla cultura dei diritti e della solidarietà alla cultura del sospetto e della delazione.

Elementi di particolare preoccupazione contenuti nel disegno di legge sono:

Matrimoni e cittadinanza italiana
L’acquisto della cittadinanza italiana per matrimonio potrà avvenire, dopo due anni di residenza nel territorio dello Stato (dopo il matrimonio) o dopo tre anni nel caso in cui il coniuge si trovi all’estero. Tempi dimezzati in presenza di figli. Le precedenti disposizioni prevedevano un termine di sei mesi. Sarà poi necessario il pagamento di una tassa di 200 euro. Ulteriore stretta sui matrimoni con una modifica al Codice Civile che prevede l’introduzione dell’obbligo di esibire il permesso di soggiorno.

Soppressione del divieto di segnalazione
I medici ed il personale ospedaliero potranno segnalare all’autorità competente, ai fini dell’espulsione, gli stranieri senza permesso di soggiorno, ed in possesso quindi della tessera Stp, che si recheranno presso le strutture ospedaliere. E’ a rischio il diritto alla salute, garantito dalla nostra Costituzione a ognuno a prescindere dalla sua condizione giuridica. Gravi, inoltre, sarebbero le ripercussioni in termini di salute pubblica e l’inevitabile ricorso a canali sanitari paralleli che si verrebbero a creare, favorendo le organizzazioni criminali.

Ingresso e soggiorno irregolare
Si introduce il reato di ingresso e soggiorno irregolare ma senza che questo comporti l’immediata incarcerazione. E’ prevista un’ammenda da 5.000 a 10.000 euro, oltre all’espulsione. Inoltre è prevista la possibilità di rimpatrio senza il rilascio del nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria competente.

Iscrizione anagrafica
Sarà richiesta per l’iscrizione o la variazione della residenza anagrafica, la certificazione dell’idoneità alloggiativa, cioè le condizioni igienico-sanitarie ai sensi delle vigenti norme sanitarie. Moltissime abitazioni, anche tra quelle reperibili dietro lauto compenso nel mercato privato, non potranno rispondere a questo criterio. Il provvedimento andrà ad intaccare i diritti dei cittadini migranti, dei comunitari e degli stessi cittadini italiani.
Inoltre, parlando esclusivamente di “immobili” si esclude implicitamente chi vive in roulotte, camper e campi nomadi. La perdita dei diritti legati alla iscrizione anagrafica che coinvolgerà cittadini italiani e stranieri, avrebbe gravi conseguenze sulla pacifica convivenza nella società.

Esibizione del permesso di soggiorno
Si introduce la necessità di esibire il permesso di soggiorno per tutti gli atti di stato civile. Ciò significa che anche il diritto di riconoscere un figlio verrà sottoposto al filtro della richiesta del permesso di soggiorno.
Visto d’ingresso per ricongiungimento familiare
Non sarà più possibile richiedere il visto d’ingresso se il nulla osta non verrà rilasciato dopo 180 giorni dal perfezionamento della pratica. Svanisce così anche l’unica possibilità di garanzia del diritto all’unità familiare prevista per far fronte alle lentezze burocratiche. Sparisce così il principio del silenzio-assenso previsto per il ricongiungimento familiare.

Rimesse di denaro
I cosiddetti servizi di money transfer avranno l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno e di conservarne copia per dieci anni. Inoltre dovranno comunicare l’avvenuta erogazione del servizio all’autorità competente nel caso riguardi un soggetto sprovvisto di permesso.

Permesso di soggiorno
E’ disposta l’istituzione di un “accordo di integrazione” articolato in crediti da sottoscrivere al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno. Lo straniero si impegna a raggiungere precisi obiettivi di integrazione da conseguire nel periodo di validità del permesso di soggiorno. La perdita integrale dei crediti determina la revoca del permesso di soggiorno e l’espulsione.
I criteri e le modalità verranno stabiliti da un apposito regolamento.
Inoltre, per tutte le pratiche relative al rilascio o al rinnovo del permesso di soggiorno si dovrà versare un contributo economico; da 80 a 200 euro, da definire con un successivo decreto ministeriale.

Esibizione dei documenti
Arresto fino ad un anno e multe fino a 2.000 euro, per chi non esibisce il documento senza giustificato motivo.

Registro per senza fissa dimora
Se da un lato viene cancellata per i senza fissa dimora (ma non solo) la possibilità di iscrizione anagrafica, viene istituito presso il Ministero dell’Interno un registro per la schedatura dei cosiddetti clochard.

Cancellazione anagrafica
E’ prevista dopo sei mesi dalla data di scadenza del permesso di soggiorno.

Favoreggiamento ingresso irregolare
Vengono inasprite tutte le norme legate al favoreggiamento dell’ingresso irregolare, non vengono invece minimamente toccate le sanzioni per quanto concerne gli sfruttatori.

Permesso Ce di lungo periodo
L’ottenimento della carta di soggiorno potrà avvenire solo dopo il superamento di un test di lingua italiana.

Le ronde
Gli enti locali si avvarrano della collaborazione di associazioni tra cittadini per segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o pericolo per la sicurezza.

Reati ostativi all’ingresso
Dovranno essere prese in considerazione anche le condanne non definitive.

P.S. Non è passata, invece, la proposta di allungare il tempo di trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) da 2 a 18 mesi.

Fonte: Servizio Rifugiati e Migranti

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Contro il palazzo

Petizione contro l’abolizione delle cure primarie agli immigrati su Facebook

Da circa 24 ore siamo operativi anche lingua italiana su Facebook col nome “Gruppo ecumenici” e stiamo già lavorando su una petizione condivisa da molte organizzazioni umanitarie e singoli cittadini su questo tema sopra richiamato. Nel raccogliere adesioni – tra l’altro – siamo già segnalati dai promotori come fra i migliori recrutatori della causa. Occorre però mobilitarsi almeno fino a martedì sera e per chi vive a Roma partecipare anche al sit-in di protesta di mercoledì davanti a Montecitorio. Parteciperanno organizzazioni umanitarie e religiose.

Se il palazzo dovesse approvare il provvedimento della barbarie contro gli immigrati è bene iniziarsi a prepararsi fin da subito per mandare a casa tutt* dal Parlamento: maggioranza e opposizione. Non pensavamo francamente di doverci occuparti anche del tema della crisi della democrazia in Italia ma lo stato delle cose ci impone di non far finta di non vendere, di non sentire e di non parlare.

Qui sulla Mailing list riprendiamo volentieri l’appello pubblicato sul blog Nessuno escluso ( http://giulianofalco.blogspot.com  ) di Giuliano Falco, amico a noi collegato.

 

Dal giuramento d’Ippocrate:
Giuro di osservare il segreto su tutto ciò che mi è confidato, che vedo o che ho veduto, inteso o intuito nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio stato

APPELLO

“DIVIETO DI SEGNALAZIONE”
siamo medici ed infermieri, non siamo spie

Le organizzazioni firmatarie esprimono preoccupazione ed allarme per le conseguenze della possibile approvazione dell’emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 all’Assemblea del Senato, volto a sopprimere il comma 5 dell’articolo 35 del Decreto Legislativo 286 del 1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che sancisce il divieto di “segnalazione alle autorità”.

Il suddetto comma 5 attualmente prevede che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere, sia territoriali n.d.r.) da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
Questa disposizione normativa è presente nell’ordinamento italiano già dal 1995, attraverso l’art. 13, proposto da una vasta area della società civile, del decreto legge n. 489/95, più volte reiterato, voluto ed approvato dal centro destra anche con i voti della Lega. La “logica” della norma non è solo quella di “aiutare/curare l’immigrato irregolare”, ma anche quella di dare piena attuazione all’art. 32 della Costituzione, in base al quale la salute è tutelata dalle istituzioni in quanto riconosciuta come diritto pieno ed incondizionato della persona in sé, senza limitazioni di alcuna natura, comprese – nello specifico – quelle derivanti dalla cittadinanza o dalla condizione giuridica dello straniero. Il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerebbe nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie.
Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio, anche aumentando i fattori di rischio per la salute collettiva. Il citato obbligo di non segnalazione risulta quindi essere una disposizione fondamentale al fine di garantire la tutela del diritto costituzionale alla salute.
Appare pertanto priva di significato l’ipotesi di affidare alla libera scelta del personale sanitario se procedere o meno alla segnalazione dello straniero poiché ciò, in contrasto con il principio della certezza della norma, lascerebbe al mero arbitrio dei singoli l’applicazione di principi normativi di portata fondamentale.
La cancellazione di questo comma vanificherebbe inoltre un’impostazione che nei 13 anni di applicazione ha prodotto importanti successi nella tutela sanitaria degli stranieri testimoniato, ad esempio, dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili (basso peso alla nascita, mortalità perinatale e neonatale …). E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi, in quanto l’utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi (quando non sia impedito da problemi di accessibilità) si dimostra non solo più efficace, ma anche più “efficiente” in termini di economia sanitaria.

Riteniamo pertanto inutile e dannoso il provvedimento perché:

– spingerà verso l’invisibilità una fetta di popolazione straniera che in tal modo sfuggirà ad ogni tutela sanitaria;

– incentiverà la nascita e la diffusione di percorsi sanitari ed organizzazioni sanitarie “parallele”, al di fuori dei sistemi di controllo e di verifica della sanità pubblica (gravidanze non tutelate, rischio di aborti clandestini, minori non assistiti, …);

– creerà condizioni di salute particolarmente gravi poiché gli stranieri non accederanno ai servizi se non in situazioni di urgenza indifferibile;

– avrà ripercussioni sulla salute collettiva con il rischio di diffusione di eventuali focolai di malattie trasmissibili, a causa dei ritardi negli interventi e della probabile irreperibilità dei destinatari di interventi di prevenzione;

– produrrà un significativo aumento dei costi, in quanto comunque le prestazioni di pronto soccorso dovranno essere garantite e, in ragione dei mancati interventi precedenti di terapia e di profilassi, le condizioni di arrivo presso tali strutture saranno verosimilmente più gravi e necessiteranno di interventi più complessi e prolungati.

Hanno espresso posizioni analoghe gli Ordini ed i Collegi che rappresentano, su base nazionale, le principali categorie di operatori impegnati nell’assistenza socio-sanitaria alle persone immigrate: Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri (FnOMCEO), Federazione Nazionale Collegi Infermieri (IPASVI), Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche (FNCO), Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali (CNOAS).

Per le ragioni sopraesposte rivolgiamo un sentito appello affinché i senatori di qualunque schieramento respingano la citata proposta emendativa all’art. 35 del Dlgs.286/98 e comunque, nell’incertezza di una eventuale riformulazione di emendamenti specifici, chiediamo che l’articolo 35 del Dlgs.286/98 rimanga per intero nella sua attuale formulazione.

Si prega di comunicare SUBITO l’adesione all’appello
prima del 29 all’indirizzo mail: ombretta.scattoni@rome.msf.org
Per informazioni: 06/4486921 – 329/9636533

Primi firmatari
Medici senza Frontiere (MSF)
Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM)
Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI)

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