Archivi tag: islam

Populismo, religione senza spiritualità

In Europa, dove il cristianesimo è in crisi, si diffonde il populismo. Che si propone di difendere le radici cristiane del continente

Fonte:  http://www.lemondedesreligions.fr/actualite/le-populisme-une-religion-rituelle-sans-spiritualite-21-04-2011-1460_118.php

In Ungheria una nuova costituzione fa riferimento a Dio e al cristianesimo; in Francia riaffiora il “passato cristiano”. E dappertutto in Europa dei partiti più o meno populisti fanno rivivere il riferimento religioso come veicolo identitario. Intervista a Dominique Reynié (nella foto), politologo, professore di scienze politiche ed esperto di populismo in Europa.

C’è un legame tra l’aumento del populismo in Europa e il ritorno a riferimenti religiosi sempre più numerosi, in particolare di derivazione cristiana?
Il populismo che trionfa oggi in Europa ha due dimensioni. La prima è materiale: alcuni gruppi sociali reputano che i loro interessi siano rimessi in causa dalla mondializzazione, dalla globalizzazione (ad esempio, le classi popolari constatano che il loro potere d’acquisto ristagna o si riduce). La seconda è immateriale: molti europei ritengono di dover preservare tradizioni, usanze e paesaggi architettonici nel quadro di una società che improvvisamente sta cambiando (nessuno sembra essersi reso conto dell’arrivo di questi cambiamenti e i politici non hanno saputo spiegarli ai cittadini).
Molti europei si risvegliano improvvisamente con la paura di ritrovarsi, tra qualche anno, in una società radicalmente diversa. E tra gli elementi costitutivi della società di cui paventano la sparizione c’è la religione cristiana. Ciò che è paradossale è che sono coloro che non vanno più a messa a rammaricarsi del declino della religione cristiana in Europa.
Il disimpegno che si avverte un po’ dappertutto in Europa riguardo alla religione cristiana – con una parallela ricomposizione etnoculturale dovuta all’immigrazione che fa emergere un’altra religione, l’islam – ripropone la questione religiosa. “Che cosa siamo diventati?”, ci si domanda in Europa. E si dice: “La religione non è scomparsa, è la nostra religione che è in declino”. Ciò non favorisce un arricchimento culturale, bensì alimenta l’idea di un conflitto etnoculturale, tipica di tutti i populismi, e un certo ritorno del religioso.

Come qualifica questo ritorno al referente religioso?
Si tratta prima di tutto di un ritorno alla religione intesa come patrimonio e non come dimensione spirituale. Questo ritorno concerne quindi degli oggetti, come le chiese. In tutta l’Europa si pone il problema di cosa fare di tutti questi edifici, che per la maggior parte sono vuoti. Siamo pronti a spendere ingenti somme di denaro per mantenerli? O accettiamo di vederli trasformare in supermercati, cinema o librerie?
Questo sarà un tema scottante, nei prossimi anni: assisteremo, in ogni località, al declino del patrimonio architettonico ecclesiastico. E ciò costituirà in qualche modo la prova materiale del declino della religione in Europa.
D’altra parte, credo che ci si aggrappi a questo aspetto materiale perché l’aspetto spirituale sembra troppo fuori dalla portata. Gli europei si sono troppo profondamente convertiti al materialismo, alla comodità di questa vita consumistica, e non si sentono abbastanza forti o motivati per ritornare alla dimensione spirituale della religione. La religione sembra troppo impegnativa, troppo esigente, troppo in contrasto con la società consumistica che ha trionfato in Europa. È per questa ragione che il patrimonio religioso materiale ha una tale importanza.

Ci sono differenze tra i populismi? Alcuni fanno più riferimento alla religione di altri?
Il populismo che integra la religione è un populismo di destra, molto chiaramente, ed è il populismo che funziona meglio. C’è una sorta di tensione, poiché certi populismi di destra hanno rinunciato al riferimento religioso a vantaggio della laicità, come in Francia o nei Paesi Bassi. Ma i populismi di destra svizzero e austriaco, invece, investono nel riferimento religioso.
In ogni modo si tratta di una religione rituale, quasi priva di spiritualità. Credo che i partiti populisti di destra abbiano compreso che se non parlano del disagio religioso perdono una risorsa politica importante. Nel contempo hanno tuttavia capito che possono trarre vantaggio da questo riferimento soltanto se si tratta di un religioso non spirituale, vale a dire un religioso tradizionale e rituale. Perché se proponessero un religioso spirituale, non otterrebbero alcun successo.
La posizione di quei partiti è cinica, molto prammatica. In sostanza, dicono: “Non avete bisogno di andare a messa perché la religione sia difesa come istituzione patrimoniale”. Fanno leva su di un’angoscia identitaria diffusa – tra il declino di una religione e la crescita di un’altra, l’islam – senza domandare un ritorno alla religione, poiché ciò non avrebbe alcun successo.

Questo ritorno al religioso si spiega interamente come una reazione all’avanzare della religione musulmana in Europa?
L’islam accelera e cristallizza. Ma ci sono delle cause più profonde. In primo luogo la situazione demografica dell’Europa. Siamo un continente la cui popolazione invecchia, che non avrà mai più una popolazione giovane. A partire dal 2015, in Europa si registreranno più decessi che nascite. E questo porta allo sviluppo di un nuovo rapporto con il mondo, se non altro perché le persone anziane vivono in modo diverso i cambiamenti in corso e quelli futuri. In secondo luogo, il mondo sta per cambiare profondamente. L’Europa non è più il cuore dell’Occidente e l’Occidente non è più il centro del mondo. E in terzo luogo ci sono tutte le questioni legate ai limiti naturali della nostra espansione, che siano tecnici o economici, e il problema ecologico.
In altre parole, c’è la sensazione che possa essere rimesso in causa tutto il modello materialista sul quale abbiamo edificato società felici e prospere. E anche questo è un elemento che induce un ritorno al riferimento religioso

(intervista a cura di Matthieu Mégevand; trad. it. Giacomo Mattia Schmitt)

Annunci

Commenti disabilitati su Populismo, religione senza spiritualità

Archiviato in chiese, Dialogo inter religioso

Un film per riflettere: Uomini di Dio

Mentre in Egitto le elezioni legislative del 28 novembre si stanno avvicinando e i copti (in maggioranza ortodossi) dichiarano apertamente le loro paure circa le spinte discriminatorie e denigratorie dai parte dei media …

Campagne mediatiche che non risparmiano nemmeno i pacifisti accusati di trasformare le navi di soccorso ai palestinesi come rifornimenti di armi per i cristiani egiziani. Una spirale di odio che lega Il Cairo a Tel Aviv.

 

Uomini di Dio

 
(ve/frenetics) Il Un monastero in cima alle montagne del Maghreb in un periodo non precisato degli anni ’90. Otto monaci cistercensi francesi vivono in armonia con la popolazione musulmana. Vicini agli abitanti del villaggio, partecipano alle loro attività lavorative e alle loro feste e si occupano delle loro quotidiane necessità mediche.
Quando un gruppo di lavoratori stranieri viene massacrato, il panico si impadronisce della regione. L’esercito cerca di convincere i monaci ad accettare una protezione armata, ma i confratelli la rifiutano. Poco dopo ricevono la visita di un gruppo di fondamentalisti islamici che rivendicano la responsabilità del massacro. Christian, il Priore, affronta con fermezza Ali Fayattia, il leader degli uomini armati, convincendolo ad andarsene. Ma il dubbio si è insinuato tra i monaci: alcuni vogliono andar via, altri insistono sul loro dovere di restare. Christian propone un periodo di riflessione prima di prendere una decisione collettiva.
I monaci provano ad andare avanti come se niente fosse cambiato, ma l’atmosfera si fa sempre più tesa. Quando accettano di curare alcuni terroristi, le autorità protestano e cominciano a premere perché tornino in Francia. Christian organizza una nuova votazione. Ma stavolta i confratelli sono tutti d’accordo. Rimarranno, a qualsiasi costo…
Il film di Xavier Beauvois è liberamente ispirato alla tragedia di Tibhirine (1996), in cui sette monaci francesi di un monastero algerino furono rapiti da un gruppo del GIA (Gruppo Islamico Armato) e assassinati. Il film esamina gli ultimi mesi vissuti da una piccola comunità di monaci cristiani in “terra musulmana”. Il film è incentrato più sulla ricerca del significato degli eventi e di ciò che era in gioco per la comunità, che sul racconto dei dettagli di ciò che realmente accadde.
“Uomini di Dio” testimonia il reale impegno dei monaci e la forza del messaggio di pace che desideravano attestare restando in mezzo ai loro fratelli musulmani: la possibilità di trovare un comune terreno di fraternità e spiritualità tra cristianità e islam (al cinema, in Ticino e in Italia).

Uomini di Dio
Francia 2010
Regia: Xavier Beauvois
Interpreti: Lambert Wilson, Michael Lonsdale, Olivier Rabourdin, Philippe Laudenbach, Jacques Herlin, Loïc Pichon, Xavier Maly, Jean-Marie Frin
Premi: Premio della Giuria ecumenica e Gran Premio della Giuria, Cannes 2010

Commenti disabilitati su Un film per riflettere: Uomini di Dio

Archiviato in chiese, Dialogo inter religioso, Pace

Non solo una questione di minareti

Nella settimana del dialogo fra cristiani e islamici raccogliamo questo intervento che ci sembra interessante: noi ci ricordiamo molto bene di tutte le obiezioni sollevate dalle maggioranze dei Consigli comunali di Gallarate o di Como: sempre la solita solfa nei manualetti usati da piccoli amministratori beceri, coi quali si riesce legalmente a violare il diritto costituzionale della libertà di religione. Destinazione d’uso dei locali, porte di sicurezza, WC per handicappati sono queste le principali argomentazioni per impedire la stessa apertura o il funzionamento dei locali di culto islamici, senza minareto. Per non parlare dei problemi di una vecchietta  (povera Crista) che non riesce a passare sul marciapiede dove sostano i preganti islamici che non riescono a rimanere all’interno del locale causa l’affollamento. Questo e’ il volto aberrante dell’intolleranza religiosa cattolica nella tana del lupo, mascherata ovviamente dalla difesa delle tradizioni e dell’identità. Pensate che scomodano sui manifesti crociati e perfino nativi americani per argomentare… Come dire non c’è mai fine al peggio. Ma la stessa Diocesi del cardinale ambrosiano  incassa volentieri i versamenti degli Enti locali. A qualsiasi titolo: dal restauro di templi ai centri antiabortisti, alle parrocchie o caritas locali. Gli amministratori, sempre in prima fila nelle Omelie con TV,  del resto sono solo cristiani un po’ così…

Se questa e’ la loro legalità e il loro dialogo: non sappiamo proprio che farcene! 

MB

Ghaleb Bencheikh , animatore della trasmissione “Islam” su France 2, presidente della Conferenza mondiale delle religioni per la pace, è stato intervistato a Losanna dall’agenzia ProtestInfo. Dottore in scienze, figlio di un ex rettore della Grande Moschea di Parigi, Bencheikh si esprime in merito ad alcune questioni religiose che turbano a nord e a sud delle Alpi.

Qual è il suo parere sul dibattito suscitato dal velo?
Il velo dipende da una raccomandazione contingente, fatta in un determinato momento della storia a donne particolari, affinché fossero riconosciute e non offese. È una questione che non ha davvero bisogno di tutto il baccano di cui è fatta oggetto attualmente, poiché non rientra nell’essenziale.

Che cosa pensa della votazione sulla proibizione dei minareti in Svizzera?
È stata una cosa quanto mai stupida, da entrambe le parti. Da parte islamica perché le moschee non hanno bisogno di minareti. Non è né un’esigenza architettonica, né un’esigenza teologica. La prova migliore è la moschea della Cupola della Roccia a Gerusalemme: non ha il minareto e ciò non le ha impedito di essere una delle più belle e amate dai musulmani.
Dall’altro lato, era assolutamente stupido considerare i minareti come razzi che non si armonizzano con l’architettura. La nazioni si evolvono, la vita insieme deve essere improntata al rispetto e al riconoscimento, in una società aperta, multiconfessionale. Questa votazione non ha fatto onore alla confederazione elvetica.

È favorevole a una lettura storico-critica del Corano?
Certamente. E bisogna anche andare oltre lo storico-critico. Non bisogna rimanere in quella che io chiamo archeologia e tracciabilità. È un testo che ci interpella, che ci pone domande sul sacro, sul destino dell’uomo, sul mistero della vita. E dunque non bisogna lavorare soltanto sul contenente, ma anche sul contenuto e sui suoi significati, al plurale. Forse i nuovi strumenti come la semiotica, la linguistica o la mediologia, poco utilizzati fino a oggi, ci apriranno altre prospettive. E ben vengano i risultati che possono scaturirne!

Come viene percepito nel mondo musulmano il tentativo di interpretare il Corano in relazione con la modernità?
Male a livello dei ceti popolari. Non lo si comprende. Inoltre ci sono degli atavismi, dei riflessi, delle paure: si confondono fedeltà alla fede e fissismo, attaccamento alla spiritualità e rigidità. Tuttavia, accanto a ciò, ci sono intellettuali, teologi, ricercatori che fanno cambiare le cose. Forse non sono in numero sufficiente, forse non hanno sufficiente potere da servire da leva al fine di cambiare i paradigmi di pensiero, ma in ogni caso ci sono e ciò apre delle prospettive.

Il dialogo interreligioso va oggi di moda. Che cosa ne pensa?
È paradossale. Da una parte c’è una proliferazione di convegni, di associazioni, di incontri sul dialogo interreligioso e dall’altro c’è un aumento della paura, dell’ostilità… Tuttavia penso che il dialogo interreligioso dipenda da un bisogno vitale. È necessario per spingere indietro le paure, per favorire il riconoscimento, per far posto all’amicizia e alla solidarietà, per costruire insieme una società giusta, fraterna e solidale (Sylvain Stauffer/ProtestInfo, trad. it. Giacomo Mattia Schmitt)

Commenti disabilitati su Non solo una questione di minareti

Archiviato in chiese, Dialogo inter religioso, Quaccheri del mondo

Guerra e pace: un contributo islamico

Riflessione della settimana:

 

Accuso nel mio libro (Il Regno di Dio è in Voi) i dottori della chiesa d’insegnare una dottrina contraria ai precetti del Cristo, nettamente formulati nel Sermone della montagna e contraria soprattutto al comandamento della non-resistenza al male e di togliere questo fatto alla dottrina del Cristo tutta la sua importanza.

(Leone Tolstoi) 

——————————–

Proponiamo uno degli scritti dell’amico sufi, invitandovi a consultare il sito della Confraternita di cui è Vicario generale in Italia: è il rinnovo di un’amicizia che anche nella distretta di una malattia ci trova partecipi alle sue vicende personali e comunitarie. Tutti i siti più significativi o raccoglitori di link di siti li trovate nella nostra pagina iniziale del sito www.ecumenici.eu , anch’esso questo mese raggiunge il livello record (per noi) di visite e pagine viste.

Il Suo apporto alla causa della Pace è fondamentale in Italia e nell’area islamica, E’ un patriota e riconosciuto tale dalla stessa Turchia, le cui autorità religiose, universitarie e governative non hanno mai fatto mancare il proprio sostegno e apprezzamento.  E’ facile che stringa amicizia con un rabbino persiano, un frate milanese o un noto cantante siciliano come Battiato.  Sono fatti del tutto naturali nella sfera spirituale di coloro che non spengono la luce interiore.

Noi ne vediamo sempre il chiarore. Ringraziamo l’Altissimo e  il Misericordioso per la Grazia di averci fatto conoscere questa stella che indica la direzione dell’Oriente.

Virgilio Eneide (XI, 362). “Nulla salus in bello: pacem te poscimus omnes.”

(Nessun bene dalla guerra; Pace, noi tutti ti invochiamo). 

GUERRA E PACE

 Premessa

Un bicchiere d’acqua. Se lo rovescio l’acqua cade, e giunta a terra, se vi è una fessura, penetra sempre più in basso, sempre più nel profondo buio. Perché salga al cielo occorre che io la faccia bollire affinché divenga vapore acqueo grazie al fuoco e al tempo. Così è l’uomo: affinché non cada in basso è necessario uno sforzo costante, buona volontà, attenzione. Le religioni, tutte le religioni lo aiutano a seguire le vie del bene, a sfuggire alle tentazioni di questo basso mondo che come seduzioni diaboliche lo vogliono trascinare al godimento temporale, ma contemporaneamente al male.

Così è anche la religione islamica. Nonostante che in suo nome – così come è avvenuto anche per le altre religioni – integralisti, estremisti, terroristi, gente insomma malvagia, egoista, deviata e senza raziocinio alcuno trascinino il nome dell’Îslâm nel fango, anche se l’Îslâm in questo non c’entra proprio per nulla, anche se le loro azioni sono esattamente il contrario di ciò che l’Îslâm insegna.

Il male è forte, ed è necessaria una grande forza per contrastare la malvagità di politici corrotti, di esseri in mala fede, degli arrivisti egoisticamente impazziti, dei detrattori di questa e di ogni altra religione. Chi parla male di una religione, l’Îslâm o qualsiasi altra, non capisce la luce della Fede che è in ciascuna di esse, e nega a se stesso la bontà divina che Dio ha comunque concesso ad ogni essere umano, poiché “ogni” essere umano è sua creatura.

La pace

Il saluto usuale di un musulmano è: âlSalâm âleikum, la pace sia con voi. E, dice il Corano(36ª58): La parola di Dio è “Pace”. I cattolici hanno la bellissima frase Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis. “Pace agli uomini di buona volontà” è anche un concetto che si legge nel Corano, Corano in cui la parola “pace” è citata trentacinque volte. Dice il Corano (10ª25): Dio chiama al soggiorno della Pace, e dirige chi Egli vuole sulla via diritta. (15ª46) Entrate[ in Paradiso] in pace e con sicurezza. (16ª32) Le persone che sono buone vengono chiamate dagli angeli, che dicono loro: “La Pace sia con voi; entrate in Paradiso, come ricompensa delle vostre azioni”.

La pace è anche la qualità dei maggiori profeti. Si legge infatti nel Corano: (20ª47) [Gli angeli dissero a Mosè:] “Pace su chiunque segue una giusta Via”. (19ª15) Di Gesù il Corano dice: La pace su di lui il giorno in cui nacque, il giorno in cui morirà, e il giorno in cui verrà resuscitato vivo. (19ª33) E ancora nel Corano Gesù stesso ripete: La pace su di me il giorno in cui io nacqui, il giorno in cui morirò e il giorno in cui sarò resuscitato vivo.

Vediamo ora l’attualizzazione della pace fra le varie comunità del mondo, ossia fra i diversi gruppi etnici e religiosi della terra. Dice il Corano (11ª118): Se il Signore avesse voluto, avrebbe fatto delle genti una sola comunità. E in 16ª 93: Se Dio avesse voluto, certo, avrebbe dato a voi una comunità (una religione) unica. La varietà di comunità serve dunque, sempre come dice il Corano, perché esse si confrontino reciprocamente, concorrano l’una l’altra nel bene, e nessuna prevarichi su altre.

Certo, queste comunità spesso hanno disatteso l’unità universale che è in definitiva l’unità dell’Uno in assoluto, Dio. Sarebbe necessario oggi recuperare la dimensione religiosa delle varie culture umane, ed ogni credente, di qualsiasi religione sia, dovrebbe capire che tutte le religioni partono da un unico ceppo; sono tutte frammenti di un unico grande specchio, e come ci si può specchiare nello specchio intatto, così ci si specchia (parzialmente) in ogni suo frammento. Questo è senz’altro il primo, essenziale passo, verso la pace universale.

Jalâl âlDîn Rûmî (il san Francesco dei Sufi, 1207-1273) scrisse: “Le vie sono diverse, la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’un l’altro durante la strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio, poiché la meta è unica”. Questo non è “superamento” della religione, ma “rispetto” d’ogni religione, come insegna lo stesso Corano, e la chiave di volta è il dialogo. Il dialogo ha come scopo la scoperta dei valori comuni e il rispetto dei valori altrui.

La guerra

In arabo “guerra” si dice harb, termine che appare nel Corano 9 volte. Anche qitâl, muqâtâl, radicale che si legge nel Versetto 2ª190: Combattete [qâtilûâ] sulla Via di Dio quelli che vi combattono, ma non eccedete. Certo, Dio non ama quelli che eccedono. Il termine “lotta” 9 volte. “Combattimento”, in modo esplicito ed implicito, in tutti i suoi significanti e tutte le sue accezioni, 30 volte.

Il termine jihâd significa “sforzo”, ed appare nel Corano cinque volte, indicando chiaramente lo sforzo che ognuno deve compiere all’interno del sé per vincere le proprie passionalità terrene ed i propri egoismi. In Occidente è stato tradotto a volte con “Guerra santa”, termine quest’ultimo coniato da Pietro l’Eremita nel 1096, quando organizzò la Prima Crociata; ma è una traduzione del tutto errata e capziosa. In arabo Guerra santa si dice âlharam âlqitâl, o anche âlharb âlquds, termini che non appaiono mai nel Corano, per il quale dunque, in effetti, nessuna guerra è santa.

Si tenga presente, comunque, che il Corano, come la Bibbia, è anche un libro storico; quindi dà relazioni di battaglie del tempo del Profeta, e tali accenni al combattimento sono da riferirsi al tempo e alle circostanze, e non fanno parte dei precetti religiosi.

D’altronde il Corano dice (17ª33): E, salvo un diritto, non uccidete la vita; Dio l’ha resa sacra. E in 5ª22: Abbiamo prescritto (ai figli di Israele) che chiunque uccide un essere umano non colpevole d’assassinio o di corruzione sulla terra è come se avesse ucciso tutta l’umanità; e chiunque gli concede salva la vita, è come se facesse dono della vita a tutta l’umanità.

Riguardo a ciò ecco un chiaro hadîth del Profeta: “Quando due musulmani si gettano l’uno contro l’altro con la spada in mano, entrambi, assassino e vittima, andranno all’inferno (Bukhârî, II,22).” E ancor più specifico, il Corano ingiunge, in 4ª93: Chiunque uccide un credente, la sua ricompensa è l’Inferno, e vi rimarrà in eterno. E su di lui la collera di Dio e la Sua maledizione, e gli prepara un castigo enorme.

Per il Corano, come ho detto, la guerra è solo di difesa, ed è autorizzata in casi specifici. 22ª39-40: Ne è data autorizzazione a coloro che sono attaccati, dal momento che in verità sono lesi (e Dio è certo atto a soccorrerli); e a coloro che sono espulsi dalle loro dimore senza diritto (solo perché dicevano: “Dio è il nostro signore”). Se Dio non difendesse le genti deboli quando contro di esse muovono guerra le genti malvagie e violente, le abbazie verrebbero demolite, e così le chiese, le sinagoghe, le moschee, in cui il Nome di Dio è molto invocato. Dio sostiene coloro che Lo adorano. Dio certo è forte, è potente.

Quindi: nessuna guerra di religione. Nessuna guerra per imporre la religione. Lo dice il Corano (2ª256) Nessuna costrizione in fatto di religione: la giusta direzione si distingua da sé dall’errore, e chiunque rinnega il Ribelle e crede in Dio ha afferrato l’ansa più solida, che non si spezza. Dio sente e sa. Ancora nel Corano (23ª62) Dio dice: Io non costringo nessuno, se non secondo le sue capacità. E nessuno verrà leso, poiché il detentore del Libro che dice la verità sono Io. D’altronde il Corano vieta di considerare ebrei e cristiani come nemici dell’Îslâm a causa della loro religione, poiché dice (29ª46): Con le genti del Libro parlate in modo cortese (salvo che con coloro che sono ingiusti). E dite loro: “Crediamo in ciò che è stato rivelato a voi e in ciò che è stato rivelato a noi; il nostro Dio è lo stesso vostro Dio. A Lui noi siamo sottomessi”.

Va considerato inoltre che per il Corano, la religiosità non consiste soltanto nel seguire un ritualismo, e basta. Il Corano enuncia chiaramente: (2ª177) La religiosità non consiste nel volgere il vostro volto verso oriente o verso occidente. La religiosità consiste […] nel dare per amor Suo dei propri beni ai parenti, agli orfani, agli indigenti, ai viaggiatori, ai mendicanti, e per la liberazione degli schiavi; nell’osservare la preghiera, nel versare la zakàt. Sono veri credenti quelli che rimangono fedeli agli impegni assunti, che sono perseveranti nelle avversità, nel dolore e nel momento del pericolo. Ecco le genti sincere. E ancora (25ª63-76): Ecco come sono i servi del Misericordioso: camminano sulla terra con umiltà; quando gli ignari si rivolgono loro, dicono loro: “Pace” […]. Quando dispensano, non sono né prodighi né avari, poiché il giusto sta nel mezzo; e non invocano altra divinità accanto a Dio; e non uccidono anima alcuna se non secondo diritto, perché Dio l’ha proibito; e non compiono atti osceni; chiunque lo fa incorre nel peccato, avrà un castigo doppio il giorno della resurrezione, e rimarrà oppresso dall’ignominia, a meno che non si penta, creda e compia opera buona; perché a quelli Dio muterà il male in bene – perché Dio è perdonatore, compassionevole. E non testimoniano falsamente, e passano nobilmente attraverso la vanità; e quando i versetti di Dio sono recitati non rimangono sordi e ciechi. E dicono: Signore, da’ a noi, alle nostre mogli, ai nostri discendenti, la serenità; e fa’ di noi un esempio ai fedeli”.

Poi chiaramente il Corano indica quale deve essere l’atteggiamento del musulmano nei confronti delle altre religioni rivelate: (2ª 62) Sì, i musulmani, gli ebrei, i Cristiani, i Sabei, chiunque ha creduto in Dio e nel Giorno ultimo e compiuto opera buona, per costoro la loro ricompensa presso il Signore. Su di loro nessun timore, e non verranno afflitti.

(2ª136) Dì: noi crediamo in Dio, in quel che ci ha rivelato, e in quello che ha rivelato ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, alle Tribù, in quel che è stato dato a Mosè e a Gesù, e in quel che è stato dato ai profeti dal loro Signore: noi non facciamo differenza alcuna con nessuno di loro. E a Lui noi siamo sottomessi. (5ª 68-69) Dì: Genti del Libro, sarete sul nulla fintanto che non seguirete la Thora, il Vangelo e ciò che vi è stato rivelato dal vostro Signore […]. Sì, i musulmani, gli Ebrei, i Sabei, i Cristiani – chiunque crede in Dio e nel Giorno ultimo e compie opera buona -nessun timore per loro e non verranno afflitti.

(4ª163-165) Sì, noi ti abbiamo fatto rivelazione, come Noi abbiamo fatto rivelazione a Noè e ai profeti dopo di lui. E noi abbiamo fatto rivelazione ad Abramo, a Ismaele, a Isacco, a Giacobbe, e alle Tribù, a Gesù, a Giobbe, a Giona, ad Aronne, a Salomone, e abbiamo dato il Salterio a Davide. Per comunicare con Mosè Dio ha parlato. E vi sono dei messaggeri di cui ti abbiamo narrato in precedenza, e messaggeri di cui non ti abbiamo narrato, messaggeri annunciatori e messaggeri avvertitori, affinché dopo i messaggeri non ci fossero più per le genti argomenti contro Dio. E Dio è Potente e Saggio

Ma continuiamo a leggere che cosa dice il Corano a proposito della tolleranza interreligiosa: (9ª6) Se un idolatra ti chiede asilo, concedigli asilo. Ascolterà la Parola di Dio. Poi fallo giungere in un luogo per lui sicuro. Ciò perché in verità è gente ignara. (18ª29) La verità emana dal Signore. Creda chi vuole, non creda chi non vuole. E inoltre il Corano afferma il rispetto per i culti di tutte le religioni: Dio dice (22°67) Ad ogni religione abbiamo dato i suoi riti che vanno osservati. Perciò non discutano con te: invitali al Signore, e allora sarai su una giusta Via.

D’altronde lo stesso Profeta disse: “Tre sono i nemici dell’Îslâm: gli estremisti, gli estremisti, gli estremisti.” Nulla vieta di intendere come estremisti sia gli integralisti, sia i terroristi. **

Oggi tutti invocano la pace, ma secondo i concetti di Seyyd Hossein Nasr, grande filosofo iraniano contemporaneo, “La Pace non è mai raggiunta proprio perché dal punto di vista metafisico è assurdo aspettarsi che una cultura consumistica ed egoistica, dimentica di Dio e dei valori dello spirito, possa darsi la pace. La pace fra gli esseri umani è il risultato della pace con se stessi, con Dio, con la natura, secondo una componente etica che abbia superato false morali, preconcetti, interessi unilaterali e presuntuose ignoranze. Essa è il risultato dell’equilibrio e dell’armonia che si possono realizzare soltanto aderendo agli ideali precipui delle correnti mistiche. In questo contesto è quindi di vitale importanza la pace fra le religioni.

“In tema di pace va poi detto qualcosa a proposito della “pace interiore”, che oggi gli esseri umani cercano disperatamente tanto da aver favorito l’insediamento in Occidente di pseudo-yoghi e di falsi guaritori spirituali. In realtà si avverte per istinto l’importanza dell’ascesa mistica ed etica, ma ben pochi accettano di sottoporsi alla disciplina di una tradizione autentica, la sola che possa produrre effetti positivi”. (fine citazione)

Il senso della pace, insomma, non è ancora il senso cosciente della condizione umana, quale la fede in Dio e l’adesione sincera alla religione (qualsiasi essa sia) suscitano autenticamente in ogni essere umano.

I Sufi dicono che l’Ebraismo è la religione della SPERANZA, il Cristianesimo è la religione dell’AMORE, l’Islâm è la religione della FEDE. Ed ecco: questo è il terzo polo, equilibrio delle vicende umane in tutta la loro estensione: la Fede, la Speranza e l’Amore, origini della mistica, della spiritualità, dei valori sublimati che ci conducono alla comprensione di Dio, nostro Signore unico ed assoluto, il Creatore di tutto. La comprensione dei “valori dell’altro”, il giusto equilibrio fra rispetto e reciproca conoscenza, sono i valori eminenti che possono restituire al mondo, dopo due millenni di incomprensioni e di lotte fratricide, la pace cui tutti gli “uomini di buona volontà” ambiscono.

Nella Bibbia Dio chiede a Caino: “Caino, dove è tuo fratello Abele?”. Il più alto grado di comprensione di Dio, la settima tappa nella evoluzione mistica, è simbolizzato per i mistici musulmani, i Sufi, dai termini “ritmo e simmetria”. Secondo la simmetria, tocca allora a noi porci la domanda: “Uomo, dove è Caino?”; e tocca a noi scoprire che è in ciascuno di noi. Il nostro sforzo, il nostro jihad maggiore, è vincere questo nemico di noi stessi che è in ciascuno di noi, ed operare una comprensione del cuore verso tutte le creature di Dio. Poiché tutto ciò che è in questo mondo fenomenico è creato da Dio, e allora noi siamo tutti fratelli. Voglia Dio che noi si sia fratelli di Abele, non di Caino, ma spetta a ciascuno di noi – in prima persona – compiere lo sforzo individuale per esserlo.

Concluderò infine con una novelletta, che nel 1946 pubblicai nel “Corrierino dei Piccoli” sotto lo pseudonimo di Manlio Gabrielli.

All’inizio dei tempi, vivevano su una splendida isola tropicale Serenità, Buon Umore, Saggezza, Gratitudine, Perseveranza, Amore, e Bontà. Un brutto giorno approdò a quell’isola la Malvagità, e l’isola cominciò a tremare. Tutti seppero che da lì a poco si sarebbe sprofondata nell’Oceano – accade anche alle cose migliori – e i sette compagni cercarono di mettersi in salvo sull’unica nave che possedevano.

Essa però aveva solo cinque posti. Allora l’Amore, poiché amava tutti, e la Bontà, nella sua infinita bontà, dissero agli altri di imbarcarsi, e rimasero nell’isola pericolante. Poco dopo passò la nave della Ricchezza, e i due chiesero: “Ci puoi portare con te?” “Non posso – rispose. – Ci sono troppo oro e troppi gioielli sulla mia nave, non c’è più posto per nessuno.”

Poco dopo passò la nave dell’Orgoglio, che alla domanda d’aiuto diede questa riposta: “Non posso: qui ogni cosa è così superbamente perfetta, che se imbarcassi anche voi mi rovinereste tutto.”

Passò poi la Depressione, che a sua volta rispose: “Sono così sconsolata e triste che ho bisogno di rimanere sola.” Anche l’Ignavia passò, ma quasi senza sentire le grida di richiamo, perduta com’era nella propria indolenza.

Ed ecco, quasi al limitare del disastro, avvicinarsi veloce la barca del Tempo, agile e snella, a vele spiegate. Ascoltò Amore e Speranza e disse: “Il mio naviglio è leggero, e deve correre rapido. Perciò porto con me solo Amore.” In effetti solo il Tempo sa quanto vale l’Amore.

Ed ecco ultima, proprio ultima, passare una piccola nave. La Bontà chiese aiuto, fu imbarcata, e dopo lunga navigazione eccoli giungere alla terra ferma. La Bontà, alla fine in salvo, si volse allora alla sua salvatrice e chiese: “Adesso dimmi chi sei. Come ti chiami?” E quella: “Io sono la Speranza.”

* * *

* Atteniamoci al vocabolario: dal radicale J-H-D, ricchissimo di morfemi, abbiamo il verbo di prima forma jahada (fi): sforzarsi, applicarsi con zelo, usare diligenza; di quarta forma âjhada: incitare al bene, spronare allo zelo, applicarsi, affaticare; di ottava forma îjtahada: applicare il proprio acume a trarre norme giuridiche dal Corano e dagli âhâdîth. Il muj-tahid è il dotto che trae le norme giuridiche, il dotto nelle scienze teologiche, il diligente, lo zelante; la îjtihâd è l’applicazione, l’assiduità, l’iniziativa zelante, il lavoro fatto dai dotti per trarre norme giuridiche; juhd è lo sforzo, l’applicazione, come jahd (plurale juhwd): assiduità, applicazione, abilità, lavoro, fatica. Nel Corano è ben distinto il “piccolo sforzo” (âlJihâd âlÂAsghar) che può essere accorpato alla guerra difensionale, dal “grande sforzo” (âlJihâd âlÂkbar), che è lo sforzo esercitato da ciascuno all’interno di se stesso per evolvere, vincere le proprie passioni, educare la propria psiche.

Gabriele Mandel khân, Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti

Commenti disabilitati su Guerra e pace: un contributo islamico

Archiviato in Dialogo inter religioso, Pace, Quaccheri del mondo

L’amica ritrovata

In sala il film Il canto delle spose. Il delicato ma a tratti pungente affresco di una difficile amicizia tra un’ebrea e una musulmana nella Tunisi del 1942, sconvolta dai bombardamenti e dalla temporanea occupazione nazista.

L’amica ritrovata

Stefano Coccia

Potrà apparire scontato, banale, ma è grazie a una sensibilità spiccatamente femminile che Karin Albou, regista francese di origine maghrebina, ha saputo dar voce a emozioni spezzate e a turbamenti così intimi, manovrando abilmente sullo sfondo di una Tunisi travolta nel 1942 dagli eventi bellici, capaci di arrecare pesanti condizionamenti al contesto politico e sociale della città. Il canto delle spose è pertanto il racconto di un’amicizia profonda, resa difficile da circostanze storiche, culturali, più inclini a dividere che ad unire.

Tunisi alla vigilia del coinvolgimento nella Seconda Guerra Mondiale viene raffigurata come una città tollerante, con evidenti tracce di multietnicità, laddove può capitare che ebrei e musulmani convivano senza particolari attriti. In questa cornice, sapientemente metaforizzata attraverso le scene girate nell’hammam (luogo di aggregazione che diverrà strada facendo l’epicentro di aspri conflitti), si sviluppa l’amicizia tra Nour e Myriam, che vivono in case quasi attaccate tra loro sin dall’infanzia. Delle due ragazze la prima viene da una famiglia araba, mentre Myriam appartiene alla minoranza ebraica, piuttosto consistente nella città nordafricana. Il rispetto reciproco reggerà fintantoché l’esercito tedesco, coadiuvato dai francesi di Vichy, non deciderà di occupare la Tunisia, fomentando lì come altrove l’odio razziale. La propaganda nazista cercherà sin dall’inizio di scaricare la responsabilità del conflitto sugli Alleati, accusati di favorire un presunto complotto internazionale di matrice sionista; e i riflessi di questa becera campagna ideologica avranno purtroppo un peso sugli ambienti nazionalisti del paese maghrebino, scossi molto presto da ondate di antisemitismo.

Fragili equilibri sono destinati così a incrinarsi per sempre. Qualche crepa comincia a comparire nello stesso rapporto di amicizia che lega le due ragazze, entrambe alle prese con situazioni sentimentali rese ancor più delicate dal complicarsi della vita attorno a loro. Nour non vuole ammettere che il carattere del fidanzato, Khaled, stia cambiando pericolosamente, in seguito alla scelta di schierarsi con gli occupanti e appoggiarne le azioni persecutorie rivolte contro gli ebrei. Myriam, a sua volta, sembra guardare con un misto di preoccupazione ed invidia alla loro relazione, anche perché nel frattempo la madre Tita (interpretata dalla stessa regista) sta organizzando un matrimonio combinato tra lei e quel medico ricco, altezzoso, che la ragazza non ama, ma che potrebbe aiutare concretamente la loro famiglia in frangenti così difficili. I casi della vita finiscono quindi per allontanare brutalmente le due giovani donne, ma proprio nel momento di maggior pericolo verrà offerta loro la possibilità di riaccostarsi l’una all’altra.

Con sguardo finissimo, Karin Albou riesce a coniugare la grande Storia con le tensioni individuali, posando la propria attenzione su un mondo femminile pressato da vecchie costrizioni famigliari e da nuove ansie, dovute alla durezza del tempo di guerra. Pur indulgendo forse troppo sull’estetica dei primi piani, e dei dettagli, la regista sa restituire un clima di intimità che all’occorrenza diviene quasi sfacciato, ad esempio nella scena della depilazione del pube, che precede il matrimonio di Myriam. Persino nel descrivere la brutalità dell’occupazione nazista non si ricorre a violenze eclatanti, ma a un modo di violare gli spazi privati (e così l’immagine delle donne soggette a un rastrellamento nell’hammam acquista ulteriore significato) che lascia un segno altrettanto doloroso, un marchio nell’identità collettiva. In questo oscillare tra dimensione corale e psicologie individuali ferite, la disponibilità a mettersi in gioco dimostrata dalle attrici che interpretano le due adolescenti, Lizzie Brocheré (Myriam) e Olympe Borval (Nour), ha rivestito senz’altro un ruolo importante, così come la cura riservata alle riprese, perfettamente in grado di costruire un’atmosfera densa e carica a partire dallo stesso tessuto sonoro. La Tunisi dei primi anni ’40 sembra vivere di suoni ovattati, silenzi notturni, ai quali si sostituiscono con improvvisa e funesta drammaticità le sirene dei bombardamenti, oppure i passi ordinati di stivali teutonici in marcia.

17.12.2009
http://www.movieplayer.it/articoli/06456/l-amica-ritrovata/
=============================================================
Kolòt-Voci – Newsletter di Morasha.it a cura di David Piazza
=============================================================
http://www.morasha.it – La porta dell’ebraismo italiano in rete
=============================================================

Commenti disabilitati su L’amica ritrovata

Archiviato in Dialogo inter religioso

Il male svizzero da curare anche in Italia

L’intervista è rilasciata a un cd addetto ai lavori su un tema scottante: la costruzione delle moschee in Europa. Ci pare però che l’antitalianismo di maniera di questi “esperti” non paghi sempre. Innanzitutto perché si sottovaluta la capacità organizzativa islamica in Italia che gode di una microrete di moschee che possiamo definire domestiche ma in secondo luogo anche la forte determinazione del popolo monoteista per eccellenza (molto più di noi cristiani e anche per taluni aspetti perfino degli aderenti alla religione ebraica e ai suoi sofismi linguistici del Pentateuco).

Islamici in preghiera si inchinano infatti verso la città santa anche di fronte a un tempio protestante o cattolico, in pieno traffico pedonale, a Roma o a Milano, e non si pongono minimamente alcun problema nel manifestare apertamente la loro Fede nell’atto più intimo di comunione con l’Eterno. Un ottimo esempio donatoci da questi fratelli in un epoca contrassegnata dalla paura di dichiararsi credenti. Per inseguire forse la moda dei valdesi, tormentati dalla malattia del laicismo radicale.

Noi – in ogni caso – non ci stiamo nella sterile contrapposizione cattolici da una parte ed evangelici dall’altra. Il non credere nei simboli esteriori come il crocefisso, statue e similari non ci esonera dal dichiararci sul chi siamo in realtà. E a comportarci secondo gli insegnamenti del rabbi Jesus. Nessun altro. Fosse anche un Papa, un sinodo protestante o un pope di campagna. O su Facebook il gruppo settario “Gesù ti ama”. 

Dio ce ne scampi da questi abominevoli idolatrie religiose. Un caso insomma da Officina della psiche da analizzare con rigore scientifico e senza genuflessioni religiose. Perché di religioso non ha nulla se non l’apparenza.

Di questo ne parliamo il 15 a Milano in Via Carducci 8 alle ore 20. Potete contarci!

MB

01 dicembre 2009

Intervista al sociologo delle religioni Stefano Allievi

Il sociologo italiano Stefano Allievi, docente di sociologia delle religioni a Padova, ha supervisionato un’inchiesta, ancora inedita, sulle costruzioni di moschee in Europa e sull’opposizione che questo provoca (Conflicts over Mosques in Europe: Policy issues and Trends, finanziato dal Network of European Foundations).

La votazione di questa domenica, in Svizzera, mirante a proibire i minareti, è un caso unico in Europa?
No, è un’idea che viene dall’Austria, dove la proibizione è entrata in vigore in due regioni (Carinzia e Vorarlberg). In questo paese, come per i promotori del referendum svizzero, la proibizione di minareti si basa su argomenti di tipo urbanistico. Questo permette, sul piano legislativo, di non attaccare direttamente le libertà pubbliche. Ma in realtà, l’argomento urbanistico nasconde la vera posta in gioco, di natura culturale o religiosa: non ci si scontra con le stesse riserve rispetto ad un grattacielo di un centro commerciale o ad una multisala di cinema! La proibizione dei minareti va effettivamente, a mio avviso, contro il rispetto della libertà religiosa.

Lei ha appena terminato uno studio europeo sulla costruzione di moschee in Europa. Come si comporta il nostro continente?
Il primo risultato interessante, e che a dire il vero non mi aspettavo, è che, da un punto di vista statistico, non ci sono problemi di libertà religiosa in Europa per i musulmani. Infatti, abbiamo censito tutte le sale di preghiera e le moschee. Su una popolazione di 18 milioni di musulmani in tutta l’Europa, il numero di luoghi di preghiera è soddisfacente, con una sala ogni 2000 musulmani. Ma qualitativamente molte sale di preghiera restano non soddisfacenti.

La vicenda svizzera rivela che ci sono ancora molti ostacoli per questi luoghi di culto. Questa ostilità è generale in Europa?
Le costruzioni di moschee continuano a suscitare molti conflitti. Bisogna notare che nessun altro luogo di culto, tempio sikh, luoghi di culto pentecostali, provoca queste opposizioni. Negli ultimi trent’anni, solo l’islam incontra questo problema. Abbiamo esaminato gli argomenti contrari alle costruzioni, raramente si tratta di punti precisi riguardanti le modalità del luogo, il vicinato (problemi di parcheggi, di affluenza), ma piuttosto di argomenti generali, cioè ideologici.

Ci sono delle differenze tra paesi?
No, le cose variano da regione a regione. In Francia, per esempio, coesistono tutte le situazioni: talvolta il progetto di moschea beneficia di un certo grado di coinvolgimento dei poteri pubblici (nazionali o locali) inimmaginabile negli altri paesi, e comunque meno basato sulla laicità. Ma si possono incontrare anche delle situazioni conflittuali dure. Ugualmente, nei Paesi Bassi, è difficile che un progetto di moschea abbia successo a Utrecht, cosa invece possibile a Rotterdam. Tuttavia, più in generale, i conflitti sono meno importanti nei paesi in cui i musulmani sono rappresentati in certe istituzioni, come la Gran Bretagna e la Francia.

Come nascono i conflitti sulle moschee?
Sul piano locale, per un progetto urbanistico, il conflitto permette di esprimere interessi divergenti. Ma se si esaminano le situazioni più da vicino, ci si accorge che tali conflitti hanno delle derive quando si intromettono degli “imprenditori politici dell’islamofobia”, perché non hanno nessun interesse a risolvere il conflitto, che incontra allora un’evoluzione patologica. Tanto più che sono rapidamente recepiti dai media che se ne impossessano – l’islam si vende bene! – e li diffondono a livello nazionale.

Qual è il paese più recalcitrante?
È l’Italia, il paese in cui si trovano meno moschee. Senza dubbio perché, nella penisola, quegli “imprenditori politici dell’islamofobia” controllano il ministero dell’interno: la Lega Nord ha sempre considerato l’islam pericoloso, e nelle regioni dove è in maggioranza – Veneto, Lombardia – le costruzioni di moschee sono praticamente impossibili.

Chi finanza le moschee europee?
Per lo più sono gli immigrati stessi con i loro contributi. I grandi centri islamici sono finanziati dall’Arabia Saudita, attraverso la Lega islamica internazionale. Questo solleva il problema della reciprocità, perché in quel paese è impossibile costruire delle chiese.

(intervista a cura di Isabelle de Gaulmyn, in “La Croix” del 30 novembre 2009; trad. it. www.finesettimana.org)

Commenti disabilitati su Il male svizzero da curare anche in Italia

Archiviato in Dialogo inter religioso

Protesta anche te

Ecumenici esprime il proprio disagio e rammarico pubblico di fronte all’esito del referendum popolare svizzero che proibisce la costruzione di minareti in terra elvetica. Si tratta di un attentato gravissimo alla libertà e contro i diritti umani. Una minaccia che evoca la messa in discussione della professione del credo religioso dei singoli e delle comunità. Una vergogna per il continente europeo. Vi invitiamo alla protesta contro tutte le istituzioni economiche, politiche e sociali di quel paese. Terra che fin dai tempi di Michele Serveto ha conosciuto la barbarie dell’intolleranza religiosa. Nulla è cambiato dal XVI secolo! Siamo tornati in pieno Medio evo…

Commenti disabilitati su Protesta anche te

Archiviato in Dialogo inter religioso

La violenza vinta solo dall’amore

Ringraziamo Alberto per la testimonianza che ci propone come antitesi radicale alle logiche di violenza imperanti in questi giorni in Medio Oriente.

Ricevo e inoltro. Alberto Milazzo

TESTIMONIANZE. MARINO PARODI INTERVISTA SUOR EMMANUELLE (2008) [Dal sito della Libreria delle donne di Milano (www.libreriadelledonne.it) rirpendiamo la seguente intervista apparsa su “Club3”, anno XX, n. 11, novembre 2008 col titolo “Una vita accanto ai piu’ poveri”]

L’hanno ribattezzata la “Madre Teresa del Cairo”, figura alla quale viene sovente accostata.
In effetti, suor Emmanuelle e’ per tanti Paesi in via di sviluppo, a cominciare dall’Egitto, cio’ che Madre Teresa e’ stata per l’India.
Francese di origine, anche se la madre e’ belga, suor Emmanuelle Cinquin e’ una straordinaria figura di religiosa e di donna. Icona francese della solidarieta’ e del sostegno ai poveri, si e’ spenta, il 20 ottobre, nella casa di riposo in cui viveva. Il 16 novembre avrebbe compiuto cento anni.
Figura di primissimo piano nel campo della spiritualita’ mondiale, e’ stata un’affascinante “grande vecchia” lucida fino all’ultimo respiro. In mezzo alla tragedia delle bidonville africane, suor Emmanuelle ha fondato scuole, ricoveri, ospedali e centri di formazione professionale. Ha mobilitato cattolici, ortodossi, musulmani, nonche’ molti uomini di buona volonta’, formando eserciti di volontari e creando tante associazioni allo scopo.
Come se tutto cio’ non bastasse, l’infaticabile religiosa e’ stata pure un’apprezzata giornalista, nonche’ una gettonata conferenziera pronta a saltare su un aereo per testimoniare il suo impegno e la sua fede in ogni luogo.
Abbiamo incontrato suor Emmanuelle nel Sud della Francia nella casa di riposo in cui viveva dal 1993. Questa e’ la sua ultima intervista rilasciata a “Club3”.
*
– Marino Parodi: Dove ha trovato la forza per il suo impegno a favore del prossimo?
– suor Emmanuelle: Le do la stessa risposta che diedi a un giornalista, il quale, intervistandomi, mi chiedeva come potessi sopportare l’inferno delle bidonville, restando sempre cosi’ serena, addirittura felice. Ebbene, l’amore e’ piu’ forte della morte, piu’ forte del denaro, della vendetta e del male: alla base della mia missione vi e’ sempre stata questa consapevolezza. Non a caso, nelle mie bidonville ho sempre incontrato piu’ sorrisi e gioia di quanti ne abbia trovati ovunque in Europa e in America.
Ho viaggiato a lungo in tutti e cinque i continenti: nei Paesi devastati dalla guerra, dalla fame, dalla violenza, dalla prostituzione. Ebbene, dovunque ho incontrato donne e uomini capaci di lavorare per la pace e l’amore, malgrado tutto. Dovunque imperversasse la violenza, ho assistito alla fioritura della vita. Persino negli angoli piu’ bui non mancavano mai oasi di Paradiso e cio’ proprio in virtu’ dell’amore.
*
– Marino Parodi: Qualcosa mi dice comunque che lei ha pure un segreto da svelarci al riguardo…
– suor Emmanuelle: Si’, qualunque sia l’inferno nel quale siamo precipitati, e’ sempre possibile uscirne. Non solo: e’ persino possibile creare un paradiso sulla terra, benche’, naturalmente, non sara’ mai perfetto come quello che ci attende in Cielo. Basta smettere di preoccuparsi per se stessi per dedicarsi agli altri, sorridendo e donando loro la gioia. Ecco che la nostra vita diventera’ piu’ interessante e felice. Io corrispondo tuttora con donne e uomini di tutto il mondo. Molti mi fanno sapere quanto soffrono, sentendosi imprigionati in un’esistenza che a loro pare priva di significato. Al che io rispondo con questo messaggio: davvero non avete ancora compreso che la vostra felicita’ dipende da voi? Non da vostra moglie, ne’ da vostro marito, ne’ dalla bellezza o dalle dimensioni della vostra casa, ne’ dalla vostra carriera, ne’ dal vostro stipendio. Dipende soltanto da noi, dal nostro atteggiamento nei confronti della vita, dalla nostra capacita’ di ascoltare il prossimo, in una parola sola: dal nostro cuore. Sa che le dico, sulla base della mia esperienza di tanti anni di condivisione fraterna della vita di tanti poveri? Non ho mai incontrato donne e uomini piu’ felici dei miei amici delle bidonville. Prendiamo, ad esempio, l’emancipazione femminile che abbiamo conosciuto in Occidente.
Sicuramente un grande passo avanti. Tuttavia, se guardiamo alle donne del nostro Occidente moderno o postmoderno, constatiamo che esse godono si’ di margini di liberta’ per lo piu’ sconosciuti a tante donne del globo, sconosciuti del resto pure alle loro madri, nello stesso Occidente, cio’ nonostante nella stragrande maggioranza dei casi non sembrano ne’ felici ne’soddisfatte.
*
– Marino Parodi: Mentre nel Terzo mondo la situazione e’ diversa?
– suor Emmanuelle: In linea generale, direi proprio di si’. Non dimentichero’ mai, al riguardo, un’esperienza straordinaria che vissi diversi anni fa in Senegal. Mi trovavo in una capanna coi muri di cartone, in compagnia di un gruppo di donne le quali mi raccontavano in tutta tranquillita’ che, non disponendo di un lavoro, si arrabattavano raccogliendo un po’ di frutta e di verdura da vendere al mercato. Eppure, durante tutta la durata del mio soggiorno, quelle donne non cessarono un solo istante di sorridere e di divertirsi. Davvero mi sono sembrate le donne piu’ felici del mondo. Tutto cio’ e’ dovuto alla fede sincera degli africani in Dio che e’ amore, un Padre a cui la felicita’ dei suoi figli sta veramente a cuore.
*
– Marino Parodi: Suor Emmanuelle, non di rado lei e’ stata al centro di iniziative clamorose, vero?
– suor Emmanuelle: Lei si riferisce, immagino, alla lettera aperta da me indirizzata una quindicina di anni orsono al nostro beneamato Giovanni Paolo II…
*
– Marino Parodi: Si’, proprio a quella. Vogliamo brevemente spiegare di che cosa si tratto’?
– suor Emmanuelle: Si trattava di una lettera in cui invitavo l’allora Santo Padre ad autorizzare e financo a incoraggiare la distribuzione di strumenti contraccettivi in alcune regioni del globo particolarmente segnate da una certa ben nota malattia.
*
– Marino Parodi: Questa non e’ stata certo l’unica sua iniziativa eclatante.
Vogliamo ricordarne un’altra, risalente piu’ o meno allo stesso periodo, particolarmente attuale in tempi come questi, in cui tanto si parla di Islam?
– suor Emmanuelle: Avevo organizzato una colletta per permettere a una piccola comunita’ musulmana di edificare un minareto. Sono contenta di averlo fatto e lo rifarei. Infatti, la preghiera e’ un diritto che va assolutamente riconosciuto a tutti. Conoscendo il mondo musulmano da ormai tantissimi anni, sono in grado di garantire che, al di la’ di ogni apparenza e delle paure di tanti occidentali, i fondamentalisti musulmani non sono in realta’ che una piccola minoranza. Invece i musulmani, nella stragrande maggioranza, sono assolutamente aperti al dialogo e all’amore nei confronti delle altre religioni, ne’ piu’ ne’ meno di quanto d’altra parte siano i cristiani autentici nei loro confronti.
*
– Marino Parodi: L’ecumenismo e’ sempre stato, non a caso, un suo cavallo di battaglia…
– suor Emmanuelle: Sicuramente, a livello non solo teorico ma possibilmente anche pratico e questo gia’ in tempi, precedentemente al Concilio, in cui non era certo ancora di moda. Ho sempre ritenuto ogni religione ricca di luce e, per tornare ancora una volta all’Islam, non sono affatto d’accordo con coloro che pretendono di “convertire” i musulmani. Illudersi in tal senso non significa rendere un buon servizio ne’ alla fede cristiana ne’ all’Islam. Sarebbe come pretendere di sradicare un albero dalla sua terra.
*
– Marino Parodi: Proprio grazie a questo amore senza frontiere per la famiglia umana lei e’ riuscita a scuotere tante coscienze in Occidente, realizzando imprese che nessuno sino a quel punto era riuscito ad attuare…
– suor Emmanuelle: Sia chiaro che io non mi attribuisco alcun merito, il quale caso mai va a nostro Signore nonche’ agli uomini (e soprattutto alle donne) di buona volonta’. Sono partita da una semplice constatazione di fatto, per scuotere le coscienze dell’opulento Occidente: l’egoismo dei ricchi e’ in fondo affar loro, ma come e’ possibile dirsi cristiani e mettersi a posto la coscienza andando a messa, davanti ai problemi del Terzo mondo? E’ inaccettabile. Leggiamo il Vangelo di Matteo: avevo fame e mi avete sfamato… Si tratta di decidersi ad amare il prossimo: soltanto cosi’ si realizza il cristianesimo. Con queste premesse, siamo allora riusciti a motivare tanti giovani di vari Paesi occidentali a condividere per qualche tempo la vita dei diseredati del Terzo mondo.
*
– Marino Parodi: Varie associazioni da lei fondate offrono da decenni a chiunque di vivere la straordinaria esperienza di una “vacanza-volontariato” in diversi Paesi del Terzo mondo. Lei e’ da sempre una grande amica dei giovani…
– suor Emmanuelle: Certo, io amo moltissimo i giovani e le diro’ di piu’: la stragrande maggioranza di loro mi sembra assai piu’ aperta e solidale, nei confronti della sofferenza e in particolare dei poveri, di quanto lo fosse, in linea generale, la mia generazione. Oggi i giovani partono, zaino in spalla. Non hanno paura di nulla. Insomma sono meravigliosi i nostri giovani! Le ragazze, poi, se la sanno sbrigare ancor meglio dei ragazzi!
Dobbiamo veramente essere grati al Signore per il fatto di vivere in un’epoca in cui i giovani hanno compreso un punto essenziale: se vuoi vivere un’esistenza piena e autentica, non puoi far a meno di uscire da casa, varcare le frontiere.
*
– Marino Parodi: E siamo giunti pure a un importante consiglio di suor Emmanuelle per mantenersi giovani…
– suor Emmanuelle: La maggior parte della gente vive ancora rinchiusa entro i limiti della propria testa, per cosi’ dire, ossia frequentano soltanto la propria famiglia e un ristretto gruppo di amici, leggendo un solo giornale, pochi libri, non andando al di la’ del proprio lavoro. Col risultato, appunto, di finire inscatolati in un piccolo mondo. Invece, i giovani d’oggi giungono alla nostra missione con una conoscenza dell’essere umano assai piu’ profonda di quella di cui disponevo alla loro eta’. Bene, mi permetto di fare una proposta a tutti i giovani, termine che certo non e’ da intendersi soltanto in senso anagrafico: andate a vivere per qualche mese in un villaggio del Terzo mondo, oppure condividete lo stesso periodo di tempo con una famiglia completamente priva di mezzi! Vi renderete ben presto conto di aver ricevuto assai piu’ di quanto abbiate dato.

3. MEMORIA. SUOR EMMANUELLE
[Dal sito http://www.santiebeati.it riprendiamo la seguente notizia del 21 ottobre 2008]

Suor Emmanuelle del Cairo (Madeleine Cinquin), Bruxelles, Belgio, 16 novembre 1908 – Callian, Francia, 20 ottobre 2008.
Nata a Bruxelles ma francese d’adozione, avrebbe compiuto cent’anni il 16 novembre prossimo. Conformemente alla sua volonta’, le esequie avranno luogo nel piu’ stretto riserbo. Una Messa di suffragio verra’ celebrata nei prossimi giorni a Parigi.
“L’Osservatore Romano” ricorda che nel 1971, quanto aveva 63 anni, suor Emmanuelle scelse di condividere la propria vita con quella degli straccivendoli del Cairo, e per tale motivo venne soprannominata la “petite soeur des chiffonniers”.
“Parlava in modo schietto, senza giri di parole, ed era questa una delle caratteristiche che la faceva amare da tutti”, sottolinea il quotidiano vaticano.
“Nella bidonville di Ezbet el-Nakhl, al Cairo, diede tutta se stessa per far costruire scuole, asili e ricoveri. L’associazione che porta il suo nome (“Asmae – Association Soeur Emmanuelle”), da lei fondata nel 1980, continua ad aiutare migliaia di bambini poveri in tutto il mondoî.
La religiosa lascio’ l’Egitto nel 1993, a 85 anni, e torno’ in Francia, stabilendosi nella comunita’ di Notre-Dame de Sion e dedicando il suo tempo alla preghiera e alla meditazione, senza abbandonare il sostegno a senzatetto e immigrati irregolari.
Laureata alla Sorbona, suor Emmanuelle insegno’ lettere e filosofia a Istanbul, Tunisi, Il Cairo e Alessandria.
Era anche scrittrice: il suo ultimo libro, J’ai cent ans et je voudrais vous dire, e’ stato pubblicato due mesi fa.
Il 31 gennaio scorso il Presidente francese Nicolas Sarkozy l’aveva elevata al rango di Grande ufficiale della Legion d’onore.
Secondo un recente sondaggio, ricorda “L’Osservatore Romano”, era la donna piu’ popolare e amata di Francia.
“Icona della solidarieta’ e del sostegno ai poveri e agli emarginati”: cosi’ il quotidiano vaticano ha ricordato questo lunedi’ suor Emmanuelle del Cairo, scomparsa all’eta’ di 99 anni.
Suor Emmanuelle, al secolo Madeleine Cinquin, si e’ spenta nella notte fra domenica e lunedi’ nella casa di riposo di Callian, nel Var, dove risiedeva.
Fonte: http://www.zenit.org

Commenti disabilitati su La violenza vinta solo dall’amore

Archiviato in Giustizia

Inizia la nostra veglia di preghiera ecumenica

A Beit Lahya è stata bombardata una moschea: sono morti una decina di palestinesi che stavano pregando, 60 i feriti.

(Fonte: Corriere)

Il rispetto dei preganti è valido in qualsiasi tipo di civiltà, ad Oriente e a Occidente: per questo motivo riteniamo di dover dare spazio nei prossimi numeri esclusivamente a preghiere, in favore della Pace e del cessate il fuoco immediato in Medio oriente. Chiediamo che ci siano spedite preghiere e non comunicati stampa o appelli di intellettuali. Non sappiamo che farcene. Grazie.

La preghiera nell’Islâm

Per l’Islam la preghiera e anzitutto un atto di adorazione e di sottomissione. Solo in modo secondario è ricorso a Dio. Infatti Dio conosce perfettamente tutto ciò che riguarda ogni singolo individuo, ed essendo il Misericorde e il Misericordioso (a1Rahman a1Rahim) sa che cosa veramente necessita al singolo essere, e vi provvede anche se questi non lo chiede.

Ma poiché l’animo umano è debole, e l’inconscio è costantemente preda della paura, è logico che noi si ricorra alla preghiera anche per domandare a Dio il Suo aiuto e la Sua grazia.

La preghiera è una prescrizione obbligatoria, e come tale accompagna il fedele per tutta la sua vita terrena. È quindi l’espressione più manifesta e più elevata della vita religiosa.

La preghiera ha forza moralizzatrice, è la risposta alla ricerca di intimità con Dio, è l’asse portante della vita spirituale. Ecco quindi perché nell’Islam si prega molto, in momenti fissi, e con formule invariabili ed obbligatorie. Se la preghiera è effettivamente seguita, determinando un contatto costante fra l’anima e Dio, tiene lontani dalla pratica del male, dalla corruzione, dalla devianza. sia morale che psichica. Dice il Corano (29’45): Sì, la preghiera impedisce la turpitudine e il biasimevole.

Nel rituale, nelle parole, nei gesti essa riassume tutti i valori della teologia musulmana, giacché ciò che la compone è nel Corano e negli insegnamenti del Profeta: è riconoscere l’unicità di Dio, sottomettersi con fiducia al Suo volere, amarlo sinceramente riconoscersi nella Sua creazione e soprattutto rivolgendosi direttamente a Lui – senza intermediari di sorta – poiché questa è l’essenza autentica dell’Islam.

Il Corano invita alla preghiera sin dai primi versetti della seconda Sura (1-6): Alif, Lam, Mim. Questo Libro, nessun dubbio, e una guida peri timorati che credono nell’Inconoscibile, compiono la preghiera ed elargiscono di quanto Noi abbiamo attribuito loro, e credono in ciò che e stato rivelato a te e in ciò che è stato rivelato prima di te, e credono senz’altro nella vita ultima.

Il Corano dice ancora: ChiamateLo Dio, chiamateLo il Misericordioso, qualsiasi sia il nome con cui Lo chiamate, Suoi sono i Nomi più belli. E nella preghiera, non recitare a voce alta, e neanche a voce bassa, ma cerca una via intermedia fra l’uno e l’altro.

Questo versetto fu inteso dai teologi come l’invito a recitare una parte della preghiera comunitaria a viva voce ed una parte in silenzio. Nella via mistica, secondo la spiegazione che ci offre l’emiro ‘Abd al Kader (1 807-1883), “La realtà totale si divide tra la non-manifestazione precipua dell’essenza divina, e la manifestazione specifica dei Nomi divini. Tocca dunque al fedele d’essere sempre fra queste due contemplazioni: quella in cui è nascosta l’Essenza e quella in cui sono apparenti i Nomi. Così Dio ha dato al fedele due modi di vedere: uno esterno, l’altro interiore. Con l’interiore egli guarda il non-manifestato; con l’esterno vede il manifestato. Si ha allora una sorta di istmo fra i due mondi, ed egli non deve sprofondare interamente nell’uno a esclusione dell’altro. Se lo fa è perduto”.

Quindi la preghiera non è, non può essere una vuota ripetizione di formule, non dobbiamo essere, come dice Farid alDin ‘Attar (1140-1230), dei gusci vuoti con una noce dentro, che fan rumore ogni volta che li si scuote. Questa è la preghiera degli ipocriti, cui il Corano (2’44-46) si rivolge dicendo: Ordinereste agli altri la carità senza farla voi stessi, ora che recitate il Libro? Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera. Sì. la preghiera e un gravame. ma non per gli umili che sanno in verità incontrare Dio e di ritornare, in verità, a Lui.

Per l’Islam la preghiera va fatta in un luogo pulito, su un tappetino o un panno per distaccarsi idealmente dal mondo fenomenico, senza scarpe gli uomini con la testa coperta (di preferenza) oppure no; e le donne con il velo in testa, tutti volti in direzione della Mecca. Questa direzione nelle moschee è indicata da un grande nicchione decorato, il mihrab.

Nell’Islam vi sono due generi di preghiera: quella canonica (shurut al Salat), obbligatoria, rituale da compiere – sia da soli che in collettività – seguendo regole specifiche; e quella personale, o invocazione (du’a), che si può esprimere in ogni momento, e non è sottomessa a rituale.

La preghiera canonica costituisce un rituale. Va preceduta – quando ciò si e reso necessario – da una abluzione purificatrice (wudú), senza la quale la preghiera non è valida. Si distingue in abluzione minore (wudú ‘ásghar) quando è necessaria per contaminazioni di vario tipo, e in abluzione maggiore (ghusl; wudú akbar), dopo il rapporto sessuale, il parto, e altro.

L’abluzione maggiore è un lavaggio completo del corpo. L’abluzione minore consiste nel lavarsi le mani, la bocca, il naso, il viso, gli avambracci, il sommo del capo, le orecchie, i piedi. Nel caso di mancanza d’acqua, può essere fatta (tayammum) toccando con le mani o sabbia pulita, o terra pulita, una superficie pulita, e compiendo poi a secco i gesti normali dell’abluzione.

Cinque sono i momenti fissati per la preghiera canonica: tra l’alba e l’aurora (subh; due rak’a’); tra il mezzogiorno e la metà del pomeriggio (dhuhr; quattro rak’a); tra la metà del pomeriggio e I’inizio del tramonto (‘asr; quattro rak’a); fra il tramonto e la fine del crepuscolo (maghrib; tre rak a); la notte (‘ishà; quattro rak’a). Così il fedele è attivo, impegnato, e riconosce Dio – unico eterno e fisso – nel variare del tempo e del creato.

Queste cinque preghiere canoniche possono essere facoltativamente precedute o seguite da preghiere analoghe, dette “super-erogatorie” e chiamate “doni” (nawáfld, e possono concludersi con varie altre formule tra cui la più seguita è la “Supplica per la pace”:

“Signore, Tu sei la pace, da Te emana la pace, a Te ritorna la pace. Conservaci nella pace e facci entrare nella dimora della pace. Sii benedetto ed esaltato, Signore, Tu, in cui sono la Nobiltà e la Maestà”.

La seconda preghiera del venerdì – quando il sole lascia lo zenith – è preghiera comunitaria; per solito fedeli si riuniscono nella moschea e la compiono in comune, sotto la guida appunto di un conduttore che la coordina perché tutti la recitino all unisono. Essa ha dunque valore di rito solenne, ed è preceduta da un sermone (khutba). Vi sono poi altre due speciali preghiere in comune, che cadono una volta all’anno in occasione di due feste canoniche (‘id): la fine del Ramadhan e il rito del Sacrificio di Abramo. Inoltre durante il mese di Ramadhan la preghiera della sera e seguita da preghiere particolari dette “di acquetamento” (tarawih).

Qualcuno chiese al grande mistico sufi Jalal al din Rúmi (1207-1273): “Esiste una via più corta della preghiera per avvicinarsi a Dio?”. “Si – rispose – e ancora la preghiera. Ma la preghiera non è solo una forma esterna. Questa è il corpo della preghiera, dal momento che la preghiera formale comporta un inizio e una fine. e ogni cosa che inizia e che finisce e un corpo… Ma l’anima della preghiera è incondizionata e infinita; non ha né principio né fine” (in Fihi ma Fihi, cap 3).

Ancora Rùmì scrisse nel Mathnavi: “Una notte un uomo gridava “Dio!”, e voleva continuare fino a che le sue labbra fossero diventate dolci nella lode Dio. Il diavolo gli disse: “O uomo di molte parole, a tutti questi tuoi “Dio” dove è la risposta:

“Eccomi!”? Egli replicò: Dio dice che tutti questi “Dio” sono il suo “Eccomi”; e questa supplica, questo dolore, questo fervore sono il Suo messaggio verso di me. Dio mi dice che la mia paura e il mio timore sono il laccio che coglie la Sua grazia; e ogni mio “O Signore” sono altrettanti Suoi “Sono qui”.” Ràbi’a bint Ismàil al’Adawiya (Cairo, VIII secolo) formulò questa preghiera:

“Dio mio! Tutte le cose terrene che hai riservato per me, dalle ai Tuoi nemici; e tutte le cose del mondo a venire che hai riservato per me, dalle ai Tuoi amici; perché a me basti Tu.

“Dio mio, se Ti adoro per timore dell’inferno bruciami nell’inferno; se Ti adoro nella speranza de Paradiso, escludimi dal paradiso; ma se Ti adoro unicamente per Te stesso, non privarmi della Tua bellezza eterna.

“O mio Dio! Di tutte le cose create il mio solo impegno ed ogni mio desiderio in questo mondo è ricordarTi; e di tutte le cose a venire è incontrarTi. Così e per ciò che mi riguarda, ma Tu fa come Tu vuoi.”

Dice I’emiro Abd al Kader (1807-1883): “La preghiera dell’aurora va recitata tutta a voce alta. Quando la notte giunge, assorbe gli esseri nel suo silenzio, nella sua non-manifestazione e nel suo mistero; e gli esseri hanno bisogno allora di qualcosa che li faccia uscire da questo mistero, li riconduca dal mondo della non-manifestazione al mondo della manifestazione, e li strappi al silenzio. Ecco perché questa preghiera è tutta a voce alta.”

Questa citazione ci introduce nel secondo assunto di questa sera: il silenzio (in arabo: sukút).

Dice il Corano (7, 204-205): E quando il Corano viene letto, prestatevi ascolto e rimanete in silenzio. Così vi verrà fatta misericordia. E – mattina e sera – rammenta il Signore nella tua anima, con umiltà e timore, e non parlando a voce alta.

Il valore del silenzio è universalmente conosciuto. Lo stesso Mahatma Gandhi, hindù che predicò il rispetto fra tutte le religioni e in particolare nei riguardi dell’Islam, scrisse: “L’uomo è per sua natura portato a esagerare i fatti, a snaturarli o eluderli, persino a propria insaputa. Il silenzio è necessario per superare queste debolezze. Le frasi di un uomo di poche parole raramente sono prive di significato. Ogni parola, in questo caso, ha i suo peso.”

La poesia di un sufi contemporaneo che vi traduco dall’arabo (e non dimentichiamo che la poesia, come la musica, la pittura, la ceramica e l’architettura sono per i sufi modi completi e sublimi di pregare) dice:

Che fare per rompere la catena dei limiti, spezzare
i confini di quell’ignorare che rende impotenti,
e la dimensione umana che subito cancella l’intùito
e ti schiaccia, raso terra, come aquila dalle ali tarpate?
Che fare per essere perduto nei fuochi sfavillanti dell’amore
quando il tempo si ferma, ed i termini
di là dal passato e dal futuro
sono barriere vane superate dalla passione d’amore?
Quando le labbra amate sono il confine dei secoli, quando i corpi stanchi sono cieli gremiti di stelle
e nel silenzio del tempo l’amore
ci unisce all’Infinito nell’estasi,
l’estasi dell’Infinito si dischiude sull’unico amante: Dio.

‘Abd al Karim alJili (1365-1428), nel suo al Insan a1 Kámil (L’uomo perfetto), scrisse: “Sappi che l’Essenza di Dio Supremo è il mistero dell’Unità espresso da ogni simbolo, senza che Lo possa esprimere sotto molti altri rapporti. Non si può dunque concepire questa Essenza con una idea razionale, come non la si capisce con una allusione convenzionale; giacché si capisce una cosa, soltanto in virtù d’una relazione che le assegna una posizione oppure con una negazione, e dunque con il suo contrario. Orbene: non v’è in tutto ciò che esiste relazione alcuna che situi l’Essenza ne assegnazione alcuna che Le si applichi, e quindi nulla che possa negarla e nulla che Le sia contrario. Essa è per qualsiasi linguaggio come se non esistesse, e sotto questo rapporto sfugge all’intendimento umano. Colui che parla diventa muto davanti all’Essenza divina, e colui che si muove diventa immobile; colui che vede è abbagliato. Essa è troppo sublime perché possa essere concepita dalle intelligenze […] È troppo eletta perché possa venir colta dai pensieri. Il suo fondo primordiale non è toccato da nessuna sentenza del sapere, né alcun silenzio La può tacere; nessun limite, per quanto sottile e incommensurabile sia, mai sarà in grado di abbracciare il Senza Limite. Soltanto il silenzio, solo il silenzio, solamente il silenzio”.

D’altronde, nei momenti più autentici della nostra realtà umana, durante un funerale, ecco la direttiva: “Ogni musulmano presente al decesso deve mantenere calma, serenità, pazienza, dignità. Evitare di piangere, gridare, discutere; solo il pianto silenzioso è ammesso”.

Ad un livello ulteriore. valgono queste parole di Jalal aldin Rúmi (1207-1273): “Le vie sono diverse la meta è unica. Non sai che molte vie conducono a una sola meta? La meta non appartiene né alla miscredenza né alla fede; lì non sussiste contraddizione alcuna. Quando la gente vi giunge, le dispute e le controversie che sorsero durante il cammino si appianano; e chi si diceva l’un l’altro durante la strada “tu sei un empio” dimentica allora il litigio e tace, poiché la meta è unica. Cosi in quel silenzio. vi è tutta l’espressione della nostra fratellanza universale”.

E ancora Rúmi ci disse:

O silenzio, tu sei ciò che vi è di più prezioso al centro di me stesso,
tu se il velo di ogni soavità in me.
O uomo: ostenta meno la tua scienza, fai silenzio, poiché nel silenzio non v e timore né speranza.
Per il villaggio distrutto, abbandonato e deserto non v’è né decima né tassa sulle terre. Fermati allora. e medita sul valore di un villaggio distrutto.

Con questa citazione entriamo nel terzo tema della serata. la meditazione (in arabo: táammul, poiché con questa poesia è ad essa che alHallaj allude.

Per il sufi la meditazione si evidenze nel dhikr del cuore. Il termine Dhikr significa rammemorazione”. Vi è il dhikr collettivo e il dhikr del cuore, solitario e silenzioso.

Il maestro sufi ‘Abd alrazzaq alQáshani (1329), menziona vari gradi di dhikr, commentando i versetto 2° 198 (.. invocate Dio, che vi ha guidati…) Scrisse:

Vi ha guidati alla Sua rammemorazione secondo gradi. In realtà Dio guida anzitutto verso il dhikr della lingua, che è la rammemorazione dell’anima;
poi verso il dhikr del cuore, che è la rammemorazione degli Atti da cui provengono i benefici e i segni divini;
poi c’è il dhikr del segreto (sirr), che è la visione segreta degli Atti, e il disvelamento della scienza dell’epifania degli Attributi;
poi il dhikr dello spirito, che è la contemplazione delle luci dell’Essenza;
poi il dhikr del “nascosto” (khafiy), che è la contemplazione dello splendore dell’Essenza, con il perdurare della dualita;
poi il dhikr dell’Essenza, che è la presenza testimoniale essenziale (shuhud dhati), poiché tutto il resto è sparito.

La meditazione di per se stessa è stata così descritta dai maestri d’origine:

Kalabadi (?-995): “È quando i cuori sentono e vedono. Implica l’incontro subitaneo del cuore con la spiritualità.”

Nuri (?-907): “È una fiamma che nasce nell’intimo dell’essere, favorita dal desiderio; e quando questo avvenimento spirituale ha luogo, si superano gioia e tristezza”.

E Junayd (?-910): “La meditazione fa sì che colui che la pratica trascenda il contingente e vi trova il riposo, e quando avverte la presenza dell’Essere. non v’è più meditazione”.

Ecco quindi: nell’Islam la preghiera è rito, la preghiera riassume tutti i valori della teologia musulmana. Essa ha però anche valori emblematici, simboli del trascendente che il sufi sperimenta di là dalla materia; la preghiera diventa allora espressione del superamento mistico del fenomenico e del terreno. Come disse alHallaj descrivendo il cammino: è preghiera, silenzio, meditazione.

Un altro tra i grandi Maestri sufi, Husein Mansur alHallaj (857-922), scrisse questa poesia (Qasida 4):

È il raccoglimento, poi il silenzio, poi l’afasia la conoscenza, poi la scoperta, poi la spoliazione.
Ed è l’argilla, poi il fuoco, poi lo schiarirsi ed il freddo, poi l’ombra, poi il sole.
Ed è la petraia, poi la pianura, poi il deserto ed il fiume, poi la piena, e poi il disseccamento.
Ed è l’ubriachezza, poi il disincanto, poi il desiderio e l’avvicinamento, poi l’unione, poi la gioia.
Ed è la stretta, poi la distensione, poi la scomparsa e la separazione, poi l’unione, poi la calcinazione.
Ed è l’inquietudine, poi il richiamo, poi l’attrazione e la conformazione, poi l’apparizione, poi l’investitura.

Frasi accessibili solo a quelli per i quali tutto questo basso mondo vale meno di un soldo.

E voci da dietro la porta, ma si sa che le conversazioni degli uomini si attutiscono in un mormorio non appena ci si avvicina.

E l’ultima idea che viene al fedele, arrivando alla barriera. e “il mio premio” e “il mio io!”

Poiché le creature sono schiave delle loro inclinazioni, mentre la verità su Dio, quando se ne prende atto, è che “Egli è Santo!””

Un fuoco, che illumina la notte, nello scoppiettare dei suoi ceppi sparge attorno una miriade di faville, subito svanite. Dio è quel fuoco, noi siamo quelle faville; e la preghiera, il silenzio e la meditazione ci riportano in Lui.

In definitiva, vale questo pensiero di Qadir alJilani: “Perché tante parole? Solo quando faremo silenzio potremo sentire Dio.”

Conferenza del Prof. Gabriele Mandel primavera 2000

http://www.puntosufi.it

Commenti disabilitati su Inizia la nostra veglia di preghiera ecumenica

Archiviato in Pace

Auguri Claudiana di Milano

La biblioteca privata di Ecumenici è sicuramente la più fornita a nord di Milano su protestantesimo ed ebraismo: spesso ci si è avvalsi del servizio di vendita offerto dalla Claudiana di Milano che festeggia oggi i suoi 40 anni.

Ci auguriamo che possa essere un’occasione anche per dei ripensamenti  nel prossimo futuro mirati a proporre maggiori occasioni di approfondimento sulla riforma zwingliana, troppo spesso trascurata nelle tavole rotonde e manifestazioni culturali, e – contestualmente – per rafforzare la sua offerta anche nel settore degli studi islamici. Ci permettiamo di dirlo perché non abbiamo mai fatto mancare il supporto materiale e ci aspettiamo un salto di qualità. Più legato alla cultura religiosa monoteista che alla presenza/disponibilità dei pastori . Milano lo chiede e nel frattempo si organizza, anche con eventi interessanti come quello indicato nell’invito allegato

Auguri Claudiana di Milano!

 

Maurizio Benazzi

 

*********************************

Sabato pomeriggio momento di festa per celebrare i 30 anni del Centro Culturale Protestante e i 40 anni della libreria Claudiana di Milano.

Notizie sul Centro  Culturale Protestante possono essere reperite al sito http://www.protestantiamilano.it

 
********************

PROSSIMO  APPUNTAMENTO: SABATO 13 DICEMBRE 2008
Incontro conviviale per celebrare il 40° anniversario dell’inaugurazione della Libreria Claudiana di Milano, avvenuta nel 1968, e il 30° anniversario del Centro Culturale Protestante di Milano, fondato nell’autunno 1978, sul tema “LA PRESENZA PROTESTANTE A MILANO: UN UNICO APPUNTAMENTO PER DUE ANNIVERSARI”.

La libreria Claudiana ha iniziato la sua attività a Milano quarant’anni fa, nel dicembre 1968. Dieci anni dopo, nell’autunno 1978, prendeva avvio anche l’attività del Centro Culturale Protestante, che poteva utilizzare una parte dei locali della libreria e costituire con essa un unico polo culturale nella città. Il progetto, sostenuto dalle chiese protestanti milanesi, era quello di offrire alla città un luogo aperto e laico nel quale potersi incontrare e confrontare liberamente.
Vi invitiamo a festeggiare con noi 40 anni di attività della libreria Claudiana e 30 anni di attività del Centro Culturale Protestante: un doppio anniversario, ma un unico appuntamento per due realtà che hanno saputo trovare un proprio spazio in una città così importante e complessa come Milano.

Dopo alcuni brevi saluti e testimonianze, offriremo a tutti i presenti un ricordo dell’avvenimento  e saremo lieti, durante il rinfresco, di dare l’opportunità di incontrarvi e di conversare un momento insieme.

L‘appuntamento  è per sabato 13 dicembre 2008, alle ore 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
*****************************

A seguire gli appuntamenti per i prossimi mesi. Le notizie pubblicate concernono le manifestazioni già confermate. Altri eventi potranno aggiungersi e saranno resi noti tramite i prossimi   numeri delle nostre webnews.

IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI DICEMBRE 2008

SABATO 20 DICEMBRE  2008
Quest’anno in vista del Natale il Centro Culturale Protestante offre al suo pubblico uno spettacolo teatrale-musicale “LA BUONA NOVELLA RELOADED” su testi di Fabrizio De André.  Rivisitazione musicale a cura di Monica Annese, Stefania Caccavo, Gianpietro Natalino, Cristina Sannino, Alessandro Zuccaro.  Voci recitanti: Mauro Trotta e Francesca Tanzi. Commento teologico  di Andreas Koehn.
L‘appuntamento  è per sabato 20 dicembre 2008, alle ore 20, presso la Chiesa Evangelica Metodista in via Porro Lambertenghi 28 a Milano (MM2 Garibaldi FS, MM3 Zara, tram 7-11).
IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI GENNAIO 2009

SABATO  10 GENNAIO 2009 (e prosieguo sino a febbraio)
Prosegue l’edizione 2008-2009 dei seminari di teologia biblica e discussione dell’attualità, organizzati in collaborazione con il Corso di Laurea in scienze bibliche e teologiche della Facoltà Valdese di Teologia di Roma, che quest’anno vertono sul tema generale “LA BIBBIA PARLA OGGI”. Come di consueto, il progetto, nel corso del quale biblisti, teologi, filosofi e studiosi di scienze umane e sociali si confrontano su temi cruciali della vita individuale e collettiva, è  suddiviso in due parti, autunnale e invernale. Dopo i due seminari novembrini, si riprende sabato 10 e 24 gennaio e sabato 7 e 21 febbraio 2009.
Questo il programma completo delle prossime giornate di studio:
sabato 10 gennaio 2009: LIBERTA’ DI DIO, LIBERTA’ DELL’UOMO con Eliana Briante pastora metodista, Milano e Fulvio Ferrario docente di Teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia a Roma
sabato 24 gennaio 2009: GIUSTIZIA E RESPONSABILITA’ con Martin Ibarra pastore battista, Claudia Mazzuccato docente di Diritto penale all’Università Cattolica di Milano  e Teresa Isenburg docente di Geografia politica ed economica all’Università di Milano Scienze Politiche
sabato 7 febbraio 2009: IL MALE E LA SOFFERENZA con Gianni Genre pastore valdese, Maria Cristina Bartolomei docente di Filosofia morale all’Università Statale di Milano  e Luca Savarino docente di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale
sabato 21 febbraio 2009: IL CORPO E L’ANIMA – SRADICAMENTO E VIAGGIO con Vito Mancuso docente di Filosofia moderna e contemporanea all’Università San Raffaele di Milano, Corinne Lanoir della Facoltà di Teologia di Losanna, Stefano Levi Della Torre pittore e saggista  e Giampiero Comolli saggista e scrittore

Gli appuntamenti sono per le giornate indicate, dalle ore 10 alle 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
Ricordiamo che questi seminari sono a pagamento. Informazioni e iscrizioni presso la libreria Claudiana.
SABATO  10 GENNAIO 2009
Il primo incontro del nuovo anno verte sul tema “LAICITA’ DELLA RAGIONE – RAGIONEVOLEZZA DELLA FEDE? con intervento di Fulvio Ferrario, docente di Teologia sistematica alla Facoltà Valdese di Teologia di Roma.
L‘appuntamento  è per sabato 10 gennaio 2009, alle ore 17, presso la sala  attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
()()()() IL CALENDARIO  DEGLI APPUNTAMENTI PER IL MESE DI FEBBRAIO E MARZO 2009

MERCOLEDI’ 4-11-18-25 FEBBRAIO 2009
Si rinnova anche nel 2009 l’ormai tradizionale ciclo di incontri ecumenici sul Vangelo, realizzato in collaborazione con il Centro Culturale San Fedele, che affronta il tema “RACCONTI DI MISERICORDIA NEL VANGELO DI LUCA”. Come sempre, il ciclo invernale, nel mese di febbraio, sarà tenuto presso la Galleria San Fedele nel tardo pomeriggio, mentre il ciclo primaverile, in maggio, presso i nostri locali in orario serale. In una prossima webnews il programma completo.
Gli appuntamenti  sono per mercoledì 4-11-18 e 25 febbraio 2009, alle ore 18.30, presso la Galleria San Fedele in via Hoepli 3 a Milano.

SABATO 28 FEBBRAIO 2009 (e MERCOLEDI’ 4 e 11 MARZO 2009)
Prende avvio un ciclo di tre conferenze scientifiche sull’evoluzione, che osserveranno il seguente calendario:

sabato 28 febbraio 2009: EVOLUZIONE DEL COSMO, con Tommaso Maccacaro
mercoledì 4 marzo 2009: EVOLUZIONE DELLA VITA, con Telmo Pievani
mercoledì 11 marzo 2009: EVOLUZIONE DELL’UOMO, con Michele Luzzatto
Gli appuntamenti  sono per sabato 28 febbraio 2009, alle ore 17, e per mercoledì 4 e 11 marzo, alle ore 18, presso la sala attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.
 
SABATO 14 MARZO 2009
Giornata di studio su Giovanni Calvino nel terzo centenario della nascita, sul tema “GIOVANNI CALVINO: LE ORIGINI DEL CAPITALISMO E LA CITTA’ DI GINEVRA” con la partecipazione dei proff.   Alfredo Bondolfi dell’Università di Losanna, Alessandro Cavalli dell’Università di Pavia, Mario Miegge dell’Università di Ferrara, Martin Walraff dell’Università di Basilea e della pastora valdese
Janique Perrin. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Chiesa Cristiana Protestante, il Centro Culturale Svizzero, il Consolato e la Camera di Commercio Svizzera di Milano.
L’appuntamento è per l’intera giornata di sabato 14 marzo 2009, presso la sala attigua alla libreria Claudiana in via Francesco Sforza 12/a a Milano.

*****************************
SEGNALAZIONI DI EVENTI PROMOSSI DA ALTRE ISTITUZIONI CULTURALI

OTTOBRE 2008-FEBBRAIO 2009 –  Scuola biblica del Decanato di Treviglio
Da sabato 4 ottobre sono ripresi gli incontri della Scuola Biblica del Decanato di Treviglio che quest’anno vertono sul tema “MARCO, IL VANGELO DEL CATECUMENO: una Haggadah pasquale” in calendario sino al 14 febbraio 2009.  Questo il prossimo appuntamento:
sabato 13 dicembre 2008: La confessione di fede si traduce nella sequela (8, 27-9, 29) < cura di Daniele Garota, saggista e studioso di Bibbia
Gli appuntamenti sono per le giornate sopraindicate, alle ore 14.45, nel salone sotto alla chiesa del Conventino in viale della Pace 10 a Treviglio(BG). Per informazioni sull’evento, contattare Beppe Ciocca alla email beppeciocca@virgilio.it

GIOVEDI’ 11 DICEMBRE 2008 e date seguenti  –  Per conoscere Israele presso le Suore di N.S,di Sion
Sono ripresi in novembre i tradizionali appuntamenti “PER CONOSCERE ISRAELE” promossi dalle Suore di Nostra Signora di Sion. Questo il prossimo incontro:
giovedì 8 gennaio 2009: Le benedizioni di ringraziamento al Signore nella tradizione di Israele con Clara Costa Kopciowski
Gli appuntamenti sono per le giornate sopraindicate, alle ore 18.15, presso le Suore di Nostra Signora di Sion in via Machiavelli 24 a Milano (tram 1-19-27-29-30 bus 61).

Commenti disabilitati su Auguri Claudiana di Milano

Archiviato in Eventi